Pagine

sabato 9 aprile 2016

“Under” della Compagnia Grandi Manovre di Forlì, il penultimo spettacolo del Festival Teatro XS.

Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
70 minuti di autentica ferocia teatrale, il penultimo spettacolo del Festival Teatro XS, città di Salerno, il 3 aprile scorso. “Under” questo è il titolo della rappresentazione, originalmente elaborata da Loretta Giovanetti, sua anche la regia, ed interpretata dalla Compagnia Grandi Manovre di Forlì. Il pezzo, fuori dalle righe solite, richiama in sé il filone teatrale della crudeltà, una forma di teatro ideata da Antonin Artaud, nei primi trent'anni del Novecento, dove la spietatezza non era intesa come sadismo o causa di dolore, ma era il testo stesso ad esercitare una tirannia sullo spettacolo, per cui si metteva sullo stesso piano linguaggio, gesto, movimento, luce e parola, tutto ciò che succede in Under.
L’inizio, con i due personaggi in scena, al buio, lei a terra priva di sensi e lui che dispone in ordine le suppellettili di quell’oscuro rifugio, ha un avvio tranquillo e quando lei rinviene dalla momentanea perdita di conoscenza, si saprà in seguito, causato da uno scoppio, lui le è dolcemente accanto. Di Mike si capisce subito che patisce di una personalità disturbata, parla a scatti, balbetta le parole, le ripete più volte, si rosicchia le unghie e ha il corpo convertito su se stesso. Dal canto suo Amy, boccoli biondi, faccino tondo e bel personale, sembra più meravigliata di quello che c’è fuori, a detta di lui, perché non ricorda nulla, uno scoppio con conseguenti radiazioni, che il ritrovarsi relegata in quel posto oscuro, sola con lui. Loro, in effetti, sono amici di vecchia data, Mike è palesemente innamorato ma Amy, leggera, prepotente, come solo una donna sa fare quando intuisce la debolezza amorosa dell’altro, non se ne cura e a tratti lo stuzzica, ben sapendo della sua forza. Sono stati al Pub, una serata tra amici, c’era anche Francis, lo spasimante di lei di cui lui è geloso, ora si raccontano i particolari e ne rivivono le inezie, fino a che lo scoppio non li ha lanciati fuori e condotti al bunker che Mike, tempo addietro, aveva comprato e che agli occhi degli amici era sembrata una stramberia.
Mano a mano che la rappresentazione va avanti si capisce che qualche preoccupazione possa esserci nella strana situazione in cui si trovano. Il cibo messo da parte dal giovane, per lo più scatolette, comincia a scarseggiare e frequenti sono gli scoppi d’ira tra loro. La vita nel sotterraneo s’inselvatichisce, la mancanza di acqua e conseguentemente d’igiene smonta la piacevolezza femminea di Amy, la fame e la sete li rende entrambi brutali. Quanto tempo dovranno restare di sotto non è dato sapere ma si possono ormai intuire le intenzioni che hanno animato Mike. Passano i giorni e per quell’assurda prigionia il dramma si manifesta per quello che è, Mike è un pericoloso psicopatico e lei è stata selvaggiamente sequestrata. Ora che la situazione è chiara, in un vorticoso crescendo, vittima ed aguzzino si scontrano e si brutalizzano a vicenda. Compaiono, così, catene, coltelli ed aggressioni fisiche, sempre più violenti, sempre più avvilenti. Nella lotta, a volte vince lei, umiliandolo di brutto (la calata dei pantaloni), successivamente lui e lo fa in modo infamante con l’arma del turpe stupro.
Nel finale poco importa se lei, uscita mal concia dall’atto brutale, sguardo assente, voce metallica e manie, essa stessa, omicide, per fortuna solo di un gatto innocente, va a trovarlo in galera e lo incita ad uccidersi, quell’invito malvagio e carico di lucido odio è condiviso da tutta la platea a mo’ di liberazione.
“Under”, la pièce elaborata in modo originale da Loretta Giovannetti e scaturita da uno stage tematico su "Il corpo della parola", è risultato un lavoro di forte impatto, nel quale la forza fisica degli attori si è misurata con l’immensa bravura degli stessi. Il testo, un po’ forzato in alcune parti, ha avuto la sua consacrazione dalla recitazione dura e bestiale di due giganti Massimo Biondi (Mike) e Francesca Fantini (Amy), così dannati e così inevitabilmente persi.
 
