Casa è
tutto ciò che, lungo il corso della vita, ti è appartenuto. Sentimenti, odori,
sapori, visioni, racconti, amore familiare, oggetti, vestiti, dolori e tutto
ciò che si è nel prosieguo.
Così “Casa” è il guscio
vuoto dove si covano tutte le prime esperienze di conoscenza ed in seguito
tutte le altre, per fissarle nella mente, oltre il tempo.
Ho precisa memoria della
casa dove sono nata, diventata per questo il tabernacolo dei miei ricordi. Un
coacervo di tante emozioni che a volte mi tengono sveglia, ma mi aiutano anche a
superare notti insonni.
Una figura si staglia
sempre nitida ed è quella di mia madre Bianca, con accanto il mio adorato
fratellino Antonio, di nove anni più giovane. Due figure che hanno fatto casa
per me, più di ogni altra cosa.
La casa è là, esiste
ancora, il tempo, certamente l’ha cambiata, ma il fabbricato, se chiudo gli
occhi, l’avverto ancora con i suoni, i sapori, i rumori e i profumi dei fiori
che vi crescevano intorno. Un’ insospettata oasi bucolica, la mia casa, col
fiume che gorgogliava sotto le finestre, il rumore della forgia del nonno poco
distante ed il gallo che ogni mattina ci dava la sveglia. Ora passando di là
non si riesce ad immaginare, né a credere, eppure…
Così qualche anno fa,
presa dalla nostalgia e il desiderio di condividere il mio passato, con quanti
hanno in pregio la memoria, considerandola patrimonio personale e non pesante
zavorra, ho scritto:
Via Gelsi Rossi
Passeggio,
l’ombra scura di gelsi
secolari
mi veste
braccia e gambe
e come cappello
di fresca paglia
s’adagia sui capelli
raccolti a treccioline.
Incalora il sole
La terra gialla,
rassettata a pezzetti
come l’ordinato parquet
di quella casa
e scorre il fiume
complice monello
parallelo alla mia
camminata.
Sento da lontano
il traino cafone che
sferraglia
e amplifica l’asfalto
con lo zoccolo ferrato
del cavallo.
Tra foglie fruscianti
di lievito estivo,
improvviso il frinire
dell’improvvida
cicala,
spacca lo sfondo da
vicino.
Davanti ai miei, passi,
da poco
tinti di bianco con lo
spazzolino,
rotola nuda la pietra
e appagata s’apposa
nell’acqua stagnata,
sotto il marciapiede
di terra battuta.
Sul ponte forato,
impacciati carrelli
con le rondini fanciulle,
vanno e vengono
senza incontrarsi,
senza lasciarsi.
Sotto l’arco,
dell’unica frontiera,
ecco lancio un grido
e l’eco mi prometto
ciò che grido.
Passeggio…
e ancora adesso,
in quella strada senza
più gelsi rossi secolari,
la memoria è
come un uovo fresco,
dal guscio caldo
di cotto colore marrone
trattenuto tiepido
nel palmo della mano.
Ps. Via Gelsi Rossi è
l’attuale Via Irno, completamente cambiata da
quella passeggiata, tenuta per
mano dalla mia mamma…
Secondo Step Il primo è stato postato su questo stesso blog
Sabato 24 gennaio 2026
Che cos'è la Magistratura
Facciamo un passo indietro e ripetiamo fissando i tre
poteri dello stato
I Poteri dello Stato
I poteri sono 3: legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il potere legislativo è il potere di fare le leggi e
compete al PARLAMENTO.
Il potere esecutivo consiste nel fare applicare le
leggi ed è affidato al GOVERNO.
Il potere giudiziario consiste nel giudicare chi non
rispetta le norme ed è compito della MAGISTRATURA, cioè dei giudici.
Questi tre poteri sono SEPARATI, per evitare che i tre
poteri si concentrino in una sola persona. Sostanziale differenza tra
Democrazia e Dittatura.
Per cui
Nella Costituzione vengono stabiliti i rapporti tra gli organi dello
Stato, in modo da mantenere sempre la divisione dei poteri: il
potere legislativo spetta al Parlamento; il potere esecutivo al
Governo; il potere giudiziario spetta alla Magistratura.
Che cos'è la Magistratura
La Magistratura è costituita dai giudici che
esercitano la funzione giurisdizionale, cioè il potere di applicare le leggi,
ovvero decidono le controversie applicando il diritto. Le loro decisioni
prendono la forma di sentenze. I giudici sono soggetti solo alla legge per
espressa previsione dell'art. 101 Cost., secondo comma.
