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giovedì 24 settembre 2026

Air Show 22° Raduno Nazionale a Salerno

 




di Maria Serritiello

Esattamente 20 anni fa, era l’agosto del 2006, quando le frecce tricolori si sono esibite per la prima volta a Salerno, tornano di nuovo il 25, 26 e 27 settembre in occasione del 22° Raduno Nazionale

Air Show è promosso dall'Associazione Arma Aeronautica Aviatori d'Italia, organizzata in collaborazione con la sezione di Salerno e l'Aero Club Salerno, patrocinata dal Comune di Salerno e si avvale del contributo della Camera di Commercio di Salerno, sempre in prima linea a sostegno dello sviluppo economico e turistico del territorio. Alle attività organizzative ha collaborato, inoltre, la CNA Salerno.

I principali appuntamenti per seguire l’evento

 • Il "Villaggio Azzurro": (da venerdì 25 a domenica 27 settembre): s’inaugura venerdì 25 settembre alle ore 10:30 presso il Lungomare Santa Teresa. Il villaggio rimarrà aperto per tutto il week-end offrendo al pubblico esperienze immersive, tra cui un simulatore di volo, la mostra statica del cockpit dell'aereo Tornado e gli stand informativi dell’Aeronautica Militare e dell’Associazione Aeronautica.

 • Sabato 26 settembre, ore 19,30, Concerto della Banda dell’Aeronautica Militare al Teatro Augusteo, l’esibizione della banda diretta dal Maestro Magg. Pantaleo Leonfranco Cammarano.

       ◦ Sabato 26 settembre (inizio ore 15:30 circa): prove ufficiali di volo della manifestazione aerea, con la Pattuglia Acrobatica Nazionale, sul lungomare di Pastena.

       ◦ Domenica 27 settembre (inizio ore 16:00 - 18:00 circa): grande esibizione acrobatica dell’Air Show delle Frecce Tricolori sul lungomare di Pastena / Marconi, preceduta dal gruppo elicotteri HH139 del IX Stormo “Francesco Baracca”, simulazione di un soccorso aereo in mare, lancio di paracadutisti dell’Aeronautica Militare, passaggio di aerei dell’Aeroclub Italia di Salerno ed esibizione di un pilota campione di acrobazia aerea a motore. 

• Il Raduno Nazionale dell'Associazione Arma Aeronautica (domenica 27 settembre): la giornata di domenica vedrà il momento clou del raduno nazionale con il ritrovo dei partecipanti sul Lungomare Trieste (ore 9:00 - 9:30) e il solenne corteo da Piazza Dante Alighieri a Piazza della Libertà (dalle ore 10:30), dove si terranno le celebrazioni ufficiali alla presenza delle Autorità Civili e Militari.

Infine nella mattinata di lunedì 28 settembre, a partire dalle ore 9.00, anche la visita dei piloti e di una delegazione dell’Aeronautica Militare presso l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona: in particolare saranno portati doni ai piccoli ricoverati nel reparto di Pediatria.

    

• “Il cielo nelle Mani” – Spettacolo dedicato al Made in Italy

A cura di CNA Salerno

 



"La mia amicizia con Joyce Lussu" della Prof Dina Franciulli è il racconto vivo e intenso di un legame umano e intellettuale

   


di Maria Serritiello

Ho letto il libro e questa la mia recensione


Io e Dina Franciulli siamo amiche da più di 40 anni, so bene come tratta l’amicizia e come si prodiga perché la qualità del sentimento amicale sia di buona fattura. Nessuna meraviglia, perciò, nell’aver tra le mani “La mia amicizia con Joyce Lussu”, il libro da lei scritto e pubblicato a marzo 2026, per conto di Andrea Livi editore in Fermo e ad avere conferma, ancora una volta.

