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venerdì 8 gennaio 2016

“O di uno o di nessuno” di Luigi Pirandello al teatro Genovesi di Salerno


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

La musica che introduce lo spettacolo di Luigi Pirandello “O di uno o di nessuno”, al teatro Genovesi di Salerno, è di Mendelssohn, "Lied ohne Worte" (Canto senza parole). Le note aleggiano dolcissime, prima tra gli spettatori, poi si posizionano, ad apertura di sipario, tra Tito e Carlino, i giovani protagonisti, tentando di addolcire la disputa che di lì a poco prenderà consistenza. Ed eccoli l’uno di fronte all’altro, separati da un tavolo tondo, a consumarsi in una simbolica partita a dama, nel tentativo di stabilire un unico vincitore, che si scoprirà non essere possibile.
Tito e Carlino, la cui amicizia affonda ai tempi dell’Università, decidono, una volta sistemata la vita lavorativa, di chiamare a sé, per dividere le spese ed il divertimento, Melina, la giovane che, ai tempi dell’Università, aveva scaldato i loro corpi. Tutto sarebbe stato perfetto, se la donna, che aveva accettato la conveniente proposta, casa e mantenimento, non scoprisse di essere incinta e senza sapere chi dei due possa essere il padre.  La notizia, caduta come scure su di loro, incapaci come sono, per insano egoismo, di assumersi in alcun modo responsabilità, accende rozze discussioni, in tono aggressivo e bieca gelosia che non tengono in nessun conto delle nuove esigenze della povera Melina. Di contro la giovane, nello stato di grazia e che solo la maternità consegna alle donne, si contrappone per dignità e nobiltà di sentimenti, il figlio è suo e l’unico desiderio è di tenerselo senza pretendere niente dai due. Nulla si svolgerà come avrebbe desiderato Melina, il figlio sarà dato in adozione, perché lei, minata da salute malferma, morrà. Tito e Carlino sgravati da ogni responsabilità riprenderanno la loro vecchia vita da amiconi e la partita a dama dove l’avevano interrotta.
Il testo teatrale ricavato dalle “Novelle per un anno” dallo stesso Pirandello nel 1925, fu portato in scena nella primavera del 1929, dalla compagnia Almirante –Tofano e nei panni dell’avvocato Merletti, un giovane Vittorio De Sica.
In “O di uno o di nessuno”, ancora una volta Luigi Pirandello porta fino all’esasperazione il rapporto d’amore, costruendo un ménage a trois che va contro ogni regola sociale, in considerazione dell’epoca in cui fu scritta, tant’è che Melina vive ai margini, isolata, in una casa lontana dai due e senza mai apparire, per salvaguardare la convenienza sociale.  La prevaricazione dell’uomo sulla donna, in questo scritto come in altri, è così palese da costringere a pensare ad una rivalsa dell’autore, su ciò che doveva subire dalla sua stessa insana moglie. Infatti Luigi Pirandello ci consegna, ogni volta, la figura femminile come donna dimessa, tenera, docile, modesta, i cui diritti sono facilmente calpestabili. Melina è sì una prostituta e già il mestiere la condanna a “cosa” nelle mani dei due miserevoli, ma tende a riscattare la sua rassegnata condizione, con grande dignità, quando ha per sé il dono della maternità. L’insensibilità maschile, tesa solo a cancellare il problema della paternità di uno dei due, nascondendosi dietro al fatto che non si potesse stabilire effettivamente la responsabilità di uno e l’esasperato egoismo, scompaginano il solo legittimo desiderio di Melina di tenersi il figlio che, malgrado di chi fosse, è suo per un diritto naturale. Tito e Carlino non sono un modello risoluto e considerevole di uomini, anzi sono tanto più puerili ed infantili quando più la vita reale gli presenta il conto. A pensarci bene, se Pirandello tratteggia la donna vittima ed ineluttabilmente sacrificale, non tratta meglio gli uomini che, ogni volta, per sistemare la loro vita, non esitano ad andare contro l’etica e la morale. Melina pur nella disfatta è una figura di donna che trattiene per sé dignità e rispettabilità e le irraggia intorno, una docile “Filumena Marturano” ante litteram, a cui Eduardo darà forza e vigore.
Una piacevole scoperta sono stati i giovani attori impiegati nel testo minore di Pirandello, per cui hanno tenuto alto le buone interpretazioni che la Compagnia dell’Eclissi, di questo autore, mette in campo. Una recitazione quella di Mario De Caro e Marco De Simone (Tito, e Carlino), soddisfacente, non di maniera, con un buona dose di sicurezza, energia vitale e giusta aggressività verbale. Buona la presenza scenica di Monica De Vita, (l’affittacamere) nel rendere il personaggio di infingarda e moralista, il più reale possibile. Ottima la prova di Gerarda Mariconda, una Melina delusa, rassegnata, nobile, elegante, dignitosa e volitiva, aggettivi passati sul suo volto e nella sua voce. Che dire di Enzo Tota (l’avvocato Merletti), il valore aggiunto tra questi giovani, bravo come sempre, dosato, ironico, commosso, la triplice faccia di un consumato attore che ha trascinato tutto lo spettacolo, un mentore per consigli scenici e di copione. A corollario Andrea Iannone (il dottore), che con poche battute reso giustamente il personaggio. A tutto il team e cioè: Angela Guerra (costumi e direzione scenica), Felice Avella (direzione artistica), Luca Capogrosso (allestimento scenico) e Marcello Andria (adattamento e regia) va il plauso caloroso, per aver confezionato, di concerto, ancora una volta, uno spettacolo gradevolissimo, bilanciando alla perfezione tutte le sue parti.
 