Articolo 101
La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
La magistratura è il potere giudiziario dello Stato,
un organo autonomo e indipendente composto da giudici (magistrati) che
applicano la legge per risolvere controversie civili, penali e amministrative,
garantendo la giustizia in nome del popolo, ed è un pilastro fondamentale della
democrazia e della separazione dei poteri. Si divide in magistratura ordinaria
(giustizia civile e penale) e magistrature speciali (amministrativa, contabile,
militare, tributaria), con magistrati che svolgono funzioni giudicanti
(giudici) o requirenti (Pubblici Ministeri).
Funzioni e principi chiave
Funzione Giurisdizionale: Applicare le norme astratte
ai casi concreti per risolvere conflitti, amministrando la giustizia in nome
del popolo.
Indipendenza: È un potere autonomo e indipendente
dagli altri poteri dello Stato (legislativo ed esecutivo) per garantire
imparzialità e libertà, garantita dal Consiglio Superiore della Magistratura
(CSM).
Separazione dei Poteri: Parte del sistema che divide i
poteri dello Stato per evitare concentrazioni e tutelare i diritti.
Struttura
Magistratura Ordinaria: Si occupa di giustizia civile
e penale (Giudice di Pace, Tribunale, Corte d'Appello, Cassazione).
Magistrati Giudicanti (Giudici): Decidono le cause.
Magistrati Requirenti (Pubblico Ministero): Dirigono
le indagini e rappresentano l'accusa nei processi penali.
Magistrature Speciali: Per ambiti specifici come
Consiglio di Stato (amministrativo), Corte dei Conti (contabile), Tribunali
Militari.
Fondamento Costituzionale
Articoli 101-113 della Costituzione Italiana regolano
i principi di autonomia, indipendenza e funzionamento della magistratura.
Qual è la differenza tra giudice e magistrato?
La differenza fondamentale è che magistrato è un
termine più ampio che indica un funzionario pubblico che esercita funzioni
giurisdizionali, mentre il giudice è una specifica tipologia di magistrato,
quella che ha il compito di decidere le cause (funzione giudicante),
pronunciando sentenze in modo super partes, a differenza del Pubblico Ministero
(anch'esso un magistrato) che dirige le indagini e sostiene l'accusa (funzione
requirente). In sintesi, ogni giudice è un magistrato, ma non ogni magistrato è
un giudice, come nel caso del PM.
Magistrato
Definizione: Funzionario dello Stato investito di
poteri giudiziari, che appartiene all'ordine giudiziario.
Funzioni: Può svolgere diverse funzioni, sia
giudicanti (come il giudice) che requirenti (come il Pubblico Ministero).
Indipendenza: È autonomo e indipendente da ogni altro
potere dello Stato, soggetto solo alla legge.
Giudice
Definizione: Un tipo di magistrato con il compito di
decidere le controversie (civili, penali, amministrative).
Ruolo: È un organo "super partes" che valuta
le prove e pronuncia sentenze imparziali.
Tipi: Esistono diversi tipi di giudici (es. Giudice di
Pace, giudice civile, giudice penale, giudice minorile).
Pubblico Ministero (PM)
Definizione: Anche il PM è un magistrato, ma svolge la
funzione di accusatore.
Ruolo: Dirige le indagini, coordina la polizia
giudiziaria e sostiene l'accusa nel processo penale, senza decidere sulla
colpevolezza.
Rapporto
Il concorso per diventare magistrato è unico; dopo
l'esito positivo, il candidato sceglie se intraprendere la carriera di giudice
o di Pubblico Ministero.
La magistratura è un ordine o un potere?
Facciamo chiarezza
La magistratura è costituzionalmente definita come un
ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, sebbene eserciti il potere
giudiziario, uno dei tre poteri dello Stato. È un corpo unitario ma diviso tra
funzione giudicante (giudici) e requirente (Pubblico Ministero), entrambi
autonomi e garantiti dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per
assicurare l'indipendenza.
Ordine Autonomo e Indipendente
Autonomia: Significa che non è gerarchicamente
subordinata a poteri esterni (esecutivo, legislativo).
Indipendenza: Garantisce che i magistrati siano
soggetti solo alla legge (art. 101 Cost.) e non a pressioni esterne, tramite
l'autogoverno del CSM.
