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martedì 28 maggio 2024

“I Corpi Liberi” di Edoardo Colace in esposizione nella Galleria Cerzosimo, di Via Da Procida di Salerno, nell’ambito dei dialoghi sulla fotografia curati da Armando Cerzosimo













Fonte:www.lapilli.eu
di Maria Serritiello



Dal 24 maggio fino al 3 giugno, Edoardo Colace è in mostra con i suoi “Corpi Liberi” presso la Galleria Cerzosimo in Via G. Da Procida 9, centro storico di Salerno e per il finissage in Via Roma 210 presso la Galleria e laboratorio Cerzosimo di Bellizzi. Terza tappa, per usare il gergo sportivo, caro al Nostro, dei dialoghi sulla fotografia che, nel mese di maggio, Armando Cerzosimo, con un’eccellente consuetudine, mette su, nel suo spazio accogliente, fasciante e dotto. Un cedevole spaccato all’analisi di un mezzo tanto importante: la fotografia, unico per fissare attimi di vita per sempre, eppure così malamente abusato, nell’era della generazione zeta. Ben venga, allora, il qualificato parlare e l’esposizione d’immagini d’artista. Edoardo è un fotografo schivo, lontano dalla folla, un solitario e acuto osservatore della realtà che lo circonda. Considera, la macchina fotografica, compagna di vita, con la quale dialogare in successione e guardare con occhi simbiotici ciò che lo attrae, vuoi che siano cieli infiniti, capre attorcigliate, edifici dismessi ed alberi in solitudine. Il Lungo cammino dell’esistenza, Edoardo se lo ingentilisce e come il Poeta “Ditta dentro, vo significando” 20 Scatti, di corpi liberi, sono esposti in bianco e nero, seguendo un percorso sportivo, avulso da risultati, ma che accompagnano ingenuamente evoluzioni di basket, volley, di ginnastica artistica, di atletica leggera e di molte altre attività. Sport minori, dunque, lontani dal successo planetario e mondano del calcio, del tennis, del ciclismo e delle corse automobilistiche. Un sincero ed accorato omaggio alle associazioni sportive che in modo oscuro lavorano e tanto, per rendere sicuri atleti d’ intere generazioni. E sono sotto gli occhi di tutti i corpi sospesi in evoluzioni o ben piantati per terra, nell’atto di saltare o tuffarsi, di dare l’inizio alla corsa o d’infilare il canestro, di far girare i nastri in cerchi colorati, o superare l’asta in un salto sempre più su e poi i cerchi olimpici e le bandiere, per ricordare le Olimpiadi, lo spettacolo unico e di antico lignaggio. Cristina Tafuri, critico d’arte, intervento “Quando sei timido, silenzioso, una macchina fotografica diventa un ingresso nella vita” Lynn Johuston La citazione del critico d’arte, quale esperto, presente all’ esposizione, giunge a proposito, per la rinomata timidezza dell’artista. Edoardo Colace, dice, ha voluto rappresentare gli sport amatoriali, quelle discipline che non sono costantemente sotto i riflettori accesi. “Ha voluto dare alla fotografia una connotazione umana e psicologica oltre a quella di registrare la bellezza dell’atleta o il valore formale di un gesto e di un’azione. Ed è per questo che non è interessante il centometrista che taglia il filo di lana o il calcio del goal. Attraverso l’istinto del gioco, continua la Prof.ssa Tafuri, si esprimono bisogni molto complessi quali: la necessità di alternarsi, la gioia di vivere la propria fisicità, l’impulso di liberarsi delle proprie paure. Omero, continua, è tra i primi a discutere di un avvenimento sportivo nell’Odissea e nell’Iliade a considerare i giochi in onore della morte di Patroclo. E che dire delle Olimpiadi che si svolsero ininterrottamente, ogni quattro anni per dodici secoli godendo dell’enorme prestigio nel mondo classico? Nell’era moderna ad interessarsi del movimento sono stati i Futuristi che hanno dedicato allo sport alcune delle opere più importanti. Cristina Tafuri, è un fiume in piena e cita Cartier Bressau e Robert Cape che all’interno della loro vastissima attività hanno lasciato immagini di eventi sportivi documentati con uno sguardo indagatore, oltre la cronaca sportiva. Cape, per esempio ha seguito il tour de France, nel 1939 sia da un punto di vista sportivo, che come fenomeno di massa. Il rapporto sport e fotografia è stretto, ad esempio gli scatti di Cassius Clay e delle sue vittorie, trascendono del puro dato artistico, assumendo, invece, il valore simbolico del riscatto dei neri in America. Le prime fotografie di soggetto sportivo hanno un’aria che le distingue nettamente da quelle più recenti, non è la carta un po' giallina, né la foggia antiquata nel vestire a fare la differenza, ma è tutto l’insieme. Negli anni trenta del secolo scorso, il legame tra sport e fotografia verrà utilizzato come instrumentum regni della dittatura. Si pensi alla propaganda operata nel 1936 a Berlino e all’epopea vissuta dalle fotografie cinematografiche ad opra della tedesca Leni Riffenshal, volte all’esaltazione e all’armonia dei corpi degli atleti. In questo stesso periodo la stampa inizia ad occuparsi più strettamente della vita pubblica e nascono, così, i primi giornali sportivi a forte tiratura; in essi la fotografia svolge un ruolo fondamentale. Il reporter raramente si pone dei problemi estetici egli vuole cogliere un’immagine fedele ed incisiva di un fatto. Eppure la fotografia sportiva, come nel caso dei lavori di Edoardo Colace, possiede una sua estetica poetica, che si rivela ad una lettura attenta. L’immagine, allora, manifesta le sue strutture, il suo contenuto e oltrepassa il fatto, ci si rende conto che essa è capace di emozionarci perché le forme, i rapporti in bianco e nero raggiungono una loro intensità. I liberi corpi in movimento, un ragazzo che sembra librarsi nell’aria, la tensione sul volto di un giocatore, la concentrazione spasmodica di un ginnasta, il geometrico disporsi di figure sul campo da gioco, il ritmo incalzante degli arti dei giovani atleti in corsa; ognuna di queste immagini non appartiene alla cronaca sportiva, ma si è trasformata in un’immagine preziosa perché è in grado di rivelare qualcosa di profondamente umano ed estetico nei corpi di questi adolescenti. Martedì 28 maggio, alle ore 19,00, alla Galleria Cerzosimo di Via Da Procida, i dialoghi, intorno alla fotografia di Edoardo Colace continuano, per conoscere, approfondire e vivere momenti estetici, utili all’anima A margine ma non per trascuratezza, i dialoghi sulla fotografia del mese di maggio alla Galleria Cerzosimo e conseguente esposizione, vede luce, grazie al lavoro complessivo e nascosto di Pietro e Nicola Cerzosimo.

