Pagine

venerdì 11 marzo 2011

La cappella degli Scrovegni di Padova



La Cappella degli Scrovegni, sita nel centro storico di Padova, ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto dei primi del XIV secolo, considerato uno dei capolavori dell'arte occidentale

Intitolata a Santa Maria della Carità, la cappella fu fatta costruire ed affrescare tra il 1303 e i primi mesi del 1305 - a beneficio della sua famiglia e dell'intera popolazione padovana - da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere padovano, che nel febbraio del 1300 aveva acquistato l'intera area dell'antica arena romana di Padova e vi eresse un sontuoso palazzo, di cui la Cappella era l'oratorio privato e il futuro mausoleo della famiglia. Enrico incaricò di affrescare la cappella il fiorentino Giotto, il quale, dopo aver lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, era a Padova chiamato dai frati minori conventuali a dipingere nella loro Basilica di Sant'Antonio.

Le pareti dell'oratorio sono lisce, senza nervature, perfette per la stesura di affreschi, mentre il soffitto è coperto da una volta a botte; opposta all'entrata si apre una parete con un coretto. Giotto stese gli affreschi su tutta la superficie, organizzati in quattro fasce dove sono composti i pannelli con le storie vere e proprie dei personaggi principali divisi da cornici geometriche.

Giotto dipinse, dividendolo in 40 scene, un ciclo incentrato sul tema della salvezza. Si parte dalla lunetta in alto sull'arco trionfale, dove Dio avvia la riconciliazione con l'uomo, si prosegue sul registro più alto della parete nord con le storie di Gioacchino ed Anna e si continua sulla parete opposta con le storie di Maria, dalla nascita allo sposalizio con Giuseppe. Si torna sull'arco trionfale con la scena dell'Annunciazione e il riquadro della Visitazione. A questo punto sul secondo registro della parete nord iniziano le storie della vicenda terrena di Gesù, che si svolgono lungo i due registri centrali delle pareti, con un passaggio sull'arco triofale nel riquadro del Tradimento di Giuda. L'ultimo riquadro presenta la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli (Pentecoste). Subito sotto inizia il percorso del quarto registro, costituito da quattordici allegorie monocrome, alternate a specchiature in finto marmo, che simboleggiano i Vizi e le Virtù.

L'ultima scena, che occupa l'intera controfacciata rappresenta il Giudizio Universale e la visione del Paradiso. Chiude il tutto la volta con stelle a otto punte su un cielo blu, colore simbolo della sapienza divina. Due tondi rappresentano La Madonna con il bambino e il Cristo benedicente. Otto profeti (sette neviìm dell'Antico Testamento e Giovanni Battista) fanno loro corona.

Sull'altare della cappella si ergono le tre statue rappresentanti la Madonna con Bambino e due Angeli, opera insigne di Giovanni Pisano, lo scultore più celebre della sua epoca, chiamato da Enrico Scrovegni a compiere questo mirabile capolavoro

L'esterno della cappella si presenta come una costruzione - più volte modificata nel corso dei secoli - con mattoni a vista e tetto a due falde.






'Il pittore e la modella. Da Canova a Picasso'




'Il pittore e la modella. Da Canova a Picasso'

Treviso, Casa dei Carraresi

13 novembre 2010 - 17 aprile 2011

Van Gogh, Picasso, Renoir, Warhol, Munch
Ca’ dei Carraresi accoglie le loro "modelle

Per la prima volta in Italia, una grande mostra dedicata a uno tra i più affascinanti argomenti che si intrecciano con la storia dell’arte: il pittore e la modella.