Potere Giudiziario
La magistratura svolge la funzione di giudicare e
applicare le leggi, interpretandole.
A differenza di legislativo ed esecutivo, non decide
l'indirizzo politico, ma si limita a risolvere le controversie e controllare la
legalità.
Differenza Chiave
La Costituzione la definisce come un ordine per
sottolinearne l'unicità e la garanzia di indipendenza, distinta dai poteri
"politici".
Non è un "potere" nel senso di creare norme
o indirizzo politico, ma esercita il potere giudiziario, agendo come garante
della legalità.
Chi governa la magistratura?
104, comma secondo, della Costituzione attribuiscono
al Presidente della Repubblica la Presidenza del Consiglio Superiore della
Magistratura (CSM). Il CSM è organo di amministrazione della giurisdizione e di
garanzia dell'autonomia e dell'indipendenza dei magistrati ordinari.
Spero con questi due step abbia fatto chiarezza su quanto serva per essere informati
Escludendo Roberto
Belli, il regista e le luci e l’audio, sono tutte donne ad essere impegnate,
chi in scena e chi ad allestire, secondo le proprie competenze, lo spettacolo.
Il testo ce lo fornisce Valentina Capecci, il che è già una garanzia,
per quel che vedremo rappresentato. L’autrice, infatti, è conosciuta come
valente autrice di testi per il teatro, per il cinema e per la televisione
tra cui: I Cesaroni e Provaci ancora Prof.
Due amiche anzi due ex
compagne, a cui la vita ha riservato un destino diverso, si ritrovano, dopo
qualche tempo, a sbrogliare una faccenda complicata, in nome dell’antico
sodalizio. Carla e Viola, di opposto carattere, sono state unite più per la
buona volontà dell’una, Carla, che per l’impegno amicale dell’altra, Viola.
Quanto la vita ha dato a piene mani a Viola: un marito avanti nell’età, ma
ricco, con villa, servitù, finanche un amante soddisfacente, per sopperire le
mancanze del coniuge; tanto ha negato a Carla che si ritrova sola, dopo essere
stata lasciata dal compagno, in una casa fatiscente e licenziata dal giornale.
La sfortuna si è accanita contro di lei e quella notte si ritrova a bere vino
scadente, acquistato al discount e a consumare patatine rancide per calmare la
fame. Uno scossone alla porta ed il suo nome vociato a gola spiegata, la
risvegliano dal torpore in cui è caduta. Ed eccola, bella elegante, profumata,
alta come una gazzella sui suoi tacchi 12, in cerca sicuramente di qualche
favore, nonostante dica di essere passata di lì per affetto.
E si capirà di lì a poco
di che affetto si tratta
Con una sequenza di
battute e conversazione brillante si viene a sapere che Viola si trova nei
guai, suo marito è stato ucciso e lei non ha un alibi. Ecco la ragione di tanto
affetto nei confronti di Carla e la richiesta di dormire da lei. Al rifiuto
iniziale della padrona di casa, oppone una lauta ricompensa, che, data la vita
grama, impone qualche riflessione.Durante la trattativa se accettare o meno l’offerta di Viola, si
aggiungeranno tasselli a che la trama risulti più complessa di quanto si possa
immaginare. E così si viene a sapere che l’amante di Viola, non è altro che
l’ex fidanzato di Carla e che la stessa è stata nella villa dell’amica,
inciampando nel morto, per seguire sia l’ex fidanzato, introdotto nella casa in
cerca della cassa forte, sia per spiattellare il tradimento di Viola al vecchio
marito.
Insomma siamo in piena
pochade, con vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto noir, che tinge di
giallo ogni cosa. Così prima le due amiche si sospettano tra loro, poi è la
volta dell’ex di Carla, che avrebbe tradito Viola per soldi, tanti soldi tenuti
nascosti in villa. Insomma tutto proposto a ritmo frenetico, a battute
divertenti ed originali e sempre citate diligentemente a proposito. La trama
non manca di una certa suspence che va dallo scoramento di un delitto,
all’euforia del possesso di una cifra considerevole. Ci penserà il finale della
rappresentazione a mettere le cose apposto e non è detto che sia come si era
sperato.
Lo stile da commedia
brillante ha avvantaggiato la recitazione delle due attrici, brave, vivaci,
pronte ad interpretare in modo sfavillante le due parti, un po' sopra le righe
Viola (Eleonora D’Achille), ma il personaggio l’imponeva e più
contenuta, Carla (Sara Colella), tutte e due, però hanno dato il meglio,
per mantenere sempre attento il livello del pubblico, fortemente coinvolto dal
tumulto di emozioni e sprazzi di grande ilarità.
