di Maria Serritiello
Claudio Tortora e Giovanni Caputo
saranno in scena
il 10 Novembre 2023 al Teatro del Giullare
il 24 Novembre 2023 al Teatro Arbostella
l' 8 Dicembre 2023 al Teatro Ghirelli
con
Emozionando
di Maria Serritiello
Claudio Tortora e Giovanni Caputo
saranno in scena
il 10 Novembre 2023 al Teatro del Giullare
il 24 Novembre 2023 al Teatro Arbostella
l' 8 Dicembre 2023 al Teatro Ghirelli
con
Emozionando
Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Presso Sodalis, ovvero Casa
del Volontariato, in Corso Vittorio Emanuele 88, angolo di Via Patella 2
in Salerno, domenica 24 settembre,
alle ore 19,30, ad ingresso gratis, si è tenuto il terzo dei tre concerti
d’Autunno in programma “Carl Orff APS Culture e Metodologie al Confronto Nel
terzo Millennio XXIII Edizione A
suonare è un terzetto, violino, violoncello e pianoforte, compattatosi
all’ultimo momento, così annuncia il maestro Amedeo Aurilio, per la
mancanza di altri due strumentisti influenzati. La musica scelta spazia da Shostakovich
a Dvorak, da Brams a Midori, un programma di tutto rispetto e di bontà
esecutiva. Le note scivolano con sapienza sotto le mani del Maestro Amedeo
Aurilio, che con il pianoforte ha un rapporto di vecchia data e che si
scoprirà essere il padre dei due giovani esecutori, violino: Vincenzo e
violoncello: Saverio. I due musicisti venticinquenni di Battipaglia hanno
studiato al conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino e dedicano
alla musica non meno di tre ore al giorno di esercizio. La loro bravura
esecutiva ha letteralmente rapito i presenti che a fine concerto hanno
tributato larghi applausi. L’appuntamento resta fissato per i concerti
d’inverno, prossimamente.
www.lapilli.eu
Fonte dal web
raccolte da Maria Serritiello
Domenico De Masi (Rotello, 1º febbraio 1938 – Roma, 9 settembre 2023) è stato un sociologo italiano. È stato professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" di Roma, dove è stato anche preside della facoltà di Scienze della comunicazione.
Come studioso, insegnante, ricercatore e consulente il suo interesse è rivolto alla sociologia del lavoro e delle organizzazioni, alla società postindustriale, allo sviluppo e al sottosviluppo, ai sistemi urbani, alla creatività, al tempo libero, ai metodi e alle tecniche della ricerca sociale con particolare riguardo alle indagini previsional.
Frequenta il liceo classico a Caserta e poi, per gli studi universitari, si trasferisce a Perugia, dove si laurea nel 1960 in Giurisprudenza, con una tesi di Storia del diritto. Si specializza in Sociologia del lavoro a Parigi.
A Napoli inizia la carriera universitaria come assistente di sociologia all’Università Federico II. Contemporaneamente è anche ricercatore presso il centro studi “Nord e Sud” diretto da Giuseppe Galasso, dove svolge una ricerca sui gruppi informali e sui sindacati presso l’Italsider di Bagnoli (Napoli). In questo periodo collabora anche con la rivista “Nord e Sud” diretta da Francesco Compagna.
Si trasferisce a Milano dove lavora fino al 1966 presso la società CMF del gruppo IRI-Finsider, come responsabile della selezione e della formazione e coordina l’avviamento di due nuovi stabilimenti a Dalmine e a Livorno. Per questo la CMF ottenne il premio della Comunità Europea come migliore operazione organizzativa dell’anno. A Milano collabora alla fondazione dell’Associazione Italiana Formatori (AIF) di cui successivamente è stato presidente[2] e ne ha diretto la rivista “FOR”.
