Di Maria Serritiello
Cara Iole, non so da dove
iniziare per dire di te, intanto pensavo non dovesse capitarmi mai. Tu e Ninì
siete stati due figure affettive ed accudenti per me, più di ogni altro parente
e così a distanza di un anno mi private del vostro affetto.
Voglio ricordarti, Iole,
come persona completa, per come riuscivi ad accudire la famiglia, ad impegnarti
nel lavoro d’insegnante, ad essere una donna manager dopo aver raggiunto la
pensione, a reinventarti ogni volta per partecipare in modo attivo alla vita,
che hai amato fino alla fine.
E poi una passione unica,
totale, esclusiva per l’amato Ninì, tuo marito, servito con devozione, come
prete all’altare e non per retrograda sottomissione, ma per attaccamento e per
il piacere di rendergli la casa accogliente e gradevole, proprio come era stato
abituato nella casa padronale di Mottola.
Da te, cara Iole, ho
imparato tanti rituali di casa, a me che manco di cultura femminile, per aver
perso mia madre presto, molto presto. Tu, però, sei stata un ottimo surrogato e
te ne sono grata, se nei consessi i più svariati, sono alla pari per chi
vorrebbe saperne di più. Scusami, comunque, se non ho voluto imparare e di
conseguenza sperimentare le buone ricette che riuscivi a preparare, anche in
poco tempo, tanto, poi, le mangiavo da te.
Come non ricordare quanta
buona compagnia tu e la tua famiglia mi avete offerto negli anni, i tuoi figli
Tommaso e Checco, come due fratelli per me, con loro accantonavo le mie
tristezze e m’improvvisavo spensierata.
Ora che te ne sei andata
si susseguono i tanti ricordi di un’amicizia leale e sincera, durata senza
nessuna interruzione. Ricordi? Tu mi consideravi la figlia femmina che tanto ti
mancava ed io ero contenta di sopperire a qualche assenza.
Quante serate in giro per
vivere l’allegria della comitiva e dopo le giornate trascorse al Lido; l’estate
aveva il sapore della tua “piperlizia” o di ogni altra leccornia che tu, da
mamma chioccia, dispensavi a questa gioventù affamata e sopraffatta dal dolce
far nulla.
Né potrò mai dimenticare
le tue tagliate di frutta fresca racchiuse nel thermos che mi mandavi in
ospedale e che Ninì con preciso impegno mi consegnava, era agosto e anche
vent’anni fa faceva caldo.
Ora la tua casa resta
sola, le tue mani non toccano più ciò che hai conservato con amorevolezza per
tutti questi lunghi anni e ninnoli, centrini argenteria lustra, piatti di
Cerreto, quadri, oggetti, libri, foto, cd, conservati con amore, terminano il
loro compito, se non ci sarai più tu.
Il tuo sguardo, Iole, si
è chiuso ma non il ricordo che ognuno di noi ha di te e della tua casa. Le tue piante in fiore, per esempio, adesso,
chi le curerà? E già manchi, per tutto
quello che sapevi fare e dispensare.
I tuoi adorati figli,
Tommaso e Checco, inconsolabili, sopraffatti dal dolore, i nipoti Everton e Wellington,
le nuore Ornella ed Ivana, che non troveranno più la sicurezza, la tua
sicurezza che dispensavi, quella stessa iniziata da bambina, cresciuta con la
nonna in Cilento, la saggezza ti derivava di là, unita alla capacità di sopravvivenza,
così in pace come in guerra. Più tardi anche la frequenza a scuola in semplici
pluriclassi ti hanno dato la spinta per il futuro, di essere tu stessa, un’amorevole
maestra elementare.
L’ultima volta che ti ho
vista in vita è stata nel mese di aprile, tu eri già allettata e qualche traccia della tua cura
personale era ancora presente, sicché la camicia con merletti i capelli senza
un filo di bianco ed il viso privo di rughe, erano il segno di distinzione, per
quello che eri sempre stata, una signora curata, senza eccessi. Così hai
spalancato gli occhi e mi hai chiamata per nome, riconoscendomi. Il tuo sorriso
e la gioia di vedermi me li porterò nel cuore, come dono scambievole di
assoluta amicizia, oltre il tempo terreno.
Sulla mia scrivania, da
qualche tempo, ci sono piccoli oggetti in argento che ti, vi sono appartenuti e
che io ho voluto in regalo per il mio matrimonio, passato, ormai, da un pezzo.
Il mio desiderio era di una consegna del ricordo, un qualcosa che vi fosse
appartenuto, non un oggetto senza storia e così è stato.
Ed oggi te ne vai Iole,
senza guardare indietro, sicura del tuo percorso umano, svolto diligentemente e
che ti ha contraddistinta tra le tante.
Ti allontani, ma lasci
un’eredità di affetto preziosa per tutti. Noi non ti dimenticheremo ma tu fai
altrettanto!
Maria Serritiello