Le Premiazioni della Serata conclusiva del 14 esimo
Festival Nazionale Teatro XS, Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia
dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di Salerno ed il
sostegno del Soroptimist International club di Salerno
Premio
per la migliore regia a
Gianni
Di Nardo
per lo spettacolo A
lo stesso punto però a n’ata parte di Paolo Capozzo
messo in scena da Co.C.I.S. Teatro 99 Posti di Mercogliano
Premio
speciale della giuria allo spettacolo
La
stanza di Veronica
di Ira Levin (trad. di L. Lunari)
messo in scena da Giardini
dell’Arte di Firenze
Premio
per il maggior gradimento del pubblico allo spettacolo
Nei
panni di Cyrano
di
Nicolas Devort – Trad. di Norina Benedetti
messo in scena
da Estragone Teatro di San Vito al Tagliamento
Premio
per lo spettacolo vincitore del XIV Festival XS
Città
di Salerno allo spettacolo
Le
sedie
di
Eugène Ionesco
messo
in scena da Teatro Impiria di Verona con GherardoColtri
–
P REMIO DELLA G IURIA DEI G IOVANI–
“I
LEANAP ETRETTAP ECORARO S
CANIO ”
-
ilPremio U.I.L.T. ( Unione Italiana Libero Teatro)
del XIV Festival Nazionale di Teatro XS Città
di
Salerno va allo spettacolo
Il
raccolto
di
Giorgia Brusco
regia
di Gino Brusco
rappresentato
daI Cattivi di Cuoredi Imperia.
Salerno,
7 maggio 2023
Un plauso speciale va ad Angela Guerra Chef d’eccezione quest’anno, per aver preparato un
buffet, completo di ogni ben di Dio e servito in maniera impeccabile dinanzi
all’Aula Magna dell’Istituto. Tutta la nostra ammirazione per la sua
versatilità in ogni azione, una colonna portante della Compagnia dell’Eclissi,
grazie
Maria Serritiello
dell’istituto,
davanti all’Aula Magna, si aprirà il buffet, a cui sono
invitati
tutti gli spettatori.
Chef
d’eccezione quest’anno Angela Guerra.registaeinterpretedello spettacolo
E siamo giunti a domenica 7 maggio 2023, alla serata
finale, a quella più attesa, perché ci rivela il vincitore di tutta la
manifestazione, che va avanti da domenica 5 febbraio. Otto spettacoli, di buona
fattura e di ottimo livello, tanto da dar da fare sia alla giuria tecnica che a
quella del pubblico, che segue la rassegna con attenta partecipazione. Mi piace
riportare l’intera relazione consuntiva del Presidente del Festival Vincenzo
Tota, per la sottesa, quanto divertente ironia, oltre a tutte le notizie che ci
piace sapere
Quest'anno
ho veramente poco da dire. I nostri affezionati abbonati sanno
già tutto (potrei addirittura invitare uno di loro a fare le mie veci). Sanno che
il Festival di
Teatro XS è
organizzato dalla Compagnia dell'Eclissi.
Sanno che l'Istituto Genovesi-Da Vinci è
partner dell'iniziativa nel mettere a disposizione il Teatro e nel segnalare
alunni "scelti", che hanno svolto il delicato compito
di giurati. Sanno
che il Soroptimist
International Club Salerno
è, da sempre, sostenitore dell'iniziativa. Sanno, perché sempre presenti, che il festival
si è svolto
dal 5 febbraio
ad oggi, sempre di domenica, sempre alle
19.00 e sempre
tutto esaurito. Sanno che
le compagnie in
concorso sono state
otto provenienti da tutta Italia: Liguria,
Toscana, Veneto, Friuli, Puglia e Campania. Sanno che, dopo ogni
spettacolo, ci sono state le
recensioni scritte da Dadadago, Marisa Paladino e Maria Serritello
e pubblicate da Oltrecultura, periodico
di informazione, spettacolo e cultura e da Lapilli,
periodico di cultura online. Sanno che i premi che saranno consegnati fra
poco sono pregevoli
sculture realizzate appositamente
per il festival dallo scultore don qi. Ciò
che non sanno è quali sono i vincitori delle diverse categorie e, in
particolare qual è stato lo spettacolo di loro maggiore gradimento. Non sanno nemmeno
che il nostro
festival...nostro nel senso di
tutti noi... si finanzia, in gran parte, con i loro abbonamenti. Questo signore
che, armato di macchina fotografica, si è aggirato e si aggira anche questa
sera...ma sempre con molta
descrizione... .per la platea
è Maurizio Mansi
appassionato di
teatro e fotografia. Nel corso della premiazione, mi
raccomando, premiati e premianti, guardatelo fisso e sorridenti e non scappate subito
se no le foto vengono mosse!
