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martedì 11 aprile 2023

Le poesie di Veronica Bruno







                                                       
                                                                Veronica Bruno

                     

Ricevo e pubblico

Veronica è la sorella della mia cara amica Anna. Da qualche tempo ha preso a scrivere poesie e la cosa la fa stare bene. Ho pensato che vedersele pubblicate, ne avrebbe tratto più soddisfazione. La felicità giunge attraverso vari canali, comporre poesie è uno  di essi.

Maria Serritiello


Mi chiamo Veronica Bruno, sono nata a Napoli il 24 novembre del 1957

Sono laureata in Economia e Commercio e attualmente sono in pensione dal 2021.

Sono spostata dal 1980, ho due figlie e una nipotina di 7 anni.

Vivo a Rho (MI) ma il mio cuore resta nella mia grande e bella città.

Le mie esperienze lavorative sono state molteplici ma la più significativa è stata sicuramente quella

avuta in una struttura ospedaliera dal 1988, da prima come impiegata amministrativa, poi dal 2006

come Dirigente Amministrativo.

Contrariamente a quello che si crede e si dice, nel corso della mia carriera professionale nel settore

pubblico ho ricoperto numerosi incarichi, sempre con risultati positivi.

Una volta in pensione una persona, a me molto cara, mi ha fatto notare che io avrei potuto scrivere

delle belle poesie.

Ed ecco che ho iniziato a scriverle. Non nascondo il piacere ma anche il senso di liberazione che

provo nello scrivere poesie. Non so se possono piacere ad altri ma, la condivisione del piacere ad

altre persone non è tutto nella poesia.

Quindi continuerò ancora.

Mi rendo conto di non conoscere i tecnicismi del componimento di una poesia, quindi mi limiterò  a

scrivere testi liberi.

La parola libera l'anima e la mente

Veronica Bruno

Rho, 10 marzo 2023


Il vestito a fiori

Ti piaceva quel vestito

Lasciava trapelare il sole

E la tua pelle risplendeva

Come i tuoi occhi, lunghi e tristi

Era seta che aspettava le carezze

Era mare agitato

E luna piena

Il tuo corpo non voleva lasciarlo

I suoi fiori cadevano ad uno ad uno

 

Serapo

La sabbia di Serapo è un tappeto volante

Sali sopra e ti porta via

Via dalla noia

Risate forti e mare salato

Il sale sulle tue ciglia

Il bianco del tuo sorriso

Il sapore amaro della solitudine

Anche quando sei tra mille

È difficile diventare adulti

Sarebbe bello fermare il tempo

E correre ancora sulla sabbia di Serapo

 

Lo specchio

Quanti difetti trovavo in me

Il caldo di quelle estati da adolescente, li ha sciolti

Il tuo sguardo e il tuo sorriso erano raggi per me

Cresceva dentro il sentimento

Ma la tristezza dei miei occhi non aiutava

Io gridavo

Tu eri lontano

 

Raggi

Estate

Sole attraverso le persiane

I raggi sul mare attraversano i corpi pigri

Ma innamorati

Non smettono di parlami di te

 

 

Il Silenzio

 

Quanto dolore c’è nel tuo silenzio

È una gara senza vincitori e vinti

È vento che entra nelle vene

E asciuga lacrime mai versate

E amare questo silenzio ti faceva uomo

 

 

Mani

 

Mani per cercarti

È buio stasera, anche dentro di me

Accendo tutte le luci ma ancora non vedo

Forse un punto in fondo al tunnel

La luce inganna

Il buio è sincero

 

Figlia

 

Che bella sei

Ti guardavo da piccola come ti guardo adesso

I tuoi occhi sono nei miei

Ogni tuo passo sarà per gli altri

Tu lo sai, viviamo in simbiosi

Per questo ti dico: ama sempre

 

Riflessione

 

Sole attraverso le tapparelle

Voglia di fuggire

Tempo scaduto

Prigioniera

Di quel raggio di sole che non ti lascia più

 

 

Incomprensioni

 

Difficile capirti

Ci provo, ma l’orgoglio è sempre in agguato

La forma per te è essenziale

Tu non hai mai perdonato

E non conosci la parola scusa

Resta dove sei

Io non ti raggiungo più

 

 

I tuoi capelli

 

Fili dorati i tuoi capelli, tra le mie mani

Vorrei tessere trame di vento e sorrisi

Vorrei liberarli

Restano tra le mie dita

 

 

Lontano

 

Guardare lontano

Dove il mio sguardo scavalca l’orizzonte

E va oltre

Oltre ogni pregiudizio

Senza pentimenti

Liberi come un'alba senza tempo

 

Luci sul quadro di Van Gogh

 

È un mare di luci in piena questo mio sentimento

Onda dopo onda mi sommerge

Bevo l’acqua di questa fonte amara

È un inganno

Non ci spero più

Vorrei spegnere le luci sul quadro di Van Gogh

E accendere quelle dentro di me

 

 

Cecilia

 

