Meriterebbe essere ripetuta l'infiorata di Ogliara, svoltasi il 6 e 7 giugno scorso sotto una pioggia battente. Un vero peccato non averla potuta godere a pieno, ma solo per poche ore, prima che l’acqua facesse da padrone. L’immenso lavoro svolto dal gruppo del Campanile di Ogliara e dai parrocchiani volenterosi, collaborati da un gruppo di fedeli della chiesa di Santa Margherita di Pastena, saliti fin quassù per dare una mano, in un affratellato gemellaggio, a cui si sono uniti il gruppo degli gli scout, è andato del tutto vanificato. Peccato perché l’Infiorata di Ogliara, man mano il passar delle edizioni, siamo, infatti, alla 6a, ha raggiunto ottimi livelli, tanto da porsi all’attenzione anche al di fuori della provincia ed essere invita all’INFIORATA STORICA DI ROMA il 28 e 29 giugno 2015. Una bella soddisfazione che premia la fatica e porta il nome di Ogliara al giusto riconoscimento.
Traffico deviato su tutto l'asse principale, in entrata ed in uscita da Ogliara, balconi e negozi infiorati per il passaggio del Corpus Domini, insomma tutto preparato a puntino, ma a dare spettacolo non sono stati i fiori di bellezza incredibile, bensì la pioggia, inopportuna, quanto indesiderata, per una manifestazione tutta da svolgere all’esterno.
Il Campanile di Ogliara, l’associazione parrocchiale e di promozione sociale, in un connubio tra arte, spettacoli e funzioni religiose ha organizzato, con la Parrocchia Santa Maria e San Nicola di Ogliara, la manifestazione soave per profumi e colori che, oltre alle belle forme disegnate a terra dai numerosi e variopinti petali, ha anche previsto il concorso della migliore vetrina e del miglior balcone in fiore. Ogliara così, avvolta e travolta dai fiori e dai profumi, è uno spettacolo elegante come pochi.
Sette giorni per parlare di libri, ma anche di arte, di musica e celebrare dibattiti al Festival Salerno Letteratura dal 22 al 28 giugno. Un'intera settimana spalmata nel centro storico della città, che lo racchiude come perla in un'ostrica. Un vasto programma, iniziato con la prolusione di Ermanno Rea, giornalista e scrittore italiano, per continuare nei giorni successivi con serrati appuntamenti ad iniziare dalle 9,30 di ogni giorno per terminare oltre le 24,00. I luoghi d'incontro vanno dal Tempio di Pomona al Salone Bottiglieri di Palazzo Sant'Agostino, dal cortile esterno del Museo Archeologico, al Palazzo Fruscione, che con il suo Largo San Pietro a Corte dinanzi e' la roccaforte del "noir" ed ancora dalla Pinacoteca Provinciale, all'Arco Catalano, per concludere a Largo Barbuti. Molti i personaggi di rilievo, una significativa campionatura di quanto di meglio c'è in Italia e fuori, nel campo editoriale. Un appuntamento imperdibile il Festival Salerno Letteratura, alla sua seconda edizione, per chiunque voglia tenersi aggiornato nel campo della cultura. Una novità interessante di questa edizione e' il segmento riservato alle giovani generazioni con un mini corso di scrittura, tenuto da Edoardo Albinati e il laboratorio di giornalismo, in collaborazione del quotidiano"La Città e delle Arti Grafiche Boccia. In questa edizione, segno che è questa la direzione da prendere si è riusciti a fare "rete"oltre che con l'Università di Salerno e il dipartimento studi umanistici,anche con la Fondazione Alfonso Gatto che ha inserito in agenda nei giorni del festival, il suo premio di poesia, mentre Il Festival di Ravello ha dato il suo contributo , ospitando i vincitori del premio. Di rilievo e'la collaborazione con il Festival delle generazioni, che quest'anno fa tappa a Salerno. Si discetta in modo professionale, bei dialoghi e conversazioni intriganti su come la pensano i vari autori, nomi famosi come Domenico Starnone e Maurizio de Giovanni, per citarne alcuni, il tutto orchestrato da Francesco Durante che di questo festival e' l'anima insieme a Ines Mainieri.
