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martedì 3 febbraio 2015

Ha debuttato all’Augusteo di Salerno il musical di Guido Cataldo “America"

 
Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello


Alla fine, Guido Cataldo, se n’è dovuto convincere, la folla accorsa per il suo musical, è stata tanta, strabocchevole, fino ad arrivare sotto i portici dell’Augusteo di Salerno, il 25 gennaio scorso. “America”, l’opera musicale dalle sette nomination per il Broadway Word italiano, di cui due vinte e precisamente per la partitura originale, assegnata al Maestro Guido Cataldo e per l’interpretazione a Simone Sibillano, è sbarcato in città, con il suo carico di umanità. La storia che si racconta è toccante, coinvolgente, essa appartiene alla memoria collettiva degli italiani: l’emigrazione.

Bartolomeo, interpretato da Simone Sibillano, con un gruppo di emigranti, prende la drammatica decisione di partire per il “nuovo mondo”. Nell'epico viaggio che essi affrontano con coraggio, sono idealmente accompagnati da Madre Cabrini che divenne santa e protettrice degli emigranti nel 1946. Questo in breve il nucleo centrale della trama, dove le storie dei diversi personaggi s’intrecciano in un unico tessuto, ma ciò che della storia piace sapere è la sua veridicità, il protagonista non è un personaggio inventato, ma reale. Il Bartolomeo del musical, di cui si raccontano gli inizi intraprendenti ed entusiasti, altro non è che il nonno del Maestro Guido Cataldo, il notissimo musicista salernitano, sensibile autore della musiche e dell’idea di mettere in scena la vita del proprio caro. “Non sapevo nulla di mio nonno” dice lui stesso “poi quasi per caso mi sono capitati tra le mani alcuni suoi scritti e tanta musica. Ho capito che dovevo sapere e così sono andato in America, rifacendo il viaggio che aveva fatto mio nonno, provando a guardare l’America con i suoi occhi e con quelli dei tanti emigrati italiani. Tornato in patria, non ho potuto fare a meno di scrivere America. La prima versione è del 1994, poi il mio incontro con Simone Sibillano, coautore dell’attuale versione che ha inserito nelle storie esistenti, altre più in linea con i tempi”.

 

Nelle note di regia curate dallo stesso Simone Sibillano, si apprende l’ordito generale della storia che è la seguente: “Durante la traversata per mare, sul ponte di terza classe della nave, le molte storie iniziano a confluire in una storia nuova, che incrocia i destini di uomini e donne segnando e ridisegnando i confini del loro avvenire, verso un domani che ciascuno colora di proprie luminose aspettative. Ed ecco finalmente l’America! Avvistano da lontano Miss Liberty, la nota statua della libertà, scambiata per la Madonna americana. Approdati ad Ellis Island, piccola isola della baia di New York, filtro per l’America, sono ad attenderli estenuanti interrogatori e minuziose visite mediche ma, una volta sbarcati in terra americana, il sogno lascia spazio ad una realtà dura e complessa,  distante dall’illusione di un ritrovato paradiso: lo smistamento all’arrivo,  l’impiego forzato come bassa manovalanza, gli alienanti ritmi  della grande città stringono i protagonisti nella morsa schiacciante di una impossibilità senza via di scampo. La storia è raccontata da 15 artisti del musical italiano, che interpretano le vicende dei nostri emigranti con sensibilità e talento attraverso canti danze e musiche che rimandano ad un epoca che ha segnato la nostra storia di italiani.”

Un musical, America, perfettamente dosato in tutte le sue parti, dalle scene ai costumi, dalle coreografie alle musiche, e che musica, se a siglarla è Guido Cataldo! Raffinate eppur popolari le melodie, un misto di antico e moderno, che rendono immediata la fruizione. Slanci corali di notevole potenza e pathos colpiscono parimenti, come i piedi pestati sul legno. Il gruppo si muove all’unisono e dentro una coreografia che di volta in volta esalta la parte musicale. Il battito delle mani come l’andirivieni dei personaggi sono di grande effetto, intanto sul fondale scorrono opportune immagini che accompagnano la storia: il paese da cui partono, l’imbarco, la navigazione, Ellis Island e la Statua della Libertà. In proscenio si srotolano le singole storie dei naviganti, dolcemente patetica quella di Tommaso, che pur nel suo handicap riesce a proteggere amorevolmente la sorella. Appena accennata è l’affiorare della diversità di due giovani che sono sulla nave per sfuggire ad antichi pregiudizi. Una bella intuizione, poi, è stato l’innesto tra canti popolari e le musiche originali. Tutti i cantori hanno voci stupende ed ognuno ha contribuito alla coralità dello spettacolo, su tutti si è fatto notare l’eccezionale timbro di Simone Sibillano.

 

Proprio una bella storia quella di “America”, è il canto di tutti gli emigranti, il cammino di tutti noi viaggiatori del tempo, fino ad abbracciare ognuno per suo conto la propria Ellis Island. Un musical che per la tipicità, è degno della platea di Broadway, ma è venuto a debuttare a Salerno e se ne capisce anche il perché.  Si lascia il teatro con le melodie nella testa e con la piacevole sensazione di essere stati cullati dalla dolcissima ninna nanna del Maestro Guido Cataldo che conclude carezzevole lo spettacolo.

Maria Serritiello
 
 
 
 

 


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