Ne ha per tutti il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca che ospite di S come Salerno, in onda il giovedì su Radio Alfa alle 12,45 in S come Salerno. Non risparmia critiche al premier uscente, Monti, che definisce un “ciuccio presuntuoso”.
“Pensavo di trovarmi di fronte una persona al di sopra delle parti e invece mi ritrovo uno che fa le riunioni notturne per decidere le strategie e fare le liste, dice De Luca sottolineando la sua delusione ma rincarando anche la dose sulle questioni economiche. “Sono imbestialito per la vicenda dell’IMU. Quando è stata approvata nessuno ha voluto tener conto dei rilievi dei comuni e adesso la vogliono modificare?
L’IMU sulla prima casa va cancellata totalmente o al massimo ridefinita tenendo conto non della propeità dell’immobile ma del reddito. Un pensionato che ha faticato una vita intera e si è comprato una casa dovrebbe pagare come chi ha un reddito di 150mila euro. Ma cosa dovrebbe dire? Andate al diavolo voi e l’IMU magari rischiando pure di finire nelle mani di Equitalia”.
E ancora. “Il Governo ha creato un obbligo demenziale che è tuttora in vigore. Gli Enti Locali sono obbligati a pagare i fornitori entro 30 giorni. Ma io dico… non lo sai che abbiamo il Patto di stabilità da rispettare? Come facciamo a rispettare quest’obbligo! La verità è che i tecnici o sono degli improvvisatori o sono dei farabutti. Prendono decisioni rimanendo nelle loro belle case di Roma o Milano con cinismo e ciucciaggine… ecco, nel nostro dialetto, li chiamerei “ciucci presuntuosi”! E adesso Monti dice pure che vuole canbiare la legge elettorale. E con chi? Casini e Fini che l’hanno votata?”
Ma De Luca ne anche per i politici nazionali. “Berlusconi e la Lega? Speriamo che non trovino ancora il modo di fregare soldi al Sud. Bersani? Le primarie sono un atto di civiltà democratica ma la scelta è stata fatta a metà. Sono stati calati dall’alto troppi nomi che io avrei lasciato, non a Roma…ma a casa loro!”.
Il sindaco trova spazio anche per dare una stoccata alle imprese che stanno realizzando le opere pubbliche a Salerno. “I lavori non sono sospesi. Smettiamolo con le solite lamentele. Il rallentamento è dovuto solo alla necessità di rispettare il patto di stabilità. Due mesi e tutto riparte”.
E alla domanda su che idea si è fatto della prossima campagna elettorale risponde con un ironico “l’idea me la sono fatta ma non posso dirla, lei (la conduttrice) è una signora… ma sa quante palle ci diranno! Hanno già cominciato e tra poco ci sarà qualcuno che prometterà caffè e cornetto ogni mattina a tutti gli italiani! Io mi concentrerò solo sulla mia attività amministrativa, perchè sarà un periodo inascoltabile”. Fonte RadioAlfa.fm
Un’altra vita, con l’anno nuovo una vita nuova, completamente diversa da quella vissuta fino a oggi, e non si tratta solo di smettere di fumare o di bere, di fare più movimento, di leggere un libro in più o di iscriversi per la decima volta a un corso di inglese. I buoni proponimenti restano tali, sono sforzi che si esauriscono in pochi giorni o in un mese. Abbiamo bisogno di una vita fatta di una stoffa diversa, di una vela che si gonfi per un altro vento, per un altro mare. Ogni anno ce lo ripetiamo e ogni anno ce lo dimentichiamo. Però in questa svolta del Capo di Buona Speranza, in queste vaghe eppure fortissime impressioni che proviamo all’alba del nuovo anno, c’è qualcosa di vero. Non si tratta solo di una scontentezza generica, di risultati non centrati, di scommesse perdute, di un’amarezza diffusa e imprecisa. In quel momento, con il bicchiere in mano o affacciati alla finestra sulla notte che si colora di schiume e fontane luminose, noi proviamo un sentimento autentico che poi rinneghiamo per debolezza, conformismo, buonsenso pavido.
In realtà è tutto assolutamente vero: la nostra vita deve cambiare, perché in questo anno, come in quelli precedenti del resto, abbiamo visto crescere dentro di noi l’erba pazza, e tanti amici sono scoppiati come i mortaretti che spaccano il cielo, tanti bambini sono invasi dalla confusione, dal cibo, dall’alienazione, da un consumismo che distrugge ogni grazia, e tanti ragazzi vanno avanti ad alcol e pasticche, e i loro padri fanno lo stesso, si tengono a bada grazie alle farmacie, e le mogli delirano, e i vecchi ammutoliscono davanti ai video poker o al televisore, e tutta la società sembra avvelenata da una sorda disperazione. Ci vuole un’altra vita, perché questa ci scolla da noi stessi, dalla natura, dall’amore, dalla socievolezza e ci riduce a eterni spettatori, a consumatori infiniti, a ombre col codice fiscale. Sento che il paese si è ammalato e ora non sa neppure come uscire dal letto.
