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sabato 11 marzo 2023

“Trotula donna di mare” del Maestro Guido Cataldo, regia Gaetano Stella al Delle Arti di Salerno

 



Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Una dolce serata tutta salernitana, un soffio di vento venuto dal mare, quella al Delle Arti di Salerno con “Trotula donna di mare” del maestro Guido Cataldo, in una Réunion, l’8 marzo, che celebra la donna. Pubblico delle grandi rappresentazioni, ad affollare ogni posto disponibile, si, in sala, si era tutti presenti, i soliti ex giovani, tanti volti conosciuti che apprezzano ed amano Guido Cataldo, sassofonista e musico di fama, il più esposto alla celebrità e non se ne vogliano gli altri componenti degli Astrali, il celebre complesso degli anni giovanili dei salernitani. C’è attesa tra il pubblico, benevolmente curioso di conoscere che cosa Guido abbia da dirci ancora, con quale musica, con quante parole ed in che modo. E lui non delude, buio in sala e nell’immediato tutti sono risucchiati dall’immaginario del suo pensiero.

Prima, un passo indietro!

In una sera di questo inverno, Guido mi clicca in WZ (N.D.R), con il maestro c’è una conoscenza ed una stima antica e mi dice di leggere ciò che mi avrebbe inviato di lì a poco, per poi fargli sapere il mio pensiero. Mi arrivano 50 pagine formato pdf su Trotula, la medichessa Salernitana. Ne resto entusiasta e gli dico che portata in scena sarà una bella intuizione, perché lo scritto è già costruito per divenire proprio una storia musicale.

 Il 19 febbraio, poi, in San Pietro a Corte “Trotula donna di mare” è diventato un libro racconto, edito da D’Amato junior.

Di tanto in tanto, ti facevi viva e, bisbigliandomi all’orecchio, mi invitavi a scrivere di te, ma puntualmente rinchiudevo nel cassetto delle cose pensate…dice Guido all’inizio della storia su Trotula, per poi  continuare…Una donna sicura, determinata, coraggiosa, intelligente, sensibile, forte, colta e curiosa, donna che, in una città laica e libera dai pregiudizi, volle e riuscì a diventare medico e, come mai prima parlò alle sue timorose e pudiche pazienti come solo una donna sa parlare ad un’altra donna.

E’ l’incipit del suo libro e del suo spettacolo, tre donne, due a corollario, Anna Nisivoccia, Diana Cortellessa ed Elena Renna per dare vita in maniera eccellente al racconto.

Pagina dopo pagina e scena dopo scena si srotola la Trotula voluta da Guido, per cui libro e spettacolo sono un tutt’uno, un meraviglioso corpo di donna, con la potenza e la bellezza del mare. Con l’acqua salata inscindibile l’unione, ad iniziare dal nome, quello di un pesce ed a quel suo muoversi tra le barche dei pescatori, cariche di mercanzia marina e con la brezza e la salsedine tra i capelli.

 Le belle immagini del libro, disegnate come manoscritto miniato sono diventati coloratissimi fondali del racconto musicale che, senza fronzoli accattivanti, ma con il solo ausilio della voce, della parola, della danza e con la pregevolezza della musica e che musica, si fa ascoltare.

In scena, intanto, si alterna il racconto di Totula: A Salerno visse a lungo una donna molto bella in giovinezza. Lei parlò e scrisse per prima della natura e dell’intimità delle donne e poté farlo in quanto donna e medico insieme e tutte le donne, più che a qualsiasi uomo, le parlavano dei problemi intimi.

Sembra di ascoltarle quelle voci popolari chiedere a lei ciò che succedeva al proprio corpo. Trotula era stata fortunata, nell’Opulenta Salernum, la sua famiglia era collocata bene, aveva studiato e si era imparentata, con il matrimonio, con un nobile longobardo della città.

