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venerdì 28 agosto 2026

Quel che mi rimane di Maria Serritiello

 







di Maria Serritiello


Quel che mi rimane

 

Eccola la mia famiglia,

fissata per sempre,

nel riquadro in bianco e nero di una foto.

 

Quel che mi rimane,

non mi compensa, né mi equilibra,

la solitudine è l’unico dono

riuscito bene,

forse non voluto, ma è successo

e senza che mai ne abbia visto la fine…


                                         Maria Serritiello

Salerno, 28-8-2026  ore 17,30





mercoledì 26 agosto 2026

26 agosto giornata del cane, dei miei cani

 


Kora



Jace




Lolita


                                                                        Bella


I miei quattro grandi amori, nella giornata che li celebra




1936 di Maria Serritiello

 




Foto di Maria Serritiello


1936

                          di Maria Serritiello

Era questo del tempo,

l’ozio,

sotto il grande

albero dell’ombra.

Difesi dal sole,

l’aria avvolgeva i vari pensieri al confronto

e nessun danno

 giungeva,

se non gli anni,

la conta

e priva del

rammarico di questo giorno!!

 

Maria Serritiello

Salerno 25 agosto 2026




giovedì 20 agosto 2026

Quando la passione della vita di Domenico Teofilo si chiama "Salernitana"

 


di  Maria Serritiello

Domenico Teofilo  nel riquadro fotografico, il secondo in piedi da sinistra verso destra 

Il distinto signore, mio vicino di ombrellone, al Miramare di Salerno è stato un giocatore della Salernitana. Il suo nome è scritto negli annali della squadra ad iniziare dall’’67-’68 e risponde a quello di Domenico Teofilo. Nella sua vita non ha fatto altro che vivere di Salernitana e ancora oggi ne parla con amore, come di chi le ha dedicato tutta la vita.  Domenico Teofilo ha 77 anni, da tempo in pensione da ormeggiatore del porto di Salerno, diplomato in ragioneria, è sposato con la sig.ra Anna Maria, ha due figli, un maschio ed una femmina e 4 nipoti. Nessun hobby, nel tempo, se non l’amata Bersagliera come viene chiamata dai tifosi viscerali e lui lo è più di tutti.

La chiamata l’ebbe a 16 anni e da quel giorno fu un tutt’uno con la Salernitana e né mai la lascerebbe, soprattutto in quest’ultimo periodo di amare sconfitte.

È naturale per lui andare con la mente al percorso costruito nel tempo, che va da raccattapalle, per poter vedere giocare i suoi beniamini al Vestuti, all’attaccante fantasista che tutti ricordiamo.

Un’ immagine viva, la sua, non sfocata dal tempo ma rinforzata dall’amore, è raccolta nelle figurine Panini, che dal 1961, in poi sono state la gioia e ancora lo sono, di grandi e piccoli. Riempire l’album per annate, con tutte le figurine dei calciatori è tutt’ora uno sport (si fa per dire) dei bambini e degli adulti amatori. Tra queste immagini c’è il nostro Teofilo, fiero di essere entrato nella narrazione della Salernitana

La serie C della Salernitana l’ha vissuta tutta, con un idolo nella testa Omar Sivori, l’uomo dal dribbling irritante, il calciatore suo modello insuperabile. Il vizio del calcio lo portò ad allontanarsi dalla casa senza rimpianto, risucchiato da trasferte ed allenamenti. La sua è tutta gioventù di corsa, dietro alla sfera tonda, senza mai un rimpianto, mai un’insubordinazione, mai il fastidio di saltare qualche incontro piacevole. Eh sì che si era giovani! Niente alcol, niente fumo, niente stravizi a tavola e a letto presto, una vita claustrale per essere un cadetto dell'amata squadra. Tutte queste rinunce non l’hanno mai toccato, la Salernitana prima di tutto. Quanti i km macinati per raggiungere i campi da gioco, molti dei quali disastrati, con un compenso minimo, ma chi se ne importava, i piedi seguivano il pallone più che la tasca. Ancora descrive l’invasione di campo a Trani per un calcio di rigore a favore della Salernitana, poi, sospesa a tavolino, come se fosse ora, guardando il mare di fronte con nostalgia.

