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domenica 28 luglio 2024

Noi, che a Salerno, resi orfani del premio Charlot, 36esima edizione


 












Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


Non avere nel sotto piazza della Concordia, il palco montato per il Premio Charlot, storica manifestazione giunta alla 36esima edizione, è davvero una tristezza incredibile. Il luogo deputato, che con il quadrato tubolare, a mo’ di cornice, ridisegnava i Monti Lattari, il Castello di Arechi, il cielo illuminato dalle stelle ed il mare con i riflessi della luna, come in un quadro, ora si mostra in tutto il suo utile squallore: un parcheggio di macchine.

Che cosa sia successo non lo so, né lo voglio sapere, le ragion di stato m’infastidiscono, non poco, so solo che la kermesse è stata considerata, forse, un contenitore d’intrattenimento di non pari dignità. Sbagliatissimo, perché ridere, ma lo Charlot non era solo risate, è toccasana per la salute, soprattutto in momenti bui come quelli che attraversiamo

Allora ben ha fatto Claudio Tortora, patron dello storico premio, famoso in ogni dove, notevole biglietto da visita per l’emergente vita turistica in città, navi da crociere e aeroporto in movimento, ormai, ad elencare momenti sfilati sul palcoscenico, che io vorrò ripetere, per la memoria di ognuno

E andiamo ad iniziare.

21 luglio 1989: a Salerno la comicità di Franca Valeri tiene a battesimo il Premio Charlot

La seconda serata della prima edizione del Festival della Satira all'insegna della grande attrice. A seguire sul palco, Gino Bramieri e Gioele Dix. Il primo vincitore della gara tra giovani cabarettisti è il pugliese Enzo Sarcina

l cartellone degli spettacoli estivi, che da due anni si chiama “Viva l’Estate” ed è il contenitore di tutti gli eventi promossi dal Comune di Salerno, da giugno fino a settembre inoltrato, si arricchisce di una nuova manifestazione che va ad aggiungersi alle già blasonate Salerno Festival, Festival del Jazz, Cinema allo stadio e all’emergente Teatro dei Barbuti: si chiama Premio Charlot – Festival della Satira e si svolge per quattro serate, dal 20 al 23 luglio sul forte La Carnale, con grande partecipazione di pubblico. Ad organizzarlo è Claudio Tortora, eclettico attore e autore salernitano con trascorsi nella musica e nel cabaret (memorabile il trio La Rotonda che formò con Giuliano Avallone e Antonio La Monica), sotto la direzione organizzativa del promoter Carmine Giannella.

 

L’obiettivo è ambizioso: individuare e premiare i nuovi protagonisti della comicità senza però tralasciare quelli che sono i “mostri sacri” della risata all’italiana. Ben diciotto i partecipanti alla prima edizione, votati direttamente dal pubblico. A vincere è il barese Enzo Sarcina mentre Gioele Dix, protagonista con il suo monologo nell’ultima serata, conquista lo Charlot d’Oro destinato ai comici già affermati. Nel corso degli anni il Premio Charlot ha lanciato sul panorama nazionale giovani emergenti che sono poi diventati Ficarra e Picone, Dario Vergassola, Alessandro Siani, Luciana Littizzetto, tanto per citarne solo alcuni.

La prima serata della prima edizione vede la partecipazione di Nino Frassica, reduce dal successo tv di “Indietro Tutta”. E dallo show notturno di Renzo Arbore proviene anche il direttore artistico del festival, è Rita Vicario, la regista del programma diventato fenomeno sociale, culturale e di ascolti. La seconda serata è nel segno di una grande, caustica attrice comica (e non solo): Franca Valeri. Gli spettatori impazziscono di fronte al suo repertorio fatto di Signorine Snob e signore Cecioni. Nella terza il protagonista indiscusso è Gino Bramieri con le sue irresistibili barzellette. Buona la prima, il Premio Charlot continuerà la sua navigazione, ospitando e premiando nomi altisonanti dello spettacolo nazionale e internazionale accanto a giovani emergenti, tra Salerno e Paestum, fino all’edizione 2024, la 36esima, temporaneamente sospesa per mancanza di fondi pubblici.

