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sabato 10 maggio 2014

Trionfo per “Aspettando Godot” della Compagnia Ronzinante di Merate al VI Festival Nazionale Teatro XS, Salerno

 
di Maria Serritiello
 

“Aspettando Godot “, di Samuel Beckett, portato in scena al “Genovesi” dalla Compagnia Ronzinante di Merate (Lecco), è lo spettacolo vincitore della VI Edizione del Festival Nazionale Teatro XS, città di Salerno, conclusosi il 4 maggio scorso. Con il primo premio, la compagnia “Ronzinante” di Merate porta a casa anche la vittoria per la migliore regia, assegnata a Giuliano Gariboldi e per il migliore attore conferito a Giorgio Mariani, ma anche per il migliore spettacolo e a dirlo è stata la giuria del DaViMus, corso di laurea delle arti visive, della musica e dello spettacolo dell’Università di Salerno. La migliore attrice, per le 3 giurie a lavoro, è stata Ester Liberini, che ha interpretato Margret in Copenaghen, della Compagnia La Betulla di Nave (B.S), mentre l“UILT” Unione Italiana Libero Teatro, ha assegnato il Premio Speciale alla Compagnia “Gli Amici di Jachy” di Genova, per  “Tango” con la regia di Paolo Pignero. Il migliore allestimento è andato a S.U.D. tratto da “Fermento, al Sud c’è fermento” di Salvatore Medici, per la riduzione drammaturgica e regia di Enzo D’Arco, ma “L’Anatra all’arancia”, presentato dal “GAD” città di Trento, è stato considerato il miglior spettacolo dalla Giuria dei Giovani.  Infine la Giuria Tecnica del Festival Teatro XS ha votato lo spettacolo “Uomini Terra Terra” di Giorgio Cardinali, della Compagnia Gioco Teatro di Roma.

All’interno della rassegna, quest’ anno, si sono avute due iniziative che hanno reso ancor più pregevole il Festival. La prima, porta il nome di “Posto vuoto” ed è dedicata a tutte le donne vittime di violenza. A lanciarla sono state le Soroptimist International Club di Salerno, sostenitrici sin dalla prima edizione del Festival, in nome della quale in sala, coperto da un drappo rosso, una poltrona si è sempre mostrata vacante. L’altra ha un percorso doloroso, perché si tratta di una scomparsa che ci riguarda, la morte dell’affezionata abbonata Ileana Pedretta Pecoraro Scanio. La famiglia, in sua memoria, ha voluto, con un contributo tangibile, sostenere la manifestazione. La Compagnia dell’Eclissi, in segno di affettuoso ricordo ha deciso d’intitolare il premio conferito dalla giuria dei giovani alla memoria di Ileana Pedretta Pecoraro Scanio.

Dietro la pregevole manifestazione, che rientra, per dirla con il Sindaco Vincenzo De Luca, nel quadro di una vasta programmazione culturale sì da rendere Salerno una città dinamica ed accogliente, c’è un grande lavoro di assemblaggio e di energie, sicché Vincenzo Tota, Presidente del Festival Teatro XS, con la consueta signorilità, procede com’ è suo solito, con i ringraziamenti nominali che vanno: al pubblico degli abbonati e degli spettatori, all’Istituto Genovesi-Da Vinci, nella figura del Dirigente scolastico Annamaria Paolino, al Presidente del Consiglio d’Istituto Marco Marinaro e ai professori che sono stati vicini alla manifestazione. Ed ancora alle Soroptimist International Club di Salerno, alla Presidente Anna Luisa Giuliani e alla  Vice Presidente Nazionale Mariolina Coppola, presente in sala, a tutti i componenti delle giurie, al DaViMus, corso di laurea delle arti visive, della musica e dello spettacolo dell’Università di Salerno, all’UILT Unione Italiana Libero Teatro, al Comune di Salerno e per esso l’Assessore alla Cultura e all’Università Ermanno Guerra, alla Provincia di Salerno, all’ Ente provinciale per il Turismo, alla Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, al Teatro Pubblico Campano, a Donqi, ovvero Roberto Lombardi, per le sue straordinarie sculture, ai mezzi di comunicazione, in particolare “ La Città” e “Lapilli.eu”, a Mary Cannaviello e Maurizio Mansi, per le foto, all’Istituto Alberghiero “Roberto Virtuoso” e al Dirigente Scolastico Gianfranco Casaburi, per l’allestimento del buffet a fine serata ed infine a Concita De Luca, addetto stampa e presentatrice della serata ed a Marianna Esposito, per aver cesellato le motivazioni dei premiati.

