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lunedì 15 febbraio 2016

Al teatro Ridotto Gennaro De Rosa vincitore del Premio Charlot 2015


 
 
 
 
 
Fonte :www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
 

Al teatro Ridotto Gennaro De Rosa vincitore del Premio Charlot 2015

Per due sere consecutive e precisamente il 13 e 14 febbraio, il Teatro Ridotto di Salerno, direttore Gianluca Tortora, ha ospitato Gennaro De Rosa, il vincitore del Premio Charlot 2015, la rassegna della comicità più importante d’Italia.

Prima dell’inizio della sua performance, in camerino, gli chiedo di conoscerlo più da vicino (n.d.r.) e lui molto amabilmente accetta. Mi bastano poche battute per individuare in lui la dote naturale della comunicazione, che non è solo mestiere. Semplice, spontaneo, un sorriso quasi ingenuo su di un volto rassicurante, è il classico bravo ragazzo della porta accanto. Ogni tanto gli passa una punta di malizia sul viso, ma è lo scugnizzo che si fa spazio. Magro, occhi neri, capelli tagliati corti ed un leggero strato di barba spalmato sul viso, non si riesce, in lui, ad immaginare il fanciullo di 86 Kg della sua infanzia, eppure, lo è stato, con una dose massiccia di comicità, grazie alla quale oggi è un cabarettista che si sta facendo strada. Dalla sua ha l’umiltà di chi vuole migliorarsi, ha partecipato, infatti a due laboratori, a Napoli ed a Bari, studia i personaggi e le gag con cura, osservando la sua città, Napoli, una fonte inesauribile di umorismo. E’ un buon monologhista, non tira quasi il fiato, il suo spettacolo “Le cose non stanno bene” è un grosso calderone di barzellette, battute sulla famiglia, sui giovani, sulla crisi, sui soldi che sono sempre pochi, sulle cose che un tempo andavano in un modo ed oggi non più così, sulla fidanzata, prima e moglie, dopo, un repertorio che coglie ogni spettatore. Gennaro De Rosa ha anche una bella voce, infatti inizia lo spettacolo cantando “Sambaccussi” del grande Pino Daniele, per dare un certo taglio a tutta la sua esibizione, perché poi sceglie brani di Carosone “O russo e a rossa”, facendo cantare anche il pubblico e “O sarracino”, per continuare con “E allora” di Armando Gill, portato al successo dall’ indimenticato Roberto Murolo, una selezione, la sua, ispirata alla sapiente classicità napoletana. Non è stato sempre un solista, Gennaro De Rosa, infatti ha fatto parte del trio comico “I tre per tre”, esibendosi con loro, in estate, a Paestum, quando il Premio Charlot si era trasferito nella zona dei templi. Ancora non si dedica totalmente allo spettacolo, tutti i giorni per lavoro è rappresentante di detersivi, si augura di poter calcare il palcoscenico, se il successo lo arride. Ha 35 anni, diploma liceo scientifico, è sposato ed ha due belle bambine di 3 e 6 anni. Si scrive da solo i testi dei suoi monologhi, ogni volta che ne sente l’impulso, non legge molto, ma ascolta e partecipa al dibattito politico ed ama i grandi comici, da Totò a Troisi. Gli chiedo quale sia stato il consiglio più utile ricevuto “E luvà mano” (di desistere), mi risponde divertito ed autoironico, ma è ovvio che io la pensi al contrario, se una semplice sua battuta mi rallegra tanto.

