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martedì 1 marzo 2011

Il Sud differente



Salerno. Uno sguardo curioso sulla tua città

FONTE:IL BLOG SI SALERNO SU VIRGILIO
DI MASSIMO VECCHIO

La segnalazione di oggi è un interessantissimo articolo di Marco Boschini, che vi propongo, pubblicato nella sezione "Ambiente & Veleni" de "Il Fatto Quotidiano". Nell'articolo di Boschini, pubblicato domenica 27 febbraio, si parla di un Sud differente, quel Sud che vede la Provincia di Salerno e, nello specifico Giffoni Sei Casali, eccellenza assoluta in materia di ambiente e Comuni virtuosi.

"Il Sud differente
Se da domani capiterete dalle parti di Giffoni Sei Casali, comune di circa 6.000 abitanti nella provincia di Salerno, non troverete più in circolazione buste di plastica. Il Comune infatti ha deciso di supportare il divieto, entrato finalmente in vigore anche nel nostro Paese, di utilizzare borse usa e getta per la spesa, distribuendo gratuitamente una sporta riutilizzabile per ogni nucleo familiare del territorio.
Questa scelta non stupisce, se consideriamo che Giffoni Sei Casali già nel 2010 salì agli onori delle cronache per l’ottima percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti (la media si aggirava intorno all’85%). All’inizio di quest’anno, è poi risultato tra i primi Comuni in Italia e in assoluto il primo del centro-sud dopo aver raggiunto, nell’ultimo mese dell’anno, la cifra record del 94%, un vero primato nazionale.
Grazie alla collaborazione di tutti i cittadini, il comune è diventato un modello da emulare. In un territorio apparentemente ostile, dove da 16 anni si racconta di una costante e irrisolvibile emergenza rifiuti, ecco accadere il miracolo. E’ bastata una classe dirigente sobria e capace, una strategia lungimirante che ha affiancato al no per la costruzione di un nuovo inceneritore un sì progettuale, concreto e chiaro.
Dunque il cambiamento è possibile, si può anche qui fare un’ottima raccolta differenziata, ridurre a monte la produzione inutile dei rifiuti, attivare progetti che modificano gli stili di vita quotidiani delle comunità locali, mettendo in moto un circolo virtuoso del buonsenso. In questo modo, però, viene meno ciò che giustifica le politiche di emergenza infinita, il ricorso agli inceneritori, ai commissari, agli eserciti per sedare la protesta dei cittadini…
'Si tratta realmente di un evento straordinario - ha affermato il sindaco Gerardo Marotta – Avevamo preso un impegno: entro il 2010 il 90%. Evidentemente a Giffoni Sei Casali i rifiuti non si bruciano, bensì si riciclano. Noi ‘bruciamo’ solo i tempi nel produrre qualità della vita e vivibilità sociale. Stiamo rendendo evidente - ha proseguito il sindaco – che è possibile raggiungere percentuali altissime di differenziata, rendendo i cittadini protagonisti delle scelte fondamentali della loro stessa vita.”
Parole sante, di un ottimo amministratore locale. Per la cronaca, Giffoni Sei Casali (Salerno) è uno dei 51 comuni iscritti all’Associazione Comuni Virtuosi.'" (Fonte: ilfattoquotidiano.it articolo a firma di Marco Boschini)



Celebrato a Torre del Greco, Giovanni Palatucci



GIOVANNI PALATUCCI
DI MARIA SERRITIELLO

Per non dimenticare Giovanni Palatucci, il Questore Santo della città di Fiume, che aiutò gli ebrei a sfuggire alla morte, ma che egli stesso fu deportato nei campi nazisti e morì a 36 anni, domenica 27 febbraio alle ore 18, si è tenuto, nella sala “Don Luigi Acampora”,della parrocchia di S. Maria di Portosalvo, di Torre del Greco, un incontro di riflessione e di preghiera. Presente il vice sindaco: Rosario Rivieccio, che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale ed ha anticipato al pubblico in sala l’apertura, nella città, il 30 maggio, di un parco urbano, dedicato al grande personaggio. Sono intervenuti : Pietro De Rosa, presidente dell’associazione nazionale “Amici dell’Arte” Onlus-sez Campania, Antonio Borriello, attore e regista, Angela Furkas, membro dell’associazione Ebraico- Cristiana di Napoli, Francesco Manca, presidente associazione culturale “Prometeo” e don Francesco Rivieccio, parroco della chiesa di S. Maria di Portosalvo. Ha presentato la serata: Mada Arrivo. L’Ensable vocale, “Salerno classica”, diretta dal M° Luciano D’Elia ha eseguito brani di musica sacra, di straordinaria bellezza. Sul podio a dirigere, per la prima volta, è salito il M°Santoro, un giovane e talentuoso direttore di appena 22 anni. Laura Bruno, la brava pittrice, che appartiene all’associazione nazionale “Amici dell’Arte, ha esposto dei ritratti dipinti del funzionario di polizia Giovanni Palatucci.