È impossibile non amarti

Il tuo passo sfiora il mio

Il tuo viso è nei miei occhi

Guardiamo insieme l’alba sul mare

 

Angelo

 

Ci siamo sempre amati

Ci siamo sempre odiati

Sempre abbiamo camminato insieme

Una vita passata a rincorrerci

Senza ricordi

Senza memoria

Ma ancora con un sorriso

 

 

Amicizia

 

Ci sei sempre

A te i miei segreti

A te i miei ricordi passati

A te le mie paure

 

Maria Antonietta

 

Sei la felicità fatta persona

Sei grande e pura

Sei sincera

Quante conquiste insieme

Quante emozioni

Non cambiare mai

 

Adriana

 

Occhi grandi i tuoi

Avvolgono il mio viso attonito

I tuoi sorrisi mi abbagliano

Le tue mani mi ricordano il mare agitato

Le tue gambe sono trampoli per un salto nel vuoto

Immobile è il tuo sguardo su di me

Immutato il mio amore per te

 

Mariachiara

 

La danza è nelle tue vene

È il brivido che sento in me

L'aria ti circonda quando ti muovi a passo di danza

La tua gioia è la mia

Vivila fino in fondo

 

 

Anna

 

Quanti anni insieme

Quante lacrime versate insieme

Piccolo il tuo viso

Grande il tuo cuore

La vita ci ha separate

La distanza ci ha unite

 

 

Una ragazza semplice (Anna Maria)

 

Non ricordo il tuo nome

Ma tra tante riconoscerei il tuo sorriso

Immagini sfocate

Di un’adolescenza ormai passata

I tuoi occhi hanno ancora quei momenti

Altri ne verranno

Custodiscili con amore

Sempre

 

Il tempo

 

Cosa c’è di più crudele dello scorrere del tempo

Tu, adolescente non te rendevi conto

Quanto hai sbagliato a non parlare

A non aspettare l’alba

Adesso sei avaro

Avaro di tempo e di sentimenti

Uno sguardo indietro e una carezza

Ti riporta al tempo passato

Che non tornerà più

Ma l’immagine allo specchio

Ti ricorda che sei ancora tu

Guarda fuori

Il sole è già alto

 

 

Dedicato a te

 

Come raggi gelidi di un sole a gennaio

Raccogli pensieri e restituisci parole che riscaldano l’anima

Quanti segreti custodisci nei tuoi occhi

Quali parole non hai mai pronunciato

Distese di prati in attesa di acqua tersa

Gocce di mare scivolano via

Senza fermarsi

Sale sulla roccia

Fiori secchi per me

Da custodire nei libri senza titolo e senza finale

 

Vento di mare

 

Due ragazzi stendono un telo sulla spiaggia

Mani nei capelli

Bocche che si cercano

Sale che si confonde con le lacrime

I desideri si intrecciano con i battiti del cuore

I loro occhi sono pieni di stupore

Il vento di mare li accompagna nella loro felicità

 

 

I tuoi occhi

 

Mi fermo a guadarti

È difficile trovare un difetto nel tuo viso

O forse sono io che ti guardo con gli occhi dell’amore

Ma tu, figlia mia, sei bella

I tuoi occhi allungati mi scrutano

Inquietudine

Voglia di fuggire

Voglia di cambiare

Un abbraccio ti riporta a me

Al tuo presente

Sii felice

Amore mio

 

 

Foglie

 

Il tempo scorre

Non mi sono mai perdonata nulla

Ho fatto dell’intransigenza la mia fede

Ma queste foglie, che cadono lentamente mi dicono che non è giusto

Sei tu il mio vento

Portami via

A non toccare la terra

A volare

Ancora e sempre 

 

 

Notte

 

Troppe luci nei miei occhi

Le tue mani provano a farmi ombra

Impossibile

Inutile dormire

Stremata attraverso tunnel di luci verdi

Allungo le mie mani a cercare le tue

Troppo lontane da me

Troppo vicine al mio cuore

Nuove passioni attraversano la nostra vita

Immutato il tuo sguardo

Unico il tuo sorriso

Avide di baci le tue labbra

 

 

Aria

 

Ho bisogno di correre

Forte

Contro il tempo

Contro vento

Verso di te

Che mi attraversi come l’aria

Senza farmi male

Un’ombra su di me

Mi sposto

Tu mi raggiungi

Lento e inesorabile

La parola è mancata

Il coraggio pure

Ma finalmente sono io

 

 

Visioni notturne

 

Notte

Tempo per dormire sprecato

Occhi indecenti ti guardano

Attraverso vetri appannati

Chi ti può capire non potrà mai averti

La mente è un labirinto

Con le indicazioni sbagliate

Tu prendi la strada giusta,

Perché io mi sono persa nella tua mente senza uscita

 

 

I vicoli di Napoli

 

Il mio passo veloce non è per questa città,

La mia città

Tutto è più lento ma, intenso

Sento l’amarezza e la rassegnazione di questa gente

Il mare non aiuta

Amplifica la malinconia

L’inevitabilità

Ma adesso so perché nei vicoli di Napoli il mio passo è frenetico

Corro per venire da te

Perché dietro la scia di malinconia che mi trascino, ci sei tu

Che mi riporti alle profondità del mare e alla certezza che prima o poi riprenderò fiato

 

L’incontro (Angelo)

 

Lunedì

Ti guardo mentre leggi il giornale

Da quanto tempo ci consociamo?