Il tutto è stato avvolto
da una seducente e ricordevole colonna sonora, da Patty Pravo a Litle Tony,
da Raffaella Carra ad Ornella Vanoni, da Caterina Caselli a Loredana Bertè
“Generale dietro la
collina ci sta la notte crucca ed assassina e in mezzo al prato c'è una
contadina, curva sul tramonto, sembra una bambina, di cinquant’anni e di cinque
figli, venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora
tornati…”
Già dalla prime note di “Generale”
ad apertura di sipario, la voce tonica di Francesco De Gregorio, con la sua
canzone più ricordevole di quegli anni suscita una piena di emozioni e ci
riporta nostalgicamente a marzo1978, ai nostri anni ribelli, giovani e
coraggiosi. Non così, quegli anni, sono eroici per l’onorevole Aldo Moro,
stesso mese, stesso anno, 1978, quanta differenza e quale sofferenza, il suo
rapimento e la prigionia per 55 giorni nella capitale. Non era mai successo che uomini politici
fossero rapiti, uccisi sì: Cesare, Abramo Lincon, Jon Fizgerald Kennedy.
Eppure la vita
delle persone comuni continua imperturbabile, si ascolta alla radio la canzone
dissacrante di Rino Gaetano, Gianna, vince l’Oscar Wudy Allen con “Io e Anny” e
tutto sembra pacificato intorno, nessun pensiero turbolento, era marzo e di lì
a poco la primavera avrebbe dato i segni della rinascita dopo il gelo
dell’inverno.
Taciuta la canzone, il
buio della scena si presenta triste e scarno, 3 uomini ed una donna danno
inizio al racconto più lugubre della nostra storia recente e provano, con
dovizia di particolari, note precise, elenco di nomi, sentiti e risentiti, a
farci rivivere i 55 giorni di prigionia del Presidente Moro.
Prima di addentrarci nel
triste racconto è bene richiamare alla mente la figura della statista italiano
e da quale gruppo eversivo è stato condannato
Aldo Romeo Luigi Moro
(Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978). Fu tra i fondatori della
Democrazia Cristiana e suo rappresentante nella Costituente, ne divenne
dapprima Segretario dal 1959 al 1964 e in seguito Presidente nel 1976. All'interno
del partito aderì inizialmente alla corrente dorotea, ma negli anni 1960
assunse una posizione più indipendente formando la corrente morotea. Fu
Ministro della giustizia, della Pubblica istruzione e per quattro volte
Ministro degli esteri nei governi presieduti da Mariano Rumor ed Emilio
Colombo. Cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di
centro-sinistra "organico", promuovendo la cosiddetta strategia
dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano, attraverso il compromesso
storico e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo
della non-sfiducia) sul quale il PCI garantiva l'astensione.
Brigate Rosse
Le Brigate Rosse (BR)
sono state un'organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra
costituitasi nel 1970 per propagandare e sviluppare la lotta armata
rivoluzionaria per il comunismo. Di matrice marxista-leninista, è stato il più
potente, il più numeroso e il più longevo gruppo terroristico di sinistra del
secondo dopoguerra esistente in Europa occidentale
*N.B. non vi risulti
troppo scolastico aver citato notizie, abbiamo la memoria corta per quanto ci è
successo, viviamo sempre più con l’hic et nunc, mentre i giovani o non sanno o
conoscono per sentito dire.
Ben venga, allora uno
spettacolo d’impegno civile, all’IXS, come quello messo su dalla Compagnia “Le
Colonne” di Sezze (LT) che ci regala uno spaccato della nostra storia,
rivisitata con impegno certosino, nomi, date, personaggi, atmosfera, musica e cuore.
“Un piccolo”, dicono loro “contributo alla conoscenza di eventi che hanno
condizionato la tenuta democratica del nostro paese”
Il 16 marzo 1978 in Via
Fani, Moro fu rapito dai brigatisti, tra cui Morucci, Fiore,
Gallinari e Bonisoli e la sua scorta sterminata. I loro nomi, vittime
sacrificali, rispondono al nome di:Oreste Leonardi,
Maresciallo dei carabinieri e capo scorta di Moro. Domenico Ricci, appuntato
dei carabinieri, autista della vettura di Moro. Giulio Rivera, agente di
pubblica sicurezza (polizia). Francesco Zizzi, brigadiere di pubblica sicurezza
(polizia). Raffaele Iozzino, agente di pubblica sicurezza (polizia).