Note.

Giovanni Palatucci (Montella 31 maggio 1909,– Dachau 10 febbraio 1945) è stato un poliziotto italiano, commissario di pubblica sicurezza. Medaglia d’oro al merito civile per aver salvato la vita ad ebrei durante la Secondo guerra mondiale e, per questo, anche nominato Giusto tra le nazioni. È venerato col titolo di Servo di Dio dalla Chiesa cattolica



Svolto nel 1930 il servizio militare a Moncalieri, come allievo ufficiale di complemento iscritto al Partito Nazionale Fascista, nel 1932 consegue la laurea in giurisprudenza a Torino. Nel 1936 giura come volontario vice commissario di pubblica sicurezza. Nel 1937 viene trasferito alla questura di Fiume come responsabile dell'ufficio stranieri e poi come commissario e questore reggente.

Nella sua posizione ha modo di conoscere l'impatto che le leggi razziali hanno avuto sulla popolazione ebraica. In quel contesto, cerca di fare quello che la sua posizione gli permette e in una lettera ai genitori scrive: «Ho la possibilità di fare un po' di bene, e i beneficiati da me sono assai riconoscenti. Nel complesso riscontro molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare. Sono Poliziotto!».

Potendo aiutare gli ebrei a salvarsi dalle persecuzioni, si rifiutò di lasciare il proprio posto anche di fronte a quella che sarebbe stata una promozione a Caserta. Nel marzo del 1939 un primo contingente di 800 ebrei, che sarebbe dovuto essere consegnato alla Gestapo, venne fatto rifugiare nel vescovado di Abbazia grazie alla tempestività con cui Palatucci avvisò il gruppo del pericolo che lo minacciava.

Un calcolo approssimativo ha stimato in circa 5.000 il numero di persone che Giovanni Palatucci aiutò a salvarsi durante tutta la sua permanenza a Fiume.

Nel novembre 1943 Fiume, pur facente parte della Repubblica Sociale Italiana, di fatto entrò a far parte della cosiddetta Adriatisches Küstenland, ossia il "Territorio d'operazioni del litorale Adriatico", controllato direttamente dai nazisti per ragioni d'importanza strategica ed il comando militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva personalmente, decise di rimanere al suo posto, far scomparire gli archivi contenenti informazioni sugli ebrei fiumani e salvare più persone possibili

Il 13 settembre 1944 Palatucci viene arrestato da Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau dove morì pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni

Maria Serritiello
www.lapilli.eu



lunedì 28 febbraio 2011

Omaggio alle Foibe della pittrice Daniela Capuano


Omaggio di Daniela Capuano alle Foibe

DANIELA CAPUANO AUTORITRATTO

CHI é FIO'
di Maria Gabriella Mancini

Daniela Capuano é un anima positivamente inquieta e la sua inquietudine sfocia nella ricerca che, costantemente, caratterizza i suoi lavori, siano essi quadri o tegole che lei, abilmente, trasforma in piccoli mondi che ben si inseriscono nei corridoi temporali di ognuno, senza temere di essere tacciati di anacronismo, né di pretenziosità, nonostante la ricercatezza dei particolari e dei materiali che, di volta in volta usa. per arricchire queste opere di artigianato artistico.
E, mentre l'inquietudine crea, manipolando e inventando, Daniela sogna e lo fa con la magia dei suoi pennelli e dei suoi colori che, sapientemente, sponde come note musicali su tele intrise di visioni oniriche, spesso stupite (e stupefacenti) come quelle di un bimbo, sovente ermetiche, quasi volesse racchiudersi nell'emozione, per il timore di non essere compresa, a volte esplicite (ma mai banali) e comunque ricchi di simbolismi che, se in apparenza possono sembrare scontati, racchiudono una storia che dà, all'osservatore attento e sensibile,la possibilità di valicare il confine che esiste tra il guardare e il vedere.
Artisticamente, Daniela Capuano, nasce nel buio di notti spese all'introspezione, si evolve in un quotidiano mai privo di ansie e scorci di antichi dolori forse mai risolti,prosegue in un desiderio di voli sconfinati che danno al sua vagare la leggerezza di un fiore sospinto dal vento caldo della fantasia... Fiò è il nome con cui firma le sue opere: quasi un inconscia consapevolezza. Non credo l'abbia "studiato " questo pseudonimo perché, istintiva com'é, nel farlo si sarebbe limitata, come spesso accade agli artisti: il precostituito limita! E circoscrivere emozioni è un limite per Daniela: lei, le emozioni, le sogna, le vive, le regala... ma non le "impacchetta", lascia ad ognuno il piacere di farlo con i propri mezzi, lascia a ognuno il proprio volo, perché il suo, Daniela Capuano, lo conserva comunque, al di la del cielo, del tempo e dello spazio, al di la di ogni sogno,ancora più lontano...laggiù, nell'Isola Che Non C’è...perché Peter Pan e lei, sono molto amici e...chissà(?)...forse un po’ di più…

"Soltanto vederti" il nuovo racconto di Sam Chilton



SAMUELA CHILTON

La moneta cadde nella ciotola e il tintinnio la destò da quel momento catatonico. Era la prima
moneta? Non ne era certa, e non aveva voglia di pensarci posò solo lo sguardo su quella domanda.
Non era la prima moneta fu la risposta. Già qualcun altro si era mosso a compassione.
Dopo vari spostamenti per la città finalmente aveva trovato il posto perfetto, mai più l'avrebbe
cambiato e oltretutto non era neanche male, a volte capitava che qualche signora le offrisse anche
un bignè. Certo le faceva piacere mangiare qualcosa, però preferiva le monete. Oggi che cartello
teneva? Non ricordava bene neanche questo, ormai i momenti di lucidità erano sempre più brevi,
ma non ne sentiva per niente la mancanza perchè quando tornavano, quei momenti, erano
troppo dolorosi.
Svegliarsi dal torpore e capire di trovarsi in quel margine di vita la turbava ogni volta. Meglio,
molto meglio offuscarsi la mente, dimenticare i ricordi, le cause di quel presente, tutto.
Dimenticare tutto. Dimenticare ciò che era stato.

