di Maria Serritiello
Al Piccolo Teatro del
Giullare di Salerno, la scena di domenica sera 25 ottobre, si apre su una
stanza d'albergo di Londra. Cico (Roberto Cardone) sta per uscire ma viene
fermato dall'arrivo improvviso e misterioso di Raquel (Marcella Vitiello).
La donna sostiene di
essere la sorella di un suo vecchio amico d'infanzia, ma fin da subito il loro
incontro si trasforma in un enigmatico duello psicologico. Attraverso un fitto
gioco di specchi, confessioni e colpi di scena, i due protagonisti iniziano a
scambiarsi continuamente i ruoli, modificando il proprio passato e la propria
identità in un crescendo di tensione. La regia di Niko Mucci si muove
proprio su questo spartiacque oscuro, offrendo al pubblico una struttura dove
ogni angolo di visuale mette in dubbio ciò che è vero e ciò che è falso.
Al di là dell'intrigante
trama psicologica, lo spettacolo si rivela nel profondo come un assoluto e
doloroso dramma della solitudine. La vicinanza fisica con gli attori, accresciuta
dallo spazio disponibile del teatro, trasforma la stanza in una prigione della
mente. Fuori, il vuoto, dentro due solitudini disperate che usano la finzione
come unico rimedio per entrare in contatto.
È qui che emerge la tesi
più affascinante del lavoro: l'idea che Cico abbia in realtà inventato tutto e
che sia uno scrittore. Sotto questa luce, Raquel perde la sua consistenza reale
per diventare una proiezione, una musa nata dai traumi e dai desideri di un
autore chiuso nella sua stanza. La conferma definitiva di questo cortocircuito
tra realtà e immaginazione arriva in un momento preciso della messinscena: ad
un certo punto Cico grida che sono 35 anni che sente il complesso di colpa per
il suo gesto rivelatosi fatale
Cico si riferisce a quel
bacio che il suo fraterno amico voleva dargli negli spogliatoi della palestra e
che disgustato respinge con forza, sferrandogli un pugno mortale. Eh sì, lui i
pugni li sapeva dare, era il più forte di tutti!
Ecco, in quel grido c'è la
disperazione da sembrare vera, il creatore di storie cede e ciò che arriva
allo spettatore è il dolore autentico, nudo e lacerante di un uomo. In un mondo
in cui chiunque può essere chiunque e chiunque può immaginare di essere
chiunque, quel grido spezza la finzione, per ricordare che la letteratura e il
teatro sono l’unica difesa dell'essere umano per uscire dall’isolamento e per popolare
l’insostenibile vuoto con volute falsità.
“Visite “è una pièce teatrale diretta da Niko Mucci, attenta e completa regia ed interpretata, in maniera perfetta e credibile, da Marcella Vitiello e Roberto Cardone. Il pezzo è liberamente ispirato all'opera Appuntamento a Londra di Mario Vargas Llosa.
La storia ambientata in modo
claustrofobico in una stanza d'albergo, che diventa, inevitabilmente, la nostra
coscienza nel sostenere le tesi dell’uno o dell’altro personaggio, mette in
scena un ambiguo scontro psicologico tra i due, esplorando con sofferenza temi
come: l'identità e la solitudine.
Maria Serritiello












