Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Ciò che non è dispiaciuto,
in questa tornata di spettacoli, concentrati per la maggior parte nel mese di marzo,
è che si è fatta la conoscenza di nuove compagnie, nuovi volti, nuove forme di
spettacolo (musical e pantomima) per esempio. Le scelte, presentate all’attento
pubblico, sono state molto apprezzate, dando colore e calore all’XS, una
manifestazione la più nota in Italia per quel che riguarda il teatro
amatoriale.
Romanzo Breve di R.
Ranzato, C. Corò e C. Maffia è l’incontro tra Felice, scrittore taciturno e
sistematico e Dalila una donna l’opposto contrario. Sfrattata dalla sua casa,
perché troppo rumorosa, Dalila si catapulta, letteralmente, nell’appartamento
del povero Felice, senza che lui riesca a difendersi dall’invasione della
donna. Tra i due è poco più di una
guerra nel dividersi gli spazi, nell’imporre il silenzio, nel disegnare a terra
i confini del movimento, nel dare l’orario della sveglia mattutina. Tutte
azioni impensabili per l’esuberanza mal contenuta di Dalila, ma Felice oppone
una strenua resistenza, che col passar dei giorni, però, si fa sempre più
debole, fino a diventare assurdamente piacevole la condivisione della vita a
due. E così lui scrive, lei rassetta, lui aggiusta, lei lava, lui asciuga e lei
esce per la spesa, una coppia affiatata, due persone che hanno voglia di stare
insieme. Sparite le schermaglie iniziali, ora sono amorevoli, affettuosi e
teneri, fissano le stelle, nelle notti schiarate, si guardano negli occhi e
fanno l’amore. E’ la semplicità della vita quotidiana, quella che per essere
felici trasforma l’usuale in straordinario.
Le relazioni amorose,
però, nella routine giornaliera possono trasformarsi, assumendo un mesto andare
avanti ed è quello che succede alla nostra coppia, fino a quando lei, non
potendone più della scialba vita, se ne va. Felice cerca di riprendere in mano
la sua vita, di ripristinare l’ordine sistematico di prima, quando le giornate giravano
tutte intorno a se stesso, perfino il silenzio, tanto auspicato, gli sembra
inutile e superfluo il bagno tutto per sé, unitamente alla cucina vuota, come
del resto tutta la casa. Le giornate scorrono lente e la scrittura è ferma al
giorno in cui Dalila se n’è andata. Il finale ci darà soddisfazione torneranno
insieme, la crisi viene superata nel costatare che ogni bene col tempo si
trasforma, diventando altro, perché altro si diventa nell’affettività e non è
un male, se si ha cura di conservare ciò che si è costruito insieme.
La storia di per sé
semplice è resa eccezionale dal modo di rappresentarla. In scena troviamo due
giganti, la loro bravura è tanta che lascia ammirati. Si muovono in maniera
concitata con una successione di gesti e di atteggiamenti caricaturali, dove la
parola viene messa all’angolo per privilegiare i movimenti del corpo e
dall’espressione del volto. La scena è scarna ed è fatta di squadre sottili, di
scatole, di due sedie, tutto materiale di legno che prende forma man mano che
la storia va avanti in 80 minuti circa. Sicché i vari pezzi congiunti, a volta
sono porte divisorie, nel momento della prima conoscenza, poi sono unite,
quando è l’amore a vincere. Una scena spoglia sì, ma affollata dai loro gesti,
dai loro larghi movimenti, da espressività convinta. Felice più di Dalila, un
vero acrobata, nel muoversi molleggiando sulle gambe e nel districarsi tra le
cassette di legno sparse, inciampa scenicamente molte volte, senza mai cadere
rovinosamente. Rimane impresso il rumore del suo tastare sulla macchina da
scrivere, anch’essa un pezzo di legno, che è dato dal suo schioccare la lingua
tra le labbra, un ticchettio perfetto, unico, ricordevole.
E poi c’è Dalila
paffutella in volto, un concentrato di mossette graziose, di bronci, una
raccolta di felicità e di dispiacere, di movimenti appropriati e di passi
ballati su musica allegra come il Charleston. I suoi gesti sono espressività
armonica, mai un fuori posto, mai un’eccedenza, tutto rientra nel voler
rappresentare il quotidiano di una coppia, una delle tante, senza la
straordinarietà e la rarità, ma solo in modo diverso e dunque, l’uno corollario
dell’altro, bravi artisti entrambi.
Infine il loro teatro in
movimento, per questo più difficile, affidato quasi esclusivamente alla mimica,
senza che il fascino delle parole faccia il resto, ci ha riportato alle comiche
in bianco e nero, a miti come Charlot, Stanlio e Ollio, con tutta la loro
trascinante allegria.
“Romanzo Breve” ci regala
una storia poetica e delicata nella pur semplice quotidianità, lasciando spazio
all’imprevisto e alla capacità di rompere la monotonia. Nessuno vuole starsene
da solo meno che mai Felice e Dalila
Maria Serritiello
“Romanzo Breve”
Commedia romantica in
pantomima musicale
di Romina Ranzato,
Cristian Corò e Cristina Maffia
Con: Cristian Corò e
Cristina Maffia
Ophelia and the Corò nuts
di Padova
Regia di: Romina
Ranzato
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