martedì 29 maggio 2012
Registro con piacere il successo di un mio alunno
Quaderno a quadretti
rubrica di Maria Serritiello
Qualche giorno fa accendendo la tv di prima mattina mi sono imbattuta in questo video.Il giovane che viene intervistato è Jacopo Mele, un mio alunno.(Scuola Media Statale "R. Nicodemi " Fisciano.SA) Sono felice che questo mio ragazzo, sia un giovane di successo. Auguri carissimo Jacopino, per tutta la tua vita, la Prof
Jacopo Mele - Guedado - nativo digitale e Digital Life Coach ospite a Uno Mattina insieme a Gianni Dominici (Direttore Generale Forum Pubblica Amministrazione) per parlare di digitalizzazione della pubblica amministrazione
mercoledì 23 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
Piazza San Francesco è diventata per tutti Piazza Varsavia"
Fonte: Il blog di Salerno su Virgilio
di Maria Serritiello
(Dedicato a Tania)... Chissà perché piace tanto, Piazza San Francesco, alle donne dell’est, non è spaziosa come Piazza della Concordia, non è verde quanto la Villa Comunale, non è panoramica come il Lungomare, non è centrale come Piazza Portanova e non è nuova come il Parco Mercatello. Eppure sono tutte là a popolare il piccolo quadrato verde del noto rione di Via Carmine. Prima di essere espugnato dalle “Natashe”, le
“Lude”, le “Tanie” le “Alessie” e le “Lilie”, Piazza San Francesco, al mattino, era l’assoluto terreno degli studenti del liceo “Tasso” e nel pomeriggio il comodo parcheggio dei pensionati. Ora si sa, gli anziani ci vanno lo stesso, ma lo svago è un po’ cambiato e si manifesta senz’altro più attraente della solita partita a carte.
Non si conosce chi per prima abbia iniziato a sostarci, fatto sta, che la piazza dedicata al poverello di Assisi è divenuta il punto d’incontro delle tante donne venute da lontano, per stare vicine ai nostri vecchi, che qui, più che altrove, socializzano facilmente con le loro conterranee e in questo
luogo trovano più prontamente il lavoro da rimpiazzare, una volta perso.
Perché in questo posto e non altrove la ragione è forse da ricercare nella vicinanza della piazzetta con il mercato di via Piave, detto una volta “Shanghai” per via della sua confusione, tanto simile ai mercati sovraffollati dell’oriente. E’ consueto, allora, vederle sostare tra le bancarelle con a disposizione le poche parole assimilate, scartare, scegliere e contrattare il
prezzo. Siano esse ucraine, bulgare, polacche o russe sono quasi tutte uguali, alte, massicce, pelle chiara, ma proprio chiara come il latte, con biondi capelli, un colore che ricorda la paglia e occhi azzurri ma lo sguardo che rimandano è più simile al colore del ghiaccio. Per noi, ormai, i loro singoli nomi non contano più, ne hanno uno che corre sulla bocca di tutti “La badante”, un modo sbrigativo e disinvolto per distinguerle, per non darle altra connotazione che non sia di richiamo al servizio che svolgono. Sono tante, chi le conta più, risucchiate e nascoste come sono dalla città, un vero esercito che invece si riversa per le strade, nelle apparizioni di mattina al mercato, tutti i giovedì pomeriggio e l’intera giornata della domenica. Una risorsa umana, una forza risolutiva presente sul mercato del lavoro, di cui la società del benessere non sa fare più a meno, giunta a noi, appena sono state
abbattute quelle barriere che facevano da recinto ai paesi oltre cortina. Non più gli uomini a valicare le colonne d’Ercole in cerca di lavoro ma loro, le solide donne dell’est che disinvoltamente hanno variato le regole dell’emigrazione.
Quando gli emigranti erano i nostri uomini, di storie tristi sulla loro lontananza che durava sempre troppo, sulla difficile integrazione con gente
che aveva altra lingua, altre abitudini, altre tradizioni e sull’affettività che aveva lasciato qua mogli, figli, madri, insomma tutto un mondo d’amore, se ne raccontavano in abbondanza, ora le stesse storie sono le vicende di queste donne, nelle quali, se si è attenti, si scopre la stessa struggente malinconia per la propria terra che già ci è appartenuta. Il periodo di adattamento è quello peggiore, poi, per le badanti le cose vanno meglio e appena arrivano i primi sodi da spedire alle famiglie lontane c’è una qualche traccia di felicità sui loro volti, anche se per il lavoro che svolgono c’è poco da stare allegre.