Maria Serritiello
 

venerdì 12 febbraio 2016

Al C.C.C “L. Francavilla” s’incontrano tre associazioni culturali della città


Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello



Una serata artistica a tutto tondo, quella di lunedì 8 febbraio, in cui si sono riunite, presso il C.C.C. “L. Francavilla”, presidente Giovanni Paracuollo, appoggiato a casa Ruggiero di Via Lungomare Colombo, l'Associazione Centro Artisti Salernitani, l'Associazione Culturale Cypraea (sez. di Salerno e provincia), l'Associazione Yacthing Club Salerno e il C.C.C. L. Francavilla, ospitante.
La manifestazione, un bel l'esempio di associazionismo culturale, ha avuto come tema: "Ispirazioni Salernitane" e ad essa hanno partecipato artisti, poeti e musici.
Lungo le pareti dell'accogliente sede sono state esposte le opere di: Antonio Caroniti, scultore; Silvana Valese, ceramista; Rolando Lambiase pittore; Elena Ostrica, pittrice; Ferdinando Bove, pittore e Giovanna Orilia pittrice. Il commento ai quadri e le interviste agli autori sono state curate da Elena Ostrica e Nunzia Clarizia.
Per la poesia si sono esibiti: Rosalba Fieramosca, Vittorio Pesca e Chiara Rispoli.
Nel contesto artistico non è mancata la musica, che è stata espressa dai giovani clarinettisti: Sabrina Mercurio, Simone Esposito, Gerardo Aliberti, Raffaele De Maio, Pierfrancesco Senatore, Kauan Santoriello, del Liceo Musicale “Galdi” di Cava de' Tirren, diretti dal Prof.re Gioacchino Zito. Un repertorio musicale di tutto rispetto con brani tratti da Vivaldi, Mozart, Peter Warlock e Giuseppe Verdi. Due ore serene e godibili trascorse in assenza di bigia quotidianità. Conclusasi la parte artistica il conviviale, tra i presenti, è stato acceso dall'ottima cena, approntata da Francesco Stanzione del Delirium Pub. Il successo della serata ha fatto sì che di questi incontri ce ne saranno altri a seguire.
 
Maria Serritiello
 
 

giovedì 11 febbraio 2016


Fonte: In rete

 26 /27/ 28 febbraio  2016
Circolo Arci Mumble Rumble
Salerno
Ottava Edizione
 
 
 

La Compagnia dell’Eclissi al Teatro Genovesi con Il delitto all’isola delle capre di Ugo Betti

 
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
 
Già al suo apparire, alto, cappello a larghe falde calato sulla testa, bisaccia in spalle ed andatura sicura, risulta un personaggio ostile.  In effetti gli basta poco per scompaginare la quiete vita, sebbene poco appagante, delle tre donne che abitano la deserta isola. Esteticamente bella la scena di Luca Capogrosso, come anche la locandina, che ne annuncia lo spettacolo, è costruita in modo da fare entrare d’impeto nel magico ed addormentato, mondo pastorale, di una indefinita isola mediterranea. E se ne odono i suoni, il campanellino tintinnante delle capre, il fruscio setoso del vento e se ne avverte la calura dal pozzo che può abbeverare e se ne scorge il colore sia della sera, dai lumi accesi che del giorno, per l’affaccendarsi nella casa. Pia ed Agata, vestite di nero, rispettivamente sorella e vedova del padrone di casa, defunto in guerra e Silvia, sua figlia, poco più di una fanciulla, sono un perfetto trio da tragedia greca e così essa si svolge, tra passione folle e lucida vendetta. E così anche il posto, deserto e popolato solo da cupide capre, è simile ad una reggia omerica in cui si consuma l’attesa e dove la cisterna diventa un’ara sacrificale, mentre Pia, Agata e Silvia sono sempre più simili a tre parche, intente a filare, con la conocchia e l’aspo, la morte. Ed essa non tarda ad arrivare, nella maniera più orrenda, per vendicare l’offesa arrecata in modo esplicito, senza alcuna forma e nessuna riserva alle tre donne dall’insinuante forestiero.
Un dramma, quello di Ugo Betti, rappresentato poche volte ma sicuramente il più interessante, forte, pregnante ed esplicito nei modi e negli atti. Le tre donne, ognuna pervertita dalle voglie di Angelo, infatti non se ne risparmia nessuna, sono il suo angelo vendicatore ed il pozzo la sua condanna. Alcuni passaggi, quelli tra madre e figlia, sono particolarmente inquietanti e violenti, essere rivali e per lo stesso uomo, scatena in loro bassi istinti. La vendetta cova sia in Silvia, violentata e forse prena di lui, che in Agata, divisa tra l’amore materno, molto rude e l’aspra gelosia che ne prova. Solo Pia, sebbene innamorata, riesce con la fuga, in cui coinvolge la nipote, a sfuggire al triste epilogo. Silvia e Pia si sono allontanate dall’isola è questo che voleva Agata per salvare Angelo ed avere la sua parte di orrenda felicità. La fune che srotola all’interno, della cisterna, inutilmente, in modo convulso ed in preda ad una frenesia amorosa, è l’evidente prova che la sua anima e tutto il resto sono ormai persi per sempre.
Una rappresentazione perfetta, confezionata in maniera esemplare, ad iniziare dal buio di scena che è fosco, quanto lo sarà il testo, per continuare con la musica di Nick Cave, compositore australiano ed il canto evocativo di Savina Yannatou, con gli abiti, così curati di Angela Guerra e con gli oggetti pastorali a formare l’impianto scenico. E poi i protagonisti, eccezionali, non hanno sbagliato nulla della loro interpretazione, tutti adatti al ruolo da Roberto Lombardi, con la sua sicumera, spavalderia fisica e la voce impostata giusta, ha reso il più possibile ostile il suo personaggio, tant’è che il suo crepare nel pozzo, fa orrore ma solleva anche.
Marianna Esposito, immensa nella sua interpretazione, stigmatizza il personaggio con occhi, mani, corpo, camminata, voce, mobilità del viso, insomma con tutta se stessa. La sua freddezza ansiosa di essere “femmina” per Angelo, perché stanca di solo capre da pascolare, le danno una ferinità animale che travasa tutta sugli spettatori.
Buona la prova di Marika Mancini, una ventata di freschezza recitativa nel cupo dramma, ha reso bene l’innocenza prima e la voglia lasciva in seguito.
Lea Di Napoli, è la prima ad incontrare lo straniero, l’invasore della forzata sua quiete e se ne sente subita attratta. Pia vuole la sua parte e ciò lo esprime bene, Lea Di Napoli, interpretando in modo eccellente il ruolo. Come sempre la regia di Uto Zhali è curata, raffinata e di grande stile.
 
