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giovedì 7 ottobre 2021

Il boat show Salerno, quarta edizione, è presente dal 3 al 10 ottobre

 



 Fonte: www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Il 2 e 3 ottobre ed il 9 e 10 prossimo, il salone motonautica di Salerno alla 4° adizione, apre le porte, gratis, ai visitatori muniti di green pass e per tutta la settimana si propone agli interessati del settore.

 Il boat show Salerno è nato nel 2014 con un’edizione in anteprima e con quella del 2021 arriva alla sua quinta edizione, con “…l’ambizione di proporsi quale punto di riferimento del mercato nautico e della sensibilizzazione alla cultura del mare…”

L’evento è organizzato da Marina d’Arechi-Salerno port village, uno spazio di di 36.000 mq, di limpida bellezza, tra la costiera cilentana e quella amalfitana ed a mezz’ora da Capri e Napoli.

Il boat show Salerno si candida ad essere gemello al salone della Nautica di Genova, alla sua 61esima edizione, meno di un mese fa e ad essere il più grande evento dell’Italia del sud, con una particolarità propria che è rivolta non solo alla nautica in sé ma a tutte le attività indotte e cioè attività commerciali, attività di servizio alla nautica, abbigliamento e quant’altro. Da non trascurare il luogo e la sua posizione che saranno, con tutta una serie di servizi (aeroporto Salerno Costa d’Amalfi, alta velocità, palazzetto dello sport proprio di fronte, metropolitana, alberghi e costruzioni moderne) di attrattiva turistica invidiabile, se non unica.

La manifestazione ha fatto registrato 90 espositori, 43 proveniente da aree al di fuori della provincia di Salerno. e 118 barche.

Marina d’Arechi-Salerno port village, Presidente Agostino Gallozzi  della Gallozzi Group è stato  progettato dall’ archi  star  Santiago Calatrava Valls  ed è un porto –isola al largo della costa sud di Salerno.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu







martedì 5 ottobre 2021

Ha vinto il timoniere gentile: Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno

 


Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello 

Ha vinto Lui: la classe, l’eleganza, la gentilezza, il sorriso, l’eloquio colto e pacato, i toni sommessi, mai al di sopra delle righe, né mai alcuni contro gli avversari, un laico porgere l’altra guancia, il suo, alle contumelie rivoltegli con sguaiata disinvoltura e poi la serenità di chi ha l’onestà del fare, il chiaro progetto da proporre, la volontà di migliorare lo standard della città e la capacità di poterlo e saperlo fare. Lui è Vicenzo Napoli, architetto e Sindaco uscente della città di Salerno.

Cinque anni trascorsi a seguire passo dopo passo, le linee guide di trasformazione della città, avendo nelle orecchie i lai dell’opposizione che si appellava al “particulare”, senza avere una visione d’insieme, com’è giusto che sia, se ci si candida a governare un capoluogo. Si è parlato, allora, della spazzatura non raccolta, della cacca dei cani, del verde trascurato, del mare inquinato, dell’invasione delle luci d’artista, la bellezza nostalgica delle chiancarelle e quella della spiaggia di Santa Teresa, ragionamenti dell’uomo della strada e non da amministratori, meno che mai rispecchiante un programma di una seria campagna elettorale. I nulla, per l’appunto, come è stato ribadito, più volte, dal candidato sindaco uscente, sicché ogni iniziativa veniva bocciata dai signor no che, nella loro nullità progettuale e pochezze d’idee, opponevano un malinconico immobilismo per nascondere l’incapacità totale. Ripetuto come un mantra è stato, per tutta la campagna elettorale, il “come era bella Salerno” quando non c’era il Crescent e la Piazza della Libertà. Ebbene ha vinto la politica del fare, portata avanti con gentilezza e fermezza, da un team di specialisti competenti e professionali, volenterosi di entrare di diritto nel progetto Salerno, lanciato dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, un meridionalista di razza, per trasformare una media città del mezzogiorno a livelli europei. Così nei prossimi cinque anni avremo continuazione del progetto e conseguente capovolgimento della città. A scegliere, ciò, sono stati i cittadini di Salerno, tributando alla persona del Sindaco uscente, il 58 per cento e alla sua coalizione oltre il 61 per cento. E pensare che gli ultimi anni trascorsi, non sono stati i più facili, sia per traversie sanitarie mondiali, sia per beghe comunali all’interno della stessa coalizione. Eppure la figura del Sindaco si è imposta su tutti e ha distanziato di molti punti i suoi occasionali avversari. La gente ha preferito lasciarsi guidare da chi, timoniere gentile, ha dato prova di sapersi districare e rilanciare un modello fattivo di moderna città.

Il futuro è già iniziato, non ci resta che vederlo realizzato e goderne al di là di chi non avendo nulla di consistente da offrire, si prepara ad una opposizione selvaggia ed ottusa, retaggio di un vecchio infantilismo mai sopito.

 Buon lavoro, caro Sindaco, la città con te, come primo cittadino, si avvantaggia di un modello di amabilità, cortesia, garbo ed educazione.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 26 settembre 2021

Il Miramare di Salerno nell’estate 2021

 




di Maria Serritiello 

Ebbene sì, il Miramare di Salerno è la spiaggia più bella della città e non è partigianeria la mia, essendo di famiglia, ma non c’è nessun conflitto d’interesse, perché è la verità. Del resto l’arenile è sotto gli occhi di tutti e la vista si bea nel guardare i 240 metri di lunghezza e i 50 metri di profondità, estensione che ha permesso di dare spazio ai bagnanti senza essere preoccupati per la vicinanza da covid.

 Una distesa di ombrelloni, lettini, sdraio e sedie color seppia, come la sabbia, che non è più lavica fine e scura da attaccarsi fastidiosamente alla pelle, ma un macinato chiaro, estratto da cava di pietre. L’estensione, dunque, appare chiarore abbagliante, tenuto stretto da inserimenti di bianco legno: ringhiere, spogliatoi, passerelle e spazi sociali. L’ordine e la pulizia fanno bella mostra di sé, degradando verso la riva trasparente, più in là l’azzurro del mare si fa più intenso di colore ed invita alla nuotata. Sulla battigia sono state posizionate le docce per dare freschezza in più all’arsura continua di questa estate. La musica diffusa non è stata mai invasiva e la gentilezza dei bagnini, guardiani della nostra sicurezza, sempre presente. I servizi offerti in spiaggia sono stati destinati a far trascorrere spensieratamente il tempo estivo e cioè ginnastica per adulti e piccini, giochi a squadre per intrattenere i più piccoli, gonfiabili a mare, servizio pizza sotto l’ombrellone, bar in terrazza per l’aperitivo ed a sera pizza con vista mare. Lungo i 50 metri di larghezza sono state disposte palme per dare un tocco esotico e creare macchie di un bel colore verde. Da quest’anno, sulla passerella che introduce a tutta la lunghezza della spiaggia, sono stati impiantati spogliatoi distanziati, in sostituzione della barriera delle cabine. Ora il mare è visibile dalla strada e se ne fruisce la spazialità, grazie al progetto di ripascimento che ha lo scopo, sia di salvare il litorale risucchiato di anno in anno dalla forza del mare, sia di offrire larghe spiagge ai salernitani ed ai turisti invogliati dalle novità.

Così, già dal 1 settembre del 2020, lo storico stabilimento, sorto negli anni trenta, qui durante la seconda guerra mondiale si stanziarono le truppe inglesi ed americane, si è iniziato il lavoro di ripascimento. L’intera fabbrica è sotto vincolo paesaggistico per cui nella ristrutturazione eseguita nel 2012 dovette mantenere lo stesso impianto originale. E’ un lido storico che ha mantenuto e mantiene la dignità di uno stabilimento signorile, retto con rigore dal giovane Alfredo Serritiello, figlio di Alberto, presidente dell’associazione degli operatori del settore, 4 persone sotto ogni ombrellone e sanificazione giornaliera di tutti gli impianti, un fiore all’occhiello per la balneazione in città.

Ho scritto del Miramare a fine stagione, per onestà intellettuale, il mio cognome è Serritiello, parente non proprietaria, sicchè nessuna accusa di preferenza.

Maria Serritiello





venerdì 24 settembre 2021

La Piazza più Bella, la più grande d’Italia e d’ Europa fronte mare è a Salerno

 


Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

15 anni: il tempo impiegato, 28 mila metri quadri: la superficie, 700 posti auto interrati: la sosta possibile, 100 mila: la capienza delle persone, numeri che si aggiungono a numeri e di contra Lui solo, rimpicciolito nel suo completo scuro, smarrirsi dinanzi al suo stesso capolavoro. Eppure è attorniato affettuosamente dal Sindaco della città, Vincenzo Napoli e da un folto pubblico, quello che lo segue e quello che lo avversa, ma lui è là, sul palco approntato, col Crescent di Bofill alle spalle, parabola di ciò che è stato e negli occhi la visione, accarezzata per 15 anni, divenuta realtà solamente e grazie al il suo credere ideale e alla forza morale nell’andare avanti. Un gladiatore nel circo massimo, a rilanciare ogni volta, il progetto che avrebbe dato una svolta alla città di Salerno, sprovincializzandola per sempre. Un disegno, che a voler pensar bene, se ne realizza uno ogni 400 anni, venuto dopo polemiche politiche, controversie giudiziarie, varianti in corso d’opera, rinvii tecnici e per ultimo un inaspettato crollo, che avrebbe smontato chiunque, ma non il granitico governatore della Campania, Vincenzo De Luca. E se nel discorso di presentazione, il 20 settembre scorso si commuove a più riprese il coinvolgimento ci sta “Questa è la piazza sul mare più grande d’Italia e d’Europa, anni duri, pesanti, per me e i miei figli, Piero e Roberto.” Una via crucis laica il tempo, sicché nel ricordo la commozione ferma la sua voce una prima volta e così anche quando ribadisce che “a quest’opera ho dedicato la mia vita” Per nascondere la sua debolezza è costretto a girare le spalle al pubblico, a bere un po’ d’acqua, fiele ne ha bevuto a sufficienza in questi anni passati. Suscita applausi, il re è nudo ed a tutti fa tenerezza. Via la figura di sceriffo, intransigente e dittatore, davanti ai suoi occhi si è materializzata la piazza così come l’ha sognata. Breve cambio di scena ed ecco il De Luca di sempre dire “Non vi montate la testa, sono la carogna di sempre” lo dice quasi a volersi rafforzare, a credere e ad essere pronto alle tante battaglie, che dovrà affrontare, finita la presentazione della piazza. Nessuna tregua, nessuna pausa, queste mete si raggiungono solo se non ci si lascia distrarre, la fatica non lo spaventa e se è riuscito a remare per quindici anni, l’allenamento non gli manca. Novello Ftzcarraldo è riuscito a far fiorire un angolo di città degradato e dedito al malaffare, in un posto che è più ampio di Piazza San Pietro e che nell’immediato ha già ospitato il Pontificale di San Matteo, Amato Patrono della città, celebrato dal cardinale, sua Eccellenza Pietro Parolin segretario di Stato di Papa Francesco.

I giudizi negativi su quest’opera faraonica (bene così) hanno tenuto banco per tutti i 15 anni, né si placheranno nel prosieguo, sta di fatto che un uomo, malgrado tutto e contro tutte le avversità, sia riuscito a far realizzare un monumento che sarà l’identificazione per ogni salernitano. Bella o brutta, secondo il proprio giudizio, la Piazza c’è ed è pronta per scandire momenti, ci si augura lieti, per il futuro.

E’ innegabile che Vincenzo De Luca ha cambiato il volto della città, addormentata su se stessa e sui suoi riti ripetuti istintivamente all’infinito, mancava quel quid che la facesse diventare una città media del sud, di marca europea, abbandonando la tipologia del poco più di un paese. Ed ecco che da Sindaco prendere Salerno tra le mani, rivoltarla come un calzino e ridisegnarla con l’aiuto di Oriol Bohigas, architetto spagnolo.

L’incipit si ha all’inizio del 1994 quando la giunta guidata da De Luca, appena insediato, conferma l’incarico allo studio MBM di Barcellona ( Già incaricato dalla precedente amministrazione) e crea le condizioni perché s’inizi a mettere mano alla questione urbanistica con l’obiettivo di una ricostruzione della città. Salerno, usciva da alluvione e terremoto, da una periferia degradata da un traffico ingestibile e da una carenza di spazi pubblici. Per il salto di qualità e potenziare la vocazione turistica, Salerno aveva bisogno di spiagge (ed ecco il ripascimento), di un porto turistico, la splendida stazione marittima di Zaha Hadid un nuovo centro di città, di alberghi e di una circolazione funzionante. Il mare, poi, la risorsa principe ha la città di spalle…

Il resto della storia è sotto gli occhi di ognuno, fino a trovarci tutti insieme, detrattori e fautori, nella Piazza della Libertà, voluta fortemente da un visionario sognatore che contro tutti quelli che nell’ordinario vedono l’eccezionalità, ha consegnato a Salerno il simbolo identitario, come Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Pisa, Genova e così via…

Maria Serritiello

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giovedì 15 luglio 2021

Prosegue al Teatro dei Barbuti il 12 esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno indetto dalla Compagnia Dell’Eclissi

 


                                                     FOTO DAL WEB


Fonte: www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


 

Venerdì 9 luglio 2021, ai Barbuti di Salerno è stata la volta della Compagnia PolisPapin di Roma, con lo spettacolo di un’ora e più dal titolo “Tàlia si è addormentata” tratto da" Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile e scritto da Francesco Petti con Cinzia Antifona, Valentina Greco, Francesca Pica musiche di Melisma, scene e costumi di Domenico Latronico aiuto scenografo Dario Vegliante regia di Francesco Petti

Tàlia si è addormentata non è altro che la Bella addormentata nel bosco, la favola conosciutissima da tutti i piccoli, raccontata e letta dalle mamma e dalle nonne, la sera prima di addormentarsi. La fiaba ha origini antichissime ed è arrivata fino a noi ad opera delle versioni edulcorate di Charles Perrault, dei Fratelli Grimm e dal film di Walt Disney. Un po’ diverso è il contenuto scritto da Giambattista Basile nel suo Pentamerone. Nel racconto di Basile, infatti, non è un principe a svegliare la fanciulla, addormentatasi per una puntura di una lisca di lino, mentre filava, ma da un re di passaggio già sposato, che giace con lei dormiente e se ne va. Il romantico bacio del bel principe, immaginato da schiere di bambine, in Basile, viene ad essere uno stupro che dopo nove mesi dà i suoi frutti: Sole e Luna. I piccoli nati succhiando il dito della madre, anziché il seno, sciolgono l’incantesimo e la principessa si sveglia. Ci avviciniamo lentamente al vissero tutti felici e contenti perché il re torna al castello, trova Tàlia sveglia e madre di due figli, ma prima di giungere al lieto fine si dovrà passare per la cattiveria della regina, la prima moglie. Intanto Parasacco e Malombra, due spiriti buoni salvano il re dal cannibalismo dei suoi stessi figli, la regina viene scoperta e mandata a morte. Sì, adesso e solo adesso il finale viene a rallegrare la favola che in alcuni momenti ha del noir truculento.

Ciò che ci fa molto apprezzare la versione di Francesco Petti, rifacendosi a Gian Battista Basile, è l’allestimento scenico, il dialetto arcaico e la capacità di interscambiarsi i ruoli con grande maestria, senza che la rappresentazione ne abbia a risentire.

La scena si presenta con tante lische di lino a mo’ di prato fiorito, al centro una sagoma di un teatrino di strada, come quelli usati per raccontare le favole ovunque. E’ ornato da un astrolabio che segna il tempo a sua volta e riflesso in uno specchio d’ ingrandimento. Intorno all’originale catafalco  ruota ogni soluzione scenica, ogni passaggio della storia. Sicché è usato da camerino, da castello, salendo fin sulla cima, da torre d’avvistamento, da cambio dei costumi, una fonte inesauribile di soluzioni. Divertente il sottogonna, di acciaio con rotelle per gli spostamenti, detto dal volgo dell’epoca anche “parapallo”, indossato dalla vita in giù da chi doveva a turno interpretare Talia. I costumi barocchi fatti di strisce colorate per dare vivacità alla scena, quasi sempre in ombra, ripetono immagini arcaiche dalle maschere terrorizzanti. Un insieme nel quale serpeggia, un delicato equilibrio tra il serio e l’arguto, dove il serio vede nel “trono” tuttofare al centro della scena la sua magia favolistica e la rappresentazione del tempo ed il faceto si lascia intravedere in certi scorci (la fusione nel bianco lenzuolo a più mani le anime buone di Parasacco e Malombra o certi sbalzi comici). Si rimane attaccati alla pur conosciuta favola per la capacità creativa di dare soluzioni sceniche interessanti a problemi narrativi urgenti e nello stesso tempo consci trattarsi di una favola e come tale a lieto fine. E il tempo pare dilatarsi! L’ ora di spettacolo diventa così un modo accattivante, leggero e significativo per riflettere senza troppo impegno sulla problematicità della esistenza! Certi primi piani di Francesco Petti ci ridanno il volto della vita piena e fatua di una favola senza tempo, per un uomo non sempre consapevole della propria limitatezza.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu







lunedì 12 luglio 2021

Italia Campione d'Europa, battuti gli inglesi in casa

 

In una notte magica a Londra e per la seconda volta siamo 

                                 CAMPIONI D'EUROPA

                                GRAZIE RAGAZZI             











Sik Sik l’artefice Magico al Teatro dei Barbuti di Salerno con Enzo D’Arco e la Compagnia La Cantina delle Arti di Sala Consilina

 








Fonte:www.lapilli.eu                             Foto dal Web

di Maria Serritiello

“Il personaggio che più mi sta a cuore è Sik Sik l’artefice magico, tra i tanti che ho scritto è quello che più mi appartiene. E’ un atto unico diviso in due tempi e fu scritto in treno, durante il percorso Roma- Napoli e doveva far parte di uno spettacolo che stavano allestendo al Teatro Nuovo.”

