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giovedì 22 maggio 2014

Sapremo mai la verità? Papa Bergoglio non deluderci

 

Papa Francesco che cosa ha di così inconfessabile la sparizione di Emanuela Orlandi?Rammenta e non è il caso che sia io a ricordartelo, che il Signore entrò nel tempio e frusto' i farisei "Sepolcri imbiancati"...Ripeti il gesto e dona la verità a tre famiglie , ma a tutte e tre ...anche se questo dovesse macchiare...la misericordia di Dio sarà generosa, Lui è vita "verità" e luce (Maria Serritiello)  
 
Fonte:Roma.corriere.it
di Fabrizio Peronaci

Josè, travolto e ucciso dal superteste
La madre ricevuta da papa Francesco

Il piccolo morì nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano, investito dal furgone guidato da Marco Fassoni Accetti, il fotografo che si è autoaccusato del sequestro di Emanuela e Mirella. La signora Garramon: «Subito le rogatorie»

di Fabrizio Peronaci

 
Papa Francesco incontra la mamma di Josè Garramon, il ragazzino uruguayano di 12 anni investito e ucciso il 20 dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano dal furgone Ford Transit guidato da Marco Fassoni Accetti, il supertestimone del giallo Orlandi-Gregori. Maria Laura Bulanti era tra quanti hanno salutato il pontefice al termine dell’udienza generale. Bergoglio, appena l’ha vista, si è dimostrato affettuoso e intrattenuto con lei, per informarsi sugli eventuali sviluppi. In particolare, il papa ha voluto sapere quale assistenza il Vaticano le stia dando, attraverso gli organi da lui incaricati, per fare luce sul mistero della morte del figlio.
Ricorso in Europa contro i magistrati italiani


La signora ha preannunciato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Da quando sono state riaperte le indagini contro ignoti per il rapimento e l’uccisione di Josè - ha detto - la procura di Roma non ha fatto nulla, l’inerzia è totale. Sono amareggiata di compiere questo passo che è contro l’Italia, ma qui non ho avuto giustizia». La vicenda è molto complessa: il caso Garramon è tornato in primo piano in quanto nel marzo 2013 il regista e fotografo indipendente Marco Fassoni Accetti, 58 anni, condannato a suo tempo per omicidio colposo e omissione di soccorso in relazione all’incidente della pineta, si è presentato a Piazzale Clodio e ha confessato di essere stato uno dei rapitori sia di Emanuela Orlandi sia di Mirella Gregori, scomparse nel maggio e giugno 1983. «Ero stato arruolato in un gruppo di intelligence e controspionaggio - ha messo a verbale il supertestimone indagato - formato da laici ed ecclesiastici , per lo più francesi e lituani, che si opponevano alla linea anticomunista di Wojtyla e alla gestione dello Ior guidato da monsignor Marcinkus. Le due ragazze furono prese per indurre il terrorista Agca a ritrattare le sue accuse ai bulgari di complicità nell’attentato dell’81. La figlia del messo pontificio fu scelta per ricattare il Vaticano, che avrebbe dovuto chiedere la grazia allo Stato italiano. L’altra ragazza per fare pressioni sul presidente Pertini». Partendo da questo duplice rapimento, attuato con l’inganno e la complicità di alcune amiche, ideato perché durasse poche ore, ma poi sfuggito di mano, come si arrivò al coinvolgimento di Fassoni Accetti nella morte del piccolo Josè?
L’indagato: «A Castel Porziano la Orlandi era in un camper»

Marco Fassoni Accetti, superteste indagato
Marco Fassoni Accetti, superteste indagato

La spiegazione resa dall’indagato in Procura non è mai emersa e il Corriere è in grado di rivelarla. Il 20 dicembre 1983 era la vigilia dell’uscita dal carcere di Serguei Antonov, il caposcalo della Balkan Air arrestato nell’ambito della cosiddetta «pista bulgara», che nel 1986 sarà assolto dall’accusa di aver aiutato il Lupo grigio a compiere l’attentato in piazza San Pietro . «Noi avevamo saputo della concessione dei domiciliari ad Antonov - ha messo a verbale Marco Fassoni Accetti - e questo per il mio gruppo rappresentava un risultato positivo. I vertici , a noi elementi operativi, chiesero quindi di interrompere le pressioni in corso nella pineta, nei pressi della villa del giudice Santiapichi, che era in predicato di presiedere proprio il processo contro la delegazione bulgara». Di quali azioni di «disturbo» si sarebbe trattato? «La Orlandi era con alcune nostre ragazze in un camper da tempo posizionato nei pressi della villa. Le avevamo fatto delle fotografie, senza spiegarle il reale motivo. Le pressioni, più che alla persona del giudice, erano rivolte ai suoi familiari, in particolare la figlia, e a funzionari del ministero di Giustizia, con riferimento alla composizione della futura giuria di Corte d’assise». Marco Fassoni Accetti, insomma, quella sera stava andando nella pineta per dire ai suoi sodali che era ora di «smobilitare». «Il camper doveva lasciare immediatamente la zona ed Emanuela Orlandi essere portata a Roma, nell’appartamento già usato per lei nel quartiere Monteverde».
«Mi feci arrestare per entrare a Rebibbia, dove c’era Agca»

Durante l’azione di spionaggio, però, accade la tragedia. Alle 19.20 del 20 dicembre 1983 Josè Garamon viene travolto dal Ford Transit in viale di Castel Porziano. «A bordo del furgone c’eravamo io e una ragazza tedesca, fiancheggiatrice della Stasi, da noi chiamata Ulrike, già presente , mesi prima, al momento dei prelevamenti di Mirella ed Emanuela». I due si divisero, lasciando il corpo del ragazzino sul ciglio della strada. Marco Fassoni Accetti andò a Roma in autobus e in piena notte tornò di nuovo in pineta, con una sua amica, Patrizia De Benedetti, nell’ambito di un progetto preciso: farsi arrestare, come poi avvenne alle 4, a poche centinaia di metri dalla villa di Santiapichi. «Il piano fu deciso quella notte. Io sarei dovuto entrare in carcere il giorno dopo, a Rebibbia, dove c’era anche il signor Agca - ha dichiarato ai magistrati Giancarlo Capaldo e Simona Maisto - e, attraverso un agente penitenziario corrotto, diffondere la voce che ero stato inviato dal Kgb per ucciderlo, se non avesse ritirato le calunnie contro la delegazione bulgara. Analoga minaccia , stavolta trasversale, doveva riguardare la sorella di Agca, Fatima, che promettemmo di voler raggiungere in Turchia e uccidere, come il Garramon, tramite un finto incidente stradale». In pratica, secondo questa ricostruzione, il nucleo occulto operante all’ombra del Cupolone si «impossessò» della morte (fortuita) del piccolo Josè per rafforzare le pressioni su Agca
La madre di Josè: «Il Vaticano vuole fare piena luce»

Josè Garramon
Josè Garramon

La mamma del ragazzino replica che «già il processo contro Accetti fu pieno di buchi, l’autopsia fatta su mio figlio è sparita» e oltretutto, oggi, «dalla Procura mi dicono che sarebbe inutile inoltrare rogatorie, in quanto non andrebbero a buon fine. Ma a me non risulta». E’ su questo aspetto che si innesta la novità dell’incontro all’udienza del mercoledì con papa Francesco. «Mi chiedo perché non venga fatta una richiesta formale di collaborazione al Vaticano - incalza Maria Laura Bulanti - dove, da parte mia, ho avuto rassicurazioni sulla volontà di fare luce». Il giallo Orlandi-Gregori, dunque, torna in primo piano in via indiretta: mentre il pontefice argentino sta ancora valutando se accogliere la richiesta di incontro a lui inoltrata più volte da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la signora Garramon dichiara di aver già strappato, direttamente a Bergoglio o a qualche suo collaboratore, la promessa che la Santa Sede non si opporrà alle rogatorie. Nell’ambito dell’istruttoria che coinvolge Marco Fassoni Accetti, è pendente dallo scorso novembre in Procura la richiesta di audizione testimoniale di monsignor Pierluigi Celata, vicecamerlengo, che fu direttore del collegio San Giuseppe De Merode frequentato dall’indagato, e del cardinale Audrey Backis, franco-lituano, indicato come uno dei prelati «di riferimento» della fazione vaticana che si opponeva alla politica di Karol Wojtyla. Uno dei più inquietanti misteri del secondo Novecento torna insomma alla ribalta. Con una domanda preliminare, per restare a Josè, alla quale ora i magistrati devono tentare di rispondere: chi condusse il bambino in pineta e da cosa fuggiva il piccolo quando, correndo in mezzo alla strada, fu investito dal furgone? Giallo riaperto, e stavolta l’interesse di papa Francesco rafforza la speranza delle famiglie.

 
 
 
 
 





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