Aspettando il Premio Charlot di Claudio Tortora, mi auguro che non sia o richiami la più famosa attesa del teatro beckettiano: Aspettando Godot!!!

Maria Serritiello

www.lapilli.eu






giovedì 25 luglio 2024

Ciao Franca Flauto, compagna di scuola


 

di Maria Serritiello

Te ne sei andata così, in una serata estiva, la più infuocata, senza guardare il cielo(forse), ma augurandoti la pace(forse). Ora tutte noi, tue amiche, piangiamo la tua perdita.



Voglio ricordarti cosi/, Franca,/ al secondo banco/, dietro alle mie spalle/, al quinto piano del palazzo del Capitol/, là, nella succursale del Regina Margherita/, era alloggiato il corso H /e là si frizza il ricordo, più preciso di te e delle nostre vite assieme.

Rammenti? A scuola portavi i libri legati con la molla/ con varie riviste femminili, tra le quali una GRAZIA. Noi, che ti circondavamo, nell’intervallo, preferivamo proprio quella/, una rivista completa, diversa che ci ha aiutato ad informarci e ad emanciparci, siamo negli anni ’60, agli albori dell’affrancamento della donna. Dalle pagine di quel giornale/ abbiamo imparato ad essere donne- donne, senza perdere, per questo, il fascino del femminile che si andava delineando.

Staccarmi da questa immagine mi è difficile/, anche se poi ti ho ritrovata negli anni successivi/, con un carico di vita pesante/: la mia iniziata presto, nei banchi di scuola/, la tua, più tardi/. La nostra amicizia è stata sempre cortese/, oltre che affettuosa/, la tua immagine curata/, con il sorriso mai negato e l’innocenza dei tuoi occhi chiari/, spalancati bonari su di un mondo/ che con te non lo è stato/, è ciò che io/, ma tutte le amiche/, qui presenti per salutarti, un’ultima volta/, porteremo nello scrigno della memoria.

Che cosa sia successo di più, che già non lo fosse, l’altra sera/, lo sai solo tu! Ci lasci senza una parola scritta/, un pensiero a ritroso/un impalpabile cruccio/, una malinconia strana. Perdonaci, se puoi, se non siamo state capace di accorgerci del tuo disagio/, sebbene ognuna di noi, ha avuto sempre un pensiero d’affetto per te.

Ora ti siamo attorno, / come un tempo in classe/, ancora una volta unite, ma questa volta, l’ultima per augurarti, liberata dalle scorie terrene, ore serene ed illimitate,/ senza compiti,/ senza doveri,/ senza pratiche necessarie/ senza delusioni/, senza tradimenti/ senza inganni ma solamente piccoli passi,/ ne hai di tempo,/ ad inseguire quella felicità che hai sempre desiderato sul tuo orizzonte infelice.

Ciao Franca, da tutte noi, che ti siamo state compagne.

Salerno25-7-2024                                       Maria Serritiello

 

         

lunedì 22 luglio 2024

“I Concerti di Villa Guariglia”, 27 esima edizione omaggia Enrico Parrilli


 Fonte: www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

 

A 10 anni dalla morte, l’edizione 27esima dei Concerti di Villa Guariglia, creati e voluti da Antonia Wilburger, con tenacia tutta teutonica e nel segno dell’amore, che le appartiene di diritto, ha voluto omaggiare il musicista salernitano Enrico Parrilli. Nessuno dei tanti strumantisi di valore, esistenti del nostro territorio, tanto da far annoverare la scuola di Jazz Salernitano la migliore in campo nazionale, aveva preso prima d’ora l’iniziativa

E siamo a mercoledì 17 luglio, a Raito, nella Villa Guariglia, l’incantevole luogo, posizionato nella parte iniziale e più panoramica della divina costiera là ci sarà il tributo, il giornalista Carlo Pecoraro, il traghettatore.

