Per lo scienziato Berns i cani sperimentano emozioni come l'uomo
Gregory Berns, neuro-scienziato alla prestigiosa Emory university Usa, non ha dubbi: i cani hanno una capacita' di sperimentare emozioni come gli esseri umani.
Probabilmente come i cuccioli degli esseri umani, i bambini. A confermare le teorie di Berns - scrive lo stesso ricercatore sul 'New York Times' - sono i risultati di una serie di esperimenti condotti su decine di cani per due anni sottoponendo gli amici a quattro zampe ad esami di risonanza magnetica cerebrale mentre venivano impartiti segnali diversi. In pratica - spiega Berns - per determinare i 'sentimenti' degli animali non ci si e' basati sui comportamenti degli stessi, ma sull' attivazione di zone della materia grigia, comparando i dati con quanto avviene nelle persone.
La risonanza magnetica ha cosi' evidenziato che i cani di fronte a determinati gesti delle mani - che rappresentavano qualcosa di piacevole in arrivo per l'animale, come il ritorno a casa del padrone - hanno 'attivato' la zona cerebrale chiamata 'nucleo caudato'.
Questa area e' la stessa che si 'illumina' nelle persone in associazione a sentimenti di piacere e gioia in anticipazione di determinati eventi. "La neuroscienza chiama questa similarita' tra cani e persone una 'omologia funzionale' , in questo caso puo' ben essere l'indicazione delle emozioni canine" che rassomigliano a quelle dei bambini, ha scritto Berns.
E' stato stroncato da un infarto. Tra i suoi successi, "'Na canzuncella" e "Liù" ritorno in scena era previsto per il gennaio 2014, al teatro Trianon di Napoli, anche se molti dettagli erano da definire e la notizia non era ancora ufficiale. Gli Alunni del Sole guidati da Paolo Morelli, a 45 anni dal debutto, sarebbero tornati a esibirsi dal vivo.
Paolo Morelli è stato stroncato da un infarto a Roma, mercoledì sera. Alla vigilia di un momento forse decisivo della sua carriera: all'inizio di quest'anno era uscito un cofanetto della band napoletana, mai dimenticata dagli antichi fan e riscoperta nel corso del tempo da nuovi e più giovani ammiratori. Subito dopo, Morelli aveva scritto un brano per Patty Pravo, "Na canzone". Poi ci sarebbe stato il ritorno in concerto, a partire da Napoli. Una nuova fase, insomma, si sarebbe aperta per i discreti ma rigorosi musicisti che avevano messo insieme pop sinfonico, rock progressive e melodia
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il Galileo, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o più notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. […] Via via che salivano, gli emigranti passavano davanti a un tavolino, a cui era seduto l'ufficiale Commissario; il quale li riuniva in gruppi di mezza dozzina, chiamati ranci, inscrivendo i nomi sopra un foglio stampato, che rimetteva al passeggiere più anziano, perché andasse con quello a prendere il mangiare in cucina, all'ore dei pasti. […] Poi le famiglie si separavano: gli uomini da una parte, dall'altra le donne e i ragazzi erano condotti ai loro dormitori. Ed era una pietà veder quelle donne scendere stentatamente per le scalette ripide, e avanzarsi tentoni per quei dormitori vasti e bassi, tra quelle innumerevoli cuccette disposte a piani come i palchi delle bigattiere, […] Finalmente s'udirono gridare i marinai a poppa e a prua ad un tempo: - Chi non è passeggiere, a terra! Queste parole fecero correre un fremito da un capo all'altro del Galileo. In pochi minuti tutti gli estranei discesero, il ponte fu levato, le gomene tolte, la scala alzata: s'udì un fischio, e il piroscafo si cominciò a muovere. Allora delle donne scoppiarono in pianto, dei giovani che ridevano si fecero seri, e si vide qualche uomo barbuto . fino allora impassibile, passarsi una mano sugli occhi. […] Ma lo spettacolo era la terza classe, dove la maggior