Un’invenzione di quest’epoca frenetica e produttiva, il lavoro delle badanti, nata per assistere i vecchi, non tutti ammalati, ma abbastanza longevi per non essere più autonomi. In una sua poesia, Raul Foleraux scrive che i poveri non sono più quelli che si vedono agli angoli delle strade chiedere l’elemosina ma sono quelli che tossiscono vecchi e soli nelle case abbandonate e dove il calore familiare non è più manifesto. Un tempo, invece, intorno al letto dell’ammalato anziano si raccoglieva l’intera famiglia,
i consanguinei non propriamente stretti, il vasto vicinato e gli amici tutti; il letto stesso diventava il fulcro intorno al quale ruotavano e continuavano le attività, sì che l’anziano non si sentiva ormai escluso dalla vita produttiva e continuava ad avere il ruolo di guida. Le persone di una certa età, appena mezzo secolo fa, non vivevano da soli, non avevano conversazioni incomprensibili con lingue dai suoni duri, né mangiavano cibi cotti, lontani dalla propria tradizione alimentare; gli anziani di un tempo, avevano le case affollate e intorno alla loro malattia si viveva tutti uniti. Le badanti questo lo sanno perché quotidianamente vivono, in case svuotate, la solitudine propria e quella dei vecchi assistiti. Ecco perché Piazza San Francesco, per le insostituibili donne dell’est, è il vecchio vicinato di un tempo, quel nucleo che veniva in soccorso, scambiava le esperienze, acquisiva le conoscenze, le rimandava in ognuno e sosteneva tutti. Solo là esse trovano sicurezza, Piazza San Francesco, come il piccolo cerchio che si chiude protettivo loro intorno, una piccola “Piazza Rossa” che pullula, si anima e ne vede delle belle!
Maria Serritiello (Dedicato a Tania)
***
8 anni fa mi coadiuvò, per la malattia di mio padre "Tania", una donna russa molto fine e ben educata, si muoveva come un soffio per casa, silenziosa ed efficiente.Una tempra forte e dignitosa, sotto l'apparente fragilità. Ricordo la sua malinconia nel ricordare la sua casa e i gatti lasciati ad Oscarola, la sua città natale. Ci teniamo in contatto telefonico, ora che non vive più nella mia città, che sia in Italia o in Rusia per le vacanze dal lavoro. Per aver condiviso l'accudimento di un membro della mia famiglia mi è familiare, le sono riconoscente, e non la dimenticherò mai. ( maria serritiello).
di Maria Serritiello
(Dedicato a Tania)... Chissà perché piace tanto, Piazza San Francesco, alle donne dell’est, non è spaziosa come Piazza della Concordia, non è verde quanto la Villa Comunale, non è panoramica come il Lungomare, non è centrale come Piazza Portanova e non è nuova come il Parco Mercatello. Eppure sono tutte là a popolare il piccolo quadrato verde del noto rione di Via Carmine. Prima di essere espugnato dalle “Natashe”, le

Non si conosce chi per prima abbia iniziato a sostarci, fatto sta, che la piazza dedicata al poverello di Assisi è divenuta il punto d’incontro delle tante donne venute da lontano, per stare vicine ai nostri vecchi, che qui, più che altrove, socializzano facilmente con le loro conterranee e in questo

Perché in questo posto e non altrove la ragione è forse da ricercare nella vicinanza della piazzetta con il mercato di via Piave, detto una volta “Shanghai” per via della sua confusione, tanto simile ai mercati sovraffollati dell’oriente. E’ consueto, allora, vederle sostare tra le bancarelle con a disposizione le poche parole assimilate, scartare, scegliere e contrattare il


Quando gli emigranti erano i nostri uomini, di storie tristi sulla loro lontananza che durava sempre troppo, sulla difficile integrazione con gente



Maria Serritiello (Dedicato a Tania)
***
8 anni fa mi coadiuvò, per la malattia di mio padre "Tania", una donna russa molto fine e ben educata, si muoveva come un soffio per casa, silenziosa ed efficiente.Una tempra forte e dignitosa, sotto l'apparente fragilità. Ricordo la sua malinconia nel ricordare la sua casa e i gatti lasciati ad Oscarola, la sua città natale. Ci teniamo in contatto telefonico, ora che non vive più nella mia città, che sia in Italia o in Rusia per le vacanze dal lavoro. Per aver condiviso l'accudimento di un membro della mia famiglia mi è familiare, le sono riconoscente, e non la dimenticherò mai. ( maria serritiello).