Enrico Parrilli

Nato nel 1927, è stato uno dei più noti ed il migliore jazzista salernitano, il papà morale di tutti i gruppi musicali, formatisi negli anni ’60 e ’70 in città e provincia, che come ci dirà Tony Borlotti, nel suo libro di ricerca “60’s Salerno Beat Resurrection- Complessi salernitani degli anni Sessanta”, sono stati più di 300. La sua carriera ha un inizio esponenziale, quando trova sulla sua strada, a 16 anni, siamo nel 1943, le truppe angloamericane sbarcate a Paestum, apprende, così, l’allegria dello swing, grazie ai V-Disc, i dischi della vittoria ricevuti in dote dalle truppe angloamericane. È la folgorazione! Ascolta, studia, impara con caparbietà, tanto da essere notato da alcuni soldati a Curti, di Giffoni Valle Piana, dove si trovava sfollato con la sua famiglia, questi riconoscendogli talento lo vollero come pianista nelle feste organizzate a Salerno per gli ufficiali e la sua paga era proprio un V-Disc.

Passano gli anni, gira il mondo con il grande Bruno Venturini, la possente voce del nostro territorio, conquista ben due edizioni della leggendaria “Coppa Vaccaro”, istituita dal Circolo Napoletano del Jazz, anno 1959 e l’anno dopo, con l’amico sassofonista Mario Schiano e l’Accademic quintet, così composto: Enrico Parrilli al vibrafono, Achille Guglielmi al pianoforte, Franco Serino alla batteria, Vittorio Liguori al violoncello. Successivamente un incontro alla N.A.T.O, con Dave Brubeck, a Montreaux con Oscar Peterson per giungere al concerto di Salerno, al fianco di Romano Mussolini e Tony Scott. Una vita dedicata alla musica ed essere sempre sulla scena da protagonista, vuoi per l’amato jazz, vuoi per essere il re delle serate salernitane con il suo complesso i “G-Men e poi gli incontri con i più valenti musicisti dell’epoca, sono memorabili, come lo è la capacità irresistibile, di comunicatore. Tutti, per questo, l’hanno amato, riconoscendolo come insostituibile maestro e quando, nel 2014, è scomparso, ogni musicista della nostra terra si è sentito orfano, forse è questa la ragione del tanto tempo trascorso per giungere a Villa Guariglia all’interno della prestigiosa kermesse ed a “Ricordando un maestro di swing”. Per lui mercoledì 17 luglio, davanti allo scenario della natura sovrabbondante di Villa Guariglia, ha suonato l’ultima formazione:

Antonio Cavaliere, pianoforte

Rino Angrisani, contrabasso

Miki Serlenga, sassofono,

Enzo Negro, batteria.  

Sul finale, ad omaggiare affettuosamente il Maestro, vivo nel ricordo, si è avvicendata la “bella gioventù” musicale della nostra terra: Enzo Negro, batteria; Leo Aniceto, piano; Carmine Viscido, contrabasso; Enrico di Marino, chitarra/ voce; Gerry Popolo, sax tenore.

La musica si diffonde e si espande nei ricordi dei presenti, nelle emozioni trascorse, che, al tocco magico degli strumenti, si presentano intatte così come sono state vissute.

Che serata magnifica, di quelle che si riescono a combinare, solo per il talento innato e coltivato di musicisti che, nel segno di un grande, hanno dato spettacolo in maniera elegante e sentimentale

Villa Guariglia è alle nostre spalle, si chiude e Night and Day, note nella mente, accompagnano all’uscita. Musica, quella, che faceva incontrare, parlare, innamorare gli umani. Che nostalgia!

Maria Serritiello

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lunedì 15 luglio 2024

Delle corde e dei colori, nasce a Salerno il salotto culturale Berthe Morisot



Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Ha preso il via, il 12 luglio scorso, un nuovo luogo d’incontro, per fare e fruire di cultura. “Il salotto Morisot”, questo il suo nome, nasce dalla necessità di creare un luogo fisico di confronto, ma anche di riunione fra i rappresentanti di tutti i linguaggi espressivi. Un modo semplice, se si vuole, per riunirsi e condividere le stesse passioni, senza disperderle nei budelli della città.

Il nome

A Berthe Morisot è dedicato il nome del salotto, una titolazione quanto mai opportuna, per essere stata una pittrice impressionista, esempio di donna tenace, pioniera, nella Parigi, che nonostante l’apertura verso le innovazioni di tutte le arti, vietava ancora a fine ‘800 l’iscrizione delle donne all’Accademia delle Belle Arti.