 Maria Serritiello
www.lapilli.eu




giovedì 23 maggio 2024

Armando Cerzosimo Presenta " DIALOGHI SULLA FOTOGRAFIA 2024" Edoardo Colace “CORPI LIBERI” 24-31 maggio 2024

 





Comunicato stampa                                                                                                                                   Redazione Cultura e Spettacoli

 

                          Armando Cerzosimo             

Col patrocinio morale

Del comune di Salerno ,

Del comune di Bellizzi e 

Del C.N.A  Confederazione Nazionale 

dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa

 

Presenta

DIALOGHI SULLA FOTOGRAFIA

                                     2024

 

 Edoardo Colace

“CORPI LIBERI” 

24-31 maggio 2024

Galleria Cerzosimo Salerno

 

Lunedì 3 giugno Dialoghi in Tour

 Studio Cerzosimo Bellizzi

 

 

Info.: Galleria Cerzosimo  Tel. 089 227796  cell.: +39 3391308817  

 www.cerzosimo.com info@cerzosimo.com

 

 

 

Edoardo Colace: “Corpi Liberi”

 

Vernissage, venerdì 24 maggio nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, alle ore 19. Martedì 28 maggio, i Dialoghi sulla fotografia vedranno l’autore confrontarsi con  Paola Berardino, Pino D’Andrea, Fabio Setta, ed Erminia Pellecchia, mentre la serata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi è prevista per lunedì 3 giugno.

