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giovedì 24 settembre 2026

"La mia amicizia con Joyce Lussu" della Prof Dina Franciulli è il racconto vivo e intenso di un legame umano e intellettuale

   


di Maria Serritiello

Ho letto il libro e questa la mia recensione


Io e Dina Franciulli siamo amiche da più di 40 anni, so bene come tratta l’amicizia e come si prodiga perché la qualità del sentimento amicale sia di buona fattura. Nessuna meraviglia, perciò, nell’aver tra le mani “La mia amicizia con Joyce Lussu”, il libro da lei scritto e pubblicato a marzo 2026, per conto di Andrea Livi editore in Fermo e ad avere conferma, ancora una volta.

Ad intraprendere il viaggio, perché di questo si tratta, indicato dalla copertina sanguigna e dall’immagine di una lussuosa carrozza ferroviaria, con due donne eleganti sedute in conversazione, si ha l’immediata percezione che scopriremo, andando avanti nella lettura, oltre a tanto altro, il sentimento devoto del sapere di due donne: Joyce e Dina.

Diciamolo subito che Joyce, l’eccezionale donna della cultura mondiale, Sibilla e Strega, è un’icona per studiosi convinti e per quell’ insieme di curiosi del sapere, ma sconosciuta al grande pubblico, ahimè!

“…La mia esperienza con te, quella di una sintonia reciproca, speciale: la nostra alleanza, la nostra profonda amicizia…”

Queste le parole di Dina, per la grande maestra, nell’incipit, così come le innumerevoli ore trascorse a discettare, ad immergersi nelle profonde radici del sapere, scoprirne altre ed a progettare collaborazioni. Pensa finanche di comprare una parte di villa di casa Salvadori a San Tommaso, messa in vendita da Clement, nipote della scrittrice.                       

Ecco, Dina in Joyce ha trovato il mentore, l’alter ego, il contraltare dei suoi pensieri più reconditi e conoscendola, si materializzano facilmente, dinanzi ai miei occhi, le loro figure, avvolte in candidi scialli, vicino al grande camino, a parlare fitto, fitto. E di cose se ne sono dette…

 

È il percorso nel tempo, di ciò che Joyce le ha mostrato in cose, luoghi, persone e come lei stessa dice tutto ciò che le ha cambiato la vita, “…sollevando incertezze di approccio critico nei confronti di una formazione, seppur solida rimaneva d’impronta accademico/borghese monoculturale…”

Il libro, oltre ad essere un devoto e dovuto omaggio rivolto alla preziosa amica, è un dialogo della scrittrice con sé stessa, è quel desiderio nascosto di esternare tutto ciò che ha dentro e di presentarsi, finalmente, così com’è.

La via fissata, in questo prezioso scritto di 182 pagine, comprese le appendici, è lastricata di luoghi, di aneddoti, conoscenze, di frequentazioni, di tenerezze, di poesie, di viaggi e di racconti per le Cicce, le sue adorate nipoti, quasi certamente un felice surrogato di maternità.

Fa capolino, nelle pagine di questa preziosa raccolta, anche il buon Alferio, la solida figura affettiva, il compagno-marito di Dina, che con la sua bravura in cucina si era guadagnato da Joyce la stima di chi, uomo, aveva la stessa cura e preferenza di un’azione del tutto al femminile.

Negli affetti Joyce era molto riservata, le sue intime ansie, le incertezze, le inquietudini, l’infinita dolcezza nel ricordare Emilio, l’amato marito, erano sempre manifestate con riserbo, il riguardo dovuto chi le ha dato la completezza di donna e di artista.

“Trent’anni, mio compagno, trent’anni

Le nostre vite sono intrecciate

Come vimini al canestro…”

E quanta tenerezza per suo figlio Giovanni e che similitudine per lui con il roseo creato, ma già paventa il distacco e ne resta spaventata

“piedini che non avete mai camminato

  morbidi come uccelletti implumi nel nido tiepido

  rosei come l’aurora

  Piedini che non avete camminato ancora

  dove porterete il mio figliolo?”

 Sì, gli affetti familiari, così importanti per l’anima sua, bella e desiderosa di condividere amore.

Anche Dina, ugualmente a Joice, c’è ulteriore concordia nel condividere amore e conoscenza con le sue tenere nipoti, l’albero di gelso, per esempio e la sua funzione di nutrimento di sapere.