È vero, gli anni con te sono stati come sabbia che attraversa la clessidra

Ma, non potrò mai dimenticare il nostro primo incontro

I nostri occhi si sono incrociati e subito sfuggiti

Ricordo il tuo primo abbraccio

Unico nella sua disperazione, rosso di passione

Ma dolce

Anni passati a costruire la nostra unica anima

A medicare ferite mai rimarginate

A ricordare baci e carezze timide

Vienimi ancora incontro

Con il tuo sorriso, come la prima volta che ti ho incontrato

Ad abbracciare l’infinito

 

 

Lo sguardo su di me

 

Estate

Il caldo sole stampato sulle tue larghe spalle

Le tue mani cercano nella sabbia pezzi di vetro

A specchiare i tuoi occhi sinceri

Quei pezzi di vetro adesso sono parte di te

Hai provato tante volte a costruire mosaici nella tua vita

Ma ne mancava sempre un pezzetto

Quel pezzetto l’ho rubato io e mai te lo restituirò

 

 

 

Il tuo sorriso (1)

 

Potrei restare ore a guardare il tuo viso

Un rivolo di lacrime bagna le mie mani

Che il vento non asciuga

Lascia che il tuo sorriso entri nel mio cuore

E le mie mani a sfiorare i tuoi occhi chiusi

Pieni d’amore

 

 

 

Il tuo sorriso (2)

 

Sei qui, davanti a me

Non so se riuscirò a reggere il tuo sguardo

Timore di restare nuda, davanti al tuo sorriso

Mi perdo tra le tue parole

Cerco di fuggire dalle tue mani

Inutile

Le tue braccia sono come vortici di vento

In tempeste mai sopite

Non ho più nulla da dirti ma, tu non sai nulla di me

Mi avvicino a te

Tu fuggi via, verso altre mete

 

 

 

Il tuo sorriso (3)

 

Una finestra spalancata sul mare

Luce improvvisa nel buio assoluto

Il tuo sorriso è incoscienza

Ma linfa per me

E voglia di vivere

Condivisione

Passione

Voglia di scoprire nuovi limiti

Al di là di ogni pregiudizio

Il tuo sorriso è dentro di me

Per sempre

  

 

Noi due

 

I silenzi parlano per noi

Chiusi in questa stanza

Proviamo ad abbattere i muri

Dentro di noi

Tu mi guidi con le mani

Sono note di violino che sollevano corpi

E i tuoi occhi baciano le mie labbra tremanti

Tu sei vita

Tu sei amore

 

 

Solo tu

 

Anni e anni ad illudermi di averti dimenticato

Scoprire che sei ancora dentro di me

Come il primo sorriso di un bimbo

Amaro il mio destino ma, splendido il mio dolore

Nel ritrovarti ancora qui, tra le mie braccia

Portami lontano da questa nostra follia

A ritrovare l’alba di un nuovo, infinito giorno

 

 

Difficile

 

Difficile vivere dopo le tue carezze

Difficile respirare

Difficile pensare

Difficile dimenticare la tua mano che sposta i miei capelli

Quante volte ho pensato, come sarebbe stato più facile

Che quella mano cancellasse il mio amore per te

Ma in amore niente è facile

Resta ancora con me, a respirare la felicità

 

 

Senza te

 

Imparare a vivere

Senza te

Lontano dalle tue labbra

Dal tuo respiro nel mio

Dai tuoi occhi

Dalla tua bocca che sfiora il mio collo

Dalle tue dita che rubano il mio cuore

Dalle tue ciglia

che non potranno più trattenere le mie lacrime

Dalle tue parole

Dal tuo ti amo mai detto

Dalla tua prigione

 

 

Il bivio

 

Strade tortuose

Strade asfaltate

Le nostre vite così

L’amore ti dà coraggio

Il dolore ti porta ad un bivio

Difficile prendere la strada giusta

Solo in fondo a questa strada saprai se era quella giusta

 

 

Malessere

 

Cresce piano ma insistente

Il dolore ha radici in me

Le tue parole come spine

Ma le ferite non sanguinano

Sono fessure che attraversano l’anima e arrivano al cuore

 

Io e te

 

Buio nella stanza

Riesco a vedere i tuoi occhi verdi

In silenzio le bocche si cercano

e il tuo sguardo cade sui miei fianchi morbidi

Le tue cosce tra le mie sono come il vino con il calice

Prendo a morsi questo amore

E non importa se non riuscirò a recuperare pezzi di cuore

Tu lasci nel mio cuore una scala reale

E io non posso che arrendermi al tuo gioco

 