 

 La prima foto sportiva è avvolta da un’aura di mistero. Risale all’anno 1855: ritrae due pugili a torso nudo, uno dinanzi all’altro con gli sguardi fissi uno dentro l’altro. I boxeur sono pronti al combattimento, ma come l’etichetta dell’epoca impone, entrambi 

con una certa eleganza la posizione di guardia. La gente intorno osserva più incuriosita che appassionata. Chi sono i due pugili? È un incontro ufficiale o sono due dilettanti che hanno messo su un ring estemporaneo, come il pubblico sembra far intuire? Anche questa domanda non trova risposta. L’unica certezza è che la foto è conservata nella Royal Library di Windsor e che, anche se non ha il tocco di un grande maestro, di sicuro ha l’autorità di uno scatto che ha praticamente “inventato” un genere.

Il fotografo Edoardo Colace ha immortalato il prezioso lavoro delle associazioni sportive. È proprio lo sport il filo conduttore che unisce i protagonisti delle immagini protagoniste della terza tappa dei “Dialoghi sulla fotografia”, dal basket, al volley, alla ginnastica artistica, all’atletica leggera e molte altre attività ancora. 

Lo sport è la più potente rete sociale che si possa immaginare. Un social network reale, capace di unire, connettere, coinvolgere persone anche molto differenti tra loro accomunate da una comune passione. Una rete sociale tangibile, fatta di persone, di esperienze, di sudore, di amicizia e di integrazione. Attraverso il social network sportivo si costruisce una comunità, senza distinzioni di età, di sesso, di razza, di campanile o classe sociale. Lo sport, da sempre, rappresenta lo specchio della nostra società, ricopre un ruolo determinante nella nostra cultura, sociale e familiare, grazie alla sua funzione educativa. È in grado di trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento più o meno virtuose, rappresentando un importante momento di crescita, sia da un punto di vista fisico-motorio che psicologico-emozionale, capace di contribuire attivamente alla formazione delle personalità dei soggetti coinvolti, all’inclusione e al rispetto.

Il maggio della galleria Cerzosimo si chiuderà, quindi con la “visione” fotografica di Edoardo Colace, che venerdì 24 maggio ore 19, vivrà  il suo vernissage presentata da Cristina Tafuri. Martedì 28 maggio alle ore 19 “Dialoghi sulla fotografia” nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, ospiteranno Paola Berardino, delegato provinciale Coni Salerno, Pino D’Andrea consigliere amministrazione comunale di Salerno e presidente della Salerno Guiscards e Fabio Setta giornalista sportivo, moderati dalla giornalista Erminia Pellecchia. Venerdì 31 maggio alle ore 19 finissage della mostra con l’intervento di Armando Cerzosimo, prima della serata dei Dialoghi in tour, fissata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi lunedì 3 giugno, sempre per le ore 19.

“In queste istantanee in esposizione – ci dice l’artista - sono impresse le immagini che archiviano esperienze, in una memoria collettiva universale, accessibile a tutti coloro che ancora credono che nell’estetica del movimento ci sia la speranza del cambiamento. La mostra cerca di offrire uno sguardo efficace sulle sfide quotidiane dei bambini e non che le affrontano, dove spazi insufficienti coesistono con una vitalità che quasi mai si concilia con il possibile e la dignità, senza la monetizzazione dell’impegno né del tempo. Sono immagini di uomini, donne, ragazzi che non vivono di sport ma che vivono per lo sport e di bambini che giocano con lo sport. Istantanee vivide, cristallizzate da un fotografo, che è riuscito a catturare emozioni e fatica atte ad esaltare movimenti di imprese individuali e di squadra, che vengono archiviati nella memoria di ogni singolo per creare legami sociali e di pace, di solidarietà e di rispetto, per creare obiettivi di salute e istruzione, specie nella crescita di bambini e ragazzi, per costruire relazioni con i coetanei e gli adulti, per promuovere inserimento sociale, per essere mezzo di diffusione di rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni, per accrescere la consapevolezza del proprio corpo”. 

 

 

BIOGRAFIA

 

Edoardo Colace, salernitano, ha iniziato a fotografare nel 1973 passeggiando nei quartieri periferici della sua città. Nel 1975, quando gli impegni di lavoro, le risorse economiche e la difficile mobilità lo consentivano, ha iniziato a costruire la sua fotografia, sostenuto da chi fermamente voleva che scrivesse con l'immagine delle storie vere che fossero finestre aperte sulle emotività e sulle essenzialità. Ama il mare e la spiaggia, ama i vecchi "accelerati" e le vecchie "littorine". Ama le campagne e i paesaggi. Ama la storia, le tradizioni e l'identità delle comunità. Ama la fotografia della quotidianità, dello scenario della natura e dell'aspetto territoriale. Ama l'arte e il confronto.