Concludo ringraziando tutti quelli che, a vario
titolo, hanno contribuito alla realizzazione del
festival. Ma il ringraziamento più
sentito, me lo consentirete, va alla Preside; a me, insegnante di vecchia
generazione, piace chiamarla così,
alla Preside, dicevo, di questo
Istituto: professoressa Lea Celano con
la quale, da subito, si
è instaurato un rapporto
di proficua e
affettuosa collaborazione che consente alla Compagnia dell’Eclissi di aprire,
ogni fine settimana, questo spazio alla città e, nel caso del festival XS, di
aprirlo all’Italia.
Il Rcconto: L’inizio della serata
Concita De Luca, la
raffinata e dolce giornalista di Telediocesi, da sempre ufficio stampa del
Festival, saluta ed introduce la serata, con voce accorata e dizione perfetta:
“Dopo tanto teatro – drammi familiari, thriller, commedie brillanti, grandi
classici contemporanei, monologhi – è il momento di fermarsi per qualche minuto
e riflettere su un tema di scottante attualità, che da oltre un anno angustia
le nostre coscienze, un tema ineludibile anche in un’occasione mondana come una
premiazione teatrale: la guerra. La
guerra vista non
dall’alto di Capi
di Stato, governi, Eserciti,
Stati, Nazioni, ma dalla strettissima angolazione
del soggetto, del singolo. Una
visione intima e
perciò più dolorosa dell’assurdità della
lotta per la
supremazia, per il potere, per
la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Gli anni tedeschi è il
titolo di una
raccolta di sonetti
del poeta livornese Giorgio
Caproni, una delle voci
più significative del secondo’900 italiano, tratta dal
volume Il passaggio d’Enea, che comprende composizioni scritte fra il
1943 e il 1955. La lettura, a cura
di Roberto Lombardi,
accompagnata da un discorso sulla poesia e sui motivi
ispiratori di Caproni, sarà aperta e chiusa
da interventi musicali
scelti e interpretati da Marida Niceforo: la musica,
con la sua
forza, saprà traghettare
un tema amaro, doloroso,
fino ad approdi
più accoglienti, rive
sulle quali deve albergare la
speranza.”
Gli anni tedeschi
di Giorgio Caproni
Reading interpretato da
Roberto Lombardi
con esecuzioni musicali
di Marida Niceforo
Come ogni volta, da 14
edizioni del Festival Nazionale Teatro XS, città di Salerno, la Compagnia
dell’Eclissi che cura l’organizzazione, offre al suo pubblico affezionato,
nella serata delle premiazioni, un lavoro teatrale messo su da loro stessi. Per
la 14 esima edizione, l’attore Roberto Lombardi legge poesie da Anni Tedeschi
scelte dalla raccolta di guerra di Giorgio Caproni ed introducendole con un
discorso sulla sua poetica.
Lombardi legge Caproni,
Lombardi rivive Caproni, Lombardi trasmette Caproni; asciutto, solenne, austero
e umano, novello aedo del dolore e del lutto, dà solennità alla sofferenza che
mai si smorza. E Giorgio Caproni si materializza tutt’uno con la sofferenza
reale di Roberto Lombardi, il Lombardi di Anni tedeschi. Diretto, senza
fronzoli, immediato, a carne cruda, sì che il colore dell’angoscia dolorosa del
vivere, si asfalta sulla scena, gonfia lo spazio e lo ammanta.