Una sorta di disgregazione psichica ha crinato le menti e turbato i cuori. I ragazzi devono assolutamente tracciare un’altra strada, perché questa è piena di cadaveri, di matti, di infelici, di dementi, di corpi abbandonati dal pensiero, di creature disperatissime. L’Occidente ha imposto uno stile di vita che ormai genera malattia mentale, oltre che miseria diffusa e paura. E’ vero quello che diceva Ariosto, che sulla Luna, grande depositi degli oggetti perduti, manca solo la pazzia, perché è tutta qui sulla Terra. Però ho la netta impressione che ormai la pazzia sia il fattore dominante, articolato in vari modi, depressione, rabbia irresistibile, paranoia, nevrastenia, vittimismo, ossessioni, debolezza psichica. Gli italiani sono matti e non vogliono più esserlo, hanno bisogno di respirare e pensare cose nuove e antiche, di stare davvero con gli altri e con se stessi, hanno bisogno di poco, di meno, di cose giuste e belle, perché il troppo – troppo di tutto, troppo di niente - è venuto giù come una slavina e ci ha sepolti. E allora da domani, da oggi, un’altra vita, la nostra vita
Picchiate, maltrattate, sminuite. I fatti, le emozioni, le botte attraverso le parole delle protagoniste. Così un gruppo di giornaliste del Corriere della Sera ha affrontato il tema della violenza durante la Rassegna «Siamo Pari. La parola alle donne» in scena al Teatro Litta. Un'inchiesta giornalistica (otto puntate pubblicate sul Corriere della Sera, continuata con storie e analisi su La27ora che ora diventeranno un libro, "Questo non è amore", in uscita da Marsilio nei primi mesi del 2013) in cui a svelare cause scatenanti e dinamiche di coppia sono le stesse storie. Episodi ripetuti di maltrattamenti alternati a "pentimenti" del partner. Testi letti da Enzo Giraldo, Aglaia Zanetti e Lorella De Luca. Coordinamento tecnico Adriano Urso, musica Federico Alotto
Ho letto l’articolo di Isabella Bossi Fedrigotti pubblicato lunedì sul Corriere. Concordo con Lei, il termine “femminicidio” suona cacofonico , e molti a sentirlo storcono il naso, perché rimanda all’idea sprezzante della latina “femina”, l’animale di sesso femminile.
Tuttavia mi sento in dovere di rassicurare l’autrice ed i lettori: il termine femminicidio non nasce per caso, né perché mediaticamente d’impatto, e tantomeno per ansia di precisione.
Oggi sembra quasi una banalità ripetere i dati dell’OMS: la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute). Negli anni Novanta il dato non era noto, e quando alcune criminologhe femministe verificarono questa triste realtà, decisero di “nominarla”. Fu una scelta politica: la categoria criminologica del femmicidio introduceva un’ottica di genere nello studio di crimini “neutri” e consentiva di rendere visibile il fenomeno, spiegarlo, potenziare l’efficacia delle risposte punitive.
Dietro questa parola c’è una storia lunga più di venti anni, una storia in cui le protagoniste sono le donne, e ne escono vincitrici. Varrebbe la pena conoscere questa storia prima di decidere se usare o no il termine femminicidio. Anzi, -questo si per desiderio di precisione - i concetti di femmicidio e femminicidio. Ero una giovane studentessa di giurisprudenza quando ho sentito per la prima volta questo termine, nel 2006, da un’avvocata messicana, e nutrivo le stesse perplessità. Che bisogno c’era di un nome nuovo? Sempre di omicidi si trattava.
Purtroppo non avevo fonti di informazione italiane su questo strano neologismo, che già alcune associazioni di donne iniziavano a usare (UDI, Donne in nero, Casa delle donne per non subire violenza di Bologna) così decisi di andare a fondo, documentarmi, capire. Rimasi così soggiogata dalla storia celata dietro questa parola, che decisi di raccontarla in un libro , perché tutti potessero conoscere la tenacia delle donne che l’avevano scritta ed i risultati che avevano ottenuto.
Il termine “femicide” (in italiano “femmicidio” o “femicidio”) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”, ovvero gli omicidi basati sul genere, ovvero la maggior parte degli omicidi di donne e bambine. Non stiamo parlando soltanto degli omicidi di donne commessi da parte di partner o ex partner, stiamo parlando anche delle ragazze uccise dai padri perché rifiutano il matrimonio che viene loro imposto o il controllo ossessivo sulle loro vite, sulle loro scelte sessuali, e stiamo parlando pure delle donne uccise dall’AIDS, contratto dai partner sieropositivi che per anni hanno intrattenuto con loro rapporti non protetti tacendo la propria sieropositività, delle prostitute contagiate di AIDS o ammazzate dai clienti, delle giovani uccise perché lesbiche…Se vogliamo tornare indietro nel tempo, stiamo parlando anche di tutte le donne accusate di stregoneria e bruciate sul rogo.