“C’era na vota, nu sorece e na carota. Se mettèro rota rota… ‘U vvuò sente ‘nata vota?

Di Joyce, Dina ci ricorda la sua eleganza informale, ma allo stesso tempo civettuola, quel tanto che basta per dare il tocco personale alla sua femminilità, parliamo delle sue scarpette basse, le comodissime cinesine, dei suoi pettinini vari e colorati per trattenere i capelli candidi, dei suoi magnifici scialli in cui si avvolgeva tutta.

Con Joyce, Dina ha viaggiato, coordinate fattive esperienze a scuola, conosciuto personaggi, uno fra tutti, Vittorio Foa, rivangato il passato, riletto libri, fruito l’arte, ascoltato musica, la scelta trama del tempo trascorso. Una vastità di emozioni, un’estensione del proprio io, al pari teso a corde di un arco.

Che bella la vita se la vivi così!!

Vittorio Foa, una lunga amicizia con Joyce, la condivisione dell’opposizione al Fascismo, l’esilio, la guerra, per Lui, oppositore al Regime ed ebreo, sette anni di durissima prigionia, la Resistenza. A quell’incontro ne seguirono altri con gli studenti di Dina che portava avanti nel Liceo Virgilio di Roma, la Metodologia della Storia.

“Non c’è nulla di eroico in guerra. Non c’è nulla di eroico di morire soli nel fango di una trincea” dice Vittorio Foa

Partecipazione e lacrime dei ragazzi in ascolto.

“Non che è vero che i giovani non amino la storia. Il fatto è che bisogna sapergliela raccontare, con Chiarezza ed Onestà. Saper leggere gli eventi nella loro essenzialità e con essi fare i conti, senza mezzi termini” Joyce Lussu

Padre, Padrone, Padreterno, Tradurre poesia, Fronti e frontiere sul finire degli anni ’60, Dina, attraverso la lettura di questo saggio, incontra per la prima volta la scrittrice partigiana e sarà per sempre.

*mi piace sviscerare (N.D.) l’idea centrale di questo saggio che ha tanto dato alla causa del Femminismo, quasi dimenticato dalle giovani donne attuali o considerato gratis.

  • La triade del potere: Il Padre (La famiglia): L'istituzione patriarcale che confina la donna al ruolo di fattrice di figli (proprietà del marito) e custode della casa.
  • Il Padrone (L'economia): Il sistema di sfruttamento economico (dallo schiavismo al capitalismo) che estrae valore dal lavoro non pagato o sottopagato delle donne.
  • Il Padreterno (La religione): Le strutture religiose e ideologiche che hanno storicamente legittimato la superiorità maschile, fornendo una giustificazione divina alla subordinazione della donna.

Che illuminazione per la giovane Dina, l’allure che non si spegnerà più!

 

Nelle pagine, poi, si susseguono tanti usi pignoli di Joyce che Dina annota con puntigliosità notarile: la collocazione degli oggetti, le sciarpe, le scarpe, le borse, la moka, le tisane, il caffè, sempre allo stesso posto ed il ripetersi di poesie a memoria. Vezzi? Macché esercizi per mantenere viva la mente. Negli anni di Joyce, Dina conosce, collabora e propaga nei suoi alunni conoscenze, in piena sintonia culturale: Teresa Lapis, Anna Fresu, Annio Stasi, Mimma De Leo, Sara Zanghì, Mimmo Franzinelli, Pietro Altieri, Aureliano Amadei, Camilla Cocchi, Valeria Peraizza, Lorenzo Briotti, Filippo Trojano.

Un prezioso patrimonio accumulato, spendibile e ricordevole per gli anni meno effervescenti del poi inevitabile.

 

Te lo ricordi il ’68? Eccome Dina, all’istante sono tornata là dove non mi sono più mossa, così il programma di vita è stato scelto per immetterlo nella scuola da rinnovare, nella didattica da applicare, nella musica da preferire, nel cinema da vedere, nel teatro da scegliere, nei viaggi da affrontare, nelle mostre da fruire. La vita cambiata da un bel viaggio nel sapere…

Grazie per questa tua conoscenza di Joyce condivisa e parafrasando il titolo del tuo libro

              “La mia amicizia con Dina Franciulli”

Ci può stare…

Maria Serritiello





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