Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Due spettacoli in
compagnia di Santino Caravella, “Ridiamoci su” il 22 ed il 23 Marzo, al
Teatro Ridotto di Salerno, alla ripresa delle esibizioni, che hanno subito una
battuta d’arresto, nel mese scorso, per giustificati motivi di alcuni dei
comici partecipanti. Da adesso e fino a fine aprile, ogni fine settimana ci saranno
in scena, cambiando teatro, com’è consuetudine: Sergio Rubini, Barbara
Foria, Anna Mazzamauro e Peppe Iodice, al Delle Arti.
Ho conosciuto Santino
Caravella al Teatro Ridotto, per la prima volta (N.D.R.) nell’anno 2012,
lo stesso della sua partecipazione al Premio Charlot e della sua
vittoria all’ambito premio. Averlo ritrovato dopo tutti questi anni è stata un
felice rincontrarsi soddisfatti entrambi che nessuno dei due aveva dimenticato
l’altro.
Ed eccolo in scena, poca
la differenza dei 13 anni trascorsi, con il suo completo nero, nera anche la t-shirt
che gli dà aria seriosa, un po' emozionato ma anche desideroso di entrare
velocemente in sintonia con il pubblico e per quasi due ore prova a divertire,
con semplicità e l’onestà del mestiere. La sua, e si capisce subito, è una
comicità familiare, sia perché diverte usando la sua di famiglia con difetti e
virtù, sia per l’aria confidenziale con la quale approccia il pubblico. Così
entrano nel suo monologo le differenze abissali tra uomini e donne, dove il
maschio è sempre indietro, nella comprensione di ogni cosa, alla donna e questa
diversità naturale viene esaltata, non per piaggeria, ma perché è un dato di
fatto accertato. Un esempio per tutti: Se va a fare la spesa l’uomo, diciamo
pure Santino, si confonde, non ricorda ciò che deve comprare, chiama disperato
la moglie, anche perché ha sbagliato negozio e ha bisogno di una dritta per
tornare a casa. Non c’è niente da fare l’uomo è fatto così, evapora le azioni
da compiere, ma non lo fa per cattiveria, è la sua natura. Quando ha deciso,
veramente l’iniziativa è della fidanzata, di sposarsi è stato uno dei momenti
più faticosi della sua vita. Scegliere il luogo della cerimonia, il menù, il
vestito da sposa, l’abito dello sposo, i fiori, gli inviti, le bomboniere, il
viaggio, non è stato uno scherzo se a seguito c’era la suocera, l’amica, la
madre e la sposa, un turbinio di parole senza che lui, escluso da ogni
discorso, potesse dire una benché minima parola. E una volta sposati, le cose
non vanno meglio, il ménage familiare, con l’aggiunta dei figli è sempre più
impegnativo e costoso e rimpiangere “mammà” diventa automatico.
Così la vita quotidiana
di Santino è raccontata con un umorismo vivace e capacità di coinvolgere il
pubblico, la sua comicità è caratterizzata da un mix d’ironia e sarcasmo. Il
monologo semplice è spesso caratterizzato da battute dirette, situazioni
quotidiane e riflessioni considerevoli che possono far ridere senza
complicazioni e senza riferimenti culturali complicati. Il suo mantra del
passato diceva “Sto messo male, ma proprio male, male” e lo ripeteva con
paurosa insistenza, preoccupato del futuro; dopo 13 anni al Ridotto può
sollevarsi da questa visione negativa, ha casa propria, una bella moglie, due
figli intelligenti e sani, il pubblico che non l’ha dimenticato e l’apprezza e
un ristorante che se ci si ritrova in quel di San Giovanni Rotondo, dopo una
sentita e riverente preghiera per San Padre Pio, è possibile anche incontrarsi.
Maria Serritiello
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