Ad intraprendere il viaggio, perché di questo si tratta, indicato dalla copertina sanguigna e dall’immagine di una lussuosa carrozza ferroviaria, con due donne eleganti sedute in conversazione, si ha l’immediata percezione che scopriremo, andando avanti nella lettura, oltre a tanto altro, il sentimento devoto del sapere di due donne: Joyce e Dina.

Diciamolo subito che Joyce, l’eccezionale donna della cultura mondiale, Sibilla e Strega, è un’icona per studiosi convinti e per quell’ insieme di curiosi del sapere, ma sconosciuta al grande pubblico, ahimè!

“…La mia esperienza con te, quella di una sintonia reciproca, speciale: la nostra alleanza, la nostra profonda amicizia…”

Queste le parole di Dina, per la grande maestra, nell’incipit, così come le innumerevoli ore trascorse a discettare, ad immergersi nelle profonde radici del sapere, scoprirne altre ed a progettare collaborazioni. Pensa finanche di comprare una parte di villa di casa Salvadori a San Tommaso, messa in vendita da Clement, nipote della scrittrice.                       

Ecco, Dina in Joyce ha trovato il mentore, l’alter ego, il contraltare dei suoi pensieri più reconditi e conoscendola, si materializzano facilmente, dinanzi ai miei occhi, le loro figure, avvolte in candidi scialli, vicino al grande camino, a parlare fitto, fitto. E di cose se ne sono dette…

 

È il percorso nel tempo, di ciò che Joyce le ha mostrato in cose, luoghi, persone e come lei stessa dice tutto ciò che le ha cambiato la vita, “…sollevando incertezze di approccio critico nei confronti di una formazione, seppur solida rimaneva d’impronta accademico/borghese monoculturale…”

Il libro, oltre ad essere un devoto e dovuto omaggio rivolto alla preziosa amica, è un dialogo della scrittrice con sé stessa, è quel desiderio nascosto di esternare tutto ciò che ha dentro e di presentarsi, finalmente, così com’è.

La via fissata, in questo prezioso scritto di 182 pagine, comprese le appendici, è lastricata di luoghi, di aneddoti, conoscenze, di frequentazioni, di tenerezze, di poesie, di viaggi e di racconti per le Cicce, le sue adorate nipoti, quasi certamente un felice surrogato di maternità.

Fa capolino, nelle pagine di questa preziosa raccolta, anche il buon Alferio, la solida figura affettiva, il compagno-marito di Dina, che con la sua bravura in cucina si era guadagnato da Joyce la stima di chi, uomo, aveva la stessa cura e preferenza di un’azione del tutto al femminile.

Negli affetti Joyce era molto riservata, le sue intime ansie, le incertezze, le inquietudini, l’infinita dolcezza nel ricordare Emilio, l’amato marito, erano sempre manifestate con riserbo, il riguardo dovuto chi le ha dato la completezza di donna e di artista.

“Trent’anni, mio compagno, trent’anni

Le nostre vite sono intrecciate

Come vimini al canestro…”

E quanta tenerezza per suo figlio Giovanni e che similitudine per lui con il roseo creato, ma già paventa il distacco e ne resta spaventata

“piedini che non avete mai camminato

  morbidi come uccelletti implumi nel nido tiepido

  rosei come l’aurora

  Piedini che non avete camminato ancora

  dove porterete il mio figliolo?”

 Sì, gli affetti familiari, così importanti per l’anima sua, bella e desiderosa di condividere amore.

Anche Dina, ugualmente a Joice, c’è ulteriore concordia nel condividere amore e conoscenza con le sue tenere nipoti, l’albero di gelso, per esempio e la sua funzione di nutrimento di sapere.

“C’era na vota, nu sorece e na carota. Se mettèro rota rota… ‘U vvuò sente ‘nata vota?

Di Joyce, Dina ci ricorda la sua eleganza informale, ma allo stesso tempo civettuola, quel tanto che basta per dare il tocco personale alla sua femminilità, parliamo delle sue scarpette basse, le comodissime cinesine, dei suoi pettinini vari e colorati per trattenere i capelli candidi, dei suoi magnifici scialli in cui si avvolgeva tutta.