Maria Serritiello
 
 
 
 


Gambrinus 1900 al Teatro Delle Arti di Salerno a conclusione della rassegna Napul’ è mille culure

Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Uno spettacolo lieve, equilibrato “Gambrinus 1900-Omaggio a Salvatore Di Giacomo, con melodie dolcissime ed evocative per ogni generazione a cui hanno cullato i sogni, gli amori, la vita. Al centro la figura di Salvatore Di Giacomo che del Gambrinus, lo storico caffè napoletano, ne aveva fatto la seconda casa. Ed è proprio dinanzi al mitico luogo che s’incontrano personaggi di rilievo: Ferdinando Russo, Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci, Libero Bovio, Salvatore Gambardella, Giovanni Capurro, Mario Costa, Lina Cavalieri, personalità che hanno fatto la storia della canzone e della cultura napoletana. Un tempo a Napoli si componevano belle melodie, poeti e musicisti s’ispiravano facili, come lo fu per D’annunzio che scrisse ’A vucchella, versi di incomparabile bellezza, proprio dinanzi al Gambrinus, su di una salviettina bianca di carta, per una scommessa fatta con il poeta Ferdinando Russo. Un teatro esso stesso il Caffè, dove, tutto il giorno, si alternano famosi avventori, per assistere, alle loro vicende umane, come la lite, per la bellezza di una fanciulla, tra Ferdinando Russo, poeta fuori le regole, ed il sommo Giosuè Carducci, cui la ragazza si accompagnava. Intanto, Salvatore Di Giacomo che staziona, tutto i giorno, senza mai prendere un caffè, perché, come lui stesso dice, il liquido nero gli procura il bruciore di stomaco, consuma la sua depressione, l’amore infelice per Elisa ed il suo desiderio di essere riconosciuto per ciò che andava producendo, con un applauso. Di tanto in tanto si avvicendano per fargli compagnia, il dottore Antonio Cardarelli, il sommo clinico e benefattore, il poeta Giovanni Capurro, l’impareggiabile autore di ‘O sole mio, brano il più conosciuto nel mondo, suonato alle Olimpiadi di Anversa del 1920, al posto dell’inno di Mameli.
Uno spettacolo, il Gambrinus ‘900, che oltre alla bella composizione scenica, ci restituisce informazioni, ai più sconosciute, sulla genesi di tante belle canzoni che sono andate di bocca in bocca, senza altro sapere. Le   coreografie di Pina Testa, montate leggiadre, hanno accompagnato il bel canto della Compagnia TeatroNovanta che non ha spezzato il ritmo del racconto, anzi l’ha vivacizzato, allertando l’ascolto: La luna nova, Totonno ‘e Quagliarella, ‘A vucchella, Uocchie c’arragiunate, Frutte e granate, Oilì Oilà, Era de maggio, Marechiaro, Marzo, per citarne alcune. Un collettivo che ha funzionato alla perfezione sia come gruppo: Chiara De Vita, Antonnello Cianciulli, Alessandro Caizza, Tommaso Fichele, Manuel Mascolo, Antonello Ronga, Annarita Vitolo ed Antonio Izzo, sia come singole ed eccezionali professionalità: Matteo Salsano. Un elogio particolare spetta alla famiglia Stella, a Serena, giovane, brillante, spigliata e sicura del palcoscenico, ad Elena Parmense, dosata, accorata, ma anche volitiva, semplicemente Elisa, la donna amata da Salvatore Di Giacomo e poi a lui, a Gaetano Stella, un angosciato poeta pieno di paure e di vita inespressa, un’interpretazione la più veritiera possibile.
 Gambrinus 1900, l’ultimo appuntamento della rassegna Napul’ è mille culure, rappresentato il 1 aprile scorso, è stato un pensiero fisso, rincorso da  Gaetano fin dalla sua giovinezza, a dircelo è lui stesso a fine spettacolo, e che solo sotto la spinta di sua moglie, Elena Parmense, ha visto la luce. Al testo, vivace e dai tempi giusti, ha collaborato Ciro Villani, la regia è di Gaetano Stella.
Ciò che si porta dentro, dopo aver assistito al Gambrinus ‘900, oltre al riecheggiare delle splendide melodie, è lo sguardo tenero di Gaetano, verso la propria figlia Serena, nel vederla crescere in bravura e restarne soddisfatto ed anche, quando in scena abbraccia sua moglie Elena, ma Elisa da copione, non è finzione scenica e lo slancio si vede.
Conservatevi così, attori umani. Siete splendidi!
 