Sette spettacoli in concorso, più due in aggiunta, in tutto nove rappresentazioni di grande qualità, per una rassegna che ha mantenuto sempre alto il livello, bilanciando i pezzi d’impegno civile con quelli più leggeri, ma tutti recitati in maniera perfetta. Per nove sere, la passione del il teatro ha unito pubblico ed attori e viceversa un scambio sinergico di passioni ed emozioni.

Chiuso il sipario sulla VI Edizione del Festival XS, si dovrà attendere l’anno prossimo, per confermare l’uso del Teatro piccola taglia, entrato ormai nella tradizione del Genovesi.

Maria Serritiello
 


giovedì 8 maggio 2014

Se la società civile non sa occuparsi dei vecchi



Fonte Salerno Today.it

Inquietante la storia raccontata dal quotidiano "Il Mattino"
Cava: anziano trovato denutrito e disidrato, indaga la Procura

Denutrito e disidratato in una casa di cura: trasferito in ospedale, muore dopo un giorno e mezzo. Inquietante la storia raccontata dal quotidiano Il Mattino e sulla quale la Procura ha già fatto scattare l’indagine. A sporgere denuncia sull'accaduto, una famiglia di Roccapiemonte, a seguito della morte del 71enne T.G. che lo scorso settembre colpito da un ictus al braccio e alla gamba sinistra, fu ricoverato presso l’ospedale di Vallo della Lucania, dal quale viene poi dimesso dopo quasi 50 giorni, per effettuare una terapia riabilitativa.
Cava: anziano trovato denutrito e disidrato, indaga la Procura
Da Vallo, quindi, l'anziano si spostò poi al Campolongo Hospital di Eboli, per poi approdare presso un centro, a Cava de’ Tirreni. L'uomo, vedovo, aveva cinque figli residenti lontano, per ragioni lavorative: ogni 10 giorni, tuttavia, veniva visitato da alcuni nipoti, autori, poi dell'agghiacciante scoperta. Il poverino era denutrito e riportava anche dei lividi: indaga la Procura.
 




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mercoledì 7 maggio 2014

Al Cetaria, il sapore del mare è gustato a Baronissi in Piazza della Repubblica,9

 

A Scafati Omaggio ad Eduardo De Filippo nel trentennale della sua scomparsa


“Aspettando Godot” della compagnia “ Ronzinante” di Merate è stato l’ultimo spettacolo in concorso al Festival Nazionale Teatro XS Salerno, 2014

Fonte:
www.lapilli.eu
di Maria Serritiello


 

 “Aspettando Godot” ha chiuso il ciclo di rappresentazioni al Festival Teatro XS di Salerno, iniziato il 23 febbraio scorso per concludersi definitivamente il 4 maggio, con la serata di premiazione. La tragedia comico-grottesca di Samuel Beckett è uno dei testi più noti del teatro del Novecento. La prima mondiale assoluta di Aspettando Godot si tenne a Parigi il 5 gennaio del 1953, nel Théatre de Babylone e non fu un successo, ma divenne un fatto sociale, dividendo le persone in chi aveva già visto e chi doveva ancora vedere Aspettando Godot. In Italia il pezzo rappresentato nel 1954 da Vittorio Caprioli, che nell’allestimento impersonò Pozzo, iniziò ad avere fortuna solo dopo il Premio Nobel del 1969 e per il successo pieno si dovrà attendere gli anni ’80. Il critico Vivian Mercier scrisse di Beckett e del suo Godot quanto segue” ha realizzato il teoricamente impossibile, un'opera in cui non succede nulla, ma che tiene incollati gli spettatori ai loro posti.”