Dal 1966 si trasferisce a Roma per lavorare come docente e consulente di Sociologia del lavoro presso l’IFAP, Centro Iri per lo studio delle funzioni direttive aziendali, presieduto prima da Giuseppe Glisenti, poi da Pasquale Saraceno. Dal 1966 al 1979 sarà docente di Sociologia industriale e poi dirigente presso l’IFAP.
Dal 1961 si dedica all'insegnamento: inizialmente come assistente alla Cattedra di Sociologia generale presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, poi (1968) quale professore di Sociologia del lavoro presso l'Università di Sassari, quindi professore di Sociologia generale nel periodo 1971-73 presso l’Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", dal 1974 al 1977 come professore di Metodi e tecniche della Ricerca Sociale nuovamente alla Federico II e infine, dal 1977, presso "La Sapienza" di Roma, nella quale ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali Preside della Facoltà di Scienze della comunicazione.
Dal 1978 al 2000 ha fondato e diretto la S3.Studium, scuola triennale di specializzazione post laurea in scienze organizzative, per supplire alla mancanza di master universitari. La Scuola, senza scopi di lucro, si occupa della formazione di post laureati, oltre a partecipare a discussioni sul tema della Sociologia del lavoro e delle relative organizzazioni in Italia per mezzo di seminari, convegni, rassegne, mostre, riviste e libri collettivi.
Quando, nel 2000, l’ordinamento universitario ha istituito i master universitari, ha organizzato presso la Facoltà di Scienze della comunicazione, di cui era Preside, il “Master in Comunicazione e Organizzazione”. In questo impegno, è stato coadiuvato dall’ex-allievo Calogero Catania. Quell'anno la S3.Studium si è trasformata in società di consulenza, ricerca, comunicazione, editoria e formazione, rivolta soprattutto al mondo manageriale.
Nel 1989, insieme alle sociologhe Delia Zingarelli e Giovanna Scarpitti, fonda la società di consulenza S3Acta SrL.
A partire dal 1998 la S3.Studium ha pubblicato la rivista Next. Strumenti per l’innovazione, ideata e diretta dal sociologo e illustrata da Franco Maria Ricci. Accanto alla rivista, la S3 ha pubblicato con l’editore Guerini anche una collana di studi e ricerche.
Nel 1995 ha fondato, per poi diventarne presidente, la SIT, Società Italiana Telelavoro, che per dieci anni si è occupata in Italia di diffusione e regolamentazione del lavoro destrutturato, associando a tale scopo le parti interessate (aziende, sindacati, manager pubblici e privati) in indagini e benchmarking sulla sua adozione, sul suo rifiuto e sui suoi vantaggi e svantaggi. Ogni anno ha organizzato una giornata nazionale del telelavoro in cui si è fatto il punto sulla situazione generale e associativa.
Numerosi suoi libri sono tradotti in portoghese, il suo pensiero[3][4] è molto studiato e diffuso in Brasile. In oltre trenta anni, durante i quali ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Rio de Janeiro, è stato consulente di Sebrae (Servizio brasiliano di supporto alle piccole e medie imprese), per lo Stato di Santa Catarina e per la Rete Globo. Ha svolto ricerche sulla cultura brasiliana per conto proprio, per il Sebrae sull’artigianato, per lo Stato di Santa Catarina sulla moda. Queste esperienze hanno prodotto negli anni 2000 i lavori Cara Brasileira (2002), O futuro da Moda de Santa Catarina (2008) e Caminhos da cultura no Brasil (2015).
Ha tenuto inoltre conferenze e seminari in istituzioni ufficiali (quali il Senado Federal e l’Ambasciata d'Italia a Brasilia), università (a titolo di esempio la Fundação Getúlio Vargas) e aziende (FIAT di Belo Horizonte).