È stata aperta fino al 27 giugno, ultimo giorno per visitare la mostra d'arte "Sguardo sul mondo" e non perderla. Ad esporre sono stati due valenti pittori in Salerno: Laura Bruno e Nando Rosamilia. Il luogo- contenitore, per le loro opere, è stata la bella sala, aula magna, dell'Istituto Comprensivo Vicinanza della città, aperta sul Corso Vittorio Emanuele, il più frequentato per il passeggio e per lo shopping dei salernitani. Ed eccoli i bei quadri di Laura, vengono incontro immediati e parlano con la sua stessa sensibilità. Sono un po' diversi da come si era abituati a esplorarli, la sua pittura si è evoluta, non più ridondante, che pure aveva un impatto visivo non indifferente, ma più intimista, più chiusa in paesaggi che paventano il desiderio di rinchiudersi a rimembrare. Una consapevolezza nuova del tempo che passa e lascia tracce. Brandelli di città racchiudono con dolcezza sentimenti provati e così svetta l'Arechi con il verde lussureggiante che si catapulta sul campanile rifatto dell'Annunziata e fanno bella mostra di se i tetti del centro storico che proteggono da ogni assalto le finestre chiuse da tendine. Che dire, poi, dell'immagine di donna sognante, riversa supina, occhi socchiusi, come per trattenere nelle pupille immagini lontane e che si fa spazio tra la cupola maiolicata di Giancappetti ed il riconoscibilissimo orologio chiuso in molle volute di una delle chiese più antiche della città? Un continuum di paesaggi accanto ai temi sviluppati solitamente, con l'humana pietas di chi e' capace di contrastare il surreale, in verità originale, del suo compagno di esposizione, Nando Rosamilia.
Aveva 74 anni. Icona del cinema sexy aveva raggiunto la popolarità con "Malizia" per il quale aveva vinto un David e un Nastro d'Argento
E' morta a Ladispoli, vicino Roma, l'attrice Laura Antonelli. Secondo quanto si è appreso, a dare l'allarme stamattina intorno alle 8.30 è stata la donna delle pulizie che l'ha trovata per terra in casa. Arrivati nell'abitazione gli operatori del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. L'attrice che aveva fatto sognare gli italiani con film-cult come Malizia di Salvatore Samperi (1973) e Sessomatto di Dino Risi conquistò il titolo di icona-sexy del nostro cinema negli anni Settanta è morta all'età di 74.
Nata a Pola, il 28 novembre 1941, da ragazza sembrava destinata a fare l'insegnante di educazione fisica, ma subito dopo gira alcuni caroselli pubblicitari e si mette in luce come attrice di fotoromanzi. Debutta nel cinema a 25 anni conLe sedicenni (opera prima di Luigi Petrini, 1966), presto seguito da altri film che rivelano il suo irresistibile e morbido sexy-appeal. Venere dall'aria dolce e dallo sguardo sognante (in parte merito della miopia), nel 1971 conquistò il cuore di Jean-Paul Belmondo durante le riprese de Gli sposi dell'anno secondo (Jean-Paul Rappeneau). Con Malizia (Salvatore Samperi, 1973), si aggiudicò un David di Donatello e un Nastro d'argento come miglior attrice e s'impose come indiscussa capostipite del genere erotico all'italiana. Attraverò gli anni '70 esibendo sullo schermo le sue forme senza veli ("In fondo ci spogliamo tutti una volta al giorno"), arrivando a moltiplicarsi nei divertenti episodi di Sessomatto (Dino Risi, 1973). Sotto la guida di registi come Giuseppe Patroni Griffi (Divina creatura, 1975) o Luchino Visconti (L'innocente, 1976) dimostrò di saper affrontare ruoli più drammatici e impegnativi, senza mai rinunciare all'arte della seduzione, magari con l'aiuto di fili di perle o di merletti trasparenti. Particolarmente a suo agio nell'incarnare bellezze d'altri tempi, nel 1981 si fece rubare la scena da un'attrice molto meno bella di lei, la brava Valeria D'Obici, (Passione d'amore, Ettore Scola, 1981).
