Domenica 27 Settembre alle ore 11,00 Archivio di Stato di Salerno
Alessandro Amendola
in concerto
Programma
S. Rachmaninov - 4 preludi dall’op. 23 (4-6-7-8)
F. Busoni - Fantasia da camera super Carmen
F. Liszt - Studio trascendentale n. 11 “Armonie della sera”
-Le Réminiscences de Norma, S.394
Note Biografiche
Alessandro Amendola (Eboli, 2000) ha conseguito presso il Conservatorio di Salerno e sotto la guida di Giuseppe Squitieri la laurea di primo livello in pianoforte (2020) e la laurea specialistica in pianoforte solistico (2022), entrambe con il massimo dei voti, lode e menzione speciale. Attualmente frequenta il corso di perfezionamento in pianoforte solistico presso la Scuola di Musica di Fiesole con Andrea Lucchesini.Premiato in numerosi concorsi pianistici, ha vinto primi premi ai concorsi “Città di Barcellona P.G.”, “Don Enrico Smaldone” di Angri, “Carlo Agresti” di Sala Consilina, “Giovani Promesse” di Bracigliano, “Competition Music World” di Scafati, “Jacopo Napoli” di Cava de’ Tirreni, “Antonio Vivaldi” di Sapri, Concorso di Riardo (CE), “Leopoldo Mugnone” di Caserta.Ha seguito masterclass con Andrea Lucchesini, Mats Widlund, Alessandro Cervino e Daniel Rivera. Ha partecipato come solista ai concerti di Palazzo Zevallos dal 2017 al 2020, Piano City 2018 e Piano City Scarlatti 2019 a Napoli, Piano Stop 2018 e 2022 a Salerno, Piano Stop 2019 e 2021 a Cava de’ Tirreni, Progetto Beethoven a Villa Pignatelli e Progetto Mozart presso la chiesa anglicana, sempre a Napoli.Si è esibito sia come solista che in formazioni cameristiche presso la Sala Laudamo di Messina, il Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, l’Auditorium S. Gregorio VII di Battipaglia, presso il Teatro “La Provvidenza” e il Palazzo della Cultura ex Convento dei Domenicani di Vallo della Lucania, il Palazzo Vinciprova a Pioppi e nella I e II Rassegna Concertistica Capaccio-Paestum.Si è esibito come solista con l’Orchestra del Conservatorio Martucci eseguendo la Rhapsody in Blue di Gershwin e, successivamente, il Secondo e il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, eseguiti al Festival di Ravello.
Le Giornate Europee del Patrimonio sono iniziative culturale promosse dal Consiglio d' Europa e dalla Commissione Europea.
Nelle giornate dell'evento i partecipanti possono visitare gratuitamente o con ingressi agevolati monumenti, musei e siti storici che di solito non sono aperti al pubblico
Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), spesso associate all'idea di festa o celebrazione del patrimonio culturale, si terranno a settembre 2026 in tutta Italia, con iniziative anche a Salerno e nei suoi musei. Il tema ufficiale dell'edizione 2026 è "Proteggere il patrimonio".
All'interno di queste giornate si terrà Domenica, 27 settembre, alle ore 11-00, presso il salone Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno
Il 2 Settembre 2026 si è tenuta la 3°Edizione,
"La terrazza nel verde", presso lo splendido spazio giardino di casa
Serlenga. L'invito è stato rivolto all'artista che è in ognuno di noi, usando
un unico tema: Il Viaggio. Gli artisti, tanti ad affollare la serata, hanno
espresso la loro creatività in: fotografia, poesia, pittura, musica, cucina,
lettura, danza, canto, scultura, video, narrativa, recitazione, arti applicate.
Un ventaglio di espressività possibile ed accessibile per essere protagonista e
per conoscere il percorso artistico ed umano degli altri.
Una serata incantevole per il refrigerio all'afa, per
il panorama che si è goduto dall'alto, per l'insieme di tante sapienze espresse
e per le sfizioserie gustate in cordialità. Non è mancato il festeggiamento
speciale e particolare con il taglio della torta per i "50 anni di
matrimonio" di Franco Bruno Vitolo e della sua dolce metà.
Amor vincit
omnia et nos cedamus amori, lunga e serena vita ai festeggiati ed a quanti,
come i presenti, cedano ogni volta alla passione artistica, che è alimento non
deperibile per l'anima.
L'appuntamento è per la 4°Edizione 2027
Per la prima volta abbiamo partecipato io e mio marito il Dott.re Ferdinando Bianco, di seguito i nostri due interventi
A tutti gli artisti, ognuno per la propria competenza, il nostro grazie
Per chi non mi conosce, sono Maria Serritiello,
scrivo da sempre e sono solita aggiungere che compongo un po’ per celia e un
po’ per non morir, per fare il verso a Madama Butterfly. Stabilmente ho
iniziato a dedicarmi alla poesia dal 1992, producendo 6 raccolte dai temi
classici:
Gli affetti familiari, i luoghi della memoria, la
città natia, la natura, la costiera, il mare, le emozioni, la guerra, la donna,
il sociale, l’amore.
