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domenica 23 agosto 2020

“Salerno legge Napoli” di e con Giovanni Caputo al Teatro dei Barbuti di Salerno




Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Dal cappello a cilindro della programmazione del Teatro dei Barbuti di Salerno, il 24 agosto, alle ore 21,00, esce la colomba bianca, firmata Giovanni Caputo, artista conosciuto e cresciuto sulle tavole del palcoscenico, poeta ed il 24 sera, anche ideatore e regista dello spettacolo dal titolo “Salerno legge Napoli”. E ‘coadiuvato, nel viaggio tra Salerno e Napoli, da valenti compagni: Cinzia Ugatti, Teresa Di Florio, Augusto Landi e Marco De Simone.

Giovanni Caputo si diletta di scrittura poetica, oltre alle performance artistiche che tanta notorietà gli hanno dato e da qualche tempo ci partecipa dei suoi versi sui media. La sua poesia è immediata, per i sentimenti che ispira, per l’amore che spinge in ogni cosa, per l’emozione che mette dinanzi ad un’alba ed ad un tramonto dorato della sua e nostra Salerno. I sentimenti filiali, l’amore per la sua mamma, i luoghi scomparsi e la vita semplice di una Salerno che si evolve in fretta, lasciando i giovani con pochi ricordi e nostalgia. Le sue poesie sono declamate sul web dalla sua voce attoriale e nello stesso tempo sentimentale, perché nei suoi versi è il sentimento a prevalere. “O core” innanzitutto e lui lo sparge con generosità senza mai risparmiarsi. Sul Web le sue composizione hanno un’attrattiva in più, il testo è corredato da immagini scelte con precisa rispondenza e musica di sottofondo ammaliante, sono delle video poesie che ci accolgono con bellezza quasi ogni giorno.

Ho chiesto a Giovanni (ndr) quale fosse l’idea di fondo dello spettacolo di lunedì prossimo, mi ha risposto che partendo dalle suggestioni che continuamente la poesia, l’arte, il teatro napoletano suscitano, ha avuto lui stesso il desiderio di scoprire, quanta arte non conosciuta e nascosta ci fossero nelle composizione dei poeti Salernitani. Una lettera d’amore che dalla città arrivi fino a Napoli per sentirsi uniti nei versi, la parte migliore di noi, una vera dichiarazione di sinergia, in un periodo, come quello che stiamo vivendo, dove tutto ci distanzia e ci divide. Bene, poeta Giovanni, siamo lieti di assistere lunedì al tuo lavoro, alla tua fatica artistica e ci saremo tutti come il live motive della pubblicità ci ha spinti  “ Nun o facimme  piglià collera”.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu



 

sabato 8 agosto 2020

Per te Jace e gli altri

                                                              Per Jace e gli altri

                                                             di Maria Serritiello

Piccolo canuzzo,

 Jace

come figlio

ti amo

Ultimo dei tre: Lolita

stesa al filo dei panni dirimpettai  e da me

salvata.

Kora, la regina della casa, 

la compagna della prima solitudine,

l'amore dei due fratelli,

uniti ancora in un progetto

Tu piccolo,venuto per caso, senza che  subito ti amassi

ed ora il mio affezionato scudiero

che non mi lascia e che non lascio

8 agosto 2020

                                  Maria Serritiello




giovedì 6 agosto 2020

Ciao Germano, amico di sempre



Avevi compiuto, un mese fa, il 4 luglio, 72 anni, ma io ti ricordo come il fratello piccolo delle mie amiche ( sorelle) di sempre: Gina, Rosetta ed Anna. Una vita di ragazze vissute con lo stesso slancio e la stessa affettività. Ora è la seconda persona che se ne va, di quella fratellanza che eravamo riusciti a formare con i nostri due fratelli.
Poi la vita ci ha dato svolte diverse, ma non abbiamo mai tralasciato di mantenere i contatti ed ogni anno, in estate, se non prima, ci vedevamo una serata per rinvangare i vecchi tempi. 

Caro Germano, a me sembra impossibile la tua scomparsa così improvvisa, eri in quarantena, sì ma non pensavo che tutto precipitasse e quello che ho visto in televisione è capitato a te. Malessere, tampone, positivo, quarantena, di nuovo tampone, positivo, febbre, acciacchi pregressi, si, no, ospedale, tachipirina, 112, chiede che gli sia data un'altra possibilità per non andare in ospedale, in questo caso a Scafati, là i positivi al covid 19, hanno asilo. E là sei andato per non tornare più. E come quelle visioni di orrore viste e riviste in tv è toccato a noi  non poterti dare l'estremo saluto, né dare conforto alle tue sorelle.

Sono davanti allo schermo luminoso, inebetita dallo smarrimento, per dare luce al tuo ricordo e privarti del buio.
Che tu non abbia più paura, là dove andrai, sarai accolto dai tuoi genitori, da tua madre amorevole. Finito è il tuo calvario, sii felice da adesso in poi.