parte degli emigranti, presi dal mal di mare, giacevano alla rinfusa, buttati attraverso alle panche, in atteggiamento di malati o di morti, coi visi sudici e i capelli rabbuffati, in mezzo a un grande arruffio di coperte e di stracci. […] Anche quelli che non soffrivano avevan l'aria abbattuta, e più l'aspetto di deportati che d'emigranti. Pareva che la prima esperienza della vita inerte e disagiata del bastimento avesse smorzato in quasi tutti il coraggio e le speranze con cui eran partiti e che in quella prostrazione d'animo succeduta all'agitazione della partenza, si fosse ridestato in essi il senso di tutti i dubbi, di tutte le noie e amarezze degli ultimi giorni della loro vita di casa, […] Il Galileo portava mille e seicento passeggeri di terza classe, dei quali più di quattrocento tra donne e bambini. […] Tutti i posti erano occupati. […] tutta la prua […] vasta piazza affollata di passeggeri, che ha lungo i due lati le stalle dei bovi e dei cavalli, le stie dei piccioni e delle galline, le gabbie dei montoni e dei conigli, in fondo il lavatoio a vapore e il macello, di qua i cernieri dell'acqua dolce e gli acquai marini, nel mezzo la casetta dell'osteria e la boccaporta dei dormitori femminili, chiusa da una bizzarra sovrapposizione di tetti vetrati, che servon di sedili alle donne.
EDMONDO DE AMICIS, Sull'oceano, Milano 1889, pp. varie.
Il naufragio avvenuto ieri al largo delle coste di Lampedusa porta alla memoria una delle più grandi tragedie della lunga storia dell'emigrazione del nostro Paese: l'affondamento della Sirio, un triste episodio da cui è stata poi tratta una famosa canzone popolare: "E a bordo cantar si sentivano / tutti alegri del suo destin".
ndiamo per gradi. Il due agosto 1906 sbarca da Genova una nave, la Sirio, carica di migranti italiani che stanchi della fame e della miseria cercano di trovare un futuro migliore dall'altra parte del mondo: in Brasile. Lì, si dice, c'è più fortuna per chi vuole lavorare, soprattutto perché i proprietari terrieri brasiliani hanno bisogno di nuovi schiavi che lavorino nelle grandi piantagioni di canna da zucchero e di caffè.
Non si sa con precisione quante persone salirono su quella nave, perché i grandi armatori preferivano imbarcare quanta più gente possibile per trarne maggiori profitti. Inoltre l'imbarcazione aveva un numero di scialuppe insufficienti, era antiquata e non disponeva dei più elementari sistemi di sicurezza. Il tutto per risparmiare.
Due giorni dopo la tragedia: nel primo pomeriggio la nave sbatte contro degli scogli a Capo Palos, a Cartagena, provocando un'esplosione e una rapida inclinazione dell'imbarcazione. Il tratto, ben noto ai navigatori, era segnalato in tutte le carte nautiche, ma la Sirio era partita da Genova senza carte dettagliate sulle coste spagnole, ma solo con una piccola cartina di rotta.
"Vidi la prua alzarsi, inabissando la poppa - racconterà Felice Serafini, un vicentino che, dopo essersi venduto tutto, era partito con gli otto figli e la moglie Amalia, incinta del nono, per scappare dalla miseria che dilagava in Veneto - Abbiamo sentito un urto violento contro lo scoglio, poi uno scricchiolio prolungato e alla fine un colpo violento come una cannonata. Siamo d'un colpo piombati in acqua. Io venni quasi subito gettato da una forte ondata contro la nave".
Scatta il panico: una parte dell'equipaggio abbandona la nave e scappa con una scialuppa. A bordo rimangono i passeggeri che si contengono a suon di coltelli i giubbotti salvagenti e il posto sulle poche scialuppe che riescono a calare in acqua. Il bilancio ufficiale è di 293 morti, ma sono in realtà molti, molti di più, soprattutto perché non si sa con precisione quante persone erano sulla nave.
In occasione della festa del Santo Patrono di Salerno, San Matteo, ho conosciuto l' UNITALSI.
