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giovedì 29 settembre 2016

Associazione Cypraea “L'emozione del canto " per voci e pianoforte all’Archivio di Stato di Salerno.


Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Per le Giornate Europee del Patrimonio la Prof.ssa Pina Gallozzi, Presidente di Salerno e Provincia dell’Associazione Cypraea, che dal 2000 organizza eventi musicali per giovani talenti, ha proposto, all’affezionato pubblico, per la domenica del 25 settembre alle ore 18,00, presso l’Archivio di Stato di Salerno, “L'emozione del canto " voci e pianoforte. Tre le giovanissime e bravissime artiste ad esibirsi: Luana Greco – mezzosoprano, Naomi Rivieccio – soprano e Maria Rosato – pianoforte. Il programma da loro prescelto, di tutto rispetto, con Verdi, Donizzetti, Bizet, Gounod, Tosti, Fusco, De Curtis ed Offenbach, ha esaltato le notevoli doti artistiche dei tre talenti, dividendo il concerto in due parti:
J. Massenet, da Werther “Les larmes que ne pleure pas” (Luana Grieco)
-G. Verdi, da Traviata “Follie… sempre libera” (Naomi Rivieccio)
-G. Verdi, da Trovatore “Condotta ella era in ceppi” (Luana Grieco)
-G. Donizetti, da Don Pasquale “Quel guardo il cavaliere” (Naomi Rivieccio)
-G. Bizet, da Carmen “Habanera” (Luana Grieco)
-C. Gounod, da Romeo et Juliette “Je veux vivre” (Naomi Rivieccio)