Maria Serritiello
 
 
 

BUON ANNO 2016



TUTTO CIO' CHE VORRESTE CONSIDERATELO ESAUDITO...
PER ME SALUTE E SERENITA' UNITAMENTE AI MIEI CARI



domenica 27 dicembre 2015

Al Teatro Verdi di Salerno Il concerto di Natale del coro voci bianche





Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello


È stato un bel modo di trascorrere la mattinata del 25 Dicembre, ascoltando il coro delle voci bianche del Teatro Verdi, accompagnato dall’orchestra filarmonica del Liceo “Alfano I” di Salerno, composta dagli allievi e dai professori. Da anni la mattina del Santo Natale, in calendario si annota un appuntamento fisso, il Concerto di Natale, nel Massimo cittadino, con la direzione del Maestro Silvana Noschese. A fare da sfondo ai coristi, infiocchettati di rosso, l’assoluta scenografia in bianco, dagli obelischi appuntiti e le sfingi leonine, allestimento scenico dell’Aida, l’opera di Verdi che debutta la sera di Santo Stefano e che concluderà la stagione lirica del 2015, direttore d’orchestra, il Maestro Daniel Oren. Nel Teatro, affollato di appassionati, malgrado il giorno particolare, appena si è fatto buio, si sono accese tantissime lucine in scena e nei palchi di prima fila, tenute nel palmo della mano dai cantori, creando così la magica e significativa atmosfera del buio sconfitto dalla luce. Ed ecco i canti, della tradizione ed altri, tutti arrangiati mirabilmente dal Maestro Roberto Marino ed eseguiti alla perfezione dal coro che fa parte stabilmente degli allestimenti lirici delle stagioni teatrali. Di grande dolcezza il brano di Pino Daniele “Ninnanàninnanoè”, una barcarola moderna, dal sound mediterraneo tipico dell’autore, alla quale le giovani coriste, di secondo livello, in attesa di scegliere, se il loro futuro ruoterà intorno alla lirica, hanno reso un’interpretazione particolarmente suggestiva. Il concerto, inoltre, si è avvalso anche della partecipazione di alcune scuole salernitane che durante l’anno partecipano a progetti musicali. Non poteva mancare e non è mancato il ricordo del compianto Peppe Natella, per tutti il “Professore”, patron del Teatro dei Barbuti, scomparso la Vigilia di Natale, a cui si è unito il fragoroso applauso di tutto il Teatro Verdi. “…E’ Natale non soffrire più…” recita il famoso canto di Bianco Natale versione suggestiva interpretata dalle tante voci, per poi proseguire con Jingle bel, il famoso pezzo natalizio dai campanellini suonanti arrangiato in modo eccezionale, ritmico e moderno. Bravo il coro delle voci bianche del Teatro Verdi di Salerno, per l’interpretazione perfetta e bravissimo il Maestro Silvana Noschese per la precisa direzione e per la passione che mette in ogni sua performance.
Il Coro delle voci bianche del Teatro Verdi di Salerno è nato nel 2000 ed è costituito da circa 60 bambini di Salerno e della Provincia che s’ incontrano settimanalmente per dedicarsi allo studio della musica, della vocalità e del repertorio usufruendo di una   preziosa opportunità formativa, educativa culturale e musicale.
 