Ha partecipato a molteplici mostre collettive tenutasi nella sua città. Tra l'altro ha prodotto fotografie a corredo "Salerno in restauro del Palazzo Fruscione" pubblicate sulla rivista Salternum a cura del Gruppo Archeologico Salernitano; ha partecipato alla rassegna “Stella in Arte – Tempi sospesi” giunta alla sua XVII edizione di Stella Cilento curata dalla critica d’arte Cristina Tafuri con l’organizzazione di Silvio Massanova, è stato presente alla rassegna “Dadodautore” curata dal poliedrico artista Antonio Baglivo. 

Tra le opere ha realizzato per il progetto “Il cammino di Escher” 10 pannelli fotografici 50x70 cm in metacrilato trasparente 8 mm con stampa diretta in vetrofania bianco/nero attualmente installati sul territorio del comune di Atrani che ripercorrono oggi le litografie di Maurits Cornelis Escher) durante il suo periodo di permanenza in Costa d'Amalfi. 

 

Ufficio Stampa Cerzosimo Fotografia

cell.:3478814172

 




martedì 21 maggio 2024

Dialoghi sulla fotografia. Galleria Armando Cerzosimo, “Cercando un altro Egitto- il Cambiamento di Matteo Elio Fedele

 




Fonte: www.lapilli.e

di Maria Serritiello

Al civico 9 di Via Giovanni Da Procida la Galleria Cerzosimo è faro di luce per l’intorno antico della vecchia Salerno e venerdì 3 maggio, alle ore 19,00 si è illuminata per ospitare la prima delle due mostre fotografiche “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, Di Matteo Elio Fedele e “CORPI LIBERI” di Edoardo Colace. Con Matteo Elio Fedele ci saranno 3 incontri presso la suddetta Galleria, mentre l’ultimo incontro si svolgerà allo Studio Cerzosimo a Bellizzi, in via Roma 210. Con l’esposizione fotografica, 12 veri quadri, resi tali dall’opera di sviluppo di Pietro, il primogenito del Maestro Armando e la bellezza dei ritratti di Matteo Elio Fedele, si è dato inizio ai dialoghi sulla fotografia che Armando Cerzosimo, con cadenza annuale, ospita presso lo spazio più bello della zona

E conosciamo da vicino il fotografo espositore.

Matteo Elio Fedele si definisce così: avvocato di professione, fotografo giramondo, bonsaista per dedizione. Nasce a Pavia 48 anni fa e vi resta fino agli otto anni, si trasferisce a Salerno per il resto ed in visita in tante altre città per soddisfare la passione della fotografia, iniziata fin da bambino. Impiega mezzo secolo i per gli studi ed un quarto per viaggiare, raccontando con le immagini ciò che ha fatto parte del viaggio intrapreso. Con Gabriella, la compagna di vita, il motore dei suoi viaggi, ha collegato il sogno alla realtà. India, paesi Arabi, Americhe, Africa, Cina, Giappone, Polinesia, Medio Oriente, sono solo alcune delle terre visitate e vissute con gli occhi incantati di bambino.

Il titolo dato alla sua mostra, nello spazio Cerzosimo “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, è mutuato dalla canzone del 1974, di Francesco De Gregorio, facente parte della raccolta “Album della pecora”, rivolta contro la guerra ed il perché del cambiamento lo Si spiega, con il superare, attraverso la volontà, il triennio trascorso e le tante problematicità apparse, come il covid, gli eventi bellici, il cambiamento climatico e tanto altro. Abbandonare, per questo, il porto sicuro per estendersi verso nuove esigenze, lasciando quello che non serve più, mutare, che non vuol dire apparire sempre differente, ma confrontarsi, sapendo gestire il cambiamento. In viaggio, dunque, con gli scatti appassionati di Matteo e non importa verso quale luogo.