-G. Donizetti “Me voglio fa na casa” (Naomi Rivieccio)
-Fusco “Dicitencelle vuje” (Luana Grieco)
-F. Tosti “Marechiaro” (Naomi Rivieccio)
-E. De Curtis “Torna a Surriento” (Luana Grieco)
- Offenbach, da Les contes d’Hoffman “Barcarolle” (Luana Grieco e Naomi Rivieccio
A turno, nella splendida sala Bilotti, si  sono alternate le cantanti, belle, giovani ed eleganti e note si elevano soavi per incontrare l’assonnato pomeriggio dell’Archivio di Stato. Le voci sono incantevoli, la forza che esprimono è energizzante anche per chi le ascolta. Due interpreti di raffinato gorgheggio e di potente temperamento. “Sempre libera degg’io” invoca Naomi Rivieccio, soprano d’impeto, i cui acuti fendono l’aria come lame. Esile, un giunco, da dove mai caccerà tutta quella voce, canta ed incanta con la grazia ammaliatrice di una sirena. Giovanissima, appena 24 anni, sicura e di slancio, ha già collezionato successi ovunque si sia esibita. Ma i brani s’intrecciano ed è  Luana Grieco, mezzosoprano, l’altro talento della serata a regalarci, tra l’altro, una spavalda “Habanera”, tratto dalla Carmen di Bizet. Espressività e temperamento disinvolto non le mancano, né l’agevolezza con cui esegue i passaggi virtuosistici. Alta, bel portamento, briosa ed un fresco sorriso di venticinquenne, possiede una tecnica nitida con sfumature e dettagli pregevoli. Un valore aggiunto alle due cantanti è stato loro offerto dalla bravura pianistica di Maria Rosato, forte di un’attività solistica precedente e parallela, ella stessa, infatti, è virtuosa dello strumento. Maria Rosato non esegue solamente, ma interpreta il piano e lo addomestica alla sua forza espressiva, sì da essere unitamente alle cantanti, protagonista.
Le interpreti, intervistate prima della manifestazione, hanno rivelato la motivazione che le ha spinte allo studio della musica di stampo accademico, per cui la pianista Maria Rosato, nata a Caserta nel 1991, si è appassionata in tenera età allo studio dello strumento che ha perseguito ben presto al Conservatorio Martucci di Salerno, sotto la guida del Maestro Giuseppe Squitieri. Da qualche tempo ha intrapreso lo studio del canto lirico ed è un soprano.
Luana Greco, invece, ha iniziato un percorso di formazione musicale perché le piaceva il canto moderno. Ben presto, però, non ha resistito al fascino dell'opera ed ha scelto di studiare al Martucci di Salerno
Naomi Rivieccio, infine, si è avvicinata al canto per essere figlia d'arte. La madre, cantante ed appassionata di musica, le ha trasmesso l'amore per la lirica e la vocalità. Il concerto, tra applausi scroscianti e bis richiesti alle due interpreti, sì bene accompagnate al pianoforte, ha rivelato accuratezza tecnica, slancio interpretativo e fedeltà agli intenti dei compositori.
Maria Serritiello
Curriculum vitae delle tre artiste
Luana Grieco, nata il 25/11/1991, Inizia gli studi in giovane età con il maestro Elena Sabatino. Consegue la laurea di primo livello con il massimo dei voti in 'Canto Lirico' in qualità di Mezzosoprano presso il conservatorio G.Martucci di Salerno sotto la guida del M Filippo Morace e attualmente laureanda in secondo livello presso lo stesso conservatorio.Partecipa a vari concorsi tra cui: Concorso internazionale Benvenuto Franci nella città di Pienza (vincitrice premio Rotary Club Chianciano Chiusi Montepulciano, 2011), Concorso Nazionale di Esecuzione Musicale di Eboli (vincitrice primo premio, 2011),Concorso Nazionale Campi Flegrei (Vincitrice primo premio, 2011), Concorso Internazionale 'La città sonora' di Cinisello Balsamo (vincitrice premio Salvatore Licitra, 2012), Concorso Internazionale R. Leoncavallo di Montalto Uffugo (vincitrice premio giovani promesse e premio speciale Associazione Tito Gobbi, 2012), Concorso Internazionale R. Leoncavallo di Potenza (vincitrice del terzo premio, 2014).
Partecipa a diverse Masterclass tenute dal maestro Katia Ricciarelli (2008), Vincenzo Scalera (2014).
Debutta nel maggio 2013 al Teatro Olimpico di Roma e al teatro Vespasiano di Rieti nel ruolo di Meg (opera di Giuseppe Verdi 'Falstaff') e nel maggio 2015 debutta al teatro Brancaccio di Roma e il Teatro Vespasiano di Rieti nel ruolo di Carmen (opera di George Bizet 'Carmen').
Naomi Rivieccio nata a Napoli il 14\02\1992. Inizia lo studio del canto in giovane età̀ entrando a far parte del coro delle voci bianche del Teatro San Carlo di Napoli sotto la guida del M° Stefania Rinaldi recitando il ruolo protagonista nella produzione ‘Il Piccolo Spazzacamino’ di Britten alla Rai di Napoli e al festival internazionale di Ravello con la collaborazione del teatro festival di Napoli.