 

Sempre

 

È costante il mio pensiero per te

È nutrimento

Linfa

È trasformazione

Lo specchio non rimanda l’immagine di me

Ma di una donna nuova

Unica

Accoglimi tra le tue braccia

Ad ascoltare il tuo respiro

 

 

Quando è sera

 

È il momento migliore per me

Si abbassano le luci come le parole inutili

È bello pensare a te

A come potrebbe essere il tuo respiro nel mio

Alle tue braccia che circondano le mie spalle

Mi aggrappo al filo di luce che è in me

E con la mente arrivo a te

 

 

Ritorna

 

Dentro di me

Forte ed immenso

Luce per i miei occhi

Questo sentimento

Grida e sussurra

Unisce e divide

Ti lascia senza fiato

Senza via d’uscita

 

La lettera

 

Mi abbraccia

Come un’amante dolce

Mi sorprende

Il suo ritorno è luce

Non importa se non ti vedo

Perché ti porto dentro di me

Sempre

Il sottile dolore

 

Vorresti evitarlo

Ma lui ti cerca

Disperatamente

E alla fine ti trova

Si fissa nella tua mente

E ti lascia senza fiato

Riprendo il mio cammino

Senza di te

Ma con i tuoi occhi nei miei

Ombre nel mio cuore

Ma sole su di me

 

 

Una vacanza

 

Pantaloni arrotolati

Ci avviciniamo lentamente alla battigia

È la soglia della nostra felicità

Nessuno può raggiungerla

Tranne noi

L’acqua del mare accoglie

E accarezza le nostre dita

È un rimando alla dolcezza ed all’amore materno

Come il tuo abbraccio immenso dà vita e amore

 

 

Quando

 

Ti vedrò quando il sole sarà dentro di me

Quando le parole non basteranno più

E un tuo sguardo mi farà capire che sei ad un passo dal mio cuore

 

Se tu fossi qui

 

Alberi fioriti riempiono di meraviglia i miei occhi

Primavera tra di noi

Fiori rossi tra pagine di libri mai letti

Timida e la mia mano che accarezza il tuo viso

Di vento e di sole

Ti guardo negli occhi

Cerco un fermo immagine

Perché tutto non finisca

Perché tutto possa continuare anche

Senza di te






lunedì 10 aprile 2023

6°Appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival Nazionale Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi


 Fonte: www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


 6°Appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival Nazionale Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con “Le Sedie” di Eugéne Ionesco presentato dal Teatro Impiria di Verona

Le Sedie, farsa tragica di Eugéne Ionesco

Con: Gherardo Coltri, Michele Vigilante, Thomas Zanoni

Regia e Costumi: Gherardo Coltri

Acting Coach: Laura Munari

Scenografia: Luca Altamura e Paola Muccio

Consulenza Musicale: Giorgio Bagnoli

Ci vuole una buona propensione per assistere ad un pezzo teatrale di Egene Ionesco ed il pubblico del teatro Genovesi, al 6° appuntamento del Festival XS non solo l’ha avuta ma ha ritenuto, le Sedie, uno spettacolo interessante, singolare e stimolante.

La scena si apre su di una terrazza vista sul mare, sedie accatastate, oggetti sparsi e due persone anziane, un vecchio ed una vecchia, vestiti con abiti che ricordano da vicino le maschere del pittore surrealista James Ensor, che vanno e vengono, scrutano l’orizzonte, aspettano persone, insomma si danno un gran daffare. Il loro linguaggio, di primo impatto, risulta incomprensibile, poi a mano a mano, un’ora o poco più di spettacolo, si comprende il pensiero dell’autore e quale messaggio ci manda la parlata.

Così i due anziani coniugi sentendosi prossimi ad uscire di scena, per usare il gergo teatrale, esorcizzano le loro paure, progettando una immaginifica conferenza, tale da trasmettere al mondo un ipotetico messaggio. Di qui le sedie per accogliere gli ospiti che, alla spicciolata sbarcano dalle navi per non perdersi nulla di quella tragica farsa. Tanti i personaggi illustri desiderosi di apprendere il senso della vita che sono accolti con esagerati e falsi inchini da parte della vecchia che ogni volta sottovoce ripete a suo marito “Se avessi seguito la tua vocazione saresti stato un capo”. Ed invece eccoli là con le loro paure, i loro desideri, i loro rimpianti, i loro sentimenti e la loro follia, in una devastante solitudine esistenziale, non a caso sono circondati da solo mare piatto ed un orizzonte vuoto e lontano. Tra di loro, però, c’è una sconfinata ammirazione, una tarda tenerezza che li sostiene, un altro modo di stare assieme, al di là di ciò che la conferenza avrebbe rivelato loro.

