Pagine

sabato 15 marzo 2025

“Novecento” di Alessandro Baricco è il quinto spettacolo in concorso al XVI esimo Festival Teatro XS Città di Salerno con la Filodrammatica Orenese di Vimercate (MB)


                      



 Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


Il mare sciaborda e salsedine e freschezza si attaccano al corpo, il garrito rauco del gabbiano volteggia e sfiora la testa, in lontananza una sirena lancia richiami e la nave Virginian s’avvicina al porto, Questo l’inizio, attraverso i sensi, di Novecento, il monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco, nel 1994 per Eugenio Allegri. D’allora in poi il racconto è uno dei pezzi teatrali, il più sublime, un tempo narrativo veloce, comprensibile e particolare

La scena è scarna, solida, di legno al naturale, con una serie di piccoli scanni sparsi, che di volta in volta rappresentano sagome di personaggi raccontati, due sacchi di iuta ed una lanterna completano l’immagine fissa.

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America”.

L’incipit preciso e tutta la trama del racconto sono affidati, a colpi di ricordi, ad un trombettista, tale Tim Tooney, che, per sfuggire alla miseria e ad una vita grama, accetta l’ingaggio sul transatlantico Virginian, per rallegrare le serate dei passeggeri. Su quella nave oltre a sbarcare il lunario conosce Novecento, la leggenda della musica e gli resta affezionato. Il nome per intero di questo fuoriclasse, però, è: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, nel quale si abbina il nome del fochista nero che lo adotta, più l’anno nel quale è stato trovato, Novecento, per l’appunto. Danny Boodman, senza pensarci su, lo crescerà come padre amorevole, il suo vecchio cuore si scoglie quando lo trova abbandonato, scesi tutti i passeggeri, sul pianoforte nero e lucido della prima classe, sistemato in una misera scatola di limoni e avvolto in una copertina, senza uno scritto di accompagnamento. Tutto l’equipaggio lo accoglie con calore, pur temendo che quell’adozione non sia regolare, ma l’uomo, a chi glielo ricorda, risponde, con un’alzata di spalle “In culo alle regole”. Per 8 anni gli insegna tutto quello che può della vita, circoscritta al transatlantico e non lasciandolo mai scendere a terra, nel timore di perderlo. Poi un triste giorno la morte pone il dilemma di che farne del piccolo Novecento, sicuramente sbarcarlo e affidarlo a mani competenti, ma il piccolo, avvertito il pericolo, si nasconde senza farsi trovare se non dopo che lil transatlantico ha preso il largo.  Gli anni passano e la nave diviene la sua casa e la sua esistenza ed è lì che lo trova Tim Tooney nel 1927 restandogli amico per tutta la vita. Tutto quello che sappiamo di Novecento, infatti, lo dobbiamo a lui, per esempio della sua bravura al pianoforte senza che nessuno gliel’abbia mai insegnato, della sua mitezza di carattere, del suo credere nella bontà altrui e del suo realizzarsi in maniera totale con la musica. Pensieri e desideri semplici, di un uomo vissuto a stretto contatto con il proprio io e con temi musicali scelti, colonna sonora della propria vita.

Quando Novecento sfiora i tasti, senza mai spostarsi dal Virginian, conosce luoghi e vive esperienze appaganti, riuscendo incredibilmente a vivere ogni viaggio, ogni luogo ed ogni sensazione, le stesse che sente raccontare dai passeggeri del piroscafo, testimoniando, poi, di conoscere luoghi senza averli mai visitati. Vive momenti esaltanti ed accetta e vince un duello musicale con il famoso pianista Jelly Roll Morton, presunto "inventore del jazz", conosciuto per i suoi modi poco rispettosi, nessuno crede, possa saper suonare meglio di lui. Novecento senza sforzo alcuno, riesce a battere Morton, eseguendo un'energica ma delicata sinfonia.

Tim Tooney si esalta nel ripensare alle prodezze del suo amico e raddoppia i ricordi, ad esempio l’episodio “della caduta dei quadri” che precede, poi, la volontà di scendere a terra. Solo un caso?

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per

anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.

Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un

certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto,

con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran.