Consegue la laurea di primo livello, con il massimo dei voti e menzione, in ‘Canto Lirico’ in qualità̀ di Soprano lirico leggero presso il Conservatorio di musica Giuseppe Martucci di Salerno, sotto la guida del M° Filippo Morace. Attualmente è laureanda in secondo livello presso lo stesso Conservatorio. Partecipa a diversi concorsi tra cui: Concorso Europeo di musica Città di San Severino (primo premio assoluto, aprile 2015), Concorso Internazionale musicale Città di Caserta Belvedere San Leucio (secondo premio, maggio 2015) Si esibisce come solista al Teatro Augusteo di Salerno nel ‘Concerto di Natale’ con l’orchestra del Conservatorio Martucci (dicembre 2014). Con la stessa orchestra e presso lo stesso teatro è solista nello ‘Stabat Mater’ di Traetta (marzo 2015). Canta presso il Teatro comunale città di San Severino SA (aprile 2015) in qualità̀ di vincitrice del suddetto concorso. Debutta presso il Teatro Verdi di Salerno il ruolo di Serpina nella ‘Serva Padrona’ rielaborata dal M° Antonello Mercurio (novembre 2015). Collabora con ‘La Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli’ tenendo diversi concerti tra cui Concerto di Capodanno (gennaio 2016) presso il Teatro Mediterraneo – Mostra D’Oltre. Partecipa a diversi master di alta formazione sulla tecnica ed interpretazione vocale tenute dal M° Giuliana Valente e nell’ottobre 2015 dal M° Vincenzo Scalera.
Maria Rosato Nata a Caserta nel 1991, intraprende all’età di 8 anni lo studio del pianoforte. Nel 2010, si iscrive presso il conservatorio “G. Martucci” di Salerno, dove nell’ottobre 2015 consegue la laurea di secondo livello in pianoforte ad indirizzo solistico con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida del M° Giuseppe Squitieri.
Ha partecipato a diversi concorsi pianistici nazionali ed internazionali come solista, riportando numerosi premi, tra cui ricordiamo il primo premio al concorso internazionale di Mercato San Severino 2013, al concorso europeo “Jacopo Napoli” di Cava De’ Tirreni 2013, al concorso nazionale “Antonello da Caserta” 2014 e al concorso “Smaldone” di Angri nel 2016, vincendo in quella occasione il premio speciale per la migliore esecuzione di un pezzo di scuola napoletana. Inoltre, si è aggiudicata il primo premio nella sezione pianoforte a quattro mani e nella sezione musica da camera al concorso “Jacopo Napoli” di Cava De’ Tirreni 2015.
Ha tenuto concerti in qualità di pianista solista in occasione di numerose manifestazioni presso la Chiesa dei SS. Rufo e Carponio di Capua, presso il Teatro Don Bosco e Teatro Parravano di Caserta, alla Pinacoteca comunale, al Circolo Canottieri, all’Archivio di Stato di Salerno per l’associazione Cypraea, alla Sala Brengola di Cava De’ Tirreni in occasione dei concerti del conservatorio, presso l’ Hotel Saturday nell’ambito della manifestazione “Sarno, città da vivere”, presso il Palazzo Serra di Cassano di Napoli e la Mostra d’Oltremare, in occasione della manifestazione “Pianocity” di Napoli come rappresentante del conservatorio di Salerno.Inoltre, è risultata vincitrice della borsa di studio come pianista accompagnatore per le attività di produzione presso il conservatorio di Salerno per l’a .a. 2011/2012.
Si è esibita in qualità di pianista accompagnatore al Giffoni Film Festival (2011, 2012), alla Sala Brengola e al Palazzo di città di Cava De’ Tirreni, a Villa Doria di Angri, alla Sala Rossa del Casinò sociale di Salerno, al Belvedere di San Leucio, al Circolo Canottieri di Salerno, al Teatro Augusteo di Salerno, in occasione di numerosi concerti del conservatorio e della manifestazione “Erasmus on stage”, presso il Centro Sociale di Montoro accompagnando in uno spettacolo inedito il mezzosoprano Patrizia Patelmo.
Successivamente è stata maestro accompagnatore ufficiale presso il concorso “Antonello da Caserta”, concorso “Leopoldo Mugnone” di Caserta e alla masterclass in canto lirico tenuta dal M° Laura Cherici.
Nel 2015 ha preso parte alla produzione “La serva padrona” di Antonello Mercurio, in qualità di maestro alle luci presso il teatro Verdi di Salerno.
Inoltre vanta di collaborazioni con l’orchestra del conservatorio di Salerno in qualità di cembalista.
Ha partecipato in qualità di allievo effettivo alle Masterclass dei Maestri: Bruno Canino, Francesco Libetta, Pasquale Iannone e Sergio De Simone.
Attualmente è iscritta al Biennio Specialistico in pianoforte ad indirizzo cameristico presso il conservatorio “G. Martucci” di Salerno, nella classe di pianoforte del M° Giuseppe Squitieri e di musica da camera del M° Michela Trovajoli e all’Accademia musicale pescarese, dove segue corsi di perfezionamento con il M° Pasquale Iannone. Inoltre collabora con numerosi docenti come pianista accompagnatore.
 