Maria Serritiello
 
 

“Variazioni enigmatiche" di Eric Emmanuel Schmidt e "Gli Ignoti di Napoli” al quarto appuntamento Festival Teatro XS Città di Salerno

Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Ennesima dimostrazione di forza espressiva, sapienza drammaturgica e profondità introspettiva, il testo “Variazioni enigmatiche" di Eric Emmanuel Schmidt, una vecchia conoscenza per gli appassionati spettatori del Festival Teatro XS Città di Salerno, rappresentato domenica 20 marzo, dalla compagnia napoletana "Gli Ignoti di Napoli", come quarto appuntamento.
Impianto scenico spartano, decisamente di classe, non fosse altro per i grandi quadri in bianco e nero che rivestono il fondale e fare da leit motiv fondante e oltremodo significativo. L’incontro tra il Premio Nobel della letteratura ed ad un giornalista di uno sperduto paesino, in apparenza senza nessuna conseguenza, riserva sorprese e colpi di scena, tanto da mantenere viva la tensione fino all’ultima battuta. L’ambiente non banale parla del suo abitante più di tutto, con dei libri, in bell’ordine, altri, sparsi qua e là a chiarire subito con chi si ha a che fare. Lui, un burbero solitario, che accoglie lo smilzo giornalista a colpi di rivoltella, ha deciso di ritirarsi su quell’isola appartata per poter menare i suoi giorni in tranquillità, facendo i conti con la sua vita e la sua scrittura. Non si capisce perché, avendo rifiutato ogni intervista, come l’abbia concessa al giovane che, adesso si trova seduto in poltrona, un po’ a disagio dinanzi a lui. Tutto fa credere che sia un regolare incontro tra i due, in effetti l’insidia c’è e tra un lasciarsi e un prendersi, riagganciando la discussione, interrotta più volte dalla cattiva interazione verbale dello scrittore, si arriva al dunque: il romanzo epistolare scritto da Abel Znorko. In esso c’è la spiegazione e la complicanza dell’incontro, si scoprirà, infatti, che Erick Larsen non è un vero giornalista e la donna a cui è stato dedicato il libro non c’è più. A tenere la corrispondenza epistolare da più di dieci anni, frutto della trama del libro, non è mai stata lei, come Znorko ha creduto.  Tutto ciò lo si apprende mentre sul piatto del giradischi va un pezzo delle 14 Variazioni su un tema originale op 36: “Enigma”, brano ricordevole ed evocativo, per Abel Znorko, una melodia sfuggente e nota, composta da Edward Elgar.  Infiniti i livelli logici ed emotivi, quante sono le sfumature e le variazioni che allacciano e legheranno ad un unico filo, i due personaggi nel dipanarsi dell'intervista.
Con un linguaggio asciutto, secco e senza fronzoli, ma non per questo meno articolato, profondo ed incisivo, l'intervista, tra alti e bassi e scontri drammatici, procede per sottrazione progressiva di veli e scorze delle  corde ruvide del letterato ad un denudamento dell'animo dello stesso, fino a toccare le corde più intime della sua personalità. I grandi quadri di Abbreccia, arieggianti Bacon, il maestro del novecento pittorico che tanto contribuì alla dissoluzione iconica della figura umana, ripropongono variazioni dell'essere umano sul pericoloso confine dell'esserci e non esserci, con vuoti di nero più presenti che non la materializzazione vera e proprio e dove il completamento dell’icona è affidata allo sguardo dei presenti e alla loro fantasia. Con qualche imprecisione linguistica, ma non recitativa, da parte di Guglielmo Marino, ( Abel Znorko), cinquant’anni di teatro compiuti, a cui va il nostro applauso più sentito, che, in alcune scene ha saputo trasmettere emozioni e commozione. Impeccabile e credibilissima, invece, la prova di
Antonello Gargiulo (Erick Larsen),che ha saputo dosare i tempi della sua recitazione, così come il testo lo richiedeva.
Eccellente la resa teatrale e bello in sé tutto lo spettacolo.
 