L’esposizione intende rifare il percorso che ha portato la donna, modella per artisti, dall’anonimato e quindi dai margini della società e dalla cultura, al centro dell’attenzione dei pittori e della vita artistica europea, a partire dall’epoca neoclassica fino agli anni ‘60 del Novecento. Questo itinerario consente di ripercorrere la storia dell’arte europea dell’800 e del ‘900 con un particolare taglio storico-critico, osservando come sia mutato lo sguardo degli artisti e la loro stessa percezione del mondo.
Se Canova entra, per così dire, in punta di piedi nello spazio riservato della “modella”, sono i pittori romantici a dichiarare apertamente che la vita privata deve avere un posto di primo piano nella vita e nell’opera dell’artista, agganciandosi così al mito di Raffaello e della Fornarina che diventa un motivo ricorrente e spiana a riprese ben più motivate e di carattere più realistico. L’itinerario della mostra accompagna così il visitatore negli spazi dell’atelier che si aprono all’occhio curioso e a volte anche indiscreto di chi intende avvicinarsi alla vita degli artisti e del mondo femminile che ruota attorno a loro.
Un peso rilevante nel percorso espositivo è dedicato, ovviamente, a Picasso, il pittore che più di ogni altro ha trattato il tema, durante tutta la sua attività. Dipinti e incisioni in gran numero attestano l’interesse di Picasso, dalla Suite Vollard negli anni ‘30 fino agli anni ‘50 e primi ‘60 quando l’artista ha avviato il grande ciclo Le peintre et son modele, a partire dal confronto con Le déjeuner sur l’herbe di Manet, di cui saranno esposti alcuni esempi importanti accanto alle prove grafiche.



Carnevale di Cento


FOTO MARIA SERRITIELLO

Il Carnevale di Cento è una manifestazione che si svolge nella città di Cento, in provincia di Ferrara.

Il Carnevale a Cento ha origini antiche, come dimostrano alcuni affreschi del pittore seicentesco Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Dal 1990 la manifestazione è diventata un evento folkloristico importante, grazie al gemellaggio con il Carnevale di Rio de Janeiro dove per alcuni anni sfilavano maschere del carro vincitore dell'edizione precedente e alla costante presenza di personaggi dello spettacolo italiano e internazionale

Da diversi anni sono sei le società carnevalesche che si sfidano al carnevale di Cento. Attualmente le società che prendono parte al carnevale sono:

I Ragazzi del Guercino;
Toponi;
Mazalora;
Riscatto;
Ribelli;
Risveglio

Il Carnevale impegna solitamente le cinque domeniche precedenti la quaresima. La sfilata ha inizio nel primo pomeriggio. I carri di carnevale compiono due giri del percorso accompagnati dalla musica e da un gruppo di figuranti in maschera impegnati nelle coreografie. Peculiare è il ricco gettito di gonfiabili e coriandoli lanciato da ogni carro agli spettatori. In Piazza Guercino è allestito un palcoscenico, dove il Patron del Carnevale presenta la manifestazione sempre accompagnato da volti noti del mondo dello spettacolo.

La terza domenica, solitamente, le società preparano una sorpresa coreografica da esibire in piazza. L'ultima domenica avviene la proclamazione della classifica e la premiazione della società vincitrice. A Cento è assegnato anche un trofeo per il gettito e uno per i costumi, l'animazione e musica. All'ultima parata segue tradizionalmente il rogo della maschera locale "Tasi" accompagnato da uno spettacolo pirotecnico.

Il carnevale di Cento è conosciuto per la grande abilità dei suoi carristi nel comporre e assemblare i loro carri, con maschere acquistate da altri carnevali italiani, in particolare dal Carnevale di Viareggio



Il Carnevale di Venezia


(foto Maria Serritiello)


Il Carnevale di Venezia è uno dei più conosciuti ed apprezzati carnevali del mondo

Le sue origini sono molto antiche: la prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta. L’istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell’antica Roma, di concedere alla popolazione, e soprattutto ai ceti più umili, un breve periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.

Attraverso l’anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Evidentemente tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica di Venezia, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini.

Indossando maschere e costumi era possibile celare totalmente la propria identità e si annullava in questo modo ogni forma di appartenenza personale a classi sociali, sesso, religione. Ognuno poteva stabilire atteggiamenti e comportamenti in base ai nuovi costumi ed alle mutate sembianze. Per questo motivo, il saluto che risuonava di continuo nell’atto di incrociare un nuovo "personaggio" era semplicemente Buongiorno signora maschera

Con l’usanza sempre più diffusa dei travestimenti per il Carnevale, a Venezia nacque dal nulla e si sviluppò gradualmente un vero e proprio commercio di maschere e costumi. A partire dal 1271, vi sono notizie di produzione di maschere, scuole e tecniche per la loro realizzazione. Cominciarono ad essere prodotti gli strumenti per la lavorazione specifica dei materiali quali argilla, cartapesta, gesso e garza. Dopo la fase di fabbricazione dei modelli, si terminava l’opera colorandola e arricchendola di particolari come disegni, ricami, perline, piumaggi e quant’altro. I cosiddetti mascareri, che divennero veri e propri artigiani realizzando maschere di fogge e fatture sempre più ricche e sofisticate, vennero riconosciuti ufficialmente come mestiere con uno statuto del 10 aprile 1436, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia

Uno dei travestimenti più comuni nel Carnevale antico, soprattutto a partire dal XVIII secolo, rimasto in voga ed indossato anche nel Carnevale moderno, è sicuramente la Bauta (da pronunciarsi con l'accento sulla u). Questa figura, prettamente veneziana ed indossata sia dagli uomini che dalle donne, è costituita da una particolare maschera bianca denominata larva sotto ad un tricorno nero e completata da un avvolgente mantello scuro chiamato tabarro. La bauta era utilizzata diffusamente durante il periodo del Carnevale, ma anche a teatro, in altre feste, negli incontri galanti ed ogni qualvolta si desiderasse la libertà di corteggiare od essere corteggiati, garantendosi reciprocamente il totale anonimato. A questo scopo la particolare forma della maschera sul volto assicurava la possibilità di bere e mangiare senza doverla togliere

Un altro costume tipico di quei tempi era la Gnaga, semplice travestimento da donna per gli uomini, facile da realizzare e d’uso piuttosto comune. Era costituito da indumenti femminili di uso comune e da una maschera con le sembianze da gatta, accompagnati da una cesta al braccio che solitamente conteneva un gattino. Il personaggio si atteggiava da donnina popolana, emettendo suoni striduli e miagolii beffardi. Interpretava talvolta le vesti di balia, accompagnata da altri uomini a loro volta vestiti da bambini

Molte donne invece, indossavano un travestimento chiamato Moretta, costituito da una piccola maschera di velluto scuro, indossata con un delicato cappellino e con degli indumenti e delle velature raffinate. La Moretta era un travestimento muto, poiché la maschera doveva reggersi sul volto tenendo in bocca un bottone interno (e per questo motivo chiamata anche servetta muta).

Durante il Carnevale le attività e gli affari dei veneziani passavano in secondo piano, ed essi concedevano molto del loro tempo a festeggiamenti, burle, divertimenti e spettacoli che venivano allestiti in tutta la città, soprattutto in Piazza San Marco, lungo la Riva degli Schiavoni e in tutti i maggiori campi di Venezia

sabato 5 marzo 2011

La Compagnia Daltrocanto, l’8 marzo, al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra


DI MARIA SERRITIELLO

Il prossimo 8 marzo, a Ginevra, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, (abbreviato- UNCTAD), per la prima volta, nel palazzo dell’ONU, celebra la ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna e a far da colonna sonora, al cocktail di gala, previsto per le 18, saranno i brani caratteristici della tradizione musicale campana. Infatti ad esibirsi, al cospetto dei rappresentanti internazionali, saranno i musicisti della “Compagnia Daltrocanto”, formazione salernitana che si caratterizza per il suo personale ed originale modo di rileggere la musica popolare tradizionale, alla luce di sonorità nuove ed attuali.

La formazione musicale valorizza, per le sue sonorità, strumenti tipici come la zampogna e la ciaramella, non tralasciando, per altro, una coinvolgente interazione con gli altri, delle diverse aree geografiche e musicali, quali : chitarra classica, bouzouki greco e irlandese, basso elettrico, tammorra e tamburello.

Dopo l’apertura del Concerto dell’Epifania di Rai 1 e la partecipazione alla BIT di Milano, giunge, attraverso l’invito di Ginevra, un altro significativo riconoscimento per la Compagnia Daltrocanto, che si apre al panorama internazionale, esportando la cultura musicale delle nostre terre.


Nel sito: http://www.daltrocantoweb.org dell’Associazione Daltrocanto si legge “Il gusto visibile di suonare insieme, nasce prima di tutto dal riannodarsi di antichi legami di amicizia e dal crearne sempre nuovi.
Un crocevia di generazioni e anime musicali in sorprendente e complice equilibrio. Un continuo e intrigante work in progress per non annoiarsi, e annoiare, mai. Ed ecco la meticolosa accordatura della zampogna, le note impossibili della ciaramella, il bouzouki irlandese, nella Montemaranese.
la preziosa chitarra battente di Pasquale Scala e i tamburi 'e “zi' Franco”,
le zampogne e le ciaramelle di Antonio Forastiero, Carmine Carbone e Pietro Carucci e l 'interminabile rituale di vestizione delle danzatrici, più lungo della Quaresima, che speri finisca prima dell'alba.
Il ritrovarsi oltre il palco con nuove idee per altri progetti.
Le appassionate discussioni sulla tradizione: la mia, la tua, di ieri, di oggi, quella che mi appartiene, quella nella quale non mi riconosco, quella che...
"Polvere di stelle" e "torta di Managua" - a volte anche struffolo o pastiera - ma quando senti "popolo del sud, popolo di emigranti" sai che un'altra serata è finita e che è già tempo di pensare alla prossima. Una piccola carovana di musicisti, amici e affini mossa dal piacere di stare insieme”.

La carovana Daltrocanto, l’otto marzo e ci piace anche la data, varca il confine, con essa, verso l’Europa, valica anche la città di Salerno.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu

venerdì 4 marzo 2011

A Ginevra l'8 marzo Antonio D'altrocanto Giordano e le sue zampogne


8 marzo "Festa della Donna"


Per la prima volta l'UNCTAD, a Ginevra, festeggia l'8 marzo e Salerno sarà presente alla celebrazione con Antonio Giordano e la compagnia Daltrocanto. Attraverso il suono appassionato delle zampogne di Antonio Giordano, dei bravi musicisti,cantanti e suonatori di tammorra della compagnia, la nostra città viene esportata in Europa. Più che mai Salerno europea, grazie ai nostri bravi musicisti.

La "Compagnia Daltrocanto"
"Cocktail" Giornata internazionale della donna
Palazzo delle Nazioni Unite
8 marzo ore 18.00
Ginevra

Scheda informativa- Compagnia Daltrocanto


Il gusto visibile di suonare insieme, che nasce prima di tutto dal riannodarsi di antichi legami di amicizia e dal crearne sempre nuovi.

Un crocevia di generazioni e anime musicali in sorprendente e complice equilibrio.

Un continuo e intrigante work in progress per non annoiarsi, e annoiare, mai.

La meticolosa accordatura della zampogna, le note impossibili della ciaramella, il bouzouki irlandese nella Montemaranese.

La preziosa chitarra battente di Pasquale Scala e i tamburi 'e zi' Franco.

Le zampogne e le ciaramelle di Antonio Forastiero, Carmine Carbone e Pietro Carucci.

L'interminabile rituale di vestizione delle danzatrici, più lungo della Quaresima, che speri finisca prima dell'alba.

Il concerto che non può non concludersi a tavola - vegetariana e gluten free - e fatalmente "a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie", come canta Guccini.

Foto e video in quantità industriali - qualcuna, alla fine, sarà buona...forse - "ma stasera chi fa le riprese?".

Il ritrovarsi oltre il palco con nuove idee per altri progetti.

Le appassionate discussioni sulla tradizione: la mia, la tua, di ieri, di oggi, quella che mi appartiene, quella nella quale non mi riconosco, quella che...

"Polvere di stelle" e "torta di Managua" - a volte anche struffolo o pastiera - ma quando senti "popolo del sud, popolo di emigranti" sai che un'altra serata è finita e che è già tempo di pensare alla prossima.

Una piccola carovana di musicisti, amici e affini mossa dal piacere di stare insieme, con la leggerezza dell'intesa, la curiosità dell'incontro e qualche salutare incazzatura


PAOLO APOLITO "LA ZAMPOGNA NEL MITO E NELLA TRADIZIONE"

"La Zampogna e la ciaramella sono strumenti di grande cultura. Se essi scompariranno non sarà perchè troppo primitivi rispetto al contemporaneo, ma perchè troppo complessi e difficili in un'epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti. Costruire una zampogna, suonarla, conservarla implica capacità tecniche e sensibilità ormai quasi impossibili da coltivare, conservare e trasmettere. La tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualità come risorsa umana; tutto viene delegato a procedure automatizzate esterne all'uomo. La zampogna invece obbliga ad una coordinazione mano - corpo - orecchio - sensibilità percettiva - intelligenza che oggi è estremamente rara come risorsa umana. Allora essa ci ricorda l'impoverimento di umanità a cui siamo sottoposti."