Maria Serritiello
 
 
 




“Un’Amatriciana per Amatrice” la solidarietà dei rioni collinari di Salerno

Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Un’iniziativa di solidarietà degna di lode dal nome “Un ‘Amatriciana per Amatrice”, si è tenuta nell’accogliente piazza di Ogliara (Sa), nei giorni 24 e 25 dello scorso settembre. Scopo delle due serate è stata la raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto. La manifestazione, che ha avuto un discreto successo, complice anche il perdurare del bel tempo, sebbene si è in autunno, è nata dalla volontà delle Associazioni delle Zone Collinari, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Le sei associazioni partecipanti: Amici di Pastorano (Quartiere Pastorano), Pro loco di Ogliara (Quartiere Ogliara), San Michele (Quartiere Rufoli), Viva Sant’Angelo (Quartiere Sant’Angelo), “Santangioletti” (Quartiere Sant’Angelo), Sorrisi Sparsi, (Quartiere Sordina), hanno messo a disposizione la loro competenza acquisita nelle sagre estive da loro organizzate, per cucinare il piatto principe “l’Amatriciana”, in modo gustoso e secondo i dettami della ricetta classica. Nulla da rimpiangere alla vera “amatriciana”, il piatto è andato a ruba, ma anche le altre sfizoserie sono state prese d’assalto.
A dare una mano all’intrattenimento sono intervenuti gruppi che si spendono con entusiasmo per la solidarietà: Caudio Tortora e Marcello Ferrante, con lo spettacolo “Ti ricordi quella sera?”, accompagnati da un’orchestra di 11 elementi. “Friends of  Raimbow” una corale  di 15 elementi di musica leggera di Santa Maria e San Nicola di Ogliara. “I Castellani di Giovi” un’associazione culturale Demoetnoantropologica che ricerca tutto quanto è della tradizione campana e “Salerno Periferia” con la sua musica tradizionale napoletana, vivacizzata da balli di gruppo. Associazioni, Pro loco e comitati ce l’hanno messa tutta, non solo lavorando in pieno accordo per la riuscita della manifestazione, ma anche producendo un video, di forte impatto, spot pubblicitario della manifestazione, passato sui social, per richiamare l’attenzione sull’evento. La gente c’è stata e gli sforzi di questa cordata solidale non sono stati vani. Il ricavato, abbastanza ragguardevole, sarà consegnato, da una delegazione di cittadini attivi delle associazioni che hanno operato, nelle mani del sindaco della località prescelta e sarà un appezzabile gesto verso chi, oggi, vive nella sofferenza.
Maria Serritiello 
 
 
 

mercoledì 28 settembre 2016

Bar degli Asinelli a Genova: l'aperitivo antico che piace ai giovani





Fonte:mentelocale.it
di Giacomo Revelli

MENTELOCALE VINTAGE

 Quest' articolo è del 2013, ma sempre attuale, sul Bar degli Asinelli, un locale storico dei caruggi, molto amato da giovani e non. Il successo di questo articolo, da quando è uscito sulle pagine di mentelocale.it ad oggi, dimostra che ciò cheviene pubblicato in rete non muore mai,  anzi continua a vivere e ad essere apprezzato anche a distanza di anni: in questi giorni sul web l'articolo è diventato virale.

L'enoteca di via del Canneto il Lungo. Con il tipico vino di Coronata. Un locale d'altri tempi, dove si intrecciano vecchie e nuove storie