lunedì 21 maggio 2012
MELISSA BASSI
MELISSA BASSI 16 ANNI
+ BRINDISI 19 MAGGIO 2012
Melissa
Appena il giorno
e già la notte
ti raggiunge
e soffio di vita
si spegne.
La nera falce
appare,
nè il sole più riscalda
ed incolore
s'appresta
l'arcobaleno.
Tra barandelli
di sparsa gioventù,
incurante,
il marmo depone.
Maria Serritiello
21-5-2012
+ BRINDISI 19 MAGGIO 2012
Melissa
Appena il giorno
e già la notte
ti raggiunge
e soffio di vita
si spegne.
La nera falce
appare,
nè il sole più riscalda
ed incolore
s'appresta
l'arcobaleno.
Tra barandelli
di sparsa gioventù,
incurante,
il marmo depone.
Maria Serritiello
21-5-2012
Si, anche lui se n'è andato
venerdì 18 maggio 2012
Altro pezzo della colonna sonora della nostra vita che se ne va
Fonte: : La Stampa.it
di Marinella Venegoni
Donna Summer, addio
La Donna Andre Gaines nasce la notte di San Silvestro del 1948 a Boston, terza di sette figli Ha venduto oltre cento milioni di dischi nella sua carriera e ottenuto 5 Grammy Award. "I Feel Love" del 1977 in Italia rimase per diciotto settimane in top ten, divenendo il quinto singolo più venduto dell'anno
di Marinella Venegoni
Donna Summer, addio
A 63 anni scompare la cantante di "I feel love" A fine '70 aveva riportato a ballare una generazione
È morta qui ieri mattina, nella villa di famiglia sul mare, immersa fra le palme di Venice a sud di Sarasota in Florida, dov’era venuta a cercare con il marito Bruce Sudano un po’ di sollievo ai dolori di un cancro al polmone che la opprimeva da anni. Donna Summer, reginetta indiscussa della discomusic degli Anni Settanta, aveva 63 anni e da tempo era scomparsa dai calendari delle serate delle star, anche se stava proprio in questo periodo tentando di concludere la registrazione di un nuovo album: si ricorda una sua ultima performance a Oslo nel 2009 in occasione del Premio Nobel per la Pace a Obama, quando già era afflitta dalla malattia che era convinta di aver contratto a New York dove si trovava nel 2001, durante l’attentato alle Torri Gemelle.
La Donna Andre Gaines nasce la notte di San Silvestro del 1948 a Boston, terza di sette figli Ha venduto oltre cento milioni di dischi nella sua carriera e ottenuto 5 Grammy Award. "I Feel Love" del 1977 in Italia rimase per diciotto settimane in top ten, divenendo il quinto singolo più venduto dell'anno
venerdì 11 maggio 2012
11 Maggio giornata nazionale del Cane
11 Maggio giornata nazionale del Cane
AUGURI A TUTTI I CANI D'ITALIA, DI RAZZA O METICCI CHE SIANO, NON FA DIFFERENZA. IL LORO AFFETTO GRANDE, SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO, AIUTA MOLTE PERSONE, IMMERSE NELLA SOLITUDINE DI QUEST'ERA E CI DA' LA GIOIA CHE SEMBRA PERSA, PER NON CREDERE PIU' NELL'AMORE DISINTERESSATO.
AUGURI A KORA, LA MIA ROTT, MA PER NOI DUE E' SEMPRE FESTA, E' SEMPRE LA GIORNATA NAZIONALE, MA PURE MONDIALE DEL CANE...VERRA' MAI LA GIORNATA DEL PADRONE? GIA' SUCCEDE CHE A VOLTE I RUOLI SI CAPOVOLGONO ...QUESTA E' UNA DI QUELLE VOLTE...MA VA BENE COSI'.
