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martedì 7 marzo 2023

Stelle di Maria Serrtiello

 




                         Maria Serritiello


Stelle

 

Non ho,

da altro cielo,

stelle da rimpiangere

qui,

a stazionar sul mio capo,

ci sono tutte.

Insieme,

il mare

prudente e vicino,

le riflette.

Il tuo sorriso,

balenio

nella notte,

che priva s’alza,

spolvera

il passato….

 

Maria Serritiello

 

Cantieri navali Soriente 1-8-2008








lunedì 6 marzo 2023

Ieri Davide Nicola ha compiuto 50 Anni. Per sempre nel cuore granata dei Salernitani

 




Dal web

selezionato da:  Maria Serritiello

All'indomani della salvezza della Salernitana nel 2022, così scrisse :

Ciao amore mio, non so dove sei. Non so cosa starai facendo. Forse sei su quella nuvola che era su di me quella sera, quando correvo per far volare la tua lanterna. O forse sei qui accanto a me. Sì, sono sicuro che sei qui con me. Abbiamo lottato insieme in questo anno complicatissimo, ma… oggi so che tu ci sei sempre stato lì con me. Sei riuscito con la tua energia a darmi la forza di lottare e di continuare a inseguire l’impossibile possibile, il possibile probabile, e il probabile certo. Ale, questa non è la mia vittoria, ma la nostra, proprio come quella della promozione in Serie A del Livorno. Avrei voluto gioire con te, guardare i tuoi occhi e il tuo sorriso, prenderti per mano e insieme correre e festeggiare. Tutto questo è solo per te e ogni mia conquista è la tua, ogni mia vittoria sarà la tua, ogni mio sogno sarà anche il tuo. Voglio che il mio cuore continui a battere per te e tu possa vivere ancora attraverso me… “

-Davide Nicola
Ci sono cose che non si possono spiegare e a cui, probabilmente, non bisogna aggiungere nulla.

Tanti auguri ad un grande mister ma soprattutto ad un grandissimo uomo.









Terzo appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival XS città di Salerno con la partecipazione della Cricca di Taranto

 




Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


In apertura di serata risuona per il teatro la voce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐑𝐢𝐠𝐢𝐥𝐥𝐨, uno dei grandi protagonisti della scena teatrale italiana, un signore del palcoscenico, che ha voluto esprimere parole di apprezzamento e augurio alla Compagnia dell'Eclissi.

Quando si dice la coincidenza! E’ dello scorso 24 febbraio la morte di Maurizio Costanzo, che sulle scene del Teatro Genovesi, Aldo L’Imperio, della Cricca di Taranto, per il terzo spettacolo in gara, ha portato “Vuoti a rendere”, scritto proprio dal notissimo personaggio televisivo e giornalistico italiano. La Cricca di Taranto è alla sua terza volta al Festival Nazionale XS di Salerno, l’anno passato con “Le ultime lune” di Furio Bordon si aggiudicarono il premio della giuria dei Giovani. 

“Vuoti a rendere”, scritto nel 1996 dal giornalista, scrittore, conduttore televisivo e paroliere italiano, suo è il testo di un’indimenticabile canzone “Se telefonando”, del 1966, è un testo che parla di una coppia in età, ai quali il figlio Marcello, che non si vede mai in scena, chiede che vadano a vivere in campagna, per poter usufruire del loro appartamento. Federico, questo è il nome del padre, non prende il trasferimento di buon grado, anzi adduce una serie di ragioni, anche valide, per non farlo. Viceversa Isabella, cuore di mamma, ritiene che l’andar a vivere in campagna gioverebbe alla salute e alla loro unione, ormai sistemata su di un binario morto. Un baule, posizionato in primo piano nel semplice soggiorno scenico, è pronto a raccogliere le loro cose: libri, vestiti, documenti, carte sparse e tanti oggetti inutili di cui Federico non ha nessuna intenzione di separarsene. Isabella invece, vorrebbe dare un taglio alla sua vita in città, non per radicata convinzione, come si saprà più tardi, ma per rendere la vita facile alla sua creatura. Inizia tra loro una schermaglia di ricordi della vita vissuta insieme che a volte è stata appagante, altre volte deludente. Si lanciano in reciproche accuse, la luna di miele, per esempio, un lui, a detta di Isabella, che non sapeva giocare con le parole, per passare poi alla complicità scherzosa di quella volta a Parigi. E così tra le piacevolezze trascorse e le amarezze accumulate, all’interno del loro rapporto, ora sono divisi, dal non essere concordi a voler aiutare il figlio Marcello. Molte delle considerazioni del dialogo di Federico ed Isabella e cioè le delusioni che provano, le solitudini vissute, le paure delle malattie, la difficoltà a non essere più inseriti nella vita produttiva del Paese, sono quelle che la terza età prova nel reale, tra l’indifferenza generale. L’affettività verso i vecchi è soverchia e questi sono pieni di nemici. I due coniugi sono due brave persone e anche quando si presenta l’occasione, sia per lei che per lui, di cogliere l’attimo, non sono mai andati oltre.