«Un asinello per favore». È ciò che dicono tutti.
E la Marchesa o Adriano, suo marito, ti salutano mentre stanno lavando i bicchieri o servendo qualcuno. Non importa che tu sia appena sbarcato o siano 20 anni che non ti fai vedere. Sei il benvenuto. E allora comincia il gioco, quello strano rituale che solo a Genova, come in pochi altri luoghi, è possibile.
Quando vado a farmi un Asinello, solo allora m'accorgo che Genova esiste. Non tanto la 'città del nord Italia con il mare' che tutti conoscono; quella la trovate su Google. È la Genova autentica quella che cerco, quella che sa di vicoli e refrescumme, ma che ti peu ammiàla senza u gundun come diceva Faber.
E non appena la Marchesa mi versa nel bicchierino il corochinato biondo, subito fuori s'accampano i caruggi, San Lorenzo, il Porto antico e la Lanterna, come in una stampa di Luzzati. Quando infine ci butta dentro la fettina di limone, la magia è completa: sono tornato a casa. Prima non ero da nessuna parte: perso nel terminal d'un aeroporto, ostaggio su un treno in ritardo o fermo in coda ad un casello.
Ci sono ancora pochi bar al termine della notte. Il bar degli Asinelli, come lo chiamano tutti, o la Bottiglieria Marchesa come effettivamente è il suo nome, in via di Canneto il lungo, è uno di questi.
Onorata Marchesa e Adriano lo gestiscono dal 1982. Da un po' è meta fissa dei giovani. Molti di quei ragazzi non erano nemmeno ancora nati nel 1982. Ma il bar c'era già con un altro oste: c'è chi si ricorda del bar negli anni di piombo.
«Quando siamo arrivati abbiamo solo sostituito le vecchie botti con dei tavolini. Così la gente può sedersi a bere e fare due parole» - mi dice la Marchesa. E parla come se fosse accaduto ieri sera.
Sarà perché tutto lì è fermo agli anni '70. Ma che dico, anni '60. Gli stessi mobili, gli stessi scaffali per le bottiglie, lo stesso veliero appeso alla parete, la lampara. Questo bar è un fossile appena nato. Bisogna davvero ringraziare la Marchesa, se in questi 30 anni non ha mai pensato di rinnovare l'arredamento. Appiccicati a quei tavolini, sulle pareti, sulle panche, ci sono anni e anni di bevute, di innamoramenti, esami, sbronze, sogni e disillusioni, trionfi e delusioni. Sportive, politiche, amorose. È l'archeologia del presente.
Dentro non c'è il tuz tuz assordante a cui ci siamo abituati nei locali di oggi, ma si sta al caldo e a contatto, si può parlare. Ci si trova di tutto, attori della Tosse, musicisti, cantanti del Carlo Felice, marinai perduti, francesi, spagnoli, Erasmus de noantri.
La Marchesa ci conosce uno per uno, si informa della laurea, del lavoro, della famiglia. È meglio di Facebook, è la conferma della teoria dei 6 gradi.
Capita spesso che non ci sia posto e allora ci si siede vicino a qualche sconosciuto, spostando giacche, cappotti, borse della spesa. Per caso cominciano conversazioni: la politica, lo sport, le donne. Succede una cosa strana: non vi ho mai sentito qualcuno lamentarsi delle tasse, del tempo, della salute. Un Asinello al giorno toglie il mugugno di torno.
In mezzo alla stanza c'è una colonna di marmo. Dona a questo posto qualcosa di sacro e ricorda che vicino c'è San Lorenzo e anche i Palazzi dei Rolli sono a due passi. Ma al quarto asinello, quel travertino diventa un buon amico che ti ascolta e ti capisce.
Niente superalcolici, con un euro e mezzo arrivano un Asinello e un piattino con dei cubetti di fugassa. È l'Aperitivo Genovese, chiamato Asinello perché sull'etichetta c'è un Âzenetto, un asino carico di bottiglie. Dentro c'è del pregiato e raro vino di Coronata, assenzio, rabarbaro, genziana, china, in tutto 16 erbe. È il corochinato, formula segreta, versione ligure del barolo chinato piemontese, anno domini 1886. Ormai si trova in pochi posti a Genova.
Dagli Asinelli ci vai da solo quando non devi pensare: non lo resterai per molto. Ci si portano gli amici: tutti, anche quelli a quattro zampe sono i benvenuti. Quando hai una donna tra le mani ce la accompagni: se non s'innamora con un Asinello, meglio lasciar perdere.
Su tutti i tavoli c'è una tovaglia a quadretti bianchi e rossi. È la stessa di Maria 'a Sucida e di tante trattorie dei caruggi: dev'essere un brevetto genovese. Le sere di movida a volte il bar è così affollato che la gente tracima fuori. E allora entri strisciando su qualcuno per raggiungere il bancone. La tua giornata vale il fondo di quel bicchiere.