Alle 19,00 in punto, si va ad iniziare, la serata prevede la presentazione del pittore Leonardo Guarino e di due musicisti di cui uno, Giovanni Bellosguardo, pianista, un giovanissimo talento e l’altro, Federico Fasolino, chitarra, dalle capacità meritevoli.

A fare da cerimoniere, esperta per il suo curriculum personale e per i trent’anni di presidenza del Centro Artisti Salernitani, la Prof.ssa Elena Ostrica, che ragguaglia, con dovizia di particolari, la scelta del nome destinato al salotto. In bella mostra, i quadri del Maestro Leonardo Guarino, richiamano l’attenzione e lo sguardo, tre pezzi di autentica fattura, con luce ed oscuro sapientemente alternati. Il maestro è in pensione, vive ad Avellino e sta vivendo una seconda giovinezza con la produzione dei suoi quadri.

La parte musicale è illustrata e scelta dalla Presidente della nuova agorà, Prof.ssa Giuseppina Gallozzi, una vita dedicata alla musica, per essere, lei stessa, una valente pianista, concertista e per essersi spesa alla scoperta di nuovi talenti, con tenacia, non solo, ma anche all’insegnamento per tanti anni nella scuola italiana.

Giovanni Bellosguardo, piano: Rinaldi Improvviso, A. Longo Trottolina

Federico Fasolino, chitarra: Bach suite BWV 995:

-Sarabande

-Gavotte I II

-Baden Powell: Valsa Sem Nome

Un brindisi con buon vino e varie leccornie hanno salutato in armonia il nuovo progetto culturale

Indirizzo: gallozzimusic@gmail.com


Maria Serritiello

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domenica 14 luglio 2024

Dal 9 all’11 luglio, al Vratsa Museumm Hall in Bulgaria il maestro Giovanni D’Auria ha diretto l’Ensemble Clarinettando






 Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Tre concerti nella città bulgara di Vratsa, la più grande del nord ovest della Bulgaria, nei giorni 9-10-11 luglio, eseguiti dall’’Ensemble Clarinettando, sotto la direzione del Maestro Giovanni D’Auria, lui stesso pregevole interprete di questo strumento. Ospiti del Tym festival, aps tune YOR MIND è stato un vero successo per la pregevolezza dell’esecuzione dei giovani strumentisti, alla loro prima esperienza di trasferta all’estero.

Il Maestro Giovanni D’Auria, oltre ad essere, egli stesso, il valente clarinettista, tanto da formare anni addietro l’ensemble che ha rappresentato onorevolmente la città di Salerno ed il Conservatorio Martucci, all’estero, trasmette con passione emotiva, nei giovani, la nobile arte della musica.

Il clarinetto è uno strumento musicale a fiato ad ancia semplice battente, ha un'imboccatura indiretta ed appartiene alla famiglia dei legni. Per il nome ci si ispira al clarino, il registro acuto della tromba. Ne 1732 Johann Gottfried Walther lo battezza definitivamente col diminutivo clarinetto.

Il suo piacere di vita resta il “Clarinetto” e la Direzione d’orchestra a cui si rivolge, ogni giorno, presso Conservatorio Statale di Musica "G. Martucci" Salerno ed il Conservatorio di Musica "D. Cimarosa" Avellino. E’ nato a Siano (Sa) dove vive con la famiglia

Maria Serritiello

 



martedì 9 luglio 2024

“Il vicolo della neve” il passaporto del gusto della città di Salerno


 Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Il 25 maggio, a Salerno, ha riaperto l’antico ristorante “Il Vicolo della Neve”, sito nel cuore del centro storico e chiuso nell’agosto del 2021 per raggiunta età del gestore. La tradizione della vecchia cucina salernitana continua, oggi, nei giovani Fiorenzo Benvenuto, Gerardo Ferrari e Marco Laudato, affiancati da chi la storia di questo luogo ben la conosce: Nonna Maria Caputo.  Anni addietro, per l’esattezza nel 2012 scrissi una pagina per questo mitico luogo, tanto caro al poeta Salernitano Alfonso Gatto, che ripropongo all’attenzione di quanti hanno amato ed amano il gusto identitario della città e per i giovani che non ne conoscono l’origine