Il rintocco delle campane di una chiesa vicina annunciò l'una e sollevando la testa senza motivo si
accorse che l'aria si stava oscurando e le nuvole, diventate grige e dense, non promettevano niente
di buono. Ci mancava la pioggia! L'acqua l'avrebbe costretta ad andar via, bagnarsi di acqua
piovana non era proprio il caso. Ma non ancora. Non sarebbe andata via ancora. Non poteva farlo,
soprattutto non lo voleva.
Un'altra moneta arrivò nella ciotola: “grazie, grazie tanto” rispose con un sorriso più simile ad una
smorfia, ma il generoso passante non sentì. Era uno dei tanti che nell'elemosinare una moneta
provano un pudore di cui si vergognano . Non sentì il suo grazie tanto fu rapido ad uscire dal bar e
a svoltare nel vicolo al lato.
Ecco la frotta di bambini urlanti uscire dalla scuola media, che età ingrata era quella, non si aveva
ancora formata nessuna personalità ma tutti si credevano già adulti. Non li sopportava proprio.
Erano brutti e antipatici ma in fondo, la sua, era solo invidia. Lei non era mai stata così spensierata,
non aveva mai avuto motivi per ridere così forte.
Le sembrava fosse passato molto tempo dal rintocco delle campane, l'aria peggiorava ed era
meglio andar via. Ma perchè proprio oggi tardava? Ogni giorno da mesi puntuale passava davanti a
quel bar, sempre elegante, con una serenità sul volto che, lei, ogni giorno della sua vita, aveva
pregato facesse parte del suo essere quotidiano. E si convinceva anche che le sue preghiere fossero
state esaudite.
Ecco la prima goccia sulle mani, com'erano rugose. Da anni ormai la pelle era macchiata da piccole
chiazze scure e anche le unghie erano diventate giallognole e micotiche. Chi mai avrebbe voluto
una carezza da quelle mani? Un buffetto sulle guance? Ecco di nuovo saliva un momento di
lucidità fastidioso come un conato. Ma nonostante l'aspetto delle sue mani fosse così poco
gradevole sapeva di voler accarezzare un viso, sapeva che le avrebbe riempito il cuore farlo almeno
una volta. Meglio il torpore, molto meglio. Ecco un'altra moneta.
Non ricordava più quanti anni avesse addosso ma d'altronde non ricordava più neanche da quanto
tempo avesse smesso di vivere. O forse era il contrario? Forse lo ricordava ma di quel ricordo
avrebbe voluto fare senza. Ma come si fa a dimenticare un arto vitale? O peggio ancora un arto che
è stato amputato, un arto sano, vivo, e assolutamente indispensabile. Troppa lucidità oggi, forse era
il caso di far fruttare qualche moneta e destinarla al suo scopo. Solo un bicchiere, per cancellare le
tracce che ancora si ostinavano a vivere nella sua mente. Ora le gocce iniziavano ad aumentare e le
mani furono bagnate in fretta, nell'istante in cui pensò di alzarsi ecco che la vide. Anche oggi
elegante. Nel vederla si avvertiva subito un senso di ordine, di nitore. Era un piacere guardarla.
Meglio iniziare ad alzarsi, ora aveva bisogno subito di un po' di nebbia, la memoria la diradava in
fretta. Camminava con passo veloce perchè la pioggia iniziava con qualche spruzzo qua e là.
Anche lei voleva affrettarsi, fu un lampo e realizzò che non le sarebbe capitata un'altra
occasione come quella.
Passarle accanto. Mai si era trovata in piedi al suo passaggio, mai. Oggi avrebbe potuto vederla da
vicino, doveva fare in fretta stava per raggiungere il suo angolo. Il lungo gonnellone su cui teneva la
ciotola si era impigliato sotto la scarpa e, nel rialzarsi, caddero tutte le monete. Non poteva perderle
ne aveva bisogno nessuno le tocchi per carità! Le dita nodose e malferme
raccoglievano freneticamente ogni moneta, ognuna di esse era una boccata d'aria,
ecco due, tre... aria aria. Ma com'era possibile? Ora l'aria era come profumata. Stava pensando?
Immaginando? Qualcuno le si era avvicinato.
Voltò la testa veloce appena capì ciò che poteva essersi realizzato.
Una ragazza le tendeva una mano offrendole una moneta. I suoi occhi si incollarono su quel viso:

“Questa dev'essere sua signora, l'ho vista rotolare quando si è alzata”

Se avesse mosso anche il più piccolo muscolo sarebbe scomparsa? Se fosse stata in silenzio per
l'eternità quell'istante sarebbe diventato eterno? Quel profumo non lo avrebbe mai più dimenticato,
e il suono di quella voce non l'avrebbe più lasciata sola.

“Grazie” balbettò e il sorriso che offrì ora era un vero sorriso. La ragazza si allontanò veloce, la
pioggia iniziava ad essere più copiosa ma ora non le importava neanche bagnarsi con l'acqua
piovana. Neanche l'odore che avrebbe iniziato ad emanare le faceva paura. L'aveva vista bene oggi,
forse non sarebbe capitato mai più. Era buona. Lo si capiva subito. E la bocca, così sottile ma
all'insù era identica a quella di suo padre. Doveva trovare un riparo, in fretta, iniziava a sentire il
freddo sulle spalle e la testa era completamente zuppa.

Samuela Chilton, pseudonimo, è nata a Sassari
dove vive e lavora tuttora.
Appassionata lettrice fin da bambina,
ha sempre desiderato scrivere.
Nel 2004 nascono i suoi primi racconti brevi,
stile narrativo che predilige.
Nel 2005 un suo racconto "Best-Seller" viene pubblicato sulla rivista "Inchiostro


Ancora sangue italiano in Afganistan




CRONACA

FONTE ANSA.IT

Morto un militare italiano, altri 4 feriti
Convoglio rientrava alla base dopo operazione di assistenza medica alla popolazione locale

Un militare italiano è morto e altri quattro sono rimasti feriti nell'ovest dell'Afghanistan. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate.

