Esattamente 20 anni fa,
era l’agosto del 2006, quando le frecce tricolori si sono esibite per la prima
volta a Salerno, tornano di nuovo il 25, 26 e 27 settembre in occasione del 22°
Raduno Nazionale
Air Show è promosso
dall'Associazione Arma Aeronautica Aviatori d'Italia, organizzata in
collaborazione con la sezione di Salerno e l'Aero Club Salerno, patrocinata dal
Comune di Salerno e si avvale del contributo della Camera di Commercio di
Salerno, sempre in prima linea a sostegno dello sviluppo economico e turistico
del territorio. Alle attività organizzative ha collaborato, inoltre, la CNA
Salerno.
I principali appuntamenti
per seguire l’evento
• Il "Villaggio Azzurro": (da
venerdì 25 a domenica 27 settembre): s’inaugura venerdì 25 settembre
alle ore 10:30 presso il Lungomare Santa Teresa. Il villaggio
rimarrà aperto per tutto il week-end offrendo al pubblico esperienze immersive,
tra cui un simulatore di volo, la mostra statica del cockpit dell'aereo Tornado
e gli stand informativi dell’Aeronautica Militare e dell’Associazione
Aeronautica.
• Sabato 26 settembre, ore 19,30, Concerto
della Banda dell’Aeronautica Militare al Teatro Augusteo, l’esibizione
della banda diretta dal Maestro Magg. Pantaleo Leonfranco Cammarano.
◦ Sabato 26 settembre (inizio ore 15:30
circa): prove ufficiali di volo della manifestazione aerea, con la Pattuglia
Acrobatica Nazionale, sul lungomare di Pastena.
◦ Domenica 27 settembre (inizio ore
16:00 - 18:00 circa): grande esibizione acrobatica dell’Air Show delle Frecce
Tricolori sul lungomare di Pastena / Marconi, preceduta
dal gruppo elicotteri HH139 del IX Stormo “Francesco Baracca”, simulazione di
un soccorso aereo in mare, lancio di paracadutisti dell’Aeronautica Militare,
passaggio di aerei dell’Aeroclub Italia di Salerno ed esibizione di un pilota
campione di acrobazia aerea a motore.
• Il Raduno Nazionale
dell'Associazione Arma Aeronautica (domenica 27 settembre):
la giornata di domenica vedrà il momento clou del raduno nazionale con
il ritrovo dei partecipanti sul Lungomare Trieste (ore 9:00 - 9:30) e il
solenne corteo da Piazza Dante Alighieri a Piazza della Libertà (dalle ore
10:30), dove si terranno le celebrazioni ufficiali alla presenza delle Autorità
Civili e Militari.
Infine nella mattinata
di lunedì 28 settembre, a partire dalle ore 9.00, anche la visita dei
piloti e di una delegazione dell’Aeronautica Militare presso l’Ospedale San
Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona: in particolare saranno portati doni ai
piccoli ricoverati nel reparto di Pediatria.
• “Il cielo nelle Mani” –
Spettacolo dedicato al Made in Italy
Io e Dina Franciulli
siamo amiche da più di 40 anni, so bene come tratta l’amicizia e come si
prodiga perché la qualità del sentimento amicale sia di buona fattura. Nessuna
meraviglia, perciò, nell’aver tra le mani “La mia amicizia con Joyce
Lussu”, il libro da lei scritto e pubblicato a marzo 2026, per conto
di Andrea Livi editore in Fermo e ad avere conferma, ancora una volta.
Ad intraprendere il
viaggio, perché di questo si tratta, indicato dalla copertina sanguigna e dall’immagine
di una lussuosa carrozza ferroviaria, con due donne eleganti sedute in
conversazione, si ha l’immediata percezione che scopriremo, andando avanti
nella lettura, oltre a tanto altro, il sentimento devoto del sapere di due
donne: Joyce e Dina.
Diciamolo subito che
Joyce, l’eccezionale donna della cultura mondiale, Sibilla e Strega,
è un’icona per studiosi convinti e per quell’ insieme di curiosi del sapere, ma
sconosciuta al grande pubblico, ahimè!
