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sabato 7 dicembre 2013

Al Delle Arti di Salerno Angelo Di Gennaro in “Mò aggià parlà” di Claudio Tortora


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

“Mò aggià parlà”è il titolo dello spettacolo di sabato 23 novembre, andato in scena al Teatro Delle Arti di Salerno. Il parlatore-attore, una vecchia e apprezzata conoscenza del pubblico salernitano è Angelo Di Gennaro, di ritorno in città, dopo una  lunga assenza. Parlare è il suo mestiere ma il pezzo  gli ha dato la stura, come a dire “Mò aggià parlà”, devo sfogare, devo dire tutto ciò che ho subito e subisco ogni giorno. E davvero l’ha fatto, per due ore di seguito e senza stancarsi.

Si presenta in nero, smagrito, tonico ed  in forma, con una gran voglia di stare il più a lungo possibile in scena. Vuole essere protagonista, ora che è tornato a casa, sì, perché è così che considera Salerno, per avergli spalancato le braccia e spianato la via alla notorietà. E’emozionato, beve più volte, facendosi passare l’acqua dalle quinte, ma tenera è questa sua trepidazione ad oltre trent’anni di palcoscenico. Al suo seguito ci sono moglie, figli e le loro fidanzate, l’intera tribù di Di Gennaro, si è catapultata al Delle Arti per fare da supporter, per  comunicargli il calore della famiglia, per  dargli sicurezza. Prima di salire sul palco dialoga con il pubblico, fa battute estemporanee, improvvisa prendendo in giro, bonariamente, alcuni dei presenti, una sua precisa peculiarità. E’ così che rompe il ghiaccio, così entra in sintonia con gli spettatori. Racconta barzellette, fa battute veloci, non allontanandosi dallo stile del cabaret, ma la sua forza è nel monologo, un fiume in piena, non si risparmia. Tiene la scena in maniera egregia, è un attore completo, per le sfumature della voce, per la mimica facciale e per  la gestualità. Ciò che dice è frutto di sedimentazione, di riflessioni, per cui nel suo monologo entrano le quotidianità dell’uomo medio, gli anni trascorsi e i cambiamenti avvenuti, sia nel sociale, che nell’individuale. In chiave umoristica, poi, parla della crisi, degli avari che si rifanno sugli scialacquatori nell’indigenza attuale, delle differenze tra nord e sud, degli anni ’60 e quelli del dopo terremoto. Mò aggia parlà è un testo scritto per lui da Claudio Tortora, il bravo e versatile patron del Premio Charlot, l’impianto dello spettacolo è scaturito proprio da incontri-conversazione tra di loro.  Durante lo spettacolo si sono avuti piacevoli inserimenti musicali  a cura del bravo Giancarlo Morzighelli, voce e piano, mentre prima dell’inizio ha debuttato un duo di giovani salernitani i “Malgrado tutto” , ovvero Manuel e  Davide, due simpaticissimi comici dal dinamismo adatto per incamminarsi nel mondo  nello spettacolo. Spigliati, intelligenti nelle battute e veloci nei passaggi, la loro esibizione, a limite della goliardia, è stata piacevole e divertente.

Backstage

Mi ritrovo a fargli delle domande, nella direzione del teatro. E’disponibilissimo e con assoluta semplicità passiamo a darci il tu. Volentieri risponde alle domande.

Che cosa ti ha fatto cambiare idea e tornare in scena dopo dieci anni di silenzio?
Il testo di questo spettacolo, scaturito da conversazioni ed incontri con Claudio Tortora .Mi sono divertito tanto con lui ed ho ritrovato la mia antica energia. Sicché mi sono messo di nuovo in discussione dopo essere stato un modello da imitare
In questi anni che cosa hai fatto al posto del cabaret?
Ho scritto libri, poesie, ho fatto teatro girando l’Italia

Che lavoro svolgevi prima di essere l’ artista che sei diventato?
Ero impiegato al ministero della difesa come collaudatore. Abbandonai per dedicarmi definitivamente allo spettacolo.

Hai mai partecipato al premio Charlot?
No, ma sono stato ospite della manifestazione.

Dove sei nato?
A Napoli, precisamente a Fuorigrotta

Con lo stadio vicino
Si, per tifare forza Napoli, ma  ammiro  anche la salernitana
( trovo la sua affermazione sincera e ne sono contenta )
Sono un campano e per questo tifo per le nostre squadre

I tuoi monologhi hanno molto successo, quando vai in giro per l’Italia comprendono il dialetto?
 Si, il napoletano è compreso ovunque ma nel caso contrario lo si italianizza.

Hai due figli ma tu sei l’ ultimo di 11
Si, la mia è stata una famiglia numerosa e dico sempre di aver avuto due madri per il fatto che tra me e mia sorella c’erano molti anni di differenza, da considerarla tanto più adulta di me e quindi madre. Lo scorso anno l’ho persa e per me è stato un dolore doppio.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu



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