 

 
 

martedì 27 settembre 2016

Lo smartphone dietro tre incidenti su quattro






Fonte: la Repubblica
lunedì 26 settembre 2016
di Cristina Nadotti
sintesi di Maria Serritiello


Un tempo il pericolo veniva da chi al volante non sapeva rinunciare ad una telefonata, oggi la gamma di tentazioni si è ampliata: social, selfie, chat.

Le principali fonti di distrazioni in auto
( per ordine di pericolosità)
1) postare sui social
2)scrivere sms
3)leggere sms
4)fare una telefonata
5) accendere una sigaretta
6) cambiare stazione radio
7) rispondere al telefono vivavoce
8)canticchiare o ascoltare una canzone
9)conversare con qualcuno

Ecco per quanto tempo si perde di vista la strada con gli utilizzi più comuni dello smartphone:

mandare l'sms"ok"   10"
verificare se ci sono nuovi messaggi 13"
digitare un numero di telefono e chiamare 14"
controllare facebook 14"
fare un selfie 15"
mandare l'sms< sto guidando, tichiamo dopo> 17"
scegliere un brano su spotify 19"
postare una foto senza testo, su di un social 22"

L'anno scorso, per la prima volta dopo 15 anni di calo, le vittime della strada sono tornate a crescere. E nei primi 8 mesi del 2016 le contravvenzioni per chi guida usando il cellulare sono aumentate del 26%

Contro la distrazione fare le multe non basta è indispensabile un cambiamento di mentalità. Così come esiste una modalità aereo, i telefoni dovrebbero avere una modalità guida, per cui ogni messaggio o chiamata si avvia la risposta automatica<sto guidando>.
<Insieme all'Anas>, dice Santo Puccia, primo dirigente della polizia di Stato, <abbiamo avviato un'iniziativa diffusa su web, social network e radio con lo slogan " Se non rispondi non muore nessuno, quando guidi #guida e basta" nell'intento di parlare in modo diretto agli automobilisti.

 



mercoledì 21 settembre 2016

Salerno città aperta...



Personalmente, di questa diatriba, mi resta un solo rammarico per questi ultimi anni di festa di San Matteo, nostro patrono,  non avere più l'evento di quand'ero bambina e conservata intatta fino a tre anni fa. Un punto fermo nella vita si deve pur avere, per cui  non mi posso sentire affratellata con la festa dei dragoni della Cina o con l’october fest berlinese, per citarne qualcuna. Sono Salernitana e mi voglio connotare per tale, come quando da piccola mi guadagnavo il giochino alle bancarelle e il lettone dei miei genitori per vedere i fuochi d’artificio. Nostalgia canaglia!!!(SeMa)
 
