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sabato 13 maggio 2017

I Poeti dell’Invettiva, un miting al Liceo Torquato Tasso di Salerno

i poeti dellinvettiva
Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Il 3 aprile scorso, al Liceo Torquato Tasso di Salerno, davanti ad un nutrito uditorio di studenti e di pubblico, si è tenuto un convegno su di un tema insolito, quello dell’invettiva letteraria. Si tratta di poeti che legarono almeno parte della loro fama alla reprimenda sdegnata, sia essa politica che antistituzionale, anticlericale e amorosa. Relatori dell’incontro, i docenti Giulia Maria Barbarulo e Santolo Sica e lo storico della medicina Giuseppe Lauriello, in veste di moderatrice, la stessa preside dell’Istituto Carmela Santarcangelo. Ad iniziare è la Prof.ssa Giulia Maria Barbarulo che ha intrattenuto i presenti su tre celebri creatori di linguaggio poetico, soggettivo e realistico della Grecia arcaica e dell’apostrofe, affidandosi ai versi di Archiloco, Ipponatte e Anacreonte, aedi di larga popolarità nell’evo antico, sia per la vivacità dei loro sfoghi, sia per la crudezza di certe immagini. Il Prof.re Santolo Sica ha tratteggiato la figura del senese Cecco Angiolieri, un campione di poesia tabernaria, deciso avversario degli stilnovisti, beffardo e stravagante, imprecatore verso il padre e la sua donna, tutt’oggi popolare per il cinismo di certi truci desideri, per il linguaggio schietto e colorito delle sue strofe, ma anche per la simpatica, proclamata vocazione verso la donna, la taverna e i dadi. Lo storico della medicina, Giuseppe Lauriello, ha, invece, illustrato la foga espressiva e l’impetuosa protesta di Olindo Guerrini, pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, poeta minore ottocentesco, anticonformista, vissuto all’ombra del grande Carducci, ma non solo per questo, infatti fu autore di rilevante successo popolare, per le sue spinte passionali e le frementi invettive. La sua opera ebbe vasta risonanza, ai suoi tempi, per gli atteggiamenti anticlericali e socialisteggianti e per la polemica contro romantici e idealisti. L’incontro ha soddisfatto tutti per la particolarità del tema, se ne auspicano altri, perché di cultura se ne sente il bisogno più di quanto si creda.

Maria Serritiello
 

Al Festival Teatro XS di Salerno è “Terra di Nessuno” con la Compagnia Teatro Instabile di Meano

terra di nessuno 1
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

La penultima opera in gara, per il Festival Teatro XS, città di Salerno, “Terra di Nessuno” è tratta dall’omonimo libro dello scrittore Eraldo Baldini, il sessantacinquenne di Russi, in Romagna, noto per il genere “gotico rurale” che imprime nei suoi tanti scritti. E’ considerato da alcuni come lo Stephen King italiano. Il racconto, dato, dall’autore, in esclusiva ad essere rappresentato in Italia solamente dalla Compagnia Instabile, vuole essere un ossequio alla prima guerra mondiale che quest’anno celebra il centenario.
Quattro reduci: Enrico, Adelmo, Settimio e Martino, della Grande Guerra, nostalgici per aver vissuto e sopravvissuto alla ferocia della guerra, pensano di potersi ritrovare, passando un pezzo della loro esistenza, lavorando e guadagnando qualcosa, abbozzando un’attività di carbonai. Fittano un pezzo di bosco, anche se non sono mancati, all'atto del contratto, oscuri motivi di paura per fenomeni magici e inverosimili che si disvelano a poco alla volta. I quattro uomini, forti della loro presunta amicizia maturata in guerra e armati da tanta motivazione, non esitano a raggiungere e ad occupare il pezzo di montagna, desolata e lontana dal paese, conosciuto con l’inquietante nome il “il bosco delle facce”. Dopo l’allegra sistemazione, la bevuta insieme e dopo aver condiviso il pane ed il companatico che avevano comprato all’osteria del paese, da quel momento in poi, per loro avrà inizio una vita non facile. L’amicizia solidale e fedele, con il passar del tempo, si allenta e sebbene indosso abbiano gli abiti, con i quali hanno fatto la guerra, le uniformi intime, i pantaloni alla zuava, fasciati in basso e le coperte, le stesse della trincea, per ripararsi dal freddo, in loro vi è una strisciante ma pervasiva sindrome post-traumatica che li accomuna e li travolge, fino a scoppiare in tutta la sua forza devastante sui poveri malcapitati, aggravata dalla fame, dagli stenti, dal freddo e dalla paura della morte. In ognuno di loro torna l’esito della guerra patita e vissuta, più evidente in Martino ed Adelmo, un po’ meno in Enrico e Settimio, a questo stato non si salva nemmeno Cadorna, l’asino di Adelmo, sensibile quanto presago annusatore di incombenti e irreali presenze, ora sotto forma di un lupo monocolo, ora di vento forte e capriccioso, talvolta di facce angoscianti, talaltro di morti misteriose. Nello scagliarsi l’uno contro l’altro vengono fuori episodi turpi della guerra, quale quello di Adelmo che aveva ucciso Astolfo, il capitano che li vessava oltre la guerra o anche quello di Francesco Baracca, l’aviatore, ammirato dai fanti, per la sua capacità di essere al di sopra delle loro teste, ma che alla fine, aveva incontrato la morte come quelli che si dannavano in trincea. Dalla terra di nessuno non si esce vivi, un mantra che ripetono spesso i quattro amici, che ormai non credono più al loro sodalizio, ma riflettono sulla realtà, che la terra di nessuno è quella striscia di humus, nel quale non si è vivi ma neanche morti. Ed allora zombie o defunti? Fantasia o realtà? L’atmosfera in cui l'autore sguazza è noir, mentre si appresta a dare una dose di angoscia tenebrosa, che forse è l'unico viatico possibile per chi voglia affrontare il tema del conflitto e i suoi inevitabili effetti indesiderati e fisiologici. Dice del suo racconto Eraldo Baldini “Volevo che il romanzo fosse tagliente come un pugnale, teso e claustrofobico come una notte in trincea, tenebroso come una foresta stregata, la mia intenzione era quella di trascinare il lettore, pagina dopo pagina in una spirale di mistero e d’angoscia, ma anche di dolorosa riflessione.” In effetti lo stesso clima aleggia nella riduzione teatrale, ad uno ad uno, infatti, gli amici scompaiono, dopo aver scoperto cadaveri nella carbonaia dirimpettaia e nell’osteria che avrebbe dovuto fornire il cibo. La domanda che si pongono più volte i 4 reduci è “Non siamo diventati tutti più cattivi?” lo spettro della guerra è là in mezzo a loro, con gli effetti negativi e per sempre. Eccellente la regia di Sergio Bortolotti ma anche il gioco di luci e gli effetti speciali di Stefano Bassetti, suggestiva la scelta della musica di Paolo Nones, puntando, nel finale, sul Requiem di Giuseppe Verdi. Curata la scelta dei costumi di Diana Sinigaglia, Katia Bonmassar e Renzo Merci. Le piccole imperfezioni recitative sono perdonabili, vista la sindrome dei reduci in atto di Luca Santuari, Kristian Civetta, Silvia De Simone e Nicola Merci In linea e tecnicamente funzionale la scenografia, per i due atti, di 50 minuti l’uno, di Paolo Nones, Thomas Donati e Renzo Merci a ricordarci il bosco carbonifero mentre il carro tirato dall'asino ben si presta a trasformarsi, nel secondo atto, a momentaneo rifugio o alato fantasma spettrale, sotto il suo lenzuolo bianco. Quattro sgabelli quadrangolari, un tavolo e diversificate "fascine" di vario spessore rendono vivo il bosco e quasi ce lo rendono amico. Il fumo che, in più riprese, avvolge il palco, scivolando lentamente verso gli spettatori, ben si presta a rendere fantastica e noir la storia.
Maria Serritiello

Quarto pezzo in gara“L’Italia s’è desta” della Compagnia dei Ragli di Roma al Festival Teatro XS di Salerno

litalia sè desta
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Con “L’Italia s’è desta”, un piccolo [falso] mistero italiano, di Rosario Mastrota, che ne è anche il regista, e con Dalila Cozzolino, della Compagnia dei Ragli di Roma, il Festival Teatro XS di Salerno, il 26 marzo scorso, è giunto alla sua quarta gara di rappresentazione. Il pezzo scritto dall’autore, è un modo originale di affrontare e dire la propria sulla ‘ndrangheta’ ma anche sulla condizione di annebbiamento generale della nostra patria e lo stato della popolazione vittima di manipolazione diffusa e pervasiva dei mass media.
Carla, la protagonista del monodramma, è da tutti considerata, la scema del paese, per cui la sua non è mai la verità ma è pura invenzione del suo cervello bacato. Intanto lei, nei suoi giri solitari in bicicletta, marcata Vicini, ultimo modello, assiste al rapimento del pullman bianco della nazionale di calcio italiana, a due mesi dall’inizio dei Mondiali. Alla notizia bomba, subito si scatena il carosello da parte dell’esercito, della politica, del mondo dello sport e di giornalisti in odore di scoop. Passano i giorni e della nazionale non se ne sa nulla, eppure la soluzione della misteriosa scomparsa si sarebbe risolta presto, se avessero ascoltato la testimonianza di Carla, ma lei, si sa, è figlia di un Dio minore e come tale è invisibile, né è attendibile per quello che va dicendo. Il muro di omertà degli abitanti, servi della ‘ndrangheta, si issa e si confonde con tutte le altre forze mediatiche, che non fanno altro che confondere le tracce o possibili piste da seguire. Il paese è al centro delle notizie e si gode la popolarità, senza tener conto della verità che può essere gridata al microfono, in uno dei collegamenti televisivi, proprio da Carla, la scema del paese, che incolpevole ed ignara appartiene ad una famiglia di “boss”. Il suo stesso padre è sparito e non ha fatto più ritorno a casa, uno sgarro agli ‘ndraghetisti, ma dal suo canto, aveva precedentemente, fatto sparire per sempre, Maria, l’amica con la quale Carla si confidava. E ‘ndranghetisti risulano anche il macellaio, il giornalaio ed il fruttivendolo con i quali, la ragazza faceva cenno di conversazione, nella sue ingenue uscite.
Quando principia il monologo, Carla arriva in sella alla bicicletta, che le regala la libertà di movimento, purché la ritirata sia prima che faccia notte, a sentir sua madre, dal manubrio pendolano due buste di platica, piene di oggetti che mostrerà in seguito. La scena è arredata in maniera spartana, su cui si distinguono una sedia, con la spalliera ricoperta di figurine della raccolta Panini, un tavolino senza pretese, su cui la protagonista poggia un vecchio modello di radio, gracchiante e malfunzionante, più simile ad un vecchio giocattolo. Issata la bici sul cavalletto, Carla ci introduce nella sua condizione di come la vedono e la considerano gli altri componenti della famiglia e la gente che le sta intorno e con le quali intrattiene saltuari e occasionali rapporti. Semplice e ingenua in un mondo di lupi e faine finisce naturalmente con l'essere considerata tarda mentalmente e come tale per niente degna di attenzione o di ascolto, niente a che vedere con le informazioni di cui sono capaci e fautori, i vari soloni dei giornali o delle televisioni, pronti a gettarsi, quali condor affamati, sulle prede della cronaca nera ed a imbastire su di essi intere settimane di spettacoli spazzatura. La ragazza che sta sul palco, gonnellina corta, calze scure e fiocchetti nei capelli, era nata sana, ma una caduta dalle braccia della mamma l’ha resa infantile ed ingenua per sempre. Della sua famiglia non conosce i segreti ed attende con orgoglio il presidente “Mattarello” come lo chiama lei, per essere insignita di medaglia al valore di civile per aver scoperto dove la ‘ndrangheta nascondeva i calciatori. Nell’ attesa del suo momento di gloria, il monologo si riempie di riflessioni, niente affatto stupide, come i suoi compaesani vorrebbero che fossero, sull’Italia sempliciona, vittima dei mass-media e delle manipolazioni che da essi derivano. Un racconto metaforico di come vanno le cose e di come la parte buona dell’Italia resta inascoltata, perché l’altra parte di faine e di lupi opera affinché questa sia considerata tarda mentalmente. “Mattarello” non arriva e forse tarderà anche il riconoscimento, essendo lei, che, attendendolo, calza scarpe più adatte ad una cerimonia d’onore, figlia di un boss della ‘ndrangheta, da generazioni. A Carla non resta che l’etichetta di ritardata, continuando ad essere tale per sempre, altro che medaglia al valor civile! Ciò lascia l’amaro in bocca se poi ci si domanda: ma l’Italia s’è desta veramente?
Un testo originale, che merita tutte le menzioni, raccolte dal 2012, ad oggi, in ogni manifestazione. Bravo l’autore Rosario Mastrota che ne ha tessuto la trama, ma eccezionale il recitato di Dalila Cozzolino che ha saputo caratterizzare il ritardo mentale del personaggio, con il corpo, la vivacità facciale, la mimica e l’inflessione dialettale perfetta, un calabrese stretto ma comprensivo facile, che le addolciva il tono, anche nei momenti particolari. La sua caratterizzazione ha reso il pezzo, non sempre calibrato, vuoi per ripetitività inutili, vuoi per certi momenti lenti e caricaturali, eccellente. Efficace il fascio di luce e buona la scelta musicale curata dallo stesso autore, di Ramazzotti e Toto Cutugno, rievocativi di qualche tempo fa, che di tanto in tanto escono dalla sgangherata radio e che Carla consulta per sapere della sua premiazione.
Maria Serritiello
 

Giuseppe Toniolo, una vita spesa per il bene, ne ha parlato al Caffè dell’Artista di Salerno, Francesco Manca



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Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Al consueto appuntamento del lunedì, che da ben vent’anni e quest’anno ne cade il ventennale, si tiene all’associazione culturale il “Caffè dell’Artista" di Salerno, presieduta dalla professoressa Flora Battiloro, è intervenuto, il giorno 27 marzo, il giornalista Francesco Manca, responsabile del sud Italia per la Fondazione di Studi Tonoliani (www.giuseppetoniolo.com). Con chiare parole, all’assemblea attenta e numerosa, il dottor Francesco Manca, ben conosciuto dal Caffè dell’Artista, per le numerose collaborazioni intercorse con il sodalizio salernitano, lo stesso, infatti, è anche presidente dell’Associazione Culturale Prometeo di Torre del Greco, ha tratteggiato la figura dell’economista Giuseppe Toniolo e la sorta Fondazione di Studi Tonoliani. Conosciamo attraverso le parole del relatore, l’illuminata figura. All'incontro è intervenuto anche il professor Cosmo Giacomo Sallustio Salvemini, giornalista e presidente dell'UN.I.A.C. (Unione Italiana Associazioni Culturali).
Giuseppe Toniolo (Treviso, 6 marzo 1845 – Pisa, 7 ottobre 1918) è stato un economista e sociologo italiano, tra i principali artefici dell'inserimento dei cattolici nella vita politica, sociale e culturale della nazione italiana. È ricordato soprattutto come il fondatore della Settimana sociale dei cattolici italiani, il cui centenario si è svolto nel 2007. La settimana sociale, è un appuntamento fisso della Chiesa cattolica italiana, a cadenza pluriennale, in effetti sono riunioni di studio per far conoscere ai cattolici il vero messaggio sociale cristiano. Le giornate sono organizzate in lezioni e discussioni sui problemi sociali più attuali. Quest'anno la Settima Socile dei Cattolici italiani,giunta alla sua 48^ edizione, si tiene a Cagliari dal 26 al 29 ottobre. Giuseppe Toniolo è stato proclamato venerabile da Paolo VI il 7 gennaio 1971.
Nacque a Treviso, nella parrocchia di Sant'Andrea, nel 1845, in una famiglia della buona borghesia veneta. La famiglia si trasferì in varie città del Veneto per seguire il padre, ingegnere. Giuseppe frequentò le scuole medie in collegio a Venezia. Iscrittosi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, dove i suoi maestri furono Fedele Lampertico e Angelo Messedaglia, si laureò nel 1866; nel 1868 fu nominato assistente alla cattedra giuridico-politica e nel 1873 conseguì la libera docenza in Economia politica. Fu dapprima insegnante presso l'Istituto tecnico di Venezia (1874) e dopo una breve supplenza del Messadaglia nell'Università di Padova, fu chiamato come professore straordinario nell'Università di Modena e Reggio Emilia (1878), per approdare definitivamente come ordinario nell'Università di Pisa, dove tenne la cattedra di Economia politica dal 1883 alla morte, nel 1918. Le sue spoglie riposano presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Pieve di Soligo (TV). Nel 1878 sposò Maria Schiratti, dalla quale ebbe sette figli.
Il ruolo nel movimento cattolico.
La figura di Giuseppe Toniolo occupa un posto importante nella storia del pensiero e dell'organizzazione delFoto Giuseppe Toniolo laicato cattolico: nel 1889 fondò a Padova l'Unione cattolica di studi sociali, di cui fu presidente; collaborò anche con l'Opera dei Congressi. Dopo il suo scioglimento (1904), si occupò di riorganizzare l'Azione Cattolica. Fu ispiratore e promotore della prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che tenne a battesimo nel 1907. Fondò nel 1893 a Pisa la Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, e nel 1894, sulla scia aperta dalla pubblicazione della Rerum Novarum, formulò il primo programma politico cristiano democratico, il “Programma dei cattolici di fronte al socialismo”. Il Toniolo non fu mai propriamente impegnato nella sfera politica, ma fu tra i fondatori della FUCI. La sua partecipazione fu contrassegnata da una profonda sintonia con il magistero ecclesiale. Il 14 giugno 1971 papa Paolo VI chiuse l'esame della sua vita col decreto di eroicità delle virtù e oggi la Chiesa cattolica lo invoca come Venerabile. Per il suo contributo come professore e come ideatore della economia sociale cattolica cooperativistica, portata avanti dalle banche di Credito Cooperativo, due istituti sono stati intitolati a suo nome: la BCC "Giuseppe Toniolo" di Genzano di Roma e la BCC "Giuseppe Toniolo" di San Cataldo, in Sicilia. Il 14 gennaio 2011 papa Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante un miracolo, attribuito all'«intercessione del Venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo, Laico, Padre di famiglia».
La fondazione degli studi Tonoliani, presieduta dal prof. Romano Molesti, esistente da sette anni e precedentemente da 40 come Studi economici e sociali, è sorta per dare approfondita conoscenza del “Nostro”, altrimenti non sufficientemente riconosciuta, anzi per molti versi trascurata. Scopo principale, quindi, è quello di riproporre le sue opere, che contengono valori fondanti per un’economia umanizzata. In una realtà, quale quella contemporanea, in cui è stato smarrito il senso civico della convivenza, la Fondazione degli Studi Tonoliani, vuole offrire un orientamento a quanti si accingono ad operare nel campo sociale, attraverso il pensiero di Giuseppe Toniolo, massimo esponente del pensiero sociale cattolico. La fondazione, pertanto, promuove incontri, convegni, corsi di studi, pubblicazione di riviste e concorsi per i giovani. La sede della Fondazione di Studi Tonioliani Campania e Sud Italia è a Napoli presso la Basilica "Incoronata Madre del Buon Consiglio" Capodimonte, gentilmente concessa da Mons. Nicola Longobardo, rettore della Basilica di Capodimonte e assistente ecclesiale della Fondazione di Studi Tonioliani della Campania.
Per info: studitoniolianicampania@gmail.com   -  Cell. 3349295428.
Maria Serritiello
www.lapilli.eu

giovedì 6 aprile 2017

La pastiera napoletana un dolce che è un leggenda



Fonte:  Associazione Sud100Cento

Nascita della pastiera. 
 
Si tramanda una poetica leggenda che vuole i napoletani del golfo, attratti dal celestiale canto della sirena Parthenope, tributarle dei doni, consegnati da sette delle fanciulle più belle di Napoli, ciascuna delle quali portava con sé:
-la farina, simbolo della fertilità.della campagna.
-la ricotta, omaggio dei pastori.
-le uova, simbolo della vita che si rigenera.
-il grano tenero, bollito nel latte.
-l'acqua dei fiori d'arancio, come omaggio dei profumi della terra.
-le spezie, in rappresentanza degli altri popoli del mondo.
-lo zucchero, simbolo della dolcezza profusa dai suoi canti.
Parthenope, commossa, depose i doni ai piedi degli dei, i quali rapiti anch'essi dal melodioso canto, le prepararono la pastiera, mescolando gli ingredienti. 



 

Dall'uno al 10 maggio"Maradonapoli" documentario, sarà nelle sale cinematografiche


Locandina del documentario MaradoNapoli sovrapposta al primo piano di Diego Armando Maradona


Fonte:Il Mattino Sport
di Gennaro Morra

10 maggio 1987: una data storica per la città di Napoli, un giorno che i tifosi di calcio napoletani ricordano con emozione. Quel giorno gli azzurri si laureano per la prima volta campioni d’Italia e a trascinarli alla conquista di quel titolo c’è il calciatore più grande di tutti i tempi, quel Diego Armando, dalla provincia di Buenos Aires che, già prima di mantenere la sua promessa di portare lo scudetto all’ombra del Vesuvio, era stato eletto idolo e simbolo della città. Maradona come Eduardo, Totò e San Gennaro: da quel momento in poi diventa uno dei personaggi che incarnano la “napoletanità”, lui che era venuto dall’Argentina e che nella città partenopea ci ha vissuto solo sette anni, anche se molto intensi.

Per celebrare i trent’anni di quella storica vittoria, dall’1 al 10 maggio sarà nelle sale cinematografiche “MaradoNapoli”, un documentario che racconta il mito del Pibe de oro attraverso la testimonianza dei napoletani: dalla trepidazione durante la lunga trattativa che lo portò dal Barcellona alla corte di Ferlaino, alla prima volta che lo videro calcare l’erba del San Paolo; e ancora i gol, le vittorie e le feste. Ricordi che ancora oggi fanno commuove fino alle lacrime qualche intervistato. Ma in “MaradoNapoli” c’è anche la ricerca in ogni angolo della città di immagini e oggetti che evocano la passione e l’amore che la legano a filo doppio a Maradona.

Prodotto da CinemaUndici e diretto dal regista e attore romano, Alessio Maria Federici, il documentario è distribuito dalla Warner Bros e resterà nei cinema di tutta Italia solo per i primi dieci giorni di maggio. Intanto ieri è apparso in rete il trailer, che ha fatto subito registrare migliaia di visualizzazioni e condivisioni sui vari social network. Numeri lusinghieri che fanno presagire un sicuro successo al botteghino per il debutto della pellicola nelle sale cinematografiche.
 
 
 

"Chi ha commesso crimini di guerra deve essere chiamato a risponderne"










Fonte: Quotidiano. net
 
New York, 5 aprile 2017 - Il sospetto attacco chimico in Siria ha spinto Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti a presentare una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, che si è riunito oggi in seduta d'emergenza. Ma Mosca difende Assad. E gli Stati Uniti alzano la voce. La tensione sale alle stelle. Nel documento si condanna l'uso di gas tossici e si chiede un'indagine completa. Intanto Medici senza frontiere (Msf) afferma che le vittime "sono state esposte ad almeno due agenti chimici" e i loro sintomi "erano compatibili con sostanze neurotossiche come il Sarin". I medici dell'organizzazione si sono recati nell'ospedale di Idlib dove erano ricoverate le vittime, quello di Bab Al Hawa, circa 100 km a nord dal luogo della strage. Msf precisa di aver fornito ai medici della struttura "antidoti e abiti di protezione" per soccorrere i pazienti in questo tipo di attacchi
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, al suo arrivo alla conferenza internazionale, ha denunciato l'attacco. Guterres ha deplorato il fatto che "crimini di guerra continuano" a essere compiuti in Siria, giudicando "orribile" l'attacco "chimico" compiuto nella città di Khan Sheikhun ) "Questi avvenimenti orribili mostrano sfortunatamente che i crimini di guerra continuano in Siria e che il diritto umanitario internazionale è violato frequentemente". Durissima presa di posizione anche di Papa Francesco. "Assistiamo inorriditi agli ultimi eventi in Siria - dice il ponteficie a proposito della strage di Idlib - faccio appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché cessi questa tragedia e si rechi sollievo a quella cara popolazione da troppo tempo stremata dalla guerra". Quindi esprime "ferma deplorazione per l'inaccettabile strage avvenuta ieri nella provincia di Idlib, dove sono state uccise decine di persone inermi, tra cui tanti bambini". 
 
Secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti umani, le vittime sono 86, di cui 30 bambini e 20 donne.. Il bilancio, aggiunge l'Ong, potrebbe ancora aumentare perché ci sono persone che mancano all'appello.
MOSCA: COLPITO ARSENALE CHIMICO - Secondo il ministero della Difesa russo non è di Assad la responsabilità dell'utilizzo di armi chimiche nella città in mano ai ribelli nel nord della Siria: i gas tossici - sostiene - provenivano da un arsenale ribelle colpito da un bombardamento aereo siriano. Mosca smentisce così l'ipotesi che il regime di Damasco abbia volutamente eseguito un attacco chimico. Il Cremlino ha fatto sapere che continuerà a sostenere le azioni delle autorità siriane nella lotta al terrorismo. Inoltre Mosca ha bollato i resoconti sull'attacco come "fake". "Gli Usa hanno presentato una risoluzione al consiglio di sicurezza dell'Onu basandosi su dei rapporti falsi", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri citata dalle agenzie. "La bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell'intera regione".
 
 
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