UTILIZZO QUESTA GIORNATA PER LEVARE ALTA LA VOCE CONTRO LA MATTANZA IN UCRAINA, CHE SI PREPARA AGLI EUROPEI DI CALCIO, SOPPRIMENDO IL MIGLIORE AMICO DELL'UOMO... IO NON VEDRO' LE PARTITE, NON SEGUO IL CALCIO EUROPEO LADDOVE L'EUROPA NON STOPPA QUESTO INUTILE MASSACRO... NON SI DA' LA RIPULITA ALLA FACCIATA COL SANGUE. INVITO TUTTI GLI AMICI DEI CANI E SIAMO IN TANTI, A SPEGNERE LA TV, A BOICOTTARE GLI EUROPEI DI CALCIO. VIVA I NOSTRI CANI E "VIVI" I CANI DI TUTTO IL MONDO.
(maria serritiello)
E' morto Horst Faas, leggendario fotografo di guerra
Fonte:Virgilio notizie.it
Aveva 79 anni. Per oltre 50 è stato al servizio dell'Ap, ha vinto due Pulitzer. Conosciuto soprattutto per scatti guerra in Vietnam
New York, 11 mag. (TMNews) - Il leggendario fotografo di guerra tedesco Horst Faas, per oltre 50 anni al servizio dell'agenzia Associated Press e vincitore del premio Pulitzer in due occasioni, è morto giovedì all'età di 79 anni. Faas era conosciuto soprattutto per la sua copertura della guerra del Vietnam, negli anni tra il 1962 e il 1974.
Faas ha scattato infatti alcune delle fotografie più celebri di quel conflitto, come quella che ritrae una bambina che fugge nuda mentre alle sue spalle è in corso un bombardamento con il napalm. Molto nota anche l'immagine dell'esecuzione di un giovane vietnamita in mezzo a una strada, con un colpo di pistola alla tempia.
domenica 6 maggio 2012
venerdì 4 maggio 2012
I fratelli Taviani trionfano ai David di Donatello
Fonte:Virgilio Notizie.it
Il film "Cesare deve morire" si aggiudica cinque statuette
Dopo l'Orso d'oro a Berlino i fratelli Taviani trionfano anche ai David di Donatello. All'edizione 2012 dei premi al cinema italiano il loro film "Cesare deve morire" si è aggiudicato cinque statuette, tra cui le più prestigiose: miglior film, migliore regia e migliore produzione. Successo anche per "This Must Be The Place" di Paolo Sorrentino, vincitore in sei categorie, tra cui la sceneggiatura. Tra gli attori ha vinto Michel Piccoli nel ruolo del pontefice immaginato da Nanni Moretti in "Habemus Papam" e l'attrice di origine cinese Zhao Tao per il film "Io sono Li". Tre statuette infine al film "Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana, tra cui i due migliori attori non protagonisti: Pierfrancesco Favino, nel ruolo dell'anarchico Pinelli, e Michela Cescon, nei panni di sua moglie. Pmz MAZ
Pugni in panchina, Delio Rossi chiede scusa: "Ho sbagliato e pagherò ma quanti falsi moralisti"
FONTE : VIRGILIO NOTIZIE. IT
L'ex tecnico della Fiorentina ha chiesto scusa in conferenza stampa
E'' un Delio Rossi contrito quello che si presenta davanti alle telecamere in conferenza stampa, va a braccio senza rispondere alle domande, tranne un breve intrevneto finale: "Per me è difficile essere qui, anche perché in base alla situazione che si è venuta a creare, la mia avventura a Firenze è finita. Non mi sono preparato niente, dirò quello che penso, molte cose le terrò per me e se ne avrò voglia ne parlerò in un altro frangente. Purtroppo dopo quello che è successo la mia avventura è finita, ringrazio la famiglia Della Valle che mi ha dato questa opportunità, credevo e credo ancora che sia una bella avventura. Chiedo scusa ai miei giocatori, alla società, chiedo scusa anche a Ljajic. Ci tenevo a chiarire una cosa, ho visto molti moralisti, molti perbenisti, che si sono permessi di dare dei giudizi, senza sapere la storia di un uomo, di chi parlavano".