A 28 anni ha detto basta al calcio giocato, ma l’attrazione per il rettangolo verde non gli era passato e così con il prof Severino e Nando Nobile passò a fare scuola di calcio, intestandola al nome glorioso di "Rinaldo Settembrino". Gli allievi furono in numero di 500 e l’esperienza fu fattiva. Da quella scuola sono usciti due giocatori di livello nazionale: Giuseppe Galderisi e Francesco Della Monica. Due fuori classe che hanno dato lustro alla città di Salerno Giuseppe Galderisi, detto Nanu per l'altezza e a Vietri sul Mare Francesco Della Monica. Galderisi,  oltre a squadre di club, ha giocato nell'U-20,U-21,Italia con il ruolo di attaccante

Pur restando sempre nell’orbita della Salernitana, ha concluso la sua esperienza del calcio giocato e di quello allenato, con l’orgoglio di essere il più giovane giocatore della Salernitana di tutti tempi, una realtà ancora oggi imbattuta

Dei suoi quattro nipoti, di cui solo uno è maschietto, ma questo non vuol dire, nessuno di loro pratica il calcio, né ne hanno simpatia, alcun erede, perciò a raccogliere ciò che ha seminato così amorevolmente.

A Domenico Teofilo, invariata e come potrebbe essere diversamente, resta  intatta la passione, il cuore granata di orgoglio ed il cavalluccio marino, stampato in ogni suo pensiero della giornata.

Maria Serritiello

 

Per saperne di più

***Rinaldo Settembrino (Salerno, 12 novembre 1927 – Salerno, 14 febbraio 1979) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano di ruolo difensore, protagonista dello scandalo, passato alla storia come Confessione di Settembrino, che portò alla retrocessione in Serie B dell'Udinese nel 1955.

Cominciò nella Salernitana dove, dal 1947 al 1951, giocò 4 campionati totalizzando 90 presenze e 7 gol, tutte in Serie B.

 

***Collezione Panini

E una serie di album di figurine dedicata al calcio, pubblicata dalla Panini a partire dal 1961. La prima raccolta, relativa alla stagione 1961-1962, segnò l'avvio della produzione autonoma di figurine da parte della famiglia Panini e diede origine a una serie pubblicata ininterrottamente negli anni successivi

 

***Famiglia Panini

La famiglia Panini è la storica dinastia di Modena fondatrice dell'omonima azienda di figurine, celebre in tutto il mondo per gli album di calciatori







lunedì 17 agosto 2026

Ciao Antonio

 



Di Maria Serritiello

Ciao Antonio

Tocca a me scrivere di te, ora che, in una giornata torrida di agosto, te ne sei andato per sempre. Dei quattro amici colleghi, che negli anni ’80 hanno operato professionalmente nella scuola media di Ricigliano, tu e Margherita, ora, mancate all’appello. Almeno una volta all’anno, fino a quando è stato possibile, ci vedevamo a Natale, per augurarci un altro anno di salute, di serenità e rinnovata amicizia. Immancabili i tuoi mandarini, colti nella tua terra ed i fichi ripieni di miele e noci, essiccati al sole, di Villa a Mare, da Margherita. La conversazione si estendeva tra i “ti ricordi di quella volta…” e giù risate per gli aneddoti capitati. Ci appariva eterna la nostra amicizia, allora, né avrei pensato mai di dover riavvolgere, stasera, il nastro, per poter ritrovare, in qualche modo i ricordi della tua persona. E ce ne sono tanti, come il tuo salire nel pullman ad Eboli, io e Concita già eravamo là, infreddolite ed assonnate, per raggiungere la sede scolastica. Tu con quell’aria ordinata sia nel vestire che nell’apparire in pubblico, mai una sbavatura né un vociare in più, ti presentavi con il piccolo Fulvio per mano e tua moglie Graziella, per iniziare la giornata lavorativa, ognuno al proprio posto. Fulvio, piccolissimo, seguiva la mamma, che insegnava all’asilo di Palomonte, indossando un cappottino verde, io che sono una buontempona subito lo soprannominai “Grillo” sia per le piccole sue fattezze che si arrampicavano sui gradini del pullman, sia per il colore del piumino e questo ti fece molto ridere. Fino a quando sei stato vigile, nel chiederti notizie di Fulvio l’ho sempre chiamato “Grillo”

Sei stato un uomo buono, onesto, dedito al lavoro e rispettoso della famiglia, ma anche delle persone che sono entrate in contatto con te, mai una parola soverchia, credo di non averti mai visto alterato con qualcuno, meno che mai con gli alunni, la voce bassa ed il sorriso, la tua arma vincente. Il lavoro una costante nella tua vita, prima in Australia giovanissimo in cerca della realizzazione, poi a scuola e a quella del quadrivio, la famosa scuola guida per i tanti che hanno da te e dai tuoi fratelli preso la patente di guida.