“…La mia
esperienza con te, quella di una sintonia reciproca, speciale: la nostra
alleanza, la nostra profonda amicizia…”
Queste le parole
di Dina, per la grande maestra, nell’incipit, così come le innumerevoli ore
trascorse a discettare, ad immergersi nelle profonde radici del sapere,
scoprirne altre ed a progettare collaborazioni. Pensa finanche di comprare una
parte di villa di casa Salvadori a San Tommaso, messa in vendita da Clement,
nipote della scrittrice.
Ecco, Dina in
Joyce ha trovato il mentore, l’alter ego, il contraltare dei suoi pensieri più
reconditi e conoscendola, si materializzano facilmente, dinanzi ai miei occhi,
le loro figure, avvolte in candidi scialli, vicino al grande camino, a parlare
fitto, fitto. E di cose se ne sono dette…
È il percorso nel
tempo, di ciò che Joyce le ha mostrato in cose, luoghi, persone e come lei
stessa dice tutto ciò che le ha cambiato la vita, “…sollevando incertezze
di approccio critico nei confronti di una formazione, seppur solida rimaneva
d’impronta accademico/borghese monoculturale…”
Il libro, oltre ad
essere un devoto e dovuto omaggio rivolto alla preziosa amica, è un dialogo della
scrittrice con sé stessa, è quel desiderio nascosto di esternare tutto ciò che
ha dentro e di presentarsi, finalmente, così com’è.
La via fissata, in
questo prezioso scritto di 182 pagine, comprese le appendici, è lastricata di
luoghi, di aneddoti, conoscenze, di frequentazioni, di tenerezze, di poesie, di
viaggi e di racconti per le Cicce, le sue adorate nipoti, quasi certamente un
felice surrogato di maternità.
Fa capolino, nelle
pagine di questa preziosa raccolta, anche il buon Alferio, la solida
figura affettiva, il compagno-marito di Dina, che con la sua bravura in cucina
si era guadagnato da Joyce la stima di chi, uomo, aveva la stessa cura e
preferenza di un’azione del tutto al femminile.
Negli affetti
Joyce era molto riservata, le sue intime ansie, le incertezze, le inquietudini,
l’infinita dolcezza nel ricordare Emilio, l’amato marito, erano sempre
manifestate con riserbo, il riguardo dovuto chi le ha dato la completezza di
donna e di artista.
“Trent’anni, mio
compagno, trent’anni
Le nostre vite
sono intrecciate
Come vimini al
canestro…”
E quanta tenerezza
per suo figlio Giovanni e che similitudine per lui con il roseo creato, ma già paventa il
distacco e ne resta spaventata
“piedini che non
avete mai camminato
morbidi come uccelletti implumi nel nido
tiepido
rosei come l’aurora
Piedini che non avete camminato ancora
dove porterete il mio figliolo?”
Sì, gli affetti familiari, così importanti per
l’anima sua, bella e desiderosa di condividere amore.
Anche Dina,
ugualmente a Joice, c’è ulteriore concordia nel condividere amore e conoscenza
con le sue tenere nipoti, l’albero di gelso, per esempio e la sua funzione di
nutrimento di sapere.
“C’era na vota, nu
sorece e na carota. Se mettèro rota rota… ‘U vvuò sente ‘nata vota?
Di Joyce, Dina ci ricorda
la sua eleganza informale, ma allo stesso tempo civettuola, quel tanto che
basta per dare il tocco personale alla sua femminilità, parliamo delle sue
scarpette basse, le comodissime cinesine, dei suoi pettinini vari e colorati
per trattenere i capelli candidi, dei suoi magnifici scialli in cui si
avvolgeva tutta.
Con Joyce, Dina ha
viaggiato, coordinate fattive esperienze a scuola, conosciuto personaggi, uno
fra tutti, Vittorio Foa, rivangato il passato, riletto libri, fruito l’arte,
ascoltato musica, la scelta trama del tempo trascorso. Una vastità di emozioni,
un’estensione del proprio io, al pari teso a corde di un arco.
Che bella la vita
se la vivi così!!