L'allenatore ci ha tenuto a ricordare la sua storia: "La storia di un ragazzo che ha iniziato ad allenare i bambini a Foggia, ha allenato gli operai che facevano i dilettanti, ha allenato nei campi polverosi della serie C, ha allenato in Serie A, dopo aver vinto i campionati. Non ho mai dato giudizi lesivi verso alcuno, sono per la cultura dell'esempio e continuerò a esserlo. Su due tre punti fermi non transigo: il primo è il rispetto della mia persona, secondo del mio lavoro, terzo il rispetto per la mia famiglia, se toccano queste cose non transigo".
Delio Rossi ammette le sue colpe: "Ho sbagliato pago, ma su alcune cose non transigo. Mi ha dato fastidio tutto questo perbenismo. Il gesto è stato brutto, deprecabile. Si diceva: sarebbe stato meglio farlo nello spogliatoio? Ma quale sarebbe stata la differenza? Se è un gesto è deprecabile, lo è sempre. Non ho mai detto di essere Padre Pio. Andate a chiedere chi è Delio Rossi? Non devo vendere niente, non voglio essere il paladino di nessuno. Molte volte ferisce più la lingua della spada. Prima di capire chi è una persona, devi camminare due giorni con i suoi mocassini dice un proverbio indiano. Dobbiamo smetterla con questo moralismo, fermo restando che chiedo scusa per questo gesto, sono pentito, sto pagando, ho pagato e pagherò. State vicini alla squadra per questi ultimi 180 minuti, ancora la palla rotola".
DELIO ROSSI SALERNO LO RICORDA COSI'
giovedì 3 maggio 2012
Sanità, addio a ticket ed esenzioni. Pagheremo visite e farmaci ma in base al reddito
Fonte: Virgilio Notizie.it
Tutti pagheremo tutto, ma con un tetto massimo di spesa: una franchigia che varia in base al reddito. E' l'ipotesi allo studio del ministero della Salute
Credevamo di essere passati dalla stagione delle tasse a quella dei tagli, la cosiddetta spending review, ma probabilmente per rimettere a posto i conti pubblici sono necessari altri prelievi. Così, mentre i costi della sanità subiranno una bella sforbiciata, come quelli di molti altri settori (si parla di 25 miliardi), girano già le prime voci di una rivoluzione del sistema di contribuzione alla spesa da parte dei cittadini: in una parola, i ticket.
La notizia è di quelle che scottano. La riporta il quotidiano La Stampa secondo cui "si studia come mandare in soffitta ticket ed esenzioni e sostituirli con un meccanismo di pagamento 'a franchigia', commisurato al reddito. Una rivoluzione che farebbe pagare anche quel 47% di italiani oggi esenti dai ticket, chiedendo però meno a chi 'consuma' più sanità e i ticket invece li paga".
Si paga fino al 3 per mille del reddito
Se ne parla concretamente - pare - al ministero della Salute. Sul tavolo ci sono i Lea, i livelli essenziali di assistenza, cioè le oltre 6mila prestazioni a carico dello Stato che con la spending review potrebbero essere "riviste". Ma la vera novità consisterebbe nell'abrogazione del ticket sanitario che verrebbe sostituito con un sistema in cui tutti pagano tutto ma in proporzione al proprio reddito. Ovvero con una franchigia di spesa variabile superata la quale le prestazioni sarebbero gratuite
"L'ipotesi dei tecnici - sostiene il quotidiano torinese - è di fissare la franchigia al 3 per mille di questo reddito [Isee]. Così, spiegano, un pensionato con soli 10mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro, che salirebbe a 300 per un professionista con 100mila euro di reddito. In pratica per le prime prestazioni sanitarie si pagherebbe fino al limite prestabilito. Poi più nulla. Questo, secondo l’Agenas [L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali], avrebbe il pregio di frenare le prestazioni inappropriate, più frequenti nei primi accessi al servizio sanitario".
La tessera sanitaria diventerebbe una sorta di carta "a punti" da cui verrebbe scalata la quota a carico di ciascun assistito.
Un vantaggio per i più "ammalati"?
L’idea sembra piacere al ministro della salute Renato Balduzzi. Se venisse approvata, si tratterebbe di una riforma radicale che decreterebbe la fine delle esenzioni, di cui oggi beneficia quasi un italiano su due. Ma al tempo stesso risulterebbe avvantaggiato chi ora il ticket lo paga, ma ha un alto "consumo" di sanità. Ogni italiano spende in media 60 euro all’anno di ticket, con picchi che superano i 500 euro. Un puro aumento del ticket avrebbe comportato un rincaro insostenibile e indiscriminato proprio per chi ha più necessità di prestazioni mediche. Questa strada invece pone un tetto massimo di spesa.
