Come annunciato, il 24
giugno 2024 alle ore 19,30, presso la Galleria Cerzosimo, di Via Giovanni da
Procida n° 9 Salerno, si è proceduto alla Premiazione ed all’Esposizione delle
foto (12) selezionate, preventivamente dalla giuria giudicatrice, formata da: Armando
Cerzosimo, Maria Serritiello, Rinaldi Antonio, Cristina Tafuri, per il
Concorso Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello
Al primo posto è risultato
vincente: Gennaro Cretella di Trecase, città metropolitana di Napoli,
con la foto: Senza titolo
Per espressa volontà del
vincente il premio è stato devoluto, con
donazione liberale, all’ASSOCIAZIONE GANESH ODV, con sede in Via Sicignano 39
Scafati, a cui il Signor Cretella è
associato.
Premio della critica ad
Adriano Boscato di Pieve del Grappa Vicenza con la foto: “Tra mare e
cielo”, a cui è andato un buono per la stampa di foto cartacee.
Il premio sito web è
stato aggiudicato a “Solitudine o libertà” di Devid Besseghini Sondrio
Ai primi 3 classificati è
andato l’attestato, oltre all’opera creativa in ceramica Raku del Maestro
Lucio De Simone.
Le dodici opere esposte
nella Galleria Cerzosimo sono:
Un sorriso radioso Enrica
Tais Roma
Solitudine o libertà
Devid Besseghini Grossotto
Senza titolo Anna Caruso Cogliate
In un tempo piccolo Fabrizio De Marco Petruro Irpino
Relax al sole Gilberto Crema Guastalla
Prime luci Giovanni Moglia Cremona
La vita ovunque avviene è
una giornata speciale Giovanni
Iovacchini
Pescara
Le Vele Giuseppe Maione
Casoria
Peccati di Gola Luca Ponti Dalmine
Senza titolo Marco Tonin ChiampoVI
Compatibilmente con gli
impegni della galleria le opere esposte sono visitabili
A tutti i concorrenti va
il nostro grazie di cuore, la partecipazione da ogni parte d’Italia, ci ha
onorati, gratificati e nel contempo ci spingerà per il futuro a fare sempre di
più e meglio. Al prossimo Memorial 2025
Qualche giorno fa al “Civico 23”, No Profit Art Space, in zona
Mercatello di Salerno, si è conclusa, l’esposizione d’arte contemporanea di Italo
Carrarini, dal significativo titolo “Trascrizioni”, con un
esperimento di lettura “A Cadere” di Gianluca Garrapa e Antonio
Francesco Perozzi. La mostra inaugurata l’11 maggio è stata visibile fino
al giorno 25 dello stesso mese, con un discreto flusso di visitatori, ma
soprattutto per coloro, interessati all’opera dell’artista, che risente delle
atmosfere degli impianti concettuali degli anni ’70, nei quali l’autore ha
realizzato i primi e più importanti lavori sulla trascrizione. Italo
Carrarini, nato a Tivoli nel 1953, è uno specialista della scrittura
asemica a posteriori ma è tale, nel risultato, infatti le sue trascrizioni si
presentano come una forma di illeggibile scrittura.
La scrittura asemica,
per intendere meglio il lavoro artistico di Carrarini, è una forma di stesura
semantica aperta senza parole, un vuoto di significato che lascia al lettore
riempire ed interpretare.
20 pannelli attaccati al
muro,
costituiscono l’impianto delle trascrizioni operate dall’artista; una seconda
copia di un testo esistente, che Carrarini duplica a mano, sovrapponendo i
passaggi di una serie di libri da lui prescelti e vicini al suo gusto di
lettore. Il risultato è una forma d’arte liberatoria, sicché il fruitore
interpreta come gli aggrada l’opera in visione, senza l’oppressione della
corretta (?) interpretazione tirannica ed intellettualistica. Stessa
impostazione è stata data all’ esperimento di lettura dei due giovani
interpreti, la sovrapposizione è stata data alle parole, estrapolate da
conversazioni non sense. Una performance intelligente che il pubblico ha
gradito molto
Il “Civico 23”, No
Profit Art Space Salerno, Via Parmenide 23, è diretta con passione,
competenza e non senza sacrifici da tre volenterosi cultori d’arte: Angelo
D’Amato, Rosario Mazzeo, Gianni Capacchione.
Dal 24 maggio fino al 3 giugno, Edoardo Colace è in mostra con i suoi “Corpi Liberi” presso la Galleria Cerzosimo in Via G. Da Procida 9, centro storico di Salerno e per il finissage in Via Roma 210 presso la Galleria e laboratorio Cerzosimo di Bellizzi.