Maria Serritiello
 
 
 

La pianista Maria Grazia Russo si è esibita nella sala Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Nella sala Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno, mercoledì 23 marzo, per iniziativa dell'associazione culturale Cypraea, curata dalla Professoressa Pina Gallozzi, presidente provinciale della stessa, si è esibita la virtuosa pianista Maria Grazia Russo, giovane, 26 anni appena e già interprete di talento.
Profilo sicuro, capelli tirati all’indietro, quasi adolescente nel suo abito di taffetà chiaro che, poco appariscente, è lungo a toccare terra. Senza spartito da brava concertista, si pone al piano e mostra le sue notevoli doti nei vari pezzi del programma corposo e impegnativo scelto: Mozart, Beethoven, Schumann, Skriabin, con studi di Liszt, Chopin e Rachmaninov, mostrando un’intensità di applicazione, una conoscenza sicura e profonda del pezzo ed una manualità portentosa. Maria Grazia Russo ha una presenza scenica, quasi tutta proiettata nei pezzi che va eseguendo e una presentazione degli stessi che testimoniano una precisa padronanza della materia, non a caso si saprà, dopo, che è laureata in Lettere. Non esita a riconoscere la sua modestia compositiva e alla domanda se avesse pensato a scrivere suoi spartiti, risponde: “sto adesso cominciando ad imparare”. Indicare un pezzo dal quale traspaia la sua forza interpretativa, non è così semplice, ma non si erra se si scelgono la "Presa di Varsavia" di Chopin e "La ridda degli gnomi" di Liszt. Con l'augurio, quasi una certezza, di più significativi palcoscenici italiani ed europei e con le orecchie ancora carezzate dal mare di emozioni provocate dalle sue note, non resta che dare appuntamento ad altri incontri musicali, con i quali vorrà deliziare gli affezionati frequentatori dei concerti presso l’Archivio di Stato, la Prof.ssa Pina Gallozzi anch’ella interprete sublime e delicata di musiche celestiali.
Maria Grazia Russo, pianista
Nata a Napoli, inizia a suonare il pianoforte all’età di 6 anni e si diploma con 10 e lode presso il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli, dove ha conseguito anche la laurea di II livello con 110 e lode. È risultata vincitrice di molti primi premi in concorsi nazionali ed internazionali, tra cui: Concorso pianistico nazionale “Santa Cecilia”, Concorso pianistico internazionale “Trofeo città di Greci”, Festival nazionale di giovani strumentisti Taurano, Concorso pianistico Mercato S. Severino, Concorso di esecuzione strumentale Terenzio Gargiulo, Concorso Le Camenae d’oro, Concorso di interpretazione pianistica Comune di Chianche, Concorso internazionale Napolinova e tanti altri.
 Si è diplomata in danza classica sotto la guida del maestro Antonio Staiano, tersicoreo del teatro di S. Carlo di Napoli. E’ laureata in “Lettere classiche” presso l’Università Federico II di Napoli.  Ha seguito il corso di alto perfezionamento tenuto dalla pianista Lya De Barberiis presso il Collegium Artis di Frascati (Roma), come unica allieva non ancora diplomata, partecipando ai concerti finali presso le Scuderie Aldobrandini. Ha partecipato a varie Masterclass di interpretazione tenute dai maestri B. Canino, L. Margarius,  L. Pietrocini, A. Chiofalo, F. Scala, A. Pompa-Baldi, M. Coppola. Tiene concerti in varie associazioni, sia in qualità di pianista solista che in formazioni di musica da camera, tra le quali: Associazione culturale Cypraea, Associazione Massimo Gorki, Lions Club, Associazione musicale Vivaldi, Rotary International, I concerti del Tempietto al Teatro di Marcello di Roma. È apparsa su importanti giornali quali “Roma” e “Miscellanea”. Nell’anno 2011 ha vinto la borsa di studio per l’Erasmus presso lo “Estonian Academy of Music and Theatre” di Tallinn, dove ha studiato pianoforte principale con il maestro P. Lassmann e musica da camera con il maestro M. Reimann. Attualmente studia con il M° L. Margarius.
 