Per assicurarsi le grazie del giovane figlio di Sean Connery, Jason, si trovò a fare ancora i conti con una rivale, insidiosa e attraente come Monica Guerritore ne La venexiana (Mauro Bolognini, 1985). Superati i 40 anni giocò a conquistare i comici più popolari del cinema italiano. Anche se un tipo come Diego Abatantuono ce la mette tutta per resisterle (Viuuuulentemente...mia, Carlo Vanzina, 1982) e Maurizio Micheli viene interrotto sul più bello dall'arrivo di suo marito, il "resuscitato" pieno d'alghe Adriano Pappalardo (Rimini Rimini, Sergio Corbucci, 1987). Dopo un tentativo mal riuscito di ripercorrere le glorie di un tempo, (Malizia 2000, Salvatore Samperi, 1991) la scelta di rallentare notevolmente la sua attività.
Il 1° giugno, a conclusione dell’Ora della Narrativa, curata con particolare affezione da Licia Di Stasio, all’interno del Caffè dell’Artista di Salerno, storico circolo culturale, è stato presentato il libro “La poltrona di seta rossa” di Letizia Vicidomini. La scrittrice preceduta dal successo dei suoi libri è stata inserita, a pieno merito, nella manifestazione di Salerno Letteratura, che si terrà in città dal 22 al 28 prossimo. La serata a lei dedicata è del 23 giugno alle ore 17 e debutterà con un avvincente noir che ha tirato fuori dal cassetto, dove giaceva in nuce, per pura casualità. Letizia Vicidomini oltre ad essere una scrittrice lanciatissima è stata speaker in tutte le maggiori radio campane, da Kiss Kiss a Rtl 102.5, da Radio Marte a Radio Club 91, passando per Crc e Radio Punto Nuovo. E’ nata e vive a Nocera Inferiore, ma è cittadina onoraria di Napoli. Ha pubblicato Nella memoria del cuore (2006), Angel (2007) e Il segreto di Lazzaro (2013). Licia Di Stasio, la curatrice dell’interessante serata, dai toni distesi e culturalmente accattivante, così ha detto del suo libro: “La poltrona di seta rossa, saga familiare che, attraverso i ricordi di una centenaria, narra gli avvenimenti storici lungo un arco di tempo che va dai primi dell’ottocento fino ai giorni nostri. Dal caleidoscopio di personaggi emergono figure femminili, Ernestina, Melina, Maria che entrano nel mondo del lavoro accanto ai loro mariti, portando avanti, con successo iniziative manageriali. Ma il nipote preferito di nonna Ernestina è Angel, figura particolare di artista, musicista, pittore che è in grado di percepire segni profetici oltre la realtà, con magiche intuizione.” Il pubblico numeroso, come sempre, ha seguito con interesse la lettura di alcune pagine, le più significative per entrare nel clima della narrazione, lette, con particolare intensità interpretativa, dalla giovanissima Sara D’Aniello. La serata si è conclusa, con la lettura in anteprima, da parte della stessa scrittrice, dell’incipit del noir che andrà a presentare a Salerno letteratura, dal titolo “Nero”.
OSPITO BEN VOLENTIERI NEL MIO BLOG GLI ARTICOLI SCRITTI DA ANNA CIUFO, ESSENDO LAPILLI.EU TEMPORANEAMENTE IN MANUTANZIONE.
Ci
camminano al fianco nelle piazze gremite e tra le grida dei venditori nei
mercati rionali; sono accanto a noi nell’aria soffocante dei bus affollati,
nelle sale d’attesa degli ambulatori. Ci sfiorano nelle lunghe code snervanti
degli uffici postali o alla cassa del supermercato. Sono “gli altri”, di cui
spesso non conosciamo nemmeno la voce. A volte afferriamo le bave dei loro
discorsi quando ci passano accanto per strada. E’ solo un istante: “gli altri”
che incrociano il nostro andare, di solito non lasciano il segno.
Rosanna Lamberti, autrice de “Il
contastorie” -Edizioni Il Quaderno- sembra invece
aver fatto suo l’assunto di Joyce: “Tutti i rumori che ci circondano fanno molto meno
rumore di noi stessi.Il vero
rumore è l'eco che le cose hanno in noi”. Ha osservato, ascoltato, poi ha
trattenuto quell’eco che parole, gesti, sorrisi, sguardi hanno generato in lei,
l’ha lavorato come argilla, ed ecco nascere una storia di storie: così, in massima sintesi, può essere definita questa
raccolta di racconti , un libro da leggere tutto d’un fiato per la simpatia che
ispirano i ben delineati personaggi e per lo stile semplice e curato.