E' il tenente Massimo Ranzani il militare deceduto. Lo rende noto lo Stato maggiore della Difesa.

I militari italiani, del quinto Reggimento Alpini, erano a bordo di un veicolo blindato Lince che e' saltato su un ordigno improvvisato. L'attentato e' avvenuto nel corso di un pattugliamento nella zona di Shindand.

Il convoglio italiano saltato in aria su uno Ied a Shindad stava rientrando alla base dopo un'operazione di assistenza medica alla popolazione locale. Lo sottolinea la Difesa precisando che l'agguato ai militari italiani è avvenuto alle 12.45 ora locale, a 25 chilometri a nord di Shindad. L'operazione per l'evacuazione dei quattro militari feriti è ancora in corso.

BERLUSCONI, CI SI CHIEDE SE SFORZO SERVA - "E' un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna il parlamento con voto unanime e tutto il popolo italiano ad essere lì in un paese ancora medioevale sia uno sforzo che andrà in portò". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commentando l'attentato in Afghanistan dove è morto un ufficiale dell'Esercito. Berlusconi ha quindi precisato: "dobbiamo andare avanti". Quindi ha ricordato che oltre al tenente morto vi sono altri quattro feriti dei quali tre gravi.

NAPOLITANO, PROFONDA COMMOZIONE - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del gravissimo attentato perpetrato a Shindand, in Afghanistan, contro il contingente italiano impegnato nella missione internazionale ISAF, in cui un militare ha perso la vita e altri quattro sono rimasti feriti, esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto e un affettuoso augurio ai militari feriti. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

DI PIETRO, RESPONSABILI CHI VOTATO DECRETO - "Siamo vicini alle famiglie del militare caduto in Afghanistan, dei quattro feriti e a tutti i commilitoni impegnati su quei territori. Esprimiamo profondo dolore e commozione per questa ennesima tragedia annunciata. Smettiamola e usciamo dal luogo comune di chi intende coprire la propria responsabilità in nome della patria e della bandiera. Da tempo l'Italia dei Valori, che ha dato una bocciatura sonora al decreto di rifinanziamento di questa missione, denuncia che non ha più alcun senso restare in Afghanistan perché nel Paese é in atto una vera e propria guerra civile, e quindi non portiamo avanti soltanto una lotta al terrorismo". E' quanto afferma in una nota il presidente IdV, Antonio Di Pietro. "Denunciamo - continua - in modo forte e chiaro, che la responsabilità politica di queste morti ricade sul governo e su tutti coloro che in Parlamento hanno votato per il proseguimento della missione. Ricordiamo che è stato un voto trasversale e, proprio per questo, ancora più inaccettabile".

PROFONDO CORDOGLIO LA RUSSA - Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha espresso "profondo cordoglio per la morte del militare a seguito dell'attentato verificatosi stamani a 25 chilometri a nord di Shindand". Lo rende noto un comunicato della Difesa. Il ministro La Russa viene tenuto "costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa circa l'evolversi della situazione e sulle condizioni di salute degli altri quattro militari rimasti feriti nell'evento".

SCHIFANI, ALTO PREZZO MA RIMANIAMO - "L'Italia continua a pagare degli alti prezzi ma lo fa in piena coscienza e nella consapevolezza che la libertà è un bene da garantire anche al di fuori dei propri confini". Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, in visita ad una scuola dell'infanzia a Barete (L'Aquila), distrutta dal terremoto e ricostruita grazie anche al contributo del Senato. Ai giornalisti che gli chiedevano se l'Italia rimane in Afghanistan, Schifani ha risposto: "L'Italia non può che rimanere, la nostra presenza è condivisa all'interno della comunità internazionale e sarà essa a decidere i metodi di abbandono dell'Afghanistan, sicuramente quando esso sarà portato a piena democrazia". Il presidente del Senato ha espresso "profondo dolore per un'altra vita che cade immolandosi sull'altare della democrazia" e "vicinanza ai familiari dei nostri feriti".