Maria Serritiello
 
 
 

Al Teatro Diana di Salerno “Ti parlerò d’amore”




 
 
 
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

A colpire più di tutto, nel testo teatrale “Ti parlerò d’amore” di Gianni Gori ed Alessandro Gilleri, presentato dal 5 al 7 febbraio, al Teatro Diana di Salerno sono le vere lacrime, negli occhi nerissimi, dell’artista Andrea Binetti, nell’interpretazione dello sfortunato attore di cabaret del dramma musicale. Se ne comprende la ragione, quando va avanti la recitazione e ci si ritrova in una Berlino anni trenta su cui piovono le leggi razziali, oltre che le imponenti parate delle Olimpiadi.
Due sfortunati artisti di cabaret, lui e lei, una coppia di fatto, per l’aiuto vicendevole che ne ricavano, sono alla ricerca affannosa di lavoro e nel frattempo vivono in un piccolo appartamento, dove l’unico arredo sono una serie di valigie a varia dimensione. Lui, gay, sogna Parigi e con essa la libertà, lei ebrea e di dubbia identità sessuale, immersa nel sogno dal nome Marlene Dietrich, spera di raggiungere, da lei chiamata, l’America.
L’atmosfera diventa sempre più cupa, le notizie, che giungono nel ristretto ricovero non sono rassicuranti, pur tuttavia trovano resistenza nella giovane che ama Berlino e sente immorale l’allontanamento. A mantenere su, tutto lo spettacolo ed a creare atmosfere fumose di certi locali, tanto cari al terzo Reich, è la raffinata scelta musicale a cui i due interpreti, Marzia Postogna e Andrea Binetti, hanno prestato la voce, di pregevole purezza e di notevole estensione vocale. L’impianto della rappresentazione è quello classico per il richiamo alla mente d’immagini, tratte dall’ Angelo azzurro della Dietrich, dal Cabaret di Liza Minelli e da Victor Victoria di Julie Andrews, ma ha qualcosa in più, non maschera grottesca disegnata sul volto, come il cabaret dell’epoca ma disperata dolenza. Il testo di prosa e musica ha la sua forza nel tema trattato, virtuosamente delicato, che è quello della diversità e dell’emarginazione. Ci sono all’interno dello spettacolo punte di assoluta commozione, quando con tono inespressivo si vanno ad elencare le leggi che codificano la diversità dei due e di tanti altri come loro. Bravi gli interpreti Marzia Postogna e Andrea Binetti, a trasmettere tutto il gelo di quell’elenco.
“Ti parlerò d’amore” è un ottimo lavoro venuto su con la complicità di Tommaso Tuzzoli (Regia), Pier Paolo Bisleri (Scene e Costumi), Nino Napoletano (Luci), Corrado Gulin (Musiche di scena), Federico Dal Pozzo (Effetti sonori).
Lo spettacolo, ha, inoltre, piacevolmente spolverato la memoria, e raffinata è la scelta, su brani di Kurt Weill, Berlin in Licht, di Surabaya Johnny da Happy End e Youkali, per continuare con George Gershwin, Irving Berling, e Robert Stoltz , non mancano  pezzi della nostra Italietta.
Nella chiusa, una toccante Das lied ist aus (La canzone è finita), consegna alla comprensione il drammatico finale.
La casa del contemporaneo, centro di produzione teatrale, presso il Teatro Antonio Ghirelli, sulla Lungo Irno, per lavori di manutenzione, è momentaneamente appoggiata al Teatro Diana, recentemente ristrutturato e sorto dalle ceneri da uno squallido ed abbandonato cinema a luci rosse degli anni ’70, di via Lungomare Trieste. A fine di febbraio gli spettacoli riprenderanno al Ghirelli.
 