La presentazione del libro, promossa
dal Laboratorio dei Pensieri Scomposti, è avvenuta a Salerno il 5 giugno presso
l’Archivio dell’Architettura contemporanea, piazza Elina, alla presenza di Umberto Flauto, responsabile culturale
dell'associazione stessa, Stefania
Spisto, presidente de Il quaderno edizioni, Rino Mele, docente universitario, e Luigi Gravagnuolo, consigliere del Comune di Cava de' Tirreni.
Il percorso narrativo de “Il
contastorie” si snoda attraverso una serie di incontri che si rivelano adatti
ad una successiva costruzione di eventi e situazioni dettata dalla fantasia
dell’autrice, ma raccontati dal suo alter ego, un viaggiatore di commercio che
si autodefinisce “guardone della vita”, ben diverso, s’intende, da chi “gira di notte per fratte cercando di saziare
la sete di perversione osservando le evoluzioni acrobatiche di coppiette
appartate”.
Il contastorie abita in un
appartamento che affaccia sui binari della ferrovia e lì, quasi ogni sera,
attende il Freccia Rossa delle 21,47 per lasciare che il proprio sguardo si
imbeva delle figure dei passeggeri appena percepibili dietro ai vetri delle
carrozze sferraglianti, per potersi momentaneamente impossessare delle loro
vite. Perché? “Perché sono addolorato di
vivere una sola vita”, risponde lui, piccato. In fondo, la vita è davvero
troppo breve per vivere solo la propria, unica esistenza. Ed ecco, allora,
scorrere davanti al lettore la storia del marinaio Salvo, metafora del
cambiamento che di frequente la vita ci impone ma che talvolta viene rincorso
dalla nostra inquietudine, e quella del Pulcinella che “spesso non indossa panni lindi, e di frequente ci cammina al fianco”.
Leggeremo di Annibale, “giovane sardo
taciturno”, poco più che diciottenne e di Elena “dagli occhi di mirto”, che nella notte tra l’8 e il 9 settembre del
’43 sono protagonisti, loro malgrado e in diversi ruoli, del tempo “della disperazione e delle grida, dei pianti
e delle bestemmie”. E poi, ancora, Mallardone, Ciro, Gennaro, Giuseppe,
Carmela, un drappello di cani randagi, e Ciro, cane solitario, spirito libero,
diverso da tutti i compagni di avventura, che “gioca da solo a chiapparello con i raggi che riescono a fondere le nubi
e calano come lance sulla spiaggia” e, nell’intento di far innamorare di sé
Cerasella, accetta i consigli della luna.
Come scrive Franco Bruno Vitolo
nella prefazione, sedici “storie colorate da un realismo magico, trasfigurate
dal sorriso e/o da un invito alla riflessione, eppure a loro modo vere”.
Con Il Contastorie, L’autriceRossana Lamberti è al suo
secondo libro. Il primo, pubblicato nel 2008 con il titolo “La favola bella,
storie in una storia”,
edito da Ibiskos, ha ottenuto un lusinghiero successo.
Il Laboratorio dei Pensieri Scomposti (laborpensieriscomposti@gmail.com) la cui presidente è Rosanna Giannino, è
un'associazione di promozione sociale finalizzata alla diffusione della
cultura, nata nell'ottica di promuovere e svolgere iniziative di carattere
sociale, culturale, artistico, creativo, scientifico ed enogastronomico.
OSPITO BEN VOLENTIERI NEL MIO BLOG GLI ARTICOLI SCRITTI DA ANNA CIUFO, ESSENDO LAPILLI.EU TEMPORANEAMENTE IN MANUTANZIONE.
L’arte informale e
materica di Ciro Pompeo in “Mi arrampico senza vedere”-Solo Exhibition.
di Anna Ciufo
Nella sala Giunta di Palazzo S. Agostino,
sede della Provincia di Salerno, il 5 giugno ha avuto luogo il vernissage di “Mi
arrampico senza vedere”-Solo Exhibition, la personale del giovane artista campano
Ciro Pompeo.
Curata da Gina Affinito, che ha anche
introdotto l’opening, la mostra è stata patrocinata dalla Provincia di Salerno, dal
Comune di Furore e da Furore “Paese dipinto”.