Quel sapore buono della città al “Vicolo della Neve”

Ad una cosa Salerno, non ha mai rinunciato, quando negli anni ’50 e ’60, l’inurbazione della provincia ha confusamente trasferito nella città altre radici ed altre usanze, a riconoscersi interamente nella tradizione della cucina del “Vicolo della Neve”. Somigliante ad un’antica taverna, il posto emana un inconfondibile fascino, quando abbandonate gli stretti budelli, s’invicola, nascondendosi al via vai della gente. Un tempo l’ombra fresca, e riottosa che stagnava nella discosta viuzza, permise alla neve, scesa dai monti, di accumularsi nelle cantine sottoposte alla strada, di essere lavorata e trasformata in candide bacchette, vendute, poi, per rinfreschi e festini, senza pretese dell’epoca. L’attività colorata di bianco, svolta familiarmente per lungo tempo e cancellata impietosamente dall’utile modernità, giustifica il nome che il vicolo porta e vanta come orgoglioso trofeo. Di rado il sole si mostra nella viuzza, solo gli ultimi piani del palazzo, a cui gli anni non si contano più, sono raggiunti da luminosi raggi, che mantengono vive le piante sporte ai balconi e questi schiacciati alla facciata, sembrano quasi disegnati. Di giorno, il luogo si perde negli odori delle case montate strette, si confonde nelle prolifiche attività artigiane, si distrae col passo frettoloso e nessuno vi bada, ma la sera, la sera è tutta un’altra cosa. Finita l’attesa, il posto, quieto come un vecchio focolare s’accende e accogliente ricovera all’interno. La porta ospitale si apre rigorosamente alle 20, per rinchiudersi non prima delle tre, quando ormai la città, da un pezzo, si è distesa nel sonno. All’ingresso a farsi avanti più che “lui”, Matteo Bonavita, da quasi 50 anni, il successore ultimo di tre generazioni avvicendatesi, è l’odore intenso del basilico, sparso abbondante sulla pizza e mescolato a quello fragrante della menta, servito per l’imbottitura della milza ed anche a quello non separato dell’origano e dell’aglio, saporoso sulle alici marinate. In bocca, nell’attesa, che dura in tutto una decina di minuti, già si pregusta il sapore morbido del baccalà, cucinato a zuppa e quello sfritto della ciambotta, un misto di melenzane, peperoni e patate, tagliate a tocchetti e servito nel rame dell’affumicata “tiella”. E poi, tripudio del gusto, da assaggiare ci sono i peperoni imbottiti, le zucchine alla scapece, i broccoli “scuppetiati” e le melanzane sia spaccate che alla parmigiana, per il salato ma anche l’irrinunciabile pastiera e l’inconfondibile scazzetta, per il dolce, piatti che solo qui hanno questo sapore. Tempo addietro, due distinti vecchietti: Armando e Giovanni, un tutt’uno con i loro strumenti, mandolino e chitarra, suonavano melodie perché la sensorialità avvolgente del luogo fosse più completa. Che cosa ha fatto speciale il posto ce lo spiega lo stesso Matteo, due occhi con dentro tanto mare, quello limpido e tenue delle giornate primaverili, con guizzi chiari come i bianchetti ed il sorriso schiacciato nel volto, come un pomodoro allegro sulla pizza: “Il segreto” dice “sta nella scelta dei prodotti, tutti di gran qualità.” Ai mercati generali, al mattino verso le 11, è lui stesso a fare la spesa, come fa da sempre, incurante del tempo che passa, va spedito tra i banchi a scegliere dalle sporte, con consumata esperienza, ciò che verrà trasferito dal caos colorato e crudo del mercato, all’amalgama saporosa della cucina-capolavoro. Al Vicolo della Neve, la vecchia Salerno resiste e si raffigura nella distesa d’aglio appesa, nei vani divisi e accarezzati dagli archi a scuri mattoni, nelle travi di massiccio legno a sostenere il soffitto, nelle suppellettili semplici ed essenziali. Un antro odoroso, oscuro, protettivo che faceva scrivere silenzioso Alfonso Gatto e dipingere con dirompente sensualità Clemente Tafuri. Sull’arco nero fumo, surriscaldato dalle fiamme rossicce del forno a legna, risucchiante come la vorace bocca dell’inferno, proprio su quell’arco che precede la cucina, il Maestro ha lasciato il tratto significativo dell’età dell’uomo. Grottesco, lascivo, il satiro vecchio spia la gioventù dai colori sfumati e si erge sugli altri dipinti che tappezzano l’ambiente, testimonianza dei molti che sono passati. Enrico Caruso, tra gli illustri, per esempio, non rinunciò a mangiare qui e neanche Giovanni Amendola e nemmeno i tanti nomi famosi, dello spettacolo, della letteratura, dell’arte e della politica, un elenco interminabile, tutti di passaggio nella città e presenti al Vicolo della Neve. Senza avvertire il peso degli anni, di sera in sera, la storica locanda si anima ed apre i battenti per mantenere intatta ai Salernitani la tradizione fragrante e golosa del cibo, quella stessa tradizione che ha trasformato il posto in un caldo focolare per i vecchi di un tempo, per i giovani attuali e per tutti coloro che sono di passaggio in questa splendida città.

Maria Serritiello

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Il vicolo della neve

               di Alfonso Gatto


E' nella notte d'inverno
il pallido azzurro fornaio
disegnato di vene,
la luna a mezzo febbraio,
quel parlare di cene.
Il vicolo aveva la neve
del dolce nome granito,
un uomo triste che beve
il suo vino appassito.
Il vicolo aveva il balcone
della puttana smargiassa
e quell'odore di nassa
di polpo bollito e limone.
Il vicolo aveva l'inverno
il canto della canaria
i numeri rossi del terno
l'ultimo palpito d'aria
di fresca cantina, d'arancio
che torna - oh se torna! - nel grano
fiorito della pastiera.
Il vicolo aveva nel gancio
l'insegna contrabbandiera
del c'era una volta il lontano
racconto del tempo che fu.
Straniero, se passi a Salerno
in una notte d'inverno
di luna a mezzo febbraio,
se vedi il bianco fornaio
che batte le mani sul tondo
di quella faccia cresciuta,
ascolta venire dal fondo
degli anni la voce perduta.
L'odore di menta t'invita,
la tavola bianca, la stanza
confusa dall'abbondanza.
In quell'odore di forno
per qualche sera la vita
si scalda con le sue mani
e quegli accordi lontani
del tempo che fu.






lunedì 8 luglio 2024

Il Salernitano ceramista Lucio De Simone espone a Napoli presso la Galleria “Spazio 57” in Via Chiatamone.


Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

Inaugurata il 5 luglio “Apotropaica” resterà in mostra fino al 12 di questo mese, presso la Galleria Spazio 57 in Via Chiatamone. Ha curato l’esposizione Melania Fusaro, la direzione artistica è di Ada Ferrandes.

Figlio d’arte, suo padre Vincenzo, professore emerito, presso l’istituto d’arte di Salerno, ha assorbito tecnica, stile e affezione per la ceramica. Alla Galleria Spazio 57 ha esposto una serie di manufatti dai colori accesi e dal significato augurale. Terra, Acqua, Aria e Fuoco gli elementi della natura a cui si rivolge nel creare maschere, soli e figurazioni apotropaiche per afferrare e trattenere sicurezze. Non trascura il mare nel colore azzurro delle sue opere, né il nero perché dice che anche il colore scuro fa parte della nostra esistenza. Da ragazzo ha fatto giri lunghi prima di arrivare a stabilizzarsi nella ricerca e nella fattura della ceramica, ora è assoluto padrone ed anche di più, in special modo nell’arte giapponese del Raku, che letteralmente vuol dire “gioire il giorno”. Fare ceramica Raku, quindi, significa portare in ogni oggetto la propria gioia di vivere e l'armonia di una vita in contatto con la natura e la bellezza e i manufatti di Lucio vanno proprio in quella direzione. Il sole, con i suoi colori accesi è ben presente nelle sue opere, segno tangibile di fattivo calore, quello che fuoriesce dai manufatti, forgiati dal fuoco, elemento controllato con estrema competenza e sapienza. Lucio, nelle sue opere, racconta di un quotidiano carico di ancestralità, mediterraneità e profonda conoscenza delle radici nostre.

Lucio De Simone maestro d’arte in forgiatura e modellazione ceramica è nato a Salerno, dove vive e crea Ha frequentato Istituto statale d'arte "Filiberto Menna" di Salerno.

 

Maria Serritiello

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domenica 7 luglio 2024

Piccolo canuzzo DI Maria Serritiello

 



                                                            Jace piccolo


                                                                Lolita con Antonio



                                                                         Kora



Piccolo canuzzo,

 Jace

come figlio

ti amo

Ultimo dei tre: Lolita

stesa al filo dei panni dirimpettai  e da me

salvata.

Kora, la regina della casa, 

la compagna della prima solitudine,

l'amore dei due fratelli,

uniti ancora in un progetto

e  Tu piccolo, venuto per caso, senza che  subito ti amassi

ed ora il mio affezionato scudiero

che non mi lascia e che non lascio

8 agosto 2020

                                  Maria Serritiello




giovedì 4 luglio 2024

Plenilunio di Maria Serritiello




                                        Plenilunio

                                                               di Maria Serritiello

     Spiraglia il grano,

      nella notte nera

      e rotonda la luna,

      luce intorno.

      Ombre solitarie,

      amanti di un giorno,

     sulla pelle nuda

      soffio leggero, l’aria.

      Vestita di sole e di primitivo amore

       Sono ardente fuoco e tu il tizzone che non si spegne

     

     4 /7/2024                                     Maria Serritiello






  



Fiume 4 luglio 1943 Alfredo Serritiello e Bianca Paribello sposi


 di Maria Serritiello

Ogni 4 luglio, papà mi svegliava dicendo "lo sai che giorno è oggi?" Si papà lo so, è l'anniversario del tuo matrimonio. "Quand'era bellina tua madre "Fiorellin del prato, messagger d'amore, bacia la bocca che non ho mai baciato, fiorellin del prato, non mi dire no" cosi cantando usciva dalla mia stanza.

I ricordi per Lui, una realtà mai accantonata, appena 18 anni di unione e 63 di vedovanza. Non un giorno che non sia andato a trovare la sua sposa, là dove era andata a stare senza di lui.

Oggi mi sono svegliata e l'eco di quelle parole le ho sentite distinte.

Ciao ragazzi, oggi è il vostro giorno e non siete soli, Antonio vi ha raggiunti




Ventisettesimo anno dei Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour tra Raito e Area Archeologica di Fratte


 Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


27 anni di Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour, una splendida realtà, divenuta consuetudine, nell’ estate dei salernitani e non solo. Dal 5 luglio al 2 agosto andrà avanti una curata scelta di musica ed altro, selezionata, come sempre, da chi ha creato l’evento con grande capacità e sensibilità: Tonia Wilburgher. I luoghi prescelti, oltre al ritorno alla Villa Guariglia di Raito, in verità già da qualche anno, dopo essersi accorti dell’errore di aver estromesso i concerti dalla location più rappresentativa dell’inizio della divina costiera, sarà la Necropoli Etrusco Sannitica di Fratte che, dall’alto della sua storia, ha spalancato le braccia, offrendo asilo alla rassegna, nel momento del bisogno. Si sa, poi, come vanno a finire le cose e l’Area Archeologica si è rivelata un ottimo contenitore, sia per la pregevolezza storica del luogo, sia per la visibilità acquisita sul sito trascurato dagli stessi salernitani.

21 Spettacoli così suddivisi: musica classica, jazz, presentazione libro, danza, giornate shakespeariane, preludio noir, ricordo di un maestro di swing: Enrico Parrilli, el tango show, anteprime letterarie, progetto lirico del conservatorio G. Martucci Salerno, Le Radiose On Air, Omaggio sinfonico ai Queen, Annastella Gibboni: violino, Fabio Silvestri: pianoforte, omaggio a Disney, tracce della memoria, le stelle della divina, Galanterie: la dance company, ensemble Salerno classica.

Ce n’è per tutti gusti e molti ad entrata gratis, non resta che tuffarsi nella sonorità, nella bellezza delle parole e nella fascinazione dei luoghi prescelti

Maria Serritiello

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