CORDOGLIO FINI PER MILITARE UCCISO - "Ho appreso con sgomento e dolore la notizia dell'esplosione di un ordigno che ha colpito un veicolo blindato Lince nei pressi di Shindand, nell'ovest del Paese e provocato la morte del tenente Massimo Ranzani del quinto reggimento alpini. Desidero rinnovarLe il mio apprezzamento per il coraggio, la professionalità e lo spirito di sacrificio con cui i nostri militari svolgono la loro opera in questo tormentato Paese. La prego di voler far pervenire, unitamente al sentimento di profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del soldato caduto, i miei più fervidi auguri di pronta guarigione ai militar feriti e l'intensa solidarietà mia personale e di tutta la Camera dei deputati", è quanto ha scritto il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Biagio Abrate.

FRATTINI, NOSTRO DOVERE RISPETTARE IMPEGNI - "Il nostro dovere" è "rispettare gli impegni internazionali che abbiamo preso con la Nato e con le Nazioni Unite". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini ha risposto da Ginevra ad una domanda sulla considerazione del premier Silvio Berlusconi che oggi si è chiesto se valga la pena restare in Afghanistan. "E' chiaro che la domanda" che si pone Berlusconi "ce la poniamo tutti", ha spiegato Frattini. "La risposta - ha aggiunto - ce la dà la comunità internazionale che ci chiede di rimanere uniti, di continuare a sostenere la stabilizzazione dell'Afghanistan e di rispettare gli impegni internazionali che abbiamo preso con la Nato e con le Nazioni Unite. Questo è il nostro dovere".

SACCONI, VALUTARE TEMPI FINE MISSIONE - Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si "unisce" al terribile dolore dei familiari del militare italiano ucciso oggi in Afghanistan e chiede una riflessione sui modi per rendere efficace la presenza italiana in Afghanistan e i tempi di esaurimento della missione. "Oltre al fatto che ci uniamo al terribile dolore della famiglia e dei colleghi - ha detto a margine di un convegno organizzato dalla Uil e dalla Fondazione Craxi - la prima riflessione ci dice che in un quadro di assoluta lealtà alla coalizione che ci vede impegnati in Afghanistan dovremmo valutare i modi con i quali rendere efficace quella presenza e stabilire i tempi di esaurimento".

DOLORE TRA ALPINI BELLUNO PER MILITARE UCCISO - E' stata accolta con 'profondo dolore'' tra gli alpini della caserma 'Salsa' di Belluno, sede del 7/mo Reggimento alpini, la notizia della morte del tenente Massimo Ranzani, ucciso nell'esplosione di un ordigno in Afghanistan e appartenente al quinto Reggimento alpini, con sede a Vipiteno (Bolzano). Ranzani aveva svolto servizio a Belluno per qualche anno, fino al 2004, come sottufficiale, prima di diventare ufficiale e essere riassegnato a Vipiteno. Appartenevano al 7/mo Reggimento di Belluno i quattro alpini caduti in Afghanistan il 9 ottobre scorso - il Primo caporal maggiore Gianmarco Manca, Primo caporal maggiore Francesco Vannozzi, Primo caporal maggiore Sebastiano Ville e il maggiore Marco Pedone - e il Caporal maggiore Matteo Miotto


Uccisa subito dopo la scomparsa. Quel ciuffo d'erba stretto nella mano


CRONACA

FONTE:CORIERE DELLA SERA.IT
DI CLAUDIO DEL FRATE

Agguato studiato: l'assassino ha fatto sparire il cellulare e sapeva dove abbandonarla
Ha tentato di ribellarsi. Gli investigatori: il suo corpo è sempre stato lì


Un ciuffo d'erba stretto in una mano come disperato tentativo di difendersi e di aggrapparsi alla vita. Spezza il cuore il pensiero che l'ultimo gesto di Yara Gambirasio sia stato proprio quello e sono esattamente dei fili d'erba che gli investigatori hanno trovato nel piccolo pugno della ragazza scoperta senza vita dopo tre mesi di mistero nello spiazzo di Chignolo d'Isola.
Ventiquattro ore dopo la svolta nel mistero della ginnasta di Brembate Sopra, si può disegnare l'estremo scampolo di vita della ragazzina in base ai pochi elementi certi racimolati in tre mesi d'indagini.