Maria Serritiello
 
 

Al Ridotto di Salerno il laboratorio Zelig On the Road

 
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Diverso dal solio, il clima al Teatro Ridotto, il tempio della comicità cittadina, venerdì 5 febbraio per il laboratorio Zelig on the Road Salerno. Da quest’anno, infatti, il laboratorio, e ve ne sono nove in tutt’Italia, che sceglie il cast da mandare a Zelig di Milano, si tiene a Salerno, l’unica città ospitante in tutto il Meridione. A presentare la serata, che ha le stesse caratteristiche di uno spettacolo, è Francesco D’Antonio dei Villa Perbene, il trio comico di cui fa parte insieme a Chicco Paglionico ed Andrea Monetta.
Il pubblico è di prevalenza giovanile e ciò rende la serata scanzonata, a tratti chiassosa, ma senza dubbio divertente. Dietro le quinte i comici scalpitano con l’adrenalina a mille ed esorcizzano il debutto vociando in massa “merda” che è poi l’augurio in uso tra gli artisti. Il grido risuona nitido tra il pubblico e ciò fa sorridere le persone di una certa età. Per loro, giovani promesse, la serata al Ridott, ha somiglianza ad un esame, con il pubblico che sperimenta se la loro comicità funziona o meno.
 Lo spettacolo principia con Francesco D’Antonio che saggia i presenti coinvolgendoli in battute spontanee, ma viene interrotto, ad arte, da Giovanni Perfetto, Peppe Gallo ed Andrea Monetta.  Chicco Paglionico, lanciatissimo per le sue performance a Zelig, ed egli stesso coordinatore del laboratorio, regala al pubblico le sue gag sull’Ikea e sul divertentissimo personaggio “Adriano Cilentano”.
Si esibiscono nell’ordine i “I Malgrado Tutto”, sempre più carichi, sempre più energici e padroni della scena, Luca e Luca, il Mago Peppe, Gabriele Rega, Lorenzo Brancaccio, tutti sufficientemente divertenti, ma nulla di più. Dilettevoli, invece, sono risultati, i video dei Villa Perbene.
 
Maria Serritiello
 
 
 
 
 

venerdì 5 febbraio 2016

Vincenzo De Luca assolto in appello, cade lo spettro della sospensione





Fonte :Ansa Campania.it

Condanna primo grado aveva fatto scattare la legge Severino

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca è stato assolto "perché il fatto non sussiste" nel processo d'appello per la nomina di un project manager nell' ambito di un progetto per la costruzione di un termovalorizzatore a Salerno. In primo grado era stato condannato a un anno, pena sospesa, condanna che aveva determinato nei confronti di De Luca la sospensione dall' incarico di presidente della Giunta regionale per effetto della Legge Severino, provvedimento poi sospeso dal tribunale