Il 4 ottobre e non poteva essere diversamente, perchè si celebra il Santo più appassionato di animali, Francesco , che parlava agli uccelli e ammansiva i lupi, si è fissata la giornata mondiale dedicata agli animali.
I nostri amici, diversamente umani, ci sono vicini con amore e dedizione noi per un giorno solennemente li vogliamo ringraziare.
Io comincio con "Kora", la splendida Rott, preceduta tanto tempo fa da un'affettuosissima, parimenti ,cagnolina non di razza, di nome Lolita .E' vissuta con noi quasi 18 anni... nei ricordi più belli di famiglia c'è anche lei.
AUGURI A' TUTTI GLI ANIMALI , MA PROPRIO TUTTI, PERCHE' ABBIANO IL RISPETTO CHE SI DEVE AD OGNI ESSERE VIVENTE.
Nel settembre del 2001 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera e nel 2002 gli viene assegnato il Premio Chiara, sempre alla carriera. Nel 2011 gli è stato assegnato il premio Alabarda d'oro alla carriera per la letteratura.
«Altre volte mi hanno chiesto, per esempio, se qualcuno sia mai rimasto vivo nella camera a gas. Era difficilissimo, eppure una volta è rimasta una persona viva. Era un bambino di circa due mesi. All'improvviso, dopo che hanno aperto la porta e messo in funzione i ventilatori per togliere l'odore tremendo del gas e di tutte quelle persone - perché quella morte era molto sofferta - uno di quelli che estraeva i cadaveri ha detto: “Ho sentito un rumore”. Normalmente quando uno muore, dopo un po' finché non si assesta, il corpo ha dentro dell'aria e fa qualche rumore. Abbiamo detto: “Questo poverino, in mezzo a tutti questi morti, comincia a perdere il lume della ragione”. Dopo una decina di minuti ha sentito di nuovo. Abbiamo detto: “Tutti fermi, non vi muovete”, ma non abbiamo sentito niente e abbiamo continuato a lavorare. Quando ha sentito di nuovo, ho detto: “Possibile che senta solo lui? Allora fermiamoci un po' di più e vediamo cosa succede”. Infatti, abbiamo sentito quasi tutti un vagito da lontano. Allora uno di noi sale sui corpi per arrivare laddove veniva il rumore e si ferma dove si sente più forte. Va vicino e, insomma, là c'era la mamma che stava allattando questo bambino. La mamma era morta e il bambino era attaccato al seno della mamma. Finché riusciva a succhiare stava tranquillo. Quando non è arrivato più niente si è messo a piangere - si sa che i bambini piangono quando hanno fame. Il bambino era quindi vivo e noi l'abbiamo preso e portato fuori, ma ormai era condannato. C'era l'SS tutto contento: “Portatelo, portatelo”. Come un cacciatore, era contento di poter prendere il suo fucile ad aria compressa, uno sparo alla bocca e il bambino ha fatto la fine della mamma. Questo è successo una volta in quella camera a gas. Ci sono tanti racconti, ma io non racconto mai cose che hanno visto gli altri e non io.» (Shlomo Venezia )
È scomparso il 1 ottobre, a Roma, all'età di 88 anni
Era un deportato sopravvissuto all'internamento nel campo di concentramentonazista di Auschwitz-Birkenau. Durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando («unità speciali»), squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. Tali squadre venivano periodicamente uccise per mantenere il segreto circa lo svolgimento della «soluzione finale della questione ebraica» (il sistematico sterminio del popolo ebraico). Venezia era uno dei pochi sopravvissuti - l'unico in Italia, una dozzina nel mondo - di queste speciali squadre e ha raccolto le sue memorie in un libro pubblicato nell'ottobre2007 a cura dell'editoreRizzoli dal titolo Sonderkommando Auschwitz.
Shlomo Venezia venne arrestato con la famiglia (composta, oltre a lui, da sua madre, suo fratello e le sue tre sorelle) a Salonicco nell'aprile1944 e deportato presso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, uno dei tre campi principali che componevano il complesso di Auschwitz.[3] Durante la selezione operata dai medici nazisti per separare i deportati considerati abili al lavoro da quelli «inutili», che venivano immediatamente inviati alle camere a gas, Venezia si salvò insieme al fratello, la sorella maggiore (che rivedrà solamente nel 1957) e due cugini. Venezia venne successivamente sottoposto al tipico processo subito dai deportati ad Auschwitz: rasatura, doccia, tatuazione del numero sull'avambraccio sinistro, vestizione con gli abiti da internato. Terminate le operazioni di «inserimento burocratico» Venezia venne rinchiuso in un'apposita ed isolata sezione del campo per passare il periodo di «quarantena» di 40 giorni, che avrebbe dovuto impedire - secondo le autorità tedesche del campo - la diffusione di epidemie all'interno del lager.