Una commedia brillante, gustosa, finanche dinamica, per i cambi di costumi veloci, con battute sagaci e veritiere, recitate con scioltezza e naturalezza. Buona la scelta di far spostare i mobili della scena, secondo la narrazione, a due personaggi estranei alla recitazione, la cornice di base è servita a narrare lo scorrere del tempo in modo naturale. La coppia, Aldo L’Imperio e Anna Cofano, affiatatissimi, hanno ben reso la parte di marito e moglie e delle rispettive occasioni mancate: divertenti sia per la fuga in discoteca, di lui, che per la visita della mostra di lei.  I costumi, ben adattati e le parrucche hanno fatto il resto.

Maria Serritiello

 www.lapilli.eu


Regia Aldo L’Imperio

Con Aldo L’Imperio e Anna Cofano

Responsabile di Palcoscenico: Annamaria Ruina

Tecnico luci e audio: Teresa Fumarola

Scene: Cosimo Lanzo, Francesco Marassa







 


lunedì 27 febbraio 2023

Stefano De Clemente al Teatro Ridotto di Salerno con lo spettacolo “Siamo un grande popolo”, il 25 e 26 Febbraio.


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello 

Una new entry al Teatro Ridotto di Salerno, per due sere consecutive, il 25 e il 26 Febbraio, con l’augurio di far parte, in modo stabile della schiera dei comici di successo, che sono passati nel piccolo tempio del cabaret ma, tanto importante nello scoprire il vero talento. E’ Stefano De Clementepremio della Critica, non a caso, al Premio Charlot 2013, ad esibirsi, non prima di essere introdotto da Marco Cristi, il miglior monologhista e vecchia conoscenza del Ridotto. Per lo spettacolo dal titolo, “Siamo un grande popolo”, Stefano si è avvalso delle battute create da Francesco Burzo, autore, tra l’altro di Peppe Iodice, in Peppe Night e di Antonio ColuRsi per le luci, l’audio e la Regia.

Ed eccolo, alto, bruno, camicia bianca, stirata senza una grinza, che più tardi lamenterà la sbavatura di rossetto per l’impeto di un abbraccio, tra il pubblico dei primi posti, aggredire la scena per quasi due ore, senza un attimo di tregua, con una raffica mitragliante di sketch e battute che hanno deliziato il pubblico. La sua comicità si basa su temi semplici del quotidiano, comprensibili al largo pubblico. Le sue battute sono divise in due tempi, la descrizione della situazione o del personaggio preparatorie e il colpo finale, ovvero la conclusione, quella che fa ridere di gusto. Il pubblico lo ascolta con attento interesse, perché sa che solo alla fine ci sarà l’esplosione. Una scarica di adrenalina pura, che investe anche i presenti e che lo apprezzano per quel suo darsi senza riserva. E’ accattivante in scena, le persone mature, tra il pubblico lo adottano subito, i giovani, invece, si identificano per quel suo modo energico di affrontare la scena, magari meno la vita. Si è accorto a trent’anni di riuscire simpatico presso le persone, di catturarle con le battute spontanee per cui ha scelto di fare il comico e lo fa anche bene. I suoi monologhi sono pregni di temi comuni: la mamma e le fisime del risparmio, la disgrazia del primo figlio, il covid quale nemico invisibile, l’uso della dad, il ballo, i viaggi, la ragazza social e la ragazza che guida. Temi che ci appartengono, in alcuni casi ci affliggono quotidianamente e se c’è Stefano che li ridicolizza, che soddisfazione!