Ad analizzare l’opera di Matteo Elio Fedele è intervenuta la Prof.ssa Cristina Tafuri, Critico d’Arte con una spiccata dissertazione, nella quale si possono riassumere concetti illuminanti che avvalorano la conoscenza della fotografia e la comprensione dell’opera del Nostro. Partendo dal fatto che il piacere del viaggio, un tempo, era riservato, quasi sempre a chi disponeva di denaro e la fotografia era praticata in modo avventuroso, sia per la grandezza dei mezzi tecnici, sia perché l’intero laboratorio, per lo sviluppo delle stampe era totalmente ingombrate e nell’impossibilità di essere trasportato, le cose cambiano e la fotografia acquista dignità di documentazione nel ’900. Con l’apporto di George Eastmon imprenditore statunitense, pioniere della fotografia, fondatore della Eastman Kodak Company e inventore di un apparecchio e di cassette con pellicole, tutto divenne più facile e ogni macchina fotografica poté diventare la compagna fedele di ciascun viaggiatore. Ed è proprio di questo periodo, che la macchina fotografica si rivela essenziale per fissare rapidamente gli aspetti di una realtà che si lascia mettere in posa e che si svela fuggevole da inseguire con il disegno e la parola scritta. Va da sé, dunque, che la presenza del fotografo nelle spedizioni risulti indispensabile ed è di questo periodo che nasce una rivista destinata a diventare famosa “La National Geographic Magazine”, un viaggio nella storia dell'umanità, attraverso curiosità, scoperte, fotografie ed opere d'arte. Il pianeta, intanto, non offre più molto da scoprire geograficamente e molte popolazioni e località che per millenni avevano gelosamente custodite le proprie particolarità, si sono trasformate. Si capisce, allora, quanto sia prezioso il lavoro dei fotografi, i quali hanno saputo conservare le immagini di una realtà, ormai non più esistente e viene da considerare che essi hanno esplorato più la geografia umana che quella dei continenti penetrando nelle dimensioni culturali e psicologiche delle popolazioni, nel vivere mangiando, dormendo e parlando con loro e come loro, avvicinandosi così al lavoro dell’antropologo.

Fa parte del lavoro del fotografo vedere in modo più intenso di quanto non lo facciano le altre persone. Egli deve avere e tenere in vita dentro di sé qualcosa di simile alla ricettività del bambino che guarda il mondo per la prima volta e del viaggiatore che si avvicina ad un paese sconosciuto” Biu Brandt.

Proprio cosi vanno visti gli scatti di Matteo Elio Fedele, volti senza tempo e senza luogo.

Ciò che ci fa ringraziare il Maestro Armando Cerzosimo, nei suoi dialoghi sulla fotografia, è l’amalgama intellettiva che riesce a creare attorno agli scatti rappresentati, di volta in volta e le qualificate conversazioni proposte. Un ringraziamento sentito, per questo, va al critico d’Arte Cristina Tafuri.

Ogni esposizione si avvale della stretta collaborazione di Pietro e Nicola Cerzosimo, giovani forze e degni figli d’arte.

Maria Serritiello

www.lapilli.eu




















giovedì 9 maggio 2024

Comunicato Concorso di fotografia Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello, 4° edizione

 



Di Maria Serritiello

Il 30 aprile scorso, come da bando, si è conclusa la        prima parte         del concorso di fotografia

Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello, 4° edizione     :

Il tema di questa edizione era “    La giornata perfetta    ”

Si è chiesto di inviare da uno a tre fotogrammi che la rappresentasse.

Abbiamo riscontrato una grande partecipazione resa ancora più gratificante dalla qualità

delle foto pervenute.

Ciò ci responsabilizza a far crescere e migliorare ulteriormente il concorso.

Si ringraziano tutti coloro che hanno aderito da ogni parte d’Italia, per aver, con la propria

opera creativa, contribuito a diffondere il ricordo di Antonio.

Sono giunte 160 foto

I partecipanti sono stati 97 provenienti da:

REGIONE Numero partecipanti

ABRUZZO         1

BASILICATA    1

CALABRIA       1

CAMPANIA      25

EMILIA ROMAGNA          4

LAZIO      7

LIGURIA  2

LOMBARDIA   23

MARCHE 5

MOLISE   1

PIEMONTE       2

PUGLIA   3

SICILIA    2

SPAGNA  1

TOSCANA         6

TRENTINO       1

UMBRIA  1

VENETO  11

Le fotografie verranno sottoposte al giudizio insindacabile di un’apposita Commissione che

valuterà in base a criteri estetici e di aderenza al tema.

Tra   tutte   le   foto,   la   giuria   selezionerà          12   fotografie   che   verranno   stampate   a   cura

dell'organizzazione per l'allestimento della mostra espositiva che si terrà in concomitanza

della cerimonia di premiazione

La Commissione sarà composta da:​

 Prof.ssa Maria Serritiello

 Cristina Tafuri (Critico d’arte)

 Armando Cerzosimo (Fotografo)

 Antonio Rinaldi (Fotografo)

NOTA DELL’ORGANIZZAZIONE

L’Associazione   Spazio   Up   Arte   che   nel   concorso   riveste   soltanto   una   funzione

organizzativa, ha rilevato piccoli problemi tecnici nella funzionalità dei sito web, risolti di

volta in volta su segnalazione dei singoli.

Segnala tuttavia la non affidabilità dei voti espressi nel gradimento dei visitatori, attribuibile

alla   incongruenza   registrata   tra   gli   accessi   giornalieri   ed   i   voti   espressi   nel   medesimo

giorno.

E’   stata   richiesta   al   gestore   del   sito   una   verifica   dello   stesso   per   appurare   eventuali

anomalie e/o abusi

In   attesa,   rimette   al   riguardo   ogni   decisione   alla   Giuria,   ricordando   che   “il   premio

gradimento” non garantisce in automatico la selezione per la












mercoledì 1 maggio 2024

Il 27 e 28 Aprile, al Teatro Ghirelli di Salerno è stato rappresentato “Garage” scritto e diretto da 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

 



Fonte:www.lapilli.eu

Maria Serritiello


Il 27 e 28 Aprile, al Teatro Ghirelli di Salerno è stato rappresentato “Garage” scritto e diretto da 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

con 𝗜𝗿𝗺𝗮 𝗧𝗶𝗰𝗼𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗥𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗖𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗠𝗮𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗣𝗮𝗿𝗶𝘀𝗶, 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

1.Or. Art. I. (A.I. Podcast) 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼

scene 𝗔𝗿𝗺𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗔𝗹𝗼𝘃𝗶𝘀𝗶

musiche 𝗦𝗲𝗿𝗴𝗶𝗼 𝗔𝗹𝘁𝗮𝗺𝘂𝗿𝗮

costumi 𝗔𝗶𝗱𝗮 𝗚𝗮𝗳𝗵𝗼𝘂𝗿𝗶

organizzazione e aiuto regia 𝗔𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗚𝗿𝗼𝗺𝗯𝗼𝗻𝗲

riprese video 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗙𝗼𝗿𝗰𝘂𝗰𝗰𝗶 e 𝗗𝗶𝗲𝗴𝗼 𝗠𝗲𝗿𝗰𝗮𝗱𝗮𝗻𝘁𝗲

fonica video 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗮𝗹𝗺𝗮

montaggio video 𝗧𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗟𝗲𝗽𝗼𝗿𝗲𝘀𝗲

grafica podcast 𝗘𝗺𝗺𝗲𝗻𝘂𝗲𝗹 𝗡𝗲𝗿𝘃𝗲𝗴𝗻𝗮

service 𝗙𝗿𝗲𝗲 𝗣𝗼𝘄𝗲𝗿 𝗦𝗲𝗿𝘃𝗶𝗰𝗲

assistente 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗲𝗻𝗲

foto di scena 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗶

produzione 𝗨𝗻𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘁𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼

 

Il lavoro proposto al Teatro Ghirelli di Salerno ha riscosso un concreto interesse per come è stato allestito, infatti si è servito di diversi linguaggi artistici, quali il teatro, il cinema ed il podcast; quest’ultimo è stato diffuso attraverso l’Intelligenza artificiale. Vale la pena soffermarsi sulla conoscenza del nuovo supporto digitale, costituito da episodi audio o video che riguardano un tema specifico. L’ invenzione è recente ed è apparsa nel 2004, il risultato ottenuto è simile a programmi radiofonici, un successo mondiale che, alla fine del 2024, raggiungerà i 504 milioni di creatori ovvero: "podcaster." L’autore Arturo Scognamiglio fa di più per costruire un innovativo lavoro teatrale, inserisce l’intelligenza artificiale a cui chiede, come fosse un oracolo, avendo libero accesso a tutti i contenuti e dati della rete, il futuro degli avvenimenti in cui sono coinvolti i quattro personaggi.

Ruggero, Vincenzo, Gennaro e Giovanni sono quattro amici della periferia di Napoli che hanno fittato un garage dove passano gran parte del loro tempo, come fosse la loro casa. Arredata alla men peggio, con oggetti sottratti alle loro dimore, fa bella mostra di sé, addossato al muro, lo scheletrato di un presepe in nuce, mentre attaccata alla parete resta una foto di Diego Armando Maradona, con davanti due lumini accesi. Un divano, la televisione, un frigo bar e l’immancabile macchina per il caffè, un armadietto, completano l’arredo. Vivono tranquilli in quell’oasi, terminato per alcuni il lavoro e per uno l’università: ridono, scherzano, si prendono in giro, si danno pacche sulle spalle, fumano, giocano alla play station e parlano di donne, il mondo fuori sembra non appartenergli. Nel garage hanno trovato l’alcova sicura per cullare il più a lungo possibile lo stato appianato della loro esistenza. Tutto ciò che ruota intorno ai giovani, all’esterno del garage, l’autore ce lo mostra su due schermi, posti ai lati del proscenio e dove l’I.A interagisce con il racconto principe, prevedendo il futuro. Ogni tanto nelle conversazioni dei giovani, nei loro appuntamenti di lavoro, nel ripassare l’esame per l’indomani, nel portare avanti il lavoro del presepe, si sente prepotente il fragore di esplosioni, come cadenza del fuori garage, dove qualcosa d’inevitabile succede. Ai nostri giovani, per più volte, la notizia arriva ovattata dagli schermi televisivi, lontana dalle loro vite appannate. Ci vorrà la scossa, quella che li toccherà da vicino, che li renderà simili agli altri, a coloro che non hanno più nulla da perdere, perché “se sono a te uguale non perdo più niente e ti posso abbattere”.

Interessante la scrittura dell’autore per l’originalità della messa in scena e i linguaggi fatti interagire tra di loro e discreta la spontaneità degli attori nel mostrarsi come la “buona gioventù” attuale. Mi piace sottolineare (N.D.R) tra i tre linguaggi usati e la sottesa teoria di società liquida di Zygmunt Bauman, l’ostinata convinzione di fare il presepe di Giovanni che mi fa pensare, che, un margine di salvezza, nel conservarci qualche punto di riferimento, c’è!

Maria Serritiello

www.lapilli.eu








A chiusura del Festival nazionale XS città di Salerno la Compagnia dell’Eclissi ha offerto lo spettacolo "Il fiore che ti mando l’ho baciato" con Anna Rita Vitolo. Scrittura scenica e drammaturgica di Elvira Buonocore, Anna Rita Vitolo e Antonio Grimaldi. Regia. Antonio Grimaldi.






 Fonte: www.lapilli.eu

Maria Serritiello


Ciò che rende affettivo il Festival nazionale XS città di Salerno è la cura impiegata, da parte della Compagnia dell’Eclissi, nell’organizzare tutta la rassegna, rispetto ai propri abbonati. Come ogni anno, dei 15 trascorsi, nella serata conclusiva, si assiste ad un qualificato spettacolo fuori concorso, per allietare il finale agli spettatori e così il 21 sera, al Teatro Genovese, è stato rappresentato "Il fiore che ti mando l’ho baciato" con Anna Rita Vitolo, con la scrittura scenica e drammaturgica di Elvira Buonocore, Anna Rita Vitolo e Antonio Grimaldi, che ne è anche il regista. Il racconto scenico nasce su iniziativa del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, presieduto da Antonia Lezza, e del Teatro Grimaldello

Anna Rita Vitolo, nota al grande pubblico per aver interpretato Immacolata Greco, la madre di Lenù, nella serie televisiva l’amica geniale, tratta dalla quadrilogia di Elena Ferrante, è salernitana ed è un’apprezzatissima quanto raffinatissima interprete della corrispondenza amorosa, intercorsa fra il 1913 e il 1915, tra Stamura Segarioli e Francesco Fusco. Il carteggio appassionato, intercorso tra i due, è stato uno dei momenti più alti della serata che ha concluso il prestigioso Festival del teatro amatoriale.