La pièce teatrale
prosegue lentamente, uguale allo scorrere dei grani di una corona, rivelando le
trattative concitate e pressoché inutili, comunicati atti a depistare le
ricerche, per salvare la vita del Presidente Moro. Intanto il prigioniero
scrive un suo memoriale e i brigatisti altrettanti comunicati, 7 per
l’esattezza, a dare notizie altalenanti sulla prigionia del malcapitato.
In tutto questo agitarsi non si
riesce a sapere, forse non si vuole, dove fosse tenuto nascosto e quali erano
le intenzioni dei bierrini, qualche nome a caso: Mario Moretti, Valerio
Morucci, Adriana Faranda, Barbara Balzerani, Alvaro Lojacono (o Lojacono
Baragiola), Alessio Casimirri, Rita Algranati, Prospero Gallinari, Anna Laura
Braghet.
Anche PaoloVI, da
uomo misericordioso, fa la sua parte e mette a disposizione 10 miliardi per la
liberazione.
Ci si chiede se è volontà
della politica e dei poteri occulti liberare Moro, ora che i brigatisti, in uno
dei comunicati, rivelano che il Presidente è disposto a dire tutto quello che
sa, sui segreti di Stato.
Questa prigionia sta
diventando sempre più un tribunale d’inquisizione, di giustizia sommaria da
parte di uomini con il solo unico scopo di sviluppare la lotta armata
rivoluzionaria per il comunismo. Si vuole colpire la DC italiana per lo stato
imperialista delle multinazionali e Moro è il bersaglio adatto
La voce pacata del narratore
e le entrate in scena dei tre attori, rigorosamente in nero, rafforzano il
racconto, intervenendo con vigore nell’esposizione. Un lenzuolo bianco, più
simile ad un sudario, come a significare l‘innocenza del personaggio, viene
arrotolato lentamente, sprofondando la scena nel buio senza spiraglio di luce e
dunque senza salvezza.
Durante la prigionia, Aldo
Moro scrive una quantità di lettere ad Andreotti chiedendogli di aiutarlo e
accusando la DC di averlo lasciato solo.
Fu inascoltato!
Nel memoriale postumo,
Moro dichiarò apertamente che Andreotti fosse coinvolto con i servizi segreti, di
essere unito a giochi di potere, ad interessi internazionali, a potenze
straniere, come gli Stati Uniti e la Germania.
Vero o non vero certo è
che Moro non fu liberato!
Il lavoro teatrale
procede a ritmo incalzante, le notizie si accavallano, come i falsi comunicati,
gli appelli, un altro il 21 aprile di Paolo VI, finanche una seduta spiritica, per
chiedere a Don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira dove fosse il prigioniero. E poi
messaggi cifrati arrivati a persone di riguardo ed a prelati: Il mandarino è
marcio e il cane morirà domani.
È il 5 maggio quando Aldo
Moro, avvertendo, ormai la fine, scrive una struggente lettera d’amore,
l’ultima della sua vita e val la pena riportarla tutta, il narratore ce la
legge non senza commozione:
“Mia dolcissima
Noretta,
dopo un momento di
esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si
veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso
di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade
sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel
definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo
di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati
in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.
Vorrei restasse ben
chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile
comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale
medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma
non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o
preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero
dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è
tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza
infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande, grande
carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel
mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in
una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici,
che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti,
volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa
tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova
assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti
ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di
un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si
vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con
te e tienimi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto anto Luca) Anna
Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che
hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha
fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.
Noretta dolcissima, sono
nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli
dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo”
È il 9 maggio del 1978 a
Roma, quando in una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, fu ritrovato
il corpo rannicchiato nel bagagliaio dell’onorevole Aldo Moro La scoperta fu annunciata,
con una telefonata dal brigatista Valerio Morucci al professor Franco Tritto,
collaboratore di Moro.
Il bianco sudario, che
ricopre la scena, adesso ha cambiato il colore in rosso, segno che il
sacrificio factum est. Gli attori, 3 uomini ed una donna si portano nel
proscenio e ringraziano a quanti, in religioso silenzio, hanno voluto assistere
alla cronologia dell’ignobile sequestro che fa parte della nostra storia
Per non dimenticare, si
ringrazia la prova teatrale della Compagnia “Le Colonne” di Sezze, una
new entry al Festival Nazionale XS città di Salerno, che hanno messo su
uno spettacolo superbo.