Vittorio Foa, una lunga
amicizia con Joyce, la condivisione dell’opposizione al Fascismo, l’esilio, la
guerra, per Lui, oppositore al Regime ed ebreo, sette anni di durissima
prigionia, la Resistenza. A quell’incontro ne seguirono altri con gli studenti
di Dina che portava avanti nel Liceo Virgilio di Roma, la Metodologia della
Storia.
“Non c’è nulla di
eroico in guerra. Non c’è nulla di eroico di morire soli nel fango di una
trincea” dice Vittorio Foa
Partecipazione e
lacrime dei ragazzi in ascolto.
“Non che è vero
che i giovani non amino la storia. Il fatto è che bisogna sapergliela
raccontare, con Chiarezza ed Onestà. Saper leggere gli eventi nella loro
essenzialità e con essi fare i conti, senza mezzi termini” Joyce Lussu
Padre, Padrone,
Padreterno, Tradurre poesia, Fronti e frontiere sul finire degli
anni ’60, Dina, attraverso la lettura di questo saggio, incontra per la prima
volta la scrittrice partigiana e sarà per sempre.
*mi piace
sviscerare (N.D.) l’idea centrale di questo saggio che ha tanto dato alla
causa del Femminismo, quasi dimenticato dalle giovani donne attuali o
considerato gratis.
La triade del potere: Il Padre (La
famiglia): L'istituzione patriarcale che confina la donna al ruolo di
fattrice di figli (proprietà del marito) e custode della casa.
Il Padrone (L'economia): Il sistema
di sfruttamento economico (dallo schiavismo al capitalismo) che estrae
valore dal lavoro non pagato o sottopagato delle donne.
Il Padreterno (La religione): Le strutture
religiose e ideologiche che hanno storicamente legittimato la superiorità
maschile, fornendo una giustificazione divina alla subordinazione della
donna.
Che
illuminazione per la giovane Dina, l’allure che non si spegnerà più!
Nelle pagine, poi,
si susseguono tanti usi pignoli di Joyce che Dina annota con puntigliosità
notarile: la collocazione degli oggetti, le sciarpe, le scarpe, le borse, la
moka, le tisane, il caffè, sempre allo stesso posto ed il ripetersi di poesie a
memoria. Vezzi? Macché esercizi per mantenere viva la mente. Negli anni di
Joyce, Dina conosce, collabora e propaga nei suoi alunni conoscenze, in piena
sintonia culturale: Teresa Lapis, Anna Fresu, Annio Stasi, Mimma De Leo,
Sara Zanghì, Mimmo Franzinelli, Pietro Altieri, Aureliano Amadei, Camilla
Cocchi, Valeria Peraizza, Lorenzo Briotti, Filippo Trojano.
Un prezioso
patrimonio accumulato, spendibile e ricordevole per gli anni meno effervescenti
del poi inevitabile.
Te lo ricordi il
’68?
Eccome Dina, all’istante sono tornata là dove non mi sono più mossa, così il
programma di vita è stato scelto per immetterlo nella scuola da rinnovare, nella
didattica da applicare, nella musica da preferire, nel cinema da vedere, nel
teatro da scegliere, nei viaggi da affrontare, nelle mostre da fruire. La vita
cambiata da un bel viaggio nel sapere…
Grazie per questa
tua conoscenza di Joyce condivisa e parafrasando il titolo del tuo libro
“Meravigliosa Salerno" è il nuovo libro- viaggio
di Paolo Romano tra bellezza e memoria
della città
Sarebbe riduttivo per lo
straordinario lavoro, compiuto dall’autore classificare “Meravigliosa
Salerno” semplicemente una guida.Lontano dai canoni freddi
dei classici manuali turistici, il libro, finito di stampare nel mese di
agosto 2026, per conto della Marlin S.r.l. Editore, accompagna il lettore
lungo ben 110 tappe e punti di interesse dedicati a Salerno.
Straordinarie sono le fotografie di una super Cristina Santonicola,
fotografa per vocazione, a corredare il raffinato editoriale.Il volume agile, maneggevole ed elegante, già
nell’immagine della copertina ci spalanca la porta del duomo sul lunato golfo
(cit. Gabriele D’Annunzio), per aprirsi come finestra aperta sulla bellezza
autentica della città.
