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mercoledì 26 marzo 2025

“Romanzo Breve” Sesto Spettacolo in concorso al XVI esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno con Ophelia and the Corò nuts di Padova

 



Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Ciò che non è dispiaciuto, in questa tornata di spettacoli, concentrati per la maggior parte nel mese di marzo, è che si è fatta la conoscenza di nuove compagnie, nuovi volti, nuove forme di spettacolo (musical e pantomima) per esempio. Le scelte, presentate all’attento pubblico, sono state molto apprezzate, dando colore e calore all’XS, una manifestazione la più nota in Italia per quel che riguarda il teatro amatoriale.

Romanzo Breve di R. Ranzato, C. Corò e C. Maffia è l’incontro tra Felice, scrittore taciturno e sistematico e Dalila una donna l’opposto contrario. Sfrattata dalla sua casa, perché troppo rumorosa, Dalila si catapulta, letteralmente, nell’appartamento del povero Felice, senza che lui riesca a difendersi dall’invasione della donna.  Tra i due è poco più di una guerra nel dividersi gli spazi, nell’imporre il silenzio, nel disegnare a terra i confini del movimento, nel dare l’orario della sveglia mattutina. Tutte azioni impensabili per l’esuberanza mal contenuta di Dalila, ma Felice oppone una strenua resistenza, che col passar dei giorni, però, si fa sempre più debole, fino a diventare assurdamente piacevole la condivisione della vita a due. E così lui scrive, lei rassetta, lui aggiusta, lei lava, lui asciuga e lei esce per la spesa, una coppia affiatata, due persone che hanno voglia di stare insieme. Sparite le schermaglie iniziali, ora sono amorevoli, affettuosi e teneri, fissano le stelle, nelle notti schiarate, si guardano negli occhi e fanno l’amore. E’ la semplicità della vita quotidiana, quella che per essere felici trasforma l’usuale in straordinario.

Le relazioni amorose, però, nella routine giornaliera possono trasformarsi, assumendo un mesto andare avanti ed è quello che succede alla nostra coppia, fino a quando lei, non potendone più della scialba vita, se ne va. Felice cerca di riprendere in mano la sua vita, di ripristinare l’ordine sistematico di prima, quando le giornate giravano tutte intorno a se stesso, perfino il silenzio, tanto auspicato, gli sembra inutile e superfluo il bagno tutto per sé, unitamente alla cucina vuota, come del resto tutta la casa. Le giornate scorrono lente e la scrittura è ferma al giorno in cui Dalila se n’è andata. Il finale ci darà soddisfazione torneranno insieme, la crisi viene superata nel costatare che ogni bene col tempo si trasforma, diventando altro, perché altro si diventa nell’affettività e non è un male, se si ha cura di conservare ciò che si è costruito insieme.

La storia di per sé semplice è resa eccezionale dal modo di rappresentarla. In scena troviamo due giganti, la loro bravura è tanta che lascia ammirati. Si muovono in maniera concitata con una successione di gesti e di atteggiamenti caricaturali, dove la parola viene messa all’angolo per privilegiare i movimenti del corpo e dall’espressione del volto. La scena è scarna ed è fatta di squadre sottili, di scatole, di due sedie, tutto materiale di legno che prende forma man mano che la storia va avanti in 80 minuti circa. Sicché i vari pezzi congiunti, a volta sono porte divisorie, nel momento della prima conoscenza, poi sono unite, quando è l’amore a vincere. Una scena spoglia sì, ma affollata dai loro gesti, dai loro larghi movimenti, da espressività convinta. Felice più di Dalila, un vero acrobata, nel muoversi molleggiando sulle gambe e nel districarsi tra le cassette di legno sparse, inciampa scenicamente molte volte, senza mai cadere rovinosamente. Rimane impresso il rumore del suo tastare sulla macchina da scrivere, anch’essa un pezzo di legno, che è dato dal suo schioccare la lingua tra le labbra, un ticchettio perfetto, unico, ricordevole.

E poi c’è Dalila paffutella in volto, un concentrato di mossette graziose, di bronci, una raccolta di felicità e di dispiacere, di movimenti appropriati e di passi ballati su musica allegra come il Charleston. I suoi gesti sono espressività armonica, mai un fuori posto, mai un’eccedenza, tutto rientra nel voler rappresentare il quotidiano di una coppia, una delle tante, senza la straordinarietà e la rarità, ma solo in modo diverso e dunque, l’uno corollario dell’altro, bravi artisti entrambi.

Infine il loro teatro in movimento, per questo più difficile, affidato quasi esclusivamente alla mimica, senza che il fascino delle parole faccia il resto, ci ha riportato alle comiche in bianco e nero, a miti come Charlot, Stanlio e Ollio, con tutta la loro trascinante allegria.

“Romanzo Breve” ci regala una storia poetica e delicata nella pur semplice quotidianità, lasciando spazio all’imprevisto e alla capacità di rompere la monotonia. Nessuno vuole starsene da solo meno che mai Felice e Dalila

Maria Serritiello


“Romanzo Breve”

Commedia romantica in pantomima musicale

di Romina Ranzato, Cristian Corò e Cristina Maffia

Con: Cristian Corò e Cristina Maffia

Ophelia and the Corò nuts di Padova

Regia di: Romina Ranzato



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