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martedì 1 settembre 2026

Un mese fa Iole La Porta Fanelli ci lasciava. Il mio ricordo

 




Di Maria Serritiello


Cara Iole, non so da dove iniziare per dire di te, intanto pensavo non dovesse capitarmi mai. Tu e Ninì siete stati due figure affettive ed accudenti per me, più di ogni altro parente e così a distanza di un anno mi private del vostro affetto.

Voglio ricordarti, Iole, come persona completa, per come riuscivi ad accudire la famiglia, ad impegnarti nel lavoro d’insegnante, ad essere una donna manager dopo aver raggiunto la pensione, a reinventarti ogni volta per partecipare in modo attivo alla vita, che hai amato fino alla fine.

E poi una passione unica, totale, esclusiva per l’amato Ninì, tuo marito, servito con devozione, come prete all’altare e non per retrograda sottomissione, ma per attaccamento e per il piacere di rendergli la casa accogliente e gradevole, proprio come era stato abituato nella casa padronale di Mottola.

Da te, cara Iole, ho imparato tanti rituali di casa, a me che manco di cultura femminile, per aver perso mia madre presto, molto presto. Tu, però, sei stata un ottimo surrogato e te ne sono grata, se nei consessi i più svariati, sono alla pari per chi vorrebbe saperne di più. Scusami, comunque, se non ho voluto imparare e di conseguenza sperimentare le buone ricette che riuscivi a preparare, anche in poco tempo, tanto, poi, le mangiavo da te.

Come non ricordare quanta buona compagnia tu e la tua famiglia mi avete offerto negli anni, i tuoi figli Tommaso e Checco, come due fratelli per me, con loro accantonavo le mie tristezze e m’improvvisavo spensierata.

Ora che te ne sei andata si susseguono i tanti ricordi di un’amicizia leale e sincera, durata senza nessuna interruzione. Ricordi? Tu mi consideravi la figlia femmina che tanto ti mancava ed io ero contenta di sopperire a qualche assenza.

Quante serate in giro per vivere l’allegria della comitiva e dopo le giornate trascorse al Lido; l’estate aveva il sapore della tua “piperlizia” o di ogni altra leccornia che tu, da mamma chioccia, dispensavi a questa gioventù affamata e sopraffatta dal dolce far nulla.   

Né potrò mai dimenticare le tue tagliate di frutta fresca racchiuse nel thermos che mi mandavi in ospedale e che Ninì con preciso impegno mi consegnava, era agosto e anche vent’anni fa faceva caldo.

Ora la tua casa resta sola, le tue mani non toccano più ciò che hai conservato con amorevolezza per tutti questi lunghi anni e ninnoli, centrini argenteria lustra, piatti di Cerreto, quadri, oggetti, libri, foto, cd, conservati con amore, terminano il loro compito, se non ci sarai più tu.

Il tuo sguardo, Iole, si è chiuso ma non il ricordo che ognuno di noi ha di te e della tua casa.  Le tue piante in fiore, per esempio, adesso, chi le curerà?  E già manchi, per tutto quello che sapevi fare e dispensare.

I tuoi adorati figli, Tommaso e Checco, inconsolabili, sopraffatti dal dolore, i nipoti Everton e Wellington, le nuore Ornella ed Ivana, che non troveranno più la sicurezza, la tua sicurezza che dispensavi, quella stessa iniziata da bambina, cresciuta con la nonna in Cilento, la saggezza ti derivava di là, unita alla capacità di sopravvivenza, così in pace come in guerra. Più tardi anche la frequenza a scuola in semplici pluriclassi ti hanno dato la spinta per il futuro, di essere tu stessa, un’amorevole maestra elementare.

L’ultima volta che ti ho vista in vita è stata nel mese di aprile, tu eri già     allettata e qualche traccia della tua cura personale era ancora presente, sicché la camicia con merletti i capelli senza un filo di bianco ed il viso privo di rughe, erano il segno di distinzione, per quello che eri sempre stata, una signora curata, senza eccessi. Così hai spalancato gli occhi e mi hai chiamata per nome, riconoscendomi. Il tuo sorriso e la gioia di vedermi me li porterò nel cuore, come dono scambievole di assoluta amicizia, oltre il tempo terreno.

Sulla mia scrivania, da qualche tempo, ci sono piccoli oggetti in argento che ti, vi sono appartenuti e che io ho voluto in regalo per il mio matrimonio, passato, ormai, da un pezzo. Il mio desiderio era di una consegna del ricordo, un qualcosa che vi fosse appartenuto, non un oggetto senza storia e così è stato.

Ed oggi te ne vai Iole, senza guardare indietro, sicura del tuo percorso umano, svolto diligentemente e che ti ha contraddistinta tra le tante.

Ti allontani, ma lasci un’eredità di affetto preziosa per tutti. Noi non ti dimenticheremo ma tu fai altrettanto!  

Maria Serritiello