Sono le parole che lo stesso Eduardo afferma rivolgendosi al personaggio Sik.Sik, che a Napoli, oltre a dare il nome al pezzo, sta ad indicare la magrezza.

A cimentarsi con il pezzo di Eduardo, al 12esimo Festival Nazionale “Teatro XS città di Salerno, è Enzo D’Arco, della Cantina delle Arti di Sala Consilina, una vecchia conoscenza per aver partecipato alla gara del Festival con uno spettacolo di cui mi sfugge il nome e l’anno (N.d.R.), tempo addietro e per la collaborazione poi nata e cioè il vincitore della rassegna “Monodramma” tenuta da Enzo D’Arco, entra a far parte di diritto alla rassegna all’XS.

Enzo si è voluto cimentare ai Barbuti di Salerno, fuori concorso, con un pezzo che appartiene agli scritti giovanili di Eduardo (1929) ed è contenuto nella raccolta della “Cantata dei giorni pari”. L’atto unico ebbe molto successo fu rappresentato innumerevoli volte persino in Francia e in Portogallo. Inspiegabile per me (N:D:R) tanto successo, forse perché la gente era meno smaliziata, desiderosa di trame semplici e gran voglia di divertirsi. Si fa fatica a riconoscere il drammaturgo, il suo spessore, la sua umanità e la sua grande capacità di leggere i sentimenti umani e delineare personaggi indimenticabili. Sì, è vero l’illusionista dà spettacolo con la fatica, con l’arte di arrangiarsi non un imbroglio tot court, ma solo uno stratagemma per portare avanti la famiglia, che presto avrà un Siksicchino. Il testo si divide in due tempi, il primo per istruire il palo che dovrà collaborare per la buona riuscita dello spettacolo ed il secondo nello spettacolo vero e proprio. 4 i personaggi nella versione eduardiana, tre in quella allestita e diretta da Enzo D’Arco.

E diciamo di Enzo che ha avuto il pregio di non discostarsi dalla versione di Eduardo, ma d’inserire qua e là qualche novità senza uscire dai canoni. La bravura dell’attore è consistito nel non voler imitare, cosa difficile ed inutile, Eduardo, per cui, la sua, è stata una recitazione fluida, personale, a volte macchiettistica, ma il personaggio lo richiedeva. La faccia allucinata e lo scuotimento della testa nel mentre esegue i trucchi gli hanno dato una luce esaltata tanto da aspettarsi applausi a profusione e per dire “E se ne care o tiatre” cioè il massimo del successo. L’elemento che Enzo ha inserito, per dire che il tempo è trascorso dalla data della nascita dell’atto unico (1929) sono i due volti giovanili: Antonella Giordano e Luigi D’Arco, atletico lui saltellante lei, mimica espressiva dei due d perfetti burattini, avidi solo di soldi, che ascoltano l’illusionista, che di soldi non ne vorrebbe dare, ma non capiscono le parole. E’ pur vero che Sick Sick usa un linguaggio che storpia le parole: pisellino, sta per pisolino, chimonico, sta per chimono, dentice sta per identico e così via, ma sono trucchi per far sorridere il pubblico e per movimentare la spiegazione dei che altrimenti sarebbe stato un arida elencazione.

Andiamo via dai Barbuti, leggeri, con il sorriso sulle labbra, il sudore degli attori condiviso, riflettendo che la vita è un’illusione ed il teatro la rappresenta senza farci immalinconire. Grazie Eduardo, questo è il tuo Sick Sik, e grazie Enzo D’Arco per averlo fatto rivivere.

Maria Serritiello

 

Testo: Eduardo De Filippo

Regia: Enzo D’Arco

Aiuto Regia: Antonella Giordano

Audio/luci: Luigi D’Arco

Commento Sonoro: Antonello Pallotti

Con Enzo D’Arco, Antonella Giordano, Luigi D’Arco