Ebbene si, Salerno come Roma, "città aperta", per essere una città di mare accogliente. Negli anni 60', Salerno ha subito con semplicità e grande senso di fratellanza un' immigrazione dalle campagne, dalla provincia ed anche fuori da essa, da costringere i salernitani veraci a contarsi. Ciò non le ha impedito, però, di mescolare usanze, abitudini, cibo e tradizioni, come del resto avevano fatto, intelligentemente, i Romani, per il mantenimento  dell' impero e di condividere tutto quanto veniva loro offerto. Così nel tempo si sono sentiti  nella città dialetti cilentani, avellinesi,  lucani e calabresi, per via dell' Università mancante in quelle zone, mescolarsi alla musicalità del nostro dialetto. Dunque, Via Irno, Torrione,  Pastena, Mercatello,  interi quartieri, sono stati popolati dalle tante persone che a quel tempo erano in fuga dalle campagne per il mito della città, fenomeno di valenza mondiale. A tutte le usanze introdotte e condivise, Salerno si era preservata per sé, la festività di San Matteo, con i suoi riti e le sue memorie, ed era contenta della lunga processione, delle sei statue in fila, tre di esse dette dal popolo "e sore e San Matteo", per via dei loro capelli lunghi, che altro non sono che i santi martiri salernitani Gaio, Ante e Fortunato, quest'ultimo precedente patrono di Salerno, delle giravolte  al mare e ai monti, per invocare la protezione sui due elementi naturali presenti in città, dell'entrata del Santo in Comune, la casa dei cittadini, per ricevere l'omaggio del primo di essi, e non viceversa, come qualcuno ha erroneamente  interpretato ed ancora per impartire la santa benedizione affinché possa sapientemente la città, da Lui protetta, essere amministrata. Va detto, per chi non lo ricordasse che sul gonfalone del comune vi 'è l'effige del Santo, a conferma del forte legame di  San Matteo con la città. Lo stesso discorso è  per la caserma dei finanzieri, di cui Matteo è protettore per via della sua precedente professione di gabelliere, prima della chiamata di Cristo. Ma Salerno era contenta anche delle 6 bande al seguito di ogni statua e non per sfarzo nè per apparire, ma perché la musica aiuta a chi si monta sulle spalle (certo per fede o  per voto) un peso non indifferente, che nel caso della statua lignea di San Giuseppe, assomma ai 14 quintali. Si provi ad immaginare che cosa possa essere la corsa dei bersaglieri, senza il suono della fanfara, finanche in guerra, beh sì quelle risorgimentali, passando per la prima e la seconda guerra  mondiale,  c'era il trombettiere che dava la carica e se questi veniva colpito era prontamente sostituito, per dire che la musica ha un peso importante nel compiere certe azioni e sollevare le statue è una di esse.  E poi i fuochi, mentre si addenta un panino "buttunate "(ripieno) di milza, "un poetico scoppio di colori nella notte, lungo tutto il tratto del lungomare che va ad incunearsi nel magico panorama della spiaggia di Santa Teresa, dallo scorso anno rinnovata. Una festa semplice, familiare, per una città che vuole una volta all'anno ritrovarsi, invocando il diritto alla propria identità, alla propria radice, ai propri ricordi e per seminarne altri nelle generazioni future, sì da  non perderne il ceppo.
                        TUTTO QUA' ARCIVESCOVO MORETTI  
                                  difficile da capire?
Maria Serritiello
 
Qualche spunto sulla festa dal punto di vista antropologico
(Letture in web)

 

La festa è un momento della vita sociale  che interrompe la sequenza delle normali attività quotidiane, essa si caratterizza, rispetto al resto del tempo, per l'interruzione del lavoro produttivo.
L’assolutismo monarchico, il clero, il razionalismo utilitarista e razionalista si sono battuti insieme contro le feste, considerate attività e forme di associazione intrinsecamente sovversive, eversive, rivoluzionarie, portatrici di cambiamento, perché non motivate da esplicito ed utilitaristico rendiconto, ma rappresentanti un contesto ludico  e ricreativo, ambito di rigenerazione per il popolo in un tempo libero da obblighi a fini materiali. Ma già Rousseau aveva denunciato il carattere contradditorio di una concezione che pretende di ridurre la coesione, l’associazione e il legame sociale, collettivo alla pura razionalità utilitaristica, perché impedendo le feste al popolo, si elimina la voglia di vivere, l’istinto creativo e vitale e  perciò la motivazione stessa del lavoro. Soprattutto si distruggono le basi e i fondamenti della società, dal momento che gli individui sono respinti nell’isolamento, nella solitudine, eliminando le occasioni che promuovono socievolezza in ambiti di amicalità e interscambio affettivo. 
di Laura Tussi
 
Di mio aggiungo che le sacre rappresentazioni e per questo le processioni, nelle forme note, furono volute dalla chiesa per rafforzare la fede e le celebrazioni liturgiche sempre per sostituire i riti pagani preesistenti.
Maria Serritiello  
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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venerdì 9 settembre 2016

Musicisti ed Artisti per la rinascita



Musicisti e artisti a sostegno delle zone colpite dal sisma,
Concerti e testimonianze.