Senza indugio alcuno,
senza alcuna concessione alla platea, senza alcun cedimento ad eventuali
aspettative teatrali, ma con l’urgenza e la consapevolezza di chi sa di avere
troppe cose da dire e tutte ugualmente pregnanti, significative ed importanti;
quasi a concludere quanto prima la solitaria, dolorosa esperienza personale e
liberatoria. Un doloroso elenco di lutti e sofferenze, che hanno tormentato
tutta la sua vita ed interessato tutte le sue carni, ha vomitato un dolore, con
un processo d’identificazione sino alle lacrime e non teatrali, senza che
nessuno si sia potuto sottrarre. Con rispettoso silenzio e consapevole
certezza, il pubblico ha bevuto con avidità il calice amaro della insensatezza
dell’uomo che, in quanto a scelleratezza, purtroppo, ahinoi, spesso si cimenta.
L’applauso finale, fragoroso e ripetuto rende i giusti meriti a chi ha avuto il
coraggio di riproporre all’attenzione la drammatica ed elegiaca realtà di altri
uomini e il pensiero va sì a Caproni, ma anche a Roberto Lombardi per
l’assonante empatia mostrata, quant’anche al sentimento che tale evento ha
suscitato negli spettatori. Il dolore della perdita,
la sofferenza della speranze deluse, la tristezza dei sogni non nati, la pena
dei desideri distrutti, questo e tanto altro sono “Anni Tedeschi” di Giorgio
Caproni, ma l’incondizionata emozione e la sospensione di qualsiasi pensiero, è
solo opera della recitazione emozionante di Roberto Lombardi.
Per due giorni, il 6 ed
il 7 Maggio, la Stagione Teatrale 2022-
2023 del Teatro Ghirelli di Salerno ha presentato l’ultimo spettacolo, poi,
la ripresa, che sarà per il prossimo autunno, con la formula “coltivare arte” e cioè un contenitore
di cinema, teatro, musica, fotografia, poesia, danza, letteratura, laboratori,
performance Young, che è tanto piaciuto.
Si va sempre più
affermando la contaminazione di classici capolavori, che risultano piacevolmente
adatti per un pubblico giovane ed interessanti per quello più avanzato. La
conoscenza del lavoro teatrale in originale, però, è imprescindibile, sì da
gustare le variazioni introdotte, che ne fanno un lavoro a sé stante, nel segno
del capolavoro. E’ il caso di “Sogno di
una Notte di Mezza Estate” di William Shakespeare adattato con grande
maestria ed anche in maniera umoristica da
Rosario Sparno. Cinque gli attori in scena a sostenere tutte le parti dei
10 personaggi della commedia classica. L’incipit è segnato da una trovata
originale, il teatro che si fa teatro e riscrive il testo. I 5 attori, così,
sono a loro volta personaggi della commedia, con un duplice ruolo e sesso
diverso dal proprio, così come per la bella Elena, un imbarazzatissimo attore,
con movenze femminee Il regista ha pochi mezzi ma desidera sceneggiare a tutti costi,
il sogno.
Un’altalena dondola
nell’oscurità della sera e sparge tranquillità intorno, il gorgoglio dell’acqua
che scorre fa il resto, cinque attori si palesano per rappresentare sotto la
direzione di uno di essi, il regista, la commedia. La consegna dei ruoli è
ardimentosa nessuno vuole fare la parte o le parti prescelte, per cui nascono
pesanti alterchi fino a quando non si trova la quadra e si può cominciare.
Tre storie d’amore
s’intrecciano all’interno del matrimonio regale di Teseo ed Ippolita: Ermia che
ama Lisandro, Demetrio che ama Ermia ed Elena che ama Demetrio. Intanto Egeo,
padre di Ermia vuole che sua figlia sposi Demetrio e chiede l’aiuto di Teseo
che lo consiglia in tal senso. Ermia e Lisandro fuggono nel bosco, luogo di
libertà e di accadimenti strani in opposizione all’ordine razionale ed
impositivo della città. Nella selva vive Oberon, re degli Elfi e sua moglie
Titania, Regina delle fate, che si contendono il servo indiano, come proprio
paggetto. Oberon, allora, ai danni di Titania, le spreme sugli occhi il succo
del fiore di Cupido, che ha la magica proprietà di far innamorare, chiunque ne
sia asperso, della prima persona che incontrerà al momento del risveglio.