Maria Serritiello
 
 

venerdì 1 aprile 2016

Salerno ricorderà per sempre l'abbraccio di Zaha Hadid nel suo mare

              
   Zaha Adid nata a Bagdad nel 1950 morta a Miami il 31 marzo      2016

Sarebbe stata a Salerno per la fine del mese di Aprile, ad inaugurare di persona il suo capolavoro: la Stazione Marittima.
 
 
 
L'opera, di una bellezza inimitabile, fa la sua bella mostra nel mare di Salerno e  accoglierà, tra meno di trenta giorni, quanti saranno attratti dalla nostra città e dall'opera dell' archi star. 
 
Salerno ha il pregio di avere, come le maggiori città del mondo, una sua particolare creazione. La forma sinuosa dell'opera e le sue volute avvolgenti non potevano non appartenere che ad una donna, e che donna! Bellissima e sensuale, con la sua pelle chiaro di luna, gli occhi nerissimi degli orientali ed i  capelli, guizzi ribelli intorno al  volto, dall' espressività intensa, Zaha Hadid era nata a Bagdad 64 anni fa. Una carriera, la sua, non sempre facile,  l'essere donna non l'aveva giovato, ma non per questo le aveva impedito di essere la prima donna a cui è stato assegnato, nel 2004 il prestigioso Premio Pritzker, considerato il Nobel dell'architettura, e nel Regno Unito la  Medaglia d'oro del Royal Institute of British Architects.
 
Nel 2008 è stata classificata dalla rivista Forbes tra le 100 donne più potenti del mondo, mentre per il suo stile, il Guardian l'ha eletta tra le 50 persone più eleganti del pianeta. Per due anni consecutivi ha vinto anche il Premio Stirling: nel 2010 per una delle sue opere più celebri, il MAXXI di Roma, e l'anno dopo per la Evelyn Grace Academy, al 255 di Shakespeare Rd, Londra.
 
Una star di diritto, una donna di pregevole intelligenza, le sue creazioni, infatti,  sono testimonianza per adesso e per il futuro, ma anche una donna volitiva che non si tirava indietro per affermare un suo diritto. A gennaio, per esempio, aveva pesantemente accusato Kengo Kuma, titano dell'architettura nipponica, per lo Stadio Olimpico di Tokyo 2020. Hadid, il cui progetto, originariamente prescelto, era stato accantonato nel luglio scorso con la motivazione dei costi diventati eccessivi, ha sostenuto che Kuma avesse copiato il suo design sotto vari aspetti e si era rifiutata di firmare la cessione del copyright come richiesto dal Comitato Olimpico giapponese, prima di erogarle il compenso finale, e che comunque la sua proposta fosse stata osteggiata fin dall'inizio dalla lobby dei designer locali. Nei mesi precedenti, invece, aveva strenuamente difeso un suo progetto di impianto sportivo, e il ruolo del designer. Era accaduto quando erano emersi i tragici dati, che parlavano di centinaia di decessi nei cantieri dei nascenti stadi dei Mondiali del Qatar (2022), uno dei quali porta la sua firma. "Non è responsabilità dell'architetto, ma dei governi",- aveva ribadito con veemenza. In entrambi i casi erano arrivate polemiche con strascichi legali.(fonte La Repubblica.it)
 
