Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
“Generale dietro la
collina ci sta la notte crucca ed assassina e in mezzo al prato c'è una
contadina, curva sul tramonto, sembra una bambina, di cinquant’anni e di cinque
figli, venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora
tornati…”
Già dalla prime note di “Generale”
ad apertura di sipario, la voce tonica di Francesco De Gregorio, con la sua
canzone più ricordevole di quegli anni suscita una piena di emozioni e ci
riporta nostalgicamente a marzo1978, ai nostri anni ribelli, giovani e
coraggiosi. Non così, quegli anni, sono eroici per l’onorevole Aldo Moro,
stesso mese, stesso anno, 1978, quanta differenza e quale sofferenza, il suo
rapimento e la prigionia per 55 giorni nella capitale. Non era mai successo che uomini politici
fossero rapiti, uccisi sì: Cesare, Abramo Lincon, Jon Fizgerald Kennedy.
Eppure la vita
delle persone comuni continua imperturbabile, si ascolta alla radio la canzone
dissacrante di Rino Gaetano, Gianna, vince l’Oscar Wudy Allen con “Io e Anny” e
tutto sembra pacificato intorno, nessun pensiero turbolento, era marzo e di lì
a poco la primavera avrebbe dato i segni della rinascita dopo il gelo
dell’inverno.
Taciuta la canzone, il
buio della scena si presenta triste e scarno, 3 uomini ed una donna danno
inizio al racconto più lugubre della nostra storia recente e provano, con
dovizia di particolari, note precise, elenco di nomi, sentiti e risentiti, a
farci rivivere i 55 giorni di prigionia del Presidente Moro.
Prima di addentrarci nel
triste racconto è bene richiamare alla mente la figura della statista italiano
e da quale gruppo eversivo è stato condannato
Aldo Romeo Luigi Moro
(Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978). Fu tra i fondatori della
Democrazia Cristiana e suo rappresentante nella Costituente, ne divenne
dapprima Segretario dal 1959 al 1964 e in seguito Presidente nel 1976. All'interno
del partito aderì inizialmente alla corrente dorotea, ma negli anni 1960
assunse una posizione più indipendente formando la corrente morotea. Fu
Ministro della giustizia, della Pubblica istruzione e per quattro volte
Ministro degli esteri nei governi presieduti da Mariano Rumor ed Emilio
Colombo. Cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di
centro-sinistra "organico", promuovendo la cosiddetta strategia
dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano, attraverso il compromesso
storico e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo
della non-sfiducia) sul quale il PCI garantiva l'astensione.
Brigate Rosse
Le Brigate Rosse (BR)
sono state un'organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra
costituitasi nel 1970 per propagandare e sviluppare la lotta armata
rivoluzionaria per il comunismo. Di matrice marxista-leninista, è stato il più
potente, il più numeroso e il più longevo gruppo terroristico di sinistra del
secondo dopoguerra esistente in Europa occidentale
*N.B. non vi risulti
troppo scolastico aver citato notizie, abbiamo la memoria corta per quanto ci è
successo, viviamo sempre più con l’hic et nunc, mentre i giovani o non sanno o
conoscono per sentito dire.
Ben venga, allora uno
spettacolo d’impegno civile, all’IXS, come quello messo su dalla Compagnia “Le
Colonne” di Sezze (LT) che ci regala uno spaccato della nostra storia,
rivisitata con impegno certosino, nomi, date, personaggi, atmosfera, musica e cuore.
“Un piccolo”, dicono loro “contributo alla conoscenza di eventi che hanno
condizionato la tenuta democratica del nostro paese”
Il 16 marzo 1978 in Via
Fani, Moro fu rapito dai brigatisti, tra cui Morucci, Fiore,
Gallinari e Bonisoli e la sua scorta sterminata. I loro nomi, vittime
sacrificali, rispondono al nome di: Oreste Leonardi,
Maresciallo dei carabinieri e capo scorta di Moro. Domenico Ricci, appuntato
dei carabinieri, autista della vettura di Moro. Giulio Rivera, agente di
pubblica sicurezza (polizia). Francesco Zizzi, brigadiere di pubblica sicurezza
(polizia). Raffaele Iozzino, agente di pubblica sicurezza (polizia).
La pièce teatrale
prosegue lentamente, uguale allo scorrere dei grani di una corona, rivelando le
trattative concitate e pressoché inutili, comunicati atti a depistare le
ricerche, per salvare la vita del Presidente Moro. Intanto il prigioniero
scrive un suo memoriale e i brigatisti altrettanti comunicati, 7 per
l’esattezza, a dare notizie altalenanti sulla prigionia del malcapitato.