La notizia è di quelle che scottano. La riporta il quotidiano La Stampa secondo cui "si studia come mandare in soffitta ticket ed esenzioni e sostituirli con un meccanismo di pagamento 'a franchigia', commisurato al reddito. Una rivoluzione che farebbe pagare anche quel 47% di italiani oggi esenti dai ticket, chiedendo però meno a chi 'consuma' più sanità e i ticket invece li paga".
Si paga fino al 3 per mille del reddito
Se ne parla concretamente - pare - al ministero della Salute. Sul tavolo ci sono i Lea, i livelli essenziali di assistenza, cioè le oltre 6mila prestazioni a carico dello Stato che con la spending review potrebbero essere "riviste". Ma la vera novità consisterebbe nell'abrogazione del ticket sanitario che verrebbe sostituito con un sistema in cui tutti pagano tutto ma in proporzione al proprio reddito. Ovvero con una franchigia di spesa variabile superata la quale le prestazioni sarebbero gratuite
"L'ipotesi dei tecnici - sostiene il quotidiano torinese - è di fissare la franchigia al 3 per mille di questo reddito [Isee]. Così, spiegano, un pensionato con soli 10mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro, che salirebbe a 300 per un professionista con 100mila euro di reddito. In pratica per le prime prestazioni sanitarie si pagherebbe fino al limite prestabilito. Poi più nulla. Questo, secondo l’Agenas [L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali], avrebbe il pregio di frenare le prestazioni inappropriate, più frequenti nei primi accessi al servizio sanitario".
La tessera sanitaria diventerebbe una sorta di carta "a punti" da cui verrebbe scalata la quota a carico di ciascun assistito.
Un vantaggio per i più "ammalati"?
L’idea sembra piacere al ministro della salute Renato Balduzzi. Se venisse approvata, si tratterebbe di una riforma radicale che decreterebbe la fine delle esenzioni, di cui oggi beneficia quasi un italiano su due. Ma al tempo stesso risulterebbe avvantaggiato chi ora il ticket lo paga, ma ha un alto "consumo" di sanità. Ogni italiano spende in media 60 euro all’anno di ticket, con picchi che superano i 500 euro. Un puro aumento del ticket avrebbe comportato un rincaro insostenibile e indiscriminato proprio per chi ha più necessità di prestazioni mediche. Questa strada invece pone un tetto massimo di spesa.
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"lu treno de lu suli": prossima fermata Bar Verdi - Salerno

vita raccontata con semplicità ed onestà, onesta la musica che sa richiamare il cuore su una terra comune, riportare ognuno ai valori che dovrebbero ricordarci che siamo un tutt’uno.” Lu trenu de lu Suli prende spunto dall’omonima ballata di Ignazio Buttitta del 1963, dedicata alla tragedia di Marcinelle - che nel 1956 vide morire nello scoppio di una miniera di carbone ben 136 minatori italiani - per accomunare idealmente la condizione di vita degli immigrati che ogni giorno arrivano nel nostro paese a quella dei tanti nostri connazionali costretti anch’essi, nel secolo scorso alle medesime drammatiche scelte. Sulla base della colonna sonora, rappresentata proprio dalla rivisitazione della ballata di Buttitta, elaborata dalla Compagnia Daltrocanto e contenuta nell’ultimo CD del gruppo “Ce sta sempe ’nu sud”, le immagini girate suggeriscono che, al di là dei obsoleti ma ancora così fortemente radicati stereotipi, la condizione sociale degli emigrati italiani del secolo scorso non è poi troppo diversa da quella alla quale sono costretti gli immigrati che ogni giorno arrivano nel nostro paese. Realizzato da Cutre Production, casa di produzione low budget di Salerno, il lavoro si avvale, inoltre, della fotografia di Elio Di Pace, della produzione di Alessia Benincasa e delle interpretazioni di Daouda Niang, Francesco Fimiani e Gerardo Picciuolo. Hanno condiviso e sostenuto il progetto la CGIL territoriale di Salerno e il Comune di Rofrano.
8 MAGGIO – GIORNATA MONDIALE CONTRO GREEN HILL E LA VIVISEZIONE

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