Maria Serritiello
 


lunedì 13 luglio 2020

Il centenario Telaio di Tonina Salvatore che gratis, durante la pandemia, ha realizzato le mascherine





Fonte :www.lapilli.eu
di Maria Serrtiello



Ho imparato a conoscere Tonina Salvatore, durante i giorni duri della pandemia. Di persona non l’ho mai incontrata, ma l'immagine buona che mi arrivava da Fb, mi faceva già credere in Lei, persona buona. Tonina è di Avigliano, la Lucania discosta, conosciuta nei miei primi 8 anni d'insegnamento e che per certi versi non è mai cambiata nei valori essenziali e fondanti, anche se la mano di vernice, giustamente di modernità se l’è data.
Tonina Salvatore, una bella signora di mezz' età, possiede un telaio centenario che utilizza per la produzione artigianale di manufatti in lana e stoffa. Durante il momento più tragico della pandemia, per mancanza di mascherine, Tonina non ci pensa due volte ed invece di starsene a girare i pollici, come la gran parte di noi, terrorizzata dalla paura, comincia a produrre mascherine gratis, per la comunità, arrivando a confezionarne in tessuto, oltre 2500. Così, anche con l'aiuto delle figlie Paola e Maria, ragazze generose, quanto la madre, hanno fornito interi reparti dell’ospedale San Carlo di Potenza, tra cui: pneumatologia, terapia intensiva, otorinolaringoiatra, olistica, ematologia, pediatria, pronto soccorso e 118. Un nobile impegno se si pensa che tanti medici ed infermieri hanno svolto il loro dovere lavorativo, senza nessuna protezione, lasciandoci la vita. Inoltre, chiunque abbia fatto richiesta al team di lavoro, sono state pronte a tranquillizzare, chi in quel momento fosse in difficoltà, per la paura di essere sfornita di un mezzo così importante a salvarsi la vita.
 Molti sono stati i riconoscimenti ricevuti per la prontezza, con la quale si sono attivate in una crisi mondiale, dove ognuno pensava al proprio particolare e a salvarsi a danno anche del proprio simile, per non parlare delle speculazioni, messe furbescamente in atto.  Loro no, come damigelle del medio evo, si sono sedute al telaio, lavorando notte e giorno, per dare il loro contributo all’Italia.
E seguiamo la storia di questo telaio che già ad immaginarlo sembra una favola ascoltata da bambini, anche il linguaggio usato per conoscerlo, sa di arcaico e ci trasporta nei mitici paesi antichi, dove c’è sempre una principessa che lavora pensosa al telaio, aspettando il suo principe azzurro.
Il telaio di Tonina Salvatore ha una storia centenaria. La prima persona che utilizzò questa stupenda "macchina" fu sua nonna Domenica Maria Mancusi, conosciuta da tutti come zia Nenna Mussluong, che trasmise quest'arte alla nuora Vita Crescenzia Salvatore, madre di Tonina. All'epoca i teli prodotti venivano realizzati con lana di riciclo e venivano adoperati per coprire il pane detti " tr'zzarule" o a mo’ di coperte. Tonina, dopo aver lavorato per molti anni sempre nell'ambito dell'artigianato artistico, decise di riprendere la tradizione di famiglia, per suo conto, ed iniziò a realizzare tessuti tradizionali con un tocco d’innovazione, per cui alla produzione classica, si aggiunsero complementi d'arredo, capi di abbigliamento, accessori e calzature. Il nuovo avanza, Maria e Paola ne sono e saranno depositarie di questa antica virtù. Tutto viene rigorosamente tessuto e rifinito a mano, ogni pezzo realizzato è unico ed esclusivo a garanzia dell'originalità ed artigianalità del prodotto.

La storia della tessitura segue passo, passo quella dell'umanità, i primi telai apparvero nel neolitico, costruiti semplicemente con rami di pali messi verticalmente, l’immagine la si trova, molto spesso, sui vasi greci unita all’immagine di Penelope I popoli antichi oltre al telaio con pesi, usavano telai orizzontali a terra.  Questo tipo di telaio, solamente un po' più raffinato, continuò ad essere utilizzato per millenni, dagli Egizi e dai Romani. Nel medioevo il telaio verticale continua ad essere usato per il confezionamento degli arazzi, e nel 1250 fu dotato per la prima volta di pedale La tessitura diviene un'arte, grazie all'arrivo della seta dalla Cina e con la lavorazione  di tessuti pregiati come rasobroccatodamasco e velluto.
 Nella seconda metà del Settecento nella nuova produzione industriale, il cotone è la più diffusa ed utilizzata delle fibre naturali ed è la maggiore coltura agricola non alimentare. Il cotone, dunque, ha antiche tradizioni, infatti, fu introdotto in Sicilia dai Saraceni, nel IX sec.
Nel 1787 per la prima volta al telaio, viene applicato il motore a vapore per muoverlo, nasce così, il telaio meccanico. Nel XIX secolo, invece, la produzione tessile esce dall’ ambito artigianale e domestico per diventare uno degli artefici della rivoluzione industriale.

Andare avanti, il progresso, la globalizzazione ci hanno risucchiati nel bene e nel male, ci sentiamo cittadini del mondo, capaci di gestire ogni cosa in ogni parte del globo, ma qualche falla c’è stata durante la pandemia a farci ridimensionare, ad indurre a scoprire di nuovo i confini,  a considerare la solitudine, la malattia e la morte sola, senza nessun affetto ad accompagnarci nell’eternità. Per tutta questa ridda di sentimenti provati, ho apprezzato il lavoro messo in atto dal Telaio di Tonina, mi ha commosso e mi fa credere che l’umanità, per quanto selvaggia sia, nei momenti di distruzione, ha un briciolo, una scintilla in sé; che somiglia all’opera di Tonina. Grazie Signora!

Maria Serritiello
www.lapilli.eu