Grazie all' associazione Cattolica di volontariato, ho potuto seguire la processione del Santo, a cui io, come tutti i salernitani, sono devota. Dal 4 agosto, giorno dell'incidente domestico, rottura del femore e conseguente operazione, sono impedita di camminare. Gentilmente hanno risposto alla mia chiamata per poi venirmi a prendere fin sotto casa e condurmi dinanzi alla chiesa di San Rocco, lungo il percorso della processione .
Il mio grazie sentito e commosso va ai volontari tutti dell'associazione, ma in particolare ad Alessandra Manzoni e al loro Presidente Franco Silvestri, miei generosi e cortesi accompagnatori.
L'UNITALSI è un' di carattere nazionale, fondata nell’anno 1903 per organizzare il trasporto degli ammalati a Lourdes con i cosiddetti "treni bianchi". Nel tempo, l'Associazione ha ampliato il suo raggio d'azione e, attualmente, oltre a continuare ad organizzare pellegrinaggi a Lourdes e ad altri Santuari, Loreto, Pompei, Assisi, Montevergine, in treno, in aereo o in autobus, si occupa di fornire assistenza, durante tutto l'anno, a persone disabili, ammalate, anziane, che versano in condizioni di disagio o anche semplicemente bisognose di compagnia, attraverso l'opera di volontari.
Trattandosi di un'Associazione cattolica, grande attenzione viene prestata alla formazione spirituale degli aderenti, di conseguenza, tutte le attività svolte dagli associati sono costantemente affiancate dall'Assistente e dal Vice-Assistente Ecclesiastico della Sottosezione. Mensilmente, nell'ultima domenica di ogni mese, presso la Sede della Sottosezione Salernitana, gli associati si riuniscono per partecipare all’incontro formativo con il Sacerdote e per organizzare le attività del mese successivo, attività consistenti non solo in pellegrinaggi e ritiri spirituali ma anche in incontri di svago e intrattenimento in favore degli assistiti.
Chiunque abbia voglia di conoscere più approfonditamente l'Associazione può prendere parte ad uno degli incontri periodici che si tengono nell'ultima domenica di ogni mese alle ore 18,00, presso la sede dell’Associazione sita in Salerno, via dei Mercanti, 64, Chiesa di San Rocco, o rivolgersi in Segreteria, ubicata in Salerno, via Antonio Genovesi,48, tel.e fax 089.332247, e-mail:unitalsi.salerno@virgilio.it.
Annualmente, nel periodo antecedente la Pasqua, l'Associazione festeggia la sua Giornata Nazionale, offrendo, a fronte di un piccolo contributo, una simbolica piantina d'ulivo. Il ricavato della raccolta viene integralmente destinato a scopi benefici, quali interventi in favore di ammalati bisognosi che non possono sostenere l’intera spesa del pellegrinaggio o per l’attuazione dei propri Progetti, come l’allestimento di case-famiglia, ecc
Mission
Quella dell'Unitalsi è una “storia di servizio” che dal 1903, anno della sua fondazione, si è sempre alimentata del desiderio di essere uno “strumento” nelle mani di Dio, per portare la speranza dove c'è disperazione, un sorriso dove regna la tristezza.
È una missione semplice che si nutre del desiderio di vivere il Vangelo nella quotidianità, offrendo, ciascuno secondo le proprie possibilità, un contributo fondamentale per costruire una società dove ci sia spazio per la carità. Questa è la nostra missione che si costruisce ogni giorno grazie all'impegno smisurato di quanti abbracciano il cuore della nostra associazione che, partendo dai pellegrinaggi, con l'aiuto della Provvidenza, ha realizzato una serie numerosa di progetti in grado di offrire risposte concrete ai bisogni di ammalati, disabili, persone in difficoltà. Vogliamo essere uno strumento di “carità operativa” e di “carità creativa” nelle mani del Signore. Vogliamo condividere un impegno per costruire la speranza. I molteplici 'Progetti Unitalsi' rappresentano una opportunità per quanti vogliono condividere con noi questa missione di carità, scegliendo l'ambito più vicino alla propria sensibilità e alle proprie attitudini.
La Storia
La storia dell’Unitalsi ha un legame particolare con il Santuario Mariano di Lourdes che, ancora dopo più di cento anni dalla fondazione dell’Associazione, è la meta privilegiata dei propri pellegrinaggi. Era il 1903 quando il fondatore, Giovanni Battista Tomassi, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, partecipò al suo primo pellegrinaggio. Era un ragazzo poco più che ventenne, affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile che lo costringeva in carrozzella da quasi dieci anni; molto sofferente nel corpo e nello spirito per la sua ribellione a Dio e alla Chiesa. Avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, Tomassi chiese di parteciparvi con una precisa intenzione: giungere dinanzi la grotta di Massabielle e, qualora non avesse ottenuto la guarigione, togliersi la vita con un gesto clamoroso. Ma ciò, fortunatamente, non accadde. Davanti alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette, venne colpito dalla presenza dei volontari e dal loro amorevole servizio vedendo quanto la condivisione dei volontari regalava conforto, speranza e serenità ai sofferenti. Al centro della nostra storia c’è, quindi, la carità vissuta come servizio gratuito dagli oltre centomila aderenti, uomini, donne, bambini, sani, ammalati, disabili, senza distinzione di età, cultura, posizione economica, sociale e professionale.
Unitalsi allo stadio
Progetto, realizzato dall’UNITALSI di Salerno, in collaborazione con la Salernitana Calcio 1919 ed il Centro Coordinamento Clubs Granata, e patrocinato dall’Amministrazione Provinciale e dal Comune di Salerno, prevede la partecipazione allo stadio Arechi a cinque partite della Salernitana da parte di alcuni assistiti dell’Associazione, diversamente abili e dai loro accompagnatori, che durante questo percorso saranno affiancati da altrettanti tifosi appartenenti a diversi Clubs Granata. Scopo del Progetto è quello di consentire ai diversamente abili una partecipazione attiva alle partite della loro squadra del cuore con l’aiuto dei tifosi che, lasciate per una volta le curve, ne saranno al fianco per assicurare loro un sano divertimento, coinvolgendoli in cori ed inni e dotandoli di tutto ciò (sciarpe, bandierine, ecc.) che occorre al vero tifoso.
Contatti
Unitalsi - Sottosezione Salernitana
(Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali)
Via A.Genovesi,48 - 84121 - Salerno
(nelle immediate vicinanze della Curia Arcivescovile)
La Segreteria è aperta -aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 11,00 e dalle ore 17,00 alle ore 19,00, oppure contattare i Responsabili di Sottosezione ad uno dei seguenti numeri:
Ecco perché ridere fa bene, una giornata mondiale del sorriso
Tanti studi lo dimostrano, lo smile è il volto della salute
Oggi tristezza al bando, l'imperativo è sorridere e far sorridere gli altri. Ne vale la pena non solo perché lo prescrive il ''World smile day'', la Giornata mondiale del sorriso, ma anche perché molti studi dimostrano che sorridere fa bene alla salute di corpo e psiche.
Come ogni anno, il primo venerdì di ottobre è dedicato al world Smile day, coniato da Harvey Ball, il papà del sorriso più famoso del mondo, lo ''smile'', la faccina sorridente diventata uno dei più celebri emoticon utilizzati in e-mail e sms.
In alcuni ospedali si pratica già la 'geloterapia', la terapia del sorriso. Una ricerca di Ilona Papousek, dell'università austriaca di Graz, mostra ad esempio che sorridere abbassa la pressione del sangue e che potrebbe essere un'ottimo esercizio di riabilitazione dopo ictus: l'esercizio del sorriso risulta molto più efficace contro la pressione alta rispetto ai programmi standard di esercizio fisico prescritti ai pazienti.
Sempre per rimanere in tema di salute cardiovascolare, un altro studio (presentato al convegno dell'American College of Cardiology ad Orlando, in Florida) dimostra che un sorriso fa bene alla circolazione del sangue come una lezione di aerobica perché favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni.