Che cosa accomuna tutte queste donne? Secondo la criminologa statunitense Diana Russell , il fatto di essere state uccise “in quanto donne”. La loro colpa è stata quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione (la donna obbediente, brava madre e moglie, la “Madonna”, o la donna sessualmente disponibile, “Eva” la tentatrice), di essersi prese la libertà di decidere cosa fare delle proprie vite, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, partner, compagno, amante ….Per la loro autodeterminazione, sono state punite con la morte. Chi ha deciso la loro condanna a morte? Certo il singolo uomo che si è incaricato di punirle o controllarle e possederle nel solo modo che gli era possibile, uccidendole, ma anche la società non è esente da colpe. Diana Russell sostiene che
“tutte le società patriarcali hanno usato –e continuano a usare- il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne”.
Questo neologismo è salito alla ribalta delle cronache internazionali grazie al film Bordertown, in cui si racconta dei fatti di Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1992 più di 4.500 giovani donne sono scomparse e più di 650 stuprate, torturate e poi uccise ed abbandonate ai margini del deserto, il tutto nel disinteresse delle Istituzioni, con complicità tra politica e forze dell’ordine corrotte e criminalità organizzata, ed attraverso la possibilità di insabbiamento delle indagini esacerbata dalla cultura machista dominante e da leggi che, ad esempio, non prevedevano lo stupro coniugale come reato e prevedevano la non punibilità nei confronti dello stupratore che avesse sposato la donna violata.
L’Unione Europea ha riconosciuto che il femminicidio riguarda tutti gli Stati del mondo, non solo quelli latinoamericani, quindi dovremmo abituarci all’idea di convivere con questo termine, anche se può suonare cacofonico.
Ma la storia del femminicidio riguarda noi italiane molto da vicino rispetto ad altre donne europee: il nostro legame con le attiviste messicane è di lunga data e, insieme alle spagnole, siamo state tra le prime ad informare sul percorso delle donne latinoamericane, ad invitarle in Europa per raccontare la loro esperienza e le loro difficoltà.
I numeri del femminicidio in Italia? Se nel 2006 su 181 omicidi di donne 101 erano femmicidi, nel 2010 su 151 omicidi di donne 127 erano femmicidi.
Un dato ci pone in classifica dietro al Messico: se là il 60% delle vittime di femminicidio aveva già denunciato episodi di violenza o di maltrattamento, qui invece una ricerca condotta da Baldry ha evidenziato che più del 70% delle vittime di femminicidio era già nota per avere contattato le forze dell’ordine, ovvero per aver denunciato, o per aver esposto la propria situazione ai servizi sociali.
Un dato che ci accomuna agli altri Paesi europei: le ricerche criminologiche dimostrano che su 10 femmicidi, 7/8 sono in media preceduta da altre forme di violenza nelle relazioni di intimità....
L’Associazione Le Crisalidi, presidente Raffele Di Prizio, associazione salernitana no profit finalizzata alla valorizzazione e tutela dell’antica tradizione della lavorazione del merletto a tombolo, ha il piacere di invitare alla inaugurazione di
“Merletto in mostra”
Saranno in esposizione i lavori provenienti da laboratori ed associazioni dei principali centri merlettai italiani, nonché suggestivi ed antichi attrezzi di lavorazione
3 gennaio 2013 alle ore 18.30
presso lo Spazio Danza in via Da Procida n. 41 a Salerno.
Ritorna con l'Epifania, come di consueto, l'appuntamento particolarmente atteso di Vinyl Fest, mostra mercato del disco da collezione.
Giunta quest'anno alla VI edizione, Vinyl Fest, ospitata dal Grand Hotel Salerno, con i suoi oltre mille metri quadri di superficie espositiva, si conferma la fiera del disco più rilevante del sud Italia.
Per tutta la giornata del 6 gennaio, dalle 10.00 alle 22.00 con ingresso libero, più di settanta espositori provenienti da tutta Europa (Italia, Germania, Francia e Svizzera) delizieranno appassionati e curiosi con dischi in vinile, cd, libri, memorabilia, hi-fi e strumenti musicali.
Inoltre una intera sala sarà dedicata a show case che, curati dalle associazioni Arci Mumble Rumble e Terrenote/Satorì, vedranno le esibizioni di Max Maffia and the Empty Day Box, Hard Disk, Costume, The Peanuts e Max Petrolio.
Da non perdere, infine, la presentazione del disco Rosso Rock degli Osanna a cura di Pino Imparato, Fernando Fratarcangeli (Raro), Lino Vairetti.
Nata nel 2008, Vinyl Fest ha registrato un trend di continua crescita confermando l'interesse che ancora riscuote l'affascinante mondo del vinile nonostante l'affermazione di tecnologie sempre più avanzate.
La manifestazione è organizzata da Lorenzo Zarone e Pino Imparato in collaborazione con VINYL MAG, Ass. ARCI MUMBLE RUMBLE, Associazione DALTROCANTO, Terrenote/Satorì e gode del patrocinio del Comune di Salerno.