Con Joyce, Dina ha viaggiato, coordinate fattive esperienze a scuola, conosciuto personaggi, uno fra tutti, Vittorio Foa, rivangato il passato, riletto libri, fruito l’arte, ascoltato musica, la scelta trama del tempo trascorso. Una vastità di emozioni, un’estensione del proprio io, al pari teso a corde di un arco.

Che bella la vita se la vivi così!!

Vittorio Foa, una lunga amicizia con Joyce, la condivisione dell’opposizione al Fascismo, l’esilio, la guerra, per Lui, oppositore al Regime ed ebreo, sette anni di durissima prigionia, la Resistenza. A quell’incontro ne seguirono altri con gli studenti di Dina che portava avanti nel Liceo Virgilio di Roma, la Metodologia della Storia.

“Non c’è nulla di eroico in guerra. Non c’è nulla di eroico di morire soli nel fango di una trincea” dice Vittorio Foa

Partecipazione e lacrime dei ragazzi in ascolto.

“Non che è vero che i giovani non amino la storia. Il fatto è che bisogna sapergliela raccontare, con Chiarezza ed Onestà. Saper leggere gli eventi nella loro essenzialità e con essi fare i conti, senza mezzi termini” Joyce Lussu

Padre, Padrone, Padreterno, Tradurre poesia, Fronti e frontiere sul finire degli anni ’60, Dina, attraverso la lettura di questo saggio, incontra per la prima volta la scrittrice partigiana e sarà per sempre.

*mi piace sviscerare (N.D.) l’idea centrale di questo saggio che ha tanto dato alla causa del Femminismo, quasi dimenticato dalle giovani donne attuali o considerato gratis.

  • La triade del potere: Il Padre (La famiglia): L'istituzione patriarcale che confina la donna al ruolo di fattrice di figli (proprietà del marito) e custode della casa.
  • Il Padrone (L'economia): Il sistema di sfruttamento economico (dallo schiavismo al capitalismo) che estrae valore dal lavoro non pagato o sottopagato delle donne.
  • Il Padreterno (La religione): Le strutture religiose e ideologiche che hanno storicamente legittimato la superiorità maschile, fornendo una giustificazione divina alla subordinazione della donna.

Che illuminazione per la giovane Dina, l’allure che non si spegnerà più!

 

Nelle pagine, poi, si susseguono tanti usi pignoli di Joyce che Dina annota con puntigliosità notarile: la collocazione degli oggetti, le sciarpe, le scarpe, le borse, la moka, le tisane, il caffè, sempre allo stesso posto ed il ripetersi di poesie a memoria. Vezzi? Macché esercizi per mantenere viva la mente. Negli anni di Joyce, Dina conosce, collabora e propaga nei suoi alunni conoscenze, in piena sintonia culturale: Teresa Lapis, Anna Fresu, Annio Stasi, Mimma De Leo, Sara Zanghì, Mimmo Franzinelli, Pietro Altieri, Aureliano Amadei, Camilla Cocchi, Valeria Peraizza, Lorenzo Briotti, Filippo Trojano.

Un prezioso patrimonio accumulato, spendibile e ricordevole per gli anni meno effervescenti del poi inevitabile.

 

Te lo ricordi il ’68? Eccome Dina, all’istante sono tornata là dove non mi sono più mossa, così il programma di vita è stato scelto per immetterlo nella scuola da rinnovare, nella didattica da applicare, nella musica da preferire, nel cinema da vedere, nel teatro da scegliere, nei viaggi da affrontare, nelle mostre da fruire. La vita cambiata da un bel viaggio nel sapere…

Grazie per questa tua conoscenza di Joyce condivisa e parafrasando il titolo del tuo libro

              “La mia amicizia con Dina Franciulli”