Paolo Apolito
da: La zampogna nel mito e nella tradizione

Tradizioni in movimento.Parte un progetto da Salerno per la Provincia




Il progetto rientra in “Bandi di idee 2010 – Volontariato in … movimento – Sodalis CSVS

IL PROGETTO


La musica popolare nel rappresentare la cultura e le tradizioni dei popoli, muta al mutare delle stesse, seguendone le trasformazioni in un continuo movimento:
E’ in movimento, oggetto di continua evoluzione e riscrittura da parte di nuove generazioni di interpreti (artigiani, cantori, musicisti e danzatori); VIVE del movimento stesso delle persone che ne sono portatrici, dal nord al sud come da e verso l’Italia; GENERA movimento spingendo le persone a incontrarla nei luoghi dove nasce, negli eventi dove si esprime; USA il movimento per diffondersi, esce dai contesti di origine per proporsi in ambiti più vasti, raggiunge una platea prima inimmaginabile utilizzando tecnologie “improprie” (amplificazione nei concerti, studi di registrazione) o viaggiando attraverso internet e i social network.
Un movimento avvolgente e inclusivo di generazioni, umanità e culture diverse che si fa ponte senza timore verso l’altro in un consapevole interscambio relazionale, vero antidoto all'intolleranza, all'emarginazione e al razzismo.

LA RETE

L’Associazione Daltrocanto ha il centro dei suoi interessi nella musica, che viene intesa - per la sua particolare capacità di superare ogni barriera sociale, culturale o linguistica - come un prezioso strumento di dialogo interculturale e di crescita sociale. www.daltrocantoweb.org

Il Circolo Arci Mumble Rumble nasce oltre vent’anni fa dall’iniziativa di un gruppo di giovani musicisti convinti che ascoltare e, soprattutto, fare musica non dovesse essere esclusiva di una elite ma patrimonio di tutti, senza distinzione alcuna. mumblerumblemusichall

Cycling Salerno - FIAB è un’associazione ambientalista che ha tra le altre sue finalità la promozione della bicicletta come mezzo per la pratica di un turismo dolce, consapevole e rispettoso dell’ambiente. www.cyclingsalerno.it

Il Comune di Rofrano nel 2009 è entrato nel club dei Comuni virtuosi Comieco e si è laureato, per la settima volta consecutiva, Comune Riciclone. sito web: www.comune.rofrano.sa.it

Sodalis Centro Servizi per il Volontariato Salerno sostiene e qualifica l’attività del volontariato, lavora in favore e a fianco delle associazioni di volontariato, ispirandosi ai valori della gratuità, della reciprocità e dell’agire solidale. www.csvsalerno.it


IL PROGRAMMA
MARZO
12 sabato
ore 20.00 - 22.00
vivere la tammurriata
Biagino De Prisco
29 martedì
ore 20.00 - 22.00
l’uomo e il tamburo
Antonio Esposito
(detto Tonino ‘o stocco)

APRILE
2 sabato
ore 17.00 - 19.00
sentire e far sentire
tecniche di amplificazione
degli strumenti tradizionali
Marco Laudati
ore 20.00 - 22.00
l’evoluzione dei suoni
Compagnia Daltrocanto
5 martedì
ore 20.00 - 22.00
ritmo universale
Imad Zebala - Iraq
16 sabato
ore 20.00 - 22.00
paese che vai...
Mihretu Ghide - Eritrea

MAGGIO
seminario residenziale
Rofrano - sa
canti, balli e suoni alla cilentana con gli anziani
portatori della tradizione
21 sabato
io me ne voglio ire allu cilientu...
ore 11.00 - Aula Consiliare Comunale
accoglienza, saluti, introduzione alla cultura cilentana
presentazione degli itinerari di mobilità sostenibile
legati al tema della musica tradizionale in provincia di Salerno
visita guidata al centro storico - pranzo conviviale
ore 17.30 - Centro di Agregazione Giovanile
laboratorio di danza e canto alla cilentana
cena conviviale con musica spontanea dal vivo
22 domenica

...PEDALANDO PEDALANDO
ore 10.30 - Comune di Rofrano
ritrovo e partenza per passeggiata in bicicletta da Rofrano da Orria
con visita al museo della Civiltà Contadina - pranzo conviviale
ore 18.00 visita al laboratorio artigiano dei fratelli Campitiello (Stio)
costruttori di chitarra battente e cultori della tradizione cilentana