È un omaggio a Salerno,
quello di Paolo Romano, docente, giornalista e scrittore ed al
sentimento di tutti i Salernitani, che, o sono stanziali o se ne vanno per
ragioni lavorative, non si allontanano mai definitivamente dalla città. I
luoghi descritti sono un invito a riscoprire l’anima quotidiana dei posti e
rappresentano un ponte della memoria per continuare a girovagare con la mente o
dal vivo tra il Lungomare, il Bar Nettuno, Largo Campo, la Rotonda, Piazza
Portanova e tra quegli angoli storici che sembrano essere protetti da mura
immaginarie.
Il volume si apre con il
contributo dell’attrice Salernitana Beatrice Fazi ed è impreziosito dalla
dedica a Sandor Marai, il grande autore ungherese che visse a Salerno
durante tutto l’esilio ed ebbe a dire che “la cosa migliore fatta in quel
periodo fu proprio rimanere qui”. Sebbene il cuore dell’opera esplori oltre
110 angoli di Salerno, il racconto si allunga felicemente verso le meraviglie
circostanti da un lato la divina costiera e dall’altro la costa cilentana.
A dare ulteriore valore
al libro sono le toccanti testimonianze della cultura, della politica, degli scrittori,
dei poeti e degli attori, che, a piè di pagine, hanno rilasciato nel tempo, omaggiando
con un pensiero ricordevole, Salerno.
Dell’opera una
raffinatezza tipografica va sottolineata, accanto al numero di ogni pagina,
stampato c’è un piccolo leoncino che richiama i leoni di marmo pesante posti a
guardia simbolica del duomo di Salerno. Sfogliare il libro significa, anche,
far scorrere le pagina sotto lo sguardo discreto di questo simbolo cittadino, aggiungendo
un tocco finale di grande classe ad un’opera fatta col cuore.
E così “Meravigliosa
Salerno” si rivela un lungo ed affascinante cammino tra le meraviglie cittadine,
una mappa dell'anima che restituisce alla città tutta la sua memoria, il suo
fascino e la sua viva identità.
"... Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa..."
Leone XIV, passim
***Sono contenta del Restiamo Umani del Papa Leone XIV, in linea con il concorso di fotografia indetto per ricordare la memoria di mio fratello Antonio. Infatti il tema di quest'anno è proprio
Domenica 27 Settembre alle ore 11,00 Archivio di Stato di Salerno
Alessandro Amendola
in concerto
Programma
S. Rachmaninov - 4 preludi dall’op. 23 (4-6-7-8)
F. Busoni - Fantasia da camera super Carmen
F. Liszt - Studio trascendentale n. 11 “Armonie della sera”
-Le Réminiscences de Norma, S.394
Note Biografiche
Alessandro Amendola (Eboli, 2000) ha conseguito presso il Conservatorio di Salerno e sotto la guida di Giuseppe Squitieri la laurea di primo livello in pianoforte (2020) e la laurea specialistica in pianoforte solistico (2022), entrambe con il massimo dei voti, lode e menzione speciale. Attualmente frequenta il corso di perfezionamento in pianoforte solistico presso la Scuola di Musica di Fiesole con Andrea Lucchesini.Premiato in numerosi concorsi pianistici, ha vinto primi premi ai concorsi “Città di Barcellona P.G.”, “Don Enrico Smaldone” di Angri, “Carlo Agresti” di Sala Consilina, “Giovani Promesse” di Bracigliano, “Competition Music World” di Scafati, “Jacopo Napoli” di Cava de’ Tirreni, “Antonio Vivaldi” di Sapri, Concorso di Riardo (CE), “Leopoldo Mugnone” di Caserta.Ha seguito masterclass con Andrea Lucchesini, Mats Widlund, Alessandro Cervino e Daniel Rivera. Ha partecipato come solista ai concerti di Palazzo Zevallos dal 2017 al 2020, Piano City 2018 e Piano City Scarlatti 2019 a Napoli, Piano Stop 2018 e 2022 a Salerno, Piano Stop 2019 e 2021 a Cava de’ Tirreni, Progetto Beethoven a Villa Pignatelli e Progetto Mozart presso la chiesa anglicana, sempre a Napoli.Si è esibito sia come solista che in formazioni cameristiche presso la Sala Laudamo di Messina, il Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, l’Auditorium S. Gregorio VII di Battipaglia, presso il Teatro “La Provvidenza” e il Palazzo della Cultura ex Convento dei Domenicani di Vallo della Lucania, il Palazzo Vinciprova a Pioppi e nella I e II Rassegna Concertistica Capaccio-Paestum.Si è esibito come solista con l’Orchestra del Conservatorio Martucci eseguendo la Rhapsody in Blue di Gershwin e, successivamente, il Secondo e il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, eseguiti al Festival di Ravello.