Terza tappa, per usare il gergo sportivo, caro al Nostro, dei dialoghi sulla fotografia che, nel mese di maggio, Armando Cerzosimo, con un’eccellente consuetudine, mette su, nel suo spazio accogliente, fasciante e dotto. Un cedevole spaccato all’analisi di un mezzo tanto importante: la fotografia, unico per fissare attimi di vita per sempre, eppure così malamente abusato, nell’era della generazione zeta. Ben venga, allora, il qualificato parlare e l’esposizione d’immagini d’artista.
Edoardo è un fotografo schivo, lontano dalla folla, un solitario e acuto osservatore della realtà che lo circonda. Considera, la macchina fotografica, compagna di vita, con la quale dialogare in successione e guardare con occhi simbiotici ciò che lo attrae, vuoi che siano cieli infiniti, capre attorcigliate, edifici dismessi ed alberi in solitudine. Il Lungo cammino dell’esistenza, Edoardo se lo ingentilisce e come il Poeta “Ditta dentro, vo significando”
20 Scatti, di corpi liberi, sono esposti in bianco e nero, seguendo un percorso sportivo, avulso da risultati, ma che accompagnano ingenuamente evoluzioni di basket, volley, di ginnastica artistica, di atletica leggera e di molte altre attività. Sport minori, dunque, lontani dal successo planetario e mondano del calcio, del tennis, del ciclismo e delle corse automobilistiche. Un sincero ed accorato omaggio alle associazioni sportive che in modo oscuro lavorano e tanto, per rendere sicuri atleti d’ intere generazioni. E sono sotto gli occhi di tutti i corpi sospesi in evoluzioni o ben piantati per terra, nell’atto di saltare o tuffarsi, di dare l’inizio alla corsa o d’infilare il canestro, di far girare i nastri in cerchi colorati, o superare l’asta in un salto sempre più su e poi i cerchi olimpici e le bandiere, per ricordare le Olimpiadi, lo spettacolo unico e di antico lignaggio.
Cristina Tafuri, critico d’arte, intervento
“Quando sei timido, silenzioso, una macchina fotografica diventa un ingresso nella vita” Lynn Johuston
La citazione del critico d’arte, quale esperto, presente all’ esposizione, giunge a proposito, per la rinomata timidezza dell’artista. Edoardo Colace, dice, ha voluto rappresentare gli sport amatoriali, quelle discipline che non sono costantemente sotto i riflettori accesi. “Ha voluto dare alla fotografia una connotazione umana e psicologica oltre a quella di registrare la bellezza dell’atleta o il valore formale di un gesto e di un’azione. Ed è per questo che non è interessante il centometrista che taglia il filo di lana o il calcio del goal. Attraverso l’istinto del gioco, continua la Prof.ssa Tafuri, si esprimono bisogni molto complessi quali: la necessità di alternarsi, la gioia di vivere la propria fisicità, l’impulso di liberarsi delle proprie paure. Omero, continua, è tra i primi a discutere di un avvenimento sportivo nell’Odissea e nell’Iliade a considerare i giochi in onore della morte di Patroclo. E che dire delle Olimpiadi che si svolsero ininterrottamente, ogni quattro anni per dodici secoli godendo dell’enorme prestigio nel mondo classico? Nell’era moderna ad interessarsi del movimento sono stati i Futuristi che hanno dedicato allo sport alcune delle opere più importanti. Cristina Tafuri, è un fiume in piena e cita Cartier Bressau e Robert Cape che all’interno della loro vastissima attività hanno lasciato immagini di eventi sportivi documentati con uno sguardo indagatore, oltre la cronaca sportiva. Cape, per esempio ha seguito il tour de France, nel 1939 sia da un punto di vista sportivo, che come fenomeno di massa. Il rapporto sport e fotografia è stretto, ad esempio gli scatti di Cassius Clay e delle sue vittorie, trascendono del puro dato artistico, assumendo, invece, il valore simbolico del riscatto dei neri in America. Le prime fotografie di soggetto sportivo hanno un’aria che le distingue nettamente da quelle più recenti, non è la carta un po' giallina, né la foggia antiquata nel vestire a fare la differenza, ma è tutto l’insieme. Negli anni trenta del secolo scorso, il legame tra sport e fotografia verrà utilizzato come instrumentum regni della dittatura. Si pensi alla propaganda operata nel 1936 a Berlino e all’epopea vissuta dalle fotografie cinematografiche ad opra della tedesca Leni Riffenshal, volte all’esaltazione e all’armonia dei corpi degli atleti. In questo stesso periodo la stampa inizia ad occuparsi più strettamente della vita pubblica e nascono, così, i primi giornali sportivi a forte tiratura; in essi la fotografia svolge un ruolo fondamentale. Il reporter raramente si pone dei problemi estetici egli vuole cogliere un’immagine fedele ed incisiva di un fatto.