Stefano di suo è un ragazzo tormentato e certi suoi piccoli gesti involontari, la dicono lunga sulla matassa delle spinte emozionali che lo assillano e che, lungi dall’essere un peso, costituiscono per lui una sorta di ossatura psicologica che lo tengono sulla scena con energia, vitalità, elettricità, dinamicità infinita. Sfrondare certe esuberanze e fare chiarezza nella propria mente, al fine di presentare un prodotto lustro e sgorgante da una filosofia di vita a 360 gradi, gli darebbe la convinzione che lottare potrebbe essere più attraente che non. Il problema è interno più che legato ai capelli frontali che continuamente minacciano di rubare la scena e che ostinatamente lui si preoccupa di riallineare

Siamo giunti alla fine e Stefano ci consegna il suo mondo interiore con dei versi di infinita tenerezza: Se sarai la mia donna. Il pubblico del Ridotto, da stasera te lo augura.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu





domenica 26 febbraio 2023

Se telofonando potessi dirti addio, ti chiamerei...




 Addio a Maurizio Costanzo

di Maria Serritiello

Una larga fetta di vita  l'abbiamo vissuta in tua compagnia. Le ore piccole, una consuetudine serale con il tuo Maurizio Costanzo Show, per ammorbidire l'insonnia. Con "Se telefonando", l'attesa di una chiamata affettiva, diventò morbida ed avvolgente, se si ascoltava abbracciati su di una pista da ballo, . Tante persone ti devono il successo, a tanti hai cambiato la vita. Ora che da domani, concluso l'omaggio, non ci sarai saremo più soli a non sentirci dire " boni", da buon padre.

Ti ricorderemo, puoi esserne certo 


Maurizio Costanzo è stato un giornalista, conduttore televisivo, conduttore radiofonico, sceneggiatore e paroliere italiano.
Nascita: 28 agosto 1938, Roma
Morte: 24 febbraio 2023, Roma
Coniuge: Maria De Filippi (s. 1995), Marta Flavi (s. 1989–
1995), Flaminia Morandi (s. 1973–1984)
Figli: Gabriele CostanzoCamilla CostanzoSaverio Costanzo







giovedì 23 febbraio 2023

“Allo stesso punto. Però a nata parte” commedia buffa di Paolo Capozzo del Teatro 99 posti, 2° spettacolo del Festival Nazionale XS città di Salerno.



 

Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

In scena il 19 febbraio, per la seconda serata del Festival Nazionale XS città di Salerno, a cura della Compagnia dell’Eclissi della città, i Co.C.I.S. - Teatro 99 Posti di Mercogliano, con una commedia buffa di Paolo Capozzo dal titolo “Allo stesso punto. Però a nata parte”.

Con Paolo Capozzo, anche attore, Maurizio Picariello e Vito Scalia.

Ai 200 spettatori presenti, la scena si mostra priva del sipario, dipinta da fogliame in bianco e nero, sono alberi, ma anche quinte. Due personaggi, Compà Prisco e Compà Mostino appesi a due corde penzolano addormentati. Due burattini che attendono il risveglio, chiusi come sono nel teatro e dimenticati da tutti. Sono attori, senza una parte, né del pubblico che li ascolta, eppure loro solo quello sanno fare, recitare, ma cosa? Quale ruolo? Davanti a quale pubblico? I due si svegliano in un teatro abbandonato, probabilmente chiuso per la pandemia e si accorgono di essere rimasti là come fantasmi. Per più di vent’anni sono stati i personaggi principali dello spettacolo “Storie di Terra di suoni e di rumore”, ma ora Prisco e Mostino conoscono vecchie battute, che non fanno più presa, ma poi su chi? Si ritrovano, così, a dubitare perfino della loro esistenza, tanto da farli dire “Quanne si chiure lo sipario, nui simmo vivi o simmo muorti?”

Due poveri Zuorri, così detti, per essere dei nullatenenti, che usano un linguaggio improbabile, una sorta di meta-dialetto irpino, fatto di termini cilentani, lucani e pugliesi. I due per sopravvivere devono inventarsi nuovi personaggi, ci provano più volte, ma nulla può sembrare adatto, stanno quasi per gettare la spugna, quando da un vecchio cascione, abbandonato e polveroso, trovano un faldone lasciato nel fondo, nel quale sono custoditi alcuni testi teatrali. Superate le prime incertezze, cominciano a prendere confidenza con gli scritti, sicché, nelle loro battute, si riconoscono piacevolmente i capolavori teatrali di Shakespeare, Beckett, De Filippo, tra i più noti. Inizia, così la prova recitativa dei due Zuorri, che riaccende le loro esistenze, tramutando il vecchio spettacolo in qualcosa di nuovo, pur partendo dallo stesso punto. Una sorta di commedia dell’arte dove Mustino e Prisco, alla ricerca della loro identità, si rivelano attori di elevata professionalità, due maschere, ben impostate che fanno di loro, personaggi bizzarri, stravaganti, burleschi, appassionati, eppure accattivanti. Il canovaccio approssimativo nel quale si sviluppa l'improvvisazione degli attori è ben calibrato e quando ai due si aggiunge un terzo personaggio, il pezzo si completa, la rappresentazione risulta godibilissima e la morale balza chiaramente, cioè il viaggio di conoscenza. L’oscurità magica del teatro e la capacità di guardarsi dentro, sia pure con personaggi inventati, ha smosso la ricerca di sé, invitando a guardare il reale da varie angolazioni, a cambiare, partendo dal noto, ovvero sia dallo stesso punto però da un’altra parte.