Ci può stare…

Maria Serritiello





mercoledì 23 settembre 2026

"Meravigliosa Salerno" è il nuovo libro-viaggio di Paolo Romano tra bellezza e memoria della città

 




di Maria Serritiello


“Meravigliosa Salerno" è il nuovo libro- viaggio di Paolo Romano tra   bellezza e memoria della città

 

Sarebbe riduttivo per lo straordinario lavoro, compiuto dall’autore classificare “Meravigliosa Salerno” semplicemente una guida. Lontano dai canoni freddi dei classici manuali turistici, il libro, finito di stampare nel mese di agosto 2026, per conto della Marlin S.r.l. Editore, accompagna il lettore lungo ben 110 tappe e punti di interesse dedicati a Salerno. Straordinarie sono le fotografie di una super Cristina Santonicola, fotografa per vocazione, a corredare il raffinato editoriale.  Il volume agile, maneggevole ed elegante, già nell’immagine della copertina ci spalanca la porta del duomo sul lunato golfo (cit. Gabriele D’Annunzio), per aprirsi come finestra aperta sulla bellezza autentica della città.

È un omaggio a Salerno, quello di Paolo Romano, docente, giornalista e scrittore ed al sentimento di tutti i Salernitani, che, o sono stanziali o se ne vanno per ragioni lavorative, non si allontanano mai definitivamente dalla città. I luoghi descritti sono un invito a riscoprire l’anima quotidiana dei posti e rappresentano un ponte della memoria per continuare a girovagare con la mente o dal vivo tra il Lungomare, il Bar Nettuno, Largo Campo, la Rotonda, Piazza Portanova e tra quegli angoli storici che sembrano essere protetti da mura immaginarie.

Il volume si apre con il contributo dell’attrice Salernitana Beatrice Fazi ed è impreziosito dalla dedica a Sandor Marai, il grande autore ungherese che visse a Salerno durante tutto l’esilio ed ebbe a dire che “la cosa migliore fatta in quel periodo fu proprio rimanere qui”. Sebbene il cuore dell’opera esplori oltre 110 angoli di Salerno, il racconto si allunga felicemente verso le meraviglie circostanti da un lato la divina costiera e dall’altro la costa cilentana.

A dare ulteriore valore al libro sono le toccanti testimonianze della cultura, della politica, degli scrittori, dei poeti e degli attori, che, a piè di pagine, hanno rilasciato nel tempo, omaggiando con un pensiero ricordevole, Salerno.

Dell’opera una raffinatezza tipografica va sottolineata, accanto al numero di ogni pagina, stampato c’è un piccolo leoncino che richiama i leoni di marmo pesante posti a guardia simbolica del duomo di Salerno. Sfogliare il libro significa, anche, far scorrere le pagina sotto lo sguardo discreto di questo simbolo cittadino, aggiungendo un tocco finale di grande classe ad un’opera fatta col cuore.

E così “Meravigliosa Salerno” si rivela un lungo ed affascinante cammino tra le meraviglie cittadine, una mappa dell'anima che restituisce alla città tutta la sua memoria, il suo fascino e la sua viva identità.

Maria Serritiello

 







mercoledì 16 settembre 2026

La Tua Foto di Maria Serritiello

 



  
Mio Fratello Antonio 


La Tua Foto

                     di Maria Serritiello

Abbracci,

ci abbracci

e dietro di te

l'azzurro immenso cielo,

la limpidezza del giorno 

e della vita il desiderio


Salerno, 16-9-2026 ore 15,19






lunedì 14 settembre 2026

LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE XIV SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA NEL TEMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE INTRODUZIONE: Rimanere umani

 




Fonte: Fond. Studi Tonoliani

"... Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa..."