Eppure la fotografia sportiva, come nel caso dei lavori di Edoardo Colace, possiede una sua estetica poetica, che si rivela ad una lettura attenta. L’immagine, allora, manifesta le sue strutture, il suo contenuto e oltrepassa il fatto, ci si rende conto che essa è capace di emozionarci perché le forme, i rapporti in bianco e nero raggiungono una loro intensità. I liberi corpi in movimento, un ragazzo che sembra librarsi nell’aria, la tensione sul volto di un giocatore, la concentrazione spasmodica di un ginnasta, il geometrico disporsi di figure sul campo da gioco, il ritmo incalzante degli arti dei giovani atleti in corsa; ognuna di queste immagini non appartiene alla cronaca sportiva, ma si è trasformata in un’immagine preziosa perché è in grado di rivelare qualcosa di profondamente umano ed estetico nei corpi di questi adolescenti.
Martedì 28 maggio, alle ore 19,00, alla Galleria Cerzosimo di Via Da Procida, i dialoghi, intorno alla fotografia di Edoardo Colace continuano, per conoscere, approfondire e vivere momenti estetici, utili all’anima
A margine ma non per trascuratezza, i dialoghi sulla fotografia del mese di maggio alla Galleria Cerzosimo e conseguente esposizione, vede luce, grazie al lavoro complessivo e nascosto di Pietro e Nicola Cerzosimo.
Vernissage, venerdì 24 maggio nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, alle ore 19. Martedì 28 maggio, i Dialoghi sulla fotografia vedranno l’autore confrontarsi con Paola Berardino, Pino D’Andrea, Fabio Setta, ed Erminia Pellecchia, mentre la serata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi è prevista per lunedì 3 giugno.
La prima foto sportiva è avvolta da un’aura di mistero. Risale all’anno 1855: ritrae due pugili a torso nudo, uno dinanzi all’altro con gli sguardi fissi uno dentro l’altro. I boxeur sono pronti al combattimento, ma come l’etichetta dell’epoca impone, entrambi
con una certa eleganza la posizione di guardia. La gente intorno osserva più incuriosita che appassionata. Chi sono i due pugili? È un incontro ufficiale o sono due dilettanti che hanno messo su un ring estemporaneo, come il pubblico sembra far intuire? Anche questa domanda non trova risposta. L’unica certezza è che la foto è conservata nella Royal Library di Windsor e che, anche se non ha il tocco di un grande maestro, di sicuro ha l’autorità di uno scatto che ha praticamente “inventato” un genere.
Il fotografoEdoardo Colaceha immortalato il prezioso lavoro delle associazioni sportive. È proprio lo sport il filo conduttore che unisce i protagonisti delle immagini protagoniste dellaterza tappa dei “Dialoghi sulla fotografia”, dal basket, al volley, alla ginnastica artistica, all’atletica leggera e molte altre attività ancora.
Lo sport è la più potente rete sociale che si possa immaginare. Un social network reale, capace di unire, connettere, coinvolgere persone anche molto differenti tra loro accomunate da una comune passione. Una rete sociale tangibile, fatta di persone, di esperienze, di sudore, di amicizia e di integrazione. Attraverso il social network sportivo si costruisce una comunità, senza distinzioni di età, di sesso, di razza, di campanile o classe sociale. Lo sport, da sempre, rappresenta lo specchio della nostra società, ricopre un ruolo determinante nella nostra cultura, sociale e familiare, grazie alla sua funzione educativa. È in grado di trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento più o meno virtuose, rappresentando un importante momento di crescita, sia da un punto di vista fisico-motorio che psicologico-emozionale, capace di contribuire attivamente alla formazione delle personalità dei soggetti coinvolti, all’inclusione e al rispetto.