Bravo l’autore, Paolo Capozzo, a stimolare lo spettatore con un pezzo diverso per rappresentazione, maschere, scenografia, linguaggio, costumi ed interpretazione: Maurizio Picariello, Vito Scalia.

Regia, scene e luci: Gianni Di Nardo

 

Maria Serritiello

www.lapilli.eu











sabato 18 febbraio 2023

il Carnevale, raccolta di notizie

 




Fonte il web

selezione notizie: Maria Serritiello


Carnevale locuz. carne-levare "togliere la carne", riferito in origine al giorno precedente la quaresima, in cui cessava l'uso della carne.

In passato il mascheramento rappresentava un temporaneo rovesciamento dell'ordine precostituito, da cui derivava anche la pratica dello scherzo e della dissolutezza. Si trattava, inoltre di una forma di scherno nei confronti dei potenti ma anche dei vizi e dei tipi umani.

Per i cristiani il periodo del Carnevale viene indicato come “Tempo di Settuagesima” nei paesi di tradizione cattolica e viene inteso come periodo preparatorio immediatamente precedente la riflessione e riconciliazione con Dio propria della Quaresima.

Origine. La ricorrenza trae le proprie origini dai Saturnali della Roma antica o dalle feste dionisiache del periodo classico greco. Durante queste festività era lecito lasciarsi andare, liberarsi da obblighi e impegni, per dedicarsi allo scherzo e al gioco

Per saperne di più

*I Saturnali: Una delle più diffuse e popolari feste religiose di Roma antica, che si celebrava ogni anno, dal 17 al 23 dicembre, in onore di Saturno, antico dio romano della seminagione. I Saturnali, per il loro carattere, ricordano assai da vicino il nostro carnevale; mentre, per l'epoca dell'anno alla quale ricorrevano - il solstizio d'inverno - possono essere a proposito ravvicinate al nostro ciclo festivo di Natale e Capodanno.

*Feste dionisiache: Le Dionisie erano, nell'antica Grecia, celebrazioni dedicate al dio Dioniso, nel corso delle quali venivano messe in scena rappresentazioni teatrali tragiche e comiche. Tali rappresentazioni erano di tipo competitivo: una apposita giuria stabiliva la classifica una volta conclusi gli spettacoli.

Quando è stato inventato il carnevale? I primi festeggiamenti del Carnevale risalgono al VIII secolo, quando veniva organizzato un banchetto con tanti cibi e bevande prima del digiuno. Durante questo periodo veniva sovvertito l'ordine sociale e si nascondeva l'identità dietro una maschera.

La tradizione italiana di indossare maschere risale al Carnevale di Venezia nel XV secolo e per secoli è stata un'ispirazione per il teatro greco e la commedia.

Il Carnevale comincia ufficialmente il 17 gennaio, con la festività del “Santo del porcellino”, così denominata per l'usanza di consumare prodotti suini durante la festa di Sant'Antonio Abate.

Il Carnevale italiano più famoso è quello di Venezia, il cui nome appare già in documenti del 1094 a proposito di “pubblici divertimenti”. Nasce come “festa pubblica ufficiale” nel 1296 quando il Senato dichiarò festivo il giorno precedente la Quaresima. Naturalmente questo era solo il momento clou di festeggiamenti che duravano molto più a lungo.

Carnevali italiani

Carnevale Di Viareggio.

Carnevale Di Ivrea.

Carnevale Di Fano.

Carnevale Di Putignano.

Carnevale Di Ronciglione.

Carnevale Di Mamoiada.