Tutto ad iniziare dall’interpretazione dei due magnifici attori: Gherardo Coltri (la vecchia) e Michele Vigilante (il vecchio), per continuare con i costumi, bellissimi e funzionali dell’insuperabile Gherardo Coltri, che ha curato anche la Regia, la scenografia che spinge sulla tolda di una nave (la propria, a traghettare la vita), alla musica, l’eccelsa del Ballo in Machera di Giuseppe Verdi (Amelia), al Notturno di Chopin, ha reso importante lo spettacolo.

Infine, alcune considerazioni che ci fanno entrare nel pensiero creativo di Ionesco e nello spirito della corrente dell’assurdo, chiamata così perché i personaggi si trovano in situazioni assurde, incomprensibili ed esprimono, nel secondo dopoguerra, l’alienazione dell’uomo contemporaneo e la totale impossibilità di ogni comunicazione. Ionesco, nelle “Sedie” fa uso delle metafore e riserva archetipi piccoli- borghesi, sulla capacità di anticipare l’importanza del ruolo della comunicazione, nella società di allora, come in quella di oggi. Inoltre considera l’importanza del messaggio salvifico, che ognuno crede di dover e poter mandare agli altri. Sul tipo di società, invece, scaglia i suoi strali malefici, facendo ricorso all’ arte pittorica e musicale  (Picasso, Ensor, Chopin) per dare forza espressiva alle sue metafore, su quanto sia moderno, emozionalmente parlando, pur se molto datato, siamo nel 1952, sui mancati accenni alle conoscenze scientifiche già avanzate del tempo, a connotare, indubbiamente, una cultura prettamente umanistica ma avrebbe dato un valore più universale alla stessa.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu



 


 

 

 

 

 

venerdì 7 aprile 2023

I tuoi 70 anni, Antò e parte della nostra storia personale di Maria Serritiello



 

                                                                    Antonio a 16 mesi

di Maria Serritiello

Sarebbe stato un giorno di festa, oggi, per i tuoi 70 anni, ma tu, a 62 appena, te ne sei andato, lasciando il vuoto della festa. Io non mi arrendo a questa ingiusta perdita ed a modo mio ti farò giungere là dove sei il mio pensiero augurale. E ti racconto…

Io mi ricordo, Anto’, quando sei nato. Era un bel giorno d’aprile, caldo ed odoroso. Qualche giorno prima c’era stato un falso allarme, allora, nel 1953, si partoriva in casa ed io in piena notte fui fatta trasferire di fronte, in casa di nonna Maria. Non fui contenta di lasciare il mio letto, ho sempre avuto in odio non dormire tra le stesse coltri, questo vale ancora oggi, con l’aggiunta del bagno. A tal proposito mia madre era solita raccontare un episodio che rivelava, come io sia stata sempre legata al letto ed al bagno di casa. Finita la guerra, nonna Maria, la mamma di mio padre, molto devota, terziaria francescana, per ringraziamento organizzò un pellegrinaggio alla Madonna di Montevergine, per tutta la famiglia. Fu un viaggio lungo, tanto da pernottare in albergo, eppure non erano più di 30 km, ma tant’è c’era stata la guerra, i collegamenti non erano facili, così bisognava servirsi del treno, che giunto alla stazione di Ospedaletto d’Alpinolo, si fermava e da qui cominciava il tragitto a piedi per devozione, fino al santuario. La sosta in albergo, quindi, fu necessaria per riposare, riprendere le forze, e proseguire il giorno dopo. Fu per i miei genitori, quella, una nottata d’inferno, la piccola Maria prese un piccio, eppure era una bimba tranquilla, piangendo tutta la notte, perché voleva la sua culla per dormire ed il suo bucalino per fare la pipì. Non dormì, cocciuta e non versò una goccia di urina fino a quando non giunse a casa.

Quando arrivasti tu, per la seconda volta dovetti sloggiare dal letto e fu l’unica volta che dissi “ma questo fratellino comincia a dare fastidio” poi appena ti vidi mi entrasti nel cuore, non sarei più stata sola, avevo 9 anni e la condizione di figlia unica mi pesava, a quel tempo le famiglie erano numerose ed io bonariamente invidiavo chi avesse fratelli e sorelle.

Mia madre è stata la mia compagna di giochi e la mia compagna di banco in prima elementare. Staccarmi da Lei mi è stato sempre difficile, anche adesso a 60 anni dalla sua morte, la sua perdita la vivo come una menomazione del mio corpo.

Quando morì nostra madre, il 7 agosto, tu avevi solo 7 anni e fu così che diventasti immediatamente il fratello- figlio, fino a quando non te ne sei andato, la sera del 29 dicembre del 2016, lasciandomi in un dolore immane,

Averti cresciuto e crescere, anch’io insieme a te, ha creato un legame così particolare, tra noi due, che esserti sopravvissuta mi costringe ad una sofferenza uguale ad una madre che perde il proprio figlio. E così ti piango, ogni giorno, da 7 anni, con sempre tanta disperazione.