Il maggio della galleria Cerzosimo si chiuderà, quindi con la “visione” fotografica di Edoardo Colace, chevenerdì 24 maggio ore 19, vivrà il suo vernissage presentata daCristina Tafuri.Martedì 28 maggio alle ore 19“Dialoghi sulla fotografia” nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, ospiterannoPaola Berardino, delegato provinciale Coni Salerno, Pino D’Andrea consigliere amministrazione comunale di Salerno e presidente della Salerno Guiscards e Fabio Setta giornalista sportivo, moderati dalla giornalista Erminia Pellecchia.Venerdì 31 maggio alle ore 19 finissage della mostra con l’intervento di Armando Cerzosimo, prima della serata deiDialoghi in tour, fissata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi lunedì 3 giugno, sempre per le ore 19.
“In queste istantanee in esposizione –ci dice l’artista- sono impresse le immagini che archiviano esperienze, in una memoria collettiva universale, accessibile a tutti coloro che ancora credono che nell’estetica del movimento ci sia la speranza del cambiamento. La mostra cerca di offrire uno sguardo efficace sulle sfide quotidiane dei bambini e non che le affrontano, dove spazi insufficienti coesistono con una vitalità che quasi mai si concilia con il possibile e la dignità, senza la monetizzazione dell’impegno né del tempo. Sono immagini di uomini, donne, ragazzi che non vivono di sport ma che vivono per lo sport e di bambini che giocano con lo sport. Istantanee vivide, cristallizzate da un fotografo, che è riuscito a catturare emozioni e fatica atte ad esaltare movimenti di imprese individuali e di squadra, che vengono archiviati nella memoria di ogni singolo per creare legami sociali e di pace, di solidarietà e di rispetto, per creare obiettivi di salute e istruzione, specie nella crescita di bambini e ragazzi, per costruire relazioni con i coetanei e gli adulti, per promuovere inserimento sociale, per essere mezzo di diffusione di rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni, per accrescere la consapevolezza del proprio corpo”.
BIOGRAFIA
Edoardo Colace, salernitano, ha iniziato a fotografare nel 1973 passeggiando nei quartieri periferici della sua città. Nel 1975, quando gli impegni di lavoro, le risorse economiche e la difficile mobilità lo consentivano, ha iniziato a costruire la sua fotografia, sostenuto da chi fermamente voleva che scrivesse con l'immagine delle storie vere che fossero finestre aperte sulle emotività e sulle essenzialità. Ama il mare e la spiaggia, ama i vecchi "accelerati" e le vecchie "littorine". Ama le campagne e i paesaggi. Ama la storia, le tradizioni e l'identità delle comunità. Ama la fotografia della quotidianità, dello scenario della natura e dell'aspetto territoriale. Ama l'arte e il confronto.
Ha partecipato a molteplici mostre collettive tenutasi nella sua città. Tra l'altro ha prodotto fotografie a corredo "Salerno in restauro del Palazzo Fruscione" pubblicate sulla rivista Salternum a cura del Gruppo Archeologico Salernitano; ha partecipato alla rassegna “Stella in Arte – Tempi sospesi” giunta alla sua XVII edizione di Stella Cilento curata dalla critica d’arte Cristina Tafuri con l’organizzazione di Silvio Massanova, è stato presente alla rassegna “Dadodautore” curata dal poliedrico artista Antonio Baglivo.
Tra le opere ha realizzato per il progetto “Il cammino di Escher” 10 pannelli fotografici 50x70 cm in metacrilato trasparente 8 mm con stampa diretta in vetrofania bianco/nero attualmente installati sul territorio del comune di Atrani che ripercorrono oggi le litografie di Maurits Cornelis Escher) durante il suo periodo di permanenza in Costa d'Amalfi.
Al civico 9 di Via Giovanni Da Procida la Galleria Cerzosimo è faro di luce per l’intorno antico della vecchia Salerno e venerdì 3 maggio, alle ore 19,00 si è illuminata per ospitare la prima delle due mostre fotografiche “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, Di Matteo Elio Fedele e “CORPI LIBERI” di Edoardo Colace. Con Matteo Elio Fedele ci saranno 3 incontri presso la suddetta Galleria, mentre l’ultimo incontro si svolgerà allo Studio Cerzosimo a Bellizzi, in via Roma 210. Con l’esposizione fotografica, 12 veri quadri, resi tali dall’opera di sviluppo di Pietro, il primogenito del Maestro Armando e la bellezza dei ritratti di Matteo Elio Fedele, si è dato inizio ai dialoghi sulla fotografia che Armando Cerzosimo, con cadenza annuale, ospita presso lo spazio più bello della zona
E conosciamo da vicino il fotografo espositore.
