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domenica 12 aprile 2026

Bella, la Cavalier King di casa. La quarta dopo: Lolita, Kora e Jace

 



Di Maria Serritiello


Bella

 

Sei mansueta, Bella,

come il pio bove nello stazzo.

 

I tuoi occhi tondi, cerchiati e neri,

è ciel sereno nella notte.

Riflesso in ogni cosa vi è il tuo sguardo abituale,

ed elegante è il tratto del tuo zampettare.

Intorno spargi armonia ed anche pelo piumato,

ma silenziosi e curati sono i tuoi passi.

Nelle stanze mai il vociar di un abbaio,

lappi l’acqua con grazia e mangi nascosta dalle orecchie

fiocchetti allegri ai lati del tuo piccolo muso

 

Una regina appari,

quando mi vieni incontro.

 

Mai tanta beltà!

 

Maria Serritiello




 

Pensieri sciolti sul tema della casa...

 




di Maria Serritiello


Casa è tutto ciò che, lungo il corso della vita, ti è appartenuto. Sentimenti, odori, sapori, visioni, racconti, amore familiare, oggetti, vestiti, dolori e tutto ciò che si è nel prosieguo.

Così “Casa” è il guscio vuoto dove si covano tutte le prime esperienze di conoscenza ed in seguito tutte le altre, per fissarle nella mente, oltre il tempo.

Ho precisa memoria della casa dove sono nata, diventata per questo il tabernacolo dei miei ricordi. Un coacervo di tante emozioni che a volte mi tengono sveglia, ma mi aiutano anche a superare notti insonni.

Una figura si staglia sempre nitida ed è quella di mia madre Bianca, con accanto il mio adorato fratellino Antonio, di nove anni più giovane. Due figure che hanno fatto casa per me, più di ogni altra cosa.

La casa è là, esiste ancora, il tempo, certamente l’ha cambiata, ma il fabbricato, se chiudo gli occhi, l’avverto ancora con i suoni, i sapori, i rumori e i profumi dei fiori che vi crescevano intorno. Un’ insospettata oasi bucolica, la mia casa, col fiume che gorgogliava sotto le finestre, il rumore della forgia del nonno poco distante ed il gallo che ogni mattina ci dava la sveglia. Ora passando di là non si riesce ad immaginare, né a credere, eppure…

Così qualche anno fa, presa dalla nostalgia e il desiderio di condividere il mio passato, con quanti hanno in pregio la memoria, considerandola patrimonio personale e non pesante zavorra, ho scritto:

Via Gelsi Rossi

Passeggio,

l’ombra scura di gelsi secolari

mi veste

braccia e gambe

e come cappello

di fresca paglia

s’adagia sui capelli

raccolti a treccioline.

Incalora il sole

La terra gialla,

rassettata a pezzetti

come l’ordinato parquet

di quella casa

e scorre il fiume

complice monello

parallelo alla mia camminata.

Sento da lontano

il traino cafone che sferraglia

e amplifica l’asfalto

con lo zoccolo ferrato

del cavallo.

Tra foglie fruscianti

di lievito estivo,

improvviso il frinire dell’improvvida

cicala,

spacca lo sfondo da vicino.

Davanti ai miei, passi, da poco

tinti di bianco con lo spazzolino,

rotola nuda la pietra

e appagata s’apposa

nell’acqua stagnata,

sotto il marciapiede

di terra battuta.

Sul ponte forato,

impacciati carrelli

con le rondini fanciulle,

vanno e vengono

senza incontrarsi,

senza lasciarsi.

Sotto l’arco,

dell’unica frontiera,

ecco lancio un grido

e l’eco mi prometto

ciò che grido.

Passeggio…

e ancora adesso,

in quella strada senza più gelsi rossi secolari,

la memoria è

come un uovo fresco,

dal guscio caldo

di cotto colore marrone

trattenuto tiepido

nel palmo della mano.

 

Ps. Via Gelsi Rossi è l’attuale Via Irno, completamente cambiata da

quella passeggiata, tenuta per mano dalla mia mamma…

Maria Serritiello