55 Giorni
rivissuti non senza angoscia, raccontati con lucidità e con dovizia di
particolari, puntigliosi fino allo stremo. Complimenti a chi ha ricercato e ne
ha composto un testo teatrale per testimoniare l’impegno civile e perseverante,
Giancarlo Loffarelli. Un bravo se lo meritano gli attori con la loro
discreta ma significativa presenza: Emiliano Campoli, Marina Eianti, Marco
Zaccarelli e Giancarlo Loffarelli, oltre al testo e la narrazione, anche la
regia.
Audio: Armando Di Lenola
Luci: Fabio Di Lenola
Sartoria Maria Teresa
Rieti
Non sono passati
inosservati alcuni pezzi musicali, oltre il pregevole Generale di Francesco
De Gregorio, La Lacrimosa di Mozart e Teresa ha gli occhi secchi di
Fabrizio De André.
Il 17esimo Festival
Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2026Teatro Genovesi, ovvero
XVI+1 per scaramanzia, è iniziato col botto, presentando, ai fedeli abbonati: La
Regola dei terzi di Marco De Simone, il talentuoso e giovane autore, che
anche in questa pièce non si è smentito.
Drammaturgo e chitarrista
Salernitano, classe1992, ha dalla sua parte intelletto, bellezza, presenza
scenica e recitazione perfetta. Le sue opere cominciano ad essere di numero
consistente e premiate per le tematiche affrontate. “Noi Pupazzi”, per esempio,
è un’opera incentrata sul razzismo ed è stata premiata “In Scena” a New York.
Oltre alla chitarra, Marco suona vari strumenti e compone musica per i suoi
spettacoli, un 34enne immerso nel mondo della creatività come meglio non si
può.
“La Regola dei Terzi” è
una creazione di una bellezza assoluta, per come si narra, per come viene
accolta, per come penetra l’animo.
L’occasione di scrittura
è tratta da un episodio conosciuto della vita di Robert Capa, un mito
della fotografia di guerra, il solo fotoreporter che riesce a sbarcare in
Normandia con le truppe alleate, il giorno del D-Day. Rifugiatosinella
fattoria di un vecchio contadino siciliano, dopo uno sfortunato lancio col
paracadute al seguito dell'esercito americano, ne risulta un incontro intenso,
rivelatore ed umano. In realtà il vero nome del giovane, raccolto sull’albero,
dove il paracadute l’aveva depositato pieno di lividi ed escoriazioni
sanguinanti, è André Friedmann (Budapest 1913 - Thai Binh, Vietnam, 1954),
ungherese di nascita, di famiglia ebrea e naturalizzato statunitense. I suoi
reportage ci consegnano la documentazione di cinque diversi conflitti bellici:
la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che
seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra
arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).
La storia, che si dipana
nell’ora e più di spettacolo, ha punte estreme di lirismo, di parole dette per
creare attese, per penetrare il disfacimento della maledetta guerra. Due
generazioni a confronto, ognuna con il suo carico doloroso, ognuna con
sospensioni dovute al trascorrere della vita. Provano a capirsi e non senza
difficoltà, per la poca conoscenza della lingua. Il vecchio contadino, sveglio,
attivo, ha di suo la terza rurale, ma se la cava bene, rifacendosi ai gesti
ripetuti della tradizione e gli riesce difficile capire il giovane soldato che
racconta con i suoi scatti il dolore, la sofferenza, anche se è verità. Ad ogni
punto di dialogo si aprono l’uno all’altro, si raccontano, fino a svelarsi
spezzoni significativi della vita. E così Robert gli parla di Gerda Taro,
l’amore della sua vita, la reporter appassionata del suo lavoro, morta durante
la guerra civile spagnola. Il contadino, invece, ricorda i suoi due figli:
Salvatore e Lillino, di cui uno morto al fronte, l’altro disperso in Russia,
senza notizie.