 Il racconto musicale si svolge per quadri ed ecco, di seguito il giorno della laurea, di quelli trascorsi ad alleviare le sofferenze delle sue concittadine, ad illuminarle sulle cause dell’infertilità, non solo causata dalla donna, come era credenza, a prendere parti, facendo nascere tra l’igiene, poco conosciuta, bambini, che lei diceva essere tutti figli di San Matteo, il santo patrono della città

Intanto mentre la storia si racconta con la voce, melodiosa, ma anche ferma di Anna Nisivoccia, Elena Renna srotola, allunga, accartoccia, innalza il suo corpo, dando fisicità espressiva alla narrazione.

Momenti di pura poesia musicale: le preghiere dell’Ave Maria, del Salve Regina, del Santo Matteo, all’interno di una musica già eccelsa, come la voce di Diana Cortellessa, che le vocalizza in maniera soave.

Il racconto si chiude con la sua morte, la prima donna medico, vanto della parità di genere arrivato fino a noi, proprio nella giornata internazionale della donna, quando il percorso dell’uguaglianza tra alcuni popoli non è neanche iniziato.

Bravo Guido Cataldo a voler andare oltre le svariate pubblicazioni sul personaggio e renderne una propria, più si scrive meglio è, più punti di vista si affermano, più sapere democratico fanno; mai trascurare il concetto della libertà di pensiero, che sia documento o fantasia, ma qui non è il caso, sono frutto dell’atto creativo dell’uomo e va rispettato per quello che è.

Un’ultima considerazione è per Gaetano Stella, sua è la direzione dello spettacolo, le sue regie sono sempre un capolavoro di ricercatezza e di buon immagine, è un regista saggio e mette il cuore in tutto ciò che fa.

(N.D.R.) Mi piace concludere con una riflessione. Nel leggere il libro di Guido, così come assistendo allo spettacolo, ho sentito forte e come me, credo i presenti, l’orgoglio di essere salernitani, offuscato da sempre, senza un reale perché. Nell’atto creativo di Guido si legge tutta la fierezza di essere nati in questa meravigliosa terra di mare, di aver avuto la prima donna medico ed una città colta opulenta ed accogliente. Un glorioso passato per vivere consapevoli il presente, grazie ancora una volta, Guido

O voi tutti,

che amate di bere

dalla coppa dell’Elicona,

venite con piacere, venite a Salerno

 

Dal discorso di Corradino IV agli studenti

Maria Serritiello



venerdì 10 marzo 2023

Il Cittadino e il Territorio due lembi di uno stesso filo di storia da riannodare

 

Fonte: Comunicato Stampa

Maria Serritiello

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, presso il Museo Città Creativa Ogliara (SA), per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo si è proposto un incontro aperto a tutti  , nel quale         riannodare i fili della memoria in modalità Circle Time

Il Circle Time è  gruppo di discussione in cui tutti possono esprimere la propria opinione sotto la supervisione di un vero e proprio moderatore, il cui compito è quello di tenere le redini della discussione facilitando il dibattito.

Il gruppo intervenuto al museo si è avvalso di LEGARSI un format creato inizialmente da Guglielmo Avallone, per una mostra temporanea site - specific, pensata in occasione dell’apertura straordinaria del Museo Città Creativa di Salerno in data 17.12.202 continuando, poi, come cittadinanza attiva.

Un Animatore Culturale Ambientale    del CTG Comitato Provinciale di Salerno, dopo aver accolto i partecipanti, che hanno visitato le sale del Museo, si sono disposti in circolo per coinvolgere i presenti, per un’operazione di emersione dei ricordi delle personali esperienze legate al territorio.  In questo modo      il museo si riapre alla città   per raccogliere il suo racconto personale del territorio di Rufoli Ogliara, ma anche più in generale sarà fatto tesoro delle esperienze creative dei presenti.

