di Maria Serritiello
Casa è
tutto ciò che, lungo il corso della vita, ti è appartenuto. Sentimenti, odori,
sapori, visioni, racconti, amore familiare, oggetti, vestiti, dolori e tutto
ciò che si è nel prosieguo.
Così “Casa” è il guscio
vuoto dove si covano tutte le prime esperienze di conoscenza ed in seguito
tutte le altre, per fissarle nella mente, oltre il tempo.
Ho precisa memoria della
casa dove sono nata, diventata per questo il tabernacolo dei miei ricordi. Un
coacervo di tante emozioni che a volte mi tengono sveglia, ma mi aiutano anche a
superare notti insonni.
Una figura si staglia
sempre nitida ed è quella di mia madre Bianca, con accanto il mio adorato
fratellino Antonio, di nove anni più giovane. Due figure che hanno fatto casa
per me, più di ogni altra cosa.
La casa è là, esiste
ancora, il tempo, certamente l’ha cambiata, ma il fabbricato, se chiudo gli
occhi, l’avverto ancora con i suoni, i sapori, i rumori e i profumi dei fiori
che vi crescevano intorno. Un’ insospettata oasi bucolica, la mia casa, col
fiume che gorgogliava sotto le finestre, il rumore della forgia del nonno poco
distante ed il gallo che ogni mattina ci dava la sveglia. Ora passando di là
non si riesce ad immaginare, né a credere, eppure…
Così qualche anno fa,
presa dalla nostalgia e il desiderio di condividere il mio passato, con quanti
hanno in pregio la memoria, considerandola patrimonio personale e non pesante
zavorra, ho scritto:
Via Gelsi Rossi
Passeggio,
l’ombra scura di gelsi
secolari
mi veste
braccia e gambe
e come cappello
di fresca paglia
s’adagia sui capelli
raccolti a treccioline.
Incalora il sole
La terra gialla,
rassettata a pezzetti
come l’ordinato parquet
di quella casa
e scorre il fiume
complice monello
parallelo alla mia
camminata.
Sento da lontano
il traino cafone che
sferraglia
e amplifica l’asfalto
con lo zoccolo ferrato
del cavallo.
Tra foglie fruscianti
di lievito estivo,
improvviso il frinire
dell’improvvida
cicala,
spacca lo sfondo da
vicino.
Davanti ai miei, passi,
da poco
tinti di bianco con lo
spazzolino,
rotola nuda la pietra
e appagata s’apposa
nell’acqua stagnata,
sotto il marciapiede
di terra battuta.
Sul ponte forato,
impacciati carrelli
con le rondini fanciulle,
vanno e vengono
senza incontrarsi,
senza lasciarsi.
Sotto l’arco,
dell’unica frontiera,
ecco lancio un grido
e l’eco mi prometto
ciò che grido.
Passeggio…
e ancora adesso,
in quella strada senza
più gelsi rossi secolari,
la memoria è
come un uovo fresco,
dal guscio caldo
di cotto colore marrone
trattenuto tiepido
nel palmo della mano.
Ps. Via Gelsi Rossi è l’attuale Via Irno, completamente cambiata da
quella passeggiata, tenuta per
mano dalla mia mamma…
Maria Serritiello

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