Ha riaperto la galleria d’Arte
“Civico 23” di via Parmenide di Salerno, dopo la pausa estiva, con
un’interessante mostra “Oltre Mare”, così il titolo, dell’artista Stefano
Turrini, da Figline Valdarno (1951).
Stefano Turrini
è artista da forte temperamento che spande con maestria nei suoi lavori
plastici. Dopo varie esperienze creative, dà consistenza al suo lavoro,
sovrapponendo forme libere che incolla a strati su cartone. Al Civico 23 ne
sono stati esposti un bel po', con le varie sfumature di colore, che vanno dal
celeste pastello, all’azzurro carico, offrendo allo sguardo un’intensa ed
innegabile cromia di cielo e di mare. Le opere hanno ricoperto le pareti della
galleria, aprendosi agli sguardi dei visitatori, come oblò di una nave. Oltre
Mare, però, non è solo colore invitante, per perdere il pensiero nel mentre
si osserva e si visita, ma è anche, al di là del colore, una prova a guardare più
avanti di ciò che ci appare semplice o di immaginare l’invisibile, sicché “Oltre
Mare” è anche un tragitto di conoscenza, un viaggio fuggevole, dove inizio
e fine s’incontrano in un punto illimitato, oppure no.
Stefano Turrini
si diploma nel 1971 come maestro d’arte, in seguito si allontana per
alcuni anni dagli studi, per riprenderli successivamente, nel 1976 ed
iscriversi alla scuola di Pittura e di Belle Arti di Firenze. Si diploma
nell’80 e dà inizio all’attività espositiva e creativa a Firenze, dove vive e
lavora tutt’ora. Dal 1980 al 196, intervallando l’anno ’82 e ’85 si occupa di
esposizioni individuali, non trascurando, però, quelle collettive.
È presente a Salerno dal
20 settembre fino al 4 ottobre
Ore 18,00/20,00(da
martedì a sabato).
Il “Civico 23”, No Profit
Art Space Salerno, Via Parmenide 23, è diretta con passione,
competenza e non senza sacrifici da tre volenterosi cultori d’arte: Angelo
D’Amato, Rosario Mazzeo, Gianni Capacchione.
Negli ultimi giorni di
questo caldo agosto, appena trascorso, a Sieti, un delizioso Casale, dei sei di
Giffoni Sei Casali, in provincia di Salerno, si è svolta la festa
dell’Antropologia, manifestazione, curata, debitamente, dal Prof.re Paolo
Apolito, antropologo, che si è speso prima presso l’Università di
Fisciano e poi presso l’Università di Roma tre.
Sotto il grande tiglio e
dinanzi allo spazio lucido della chiesa del Santissimo Salvatore, piazza Corte
dei Santi, l’appuntamento. Ancora tutti insieme ed in semplicità, per rivivere le
magiche atmosfere del Campus in Festa, vissuti qualche tempo addietro, presso
l’Università di Fisciano ed organizzati, proprio da lui, dal Prof. re Paolo
Apolito. Lo ritrovo uguale (N.D.R.) dei suoi capelli, codino compreso, la
stessa voce suadente, impastata di raffinato rotacismo e la mise disinvolta dei
jeans che gli restituiscono la stessa immagine nel tempo. Tanta gente raccolta,
di varia età, che vuole partecipare alla “Festa”, quella collettiva, quella
cheoscura le inibizioni e dà la gioia
della partecipazione, quella che veramente spazza via i pensieri ed il caldo
che ci assale. Accade che a divertire siano giovani di grande talento,
immediata la qualità, istantanea l’élite culturale, veloce la fruizione. Di
seguito le performance dei giovani discepoli mostrano il loro saper fare ed è
un piacere essere irretiti nei nuovi circuiti, come il contrabasso che duetta
con lo stropiccio della carta, il canto dell’uccello grifone, che tenta una
morale nel finale, il giovane di colore, cielo nero e tanta luce, lasciata la
sua danza che porta, fino a Sieti, le sue radici, lanciarsi in una coinvolgente
tammurriata. Manca ancora qualcosa per essere “Festa”, quella inclusiva, quella
che riporta alla vita semplice dei nostri predecessori, dove la musica, per le
serate scacciapensieri sull’aia, terminato il duro lavoro dei campi, era
battuto sulle tammorre, fatte di pelle essiccata di pecora o di capra, a
rendere le armonie mancanti. Appare, così, come figura attesa, Antonio
Giordano con la sua fedele zampogna per tornare indietro, fino alle radici
del nostro sentire. Addossato alla chiesa, un tavolo di fortuna con vari
companatici, dolci e vino, portati un po' da tutti, sono pronti ad essere
divisi con semplicità tra quanti sono presenti.
Grazie Paolo per questa
sferzata di giovinezza, al prossimo anno e per intanto “Antropologo a
domicilio” a mantenere il posto caldo.
Due prestigiosi
eventi in replica e ad ingresso libero, al Teatro Di
Costanzo-Mattiello di Pompei, in Via Sacra 37, l’8 ed il 14
Settembre, direzione artistica e produzione di Eugenio Paolantonio,
con il Patrocinio ed il sostegno della città di Pompei e
dell’associazione culturale Temistocle Marzano.
L’opera “La Traviata” di
Giuseppe Verdi, rappresentata il giorno 8 settembre, in
forma di concerto è stata diretta dal giovane Maestro al suo debutto: Nicola
Polese ed accompagnata dal concertatore e direttore: Maestro Giuseppe
Polese. Il bel canto è stato espresso da:
Chiara Palese (Soprano),
Davide Battiniello (Tenore), Francesco Auriemma (Baritono), Martina Sannino,
Salvatore Vitiello, Raffaele Vitiello, Michele Murano, Davide Sabatino.
Coro Filarmonico: Jubilate
Deo
Orchestra: Temistocle
Marzano
Per saperne di più
Il nome, Temistocle
Marzano, è stato dato all’ orchestra, in onore del compositore nativo di
Procida (2 gennaio 1821), ma salernitano di adozione, sconosciuto ai più. Il Maestro
ha dedicato alla città di Salerno, in segno d’affezione, l’opera “I Normanni
a Salerno” su libretto di Leone Emanuele Bardare. Esiste una querelle, non
risolta, su quale opera fu inaugurato il massimo cittadino di Salerno, il 15
aprile 1872, se la composizione del Maestro Marzano o il Rigoletto di Giuseppe
Verdi.
Il dottor Eugenio
Paolantonio, Presidente dell’Associazione Culturale “Temistocle Marzano”,
dopo lunghe ricerche, ha ritrovato la partitura originale dell’opera, ridandola
con passione, alle scene del Teatro Verdi di Salerno, nel 2006, dopo 133
lunghissimi anni.
Gli applausi, generosi e
sentiti, tributati a tutti gli artisti, sono stati segno di riconoscenza e
piacevolezza, per uno spettacolo di sì grande formazione. Le professionalità di
tutti sono da solenne encomio. Utile, poi, per la comprensione su quanto veniva
rappresentato in scena, la guida all’ascolto del Maestro Giuseppe Polese, che
ha consegnato la bacchetta di direzione dell’orchestra, al giovane nipote
Nicola, un passaggio di testimone toccante e di intima emozione.
Gran Gala Pucciniano
(sabato 14 settembre)
Celebrazioni per il centenario
della morte di Giacomo Puccini
(Lucca
22-12-1858----Bruxelles 29-11-1924)
Il meglio di Giacomo
Puccini, per l’incanto del pubblico presente, nella persona degli artisti: Davide
Bandinello (Tenore), Sarah Agostinelli (Soprano), Elisabetta
Vilni (Soprano).
Orchestra: Temistocle Marzano
Direttore: Stefano
Sovrani
Direttore Artistico e di
Produzione: Eugenio Paolantonio
Responsabile orchestra: Paola
Astarita
*Programma di sala
Le Villi: Preludio, Torna
ai felici di
La Rondine: Chi il bel
sogno
Madama Butterfly: Un bel
dì vedremo
Manon Lescaut: Donna non
vidi mai
Gianni Schicchi: O mio
babbino caro
Tosca: Vissi d’arte,
vissi d’amor // E lucean le stelle
Suor Angelica: Intermezzo
Turandot: Nessun dorma //
Tu che di gel sei cinta
Boheme: Quando men vo
//Sì mi chiamano Mimì // O soave Fanciulla
Nel giorno che precedeva la mia festa tu nascevi. Era bello festeggiare in giardino. Ora da tempo non ci sei più, ma sei restata nel mio cuore per sempre
A Stella Cilento,
a 73 Km da Salerno, da 21 anni, esiste e resiste una rassegna di arte
contemporanea intitolata “Stella in Arte”. “Pittura Pittura” questo il
nome, dato all’esposizione dal 23 luglio, che continuerà fino al 18 agosto,
presso la cappella di Sant’Antonio da Padova, un gioiello del 1600. Del tutto
restaurata, conserva intatto il fascino del piccolo scrigno, con, affreschi
parzialmente recuperati e l’altare in marmo policromo, sul quale si appoggiano,
ben conservate, le statue di Sant’Antonio, San Leonardo, San Pasquale.
Le opere, attaccate al
muro, sono sei di numero, per Liberatore Rossano da Maratea
(PZ), classe 1969, e 4 per Yan Xu, da Shandong (Cina) classe 1996
Ad iniziare la meritevole
opera, 21 anni fa, fu il Maestro di arti pittoriche: Franco Massanova,
a cui va tutta l’ammirazione per il suo credere incondizionatamente nell’arte e
nel voler legare il nome di Stella Cilento ad una rassegna importante e
ricordevole, in un paese di non più di 800 anime, chapeau!Peccato non aver potuto godere di questa sua
creatura, che ad oggi, ogni anno, raccoglie intorno a sé pittori e stimatori. A
continuare il progetto, però, c’è chi nel suo segno, è instancabile
organizzatore, il nome Silvio Massanova ce lo fa amare, perché è suo
figlio. Durante gli anni si sono accumulate più di 160 opere contemporanee,
doni degli espositori alla rassegna, che andranno ad arricchire in un futuro,
ci si augura, non di là da venire, il museo di arte contemporanea, immaginato
dall’iniziatore Franco Massanova, per il suo piccolo, grande paese, che
già nel nome si eleva nel cielo.
Cristina Tafuri,
Professoressa e Critico d’ Arte
Così Cristina Tafuri,
citando Croce: “Si è deciso, di presentare due artisti Rossano Liberatore e
Yan Xu, in apparente antitesi, che fanno della pittura e dell’arte in genere,
come una necessità, come uno stadio della storia ideale dell’umanità, come un
modo di espressione prelogica, come qualcosa di necessario, d’inevitabile e di
organico. Le arti visive oscillano tra una civiltà meccanica ed elettronica ed
una tecnica artistica nel suo giro di accumulo tra sfere intuitive ed
intellettive. “Non si pretende”, continua Cristina Tafuri “un
aut, aut, tra questi modi di fare arte, ma di riprendere per la pittura il
gesto sciamanico di tornare alla terra in senso metaforico. Tra una proiezione
sempre più sistematica verso l’intelligenza artificiale c’è lo spazio non
asfittico per chi decide, con un gesto perentorio di esprimersi con il segno,
il colore, la luce, l’ombra. Nell’atto del dipingere ci sono impronte di gesti
e di movenze anche libidiche, impronte di tutta la gestualità della prassi
lavorativa e di tutto il sistema profondo delle pulsioni (Dino Formaggio).
Pittura che si esplica sia quando ci accostiamo al visionario figurativo di Yan
Xu , sia quando il colore ed il segno sono primari linguaggi lessicali
nell’opera di Rossano Liberatore”
Yan Xu
s’ispira alla realtà che lo circonda, ossia la pubblicità, la televisione, i
mass-media, mentre per Rossano Liberatore, il quadro è un immenso campo di
vibrazioni cromatiche. Per l’estrema parsimonia di mezzi e l’essenzialità delle
linee, lo si accosta, per certi versi, al pittore terzignese Salvatore
Emblema.
