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giovedì 17 marzo 2016

Eco, Bologna gli intitola piazza coperta



Fonte:Ansa.it

La piazza coperta della biblioteca di Sala Borsa a Bologna sarà intitolata a Umberto Eco, morto il 19 febbraio. Domenica 20 marzo, nel trigesimo della scomparsa del professore, interverranno il sindaco Virginio Merola, il rettore Francesco Ubertini e la direttrice della Scuola superiore di studi umanistici dell'Alma Mater, Patrizia Violi. Il ricordo del Comune e dell'Università sarà alle 17, all'auditorium Enzo Biagi della biblioteca, in piazza Nettuno.

 

Stanze segrete in tomba di Tutankhamon


Fonte:Ansa.it

Due stanze segrete sono state scoperte dietro la tomba di Tutankhamon, sui lati occidentale e settentrionale, con materiale organico e metallo. Lo ha annunciato il ministro per le Antichità egiziano, Mamdouh Eldamaty in una conferenza stampa.
    Si tratta del risultato della scansione ai raggi X della tomba compiuta il 26 e 27 novembre 2015, ha detto il ministro aggiungendo che le ricerche proseguiranno per scoprire la natura dei materiali ritrovati.
 
 

lunedì 14 marzo 2016

Morto Riccardo Garrone, protagonista della commedia italiana


Fonte:Repubblica.it

Aveva 89 anni. Una carriera lunga più di mezzo secolo dal cinema alle serie tv. Negli anni recenti la grande popolarità tv con il ruolo di San Pietro in uno spot del caffè
 
Tutti lo ricordano per il ruolo di San Pietro nello spot ambientato in Paradiso di una celebre marca di caffè. O per il personaggio del geometra Calboni nel quarto film di Fantozzi. In realtà l'attore Riccardo Garrone morto oggi a Milano, è stato uno dei grandi protagonisti della commedia italiana. Avrebbe compiuto 90 anni il prossimo novembre.
Una carriera lunga più di mezzo secolo, quella di Garrone, partita dal teatro (con le compagnie Gassman-Torrieri-Zareschi e Morelli-Stoppa) e dal cinema e approdata alle serie tv. Dopo l'accademia drammatica, l'esordio con Mario Mattoli in Adamo ed Eva. Proprio Mattoli ne intuisce le qualità e lo sceglie in seguito per altri ruoli, il primo dei quali sarà l'ufficiale delle guardie in Due notti con Cleopatra, del 1953. Tra i ruoli comici si ricordano quelli del prete don Fulgenzio in Venezia, la luna e tu al fianco di Alberto Sordi e Nino Manfredi, il fusto in Belle ma povere, il poliziotto in Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo. Non sfigura nei ruoli drammatici, come in Il bidone di Fellini (con il quale girerà anche La dolce vita), La romana di Luigi Zampa (con il quale lavorerà anche in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata) e La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini. Numerosi gli autori importanti con i quali aveva lavorato: oltre a Fellini, Mattioli, Zampa e Zurlini, anche Monicelli, Risi, Scola, Damiani. Nel 1990 era stato nel cast di Aggiungi un posto a tavola, al Teatro Sistina di Roma: il suo ruolo era quello della voce di Dio.
Attivo anche nel doppiaggio, Garrone aveva prestato la voce a numerosi personaggi di telefilm americani e, nel 2010, al malvagio orsacchiotto Lotso nel film Toy Story 3 - La grande fuga. Dopo quasi sessant'anni di attività, la sua popolarità era tornata a crescere con gli spot pubblicitari di una nota marca di caffè, nel ruolo di San Pietro, interpretato dal 1995 al 2014, in compagnia prima di Tullio Solenghi (che lo sostituirà nel ruolo nel 2014), poi di Paolo Bonolis e Luca Laurenti e infine di Enrico Brignano (2012-2014). Nel 1998 aveva interpretato il ruolo di Nicola Solari nella serie televisiva Un medico in famiglia. Sarebbe poi tornato a indossare i panni del personaggio nel 2004, nella quarta stagione, prendendo parte solo a due episodi. Nel 2014, vista l'età molto avanzata, si era ritirato dall'attività.
 