Le Giornate Europee del Patrimonio sono iniziative culturale promosse dal Consiglio d' Europa e dalla Commissione Europea.
Nelle giornate dell'evento i partecipanti possono visitare gratuitamente o con ingressi agevolati monumenti, musei e siti storici che di solito non sono aperti al pubblico
Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), spesso associate all'idea di festa o celebrazione del patrimonio culturale, si terranno a settembre 2026 in tutta Italia, con iniziative anche a Salerno e nei suoi musei. Il tema ufficiale dell'edizione 2026 è "Proteggere il patrimonio".
All'interno di queste giornate si terrà Domenica, 27 settembre, alle ore 11-00, presso il salone Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno
Il 2 Settembre 2026 si è tenuta la 3°Edizione,
"La terrazza nel verde", presso lo splendido spazio giardino di casa
Serlenga. L'invito è stato rivolto all'artista che è in ognuno di noi, usando
un unico tema: Il Viaggio. Gli artisti, tanti ad affollare la serata, hanno
espresso la loro creatività in: fotografia, poesia, pittura, musica, cucina,
lettura, danza, canto, scultura, video, narrativa, recitazione, arti applicate.
Un ventaglio di espressività possibile ed accessibile per essere protagonista e
per conoscere il percorso artistico ed umano degli altri.
Una serata incantevole per il refrigerio all'afa, per
il panorama che si è goduto dall'alto, per l'insieme di tante sapienze espresse
e per le sfizioserie gustate in cordialità. Non è mancato il festeggiamento
speciale e particolare con il taglio della torta per i "50 anni di
matrimonio" di Franco Bruno Vitolo e della sua dolce metà.
Amor vincit
omnia et nos cedamus amori, lunga e serena vita ai festeggiati ed a quanti,
come i presenti, cedano ogni volta alla passione artistica, che è alimento non
deperibile per l'anima.
L'appuntamento è per la 4°Edizione 2027
Per la prima volta abbiamo partecipato io e mio marito il Dott.re Ferdinando Bianco, di seguito i nostri due interventi
A tutti gli artisti, ognuno per la propria competenza, il nostro grazie
Per chi non mi conosce, sono Maria Serritiello,
scrivo da sempre e sono solita aggiungere che compongo un po’ per celia e un
po’ per non morir, per fare il verso a Madama Butterfly. Stabilmente ho
iniziato a dedicarmi alla poesia dal 1992, producendo 6 raccolte dai temi
classici:
Gli affetti familiari, i luoghi della memoria, la
città natia, la natura, la costiera, il mare, le emozioni, la guerra, la donna,
il sociale, l’amore.
Per questa serata, ho scelto per voi un ‘unica poesia
che descrive l’idea del “viaggio a cui io m’ispiro e non il viaggio in sé.
Cara Iole, non so da dove
iniziare per dire di te, intanto pensavo non dovesse capitarmi mai. Tu e Ninì
siete stati due figure affettive ed accudenti per me, più di ogni altro parente
e così a distanza di un anno mi private del vostro affetto.
Voglio ricordarti, Iole,
come persona completa, per come riuscivi ad accudire la famiglia, ad impegnarti
nel lavoro d’insegnante, ad essere una donna manager dopo aver raggiunto la
pensione, a reinventarti ogni volta per partecipare in modo attivo alla vita,
che hai amato fino alla fine.