Maria Serritiello
 
 
 
 

All’Archivio dell’Architettura Contemporanea di Salerno “Storia di un cambiamento, la lungo Irno





Fonte :www.lapilli.eu
di Ferdinando Bianco

Interessante l'iniziativa “Storia di un cambiamento, la lungo Irno” intrapresa dal Laboratorio dei pensieri scomposti voluto e portato avanti dal duo Flauto-Giannino, volta a far conoscere agli allievi delle varie scuole di Salerno, le tante trasformazioni che ha subito, negli ultimi tempi, il corso del fiume Irno e lo snodo viario che lo abbraccia fraternamente. Interessante e per certi versi illuminante sulle forze che via via nel tempo si sono scaricate su questi due binari, diversi eppure siamesi. L'iniziativa risulta meritoria perché raccoglie foto, ricostruzioni, plastici, video ed interviste, il percorso storico, l'evoluzione, le direttive della vita in fieri che un corso d'acqua e lo spazio che lo delimita vivono e vivranno trasformandosi nel tempo. Il progetto e relativa esposizione del lavoro si protrarrà fino all’anno nuovo e racconterà, attraverso vari linguaggi, la storia del cambiamento degli ultimi trenta anni, cambiamento urbanistico e culturale di tutto l’asse viario che da sempre segue lo scorrere del fiume Irno.  Interviste, filmati, foto, descrizioni ed una scenografia di oltre venti metri con simboli e segni identificativi, tratteggiano il prima, il durante e il dopo. Inoltre racconti “stile menestrello”, interviste e tavole rotonde sono il nucleo centrale di questo interessante lavoro che la bravura e l’impegno di Umberto Flauto e Rosanna Giannino, con il coinvolgimento delle scuole lungo l’asse del fiume, poteva rendere.
 
Ferdinando Bianco
 
 
 

“La notte di Benino” concerto dei "Daltrocanto" nel Duomo di Salerno

 
 
Fonte :www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
 
Altra aria nel Duomo di Salerno, quella che mancava da un bel po',sempre più sacrario e poco casa dei fedeli. Il concert :"La notte di Benino" organizzato e autofinanziato dalla compagnia "Daltrocanto" , noto gruppo salernitano, che porta in giro le tradizioni e la musica della nostra terra, ha avuto la capacità di mescolare dolcezza e vivacità, liturgia religiosa e vitalità. Il suono della zampogna e della ciaramella evocano un tempo, e neanche tanto lontano, stritolato com’è dai ritmi moderni, in cui gli zampognari passavano per le case e suonavano la novena per l'Immacolata e preparavano gli otto giorni che precedevano il Natale. Senza demonizzare nessuna delle iniziative che oggi precedono la festività più bella dell'anno, il suono della zampogna era tutta un'altra musica. Nella penombra avvolgente del Duomo, a metà della imponente navata centrale, il gruppo musicale si è esibito in canti tradizionali, accompagnati, oltre la zampogna e la ciaramella da tammorra e castagnette ed altri strumenti caratteristici. Ad iniziare il concerto ospiti illustri venuti appositamente da Udine e dintorni (Giovanni Floreani dell’ Associazione  Fur Clap di Udine, Claudio Milano, Toni Pagliuca, tastierista del gruppo musicale " Le Orme", famoso negli anni 70 e Lorenzo Marcolino) attenti e virtuosi portavoce delle tradizioni musicali del Friuli Venezia Giulia. Alle atmosfere ovattate elitarie ed evocative di intrecci liturgico-popolari di quelle lontane terre ecco contrapporsi il suono vitale, accattivante ed energizzante delle tammorre su cui si eleva la voce, strumento naturale, di Paola Tozzi. Dolcissima la sua interpretazione della "Ninna Nanna per i 700", composta da Flavio Giordano e Bruno Mauro, che, pur alludendo alle vittime infantili degli sbarchi clandestini, viene dedicata, come sottolineato da Antonio Giordano, a Gesù Bambino. Non mancano timidi passi di danza dei ballerini Loredana Marino, Carlo Del Galdo e Roberta Verderame che non si avvicinano mai ai limiti della licenziosità, infatti il concerto, pur supportato da strumenti inusuali per un contesto religioso, mantiene la sua intatta sacralità.
Compagnia "Daltrocanto": Paola Tozzi (voce), Martino Brucale (ciaramella, flauti, sax tenore e sax soprano), Antonio Giordano (zampogna, bouzouki greco, chitarra battente), Flavio Giordano(basso elettrico), Bruno Mauro (chitarra classica, bouzouki irlandese), Luca Lanzara (tamburi a camice, mandola), Alessandro Ferrentino (batteria, percussioni, disco armonico), Kalimba Maria Anna Siani (violino).
Maria Serritiello
 