 
 
 

sabato 12 marzo 2016

Festival Nazionale Teatro XS città di Salerno “Twentyone” con la Compagnia dei Cattivi di Cuore d’Imperia

 
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Twentyone di Manuela Anna Greco, liberamente tratto da “Maria vita mia” di Alberto Carli, per la regia di Gino Brusco e la Compagnia dei Cattivi di Cuore d’Imperia, è stata la terza rappresentazione in gara al Festival Nazionale Teatro XS città di Salerno.
Da subito lo spettacolo prende, la dolenza di una madre che di lì a poco sarà rappresentata, lo impone e di sofferenza in un’ora tonda di spettacolo ce n’è. In scena Giorgia Brusco, esile, bionda, incarnato chiaro, corpo asciutto, ricoperto da una semplice veste bianca, è sola e scalza. Lo scenario è scarno, disegnato semplicemente da sfilati di plastica trasparente, che pendono ovunque e l’avvolgono in una specie di sacca fetale. Il pulsare amplificato del cuore rendono perfetta l’emozione di essere nel suo ventre, proprio come la creatura che dovrà espellere. C’è l’attesa e c’è la consapevolezza di essere come sua figlia, all’atto della nascita, il palloncino rosso che la rappresenta. Ogni madre si finge, durante i nove mesi della gravidanza, tutti i contorni del proprio sangue, così lei, ma che dovrà dolorosamente apprendere di sua figlia dagli occhi a mandorla, a causa della trisomia 21.
“Ciao...allora, tutto bene...E' una bambina." I medici lo chiamano. Lui va e appena si gira per farmi ciao con la mano. Aspetto. In silenzio aspetto. Ritorna. C'è un problema. La bambina ha un problema grave. Lo so. Lo sento. Lo capisco." I medici dicono che la bambina è affetta da sindrome di Down." "Ne sono convinti perché hanno visto che la linea palmare delle mani è unita. Dicono che questo è un segno inequivocabile. Per loro Maria Down."...
Sono parole che la gettano in un totale inferno e senza via d’uscita, l’inizio di un lungo travaglio che durerà l’intera vita. Il monologo va avanti, scavando in profondità tutti i passaggi che questa madre dovrà compiere per giungere alla serenità del cuore, ma non è facile, anzi, dovrà, fino allo sfinimento, dalla disperazione all’imprecazione, giungere alla sublimazione del dolore.
Una volta, consapevole che sua figlia è down, inizia la sua gigantesca battaglia contro tutti, contro quelli che non le danno speranza, contro quelli che non credono nel miracolo dell’amore, così fa di tutto per educarla a vivere una vita il più possibile normale, uguale a quella degli altri o magari senza tante differenze.
  “Avevo un quadro davanti. Anzi, no. Era una tela bianca. Io dovevo dipingere il quadro. La vita di Maria. Bambina, ragazza e donna down”
Non vuole leggere la pietà sul volto di chi guarda madre e figlia, così con una forza ossessiva, l’indirizza a saper gestire il proprio corpo in tutte le sue funzioni, sarebbe stato orrendo vederla colare bava agli angoli della bocca. In questo processo di madre “feroce” come l’avrebbe definita Pier Paolo Pasolini, compie un percorso essa stessa di accettazione della diversità, una mission di coraggio e di forza, perché la sua creatura abbia nuove possibilità di vita. Sa che non deve arrendersi e non lo farà, se vuole consegnarle un futuro il più accettabile possibile.
“In quella tela ci dovevo mettere la mia famiglia. Mia madre, mio padre, mio marito, Sara, la prima figlia, la più grande, di otto anni, e i miei fratelli. Anche a loro dovevo dare una speranza. E loro dovevano essere coinvolti perché sarebbero stati importantissimi per Maria. Maria doveva avere una grande famiglia intorno e, al tempo stesso, sentirsi lei parte importante e fondamentale. Ecco, io dovevo prospettare un futuro. E certo avrei dovuto lottare e impegnarmi più del normale”.
La pièce teatrale è drammaticamente reale, il corpo asciutto, scavato e l’espressione intensa del viso di Giorgia Brusco, ne danno la dimensione. Madre e figlia legate ad un solo filo, quello della disperazione di essere sole ed infatti intorno a questa madre coraggio e a Maria non c’è nessuno, tutte e due isolate, come anche il pubblico, in balia per un’ora, all’interno del disperante monologo e a fare i conti con i sensi di colpa.
Una grandissima interpretazione di Giorgia Brusco, per la tragicità, la rabbia, la disperazione ed i contorcimenti fisici. Perfetta la sua gestualità del viso mobile ed intenso, fino alle lacrime. Con la sua recitazione essenziale, dai toni alti, bassi, addolciti, striduli ed accompagnati da una fisicità estrema, Giorgia Brusco ha stigmatizzato un personaggio ricordevole. Il testo è invaso sì, da retorica a buon mercato, ma rende alla meglio gli stati d’animo che attraversano la donna. Ottima la regia di Gino Brusco, anche per la scelta di un tema così invasivo. Buona la selezione musicale che accompagna ed esalta i momenti salienti della rappresentazione, in cui si riconoscono, brani di Ludovico Einaudi ed il Dies Irae di Mozart.
Maria Serritiello
 
 
                                                            