Dopo solo 20 giorni di «quarantena» Venezia fu assegnato al Sonderkommando di uno dei grandi crematori di Birkenau, composto principalmente da giovani prigionieri di robusta costituzione ed in buone condizioni fisiche, a causa dello sforzo fisico richiesto dal lavoro: l'eliminazione delle «prove» di quello che stava avvenendo.
Come ebbe a dire Primo Levi - deportato presso il campo di Monowitz e autore di Se questo è un uomo - l'istituzione di queste squadre speciali rappresentò il più grave crimine del nazionalsocialismo, perché le SS cercarono attraverso il Sonderkommando di scaricare (o quantomeno condividere) il crimine sulle vittime stesse.
Shlomo Venezia, solo dopo più di quarant'anni dalla fine della tragica esperienza del Lager, divenne tra i più importanti portavoce della tragedia dell'Olocausto. La dura realtà vissuta nel Sonderkommando lo portò ad una grave sofferenza interiore e ad un silenzio atroce, perché non era stato creduto, perché nessuno voleva ascoltare gli ex deportati (come raccontano la vicenda editoriale di "Se questo è un uomo" di Primo Levi o la testimonianza di Settimia Spizzichino nel suo "Gli anni rubati") ed anche per il senso di colpa tremendo, che caratterizzò la vita dei pochi sopravvissuti ed in particolare per il lavoro da lui svolto nel Lager. Il dovere della memoria lo ha portato dapprima a superare il silenzio - nella metà degli anni Novanta - cominciando a raccontare in pubblico, e soprattutto ai più giovani, quanto aveva sofferto fino ad arrivare alla pubblicazione di "Sonderkommando Auschwitz
Oggi è l'onomastico di questa fantastica bambina, ne sono l'orgogliosa prozia.
Promette bene, se per giocattolo ha tra le mani un libro, ma io per adesso non gliene regalerò. Ogni cosa a suo tempo, anche se Angela è tentezialmente precoce. Gioca più che puoi, mia piccolina e per te te tutta la felicità che vuoi.
Ricevo da Mario Mastrangelo, poeta ed ex alunno del liceo De Sanctis, il ricordo dell'Istituto , che pubblico, a compimento del cinquantesimo dalla sua nascita, nella città di Salerno.
“Sono stato allievo del Liceo De Sanctis di Salerno fin dalla nascita. Del liceo, s’intende” dicevo spiritoso, con gli amici più giovani, a mezzo di quegli anni Sessanta, che sarebbero entrrati nella leggenda prima che nella storia.
Nascita che avvenne il 1° di ottobre del 1962, esattamente cinquant’anni fa.
Nascita che si realizzò per scissione (come per i protozoi) dal corpo solenne del glorioso Liceo Tasso, che conservò per sé solo le prime sezioni (dalla A alla F) affidando quelle successive ad una scuola di nuova formazione, collocata in un palazzo per civili abitazioni, a via Alfredo Capone, rione Calcedonia, periferia quindi.
Non ho documenti e fotografie che mi aiutino a ricordare, né ho vicino compagni che mi diano una mano a ritrovare fatti, nomi, sapori di quei tempi.
Mi affido solo alla mia memoria, sapendo che dopo cinquant’anni può essere fallace.
Il Liceo De Sanctis nacque ad ottobre, ma solo nel corso dell’anno scolastico fu intitolato all’illustre critico letterario irpino. In una vivace riunione del Collegio dei docenti gli furono invano opposti i nomi del vescovo Alfano I e di Masuccio Salernitano.
Il primo preside fu Domenico Mancini. Dei professori presenti fin dalla prima ora, ricordo Francesco Franco (italiano), Alessandro Pinto (filosofia), Oricchio, Peduto, Vassallo, Di Leo…
E mi scuso per le tante inevitabili omissioni.