Matteo Elio Fedele si definisce così: avvocato di professione, fotografo giramondo, bonsaista per dedizione. Nasce a Pavia 48 anni fa e vi resta fino agli otto anni, si trasferisce a Salerno per il resto ed in visita in tante altre città per soddisfare la passione della fotografia, iniziata fin da bambino. Impiega mezzo secolo i per gli studi ed un quarto per viaggiare, raccontando con le immagini ciò che ha fatto parte del viaggio intrapreso. Con Gabriella, la compagna di vita, il motore dei suoi viaggi, ha collegato il sogno alla realtà. India, paesi Arabi, Americhe, Africa, Cina, Giappone, Polinesia, Medio Oriente, sono solo alcune delle terre visitate e vissute con gli occhi incantati di bambino.
Il titolo dato alla sua mostra, nello spazio Cerzosimo “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, è mutuato dalla canzone del 1974, di Francesco De Gregorio, facente parte della raccolta “Album della pecora”, rivolta contro la guerra ed il perché del cambiamento lo Si spiega, con il superare, attraverso la volontà, il triennio trascorso e le tante problematicità apparse, come il covid, gli eventi bellici, il cambiamento climatico e tanto altro. Abbandonare, per questo, il porto sicuro per estendersi verso nuove esigenze, lasciando quello che non serve più, mutare, che non vuol dire apparire sempre differente, ma confrontarsi, sapendo gestire il cambiamento. In viaggio, dunque, con gli scatti appassionati di Matteo e non importa verso quale luogo.
Ad analizzare l’opera di Matteo Elio Fedele è intervenuta la Prof.ssa Cristina Tafuri, Critico d’Arte con una spiccata dissertazione, nella quale si possono riassumere concetti illuminanti che avvalorano la conoscenza della fotografia e la comprensione dell’opera del Nostro. Partendo dal fatto che il piacere del viaggio, un tempo, era riservato, quasi sempre a chi disponeva di denaro e la fotografia era praticata in modo avventuroso, sia per la grandezza dei mezzi tecnici, sia perché l’intero laboratorio, per lo sviluppo delle stampe era totalmente ingombrate e nell’impossibilità di essere trasportato, le cose cambiano e la fotografia acquista dignità di documentazione nel ’900. Con l’apporto di George Eastmon imprenditore statunitense, pioniere della fotografia, fondatore della Eastman Kodak Company e inventore di un apparecchio e di cassette con pellicole, tutto divenne più facile e ogni macchina fotografica poté diventare la compagna fedele di ciascun viaggiatore. Ed è proprio di questo periodo, che la macchina fotografica si rivela essenziale per fissare rapidamente gli aspetti di una realtà che si lascia mettere in posa e che si svela fuggevole da inseguire con il disegno e la parola scritta. Va da sé, dunque, che la presenza del fotografo nelle spedizioni risulti indispensabile ed è di questo periodo che nasce una rivista destinata a diventare famosa “La National Geographic Magazine”, un viaggio nella storia dell'umanità, attraverso curiosità, scoperte, fotografie ed opere d'arte. Il pianeta, intanto, non offre più molto da scoprire geograficamente e molte popolazioni e località che per millenni avevano gelosamente custodite le proprie particolarità, si sono trasformate. Si capisce, allora, quanto sia prezioso il lavoro dei fotografi, i quali hanno saputo conservare le immagini di una realtà, ormai non più esistente e viene da considerare che essi hanno esplorato più la geografia umana che quella dei continenti penetrando nelle dimensioni culturali e psicologiche delle popolazioni, nel vivere mangiando, dormendo e parlando con loro e come loro, avvicinandosi così al lavoro dell’antropologo.
“Fa parte del lavoro del fotografo vedere in modo più intenso di quanto non lo facciano le altre persone. Egli deve avere e tenere in vita dentro di sé qualcosa di simile alla ricettività del bambino che guarda il mondo per la prima volta e del viaggiatore che si avvicina ad un paese sconosciuto” Biu Brandt.
Proprio cosi vanno visti gli scatti di Matteo Elio Fedele, volti senza tempo e senza luogo.
Ciò che ci fa ringraziare il Maestro Armando Cerzosimo, nei suoi dialoghi sulla fotografia, è l’amalgama intellettiva che riesce a creare attorno agli scatti rappresentati, di volta in volta e le qualificate conversazioni proposte. Un ringraziamento sentito, per questo, va al critico d’Arte Cristina Tafuri.
Ogni esposizione si avvale della stretta collaborazione di Pietro e Nicola Cerzosimo, giovani forze e degni figli d’arte.