Potendo già ipotizzare una trama sintetica: Yara è morta per aver resistito a un'aggressione, probabilmente di natura sessuale, uccisa a coltellate poche ore se non pochi minuti dopo la sua uscita dalla palestra di Brembate quasi certamente nelle vicinanze del campo di via dei Bedeschi dove sabato è stata rinvenuta. Mettiamoli assieme, dunque, i fragili elementi sul taccuino delle indagini. Yara esce dalla palestra di via Locatelli a Brembate poco dopo le 18.30 di venerdì 26 novembre: ha tempo di scambiarsi un sms con l'amica Martina, alla quale dà appuntamento per una gara di ginnastica la domenica.

Poi il copione della breve vita di Yara deraglia: il suo telefonino aggancia l'antenna di Mapello, il paese accanto a Brembate ma fuori strada rispetto al percorso abituale verso casa Gambirasio. E verso Mapello si indirizzeranno i cani cercapersona incaricati di trovare Yara. Brembate, Mapello, Chignolo sono quasi allineati sulla carta geografica, racchiusi in 9 chilometri di strada. Alle 19 di quella sera Maura Gambirasio chiama la figlia sul telefonino ma l'apparecchio è muto; infatti accanto al cadavere della ragazzina c'erano la batteria e la sim card del telefonino, non il resto dell'apparecchio. Ed eccoci a un primo punto fermo del giallo: l'aggressione avviene poco lontano dalla palestra, l'assassino si dirige verso Mapello ma si preoccupa subito di non rendere rintracciabile il percorso della vittima, dividendo in pezzi il cellulare. Un particolare da brivido, perché significa che l'agguato era stato studiato. Il passo successivo ci porta già a Chignolo: sabato lo scheletro della tredicenne appariva integro ma i tessuti quasi completamente sfaldati; i vestiti però erano tutti al loro posto, persino l'elastico rosso tra i capelli.

Per gli inquirenti quei resti non erano trasportabili, a meno di ridurli in pezzi. Viene perciò meno l'ipotesi che il cadavere sia stato portato a Chignolo in tempi recenti: vi è arrivato con ogni probabilità già la sera del 26 novembre. E dunque Yara ha resistito in un primo tempo a una violenza (lo dice la ferita sul polso) ma questo ha fatto scattare la furia dell'omicida che ha infierito con fendenti al torace, alla schiena e alla gola. A Yara sono rimaste solo le forze per strappare qualche filo d'erba, quelli che le hanno ritrovato nella manina. Dal momento dell'abbordaggio fuori dalla palestra di Brembate può essere trascorsa meno di un'ora.

C'è da riflettere poi sulla scelta di arrivare nella radura di via Bedeschi: in quanti sapevano che quegli sterpi fitti e alti fino a un metro e mezzo sarebbero stati un riparo ideale sia per un'aggressione che per celare un cadavere? Solo qualcuno che conosce la zona, così come conosceva le abitudini di Yara: ecco perché si rafforza l'ipotesi del «mostro» che si aggira a Brembate o nei paesi immediatamente confinanti.

Tutta questa ricostruzione ha un solo punto debole: le testimonianze, emerse anche ieri, in base alle quali il campo di via Bedeschi era stato perlustrato dai volontari in cerca di Yara. «Ci siamo stati di sicuro il 12 dicembre, alla battuta parteciparono 50 persone», conferma Ennio Bonetti responsabile dei volontari di Filago; e forse dieci giorni fa ci è tornata una squadra di Madone. Pare incredibile che nessuno si sia accordo della presenza del cadavere, ma gli elementi medico legali non lasciano spazio a molti dubbi. Restano poi due domande cruciali, a cui potrà dare risposta (forse) solo l'autopsia: la ragazzina ha subito anche degli abusi sessuali? Sul corpo ci sono tracce del dna dell'assassino? Nella tragedia della famiglia Gambirasio, toccherà dare risposta anche a queste orribili domande.

VIVA LA SCUOLA PUBBLICA, ORA E SEMPRE


LA SCUOLA

QUANDO UN VIDEO E LA VOCE DI PAOLO POLI FANNO LA SINTESI DI UN DISCORSO LUNGO E APPASSIONATO IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA.



CHE AGGIUNGERE SE NON CHE LA PAURA DELLA CULTURA LIBERA, PUBBLICA E NON CONTROLLATA DAI SOLDI, CHE SI POSSONO SPENDERE PER L'ISTRUZIONE DEI FIGLI, FA PAURA ....