E’doveroso aggiungere un
grazie sentito, affettuoso ed amicale per la Prof.ssa Cristina Tafuri
presente, con le sue preziose analisi, fin dalla prima edizione
Angelo D’Amato,
Professore e Critico d’Arte
“L’edizione di quest’anno
di Stella in Arte mette a confronto due artisti diversi sia per età anagrafica,
sia per stili”, dice Angelo D’Amato, “infatti
le opere di Rossano Liberatore, tracciano il confine tra apparenza e
realtà.Questo dualismo ci catapulta in
una dimensione, in cui dire dell’apparenza come qualcosa di effimero, rimanda a
considerare la realtà come un’entità concreta che si cela dietro il mondo delle
apparenze. Lo sguardo dell’artista cerca i colori, li individua e li accomuna a
segni che spesso slabbra oppure cancella per dare alla visione un nuovo statuto
in termini di disposizione compositiva. I titoli che Liberatore dà ai suoi
dipinti nascono da un chiaro riferimento a delle visioni che si rinnovano
continuamente in quanto coadiuvate dalle sensazioni. Con l’artista cinese Yan
Xu ci troviamo in presenza di un mondo in continuo mutamento, un universo
che ha tutte le caratteristiche di un <ritorno al futuro>. È mondo
assolutamente contemporaneo che ingloba ogni particolare paesaggistico, nel
tentativo di riprodurre uno spazio ipnotico e ammaliante. C’è, con ogni
probabilità il desiderio di riesumare alcuni caratteri del Surrealismo, forse,
anche se parlare di sogno è abbastanza anacronistico. Il mondo di Yan Xu è un
mondo più che reale, in cui l’uomo è la parte debole, trascinato, suo malgrado,
in una dimensione altra, straniante e piacevolmente atemporale”
Il taglio del nastro,
alla presenza del primo cittadino Francesco Massanova che ha speso
parole elogiative e di orgoglio per “Pittura Pittura” di tanti stimatori di
arte e di amici, venuti appositamente, anche da 79 km di distanza, ha avuto il
sapore delle cose semplici ma buone. La brochure, elegante, in 800 copie e che
illustra le opere, la si deve al progetto grafico di Silvio Massanova.
***
Per chi ama praticare turismo
di prossimità e godere i vantaggi di un viaggio breve, appena fuori paese,
discosta e volutamente appartata c’è l’accogliente struttura de “La Roccia”
che fa dell’ospitalità informale, senza tralasciare la professionalità, un
punto d’onore. Una strada asfaltata di fresco, si allontana dalla camminata,
che porta su in montagna e devia, scendendo a valle tra alberi e frescura. Nel
fondo, una costruzione ammodernata, ben tenuta, ma che conserva intatto il
fascino della vecchia struttura, accoglie come si conviene. Protetta dalla
massa imponente del Monte Stella, l’agriturismo “La Roccia” offre, allo sguardo
di chi arriva, un’incantevole veduta di tutta la valle sottostante, con Vallo
della Lucania, protagonista. La titolare, la Signora Giusi e là che riceve,
con la semplicità più ovvia, senza orpelli linguistici, ma già ti riconosce,
per aver parlato al telefono, all’atto della prenotazione.
Nel 2008 il padre di suo
marito, pensò di rilevare il terreno ed il rudere roccioso,
da cui il nome, per la quantità di materiale pietroso ricavato ed usato.Più tardi suo marito, lei ed i figli pensano
ad un’attività sul posto a conduzione familiare e così la struttura si correda
di un’ampia sala ristorante, di spazi esterni per mangiare al fresco e di una
considerevole piscina, uno spaccato di acqua azzurra, circondata da verde
incontaminato. Sei sono le stanze, perfettamente climatizzate, pulite,
arredate con gusto e con tutti gli accessori che servono ad un buon soggiorno.
Anche la cucina si allinea a tutto il resto, il cibo è genuino e si gusta con
un piacere in più, sapendo che la materia prima è raccolto della terra. Non
manca il forno per le pizze ed il servizio a tavola è porto con grazia, tra
l’altro, da personale dell’est. Due
vecchi cani, girano mansueti e dormono sdraiati all’ingresso, cotti dal caldo e
dall’attesa di visi nuovi che vanno, che vengono perché venire e poi tornare
all’agriturismo “La Roccia” è e sarà un piacere.
Non avere nel sotto
piazza della Concordia, il palco montato per il Premio Charlot, storica
manifestazione giunta alla 36esima edizione, è davvero una tristezza
incredibile. Il luogo deputato, che con il quadrato tubolare, a mo’ di cornice,
ridisegnava i Monti Lattari, il Castello di Arechi, il cielo illuminato dalle
stelle ed il mare con i riflessi della luna, come in un quadro, ora si mostra in
tutto il suo utile squallore: un parcheggio di macchine.
Che cosa sia successo non
lo so, né lo voglio sapere, le ragion di stato m’infastidiscono, non poco, so
solo che la kermesse è stata considerata, forse, un contenitore
d’intrattenimento di non pari dignità. Sbagliatissimo, perché ridere, ma lo
Charlot non era solo risate, è toccasana per la salute, soprattutto in momenti
bui come quelli che attraversiamo
Allora ben ha fatto Claudio
Tortora, patron dello storico premio, famoso in ogni dove, notevole
biglietto da visita per l’emergente vita turistica in città, navi da crociere e
aeroporto in movimento, ormai, ad elencare momenti sfilati sul palcoscenico,
che io vorrò ripetere, per la memoria di ognuno
E andiamo ad iniziare.
21 luglio 1989:
a Salerno la comicità di Franca Valeri tiene a battesimo il Premio
Charlot
La seconda serata della
prima edizione del Festival della Satira all'insegna della grande attrice. A
seguire sul palco, Gino Bramieri e Gioele Dix. Il primo vincitore della
gara tra giovani cabarettisti è il pugliese Enzo Sarcina
l cartellone degli
spettacoli estivi, che da due anni si chiama “Viva l’Estate”
ed è il contenitore di tutti gli eventi promossi dal Comune di Salerno,
da giugno fino a settembre inoltrato, si arricchisce di una nuova
manifestazione che va ad aggiungersi alle già blasonate Salerno Festival,
Festival del Jazz, Cinema allo stadio e all’emergente Teatro dei Barbuti: si
chiama Premio Charlot – Festival della Satira e si svolge per quattro
serate, dal 20 al 23 luglio sul forte La Carnale, con grande partecipazione di
pubblico. Ad organizzarlo è Claudio Tortora, eclettico attore e autore
salernitano con trascorsi nella musica e nel cabaret (memorabile il trio La
Rotonda che formò con Giuliano Avallone e Antonio La Monica), sotto la
direzione organizzativa del promoter Carmine Giannella.
L’obiettivo è ambizioso:
individuare e premiare i nuovi protagonisti della comicità senza però
tralasciare quelli che sono i “mostri sacri” della risata all’italiana. Ben
diciotto i partecipanti alla prima edizione, votati direttamente dal pubblico.
A vincere è il barese Enzo Sarcina mentre Gioele Dix, protagonista con il suo
monologo nell’ultima serata, conquista lo Charlot d’Oro destinato ai comici già
affermati. Nel corso degli anni il Premio Charlot ha lanciato sul panorama
nazionale giovani emergenti che sono poi diventati Ficarra e Picone, Dario
Vergassola, Alessandro Siani, Luciana Littizzetto, tanto per citarne solo
alcuni.
La prima serata della
prima edizione vede la partecipazione di Nino Frassica, reduce dal
successo tv di “Indietro Tutta”. E dallo show notturno di Renzo Arbore proviene
anche il direttore artistico del festival, è Rita Vicario, la regista del
programma diventato fenomeno sociale, culturale e di ascolti. La seconda serata
è nel segno di una grande, caustica attrice comica (e non solo): Franca
Valeri. Gli spettatori impazziscono di fronte al suo repertorio fatto di Signorine
Snob e signore Cecioni. Nella terza il protagonista indiscusso è Gino
Bramieri con le sue irresistibili barzellette. Buona la prima, il Premio
Charlot continuerà la sua navigazione, ospitando e premiando nomi altisonanti
dello spettacolo nazionale e internazionale accanto a giovani emergenti, tra
Salerno e Paestum, fino all’edizione 2024, la 36esima, temporaneamente
sospesa per mancanza di fondi pubblici.
Aspettando il Premio
Charlot di Claudio Tortora, mi auguro che non sia o richiami la più famosa
attesa del teatro beckettiano: Aspettando Godot!!!