Un’arte informale e
materica, libera dagli stringenti lacci di convenzioni e virtuosismi che
connotano varie correnti pittoriche tese a fotografare in modo pedissequo la
realtà, sia pur con risultati mirabili: è questa la connotazione del linguaggio
artistico di Pompeo che riesce con energica efficacia a comunicare le proprie
sensazioni e il proprio subconscio senza dover ricorrere alla rappresentazione
di elementi ricorrenti nel quotidiano, bensì utilizzandone alcuni unicamente
come trait d’union tra sé e il mondo; intorno ad essi -per lo più legni erosi
dall’acqua, lavorati dal tempo- Pompeo stende la propria realtà con pennellate istintive, strati di colore a volte
sovrapposti, sempre improvvisati, nelle cui trame possono eventualmente essere
percepite figure non programmate, assolutamente frutto del caso, del
concretizzarsi di un subconscio lasciato esondare senza freni.
All’interno della
mostra si è potuto seguire un percorso artistico elaborato su supporti di
poliestere espanso: superfici scabrose realizzate con paste cementizie,
collanti e polietilene, sono parsi come volti segnati dal tempo e sui quali ogni
ruga racconta un giorno, un amore, un dolore.
“L’arte è, in
sostanza, l’indicibilità della vita”, dice l’artista, fornendo così la chiave
di lettura del proprio sforzo creativo che intende superare la banalità della
rappresentazione pura e semplice della realtà per approdare all’intrigante
rielaborazione della stessa, affidando solo al colore e alla materia il
palesamento, seppur trasfigurato, di ciò che è relegato in un angolo
inaccessibile dell’esistenza.
Il materiale ligneo, pur affiorando, viene inglobato
nel colore dando vita ad una fusione tra fantasia e contingente, tra materia e
spiritualità.
Le luci che esplodono sui supporti e sugli
sfondi materici creano chiaroscuri, delimitano ma anche dilatano gli spazi
esistenziali, introducono domande alle quali ogni spettatore può rispondere in
modo assolutamente personale in un processo di suggestiva interazione.
Nato a Napoli nel 1979, Ciro Pompeo vive
ed opera a Pompei; autodidatta, non proveniente da studi accademici, ha
dipinto il suo primo quadro nel 1992, pur avendo sviluppato fin da ragazzo una
spiccata vena artistica che ha nutrito nel corso degli anni grazie ai viaggi e
all’incontro con diversi artisti italiani e non. Dopo aver vissuto per qualche
anno a Londra, si è dedicato agli studi di “chimica generale” durante i quali
ha avuto modo di osservare il “comportamento” dei materiali; da qui il continuo
desiderio di giocare con la materia, miscelare, comporre.
Le sue più recenti esposizioni: II
edizione del concorso sc’Arti in mostra. Museo Irpino, Complesso Monumentale ex
Carcere Borbonico di Avellino 2015; Premio Art Gallery 2013; Premio Terna 2014;
Terra Furoris, mostra d'arte contemporanea in collaborazione con il Comune
di Furore, a cura di Gina Affinito; Furore Paese Dipinto, opera in permanenza
collocata per la rassegna “Furore Muri in cerca d’Autore”; Italian Soul -
Dubai Contemporary Art Exhibition, mostra d’arte contemporanea in UAE, dicembre
2014 a cura di Gina Affinito (I edizione); Italian Soul - Abu Dhabi Art Hub-
mostra d’arte contemporanea in UAE, marzo 2015 a cura di Gina Affinito (II
edizione).
Il Prof Carlo Roberto Sciascia, che
ha curato il testo critico ed ha presentato l’artista durante la serata di
inaugurazione della mostra, ha sottolineato quanto “l’artista possa diventare
testimonianza del reale e del subconscio, dell’essere e dell’agire senza mai
convergere verso visioni filosofiche esistenzialiste perché propone una visione
serena della realtà, pur con tanti tormenti insiti; in essa è data la possibilità
all’uomo di realizzarsi nel mondo e di sprigionare le personali energie
interiori”.
La mostra “Mi
arrampico senza vedere” è visitabile fino al 5 luglio 2015, dal lunedì al
venerdì, negli orari di apertura al pubblico
della location.