Ci lascia così, senza che l'applauso dell'ultima sua opera la raggiungesse, senza aver visto il suo lavoro finito e senza essere circondata dall'affetto di una città riconoscente, consapevole della visibilità, che da oggi in poi le capiterà di vivere, accumunata alle tante altre del mondo, dove la
sua orma.
 
Tutte le sue opere sono stupende,  ma la Stazione Marittima di Salerno è splendida, sospesa com'è tra cielo e mare, ricoperta dai mille e più led luminosi, divenuti, ora, stelle al contrario che, ogni sera, all'accensione la raggiungeranno.
 
Maria Serritiello
 
 
 

martedì 29 marzo 2016

Francesco D'Antonio eccezionale veramente




Si classifica alle le finali di Eccezionale Veramente, gara di nuovi comici su La7, il salernitano Francesco D'Antonio.

Auguriamo tanto successo



sabato 26 marzo 2016

E' morto Paolo Poli, intramontabile del teatro

 
Fonte:Repubblica.it
di Alessandra Vitali
Avrebbe compiuto 87 anni a maggio. E' stato uno dei più importanti protagonisti del nostro palcoscenico. Una generazione cresciuta con i suoi racconti di favole in tv
 
 
E' morto a Roma, dopo una lunga malattia, Paolo Poli. Avrebbe compiuto fra poco 87 anni. I funerali si terranno a Firenze in forma privata, la data è da stabilire. E' stato uno dei più importanti attori teatrali italiani, una lunga carriera che ha toccato anche il cinema e la televisione. Un anno fa aveva annunciato l'addio alle scene. Nato a Firenze il 23 maggio del 1929, laureato in Letteratura francese, aveva cominciato a lavorare in teatro negli anni Cinquanta. In tutto sei fratelli, era legatissimo alla sorella Lucia ("siamo uguali, ci scambiamo anche i maglioni"), anche lei attrice. "Scompare un grande della cultura", dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un artista "libero e geniale" lo definisce il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Se ne va un simbolo di libertà, un uomo e un artista che ha attraversato il Novecento con spirito libero anche quando l'omosessualità era considerata tabù - si egge in una nota dell'associazione Gay Center - lascia una straordinaria eredità culturale e di vita che ci auguriamo faccia parte anche della cultura omosessuale italiana".
 
Spesso definito enfant terrible del teatro italiano, geniale, irriverente, non ha mai fatto mistero della propria omosessualità, raccontando spesso gli amori, le avventure, la serenità con cui la sua condizione veniva vessuta in famiglia, dai genitori, papà carabiniere e mamma maestra. A questo proposito, di definiva più "aristocratico" che coraggioso: "Aristocratico. Come Pasolini. Noi si andava da soli sul rogo, mentre i compagni di scuola, tutti sposati, li scoprivi alla stazione coi giovanotti".
 
E' il 1949 quando Poli partecipa ad alcune trasmissioni della Rai di Firenze. Fa prosa, macchiette, racconta fiabe. Presta la voce ai cavalieri, alle streghe e alle principesse che popolano il mondo di Stac, ovvero Carlo Staccioli burattinaio in Firenze, attività alla quale affianca le serate con la Compagnia dell'Alberello, la stessa che nel 1954, cresciuta in popolarità, riaprirà dopo trent'anni di black out il teatro Goldoni, luogo storico del capoluogo toscano. Sono proprio i piccoli palcoscenici di città, non solo fiorentini, il teatro delle prime esperienze di Poli. Arriva a Roma, per uno spettacolo al teatro la Cometa, grazie a un "book" speciale, le foto che gli aveva scattato l'amico Franco Zeffirelli. Recita in "Le due orfanelle" per sostituire Mario Girotti, ovvero Terence Hill, il futuro Don Matteo, titolare della parte ma in quei giorni ammalato. Dopo Roma, è la volta di Genova, è il '58 quando comincia a farsi apprezzare a "La borsa di Arlecchino", un piccolo teatro d'avanguardia. Prende corpo la sua vena surreale, poetica, esercitata in modo istrionico e con un'ironia implacabile. I suoi spettacoli sono straordinariamente comici, surreali, si rifà alla migliore tradizione della commedia brillante, gioca con le parole, con la lingua. Un talento che il pubblico apprezza e che piace ai capocomici, come Tina Pica e Polidor, che lo ingaggiano per i loro spettacoli.
 