Intanto nel luogo lontano dalla città, giunge una compagnia di sgangherati
attori, non professionisti, intenzionati, ahinoi, a rappresentare un pezzo in
onore delle importanti nozze. Tra gli artigiani, attori per caso, spicca Nick
Bottom, un uomo di una bruttezza unica con le orecchie d’asino fornitegli da
Puck, un folletto astuto e dispettoso, incaricato da Oberon di premere sugli
occhi di Demetrio le gocce di Cupido, ma il folletto si confonde e pasticcia le
gocce su Lisandro, per cui al risveglio vede Elena e s’innamora perdutamente di
lei con disperazione di Ermia. Da questo momento in poi, una serie di equivoci
intrecciati ad un rincorrersi dietro, rendono lo spettacolo vivace sino a
concludersi, anche con un lieto fine, ad opera di Oberon, per cui, Titania cede
al marito il paggio, Demetrio si accorge dell’amore di Elena e la ricambia,
Ermia e Lisandro, sciolti dall’inganno, ritornano ad amarsi, più di prima.
La commedia di William
Shakespeare, scritta nel 1595 e adattata da Rosario Sparno, ha il fascino di una rappresentazione classica “Giorni
felici porteranno la luna nuova; ma quanto mi sembra lenta a svanire questa
luna vecchia”,valorizzata da
una rivisitazione in chiave moderna, vestiti attuali, nessun trucco, e alcuna
scenografia. Tutto si deve immaginare, la radura, la luna, i filtri, le magie,
gli intrighi d’amore, il bosco, abitato da fate e folletti, come spazio libero nel
quale i sogni si possono realizzare più facilmente, aiutati da figure magiche,
stregate, incantate. In una notte fatata, di mezza estate, che è quella del
calendimaggio, s’incontrano tre mondi: la nobiltà del Palazzo, il bosco del
sortilegio e l’universo metalettario. Il
meccanismo centrale dell’opera, che fu scritta, non a caso, in occasione di nozze,
è il gioco prepotente delle coppie, tra amore ed inganno, intrighi e sortilegi e
lo scenario fiabesco è l’originalità più spiccata dei personaggi. L’atmosfera irreale
che ne consegue, dà corpo ed intensità al sogno. Gli attori: Gennaro Apicella, Angelica Bifano, Luca
Iervolino, Lukas Lizama, Biagio Musella, tutti bravi nell’essere a loro
agio nelle duplici interpretazioni, con anche lo scambio di sesso e disinvolta
interpretazione del muro con fessura. Insomma uno spettacolo godibilissimo a
chiusura di una stagione teatrale di successo.
Ottavo Appuntamento al
Teatro Genovesi per il Festival Nazionale XS Città di Salerno, organizzato
dalla Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci
di Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con
“Nei panni di Cyrano” di Nicolas Devort con Norina Benedetti. Regia di Filippo
Fossa. Luci Michele Zamparini.
Chiunque abbia insegnato
nella scuola non può non commuoversi allo spettacolo di Norina Benedetti: “Nei
panni di Cyrano”, presentato al Quattordicesimo Festival XS Città di Salerno,
come ottavo ed ultimo lavoro.
Ecco, il teatro scompare
ed intorno c’è la scuola, quel luogo fatato che mescolando parole, conoscenze,
abilità, sensibilità, duttilità, amore, per scegliere solo alcune delle tante capacità,
in possesso del docente, rende possibile l’educazione dei nostri ragazzi. Lei è
là, la professoressa Giuliana Fortini, con il fisico sottile, il sorriso
accogliente e la rara capacità di incidere, ad attendere ed a spendere la sua
giornata per il benessere intellettivo e trasformazionale dei propri allievi.