Non c’é una ragione. Perché proprio in quell’istante?

Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per

farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto?

Prende delle decisioni?...

Un passaggio stupendo lo spunto dei quadri, che indica come nella vita attimi insignificanti creano, invece, un’opera complessa e affascinante, momenti congelati nel tempo, ognuno con una storia e un'emozione unica.

Ed eccolo, Novecento con il suo cappottino di cammello, rimesso a nuovo proprio per fare la sua bella figura, appena messo il piede a terra. Sì, ha deciso di scendere dal Virginian per guardare il mare di faccia e la nave alle spalle. Vuole riprendersi la vita al di fuori della polla in cui è stato chiuso

Tutta quella città… non se ne vedeva la fine. La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? E il rumore. Su quella maledettissima scaletta… era molto bello, tutto. E io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema primo gradino, secondo gradino, terzo gradino. Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino. Primo gradino, secondo… Non è quel che vidi che mi fermò. E’ Quel che non vidi…”

Novecento non mette piede a terra e mai più lo farà, figlio di quella nave è là la sua grandezza e il suo limite. Nella città è uno sconosciuto, sul Virginian, una leggenda. La conoscenza delle cose gli è stata data dalla sicura tastiera del pianoforte, con i suoi 87 tasti finiti. Stranamente la nave, metafora della sua vita, racchiusa e galleggiante, dovrà essere trasferita sulla terra ferma per essere conosciuta, raccontata e non da lui. Il desiderio di realizzare i suoi sogni mal si concilia con la paura del mondo, per cui l’uomo insicuro e timoroso si consegna, senza rimpianto all’unica cosa certa della sua vita, a quel grembo materno di nome Virginian, che l’ha accolto in semplicità e protetto teneramente, consegnandogli pianoforte e musica. E quando la nave dovrà essere distrutta per raggiunti limiti di percorrenza, Novecento, per l’estremo legame con essa, sparirà nel liquido amniotico del mare per un’ultima carezza materna

Lo stile colloquiale e la narrazione sotto forma di ricordi fanno di Novecento un monologo di pregio unico, che l’attore Fulvio Perrone, della Filodrammatica Orenese, per la prima volta partecipante all’XS, ha interpretato in maniera egregia, oserei dire da innamorato pazzo. Non si è risparmiato, Fulvio, sicché ha volteggiato su di un enorme rocchetto, utile per corde e cavi, ha caratterizzato personaggi del racconto, affollando la scena, ha smosso scanni, ha montato scale, ponti, passerella, ha indossato vestiti, cappotto, cappello e quel che più conta, per 75 minuti, ha raccontato senza dimenticare nulla, un monologo che di semplice ha solo l’apparenza.

La storia è singolare, vuoi perché si occupa della vita di un solo uomo, che può essere quella di tutti e vuoi perché le sue paure ci toccano profondamente ed ognuno si sente incluso. L'identità, la libertà e il senso di appartenenza, volteggiano, come voli larghi di gabbiano nel racconto e si confrontano con il mondo esterno del protagonista, che rimane legato, però, al suo unico ambiente.

Questo suo modo di comportarsi, per paura di non essere in grado di gestire la vita al di fuori di un luogo protetto, mi fa pensare (N.D.R.) ai tanti ragazzi Hikikomori, che si moltiplicano sempre più nell’attuale società.

 

Infine “Novecento” di Alessandro Baricco, in assoluto il capolavoro italiano, sviluppa tematiche che toccano tutti, come il legame per la propria origine, vuoi che sia famiglia o luogo in cui cresci e ti realizzi, vuoi che sia il sogno di vivere una vita autonoma senza lasciare il porto sicuro della tua esistenza. Un binomio che se raggiunto è la felicità!

Maria Serritiello

 

*La leggenda del pianista sull'oceano” il film di Giuseppe Tornatore del 1998, 5 nastri d’argento, è tratto da Novecento di Alessandro Baricco

 

Compagnia Filodrammatica Orenese

Interprete: Fabrizio Perrone

Luci ed audio: Mattia Nodari, Sara Biollo

Grafiche: Alessio Bonizzoni

Regia: Fabrizio Perrone e Mattia Nodari

 

 

 


 

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento