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martedì 25 febbraio 2014

Presentato al Ghirelli di Salerno Il monologo di Enzo Moscato “Compleanno




Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

“Ma lo sai di chi è il compleanno oggi, lo sai? Lo sai di chi è il compleanno oggi?” A ripetere tristemente più volte la domanda, senza ottenere risposta, è Enzo Moscato, che, strascicando il passo, schiacciato dal peso di quegli anni, trenta per l’esattezza e non più attribuibili ad Annibale Ruccello, sono caduti tutti sulle sue spalle. Lo scenario, ridotto all’essenziale, è efficacemente scuro, mai il nero del Ghirelli è apparso così opportuno, mentre nel buio, come panni stesi, spicca un filare di palloncini colorati, segno che il compleanno davvero ci sarà, almeno come rito che si compie. Al centro della scena una sedia, ricoperta di voile e di rose, attira l’attenzione, mostrandosi come un vero “tosello”, di quelli che venivano creati a Pagani dal compianto Franco Tiano, il principe della tradizione popolare, durante la ricorrenza della Madonna delle Galline. La sedia, trono vuoto e punto della rappresentazione, evoca struggente la mancanza di chi, in questo giorno, avrebbe dovuto compiere gli anni. Enzo Moscato, nel suo intenso pezzo teatrale  “Compleanno” unisce allo stesso filo, la vita e la morte di Annibale Ruccello.  Quando il 12 settembre del 1986, per un mortale incidente, si spense una delle voci più interessanti ed originali del teatro italiano della seconda metà del XX secolo, Enzo Moscato, suo fraterno amico e collaboratore artistico, in sua memoria compose “Compleanno” dove l’assenza di Ruccello diventa presenza e viceversa. Un monologo che raccoglie, come in un discorso a due, ma è solo Enzo a raccontare, storie ricordi, episodi, avvenimenti, citazioni, tutto condensato in un linguaggio colto, tuttavia popolare, pieno di francesismi, di parole  arcaiche e cantilene dimenticate come alcune fra tutte: “nzarvamiente”, “nu mumente, ment accorde stu strumente” “Sant’ Antuone, Sant’Antuone pigliete o viecchie e lasseme o nuove”. In scena mestamente Enzo Moscato, torta e candeline accese, è pronto a festeggiare il compleanno di Annibale Ruccello, perché nel suo cuore l’amico non se n’è  mai andato. In alcuni momenti del monologo  Moscato tace, sì da  rafforzare l’assenza e poter cedere la scena alla musica, quella decisa, mediterranea, dagli arpeggi forti e dalle voci nasali incalzanti  dei Gipsy Kings, una in particolare “ Tu quieres volver” (si desidera tornare) a scandire il tempo, le emozioni, i desideri, i ricordi.  Ed eccoli i personaggi e i simboli di Ruccello tornare, in una parata surreale: le rose di Jennifer, i travagli di Anna e poi Ferdinando, Ines, Bolero, Spinoza, i sorci, le matte, le gatte, Rusinella, i mutanti, i maniaci, gli innesti, le ibride, i pirati, i priori, gli scrittori, gli inquisitori. Stupenda l’interpretazione di Enzo Moscato che da trent’anni rappresenta con lo stesso identico calore la vita e la morte del suo amico ed anche il piccolo incidente  in scena (ha preso fuoco la sua vestaglia mentre si è avvicinato troppo alle candele accese) è segno che di quell’antico sodalizio non si è mai spenta la fiamma “ "Chi muore giovane, muore una volta sola, gli altri, quelli che restano, muoiono tante volte”, dice introducendo il lavoro, il giovane attore,  personale smilzo, elegante e biondi i  capelli, un Ferdinando ruccelliano per bellezza e giovinezza. “Tu quieres  volver” (si desidera tornare), ossessiva e forte si diffonde in sala a volume alto,  silenziando ogni altra parola. Magari si potesse!


Maria Serritiello 
www.lapilli.eu







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