Sorridere, inoltre, migliora l'umore e la resistenza allo stress; fa dimagrire (specie se parliamo di risate fragorose ed energetiche), infatti una ricerca pubblicata sull'International Journal of Obesity ha dimostrato che ridere 15 minuti al giorno può permettere di perdere in un anno oltre due chili. Il suo potere è tale che, ha scoperto Fritz Strack dell'università tedesca di Wurzburg, anche se stampato forzatamente sul viso (per esempio semplicemente tenendo in bocca una penna), un sorriso fa bene comunque. Significa che anche un sorriso finto produce gli stessi effetti benefici di una risata vera.
Ma qual è il segreto del sorriso? Ridere rilassa i muscoli e mette in circolo molecole 'positive' come le endorfine.
L'ANSA si unisce al cordoglio per la tragedia di Lampedusa
A Lampedusa sono tutti chiusi i negozi per il lutto cittadino proclamato con un'ordinanza ieri sera dal sindaco Giusy Nicolini dopo il naufragio che ha provocato la morte di 111 migranti mentre altre decine sarebbero dispersi. Le saracinesche dei bar e delle pasticcerie del corso principale di Lampedusa sono abbassate e i turisti cercano di prendere un caffè ai dispenser lungo la strada. Soltanto un fruttivendolo e un panificio, per ora, sono aperti. "Sì oggi è lutto cittadino, ma l'ordinanza è arrivata ieri sera un pò troppo tardi", dice la titolare di un negozio.
"Il Presidente Enrico Letta, ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale per l'immane tragedia avvenuta all'alba di ieri mattina quando un barcone di migranti è naufragato a circa mezzo miglio dell'Isola dei Conigli al largo di Lampedusa. Inoltre il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha comunicato di aver disposto che oggi sia osservato un minuto di silenzio nelle scuole di ogni ordine e grado". Lo si legge nella nota stampa diffusa al termine del Cdm.
Il naufragio di Lampedusa potrebbe essere la strage più grave dal dopoguerra che si e' verificata nel canale di Sicilia. Visto che i sopravvissuti hanno raccontato di 500 persone a bordo del barcone andato a fuoco e poi affondato e che i superstiti per ora sono 155, il rischio e' che alla fine si possano contare più di 300 morti. Sinora la tragedia più nefasta accertata era la cosiddetta strage della notte di Natale del 1996: in un tragico tentativo di sbarco al largo di Capo Passero, persero la vita 283 clandestini tra pakistani indiani e cingalesi Tamil. Erano stipati su un mercantile che trasportava circa 450 immigrati.
Il cargo si fermò tra Malta e la Sicilia, in attesa dell'arrivo di un'imbarcazione più piccola sulla quale trasbordare i migranti che dovevano raggiungere le coste siracusane. Un sistema adoperato dal racket dei clandestini per ridurre al minimo i rischi e massimizzare i profitti. Ma le cattive condizioni del mare provocarono un incidente: durante l'operazione la nave ''madre'' speronò la carretta che in pochi istanti si inabissò con il suo carico umano. Per molto tempo la tragedia rimase avvolta nel mistero,anche perché i cadaveri degli immigrati rimasero imprigionati dentro il barcone.
Solo alcuni anni dopo le telecamere piazzate su un mini sommergibile, e l'inchiesta di un inviato del quotidiano 'La Repubblica', consentirono di localizzare il relitto e far luce sulla strage. Strage per la quale sono stati condannati a 30 anni di reclusione l'armatore pachistano Ahmed Sheik Turab, che organizzò il viaggio e il libanese El Hallal Youssef, comandante della nave madre. Bilancio pesantissimo anche per un altro naufragio avvenuto il 6 aprile di due anni fa: nella notte un barcone con 300 profughi a bordo provenienti dall'Africa sub-sahariana e partiti dalle coste libiche, si ribaltò nelle acque maltesi, a 39 miglia dalla costa di Lampedusa: se ne salvarono solo 51.I migranti,dopo aver visto il mare gonfiarsi, con un telefono satellitare erano riusciti a chiamare le autorità di Malta, che girarono la segnalazione ai colleghi italiani: ma quando i mezzi di soccorso tentarono di "agganciare" la carretta senza più governo, e che già imbarcava acqua, lanciando una cima, l'imbarcazione si rovesciò. E così si compì la tragedia.