Mario Papa e la sua guida turistica di Salerno



Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Fa un certo effetto, a persone con qualche anno in più, avere tra le mani la guida turistica di Salerno e per giunta in lingua inglese. Mancava e a pensarci è stato Mario Papa, professore della suddetta lingua, oltre a tanto altro. La nuova Salerno, visitata da innumerevoli turisti italiani e stranieri, sbarcati da navi da crociere, quali: Msc, Royal Caribbeann, Carnival, Pulmantours cruises, Thomson cruises, ha avviato politiche di rinnovo e di accoglienza, per cui ben venga la guida della città, allo scopo di visitarla in maniera ragionata.
Ed eccola descritta in 8 itinerari, racchiusi da una copertina patinata, la foto del mare con scafi e castello di Arechi, issato sul monte Bonadies, posta all’inizio, già promette il meglio. Il suo formato è pratico, non impaccia anzi è piacevole averla tra le mani e sfogliarla per acquisire notizie storiche, immagini, cartine e tutto quanto può essere utile nel tour della città. Un lavoro egregio portato avanti con un rigoroso impianto e dopo uno studio approfondito, consultando esperti professori quali: Paolo Peduto, Antonio Braca e Felice Pastore.
L’esigenza primaria, di un siffatto lavoro, l’autore l’ha desunta dalla sua attività di volontariato, con il gruppo archeologico salernitano, presso il complesso di San Pietro a Corte, dove gruppi di visitatori, per lo più stranieri, cercavano, una vera e propria guida in lingua inglese, che potesse aiutarli a visitare la città.
Mario Papa, da salernitano doc ed orgoglioso della sua territorio, ha deciso di colmare questa mancanza, dedicandosi, con il suo solito entusiasmo, alla compilazione della prima guida sulla città, edita da Edisud Salerno, supportata dalle Autorità Portuali e dal Comune di Salerno. 72 sono le pagine, tutte a colori, più di 100 le foto ad un costo minimo di euro 7,50.
Il professore Papa, ormai in pensione, è approdato a quest’ultima impresa, trascinato dall’entusiasmo e dalla passione che l’hanno caratterizzato in tutti questi anni e che gli hanno consentito di raggiungere sempre ottimi risultati. Il suo è un curriculum professionale di elevato livello, qui se ne prova a dare una sintesi:
Fin dalla fondazione nel 1970, ha partecipato attivamente al movimento LEND, Lingua e Nuova Didattica, contribuendo alla rivista, nel corso degli anni, con vari articoli.
Suoi articoli sono stati pubblicati in Modern English Teacher, Perspectives, Practical English Teaching, RILA (Rivista italiana di linguistica applicata).
Dal 1978, è stato nominato dal Ministero della Pubblica Istruzione direttore di numerosi corsi di aggiornamento tra cui il “Progetto Speciale Lingue Straniere” al quale ha collaborato fin dall’inizio.
Autore di numerose pubblicazioni, articoli di metodologia e didattica, corsi di lingua inglese per la scuola media, per la scuola elementare e per le scuole superiori, sussidi audiovisivi, scritti da solo e/o in collaborazione con Giuliano Iantorno, Janet Shelly, Alison Silver e altri amici.
Sul suo libro, collaborato da Giuliano Iantorno, hanno studiato intere generazioni di giovani scolari al sud come al nord.
E non è tutto, estrinseca la sua fervida creatività in molti hobbies, per citarne alcuni, Mario si diverte a suonare la batteria in una band di amici ed il piano a casa. Gli piace anche correre e dal 1995 al 2003 ha partecipato a 12 maratone (tra cui New York, Londra, Roma, Venezia ed altre) Nel 2001 è stato campione italiano master dei 1.500 metri.
Mentre la sua mente ferve per nuove imprese, si aspetta a breve la versione in lingua italiana della meticolosa guida, per scoprire luoghi della città sconosciuti perfino ai più dei salernitani.
Maria Serritiello
 
 

mercoledì 9 marzo 2016

“Radio Aut. La voce di Peppino Impastato” di Pierpaolo Saraceno II° spettacolo dell’VIII Festival Teatro XS, Città di Salerno