Maria Serritiello





giovedì 9 marzo 2023

Armando Cerzosimo: Constantino Luis Marino e l’alchimia dell’immagine

 

Ricevo e pubblico

Maria Serritiello


Comunicato stampa                                                                                                                                   Redazione Cultura e Spettacoli

 

                          Armando Cerzosimo

             

Col patrocinio morale

Del comune di Salerno e 

Del C.N.A  Confederazione Nazionale 

dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa

 

Presenta

 

Constantino Luis Marino

Viaggiatore d’altri mondi

 

Fotografie

Salerno 10-21 marzo 2023


 

Vernissage in galleria Cerzosimo

Via G.Da Procida, 9, ore 19,  venerdì 10 marzo

 

Info.: Camera Chiara  Galleria Sala Posa  Tel. 089 227796  cell.: +39 3391308817  

 www.cerzosimo.com info@cerzosimo.com

 

 

Constantino Luis Marino e l’alchimia dell’immagine

 

Vernissage il 10 marzo, alle ore 19, per la mostra “Viaggiatore d’altri mondi” allestita negli spazi della Galleria Camera Chiara  nel centro storico di Salerno che darà il via anche  al mini cartellone  di eventi ideati da Armando Cerzosimo, per l’esposizione che sarà fruibile sino al 21 marzo 

 

 

Constantino Luis Marino, rivelerà, attraverso una scelta di 14 immagini su oltre quattrocento scatti, visionati, provenienti da tutto il mondo, il suo segno fotografico e la sua identità, in una mostra curata  da Armando Cerzosimo “Viaggiatore d’altri mondi”, che vanta il patrocinio morale del comune di Salerno e  del C.N.A  Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e che avrà il suo taglio del nastro domani, venerdì 10 marzo alle ore 19 per concludersi martedì 21 marzo, ospite della Camera Chiara Galleria Sala Posa, sita in via G. da Procida, 9, nel centro storico di Salerno e che in questi undici giorni verrà animata da diversi eventi. 

 “L’evento è nato da un fortuito incontro tra due fotografi  - ha affermato Costantino Luis Marino -, io giramondo e Armando Cerzosimo. La collaborazione ha permesso la creazione di una mostra  dei miei viaggi, attraverso le culture di molti paesi. La scelta è caduta sulle fotografie analogiche, anche in tempi di scatti digitali, preferendo le immagini non nel classico bianco e nero, ma in un delicatissimo viraggio seppia, un raffinato blu di Prussia e di altre, con la famosa Kodachrome. Un passaggio di stampa dalla  chimica antica in camera oscura alla chimica del futuro, che è la caratteristica del laboratorio Cerzosimo, diretto dal figlio Pietro, agli alogenuri d’argento su superficie deep matte effetto velvet con durst theta 76, con cui le fotografie, hanno potuto essere stampate in un formato 50x70 mantenendo ogni tono, ombra e dinamica di immagine realizzata oltre un decennio fa. E’, questa una raccolta di immagini con paesaggi e personaggi, passando dalla Mauritania, ai paesi del Mediterraneo, il Maghreb, per fino a giungere in Egitto e Sudan e all’Oceano Indiano”. Marino ha lavorato quasi esclusivamente con la Kodachrome, per le incredibili nuance in grado di offrire. Vista in un particolare modo, un’immagine Kodachrome ben scattata ha una sottile bellezza tutta sua, che è stata loro ridonata in questo formato, grazie alla scansione digitale e a quella stampa chimica futuribile, adottata dal Laboratorio Cerzosimo, permettendo di ottenere stampe ove vi è racchiuso il mondo che Marino ha visitato, che si esprime e spesso traduce, attraverso le scelte di luce, contrasto, colore, imprevisti cromatici dello stesso fotografo. Dai costumi, alle tende, dal ritratto del venditore di caffè, ovvero tutto quel che viene prodotto quale espressione dei valori della società che l’ha generato. Le fotografie hanno significato complicato: il grandissimo dettaglio, il mondo che va oltre l’intenzione e il modo in cui queste immagini agiscono sul nostro pensiero e inconscio, con il loro essere mosaico, col loro essere synthesis.