Comincia ad essere popolare presso il grande pubblico. E poi c'è un'intera generazione cresciuta guardandolo raccontare favole in tv, erano gli anni Sessanta, il piccolo schermo in bianco e nero, lui attingeva alla tradizione e all'antichità, da Esopo in giù, e pescava anche dai più celebri racconti letterari. Dopo tante serie e miniserie tv fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, tornerà nel 2015, su RaiTre, con E lasciatemi divertire, insieme a Pino Strabioli. Per la Rai, nel 1976, è anche fra i protagonisti dello sceneggiato I tre moschettieri, con lui la sorella Lucia, Milena Vukotic e Marco Messeri, le scenografie erano di Lele Luzzati. Affianca Sandra Mondaini a Canzonissima, nel '74 si esibisce en travesti con Raffaella Carrà a Mina nel varietà Milleluci.

Poli raccontava spesso di aver rifutato un ruolo che Fellini gli aveva offerto in 8 1/2, ma mai disdegnò il cinema. A partire dal '54, quando Mario Costa lo dirige in Gli amori di Manon Lescaut. Segono Non c'è amore più grande di Giorgio Bianchi e Camping, dell'amico Zeffirelli, un episodio (Giorno di paga) di Cronache del '22 di Guidarino Guidi (1961) e Per amore... per magia... di Duccio Tessari, 1967. Nel '69 lavora con Roberto Faenza in H2S, poi altri film fino a Felice chi è diverso, nel 2014, regia di Gianni Amelio.

All'attività di interprete alterna quella di regista. Numerose le opere treatrali da lui firmate, da "Aldino mi cali un filino", "Rita da Cascia" (1967, una lettura così irriverente della storia della santa da dar vita a una lunga polemica, sul vilipendio della religione, che culminò con la richiesta, da parte di Oscar Luigi Scalfaro, di un'interrogazione parlamentare), "Caterina De Medici" (1999), "L'asino d'oro" (1996), "I viaggi di Gulliver" (1998), "La leggenda di San Gregorio", "Il coturno e la ciabatta", "La nemica" (1969, di Dario Nicodemi), "Femminilità" (1975).
 
Una vita senza mai lasciare il palcoscenico: a ottant'anni, nel 2009, recita nei "Sillabari", commedia tratta dai racconti di Goffredo Parise. Nel 2010 è nel lavoro ispirato ai racconti scritti DA Anna Maria Ortese fra gli anni Trenta e gli anni Settanta, "Il mare". Se non il volto, presta la voce: un successo l'audiolibro di Pinocchio. L'ultimo spettacolo nel 2014, Aquiloni. Un anno dopo, l'addio alle scene: lamentava la mancanza di serità e di denaro. E poi, diceva, "non ho più fiato, ho 86 anni. Qui c'è solo da morire, ma non ho paura della morte: quando arriva, dicevano i greci, non ci sono più io". La sua ultima, più applaudita apparizione poco meno di tre mesi fa: il 7 gennaio a Firenze per l'inaugurazione, dopo il restauro, del Teatro Niccolini, chiuso da vent'anni e che è stato a lungo una delle sue "case"'. Una vera e propria festa per l'attore, con una piece-intervista intitolata Teatrino, durante la quale aveva tutta la sua carriera aiutandosi con filmati e foto, ma soprattutto con la sua formidabile memoria.