Il teatro che fa il verso a se stesso, con una scena scarna, pochi giochi di
luce, vuoto musicale, una sedia, solo una sedia, quella sganciata ad un banco,
per racchiudere lo spazio di rappresentazione, per essere balcone, per limitare
la stanza di Pietro, con spettro di autismo. La Prof Norina, attrice
raffinatissima, si carica addosso tutti i personaggi –allievi dello spettacolo
e come un gladiatore, pieno di energia, sarà di volta in volta: Piero, Massimo,
Asia, Kevin, Brian con una incredibile bravura nel personalizzarli, che sul
palco non si sente la loro mancanza. L’intuizione di usare, poi, un classico,
come il Cyrano di Rostand, per trattare il tema della diversità, con la
delicatezza dovuta, ne fa un pezzo educativo di grande pregio. All’interno
della storia, congegnata in maniera perfetta, sono concentrati i vari alunni,
incontrati, nei miei tanti anni d’insegnamento (N.D.R), ma anche della
collega-attrice ed autrice, per averceli sagomati ed interpretati. Li
riconosciamo da subito e li amiamo per quelli che sono, cercando di portarli
dalla nostra parte, creando per loro progetti educativi su misura, nessuno deve
restare indietro, tutti dalla stessa parte, certamente con le diversità
proprie. A volte siamo in classe prima di loro ed eccoli vederli arrivare: lo
studioso, sotto un pesante zaino, il simpatico con la camminata spavalda, la
belloccia con il passo felpato dell’indossatrice, il bullo che spalanca la
porta come sull’infinito e poi lui, il cucciolo da proteggere, da aiutare a
camminare da solo, per potersi realizzare, nonostante i suoi impedimenti. Nella
finzione scenica si chiama Piero, incespica con le parole ed ha tanta paura
della solitudine. Il materiale umano della Prof Giuliana Fortino è questo e su
questa base lei appoggerà il laboratorio teatrale che li aiuterà a conoscersi,
a sintonizzarsi ed ad ironizzare sui propri difetti. Complice Cyrano, egli
stesso un diverso, per la sproporzione del proprio naso. La sceneggiatura che
ne viene fuori, usando pezzi dell’opera di Rostand, uniti alle tematiche
proprie della classe, sono il canovaccio della rappresentazione ed il successo
educativo finale degli alunni. E così Piero si troverà ad essere l’attore
principale, a provare un delicato sentimento per la bella Asia, senza che
questo susciti invidia o malevolenza. Un finale positivo? Si, ma quanta fatica
dietro ad ogni piccolo passo della classe, fatica non considerata da nessuno,
l’insegnamento fatto da apprendimento pedagogico e circostanziato, ormai è una
professione desueta, da libro cuore, meglio una tastierata veloce su qualche
motore di ricerca. Ed invece no, Norina Benedetti, con il suo scritto, ci
lancia l’eterno messaggio educativo e cioè che gli alunni si conquistano prima
all’affettività poi alla conoscenza. Infine lafreschezza dell’
attrice, il suo coraggio di autrice, la sua voglia di metterci la faccia, la
sua professionalità, la sua leggiadra leggerezza, la sua elegante performance, la sua capacità di
narrarci una storia credibile e dolce, di possibile riscatto, sperabile e
purtroppo non sempre facilmente realizzabile, spesso per stupida malvagità
degli uomini, la sua voglia di credere ancora nel teatro, come strumento capace
di consentire cambiamenti comportamentali e il suo lavoro continuo perché
questo miracolo prosegua, a volte può bastare una sedia e le idee espresse con
grazia, fanno il resto. Plauso dunque all’ umiltà primigenia di propagandare un
messaggio di riscatto, anche se il rischio di vedersi aleggiare sulle proprie
idee, personaggi fittizi, creati dai grandi è sempre dietro l’angolo.
Settimo Appuntamento al
Teatro Genovesi per il Festival Nazionale Città di Salerno, organizzato dalla
Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di
Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con il
Teatro dell’Accadente di Forte dei Marmi (Lu)
Intermezzo
in La Minore
Regia
Luca Brozzo
Con
Gabriella Ghilarducci, Barbara Pucci, Luca Brozzo
Scene,
Fonica, Costumi: Luca Brozzo, Marco FiniGabriella
Ghilarducci.