Sei stato un emigrante volontario, la voglia di conoscere e di andare oltre il ristretto mondo semplice e dignitoso dei tuoi genitori, ti ha spinto in una parte del mondo immenso e tanto lontano dai tuoi affetti familiari. Non ricordo per quanti anni sei stato via, so per certo che la traversata della nave per raggiungere quella sconfinata terra durò più di un mese. Così i tuoi occhi solo cielo e mare hanno guardato smarriti, per ritrovare la terra ferma e abbandonare il rullio della nave ce n’è voluto. Tra gli sguardi rivolti all’orizzonte, però, ce ne fu uno diverso, quello rivolto a Graziella, una giovane donna del nord che, con la sua famiglia, era in cerca di un posto stabile ed una nuova vita, lontana dall’Italia, spesso ingrata verso i suoi figli laboriosi. Di quel tempo, sovente ci raccontavi dei tanti episodi capitati a te emigrante (non diversi da quelli di oggi) e della cerimonia del tuo matrimonio, infestata dalle mosche, così più che scambiarvi occhiate complici e d’amore, eravate intenti, invitati compresi, a scacciare i fastidiosi insetti dal viso e dal banchetto. Di quella lontana e formativa esperienza ti era restato, oltre alle tante ed innumerevoli sapienze, una figlia di nome Manuela, la buona conoscenza dell’inglese e il vezzo di chiamare Graziella “darling”.

Sei stato un appassionato radioamatore, un hobby a cui ti sei dedicato con assoluta competenza e scioltezza per via del tuo corrente inglese e che ti ha creato facili contatti con tutto il pianeta; siamo negli anni ’70 del secolo scorso, il mondo era ristretto per il suo modo di comunicare, tutt’al più lettere via aerea, inimmaginabili le video chiamate di WZ che conosciamo.

 

Nel 1980 il terremoto ci fece trascorrere un anno scolastico terribile, la distruzione accanto ci rattristava, la scuola era caduta, così le case intorno, avevamo perse due alunne, bisognava fare qualcosa, così io decisi di aprire la scuola, ad una settimana dal sisma, sotto le tende forniteci dai volontari e di raccogliere i ricordi degli alunni divisi in tre parti: prima, durante e dopo il sisma con annessa una raccolta fotografica. Nacque così la ricerca durata tutto l’anno “Ricigliano si racconta”. Senza il valido tuo aiuto e le ore trascorse a fotocopiare le notizie, rese poi pagine del libro, quello stesso che restituivano la coscienza storica del paese devastato e la forza negli allievi di ricominciare, sarebbe stata un’impresa impossibile. Che straordinaria collaborazione e senza badare alle ore superflue di lavoro, ma tant’è noi, tu, eravamo gli insegnanti, dalla radice latina insignare, che significa lasciare un segno, imprimere nella mente, che non è il ripetere delle lezioni, ma cambiare la vita di una persona, in questo caso degli allievi smarriti di Ricigliano. Tu facesti di più, a corredo del libro aggiungemmo la registrazione sonora del ribollire della terra, il tuo baracchino era in funzione durante la scossa…

Quanti ricordi si accumulano nella mente, oggi, nel mentre te ne sei andato, che ho quasi paura di perderli, per cui sai che faccio Antò, me li tengo stretti là dove sono stati fino adesso e so per certo che tu, al posto mio, avresti fatto lo stesso…

Maria

Salerno, 17-8-2026








 


lunedì 3 agosto 2026

Dev'esserci di più di questo, nella vita di Maria Serritiello

 





Ascoltando questo brano, ho scritto questi versi

Maria Serritiello


Dev'esserci di più di questo, nella vita.

 

Doveva esserci,

doveva esserci e non c’è stato,

eppure ho scavato a mani nude,

deviato fiumi,

volato quando le gambe si sono rotte,

e camminato senza appoggio.

Ho amato chi non poteva e voleva,

madre senza figli e figlia per mio padre,

con il cuore trafitto due volte,

insuperabile il dolore!

 

Mia madre!

La sua pelle, germoglio che mi porto addosso,

di lei nessuna estinzione.

 

Il pianto, il mio compagno silenzioso

con il sorriso pronto sulla bocca,

e poi i miei cani amorevoli nel dividere,

questa strana ed incomprensibile mia vita.

 

Doveva esserci,

poi c’è stato tardi

e forse con poco,

noi due già modellati e quasi sconosciuti,

con il desiderio di riacciuffare la vita,

di non apparire di meno, ma neanche di più.

Una onesta età, quella prefigurata da giovane

senza che la sorte la preparasse al posto tuo.

 

Sì, dev'esserci di più di questo, nella vita,

sempre che venga quando la forza ancora

ti accudisce e non ti lascia indietro

senza alcun sostegno più volte evocato.


Maria Serritiello

15/5/2026 ore 21,57

 






mercoledì 15 luglio 2026

Ciao Peppino, colonna sonora dei nostri migliori anni della gioventù



 



                                                          PEPPINO DI CAPRI

 Fonte: Maria Serritiello


Isola di Capri 27 luglio 1939/ 11 luglio 2026