Parallelamente all'impegno professionale nell'Università e nella S3.Studium, ha portato avanti numerosi impegni no profit:
Diversi i suoi legami con il comune campano: a Ravello è stato assessore alla cultura e al turismo nel periodo 1994-95, vi ha fondato e diretto per quattro anni la Scuola Internazionale di Management Culturale per la professionalizzazione dei neolaureati in organizzazione di eventi e per due mandati, dal 2002 al 2010, è stato presidente della Fondazione Ravello[8], rilanciando il Ravello Festival e spendendosi per la realizzazione dell'Auditorium Oscar Niemeyer, il cui progetto era stato donato dall'omonimo architetto brasiliano.
Due volte sposato, dal primo matrimonio sono nate due figlie.
Ieri sera, per puro caso, sono entrata in linkedin, m''iscrissi tanto tempo fa e non me ne servo mai, troppe cose da controllare ogni giorno, finisce che non si ha tempo per se stessi. Bene, mi sono affacciata ed ho trovato questo scritto ripreso da un post di Maria Stimolo, ripreso a sua volta dal diario di un ragazzo dal nome Ugo Giansiracusa. Il pezzo mi è piaciuto, semplice, pulito, senza analisi stravolgenti, ma riflessivo sulla realtà quotidiana che molti affrontano, nella totale indifferenza di quanti li circondano Grazie, perciò, a Maria Stimolo e ad Ugo Giansiracusa che non conosco.
(sema)
Mi sono ubriacato diverse volte ma non ho mai corso il rischio di essere violentato. Sono uomo. In vita mia non ho mai sentito di un uomo ubriaco violentato. Allora il problema non è essere ubriachi. Il problema è essere donne. Ho camminato a petto nudo. In pantaloncini. In canotta. Con il costume a mutanda. Ma nessuna mi ha mai violentato. E neppure lanciato apprezzamenti. E allora il problema non è come mi vesto. Non sono i vestiti. Io sono uomo. Io posso. La donna e la ragazza invece se la sono cercata. Mi sono appartato a pomiciare, a fare petting. Ma se non mi andava di fare sesso nessuna donna mi ha mai costretto, magari puntandomi un coltello alla gola. Perché io sono maschio. Io posso dire di no. Posso dire basta. Allora il problema non è la donna che se l'è cercata, appartandosi. Il problema è sempre l'uomo e la sua violenza. Sono uscito con gruppi di due o tre amiche e io unico maschio. Ma non mi sono mai sentito minacciato o a disagio. Non ho mai subito violenza di gruppo. Perché io sono maschio, e non corro questi rischi. Perché non esiste l'idea che l'uomo sia un oggetto di piacere. Che sotto sotto gli piace, anche se forzato. A nessuno piace essere soggetto a violenza. E no, una donna che esce con due o tre uomini non si è cercata nulla. Di certo non una violenza di gruppo. Ho avuto superiori donne. Insegnanti donne. Professoresse di università donne. E non sono mai stato molestato. Mai. Neanche una pacca sul culo. Neanche una palpatina. Perché sono un uomo. Non sono considerato accondiscendente. Perché essere in una posizione subalterna non vuol dire dover accettare anche le molestie. Alla fine non sono stato tanto breve. Quand'è che una donna e un uomo potranno vivere allo stesso modo? Dal diario di Ugo Giansiracusa. Un Uomo.
Ritorno
di
Maria Serritiello
Torno alla mia poesia,
alle parole ornate dal sentimento,
al cuore annodato, eppure libero,
ai giorni conosciuti,
a quelli non graditi, ma raccolti a chicchi di grano,
ai giri immensi, confusi e vani,
a strade percorse mai fino in fondo
e poi…
torno a casa, alla mia casa
dove stipati in ricordi,
il canto di mia madre
ed i giochi del piccolo fratello!
Miramare di Salerno 12-8-2023
di Maria Serritiello
Il 3 Agosto 2023,
con il patrocinio della Provincia di Salerno, dell’Ente Parco Nazionale del
Cilento e Vallo di Diano, dell’Unione Comuni dell’Alento e del Comune di Stella
Cilento, si è inaugurata la XX edizione della
rassegna d’arte contemporanea “StellaInArte”
Contaminazioni è
il titolo della mostra di quest’anno e 2 gli artisti espositori: il
videomaker Licio Esposito e lo scultore Arturo Ianniello.