Mai giudizio fu più veritiero ed infatti la compagnia “Ronzinante” di Merate (Lecco), per due ore, con un breve intervallo, ha mantenuto alta costantemente l’attenzione dei presenti, senza che in scena, sguarnita e priva di ogni attrattiva, succedesse nulla. La trama è fin troppo semplice, Estragono e Vladimiro, due barboni, si ritrovano, in una zona di aperta campagna, da soli, smarriti ed affamati, aspettando un certo Godot, che non conoscono, ma dal quale pensano di ricavare sostentamento. Inizia l’attesa, sotto un albero che è per loro l’unica protezione, accennano a parlare, ma il linguaggio non sense, povero e solo basilare, usato, rende tutto più complicato, sicché ognuno sull’altro, tenta di avere ragione. Si azzuffano, si separano ma si cercano ogni volta, perché staccati non riescono proprio a stare, la solitudine è più sentita della fame. I due mentre aspettano Godot, che per quel giorno non verrà, vedono transitare una strana coppia di padrone e servo. Pozzo, un grossolano proprietario terriero trascina al guinzaglio il suo servitore Lucky, questi arranca affaticatissimo sotto il peso dei colli che è costretto a trasportare per il suo padrone. Più volte cade, ma viene rimesso in piedi a furia di scudisciate. I due barboni un po’ per passare il tempo, in quel posto non succede mai niente, mentre aspettano Godot, un po’ per curiosità ma molto per la pena sulla triste condizione del meschino, intrattengono un discorso, condotto alla loro maniera, con Pozzo. Quale la meraviglia, quando Lucky, tutt’ad un tratto, esce dal torpore, si azima e vomita energico un farneticante e colto monologo che culmina in una rovinosa mischia tra i vari personaggi. Pozzo ristabilisce l’ordine con la forza e riprende il cammino con Lucky, ma intanto è calata la sera e di Godot nemmeno l’ombra, né verrà, forse domani, come avverte un giovane messo. La seconda parte non è dissimile dalla prima, i due sempre più scoraggiati per la snervante attesa, cominciano a pensare anche al suicidio, ma non ne fanno nulla perché aspettano, anzi devono aspettare, in ogni caso, Godot. Intanto ripassa Pozzo, lui che esprimeva la prepotenza e la costruzione vuota delle parole di chi ha potere, nel frattempo è divenuto cieco, mentre Lucky, espressione della coscienza e della dignità dell’uomo, invece, è diventato muto, per potersi conservare le ultime parole rimastegli. Sull’ albero sono spuntate le foglie, segno che il tempo trascorre ma che nulla accade, nulla mai, se non la loro isteria spasmodica a voler attendere a tutti i costi Godot.

  • Un grandissimo testo quello di “Aspettando Godot”, un’icona dell’assurdo, che al suo apparire rivoluzionò completamente i canoni narrativi, cosicché il nulla dell’attesa del fantomatico personaggio, ha in sé la conoscenza dei tanti aspetti della vita. La metafora è evidente ed anche semplicemente comprensibile, Godot, può rappresentare, infatti le varie sfaccettature della vita, come l’attesa della morte o il vuoto svolgersi dell’esistenza o ancora la ricerca di Dio. I due vagabondi, attraverso l’attesa di un misterioso personaggio, che si accorga della loro esistenza e ne muta il corso, sono l’espressione di noi tutti a cui non abbiamo saputo dare risposta certa sull’utilità del nostro sostare sulla terra. Vladimiro ed Estragono, con un linguaggio elementare, per poter essere ascoltati, ma assurdo per la compiutezza del pensiero, per chi non vuol comprendere, del resto chi ha pensieri al di sopra della massa è sempre ritenuto un po’ folle, si chiedono perché sono venuti al mondo, se servono a qualcuno o a qualcosa e se non sono utili a niente perché sono stati creati. Ed ecco che l’attesa, improvvisamente prende senso, i due barboni aspettano, vana l’attesa, che qualcuno gli dia una risposta credibile, ragionevole, ammissibile. L’opera la più rivoluzionaria del teatro del ‘900 affronta anche il tema della solitudine e dell’incomunicabilità dell’uomo moderno il quale vive disperso in una dimensione spazio-temporale che non conosce, senza riferimenti, senza Dio e solo di fronte all’incognito. Perciò l’albero, in scena, come il loro unico punto di riferimento e di riparo, che rileva, perdendo foglie ma poi germogliando, il trascorrere del tempo. L’albero può anche aiutarli a mettere fine a questa assurda attesa, può sostenere i loro corpi per un atto finale o forse no, perché essendo in due e il ramo reggendo il più leggero, si spezzerebbe al peso del più consistente lasciandolo disperatamente solo.

          “Allora che si fa? / Si aspetta Godot / Ah, già”

 Il tormentone si ripete ma non infastidisce anzi è atteso, perché è il       segnale che un’azione si è conclusa e un’altra potrebbe iniziare, ed è quella di attendere e sperare. La disperata la solitudine nella quale i due barboni, ogni giorno, affondano e si muovono, è resa, come condizione miserabile di vita, dalle parole dai gesti, dagli sguardi malinconici e rassegnati, dal cercarsi in modo spasmodico, dal toccarsi per sentirsi vivi e riscaldati, loro che vivono all’addiaccio. C’è poi il linguaggio, che sì, esce dai canoni prettamente teatrali, ma a seguirlo con attenzione non è così illogico

Perché non lascia i bagagli? / Perché se la prende comoda”

“La cosa comincia a preoccuparmi, uno dei ladroni si salvò. E se ci pentissimo? / Di che di essere nati...”