“Nel presentare la mostra di Constantino Luis Marino – rivela Armando Cerzosimo - mi sento di fare un tuffo nel passato. Salerno ha sempre avuto una ottima scuola di fotografia con vari esponenti nei vari settori che sono stati sempre delle eccellenze anche in campo nazionale. Quando ho aperto il mio studio in Via dei Mercanti , circa trenta anni fa, aleggiava nell’aria un nome che mi incuriosiva e mi intrigava per la sua bravura e la sua tecnica che trasparivano dalle sue fotografie. I suoi calendari per me erano un ponte tra quello che era stata una parte della mia vita e quello che mi apprestavo a vivere professionalmente. Il deserto, i paesaggi egiziani, le atmosfere mediorientali che pure io avevo vissuto erano per me una sorta di diario ma non scritto con le mie fotografie. Erano le fotografie di Constantino Luis Marino. Allora non fu possibile incontrarlo per una serie di coincidenze, poi come un vento leggero di Constantino si erano perse le tracce. Eppure restava una sua opera fotografica a pochi passi dalla mia Galleria , ed era sempre lì a ricordarmi di un fotografo che sembrava essere un “viaggiatore di altri mondi”. La fotografia esposta, ancora presente, era nello storico negozio Cirillo di via Giovanni da Procida. Uno splendido ritratto al viraggio blu stampato per uno degli iconici calendari da lui firmati. Incontrarlo a distanza di tanti anni, parlare di viaggi, di fotografia, di Leica, di Nikon, di atmosfere e poi convincerlo a donarci 14 visioni di altri mondi è la conseguenza di una ricerca continua di migliorarci ospitando nella nostra Galleria   autori come Constantino Luis Marino”. “ E’ un diario di bordo questa esposizione –scrive il critico d’arte Cristina Tafuri. Per la sua professione Constantino Luis Marino ha viaggiato in tutto il mondo. Da questi viaggi egli ne ha tratto una specie di diario di bordo fotografando, dei paesi visitati, monumenti e persone come se li guardasse per la prima volta. Fa parte del fotografo, infatti, vedere in modo più intenso di quanto non lo facciano le altre persone. In alcune delle foto scattate i monumenti si evidenziano per la loro immanenza, bloccati, solitari, avulsi da tutto, mentre gli uomini si offrono allo sguardo stemperati in una visione che rimanda a tempi lontani. Le sue fotografie hanno già abbandonato da tempo l' intento documentario per spingersi nel territorio del vissuto interiore fissato , prima che sulla carta, nella memoria di un tempo immobile e silenzioso”. Non mancherà il momento conviviale. Il tema del viaggio sarà anche sviluppato dal lato sinestetico, da parte di Raimondo Piombino e Giovanna Salvino, attraverso le nobili tradizioni della nostra cucina, che si legherà al Nord-Est d’Italia nei calici.

Cinque gli eventi che impreziosiranno il tempo della mostra, dopo il suo vernissage, in cui interverranno l’artista e Cristina Tafuri. Lunedì 13 marzo alle ore 10, si svolgerà in galleria un incontro con gli allievi dell’indirizzo Servizi culturali e dello Spettacolo del Convitto Nazionale “T.Tasso” di Salerno con il docente Felice Soriente, mentre la sera, alle 19, la giornalista Erminia Pellecchia e Constantino Luis Marino, discuteranno sul “Quaderno di Viaggio”. 







martedì 7 marzo 2023

Stelle di Maria Serrtiello

 




                         Maria Serritiello


Stelle

 

Non ho,

da altro cielo,

stelle da rimpiangere

qui,

a stazionar sul mio capo,

ci sono tutte.

Insieme,

il mare

prudente e vicino,

le riflette.

Il tuo sorriso,

balenio

nella notte,

che priva s’alza,

spolvera

il passato….

 

Maria Serritiello

 

Cantieri navali Soriente 1-8-2008








lunedì 6 marzo 2023

Ieri Davide Nicola ha compiuto 50 Anni. Per sempre nel cuore granata dei Salernitani

 




Dal web

selezionato da:  Maria Serritiello

All'indomani della salvezza della Salernitana nel 2022, così scrisse :