Io frequentai, in quell’anno di inizio, il 1962/63, la prima D, classe mista, numerosa. Delle ragazze (che portavano un castigato grembiule nero) ricordo Mariolina Gambardella, Felicetta Perrotta, Maria Rosaria Manchia (la prima della classe), Raffaella Ferraiolo, Anna De Concilio, Adriana Bianco, Laura Cascone, Maria Rosaria Varone; dei ragazzi, Antonio Calabrese, Riccardo Falco, Canio Videtta, Pasqualino Franco, Pietro Rinaldi…
Della maggior parte di loro non ho avuto più notizie. Sono rimasti per me – dopo cinquant’anni – seduti e (chi più - chi meno- attenti nel legno scarabocchiato di quei vecchi banchi.)
Questo mio ricordo è perché l’anniversario va sottolineato e le cinquanta candeline per una delle più valide e moderne scuole della nostra città vanno spente in un’aura di allegria, d’augurio, d’orgoglio e di commozione.
Affido anche a FB questi mie ricordi, perché le persone nominate nello scritto siano ricordate, celebrate e – ove possibile – ritrovate.
E perché per un poco riviva, in quanti erano presenti alla nascita di quel nuovo liceo, una stagione irripetibile, densa di aspettative, odorosa di giovinezza.
Mario Mastrangelo (allievo del Liceo De Sanctis di Salerno, fin dalla nascita)
presso il circolo ARCI Mumble Rumble di Via Loria
Festa Inaugurale delle attività 2012 - 2013
Progetto:Danzare Insieme...
Tradizioni in Movimento
2012-2013
Come da cinque anni , ripartono gli appuntamenti all'insegna della musica e delle danze popolari.
Dopo quattro anni di incontri, sulla base del favorevole riscontro registrato, ai consolidati laboratori sulle danze e percussioni popolari, si aggiungeranno percorsi specifici di approfondimento e le attività saranno estese anche ai più piccini.
Alla presentazione dei nuovi laboratori e dei nuovi progetti in divenire si accompagnerà l'esibizione dal vivo del gruppo di musica popolare FragOrìo.
La serata inaugurale è dedicata ai partecipanti delle precedenti edizioni, che hanno contribuito con il loro entusiasmo a far crescere e a consolidare il progetto, ai nuovi interessati e a tutti coloro che hanno voglia di prendere parte a un percorso di riscoperta e riflessione sulle tradizioni delle nostre terre nel tentativo di riattualizzarle e renderle parte della vita quotidiana.
Rinnovare l’interesse verso gli strumenti tradizionali e creare occasioni di scambio e crescita comune sono parte integrante del progetto. Una nuova partenza, una nuova scommessa.
Tutte le attività programmate sono organizzate dall’Associazione Daltrocanto in collaborazione con il Circolo ARCI Mumble Rumble di Salerno.
L’ingresso alla festa è libero e gratuito
per info: 328 8596778 - 328 7254831
Mumble Rumble via Loria, 35 Salerno
per info: 328 85 967 78 - 328 72 548 31
In ebraico la parola Mikvè sta ad indicare la vasca sacra in cui avviene l’immersione del cristiano per ricevere il battesimo. L’acqua per l’essere umano, è simbolo di innumerevoli metafore, ed anche qui è simbolo di purificazione dell’anima, di distaccamento dal “caos terreno”, di maternità e di rinascita. Come la fenice rinasce dalle sue ceneri, così l’essere umano, tramite l’ immersione, rinasce a vita nuova.
L‘acqua è simbolo del grembo materno. Come un giorno la terra emerse dalle acque per l’opera creatrice di Dio, e come ogni bambino esce dalle acque amniotiche per vedere la luce, così la completa immersione ripete simbolicamente il processo di rinascita. L’acqua ti isola e ti separa dal mondo della superficie, ti permette di fluttuare in un universo parallelo, tra cielo e terra, senza gravità, senza pesantezza, ed ascoltare solo i tuoi pensieri ed il battito del tuo cuore.
E’ un atto di coraggio buttarsi, ed ancora di più risalire, non sapendo cosa ti aspetta; di sicuro il mondo lo vedrai in modo diverso, perché tu sei diverso. Ogni momento è il punto di confine fra un passato che non è più ed un futuro che non è ancora; è quel presente in cui si concentrano tutte le potenzialità della nostra vita. E quel momento non fa più parte del tempo, ma si unisce a Colui che è al di là del tempo, al di sopra della distesa formatasi fra le acque nel giorno della Creazione.
Francesca Massa
La mostra sarà aperta dalla presentazione della Critica d'Arte Antonella Nigro.
Le opere saranno esposte per tutto il mese di Ottobre.