E poi una passione unica,
totale, esclusiva per l’amato Ninì, tuo marito, servito con devozione, come
prete all’altare e non per retrograda sottomissione, ma per attaccamento e per
il piacere di rendergli la casa accogliente e gradevole, proprio come era stato
abituato nella casa padronale di Mottola.
Da te, cara Iole, ho
imparato tanti rituali di casa, a me che manco di cultura femminile, per aver
perso mia madre presto, molto presto. Tu, però, sei stata un ottimo surrogato e
te ne sono grata, se nei consessi i più svariati, sono alla pari per chi
vorrebbe saperne di più. Scusami, comunque, se non ho voluto imparare e di
conseguenza sperimentare le buone ricette che riuscivi a preparare, anche in
poco tempo, tanto, poi, le mangiavo da te.
Come non ricordare quanta
buona compagnia tu e la tua famiglia mi avete offerto negli anni, i tuoi figli
Tommaso e Checco, come due fratelli per me, con loro accantonavo le mie
tristezze e m’improvvisavo spensierata.
Ora che te ne sei andata
si susseguono i tanti ricordi di un’amicizia leale e sincera, durata senza
nessuna interruzione. Ricordi? Tu mi consideravi la figlia femmina che tanto ti
mancava ed io ero contenta di sopperire a qualche assenza.
Quante serate in giro per
vivere l’allegria della comitiva e dopo le giornate trascorse al Lido; l’estate
aveva il sapore della tua “piperlizia” o di ogni altra leccornia che tu, da
mamma chioccia, dispensavi a questa gioventù affamata e sopraffatta dal dolce
far nulla.
Né potrò mai dimenticare
le tue tagliate di frutta fresca racchiuse nel thermos che mi mandavi in
ospedale e che Ninì con preciso impegno mi consegnava, era agosto e anche
vent’anni fa faceva caldo.
Ora la tua casa resta
sola, le tue mani non toccano più ciò che hai conservato con amorevolezza per
tutti questi lunghi anni e ninnoli, centrini argenteria lustra, piatti di
Cerreto, quadri, oggetti, libri, foto, cd, conservati con amore, terminano il
loro compito, se non ci sarai più tu.
Il tuo sguardo, Iole, si
è chiuso ma non il ricordo che ognuno di noi ha di te e della tua casa.Le tue piante in fiore, per esempio, adesso,
chi le curerà? E già manchi, per tutto
quello che sapevi fare e dispensare.
I tuoi adorati figli,
Tommaso e Checco, inconsolabili, sopraffatti dal dolore, i nipoti Everton e Wellington,
le nuore Ornella ed Ivana, che non troveranno più la sicurezza, la tua
sicurezza che dispensavi, quella stessa iniziata da bambina, cresciuta con la
nonna in Cilento, la saggezza ti derivava di là, unita alla capacità di sopravvivenza,
così in pace come in guerra. Più tardi anche la frequenza a scuola in semplici
pluriclassi ti hanno dato la spinta per il futuro, di essere tu stessa, un’amorevole
maestra elementare.
L’ultima volta che ti ho
vista in vita è stata nel mese di aprile, tu eri giàallettata e qualche traccia della tua cura
personale era ancora presente, sicché la camicia con merletti i capelli senza
un filo di bianco ed il viso privo di rughe, erano il segno di distinzione, per
quello che eri sempre stata, una signora curata, senza eccessi. Così hai
spalancato gli occhi e mi hai chiamata per nome, riconoscendomi. Il tuo sorriso
e la gioia di vedermi me li porterò nel cuore, come dono scambievole di
assoluta amicizia, oltre il tempo terreno.
Sulla mia scrivania, da
qualche tempo, ci sono piccoli oggetti in argento che ti, vi sono appartenuti e
che io ho voluto in regalo per il mio matrimonio, passato, ormai, da un pezzo.
Il mio desiderio era di una consegna del ricordo, un qualcosa che vi fosse
appartenuto, non un oggetto senza storia e così è stato.
Ed oggi te ne vai Iole,
senza guardare indietro, sicura del tuo percorso umano, svolto diligentemente e
che ti ha contraddistinta tra le tante.
Ti allontani, ma lasci
un’eredità di affetto preziosa per tutti. Noi non ti dimenticheremo ma tu fai
altrettanto!