La scena si presenta tutta cosparsa di fogli bianchi, ovvero stralci di lettere, scritti che daranno vita, di lì a poco, all’esile esistenza di Stamura e Francesco. Lei, giovane ed innocente fanciulla, il candore, in scena, della veste bianca ce lo anticipa, lui un giovane tenente medico, prestato alla guerra. Lei un’esperta e brava maestra, “Mi chiamo Stamura Segarioli, sono nata il 16 agosto 1892 e sono della provincia di Orvieto”, lui ufficiale medico, nativo di Carano di Sessa Aurunca. I due si sono conosciuti durante il servizio militare di Francesco, presso la caserma di Orvieto, innamorandosi perdutamente, ma di mezzo c’è l’inutile quanto drammatica guerra mondiale, la prima. L’atmosfera dell’epoca c’è tutta, a cominciare dalla musica che sottolinea i momenti salienti della scrittura: “Non dimenticar le mie parole”, “Parlami d’amore Mariù” “Canto quel motivetto che mi piace tanto” alla scatola di buona fattura per conservare i messaggi amorosi “Ti amo per i tuoi occhi”, Stamura legge e porta al viso il foglietto, vergato dal suo amore lontano e poi lo rinserra nello scrigno. Altri tempi belli o brutti che siano, sono passati, ma nel vedere l’amore traboccare da riverenti scritti, eppure sottesi di passione, non si avverte nostalgia per le continuate video chiamata di oggi. E così, Stamura interpreta, di volta in volta, con voce tremula, affettuosa, passionale, gli stati d’animo di chi è innamorata persa o di chi aspetta una lettera mancata, così da strappare a morsi quelle conservate per sfogare la delusione. La storia epistolare si dipana in un avvolgente monologo, dove l’eccezionale bravura interpretativa di Anna Rita Vitolo ci trasporta, di volta in volta, nei suoi più intimi desideri, come l’essere abbracciata dal suo uomo e lo mima, con straordinaria eleganza, di essere completamente sua, cosicché la lentezza passionale con cui fa scivolare la veste nunziale dal suo esile corpo, ci trasporta in un amore che supera le barriere della guerra, la loro micro storia prende più di ogni atto eroico che pure ci sarà. Lei ha appena il tempo di annunciargli l’attesa di un bambino e lui di rimando rispondergli “Mi hai fatto dono della carne” che la storia si conclude sulle note di “O surdate innamorato”. Stamura con gesti meccanici raccatta tutte le lettere sparse a terra, si taglia una ciocca di capelli, accatasta la sedia, la valigia, l’elmetto, la camicia, le scarpe e converge tutta la sua attenzione al piccino che dovrà, ormai crescere da sola.

Stamura è a Formia si sente lo sciabordio del mare, in quella zona, lei aveva avuto sempre il desiderio di stare con lui. In in spiaggia, però, non è sola, con lei c’è il figlioletto, che sgambetta sulla sabbia, tenuto amorevolmente per mano, ogni tanto lo bacia con trasporto, come quel fiore che ha mandato a suo padre al fronte. Gioca con lui e gli costruisce velocemente una barchetta di carta, un innocente giocattolo, ma tanto affettivo, com’è stata amorosa tutta la loro storia.

Era il 20 luglio 1915! 

Maria Serritiello

www.lapilli.eu









 

 


15° Festival Nazionale "Teatro XS" Città di Salerno 2024 SERATA DI PREMIAZIONI


 Fonte www.lapilli.eu

di Maria Serritiello


Il 21 Aprile c.m. si è concluso il Festival Nazionale “Teatro XS” Città di Salerno 2024, indetto dalla Compagnia dell’Eclissi, con il tradizionale galà, presentato con la giusta professionalità e l’elegante suadenza di Concita De Luca, figura insostituibile nel comunicare al pubblico emozioni e trionfatori.

I Vincitori.

Premio U.I.L.T(Unione Libero Teatro)

               Il Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

 

Giuria del Pubblico Maggior Gradimento

                    Il Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

 

Premio Migliore Attrice: Lucia Del Gatto, per l’interpretazione di

                                  Janara

nel Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

 

Premio Migliore Attore: Stefano Sandroni per l’interpretazione di

                                      Rinan

in Oltre la Striscia di Fabio Pisano

rappresentato dalla “La Corte dei Folli di Fossano (CN)

 

Premio Giuria dei Giovani

          Penelope, l’eredità delle donne

Rappresentato dalla Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)

 

Premio Migliore Regia:

Pinuccio Bellone per “Oltre la Striscia” di Fabio Pisano

rappresentato dalla “La Corte dei Folli di Fossano (CN)

 

Migliore Spettacolo e Vincitore del Festival XS città di Salerno 2024

                      Penelope, l’eredità delle donne

       Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)

 

 Maria Serritiello

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