Per questa serata, ho scelto per voi un ‘unica poesia
che descrive l’idea del “viaggio a cui io m’ispiro e non il viaggio in sé.
Cara Iole, non so da dove
iniziare per dire di te, intanto pensavo non dovesse capitarmi mai. Tu e Ninì
siete stati due figure affettive ed accudenti per me, più di ogni altro parente
e così a distanza di un anno mi private del vostro affetto.
Voglio ricordarti, Iole,
come persona completa, per come riuscivi ad accudire la famiglia, ad impegnarti
nel lavoro d’insegnante, ad essere una donna manager dopo aver raggiunto la
pensione, a reinventarti ogni volta per partecipare in modo attivo alla vita,
che hai amato fino alla fine.
E poi una passione unica,
totale, esclusiva per l’amato Ninì, tuo marito, servito con devozione, come
prete all’altare e non per retrograda sottomissione, ma per attaccamento e per
il piacere di rendergli la casa accogliente e gradevole, proprio come era stato
abituato nella casa padronale di Mottola.
Da te, cara Iole, ho
imparato tanti rituali di casa, a me che manco di cultura femminile, per aver
perso mia madre presto, molto presto. Tu, però, sei stata un ottimo surrogato e
te ne sono grata, se nei consessi i più svariati, sono alla pari per chi
vorrebbe saperne di più. Scusami, comunque, se non ho voluto imparare e di
conseguenza sperimentare le buone ricette che riuscivi a preparare, anche in
poco tempo, tanto, poi, le mangiavo da te.
Come non ricordare quanta
buona compagnia tu e la tua famiglia mi avete offerto negli anni, i tuoi figli
Tommaso e Checco, come due fratelli per me, con loro accantonavo le mie
tristezze e m’improvvisavo spensierata.
Ora che te ne sei andata
si susseguono i tanti ricordi di un’amicizia leale e sincera, durata senza
nessuna interruzione. Ricordi? Tu mi consideravi la figlia femmina che tanto ti
mancava ed io ero contenta di sopperire a qualche assenza.
Quante serate in giro per
vivere l’allegria della comitiva e dopo le giornate trascorse al Lido; l’estate
aveva il sapore della tua “piperlizia” o di ogni altra leccornia che tu, da
mamma chioccia, dispensavi a questa gioventù affamata e sopraffatta dal dolce
far nulla.
Né potrò mai dimenticare
le tue tagliate di frutta fresca racchiuse nel thermos che mi mandavi in
ospedale e che Ninì con preciso impegno mi consegnava, era agosto e anche
vent’anni fa faceva caldo.
Ora la tua casa resta
sola, le tue mani non toccano più ciò che hai conservato con amorevolezza per
tutti questi lunghi anni e ninnoli, centrini argenteria lustra, piatti di
Cerreto, quadri, oggetti, libri, foto, cd, conservati con amore, terminano il
loro compito, se non ci sarai più tu.
Il tuo sguardo, Iole, si
è chiuso ma non il ricordo che ognuno di noi ha di te e della tua casa.Le tue piante in fiore, per esempio, adesso,
chi le curerà? E già manchi, per tutto
quello che sapevi fare e dispensare.
I tuoi adorati figli,
Tommaso e Checco, inconsolabili, sopraffatti dal dolore, i nipoti Everton e Wellington,
le nuore Ornella ed Ivana, che non troveranno più la sicurezza, la tua
sicurezza che dispensavi, quella stessa iniziata da bambina, cresciuta con la
nonna in Cilento, la saggezza ti derivava di là, unita alla capacità di sopravvivenza,
così in pace come in guerra. Più tardi anche la frequenza a scuola in semplici
pluriclassi ti hanno dato la spinta per il futuro, di essere tu stessa, un’amorevole
maestra elementare.
L’ultima volta che ti ho
vista in vita è stata nel mese di aprile, tu eri giàallettata e qualche traccia della tua cura
personale era ancora presente, sicché la camicia con merletti i capelli senza
un filo di bianco ed il viso privo di rughe, erano il segno di distinzione, per
quello che eri sempre stata, una signora curata, senza eccessi. Così hai
spalancato gli occhi e mi hai chiamata per nome, riconoscendomi. Il tuo sorriso
e la gioia di vedermi me li porterò nel cuore, come dono scambievole di
assoluta amicizia, oltre il tempo terreno.
Sulla mia scrivania, da
qualche tempo, ci sono piccoli oggetti in argento che ti, vi sono appartenuti e
che io ho voluto in regalo per il mio matrimonio, passato, ormai, da un pezzo.
Il mio desiderio era di una consegna del ricordo, un qualcosa che vi fosse
appartenuto, non un oggetto senza storia e così è stato.
Ed oggi te ne vai Iole,
senza guardare indietro, sicura del tuo percorso umano, svolto diligentemente e
che ti ha contraddistinta tra le tante.
Ti allontani, ma lasci
un’eredità di affetto preziosa per tutti. Noi non ti dimenticheremo ma tu fai
altrettanto!