Leone XIV,  passim





***Sono contenta del Restiamo Umani del Papa Leone XIV, in linea con il concorso di fotografia indetto per ricordare la memoria di mio fratello Antonio. Infatti il tema di quest'anno è proprio


                                   Restiamo Umani


Il concorso è gratis e scade il 30 settembre 2026   

www.concorsoprofessionereporter.it






domenica 13 settembre 2026

il 27 Settembre 2026 All' Archivio di Stato di Salerno Alessandro Amendola in concerto

 



Fonte : Maria Serritiello

Domenica 27 Settembre alle ore 11,00 Archivio di Stato di Salerno

                            Alessandro Amendola

                                 in concerto

Programma


S. Rachmaninov - 4 preludi dall’op. 23 (4-6-7-8)


F. Busoni - Fantasia da camera super Carmen


F. Liszt - Studio trascendentale n. 11 “Armonie della sera”


-Le Réminiscences de Norma, S.394

Note Biografiche

Alessandro Amendola (Eboli, 2000) ha conseguito presso il Conservatorio di Salerno e sotto la guida di Giuseppe Squitieri la laurea di primo livello in pianoforte (2020) e la laurea specialistica in pianoforte solistico (2022), entrambe con il massimo dei voti, lode e menzione speciale. Attualmente frequenta il corso di perfezionamento in pianoforte solistico presso la Scuola di Musica di Fiesole con Andrea Lucchesini.Premiato in numerosi concorsi pianistici, ha vinto primi premi ai concorsi “Città di Barcellona P.G.”, “Don Enrico Smaldone” di Angri, “Carlo Agresti” di Sala Consilina, “Giovani Promesse” di Bracigliano, “Competition Music World” di Scafati, “Jacopo Napoli” di Cava de’ Tirreni, “Antonio Vivaldi” di Sapri, Concorso di Riardo (CE), “Leopoldo Mugnone” di Caserta.Ha seguito masterclass con Andrea Lucchesini, Mats Widlund, Alessandro Cervino e Daniel Rivera. Ha partecipato come solista ai concerti di Palazzo Zevallos dal 2017 al 2020, Piano City 2018 e Piano City Scarlatti 2019 a Napoli, Piano Stop 2018 e 2022 a Salerno, Piano Stop 2019 e 2021 a Cava de’ Tirreni, Progetto Beethoven a Villa Pignatelli e Progetto Mozart presso la chiesa anglicana, sempre a Napoli.Si è esibito sia come solista che in formazioni cameristiche presso la Sala Laudamo di Messina, il Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, l’Auditorium S. Gregorio VII di Battipaglia, presso il Teatro “La Provvidenza” e il Palazzo della Cultura ex Convento dei Domenicani di Vallo della Lucania, il Palazzo Vinciprova a Pioppi e nella I e II Rassegna Concertistica Capaccio-Paestum.Si è esibito come solista con l’Orchestra del Conservatorio Martucci eseguendo la Rhapsody in Blue di Gershwin e, successivamente, il Secondo e il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, eseguiti al Festival di Ravello.




mercoledì 9 settembre 2026

26-27 Settembre 2026 tornano le Giornate Europee del Patrimonio . A Salerno recital pianistico di Alessandro Amendola

 


Fonte curata da: Maria Serritiello

Le Giornate Europee del Patrimonio sono iniziative culturale promosse dal Consiglio d' Europa e dalla Commissione Europea. 
Nelle giornate dell'evento i partecipanti possono visitare gratuitamente o con ingressi agevolati monumenti, musei e siti storici che di solito non sono aperti al pubblico

Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), spesso associate all'idea di festa o celebrazione del patrimonio culturale, si terranno a settembre 2026 in tutta Italia, con iniziative anche a Salerno e nei suoi musei. Il tema ufficiale dell'edizione 2026 è "Proteggere il patrimonio".