Ciao amore mio, non so dove sei. Non so cosa starai facendo. Forse sei su quella nuvola che era su di me quella sera, quando correvo per far volare la tua lanterna. O forse sei qui accanto a me. Sì, sono sicuro che sei qui con me. Abbiamo lottato insieme in questo anno complicatissimo, ma… oggi so che tu ci sei sempre stato lì con me. Sei riuscito con la tua energia a darmi la forza di lottare e di continuare a inseguire l’impossibile possibile, il possibile probabile, e il probabile certo. Ale, questa non è la mia vittoria, ma la nostra, proprio come quella della promozione in Serie A del Livorno. Avrei voluto gioire con te, guardare i tuoi occhi e il tuo sorriso, prenderti per mano e insieme correre e festeggiare. Tutto questo è solo per te e ogni mia conquista è la tua, ogni mia vittoria sarà la tua, ogni mio sogno sarà anche il tuo. Voglio che il mio cuore continui a battere per te e tu possa vivere ancora attraverso me… “

-Davide Nicola
Ci sono cose che non si possono spiegare e a cui, probabilmente, non bisogna aggiungere nulla.

Tanti auguri ad un grande mister ma soprattutto ad un grandissimo uomo.









Terzo appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival XS città di Salerno con la partecipazione della Cricca di Taranto

 




Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


In apertura di serata risuona per il teatro la voce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐑𝐢𝐠𝐢𝐥𝐥𝐨, uno dei grandi protagonisti della scena teatrale italiana, un signore del palcoscenico, che ha voluto esprimere parole di apprezzamento e augurio alla Compagnia dell'Eclissi.

Quando si dice la coincidenza! E’ dello scorso 24 febbraio la morte di Maurizio Costanzo, che sulle scene del Teatro Genovesi, Aldo L’Imperio, della Cricca di Taranto, per il terzo spettacolo in gara, ha portato “Vuoti a rendere”, scritto proprio dal notissimo personaggio televisivo e giornalistico italiano. La Cricca di Taranto è alla sua terza volta al Festival Nazionale XS di Salerno, l’anno passato con “Le ultime lune” di Furio Bordon si aggiudicarono il premio della giuria dei Giovani. 

“Vuoti a rendere”, scritto nel 1996 dal giornalista, scrittore, conduttore televisivo e paroliere italiano, suo è il testo di un’indimenticabile canzone “Se telefonando”, del 1966, è un testo che parla di una coppia in età, ai quali il figlio Marcello, che non si vede mai in scena, chiede che vadano a vivere in campagna, per poter usufruire del loro appartamento. Federico, questo è il nome del padre, non prende il trasferimento di buon grado, anzi adduce una serie di ragioni, anche valide, per non farlo. Viceversa Isabella, cuore di mamma, ritiene che l’andar a vivere in campagna gioverebbe alla salute e alla loro unione, ormai sistemata su di un binario morto. Un baule, posizionato in primo piano nel semplice soggiorno scenico, è pronto a raccogliere le loro cose: libri, vestiti, documenti, carte sparse e tanti oggetti inutili di cui Federico non ha nessuna intenzione di separarsene. Isabella invece, vorrebbe dare un taglio alla sua vita in città, non per radicata convinzione, come si saprà più tardi, ma per rendere la vita facile alla sua creatura. Inizia tra loro una schermaglia di ricordi della vita vissuta insieme che a volte è stata appagante, altre volte deludente. Si lanciano in reciproche accuse, la luna di miele, per esempio, un lui, a detta di Isabella, che non sapeva giocare con le parole, per passare poi alla complicità scherzosa di quella volta a Parigi. E così tra le piacevolezze trascorse e le amarezze accumulate, all’interno del loro rapporto, ora sono divisi, dal non essere concordi a voler aiutare il figlio Marcello. Molte delle considerazioni del dialogo di Federico ed Isabella e cioè le delusioni che provano, le solitudini vissute, le paure delle malattie, la difficoltà a non essere più inseriti nella vita produttiva del Paese, sono quelle che la terza età prova nel reale, tra l’indifferenza generale. L’affettività verso i vecchi è soverchia e questi sono pieni di nemici. I due coniugi sono due brave persone e anche quando si presenta l’occasione, sia per lei che per lui, di cogliere l’attimo, non sono mai andati oltre.