In tutto questo agitarsi non si
riesce a sapere, forse non si vuole, dove fosse tenuto nascosto e quali erano
le intenzioni dei bierrini, qualche nome a caso: Mario Moretti, Valerio
Morucci, Adriana Faranda, Barbara Balzerani, Alvaro Lojacono (o Lojacono
Baragiola), Alessio Casimirri, Rita Algranati, Prospero Gallinari, Anna Laura
Braghet.
Anche PaoloVI, da
uomo misericordioso, fa la sua parte e mette a disposizione 10 miliardi per la
liberazione.
Ci si chiede se è volontà
della politica e dei poteri occulti liberare Moro, ora che i brigatisti, in uno
dei comunicati, rivelano che il Presidente è disposto a dire tutto quello che
sa, sui segreti di Stato.
Questa prigionia sta
diventando sempre più un tribunale d’inquisizione, di giustizia sommaria da
parte di uomini con il solo unico scopo di sviluppare la lotta armata
rivoluzionaria per il comunismo. Si vuole colpire la DC italiana per lo stato
imperialista delle multinazionali e Moro è il bersaglio adatto
La voce pacata del narratore
e le entrate in scena dei tre attori, rigorosamente in nero, rafforzano il
racconto, intervenendo con vigore nell’esposizione. Un lenzuolo bianco, più
simile ad un sudario, come a significare l‘innocenza del personaggio, viene
arrotolato lentamente, sprofondando la scena nel buio senza spiraglio di luce e
dunque senza salvezza.
Durante la prigionia, Aldo
Moro scrive una quantità di lettere ad Andreotti chiedendogli di aiutarlo e
accusando la DC di averlo lasciato solo.
Fu inascoltato!
Nel memoriale postumo,
Moro dichiarò apertamente che Andreotti fosse coinvolto con i servizi segreti, di
essere unito a giochi di potere, ad interessi internazionali, a potenze
straniere, come gli Stati Uniti e la Germania.
Vero o non vero certo è
che Moro non fu liberato!
Il lavoro teatrale
procede a ritmo incalzante, le notizie si accavallano, come i falsi comunicati,
gli appelli, un altro il 21 aprile di Paolo VI, finanche una seduta spiritica, per
chiedere a Don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira dove fosse il prigioniero. E poi
messaggi cifrati arrivati a persone di riguardo ed a prelati: Il mandarino è
marcio e il cane morirà domani.
È il 5 maggio quando Aldo
Moro, avvertendo, ormai la fine, scrive una struggente lettera d’amore,
l’ultima della sua vita e val la pena riportarla tutta, il narratore ce la
legge non senza commozione:
“Mia dolcissima
Noretta,
dopo un momento di
esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si
veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso
di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade
sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel
definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo
di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati
in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.
Vorrei restasse ben
chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile
comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale
medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma
non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o
preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero
dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è
tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza
infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande, grande
carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel
mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in
una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici,
che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti,
volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa
tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova
assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti
ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di
un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si
vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con
te e tienimi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto anto Luca) Anna
Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che
hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha
fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.
Noretta dolcissima, sono
nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli
dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo”
È il 9 maggio del 1978 a
Roma, quando in una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, fu ritrovato
il corpo rannicchiato nel bagagliaio dell’onorevole Aldo Moro La scoperta fu annunciata,
con una telefonata dal brigatista Valerio Morucci al professor Franco Tritto,
collaboratore di Moro.
Il bianco sudario, che
ricopre la scena, adesso ha cambiato il colore in rosso, segno che il
sacrificio factum est. Gli attori, 3 uomini ed una donna si portano nel
proscenio e ringraziano a quanti, in religioso silenzio, hanno voluto assistere
alla cronologia dell’ignobile sequestro che fa parte della nostra storia
Per non dimenticare, si
ringrazia la prova teatrale della Compagnia “Le Colonne” di Sezze, una
new entry al Festival Nazionale XS città di Salerno, che hanno messo su
uno spettacolo superbo.
55 Giorni
rivissuti non senza angoscia, raccontati con lucidità e con dovizia di
particolari, puntigliosi fino allo stremo. Complimenti a chi ha ricercato e ne
ha composto un testo teatrale per testimoniare l’impegno civile e perseverante,
Giancarlo Loffarelli. Un bravo se lo meritano gli attori con la loro
discreta ma significativa presenza: Emiliano Campoli, Marina Eianti, Marco
Zaccarelli e Giancarlo Loffarelli, oltre al testo e la narrazione, anche la
regia.
Audio: Armando Di Lenola
Luci: Fabio Di Lenola
Sartoria Maria Teresa
Rieti
Non sono passati
inosservati alcuni pezzi musicali, oltre il pregevole Generale di Francesco
De Gregorio, La Lacrimosa di Mozart e Teresa ha gli occhi secchi di
Fabrizio De André.
Maria Serritiello
www.lapilli.eu