E mi tornano in mente tanti episodi, stralci di vita vissuta, tu il piccolino da educare, io la sorella maggiore da darti buon esempio. Eri un bravo bambino, ubbidiente, a 7 anni ti consegnai la chiave di casa, vivevamo da soli, nella casa di nonna Maria, papà lavorava a Firenze. La nostra casa si era chiusa e i mobili accantonati in una cantina. Di case, in seguito ne abbiamo avute, anche più d’una, ma non è mai stata la nostra, quella in via Fratelli del Mastro, un piccolo incanto, allora, uno spazio bucolico, non invaso dal cemento come lo è ora. Se provo a chiudere gli occhi ancora sento scorrere il torrente sotto le nostre finestre, il rumore della forgia del nonno nell’officina, poco più in là, il gallo che annunciava il giorno, il giardino di camomilla dove è fissato il mio primo giorno di scuola in uno scatto, fotografia che adesso non trovo per casa. Ci bastava affacciarci per annusare l’odore dei carciofi arrostiti che la Signora Giulietta, intervallando il lavoro con i suoi figli, raccoglieva metalli, ferro e stracci, preparava con cura sui carboni. Altra vita, inconcepibile da raccontare, eppure io e te l’abbiamo vissuta, con l’amore immenso di nostra madre a proteggerci, il più bel ricordo della nostra vita, certo anche quello di papà, fino ai suoi 86 anni. Quando Lei se ne è andata a soli 42 anni, per una somma di circostanze, siamo restati soli, senza che nessuno abbia pensato alla nostra età, la tua più che alla mia, i tuoi 7 anni e d’allora sei stato sempre affidato a me, fino al giorno che ti sei sposato.

Nessuno potrà capire, neppure i tuoi figli, che non vedo più, la quantità di cose che abbiamo vissute assieme. Ci dovevamo difendere da tutti, dietro le nostre spalle non c’era nessuno, così tu sei cresciuto in fretta, per essere pari a me, che di anni ne avevo 9 di più. A scuola ero io che venivo a colloquio con i professori, ti accompagnavo, ti giustificavo e ti seguivo nei compiti per il gruppo letterario, quello che ho poi insegnato, ma in matematica con gli astrusi problemi mai. Più tardi ti ho preparato agli esami di stato ed ho trepidato con te, per quella prova importante per il prosieguo della vita.

Abbiamo sempre camminato mano nella mano, Papà, partendo per Firenze, là è stato il suo lavoro per 30 anni, mi diceva “se si fa male tuo fratello, è colpa tua”. Per molto tempo, tornava a Salerno solo per Natale, Pasqua e Ferragosto. Ti ricordi Toto, quando andavi a comprare la deliziosa che dividevamo in due, da don Mario Marino, il pasticciere di fronte, lo zio di Nello, il tuo amico fraterno, cresciuto nella nostra casa, per farti avere compagnia, che non vedo più da 7 anni, quanti sono gli anni della tua scomparsa. E ti ricordi quante volte vi ho portato a mare, assieme a te c’era Peppe Marino, sua sorella Bimba, così veniva chiamata, né so il suo vero nome, Nello e sua sorella Maria. Una ragazza di 16 anni, io, che vi faceva da mamma, senza che si annoiasse, o che volesse avere una vita propria di adolescente, ma tant’è, felice, che il suo fratellino avesse compagnia e non si accorgesse di non avere una vera famiglia alle spalle.

Quando sono andata all’ Università e mi preparavo gli esami, ti pregavo di stare in casa per non crearmi ansia, così l’abitazione si riempiva dei tuoi tanti amici, non meno di 20, a giocare nella stanza in fondo, mentre nella mia camera, in compagnia di Lolita, la nostra prima cagnolina, vissuta con noi 18 anni, mi preparavo gli esami. Quando stanca, facevo l’intervallo per distrarmi, mi mettevo ai fornelli, vi preparavo due spaghetti o un dolce di mele, lo strudel che ti piaceva tanto. I tuoi amici, ancora se lo ricordano, si trovavano bene a casa nostra, accoglievamo tutti e tu non sei mai stato solo.

Con alcuni formasti il tuo primo complessino, tu alla chitarra, Enzo Mauro al basso e Mimmo Torre alla batteria, il debutto nel salotto di velluto rosso della casa della mia amica Gina Greco. E ti ricordi le partite di pallone nel nostro piccolo corridoio di via Ram, una seria sfida a chi faceva più goal. Il calcio una passione di mamma e papà, le tante domeniche pomeriggio con i risultati echeggianti per la casa “scusa Ameri, scusa Ameri e il quasi goal di Niccolò Carosio. D’allora in poi le partite ed i mondiali li abbiamo sempre visti insieme con le scorribande in strada, alle vittorie dell’Italia e della Salernitana. 