Una commedia brillante, gustosa, finanche dinamica, per i cambi di costumi veloci, con battute sagaci e veritiere, recitate con scioltezza e naturalezza. Buona la scelta di far spostare i mobili della scena, secondo la narrazione, a due personaggi estranei alla recitazione, la cornice di base è servita a narrare lo scorrere del tempo in modo naturale. La coppia, Aldo L’Imperio e Anna Cofano, affiatatissimi, hanno ben reso la parte di marito e moglie e delle rispettive occasioni mancate: divertenti sia per la fuga in discoteca, di lui, che per la visita della mostra di lei.  I costumi, ben adattati e le parrucche hanno fatto il resto.

Maria Serritiello

 www.lapilli.eu


Regia Aldo L’Imperio

Con Aldo L’Imperio e Anna Cofano

Responsabile di Palcoscenico: Annamaria Ruina

Tecnico luci e audio: Teresa Fumarola

Scene: Cosimo Lanzo, Francesco Marassa







 


lunedì 27 febbraio 2023

Stefano De Clemente al Teatro Ridotto di Salerno con lo spettacolo “Siamo un grande popolo”, il 25 e 26 Febbraio.


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello 

Una new entry al Teatro Ridotto di Salerno, per due sere consecutive, il 25 e il 26 Febbraio, con l’augurio di far parte, in modo stabile della schiera dei comici di successo, che sono passati nel piccolo tempio del cabaret ma, tanto importante nello scoprire il vero talento. E’ Stefano De Clementepremio della Critica, non a caso, al Premio Charlot 2013, ad esibirsi, non prima di essere introdotto da Marco Cristi, il miglior monologhista e vecchia conoscenza del Ridotto. Per lo spettacolo dal titolo, “Siamo un grande popolo”, Stefano si è avvalso delle battute create da Francesco Burzo, autore, tra l’altro di Peppe Iodice, in Peppe Night e di Antonio ColuRsi per le luci, l’audio e la Regia.

Ed eccolo, alto, bruno, camicia bianca, stirata senza una grinza, che più tardi lamenterà la sbavatura di rossetto per l’impeto di un abbraccio, tra il pubblico dei primi posti, aggredire la scena per quasi due ore, senza un attimo di tregua, con una raffica mitragliante di sketch e battute che hanno deliziato il pubblico. La sua comicità si basa su temi semplici del quotidiano, comprensibili al largo pubblico. Le sue battute sono divise in due tempi, la descrizione della situazione o del personaggio preparatorie e il colpo finale, ovvero la conclusione, quella che fa ridere di gusto. Il pubblico lo ascolta con attento interesse, perché sa che solo alla fine ci sarà l’esplosione. Una scarica di adrenalina pura, che investe anche i presenti e che lo apprezzano per quel suo darsi senza riserva. E’ accattivante in scena, le persone mature, tra il pubblico lo adottano subito, i giovani, invece, si identificano per quel suo modo energico di affrontare la scena, magari meno la vita. Si è accorto a trent’anni di riuscire simpatico presso le persone, di catturarle con le battute spontanee per cui ha scelto di fare il comico e lo fa anche bene. I suoi monologhi sono pregni di temi comuni: la mamma e le fisime del risparmio, la disgrazia del primo figlio, il covid quale nemico invisibile, l’uso della dad, il ballo, i viaggi, la ragazza social e la ragazza che guida. Temi che ci appartengono, in alcuni casi ci affliggono quotidianamente e se c’è Stefano che li ridicolizza, che soddisfazione!

Stefano di suo è un ragazzo tormentato e certi suoi piccoli gesti involontari, la dicono lunga sulla matassa delle spinte emozionali che lo assillano e che, lungi dall’essere un peso, costituiscono per lui una sorta di ossatura psicologica che lo tengono sulla scena con energia, vitalità, elettricità, dinamicità infinita. Sfrondare certe esuberanze e fare chiarezza nella propria mente, al fine di presentare un prodotto lustro e sgorgante da una filosofia di vita a 360 gradi, gli darebbe la convinzione che lottare potrebbe essere più attraente che non. Il problema è interno più che legato ai capelli frontali che continuamente minacciano di rubare la scena e che ostinatamente lui si preoccupa di riallineare

Siamo giunti alla fine e Stefano ci consegna il suo mondo interiore con dei versi di infinita tenerezza: Se sarai la mia donna. Il pubblico del Ridotto, da stasera te lo augura.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu