Chiusi due ponti sul Bosforo. Spari nella capitale turca. Spenta la tv di Stato. Carri armati all'aeroporto. Aerei da guerra ed elicotteri sorvolano la città
Tentativo di golpe da parte dell'esercito in Turchia: sospese le trasmissioni della rete radiotelevisiva statale Trt in turchia. I militari hanno fatto incursione negli studi radiotelevisivi ad Istanbul. E sarebbero mobilitati in tutti i grandi centri abitati anche ad Ankara. Aerei da guerra ed elicotteri stanno
sorvolando la capitale turca. I due ponti sul Bosforo che collegano la parte orientale e occidentale di Istanbul sono stati chiusi. Carri armati dell'esercito turco sono stati dispiegati all'aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul. Lo mostrano le immagini trasmesse dalla tv turca.
Claudio Tortora, poliedrico artista, patron del Premio Charlot, direttore artistico del Teatro delle Arti di Salerno e tanto altro ancora è stato premiato con la targa “Nicola Di Stasio” del Caffè dell’Artista, quale personaggio eccellente della città. Il premio, voluto dalla socia- consigliera Licia di Stasio, per onorare la memoria di suo padre, è diventato un appuntamento fisso a conclusione dell’anno sociale. L’artista, visibilmente commosso, ha ringraziato di cuore l’associazione culturale che ha voluto riconoscere il suo impegno, a trecento sessanta gradi sul territorio, in cinquant’anni di attività ed ha regalato la lettura di alcune sue poesie, molto apprezzate dal pubblico presente.
Claudio Tortora è un vero uomo di spettacolo, sa cantare, e anche bene, famose sono le sue serate all'insegna della musica anni ‘60, sa far ridere, oltre che con "La Rotonda", un trio che si è imposto nella storia del teatro comico salernitano e in quello italiano, con il personaggio di "Spalletta", il guappo di cartone dell'Agro, sa scrivere testi teatrali, ma anche per spettacoli televisivi, tra cui il Festival di Sanremo, sa elaborare pagine a contenuto sociale, storie, favole e poesie, sa creare eventi di grande caratura, come il Premio Charlot, l'importante format della comicità italiana dal quale sono passati i più significativi comici nazionali. Da ben 12 anni è il Direttore artistico del "Delle Arti" di Salerno, spazio ricavato dall'ex Seminario Regionale, l'unico in Italia ad avere, al suo interno, una sala cinematografica e una per rappresentazioni teatrali, oltre che uno spazioso foyer. Qui le arti dello spettacolo ci sono tutte, non si tralascia nulla, ognuno trova il suo spazio di svago e di divertimento. Con sagacia mette su ogni anno pregevoli stagioni teatrali per un pubblico che lo segue fedelissimo.
Il 24 febbraio scorso, ha festeggiato il mezzo secolo di vita teatrale al "Delle Arti", ormai una sua fortezza. Quello del Delle Arti è un progetto che abbraccia ogni forma di spettacolo, dalla danza alla prosa, passando per produzioni proprie e ospitando di quanto c’è di meglio in compagnie teatrali in giro per l’Italia. Non si trascurano i piccoli, con le favole recitate e ridotte appositamente per loro, in delle matinée gratis per chi li accompagna, ma anche la scuola, viene considerata con degli spettacoli di grande presa sugli allievi. La Sala cinematografica, interno ad esso, il bar e capienti spazi per favorire la socializzazione, fanno di questo teatro un modello unico in Italia, di cui Claudio non solo è l’autore, ma anche il direttore artistico.
Un destino già tracciato, il suo, la carriera di successo costruita in tanti anni, è voluta fortemente fin dall’infanzia, quando presso il ristorante “La Casina Rossa” di Torre del Greco, a soli 4 anni, cantava Maruzzella, il repertorio di Sanremo e Carosone, senza sbagliare né i motivi né le parole. All'epoca però, la vita di spettacolo non era ben vista dai genitori, i quali sognavano, nel futuro del proprio figlio, un posto sicuro, dopo aver compiuto i necessari studi. Ma tant' è la passione di Claudio è stata più forte, e meno male, altrimenti molte delle meravigliose manifestazioni, delle quali è stato protagonista, non ci sarebbero state, come "Domenica in " su RAI 1 con Pippo Baudo, "Sereno variabile", "Fantastico" e come autore e talent scout, in "Mi Raccomando" e in "Splash".
Ma le sue attività artistiche sono state molteplici e varie, ad iniziare dal 1966, la prima serata di Claudio, con un gruppo musicale, in una casa privata a Salerno in Via Roma di proprietà della famiglia Bertini, passando per due complessi I Goldman ed i Volvo ed ancora Disco d’Oro vinto nel 1971, la gestione del Girasole a Paestum che diventa palcoscenico dei nomi più prestigiosi dello spettacolo come Ornella Vanoni, Johnny Dorelli, Bruno Martino, Fred Buongusto, Fausto Papetti, Peppino Di Capri. Continua, in tempi successivi, ad esplicare la sua versatilità nel teatro con il Gad di Maria Melato, Tina Trapassi ed Annabella Schiavone e nelle televisioni private, una per tutte: Tele Salerno uno.
Nel 1989 prese in gestione il teatro Ridotto che fu il primo teatro cabaret della Campania. Allora non esistevano altri locali simili e contemporaneamente inventò il Premio Charlot che con entrambi convive da 28 anni.
La premiazione è stata preceduta dalla consegna da parte della presidente, prof.ssa Florinda Battiloro, coadiuvata dal consigliere e factotum dott.re Aldo Sessa, di un attestato di fedeltà a socie iscritte fin dall’inizio del consesso, che quest’anno si appresta a celebrare i venti anni di attività, una significativa presenza nel tessuto culturale della città e seguita da un splendido concerto da camera da parte del trio Pragma:
Federica Severini violino.
Giovanni Sanarico violoncello
Gennaro Musella pianoforte
Il trio, formatosi a Napoli nel 2013, dopo la laurea in conservatorio, si sono perfezionandi all’Accademia di Santa Cecilia a Roma.
A seguire una gustosa cena, monti –mare, consumata da un buon numero di soci, con brindisi finale a chiusura e con l’arrivederci ad ottobre, per dare inizio alle nuove attività.
Ogliara, la zona collinare di Salerno, è di nuovo in festa, dopo i bei giorni dell’infiorata, per viverne cinque e precisamente dall’1 al 5 luglio, all’insegna del gusto, anzi del buon gusto. La Sagra delle Pennette all’Ogliarese, ha raggiunto il suo decimo anno d’età, un vero successo del palato, senza che nessuno abbia potuto individuare il segreto della ricetta e dei suoi ingredientiper la preparazione della squisita “golosità”, fatta di zucchine, fiorili, guanciale ed un ingrediente che non è viene svelato da nessuno delle tre cuoche. Le pennette sono preparate e servite in un’aggraziata scodellina di creta e vengono presentate al pubblico in una maniera più che originale e cioè in una forma cavata di formaggio che ne esalta il sapore. Non sono mancate le buone sfizioserie, come le frittelle ai fiori di zucca, i panini variamente imbottiti, le patatine, le zeppole calde, le bibite fresche e il vino a volontà. Fiore all’occhiello dei rioni collinari, si pone all’attenzione di quanti vogliono salire nella zona più panoramica del circondario e godere della perfetta organizzazione e dello spazio a disposizione, duplicatosi dopo che la Pro loco, presidente Lugi Cuoco, con giovani ed anziani volontari, hanno recuperato un terreno incolto, al di sotto della larga piazza, per farne un giardino attrezzato, un esempio di virtuosa cittadinanza attiva, come poche. La piazza, tenuta a bada dal vecchio tiglio, si è affollata di stand gastronomici, dai quali si propaga un invitante profumo che solletica inevitabilmente il palato. All’interno dei cinque giorni, oltre ad essere esaltato il gusto, si svolgono attività ludiche e musicali che contribuiscono a rendere lieto il clima della festa.
Cinema, è morto Bud Spencer, il gigante buono del cinema italiano
Insieme a Terence Hill ha scritto momenti diversi e importanti di alcune tra le stagioni più felici della produzione italiana: dalla serie indimenticabile degli 'Spaghetti western', all'avventura comica, dal cinema di qualità come un indimenticabile protagonista per Ermanno Olmi, alle produzioni internazionali di intrattenimento
E' morto a Roma l'attore Carlo Pedersoli, meglio conosciuto come Bud Spencer. Aveva 86 anni. Lo ha annunciato il figlio Giuseppe Pedersoli: "Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata 'grazie". Era nato a Napoli il 31 ottobre 1929.
“Quando il Padreterno mi chiamerà, voglio andare a vedere che cosa succede. Perché se non succede niente, m’incazzo. M’hai fatto alzare ogni mattina per ottantasette anni per non andare, alla fine, da nessuna parte? Io, di fronte a tante cose enormi che non comprendiamo, mi posso attaccare solo a lui. E sperare che quando mi chiamerà, mi si chiarirà tutto. Perché oggi, mi dia retta, non si capisce proprio più niente”. Era già un Carlo Pedersoli affaticato, ma sempre combattivo, spiritoso, loquace quello che ci raccontava, pochi anni fa, cosa pensava del momento in cui sarebbe stato chiamato “dall’altra parte”. Una curiosità perfino eccessiva per l’uomo che, sempre, aveva professato - e vantandosene - il “futteténn’” come filosofia di vita. Forse per via di quelle radici napoletane dalle quali non s’era mai staccato, classe 1929, mamma Rosa e papà Alessandro, rione di Santa Lucia, a scuola con il vicino di casa Luciano De Crescenzo. “Cosa ricordo di Napoli? Le bombe. Sa, c’era un po’ di guerra…. Ero cresciutello e me la ricordo bene”.
Da Napoli a Roma, dove il padre è costretto a trasferirsi per motivi di lavoro all’inizio degli anni Quaranta, e lì Carlo entra in un club di nuoto, i primi sentori di quello che, per un pezzo di strada, sarebbe stato il suo destino. Ma è ancora il lavoro del padre che lo allontana dalle cose alle quali si sta legando: stavolta lontano parecchio, in Sudamerica, dove tutta la famiglia Pedersoli resterà fino alla fine degli anni Quaranta, fra il Brasile e l’Argentina. Carlo viene tesserato dalla società sportiva Lazio Nuoto, si afferma nello stile libero e nelle staffette miste, macina campionati, entra nella storia come il primo italiano a infrangere la barriera del minuto netto, per l’esattezza 59”5 (nel 1950 a Salsomaggiore e poi a Vienna). Il nuoto ormai è il suo presente e il suo futuro, viene convocato per la Nazionale, partecipa agli Europei di Vienna, vince due medaglie ai Giochi del Mediterraneo del 1951 in Egitto.
E quel fisico, robusto e sportivo, gli permette di cimentarsi anche con il rugby. Torna all’università, lasciata ai tempi del trasferimento in Sudamerica, frequenta sia Giurisprudenza che Sociologia, non porta a termine nessuna delle due ma comincia ad avvicinarsi al mondo del cinema. Sono gli anni della Hollywood sul Tevere, delle grandi produzioni internazionali che scelgono Roma come quartier generale ed è proprio in “Quo vadis?”, il celebre “peplum”, che debutta sul grande schermo, anche se solo nei panni di una guardia dell’Impero romano
Ma il 1952 è alle porte e con esso le Olimpiadi di Helsinki. Vi partecipa con i colori dell’Italia, poi insieme ad altri atleti viene inviato alla Yale University, per alcuni mesi vive in America, continua con i Giochi, da quelli del Mediterraneo a Barcellona alle Olimpiadi di Melbourne. Ma qualcosa si rompe. La dedizione allo sport, gli studi, la bella vita non gli bastano, o forse sono troppo e gli fanno perdere di vista quello che sta cercando. “Ero stanco della vita ai Parioli” dirà, facendo una scelta radcale. Torna in Sudamerica e si mette a lavorare alle dipendenze di un’impresa Usa impegnata nella costruzione della Panamericana, la strada di collegamento fra panama e Buenos Aires.
Poi lavora anche all’Alfa Romeo di Caracas, dove resta fino al 1960. E’ l’anno delle Olimpiadi di Roma alle quali partecipa perché lui s’è voluto allontanare dallo sport ma lo sport non l’ha mai voluto abbandonare. Né lo ha lasciato Maria, la compagna conosciuta quindici anni prima e che finalmente Carlo sposa. Diventando genero di Peppino Amato, uno dei più noti proprietari di sale cinematografiche nonché produttore, ma pure padre di Giuseppe, il primogenito, al quale seguiranno Christiana, nel 1962, Diamante nel 1972.
Fra un contratto discografico con la RCA e l’attività di produttore di documentari per la Rai, Pedersoli torna a frequentare i set. La svolta arriva con “Dio perdona… io no!”: sul set conosce Mario Girotti, il suo futuro, inseparabile compagno. Ma data l’esterofilia in voga all’epoca, anche a loro - come a tanti altri - viene consigliato di cambiare i nomi sulla locandina. E’ così che nascono Bud Spencer e Terence Hill, coppia d’oro del botteghino grazie a film come “Lo chiamavano Trinità” (1970), un successo di portata europea seguito da “…continuavano a chiamarlo Trinità”.
Inutile, per Spencer/Pedersoli, sperimentare altri generi cinematografici. La sua partecipazione a “Quattro mosche di velluto grigio” di Dario Argento (1971) e al film drammatico, di denuncia, “Torino nera” diretto da Carlo Lizzani (1972) non gli danno il successo che invece ottiene in coppia con il sodale Hill/Girotti. Successo anche come solista, con la tetralogia di Piedone: “Piedone lo sbirro, Piedone a Hong Kong, Piedone l’Africano e via elencando, mentre continua il sodalizio con Terence, celebrato dal trionfo ai botteghini di “Più forte ragazzi” (1972), “Altrimenti ci arrabbiamo” (1974), “Porgi l’altra guancia” (1974). Nasce il “western comico”, i due piacciono perché sono una specie di cartone animato. Grande e grosso e a far la parte del cattivo Spencer, scattante e belloccio ma senza crederci troppo Hill, i due portano sul grande schermo storie in cui la fanno da padrone le scazzottate, rumorose e grottesche ma mai violente, le sparatorie, film per tutti che li trasformano in idoli anche dei bambini. Perché nessuno si fa mai male davvero, nessuno muore, tutti quelli che cadono si rialzano.
Sarà la televisione a separarli consensualmente, regalando a ciascuno dei due ancora grandi soddisfazioni. Bud Spencer conquisterà il pubblico con alcune serie, da Big Man (1988) a Detective extralarge (1991-1993), Terence Hill con la fiction che gli permetterà di diventare un “eroe” degli ascolti record, soprattutto con la “saga” di Don Matteo. Nonostante tutto, Pedersoli non si monta mai la testa. Resta sempre ben ancorato con i piedi per terra, ben distante dall’idea di “star”. “Per me nella vita vale sempre una parola sola: la decenza. Non devi mai credere di essere uno che può spaccare tutti, la decenza di capire che domani mattina puoi incontrare due-tre personaggi che ti fregano tutto quello che hai fatto. Succede, perché è la vita. E questo me l’ha insegnato lo sport”.
“Nella mia vita ho fatto di tutto - raccontava - ma proprio di tutto. Solo due cose non ho potuto fare, il ballerino classico e in fantino”. In compenso, dalla metà degli anni Settanta fino agli anni più recenti, parallelamente all’attività cinematografica e televisiva trovò il tempo di conseguire la licenza di pilota di elicottero, lanciare una linea di jeans, fondare una compagnia aerea, la Mistral, scrivere alcune canzoni, pubblicare la propria biografia, “Altrimenti mi arrabbio: la mia vita”, dilettarsi - altra sua passione - con la filosofia, mangiare - arrivò a pesare 156 chili - e mai mettersi a dieta, una battaglia durata tutta la vita.
Fieramente di destra, candidato nel 2005 alle Regionali nel Lazio con Francesco Storace, aveva trasmesso l’interesse per la politica anche alla figlia Christiana, che si era candidata a sua volta nel 2013 alle comunali di Roma con il Popolo delle libertà. Ma nonostante le molte esperienze, e un curriculum di circa 130 film (nel 2003 anche con Olmi in “Cantando dietro i paraventi”), i successi più importanti, per Pedersoli, rimasero sempre quelli sportivi. “Perché il successo, in tutto il resto, è il pubblico che lo decreta. Quando invece vinci nello sport, quella è tutta roba tua, e nessuno te la può togliere”.
Per celebrare degnamente la giornata mondiale della musica, che dal 1985 si tiene in tutto il mondo il 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate, il Museo Archeologico di Salerno ha ospitato l’esibizione della sassofonista jazz Carla Marciano e del il suo quartet, evento organizzato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, con il Patrocinio della Provincia di Salerno, del Comune di Salerno, dell’Azienda Soggiorno e Turismo di Salerno ed in collaborazione con il Museo Archeologico Provinciale di Salerno e l’Associazione Fonderie Culturali di Salerno. Presente alla serata, la dott.ssa Rosamaria Vitola dei Beni Culturali di Salerno e Avellino.
Carla Marciano, altosassofonista e compositrice salernitana, è considerata tra i migliori talenti del jazz italiano ed europeo. Viene ascritta tra i maggiori musicisti di jazz per usare il sassofono sopranino, strumento poco comune e quasi mai utilizzato, per la sua difficoltà ad essere padroneggiato. La sera del 21 scorso, si è accompagnata al quartet così formato:
Alessandro La Corte pianoforte
Francesco Galatro contrabbasso, in sostituzione di Aldo Vigorito
Gaetano Fasano batteria.
Tutto lo spazio esterno, che circonda il Museo, è stato occupato, già dalle ore 20,00, il concerto è previsto per le 21,00, da una folla di appassionati, sicuri di sedersi e godere a pieno l’eccezionale esibizione, ma anche tutta la Via Bastioni è stata incredibilmente invasa da persone che non sono volute mancare all’appuntamento con la musica che conta. Così il Museo, con le sue antiche vestigia, le scale di San Benedetto e la via che li divide, si è trasformato in un raccolto teatro en plein air.
Ed eccola apparire, jeans e camicia nera, capelli raccolti da treccine ai lati del viso, essenziale e tutt’uno con la sua musica. S’inginocchia, curvandosi sullo strumento, mentre lo prepara umettandolo, esegue una serie di gesti preparatori, ma già si sente trasportata nella dimensione che più le è congeniale, quella dell’armonia. I tre considerevoli artisti di spalla tastano gli strumenti prima di lei, ma quando attacca a suonare lo fa con un’energia inimmaginabile. Note acute si gonfiano nel piccolo sassofono sopranino e si estendono per l’aria con un sibilo potente. Aggredisce la musica, dialoga, la soggioga, la rende come lei la vuole, mentre fiata tutta la sua forza. Le mani ossute, eppure fini, tastano veloci, tanto da non poterne controllare il gesto. Fiato ne ha, oh sì che ne ha, e lo spinge a più riprese nello strumento, tanto da diventare un suo prolungamento. A volte mentre suona rapita, seguendo il corso di una partitura che le balza prepotente alla mente, si curva fino ad arrivare a terra.
Che spettacolo vederla suonare mentre dietro di sé il rullio della batteria, il suono grave del contrabasso ed il notevole suono del pianoforte sono un insieme di un’unica eccezione. Ad ogni nuova esecuzione, accovacciata, si prepara lo strumento, se lo asciuga, lo carezza, lo sente sotto le mani, si sposta i capelli dietro le orecchie, si deterge il sudore e tutto lo fa ad occhi chini, come in una preghiera, tra lei ed il sassofono c’è solo la sua musica, quella eseguita e quella composta. Figura ieratica che prende forza, si concentra, si astrae e poi esegue con sempre più vigore, con una forza che le viene dalle visceri ed ogni volta è meraviglia, è incanto, è Carla Marciano, l’inimitabile artista, tra i più grandi del jazz, ed è di Salerno.
La manifestazione, Festa della Musica, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo insieme all’AIPFM, con il contributo della SIAE e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, il Ministero della Salute, l’Anci e la Conferenza delle Regioni.