 

Salvatore Gisonna Teatro Ridotto di Salerno







Fonte :www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Salvatore Gisonna, il cabarettista napoletano, l'unico ad aver vinto per ben due volte, l'ambito Premio Charlot, una volta da solo e l'altra con "I Cuginetti a sfera" è tornato al Delle Arti di Salerno con il suo spettacolo “Ci può stare”. Un prodotto ben confezionato con musica, ballerini, presentatore e lui che per ben due ore monologa con il pubblico prendendo spunto da episodi legati al quotidiano e ce ne sono sempre di paradossali per essere utilizzati, dal pettegolezzo spicciolo, al gossip, dalla politica, alla notizia fresca di giornata. Un susseguirsi di risate, sì perché Gisonna il cabarettista lo sa fare.
Esordisce come imitatore, nel 1990 partecipando al programma su Rai Due "Stasera mi butto". Dal 1997 al 2004 forma il duo di cabaret con Fabio Isaia, "I cuginetti a sfera" riscuotendo consensi e successo. Partecipa a Zelig, a Made in Sud ed il personaggio che gli dà più di tutti, visibilità  e simpatia è il "Dj Galeazzo", con la sua hit parade irriverente, l'unica dove  " 'a canzona è originale ma o cantante è personale", slogan che ripete ad ogni sua performance.
Di giorno Salvatore Gisonna è un serio impiegato di banca, con tanto di giacca e cravatta, ma la sera si trasforma nel frizzante cabarettista che si conosce. Molte delle spiritose battute, lanciate a raffica sul pubblico e che fanno parte dei suoi monologhi, sono state raccolte nelle ore lavorative, quando è a stretto contatto con il pubblico, divertenti certamente, ma bravo lui a saper cogliere la comicità insita nell'animo del napoletano. Un gradito ritorno a Salerno e soprattutto un giusto farsi valere con il suo pubblico, sacrificato come lo è stato nello spettacolo di successo “Made in Sud” ma tant’è il gioco di squadra per il successo dell’insieme. Il pubblico salernitano gli ha tributato un lungo e meritato applauso
Maria Serritiello
 

giovedì 17 dicembre 2015

Al Caffè dell’Artista di Salerno si è discusso della memoria con il dottor Ferdinando Bianco


Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Il 30 novembre scorso, presso l’elegante sala “Moka” di Salerno, dove si riunisce ogni lunedì “Il Caffè dell’Artista”, il dottor Ferdinando Bianco ha tenuto una dotta conferenza sulla memoria, gioia e dolore di una certa fascia d’età.
Chiarite le affinità del Sistema Nervoso centrale, con il Sistema Immunitario, il dottor Bianco ha considerato la processualità e l'evolutività che caratterizzano tale fenomeno, nel bene e nel male, differenziando in modo preciso la Memoria Implicita da quella Esplicita, allorché si consideri il coinvolgimento della Coscienza o Consapevolezza, e la Memoria a breve termine, da quella a lungo termine. Ha indicato, inoltre, continuando amabilmente la conversazione, i vari tipi di Memoria Esplicita, tra i quali in special modo, quella Episodica e quella Autobiografica, che consentono la costruzione del proprio “SE” e delle sue caratteristiche. Partendo poi dalla constatazione che allo stato non esistono farmaci per migliorarla ha puntato tutto sul ruolo che il Menù del Benessere Mentale, approntato dallo psichiatra Dan Siegel, può svolgere nell'aiutarci a ridimensionarne il decadimento o ritardarne l'evoluzione, riproponendone l'acronimo Co.S.Mo.G.I.R.O e a dettagliarne l'applicazione e la fruibilità. A conclusione, un accenno alla Sindrome che colpisce spesso i reduci americani dal Vietnam, legata alla dissociazione che purtroppo subiscono nel corso degli eventi bellici, per la quale di certi traumi rimuovono la Memoria Esplicita e diventano vittime della sola Memoria Implicita che rivivono continuamente come reale e dalla quale non riescono a liberarsi. Il dottor Bianco termina la conversazione, molto seguita dal numeroso pubblico, chiedendosi quanti di noi, fatte le debite proporzioni, siano dei reduci dalle guerre personali.
Maria Serritiello