Il giovedì era un giorno bello per me, ma anche per te, andavamo a pranzo da zia Mariuccia, detta zizia, la sorella ultima di nonna Carmela, mamma di nostra madre, chiamata “nennella”. Le origini napoletane della famiglia della nonna e di nostra mamma si evincevano subito, sia per la parlata diversa da quella salernitana, a questa si aggiungeva quella fiumana, ma questa è un’altra storia, che alle buone cose che sapevano cucinare. Dicevo del giovedì, ebbene, ogni settimana in quel giorno, eravamo a pranzo in Via Velia, altra casa, scolpita nel cuore, dove ad accoglierci c’era la nostra pro zia Mariuccia, sua figlia Lina, suo marito Ninuccio ed i loro due figli, Vincenzo ed Antonella. Per tutti gli anni universitari, la sosta del giovedì fu l’unica pausa che mi scrollava dalle pesanti responsabilità, che pur tuttavia mi affliggevano.

Quanto mi piaceva in estate andare a mare, alle Marinelle e mangiare in spiaggia con te ed i cugini; il pranzo ce lo portava, bello e pronto, la buona Caterina, la persona di servizio, una stacca di donna in buona salute, che aiutava in casa.  Grazie alla prozia, almeno per un giorno della settimana mi ripigliavo la mia giovinezza, come sarebbe dovuta essere. Per Vincenzo, il futuro ed attuale Signor Sindaco di Salerno ed Antonella sua sorella, morta anch’ella anni addietro, noi eravamo Serpentato(tu) e Mafia (io), il perché, non lo so ma erano nomignoli di estrema affettuosità. Mi hai chiamata così anche tu, fino a quando non te ne sei andato, suscitando curiosità a chi ci ascoltava. Il mio nomignolo so da che deriva, cioè da un disco di Domenico Modugno, intitolata proprio Mafia, che un giorno ascoltammo insieme, sicché la parola avvicinandosi di più al mio nome di battesimo fu adottato

Ahahah ti ricordi, Toto, quando in via Platamone, in casa di zia Lina, per festeggiare l’ultimo dell’anno, di quale non ricordo, a noi 4 ci misero in disparte, la tavola dei ragazzi, dissero, intanto al nostro fianco maldestramente era stata depositata una cassetta di Tocai bianco, un vino friulano, niente male che serviva per tutti i commensali ma che incontrò il nostro innocente gusto. E’ inutile dire che parte delle bottiglie furono bevute da noi, rendendoci completamente alticci da stare male, ubriacammo perfino Lillo, il povero gatto che andava vomitando in ogni angolo della casa.

Il ricordo che ho di zia Lina, esattamente Anna Carmela, per cui solo pochi le facevano gli auguri a Sant’Anna, tra i quali io, veniva accolto con sorpresa da Lei, felice che mi fossi ricordata che il suo nome era Anna e non Carmela, è profumato, odoroso di Chanel numero 5. Infatti l’armadio a due luci nella casa di zia Lina, ragazza, aveva al centro un scomparto nel quale vi conservava i belletti e lo speciale profumo. Ogni volta che si apriva lo sportello, ne usciva un effluvio inebriante che non ho più dimenticato.

Oggi sul comò ho Chanel n°5 ed ogni volta che mi spuzzo l’essenza, la evoco come se mi stesse di fronte e sussurro “Zia Lina”. Tra i giocattoli, di me bambina, conservati nella mia casa di Ogliara, ho il suo bambolotto di nome Otello, è senza gambe, in compenso, però, ha gli occhi azzurri e capelli biondi. Ha più di cent’anni e quando me ne sarò andata non mi sopravvivrà, come tutto ciò che ho raccolto nel mio percorso di vita, a nessuno interesseranno gli oggetti, i libri, i dischi, la cristalleria, le foto, i calamitini, le palle di neve, i soldatini di legno, le scatole di latta e tanto altro.  

(Mi fermo qui, continuerò il  commentario più in là, consapevole che solo tu mi potrai ascoltare, ricordare e condividere...)

Per il tuo compleanno, l'amico di sempre, Franco Malinconico una persona dolce e sensibile, mi ha fatto trovare nella chat di wz un suo scritto per te 

[7/4, 07:01] Franco Malinconico: Lettera ad un caro amico, scritta col cuore affinché la possa leggere.

Un vero amico è amico per sempre...e tu per me sei un amico fraterno. Tanti anni siamo stati vicini, a divertirci, a confidarci, ad aiutarci a gioire e penare assieme.
Abbiamo condiviso il tempo libero della giovinezza, la pizzetta...la prima sigaretta, l'oratorio, i campi di calcio, le prime festicciole con le ragazze.... Come è naturale, la famiglia ed il lavoro ci ha un po' allontanato, ma solo fisicamente; il telefono e la cena mensile con gli amici, hanno fatto sì che non ci perdessimo mai e che ciascuno condividesse con l'altro i propri successi, le novità ed anche i dispiaceri. 
Ancora ti parlo, col cuore e sento mi rispondi col cuore.
Oggi ricorre il tuo giorno di nascita, ti abbraccio forte forte, virtualmente, così come facevamo col cellulare, e un giorno spero di riabbracciarti di persona. Chissà quanto avremo da raccontarci. 
Ciao amico fraterno, restiamo sempre vicino...ti voglio bene Antonio.
[7/4, 07:01] Franco Malinconico: Chi ti ha conosciuto, come me, nonu potrà mai dimenticarti.

Chi ti ha dimenticato è perché non ti ha mai conosciuto.


Gli amici di sempre, quando l'incontro, ti ricordano con grande commozione. Nessuno vuole e può dimenticarti, sei stato tanto per tutti

I nomi sono scritti nel tuo cuore e non li devo ripetere


Il tuo , il nostro amore per Kora


                                                Kora sei tu

 

             Kora sei tu,

la casa che torna,

centrini ricamati,

i fiori nel vaso

e  nei cassetti l’ordine aggiustato,

il fuoco sempre acceso,

il cibo che è già cotto

e l’odore sta in cucina.

Kora sei tu,

la semplice attesa di natale,

l’albero pesante al cioccolato,

le bambole e il libro

e il ballo sulle punte,

Kora sei tu,

la voce che canta,

la carta si trasforma,

il cinema che sogna

e della fiaba la magica lettura.

E poi, sei tu Kora,

un giorno di pioggia,

i vetri appannati,

 i piedi cotti,

nell’acqua bianca

di una bacinella smaltata,

le castagne lesse,

i broccoli affogati dal  calderone

e le mele raggrinzite dal calore,

lo strudel che di Fiume parlava,

il fratellino piccolo,

il padre girandolone,

i fuochi del patrono,

il letto caldo

e ciao mammina,

ti racconto la giornata. 

16-9-2005                        Maria Serritiello

 


Troppo 

Troppo di figlio,

troppo di fratello,

troppo di tutto, ,tu

nella mia vita.

E figlio e fratello

con troppo, a volte,

poi con troppo poco.

Sarai mai di troppo

sul mio cammino? 

maria serritiello


La Mostra delle sue foto






                  TANTI AUGURI AMORE DI FRATELLO



E' la tua voce a cantare



L'albero di Ulivo piantato in tuo ricordo

mercoledì 5 aprile 2023

Ciao Tommaso



 Nella foto ci sono insieme due fratelli, uno di essi, da ieri  non è più con noi. Una malattia degenerativa e tanto altro sono stata la causa della perdita a solo 55 anni.

Lui è Tommaso De Martino, con il gilet rosso e la mano sulla spalla del fratello Rosario, quest'ultimo da più di 30 anni , mio stilista di fiducia ed amico carissimo.

Per Tommaso, in chiesa,  ho letto il mio elogio funebre che qui riporto

Ciao Tommaso

Non ci si può opporre alla morte, è stato questo il diktat che ti ha inesorabilmente appartenuto. Hai combattuto strenuamente, con la pacatezza che ti contraddistingue, sperando che la vita ti concedesse tregua ed invece, eccoci qua a sopportare, da oggi in poi, dolorosamente la tua perdita. E manchi Tommaso, tristemente manchi a tutti coloro che ti hanno conosciuto come un uomo buono ed amico di tutti, a tua madre, che ha vissuto il periodo della malattia, con la certezza della guarigione, come solo una mamma sa desiderare, a tuo fratello che non se ne può fare una ragione, a Raul, tuo unico nipote che deve incontrare da vicino il primo lutto, ad Elisa, tua cognata, una sorella soccorrevole ed affettuosa in tanti momenti e a tutti i parenti che oggi si stringono intorno a te per l’ultima volta. Ognuno, te mancante, perde qualcosa, ma più di tutti, tuo fratello Rosario con il quale hai condiviso, la gioia della famiglia, l’amore dei genitori, i giochi da bambino, le confidenze da adolescente e tutto un mondo di ricordi che ti porti via a metà. Qui lasci il cuore lacerato di tua madre, la condanna più inumana ed inconcepibile che è quella di sopravvivere al proprio figlio. Che il Signore misericordioso, abbia pietà di questo ingiusto dolore, la tua età che si spegne e la sua che continua.

E così, ti dico ciao Tommaso, la nostra non è stata una conoscenza approfondita, le poche volte d’incontro sono state bastevoli per considerarti una persona meritevole di ricordo e di parole che ti accompagnassero nel giorno estremo. Non addio, dunque, perché essi non sono per sempre, non sono la fine, ma sono mancanza e solo fino a quando non c’incontreremo di nuovo.

                                                                                        Maria Serritiello

4-4 2023

Amava ascoltare Jamiroquai




Non ti abbiamo perso!

Il nostro amore ti seguirà all’infinito 

e tu ci sarai accanto, come nei giorni terreni.

E’ solo mutata la tua giornata,

variate le notti,

con le stagioni che più non insegui ed  il suono che non ascolti.

Sei uscito dalla vita e da quel quotidiano,

che tanto dolore ti ha causato

I ricordi ci aiuteranno a tenere stretti i  cuori, a non perdere la tua essenza, ad addolcire la mancanza, fino a quando c’incontreremo di nuovo.

Maria Serritiello