All'interno di queste giornate si terrà Domenica, 27 settembre, alle ore 11-00, presso il salone Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno

          Recital pianistico di Alessandro Amendola






lunedì 7 settembre 2026

Terza Edizione "La Terrazza Nel Verde". Incontro a tema: Il Viaggio

 






di Maria Serritiello

 

Il 2 Settembre 2026 si è tenuta la 3°Edizione, "La terrazza nel verde", presso lo splendido spazio giardino di casa Serlenga. L'invito è stato rivolto all'artista che è in ognuno di noi, usando un unico tema: Il Viaggio. Gli artisti, tanti ad affollare la serata, hanno espresso la loro creatività in: fotografia, poesia, pittura, musica, cucina, lettura, danza, canto, scultura, video, narrativa, recitazione, arti applicate. Un ventaglio di espressività possibile ed accessibile per essere protagonista e per conoscere il percorso artistico ed umano degli altri.

 

Una serata incantevole per il refrigerio all'afa, per il panorama che si è goduto dall'alto, per l'insieme di tante sapienze espresse e per le sfizioserie gustate in cordialità. Non è mancato il festeggiamento speciale e particolare con il taglio della torta per i "50 anni di matrimonio" di Franco Bruno Vitolo e della sua dolce metà.

 

Amor  vincit omnia et nos cedamus amori, lunga e serena vita ai festeggiati ed a quanti, come i presenti, cedano ogni volta alla passione artistica, che è alimento non deperibile per l'anima.

 

L'appuntamento è per la 4°Edizione 2027


Per la prima volta abbiamo partecipato io e mio marito il Dott.re Ferdinando Bianco, di seguito i nostri due interventi

A tutti gli artisti, ognuno per la propria competenza, il nostro grazie




Per chi non mi conosce, sono Maria Serritiello, scrivo da sempre e sono solita aggiungere che compongo un po’ per celia e un po’ per non morir, per fare il verso a Madama Butterfly. Stabilmente ho iniziato a dedicarmi alla poesia dal 1992, producendo 6 raccolte dai temi classici:

Gli affetti familiari, i luoghi della memoria, la città natia, la natura, la costiera, il mare, le emozioni, la guerra, la donna, il sociale, l’amore.

Per questa serata, ho scelto per voi un ‘unica poesia che descrive l’idea del “viaggio a cui io m’ispiro e non il viaggio in sé.

 

In viaggio con me

                                      di Maria Serritiello

 

 

 

In viaggio con me,

 

bagaglio carico sulle spalle

 

e per mano

 

tutto quanto posso trascinare.

 

Cerco strade nuove

 

ma è alle vecchie

 

che torno volentieri.

 

Come guerriero

 

sono al mio fianco,

 

e a passo spedito

 

m’avvio.

 

Amo la mia compagnia,

 

i vecchi pensieri,

 

il futuro che mi sovrasta

 

e la penna che in fretta striscia

 

sulla Moleskine nera.

 

Nel vario cammino,

 

brandelli d’amicizia

 

tronchi di conversazione

 

e fauci spalancate ai bisogni

 

incontro.

 

Con me la libertà,

 

quel poco che resta

 

assaggio

 

ed al ritorno,

 

del giardino m’invade il profumo,

 

il letto di nuovo culla

 

e Kora nell’attesa, uguale Argo


Salerno, 12 maggio 2012 






martedì 1 settembre 2026

Un mese fa Iole La Porta Fanelli ci lasciava. Il mio ricordo

 




Di Maria Serritiello


Cara Iole, non so da dove iniziare per dire di te, intanto pensavo non dovesse capitarmi mai. Tu e Ninì siete stati due figure affettive ed accudenti per me, più di ogni altro parente e così a distanza di un anno mi private del vostro affetto.

Voglio ricordarti, Iole, come persona completa, per come riuscivi ad accudire la famiglia, ad impegnarti nel lavoro d’insegnante, ad essere una donna manager dopo aver raggiunto la pensione, a reinventarti ogni volta per partecipare in modo attivo alla vita, che hai amato fino alla fine.

E poi una passione unica, totale, esclusiva per l’amato Ninì, tuo marito, servito con devozione, come prete all’altare e non per retrograda sottomissione, ma per attaccamento e per il piacere di rendergli la casa accogliente e gradevole, proprio come era stato abituato nella casa padronale di Mottola.