“Gogo hai letto la bibbia? /Mi pare di averci dato un’occhiata”

“Ecco gli uomini se la prendono con la scarpa quando la colpa è del piede”

“Che cosa gli hai chiesto? / Niente di preciso, una specie di preghiera, una supplica. Che si sarebbe visto, che non poteva promettere nulla, che doveva pensarci su, consultarsi con la famiglia, gli amici, i consulenti, i corrispondenti, il suo conto in banca, prima di prendere decisioni”

 

Bene, il sottinteso è chiaramente allusivo, di qui la grandezza del testo.

 

Perfettamente interpretato da tutti gli attori: Giorgio Mariani, Giuliano Gariboldi, Emiliano Zatelli, Lorenzo Corengia, Federico Rosina,  della Compagnia “Ronzinante” di Merate (Lecco), la rappresentazione di “Aspettando Godot” per la regia di Giuliano Gariboldi, che ne è anche l’interprete (Estragono), si fa molta fatica a considerarla di teatro amatoriale. I due barboni Giorgio Mariani (Vladimiro) e Giuliano Garigoldi (Estragoni), hanno avuto il merito di aver aggiunto alla performance di per sé particolare, di proprio, la giocosa innocenza e la svagata leggerezza dei clowns. I gesti lenti di Estragono, più di 5 minuti per togliersi una scarpa, pulirsi i piedi, lavarsi la faccia, traendo acqua da un secchio bucato, orinare, camminare a zig zag e scambiarsi il cappello con Vladimiro, in un gioco che ricorda le comiche di Stanlio e Olio, sono preziosismi di una regia accurata. La musica popolare hindije di Lakatos e quella dei Balkan Project hanno creato un’atmosfera diversa, sognante, perché lontana dai nostri gusti consueti. Una menzione speciale la merita Lorenzo Corengia (Lucky) per l’esplosione inaspettata, improvvisa, energica e devastante del suo breve monologo, prima di zittirsi per sempre. Dolcissimo il viso mediterraneo di Antonio Takhim(il messo di Godot) con la sua figura racchiusa in un costume azzurro da inserviente da circo. Pozzo, Emiliano Zatelli, lo sconcertante padrone di Lucky, ha bene contribuito alla caratterizzazione del suo personaggio, mentre Giorgio Mariani (Vladimiro), infine, ha tenuto il passo, per intensità e sentimento con l’altro barbone.

Godot non arriva e forse è un bene per non consegnarci rassegnati e passivi al destino che incontro ci viene.

Maria Serritiello
 
 
 
 
 

TORNA LA RASSEGNA DI INCONTRI “… CON THE’ AL MUSEO DIOCESANO”


 

COMUNICATO STAMPA

Prosegue la  seconda edizione della rassegna di brevi conferenze, visite ai depositi e ai laboratori del Museo Diocesano 'San Matteo' di Salerno, dal titolo “… con the al Museo”, organizzate dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Entnoantropologici per le province di Salerno e Avellino, presso la Sala Santa Caterina.

 

Il prossimo 8 maggio, alle ore 18:00, durante l'incontro verrà presentata un'indagine “non convenzionale” per istituire un'eventuale corrispondenza tra alcuni dipinti della cripta della Cattedrale di San Matteo e la “tavola di Corenzio”. Sarà anche questa l'occasione per avvicinare sempre più il pubblico al museo e all’arte, ed anche per conoscere approfonditamente l'attività istituzionale della Soprintendenza per i B.S.A.E. sul territorio di competenza.

 

La  rassegna “… con the al Museo”, infatti, è strutturata in una serie di incontri incentrati sulle attività, sui lavori e i progetti messi in atto sul territorio di Salerno e provincia.

 

I temi affrontati dai relatori spazieranno sulle  problematiche connesse a progetti espositivi, cantieri di restauro, attività di tutela e valorizzazione del territorio,  attività  del Servizio Educativo.

 

Anche quest'anno la manifestazione verrà realizzata in collaborazione con l'E.P.T.di Salerno e si avvarrà della collaborazione della Cooperativa “Roberto Virtuoso”, formata da ex alunni dell'omonimo Istituto Professionale di Stato, che provvederà al tè e ai pasticcini che renderanno molto più gradevole  l'incontro.

Di seguito  la  serie di appuntamenti  fino a giugno:

8 maggio 2014: La tavola di Corenzio: per un restauro non convenzionale, a cura del dott. Giovanni Guardia, Direttore Coordinatore Restauratore

29 maggio 2014:  Annotazioni sulla produzione scultorea  nel territorio degli Alburni tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, a cura della dott.ssa Rosa Carafa , Funzionario Storico dell'Arte del territorio degli Alburni

12 giugno 2014: Visti da vicino, visti da lontano. La documentazione etnografica con l'etnoantropologo Aldo Colucciello, a cura della dott.ssa Anna De Martino, Funzionario Responsabile del Servizio Educativo