Il racconto procede a
scatti fotografici, se ne sente anche il clic, Leica o Contax, di quelle
usate dal reporter e conservate gelosamente nello zaino. La guerra è sempre
presente nella masseria, bombe e cannoneggiamenti si annunciano, mischiandosi
al più tranquillo raglio dell’asino ed allo starnazzare delle galline e delle
oche, ma il contadino forte della sua autonomia, anzi orgoglioso di come
affronta la guerra da solo, prepara da mangiare, come dire al soldato che chi
si affida alla terra, coltivandola, ha sempre di che sfamarsi.
Anche la musica c’è in
quel posto desolato, viene amplificata da un giradischi a manovella che Robert
scova in un angolo. Le note di Chopin, Tristesse, cantata da Tino Rossi,
invogliano il giovane soldato a danzare trascinando il contadino prima
riottoso, ma una volta avviato, si spreca ad insegnare perfino a giocare a
carte napoletane il soldato.
La guerra con il suo
triste carico si fa sentire nel cuore ferito del contadino, teme di aver perso
anche il secondo figlio, di cui non ha notizie certe, se non lettere accumulate
di cui una non aperta, l’ultima, per conservare la speranza che ne arrivi
un’altra. La paura l’attanaglia e ha un attacco di panico, con febbre e
tremore. Ora tocca a Robert assisterlo e carezzare le sue membra scosse da
brividi e raccogliere i suoi lamenti di sofferenza e paura.
Ed eccoli a nudo i due
uomini, sperduti in una ristretta capanna, l’uno il vero protagonista della
storia, testimone della linea del fronte, a rischio della vita per consegnare
al mondo l’atrocità della guerra; l’altro una persona qualunque, come tanti che
tirano a campare senza che nessuno si ricordi di loro, come dire, “Un Terzo”
che suo malgrado viene oppresso solamente ed ineluttabilmente dagli eventi.
Alla fine incoraggiato da
Capa, a proposito Capa è non solo il nome d’arte, ma anche quello con cui veniva
chiamato in famiglia, dall’ungherese, squalo, il vecchio ed emozionato
contadino, apre l’ultima busta e apprende che suo figlio è vivo e sta tornando
a casa. Sarà di nuovo la vita, la terra, la famiglia, l’amore.
Un clic, partito dalla
Leica, maneggiata con affezione da Capa riprende l’isolano in mezzo alla scena,
felicemente in posa, per lo scatto finale che si è meritato e così a chiudere
l’opera saranno le sue parole ironiche “Fra i due litiganti il terzo muore”. Nel
punto aureo dell’inquadratura è la sua resilienza a fare la storia così come a
Robert ad essere consacrato fotografo di pace.
Mi piace citare John
Steinbeck
Capa sapeva che cosa
cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può
ritrarre la guerra, perché è soprattutto un'emozione. Ma lui è riuscito a
fotografare quell'emozione conoscendola da vicino.»
Un lavoro eccellente per
come è stato pensato, scritto e recitato. Marco De Simone, ormai, non
più una promessa artistica, ma una splendida realtà tutta nostrana, che esce dai
confini dell’Italia e si afferma ovunque per il suo ineccepibile talento,
l’augurio che le sue composizioni abbiano sempre successo.
Vincenzo Tota
il cooprotagonista, di questa splendida opera, ha reso magistrale
l’interpretazione. A suo agio nelle vesti di un rurale ha dato il meglio di sé,
sia come impegno fisico che in quello della caratterizzazione del personaggio.
La scena è sua e non potrei vedere nessuno al suo posto.
Marcello Andria ha
diretto in maniera perfetta il lavoro, che si distingue per puntuale precisione
nei suoni, nelle luci e nell’ l’ottima scelta della musica, divenuta contrappunto
naturale al fragore della guerra: Tristesse, su musica di Chopin,
cantata da Tino Rossi,Pensée d’automne, su musica di Massenet,
cantata da Tino Rossi e il tema originale composto da Marco De
Simone.
Francesca Laghezza: scenografia
ricercatae meticolosa. Una chicca diligente: il grammofono a manovella
e tutti gli arnesi per lavorare la terra, in particolare quello per il grano.
Angela Guerra:
costumi completi ed in linea con il lavoro, una conferma ogni volta.
Questo post di sapore scolastico vuole essere un
ripasso veloce, ma utile per sgombrare la mente da input negativi o non
rispondenti alla realtà. Se si usa il metodo della conoscenza si possono
acquisire informazioni, poi ognuno le utilizza secondo coscienza.