Da te, cara Iole, ho imparato tanti rituali di casa, a me che manco di cultura femminile, per aver perso mia madre presto, molto presto. Tu, però, sei stata un ottimo surrogato e te ne sono grata, se nei consessi i più svariati, sono alla pari per chi vorrebbe saperne di più. Scusami, comunque, se non ho voluto imparare e di conseguenza sperimentare le buone ricette che riuscivi a preparare, anche in poco tempo, tanto, poi, le mangiavo da te.

Come non ricordare quanta buona compagnia tu e la tua famiglia mi avete offerto negli anni, i tuoi figli Tommaso e Checco, come due fratelli per me, con loro accantonavo le mie tristezze e m’improvvisavo spensierata.

Ora che te ne sei andata si susseguono i tanti ricordi di un’amicizia leale e sincera, durata senza nessuna interruzione. Ricordi? Tu mi consideravi la figlia femmina che tanto ti mancava ed io ero contenta di sopperire a qualche assenza.

Quante serate in giro per vivere l’allegria della comitiva e dopo le giornate trascorse al Lido; l’estate aveva il sapore della tua “piperlizia” o di ogni altra leccornia che tu, da mamma chioccia, dispensavi a questa gioventù affamata e sopraffatta dal dolce far nulla.   

Né potrò mai dimenticare le tue tagliate di frutta fresca racchiuse nel thermos che mi mandavi in ospedale e che Ninì con preciso impegno mi consegnava, era agosto e anche vent’anni fa faceva caldo.

Ora la tua casa resta sola, le tue mani non toccano più ciò che hai conservato con amorevolezza per tutti questi lunghi anni e ninnoli, centrini argenteria lustra, piatti di Cerreto, quadri, oggetti, libri, foto, cd, conservati con amore, terminano il loro compito, se non ci sarai più tu.

Il tuo sguardo, Iole, si è chiuso ma non il ricordo che ognuno di noi ha di te e della tua casa.  Le tue piante in fiore, per esempio, adesso, chi le curerà?  E già manchi, per tutto quello che sapevi fare e dispensare.

I tuoi adorati figli, Tommaso e Checco, inconsolabili, sopraffatti dal dolore, i nipoti Everton e Wellington, le nuore Ornella ed Ivana, che non troveranno più la sicurezza, la tua sicurezza che dispensavi, quella stessa iniziata da bambina, cresciuta con la nonna in Cilento, la saggezza ti derivava di là, unita alla capacità di sopravvivenza, così in pace come in guerra. Più tardi anche la frequenza a scuola in semplici pluriclassi ti hanno dato la spinta per il futuro, di essere tu stessa, un’amorevole maestra elementare.

L’ultima volta che ti ho vista in vita è stata nel mese di aprile, tu eri già     allettata e qualche traccia della tua cura personale era ancora presente, sicché la camicia con merletti i capelli senza un filo di bianco ed il viso privo di rughe, erano il segno di distinzione, per quello che eri sempre stata, una signora curata, senza eccessi. Così hai spalancato gli occhi e mi hai chiamata per nome, riconoscendomi. Il tuo sorriso e la gioia di vedermi me li porterò nel cuore, come dono scambievole di assoluta amicizia, oltre il tempo terreno.

Sulla mia scrivania, da qualche tempo, ci sono piccoli oggetti in argento che ti, vi sono appartenuti e che io ho voluto in regalo per il mio matrimonio, passato, ormai, da un pezzo. Il mio desiderio era di una consegna del ricordo, un qualcosa che vi fosse appartenuto, non un oggetto senza storia e così è stato.

Ed oggi te ne vai Iole, senza guardare indietro, sicura del tuo percorso umano, svolto diligentemente e che ti ha contraddistinta tra le tante.

Ti allontani, ma lasci un’eredità di affetto preziosa per tutti. Noi non ti dimenticheremo ma tu fai altrettanto!  

Maria Serritiello