Buona la prima, che
sarebbe, poi, la prima volta al Festival Teatro XS della città di Salerno,
della Compagnia Dell’Accadente di Forte dei Marmi. Intermezzo in La Minore è liberamente
adattato, dalla brava Gabriella Ghirarducci, che ne è anche l’interprete e
costumista, dal film Sinfonia d’Autunno di Ingmar Bergman, anno 1978. Un bell’impegno, senza dubbio, nel voler
portare in teatro un testo, non certo facile, se si tratta della vita di
relazione tra madre e figlia e se l’alter ego di confronto è quel mostro sacro
di Igmar Bergman con il suo film “Sinfonia d’Autunno”. L’obbligo, per l’autrice,
era di mantenere intatte le atmosfere, un po’ cupe della storia e di pigiare
sul contrasto parentale, tanto da appannare la versione cinematografica che era
là pronta al confronto. Ne esce una discreta composizione recitata anche in
maniera adeguata e plauso alla Compagnia dell’Accadente per aver voluto concorrere
con un testo impegnato.
Due tempi, di 45 minuti
ognuno ed un breve intervallo fa capolino dietro ad un sipario, che fine a quel
momento ha difeso la scena, il pastore Maurice che racconta l’incontro e
l’unione repentina tra lui e Ambra, una donna problematica, che in quel angolo
di mondo trova la sua tranquillità fino a quando non s’inserisce la presenza
della madre, che ha subito l’ennesimo lutto, perdendo il terzo marito. E così su
di un palco dominato dal grigio scuro di un piano verticale sulla sinistra e
due sgabelli moderni in primo piano, di un appartamento colpito da atmosfere
problematiche o che le preannunciano con pathos, partecipiamo ad un rapporto di
coppia alla ricerca di un amore mai nato, ma pur sempre agognato e tra una
madre in cerca di una sua idea di mamma ed ancora di unfiglia,
cui la vita ha impedito di realizzarsi a modo suo come genitrice, per un evento
luttuoso, ha perso il suo bambino ed un clima familiare destruente. Una sorta
di redde rationem tra madre e figlia, uno scontro violento, uno sbranarsi a
vicenda che getta lo spettatore nell’angoscia del possibile, come quello del
probabile. Uno scontro generazionale che mette in evidenza la frivolezza e
l’egocentrismo della madre e l’accontentarsi apparente della figlia se alla
prima occasione le rigetta sul viso tutte le sue mancanze. E ’lei che si occupa
della sorella inferma, che la madre aveva messo sbrigativamente in una casa di
cura, è lei che si è occupata del padre, lei, sempre lei in ogni situazione
familiare, dove ci sarebbe stato bisogno della sua presenza ed invece
veleggiava tra alberghi, teatri, bei luoghi, vestiti ed ogni oggetto che
coccolasse la sua vanità, per seguire la sua brillante carriera di pianista.
Certo, Sophie, è stata una donna libera ma quanto male ha dispensato intorno a
sé, il peggiore che una madre può per sua figlia. Il distacco dalla figlia, che
non vedeva da 7 anni e che vive nel costante ricordo del suo bambino,
dolcissimo il piroettare di Ambra con tra le braccia l’orsacchiotto di suo
figlio, in un’immaginaria ed accorata ninna nanna, è l’unica possibilità che le
rimane. Sua figlia sottilmente la odia e lei non sa come avvicinarla. Tutto
sembra concluso nessun passo indietro tra loro due, ma ecco che nel mentre
Sophie, va via accompagnata da Maurice, ha un briciolo di sentimentalismo ed
invita Ambra a raggiungerla a Parigi. La figlia sorprendentemente accetta,
segno che di una madre, a qualsiasi età e condizione si ha sempre nostalgia. Salva
è l’unione familiare nell’accettarsi entrambe.
Lavoro egregio in tutti i
suoi elementi dalla recitazione sciolta e sicura degli attori, ai vestiti
indossati con eleganzada Sophie, così
come infilati sciattati da Ambra. Gabriella Ghilarducci. NDR: Mi ha ricordato la
classe e la recitazione di Rossella Falk.