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lunedì 10 marzo 2014

“Uomini Terra Terra” al Teatro Genovesi di Salerno, per il 2° incontro del Festival Nazionale Teatro XS





Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Raccontare il terremoto e tutto ciò che genera prima e dopo  non è mai facile, meno che mai lo è  in Campania, dove il ricordo di quel 23 novembre 1980  non si è mai allontanato dalla mente. Quando si è aperto il sipario del Teatro Genovesi, per il 2° incontro di domenica due marzo, all’interno dell’Evento Nazionale Festival Teatro XS, si è subito compreso che la rappresentazione avrebbe graffiato gli animi perché il testo in concorso, altro non è  che la vera narrazione di come siano andate, effettivamente le cose all’Aquila, il 6 aprile di cinque anni fa.

Si può correre il rischio che il tempo metta sotto il tappeto lo sporco, che i nostri figli e i figli di quella terra non sappiano. Le radici sono importanti, sono il passato, il passaggio e poi  il futuro delle generazioni, per cui Giorgio Cardinale, autore ed interprete, coadiuvato da Pietro Larotonda, compositore e cantore delle musiche e da lui suonate alla chitarra, iniziano a raccontare dalle origini la magnifica città dell’Aquila. Il narratore ed il barbuto menestrello, al pari di una storia antica, gli avvenimenti ce li raccontano con dinamica vivacità, ironia sottile e accuse precise, sia pur sottese. I personaggi implicati diventano così, di volta in volta,  pagliacci, re magi, sciamano, mentre la narrazione va avanti con movimenti sincronici dei due, con parole all’unisono e con   canzoni che frantumano la tensione. La scena è vuota, buia, con due sedie che si trasformano, nel gioco dell’immaginazione, in un veicolo in transito per il Gran Sasso e una scrivania che il narrante dice di appartenere al nonno. La storia antica dell’Aquila, Amiternum, è stata proprio lui a raccontarla al giovane nipote, sicché parla il vecchio, quanto parla e ripete, quanto ripete ma la sua non è smemoratezza dell’età Il pavimento dell’antica casa sotto passi cauti del ragazzo che va ripetendo a noi le notizie apprese dal vecchio, scricchiola, ahimè e  non per vetustà. Del resto Giampaolo Giuliano, un ex tecnico dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetari, distaccato presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ha previsto che nella zona ci sarà una forte scossa di terremoto, proprio in quel periodo, in base al  rilascio di radon dalla crosta terrestre ed il verificarsi di terremoti, ma nessuno l’ascolta anzi viene accusato di allarmare la popolazione.

Il prima dell’Aquila, nel racconto, è dolcissimo, tra la precisione descrittiva che s’incontrava negli anni addietro nei libri di geografia blu scuro della Garzanti e l’amore, l’orgoglio, il vanto di chi in quella terra ( non l’autore ) vi è nato. Scorrono sotto gli occhi, non ancora rovinate dai crolli, di quel triste 6 aprile, immagini bellissime di una piccola città tranquilla, addormentata nel sonno operoso, lontano dalla frenesia e dall’agitazione, dal ritmo  costante ed invariato, con il corso affollato in  determinate ore, per lo struscio, all’uscita della messa, all’aperitivo, all’incontro della gioventù nativa con quella universitaria. E’ dal 1458 che L’Aquila, da Ferdinando d'Aragona, ricevette  il privilegio dell’ istituzione dell’Università, destinata a conseguire, grande rinomanza. I monumenti, emergenze delle varie epoche storiche, sono visibili nelle parole del giovane autore, senza i segni malvagi del sisma: La fontana delle 99 cannelle, La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, La Porta Santa, La Basilica di San Bernardino, La chiesa di Santa Maria del Suffragio, popolarmente detta delle Anime Sante, patrimonio sì dell’Aquila ma dell’intera Italia. Viceversa accanto alla bella storia della città, i due giovani artisti, con la piacevolezza di cui sono capaci, avvenuto il terremoto, proprio come aveva predetto lo sciamano Giuliani, sono costretti ad elencare una lista nera di figuri che senza nessuna vergogna e quel che è peggio guadagnandovi anche, hanno gestito il terremoto come un affair personale, risuonano offensivi ancora nelle orecchie gli sghignazzi al telefono di chi ne avrebbe ricavato profitto da quella sciagura, senza tener in nessun conto le vite delle 309 vittime e dei loro familiari, spezzate per sempre. Nella lista segnata figurano: Bertolaso, Boschi, Barberi, De Bernardinis ed altri, figure al vertice del potere che hanno condizionato con il loro sapere(?) le scelte dei poveri aquilani. Boschi: "Escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi (...) -  siamo in una zona sismica attiva. Barberi: "Gli sciami tendono ad avere la stessa magnitudo ed è molto improbabile che nello stesso sciame la magnitudo cresca (...) Noi rappresentiamo la situazione scientifica" De Bernardinis: "La comunità scientifica conferma che non c'è pericolo, perché c'è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. ". L'assessore Stati : "Queste vostre affermazioni mi permettono di andare a rassicurare la popolazione". E che dire della farsa del “pagliaccio nero” a cui i cittadini dell’Aquila, con la vita segnata dal lutto, hanno dovuto assistere? Dal  6 aprile del 2009, L’Aquila,  sepolti i propri morti, è là che vive la sua triste  agonia.
Il pezzo è forte, intenso, emotivamente coinvolgente ed appartiene al filone del teatro di denuncia ed impegno civile,  tanto caro a Marco Paolino e ad  Ascanio Celestini. Anche lui, Giorgio Cardinali, l’autore oltre che il  bravo attore, ha seguito la traccia del teatro di narrazione, rifacendosi perfettamente alle fonti, ricercando le notizie e verificando la loro veridicità. Il testo, recitato con bravura, ha il pregio della leggerezza e della lievità, grazie al buon assemblaggio di tutte le parti, ma anche grazie  alla sinergia magnetica ed all’intesa perfetta tra Giorgio Cardinali e Pietro Larotonda. Evitato il richiamo nozionistico sulle origini della bella città si è potuto godere a pieno la piacevolezza del racconto, aiutato dalle canzoni e dagli effetti sonori del bravo  Pietro Larotonda che, sulla cassa armonica della chitarra, ha tamburellato lo scricchiolio e il boato del terremoto. Buona l’espressività corporea di Giorgio Cardinali nel muoversi in scena come un burattino mantenuto dai fili e piacevole la parlata dialettale aquilana, inserita nella sua recitazione, per uno come lui che non vi è nato.

Maria Serritiello
www,lapilli.eu








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