 
Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

E’ “Radio Aut. La voce di Peppino Impastato” di Pierpaolo Saraceno, della Compagnia Onirika del sud di Augusta (SR), la seconda rappresentazione dell’VIII Festival Teatro XS, Città di Salerno, spettacolo, evocativo, vigoroso, intenso che commuove e coinvolge il pubblico in sala. Pierpaolo Saraceno, in un crescendo di parole gridate con l’energia giusta, trascina e con impeto, per un’ora e mezza, nella vita del giovane Impastato.
Ciò che bisogna sapere a monte per comprendere a pieno lo spettacolo è che Peppino aveva avuta la disgrazia di essere nato in una famiglia di mammasantissima, suo padre, infatti, era il cognato del capo mafia, Cesare Manzella, e di non condividere la loro vita scellerata. Lui è diverso, non sopporta le ingiustizie e si dà da fare per opporsi a quella maniera di vivere. Ciò che ne guadagna è la cacciata di casa dal padre. Rotto ormai con la famiglia, avvia un'attività politico-culturale anti mafiosa, attraverso Radio Aut, una radio libera, da lui fondata nel 1977, a Terrasini, in provincia di Palermo e ricevibile sulla frequenza di 98.800 MHz, con la quale sberleffa il capo Tano Badalamenti.
Ed eccolo Peppino, come i flashback dello spettacolo ce lo restituiscono, indignato, inasprito, irridente e combattivo, arringare duramente il “Tano Seduto” di Mafiopoli, che altro non è il boss Tano Badalamenti, distante dalla sua casa, di cento passi. La scena è nera, come il presagio della mamma, prima che lo spettacolo finisca ci sarà una mattanza, ma lui deve spiattellare la verità, deve superare a tutti i costi il muro omertoso, la sua Sicilia merita questo sforzo. Ha appena trent’anni, il coraggio non gli manca, la giovinezza pure per dare inizio alla campagna denigratoria nei confronti del super boss. Spera che la sua onesta intenzione possa essere capita, desidera coinvolgere la sua gente, crede, ingenuamente, che se si conoscono le malefatte è più facile ribellarsi e spezzare la catena del silenzio. Non è così, o meglio non sarà possibile con lui in vita, dovranno accompagnarglisi, nel sacrificio cruento, ancora tante anime cristalline: Don Puglisi, Don Diana, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tante morti di uomini eccellenti, perché si abbia la coscienza sociale del problema, la lotta dal basso e popolare, ancora un mito. Per combattere il malefico bubbone, come lui ha fatto, occorrerebbe l’istrionismo spavaldo di una giovinezza incosciente, votato alla lotta oltre ogni limite, per l’appunto, lui, Peppino Impastato.
La riduzione teatrale, ad opera di Pierpaolo Saraceno, che ne è l’interprete ed il regista, ci restituiscono fedelmente, anche per merito dell’accurata ricerca dei documenti originali, la figura di Peppino Impastato, con la sua voglia ardente di dare la spallata al potere becero e greve.
L’opera risulta toccante, coinvolgente in maniera esponenziale, se ne conosce il finale, quasi viene voglia, lui in scena, di metterlo in guardia, raccomandarlo di non andare oltre, come fa sua madre e con le sue stesse parole “Peppino sta attento. Peppino tu non lo puoi fare. Peppino tu lo sai a quale famiglia appartieni”.
Molto intensa l’interpretazione di Pierpaolo Saraceno, non molto alto, capelli fulvi, testa leonina, un curriculum professionale di rispetto, che con sprezzo, accompagnato dalla mimica facciale del disgusto ci lancia contro che la mafia è una montagna di merda. E lo è, ne siamo tutti convinti ma pochi hanno il coraggio di dichiararlo così apertamente.
 E’ il 9 maggio del 1978 quando a Cinisi, Peppino Impastato a 30 anni muore dilaniato dall’esplosione di una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia.
Toccante, nella trasposizione scenica, la sua morte, annunciata dal suo vociare divenuto man mano sempre più flebile e dal canto accorato, accompagnato dalla chitarra “Amara terra mia” di quel mostro passionale di Domenico Modugno e che Pierpaolo canta, agnello sacrificale, con le lacrime. Relegata in un angolo della scena, la madre, Mariapaola Tedesco, che di tanto in tanto ha spezzato il ritmo della rappresentazione, avvolta in uno scialle nero, il volto dolcissimo, una madonnina impallidita dal dolore, veglia impotente sul sacrificio del figlio, che di lì a poco si compirà. Espressione giusta, voce immalinconita dal presagio e la dolenza delle varie pietà raffigurate nella storia dell’arte, questa è Mariapaola Tedesco. Interprete eccezionale, Pierpaolo Saraceno, lui Peppino Impastato se l’è studiato bene, lo sente nelle sue corde più profonde e lo porge magnificamente a noi, amplificato dalla la musicalità del dialetto che rende tutto più viscerale. Forse, data la giovane età, lo ha preso anche come modello di riferimento se, come lui stesso dice, ad ogni fine rappresentazione, lo spettacolo lo dedica a tutte le vittime dell’ingiusta mafia. Il leitmotiv, più volte ripetuto, all’interno ed a conclusione del pezzo, “Facciamo finta che”, di Ombretta Colli, ci dice che di Peppino Impastato ce ne vorranno tanti e non solo ad uno affidare la lotta.
 
Maria Serritiello