Carnevale Di Cento

Carnevale Di Acireale

Carnevale Di Montescaglioso

Carnevale Tempio Pausania

                                ****Palma Campania***

 

Poesie

(Il vestito di Arlecchino - Gianni Rodari)

Per fare un vestito ad Arlecchino

ci mise una toppa Meneghino,

ne mise un’altra Pulcinella,

una Gianduia, una Brighella.

Pantalone, vecchio pidocchio,

ci mise uno strappo sul ginocchio,

e Stenterello, largo di mano

qualche macchia di vino toscano.

Colombina che lo cucì

fece un vestito stretto così.

Arlecchino lo mise lo stesso

ma ci stava un tantino perplesso.

Disse allora Balanzone,

bolognese dottorone:

'Ti assicuro e te lo giuro

che ti andrà bene li mese venturo

se osserverai la mia ricetta:

un giorno digiuno e l’altro bolletta!'.

 

(Il girotondo delle maschere - G. Rodari)

È Gianduia torinese

Meneghino milanese.

Vien da Bergamo Arlecchino

Stenterello è fiorentino.

Veneziano è Panatalone,

con l’allegra Colombina.

Di Bologna Balanzone,

con il furbo Fagiolino.

Vien da Roma Rugantino:

Pur romano è Meo Patacca.

Siciliano Peppenappa,

di Verona Fracanappa

e Pulcinella napoletano.

Lieti e concordi si dan la mano;

vengon da luoghi tanto lontani,

ma son fratelli, sono italiani".

 

(Carnevale vecchio e pazzo - Gabriele D'Annunzio)

Carnevale vecchio e pazzo

s’è venduto il materasso

per comprare pane, vino,

tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle

la montagna di frittelle

gli è cresciuto un gran pancione

che somiglia ad un pallone.

Beve, beve all’improvviso

gli diventa rosso il viso

poi gli scoppia anche la pancia

mentre ancora mangia, mangia.

Così muore il Carnevale

e gli fanno il funerale:

dalla polvere era nato

e di polvere è tornato".

 

P.S Il funerale di Carnevale nella tradizione popolare: Carnuà pecché si muorte t’è mangiate a carne e puorche

 

La Zeza. "Zeza", una rappresentazione carnevalesca tipica delle culture contadine della Campania

 

La Canzone di Zeza è una forma di lamento ritualizzato attraverso il quale si celebra la morte di Carnevale.

 

È una commedia popolare, messa in scena, fino alla metà degli anni Cinquanta, da gruppi di attori improvvisati: si sviluppa sul contrasto, interamente cantato, tra un uomo e una donna, tra il vecchio e il nuovo, in un conflitto intergenerazionale in cui si celebra la sconfitta per castrazione di Pulcinella, il quale, invano contro sua moglie Zeza, si oppone al matrimonio della figlia Vicenzella con Don Nicola.

 

il gruppo operaio E Zezi di Pomigliano d’Arco, ha lavorato sulla Canzone di Zeza, rielaborandola e proponendola anche al di fuori del periodo di carnevale. Con la Canzone di Zeza –

 

Il Carnevale di Montemarano è una festa popolare che evoca l’identità storica e culturale della comunità dei Montemaranesi, custodi attenti dei propri riti e costumi”, sette giorni di musica, tarantella, laboratori, approfondimenti, cibo e vino.  I montemaranesi, girano il paese in una sorta di processione, guidata dal ‘caporabballo’, riconoscibile dal suo tipico vestito bianco con mantellino rosso, richiamando antichi gesti legati a culti pagani”. Il Carnevale di Montemarano, infatti, va oltre la festa, è un evento che coincide con la storia di un popolo che nei movimenti rotatori, nei passi ritmati e nelle figure mascherate, richiama i riti agricoli ripercorrendo il passaggio dall’inverno alla primavera, tempo di risveglio e di fioritura, auspicio e speranza per un raccolto abbondante e una stagione florida.

 

 

Proverbi

A Carnevale ogni scherzo vale.

A Carnevale ogni scherzo vale …e chi si offende è un gran maiale!

Le maschere si vendono solo di Carnevale.

Il Carnevale al sole, la Pasqua al fuoco.

Quando il padre fa Carnevale, ai figlioli tocca far Quaresima.

La gola, il ballo e il gioco in Carnevale, vidi ogni anno a qualcuno esser fatale.

L’amore nato in Carnevale muore in Quaresima.

Non è sempre Carnevale.

Chi non gioca a Natale, chi non balla a Carnevale, chi non beve a san Martino [11 novembre], è un amico malandrino.

 

Maria Serritiello