Il critico d’arte Cristina Tafuri, invitata a
stigmatizzare il suo punto di vista, nel suo intervento, così si è espressa.
La ventesima edizione di
“Stella in Arte” dimostra come la tenacia, il coraggio, ma anche la pazzia,
possano trasformare una “magnifica ossessione”, quella di Franco Massanova,
ideatore di tale rassegna a Stella Cilento, suo paese natale, in una realtà
artistica consolidata. E quest’anno, a riprova di quanto prima affermato, a
Stella Cilento sarà inaugurato il Museo Civico a lui dedicato.
Sono passati vent’anni e
se ti volti indietro li trovi tutti, e in questo lungo tempo trascorso molte
cose sono avvenute: la perdita dolorosa di Franco Massanova, che troppo presto
ci ha lasciati, la pandemia, la guerra in Ucraina, eppure tutti questi eventi
funesti non ci hanno mai fermato. Abbiamo vissuto Tempi sospesi durante il
covid, abbiamo trovato segni e derive in questo sfacelo dell’umanità, abbiamo
cercato con la nostra arte di lasciare Orme. La mostra di quest’anno è
intitolata Contaminazioni, per manifestare e contrastare il
compiacimento appagato e idolatrante per la cruda banalità della dimensione
urbana e, con essa, la feticizzazione degli oggetti che ne testimoniano i
modelli di esistenza, determinando un uomo alienato e oppresso dall’universo
artificiale e eminentemente sensorio da lui stesso creato. Anche i due artisti
invitati alla ventesima edizione di “Stella in Arte”, Licio Esposito e Arturo Ianniello
avvertono queste inquietudini, gli sgomenti, gli urti morali, avvertono una
condizione di angoscia in cui l’integrità della coscienza è minacciata da ogni
parte, in cui la stessa vita biologica è messa a repentaglio. Naturalmente si
rendono conto che con le loro opere non possono né vogliono esprimere i confusi
sentimenti delle persone, né vogliono prendere il posto del politico, del
giornalista, del demagogo. Compito dell’arte, come afferma Hegel, è quello di
portare a livello di coscienza i più alti interessi della mente. Quindi l’arte
deve occuparsi delle reali forme esteriori di ciò che esiste e l’artista sia
esso un poeta, un pittore o un musicista, dà forma concreta alle sensazioni e
percezioni. La contaminazione, quindi, avviene anche nel confronto dei due
artisti invitati, Arturo Ianniello, pittore e scultore, si serve di
materiale abbandonato per creare le sue opere, Licio Eposito videomaker,
da anni, racconta la società contemporanea con le sue contraddizioni usando la
“grammatica” del video. Nella storia dell’arte il riuso dei materiali relativi
alla produzione artistica è molto più frequente di quanto non si creda.
Certamente l’incredibile aumento dei rifiuti nel mondo moderno è un dato di
fatto ed è indubbio che l’abbondanza dello spreco nell’attuale civiltà
occidentale abbia portato a riflessioni etiche, politiche ed economiche di
estrema rilevanza e inevitabilmente, tali considerazioni sono entrate a far
parte anche della cultura artistica. Nell’arte contemporanea lo scarto è
diventato protagonista, ma il modo di rielaborazione varia: l’assemblaggio, è
la sua utilizzazione come elemento materico da comporre secondo schemi
astratti, l’inserzione, il suo collegamento ad altri materiali secondo libere
scelte dell’artista, il camuffamento e /o trasformazione, il suo uso nascosto
per non apparire ciò che è, e infine la riproduzione, la sua stessa
rappresentazione come oggetto di una diversa operazione creativa. Queste
operazioni sono state sperimentate da Arturo Ianniello rivelando da un lato
l’amore privo di pregiudizi per la forma in sé, per cui il bello è anche il
detrito, il relitto, dall’altro la riflessione sull’immoralità dello spreco e
la sua denuncia, esplicitata dal riciclaggio e dall’esibizione. Ianniello
recupera ciò che la società abbandona, soprattutto il ferro, le lamiere, gli
scarti industriali per produrre opere che dialogano con lo spazio circostante,
come queste realizzate per la mostra di Stella Cilento. Tra le sculture e la
natura, si instaura un rapporto univoco, quasi un corpo a corpo con gli alberi,
lasciando che le sue installazioni vivano nella terra come totem che indicano
la transitorietà della nostra esistenza. I rapporti tra le arti visive, il
video, la fotografia e il cinema (già considerato da Carrà nel 1914 (caldissima
oscurità cubica) hanno subito fin dai primi anni settanta profondi mutamenti.