ANCORA UNA VOLTA PROVO A FAR LEZIONE, COME HO FATTO IN
CLASSE. QUESTA RICERCA (acquisita nelle parti legislative da: La legge
Spiegata ai bambini e ringrazio per chiarezza) È DEDICATA A TUTTI IMIEI
CARI ALUNNI, ORMAI UOMINI, DONNE E CITTADINI CONSAPEVOLI, PERCHE’ LA SCELTA DI
OGNI COSA PASSI ATTRAVERSO LA CONOSCENZA E SOLO DOPO LA PREFERENZA.
I Poteri dello Stato
I poteri sono 3: legislativo, esecutivo e
giudiziario.
Il potere legislativo è il potere di fare le leggi e
compete al PARLAMENTO.
Il potere esecutivo consiste nel fare applicare le
leggi ed è affidato al GOVERNO.
Il potere giudiziario consiste nel giudicare chi non
rispetta le norme ed è compito della MAGISTRATURA, cioè dei giudici.
Questi tre poteri sono SEPARATI, per evitare
che i tre poteri si concentrino in una sola persona. Sostanziale differenza tra
Democrazia e Dittatura.
La nostra Repubblica è PARLAMENTARE
Cosa fa il Parlamento e da chi è composto?
Il Parlamento è formato dai rappresentanti politici
scelti dal popolo
Il popolo sceglie attraverso il voto chi deve andare
al Parlamento.
Il Parlamento discute e approva le leggi
Il Parlamento è composto da DUE CAMERE: la CAMERA DEI
DEPUTATI e il SENATO DELLA REPUBBLICA.
Entrambe le Camere restano in carica, cioè
esercitano i loro compiti per 5 anni. Le due Camere hanno le stesse funzioni e
gli stessi poteri.
Perché sono due se i loro compiti sono uguali? Perché
è un’ulteriore garanzia per la democrazia.
Le proposte di legge, infatti, vengono analizzate
prima da una Camera e poi dall’altra. Ognuna ha una composizione diversa,
si può essere eletti deputati dai 25 anni compiuti in poi e senatori
dai 40 anni in poi. I cittadini che eleggono i deputati devono avere 18
anni compiuti, mentre per eleggere i senatori devono averne 25.
Le Camere si riuniscono separatamente, ognuna guidata
dal suo Presidente: come ho scritto prima, i deputati si riuniscono a MONTECITORIO
e i senatori a PALAZZO MADAMA, entrambi a Roma. Alcune volte, però, si
riuniscono insieme. Questi casi sono elencati dall’art. 55 della Costituzione.
Le Camere si riuniscono in “seduta comune” per esempio per eleggere il
Presidente della Repubblica e per assistere al suo giuramento di fedeltà alla Repubblica.
Chi può proporre le leggi?
• Il Governo
• Ciascun deputato e senatori
• I Consigli Regionali
• 50.000 cittadini
• il CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro)
Da chi è composto il Governo e quali sono i suoi
compiti?
Il Governo è formato dal Presidente del Consiglio dei
Ministri edai Ministri. Ogni Ministro ha un suo compito: Istruzione,
Salute, Lavoro e politiche sociali, Interno, Difesa, Economia e Finanze,
Giustizia, Beni, attività culturali e turismo, Infrastrutture e Trasporti,
Ambiente, Politiche agricole, alimentari e forestali, Sviluppo economico,
Affari esteri e cooperazione internazionale.
Il Presidente coordina l’attività di tutti i Ministri,
non può imporre la sua volontà e non può sostituirsi ad essi e assicura un
indirizzo unitario all’attività svolta dal Governo. Il Consiglio del Ministri,
elabora il programma di Governo, cioè gli obiettivi da raggiungere. Il Governo
ha sede a Palazzo Chigi, a Roma.
Il Governo può proporre leggi al Parlamento, fa
applicare le leggi, amministra denaro pubblico e prepara il bilancio dello
Stato.
Al Governo è affidato il potere esecutivo ed è
espressione della maggioranza parlamentare, cioè rimane in carica fino a quando
ha la fiducia della maggioranza delle Camere. Il Parlamento, poiché è eletto
dal popolo, ha il potere di sostenere il Governo, mantenerlo in vita e anche
eventualmente cambiarlo. Se infatti le Camere non manifestano più la loro
fiducia verso il Governo, possono farlo cadere. La nostra Repubblica è
parlamentare perché al centro c’è appunto il Parlamento, e si distingue da
quella presidenziale dove il Presidente è sia Capo dello Stato che capo del
Governo.
Seguite il prossimo post che organizzerò nei giorni seguenti