                                 Promosso da


Circolo Legambiente Freewhealing Paestum, Circolo Legambiente Occhi Verdi Pontecagnano, Associazione Libera, Parco Archeologico di Pontecagnano, Associazione Daltrocanto, Associazione Indiani d'Occidente, Associazione Tyrrhenoi Faiano.


Sabato 17 settembre 2016
ore 19,00

Parco Archeologico di Pontecagnano

Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, ecco gli 8 errori grammaticali più frequenti degli italiani


Fonte: Leonardo.it News

Ci sono errori che tutti gli italiani (o quasi) commettono regolarmente quando scrivono un testo, un messaggio o una lettera. Sapete quali sono? Ecco i più comuni…
MILANO – Oggi si celebra la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’alfabetizzazione dei giovani e degli adulti in tutto il mondo. Nononaste il tasso di alfabetizzazione in Italia si attesti al 99,2%, secondo un recente studio dell’Ocse gli italiani, insieme agli spagnoli, sono i cittadini con le competenze alfabetiche più basse. Errori comuni, a cui spesso non prestiamo attenzione, ma molto frequenti quando si parla, si scrive un testo, un messaggio o una lettera. Ecco quali sono gli errori più comuni che gli italiani commettono con la grammatica.

L’apostrofo (71%) – In cima alla classifica, ovviamente, c’è l’apostrofo. Davvero uno degli amici più antipatici della lingua italiana. Quando si mette? Semplice, con tutte le parole femminili, quindi: un’amica sì, un amico no. E quindi apostrofo? Si tratta di elisione: non si può dire lo apostrofo, diventa quindi l’apostrofo. Infine c’è anche il troncamento: un po’ vuole l’apostrofo, perché si tratta del troncamento della parola ‘poco’.

L’uso del congiuntivo (69%) – E qui di sicuro si alzerà un boato. Il congiuntivo, il vero tallone d’Achille di moltissimi studenti e non. Quanti strafalcioni sentiamo ogni giorno anche, e soprattutto, in televisione? “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale  scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”.

Qual è (65%) – Un altro degli errori più comuni commessi dagli italiani. Qui, l’apostrofo ci vuole oppure no? Assolutamente no. Qual è si scrive senza. Sempre.

Purtroppo è proprio così (52%) – Se state storcendo già il naso davanti a questi errori di grammatica, fateci l’abitudine perché “pultroppo è propio così”. Avete notato qualcosa di strano? Esatto, queste due paroline sono un altro grande scoglio degli italiani. Non sempre si scrivono in maniera corretta. Ma anche se la lettera ‘r’ nella pronuncia non si sente poi molto, bisogna però metterla per iscritto.

E o ed? A o ad? (48%) – Sicuramente, almeno una volta nella vita, anche voi avete avuto il dubbio su quale congiunzione usare nel vostro messaggio. Semplice l’aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue cominci con una vocale. Quindi: vado ad Amburgo; Era felice ed entusiasta.

Entusiasto o entusiasta? (45%) – Anche se ci si riferisce a un soggetto maschile, la forma corretta di quest’aggettivo è entusiasta. Questo vale solo quando si parla al singolare perché invece quando ci si riferisce a più soggetti si distingue nuovamente tra maschile e femminile. Quindi si avrà entusiasti per il maschile e entusiaste per il femminile, mentre la forma entusiasto è assolutamente incorretta.

La punteggiatura (42%) – Non negatelo. Qui tutti sono caduti almeno una volta. Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati a casaccio. Ogni segno di punteggiatura ha la propria regola. La funzione principale della virgola è quella di dare una cadenza precisa a periodi lunghi e complessi. I due punti invece si usano, per esempio, per introdurre un discorso diretto oppure per presentare una spiegazione o un elenco.

Gli e le (38%) – Sembra facile, ma non lo è. I pronomi sono un altro grande errore commesso dagli italiani. “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, riferendoci ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”: “Le ho detto che era molto bella”.

Ovviamente, in questa breve lista mancano ancora moltissimi errori grammaticali. Secondo voi, qual è il più comune dell’italiano?