Vittorio Fagone, che ha seguito attentamente le nuove esperienze in questo
settore, scrive che “fotografia, cinema, video non si pongono come elementi
esterni di registrazione, accessori alle pratiche artistiche, ma come tecniche
che possono portare a una riformulazione dell’opera visiva, a una vera e
propria espansione dell’immagine”. Gli strumenti della videoart sono quelli tipici
delle trasmissioni televisive: telecamera, monitor, collegamenti in diretta, e
l’intervento dell’artista consiste principalmente nel trattamento elettronico
delle immagini, con modifiche di forme e colori realizzati al computer.
Naturalmente la sensibilità dell’ artista, la conoscenza dei mezzi a sua
disposizione fa sì che la sua narrazione si discosta profondamente da ciò che
altri mezzi di riproduzione delle immagini trasmettono, per costruire storie
con tecniche sempre più perfette, con immagini e suoni che, come nei lavori di Licio Esposito, affascinano lo spettatore
o lo inchiodano allo schermo, sia quando racconta storie di artisti o registe
pioniere dei primi anni del cinema, sia quando entra nel tessuto della nostra
società, raccontando come solo lui sa fare l’uccisione di Peppino Impastato e
di Angelo Vassallo, senza declinare nell’orrido o nel violento, ma attraverso
immagini che recupera nelle pieghe della memoria. Nel video “Assurdo necessario”, un uomo
completamente solo in un paesaggio urbano desolante testimonia l’angoscia
dell’uomo moderno, in una società che ha determinato l’atrofia della
sensibilità, creando un essere che difficilmente merita di essere chiamato
uomo, un automa dall’occhio inespressivo, annoiato e indifferente, il cui solo
desiderio è la violenza in una forma o nell’altra. Le sue distrazioni preferite
sono gli stadi sportivi, la farsa, il sadismo televisivo, la dedizione alla
droga e il gioco d’azzardo. L’assurdo necessario allora. Licio Esposito con
maestria e, permettetemi, con grazia, racconta tutto ciò, e con i mezzi della
tecnologia, fa sì che stiamo ancora attorno al fuoco ad ascoltare storie.
Testo: Cristina Tafuri
Docente di Storia
dell'Arte presso Liceo Artistico "Sabatini - Menna" Salerno
La mostra resta aperta
fino al 18 agosto ’23
Maria Serritiello
www.lapilli.eu
Fonte : www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
8 anni per ritornare di
nuovo a Villa Guariglia, dove sono nati, senza però dimenticare i luoghi che in
questi anni hanno ospitato, ben volentieri, la pregevolezza dei concerti, con
la durata dal 4 luglio al 2 agosto. L’ Area Archeologica di Fratte si è più
volte animata per diffondere, in egual misura ora musica, ora teatro ed ora
canto. Un programma fatto di artisti prestigiosi, che con grande cura, Tonia
Wilburger, da 26 anni mette a segno senza mai sbagliare un’edizione. Con grande
capacità manageriale unita ad una passione che letteralmente la divora, riesce
a superare ostacoli, impedimenti, burocrazia, imprevisti ed avversità.
Coadiuvata da Patrocini: Provincia di Salerno, Comune di Salerno, Comune di
Vietri sul Mare e sostegni dal Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di
Salerno, Camera di Commercio, C. L. A, A, I, Imprese, Coldiretti Salerno, Fondazione
della Comunità Salernitana, Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, Acli.
Per Sebastiano Somma
l’area archeologica è stracolma, già 8 anni fa è stato presente nell’area
etrusca con un altro spettacolo: Lucio incontra Lucio ed anche quella
volta fu successo. Si giunge nell’area di Fratte, piacevolmente discosta dalla
city, riuscendo anche a parcheggiare senza tanti giri, spinti dall’area afosa,
di questa estate infuocata e sull’onda del ricordo di Massimo Troisi, che con
il suo ultimo e straordinario film ‘Il Postino’ ci ha fatto conoscere o
riscoprire la carnalità delle poesie di Pablo Neruda. E ad apertura di
spettacolo, è proprio la poesia “Nuda” a richiamare le immagini del film, dove
un Troisi, scarno ed affaticato, la recita, emozionandosi. Lo spettacolo prende
il via alternando stralci di vita di Neruda, con musica, canto e danza. Sapremo
del suo incontro con Matilde Urrutia, una cantante e scrittrice cilena, del loro
folle amore, lui un uomo sposato, alla sua terza ed importante storia d’amore.
Non è sempre stato facile stare insieme, Neruda, infatti era ancora legato alla
seconda moglie, Delia del Carril, quando incrocia Matilde, per cui i loro
incontri clandestini furono vissuti tra Berlino, Nyon, Roma e nel paradiso dell’isola
di Capri, dove i due amanti si sposarono simbolicamente, uniti dalla luna, ma è
solo nel 1966 che si uniranno in matrimonio civilmente, per iniziare a vivere a
pieno il loro amore. All’interno della storia, c’è anche il golpe del generale
Pinochet e la morte del poeta, seguita di poco e non prima di essersi
rammaricato, perché svaniti i sogni di democrazia e di libertà. La musica che
ha accompagnato l’atto finale dello spettacolo, segno che Il Postino, è stata
l’idea ispiratrice dello spettacolo, è proprio il tema centrale del film,
scritto da Luis Bacalov, Oscar 1996. Mi
piace, qui, ricordare, che la musica del film è stata scritta, sì, da Luis
Bacalov, ma in collaborazione con i nostri musicisti italiani Sergio Endrigo
e Riccardo del Turco, una sentenza del tribunale ne attesta la certezza.
Lo spettacolo in sé poteva essere eccezionale,
per la passione di cui si occupa e cioè del grande amore tra Pablo Neruda e
Matilde Urrutia, ma non è andato al di là della sola sufficienza, per non aver
dato corpo al tormento amoroso dei due amanti; non si è avvertito il loro
pulsare, né hanno fatto sentire il loro sangue scorrere nelle vene, eh sì che
Neruda ne ha scritti di versi passionali. Una regia scolastica, dunque, una
recitazione disinvolta quella di Sebastiano Somma e Morgana Forcella e
senza stravolgere i canoni dell’emozione. Il bravissimo attore, interprete di
tante Fiction di successo, beniamino del pubblico, non solo femminile, indubbia
è la sua beltade, si è espresso con avarizia e senza convinzione, trascinando
con sé anche la moglie Morgana Forcella, ovvero l’appassionata, nella
realtà di Pablo Neruda, Matilde Urrutia. Anche gli stacchi dei ballerini, Enzo
Pedulano e Francesca Accietto, che dovevano rafforzare la passione
del racconto, sono stati troppi, interrompendo più volte il ritmo del recitato,
con un’inutile ripetitività. Il canto di Emilia Zamuner, è stato l’unico
ad incidere passione.
Maria Serritiello
www.lapili.eu