martedì 28 maggio 2024
“I Corpi Liberi” di Edoardo Colace in esposizione nella Galleria Cerzosimo, di Via Da Procida di Salerno, nell’ambito dei dialoghi sulla fotografia curati da Armando Cerzosimo
giovedì 23 maggio 2024
Armando Cerzosimo Presenta " DIALOGHI SULLA FOTOGRAFIA 2024" Edoardo Colace “CORPI LIBERI” 24-31 maggio 2024
Comunicato stampa
Armando Cerzosimo
Col patrocinio morale
Del comune di Salerno ,
Del comune di Bellizzi e
Del C.N.A Confederazione Nazionale
dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa
Presenta
DIALOGHI SULLA FOTOGRAFIA
Edoardo Colace
“CORPI LIBERI”
24-31 maggio 2024
Galleria Cerzosimo Salerno
Lunedì 3 giugno Dialoghi in Tour
Studio Cerzosimo Bellizzi
Info.: Galleria Cerzosimo Tel. 089 227796 cell.: +39 3391308817
www.cerzosimo.com info@cerzosimo.com
Edoardo Colace: “Corpi Liberi”
Vernissage, venerdì 24 maggio nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, alle ore 19. Martedì 28 maggio, i Dialoghi sulla fotografia vedranno l’autore confrontarsi con Paola Berardino, Pino D’Andrea, Fabio Setta, ed Erminia Pellecchia, mentre la serata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi è prevista per lunedì 3 giugno.
La prima foto sportiva è avvolta da un’aura di mistero. Risale all’anno 1855: ritrae due pugili a torso nudo, uno dinanzi all’altro con gli sguardi fissi uno dentro l’altro. I boxeur sono pronti al combattimento, ma come l’etichetta dell’epoca impone, entrambi
con una certa eleganza la posizione di guardia. La gente intorno osserva più incuriosita che appassionata. Chi sono i due pugili? È un incontro ufficiale o sono due dilettanti che hanno messo su un ring estemporaneo, come il pubblico sembra far intuire? Anche questa domanda non trova risposta. L’unica certezza è che la foto è conservata nella Royal Library di Windsor e che, anche se non ha il tocco di un grande maestro, di sicuro ha l’autorità di uno scatto che ha praticamente “inventato” un genere.
Il fotografo Edoardo Colace ha immortalato il prezioso lavoro delle associazioni sportive. È proprio lo sport il filo conduttore che unisce i protagonisti delle immagini protagoniste della terza tappa dei “Dialoghi sulla fotografia”, dal basket, al volley, alla ginnastica artistica, all’atletica leggera e molte altre attività ancora.
Lo sport è la più potente rete sociale che si possa immaginare. Un social network reale, capace di unire, connettere, coinvolgere persone anche molto differenti tra loro accomunate da una comune passione. Una rete sociale tangibile, fatta di persone, di esperienze, di sudore, di amicizia e di integrazione. Attraverso il social network sportivo si costruisce una comunità, senza distinzioni di età, di sesso, di razza, di campanile o classe sociale. Lo sport, da sempre, rappresenta lo specchio della nostra società, ricopre un ruolo determinante nella nostra cultura, sociale e familiare, grazie alla sua funzione educativa. È in grado di trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento più o meno virtuose, rappresentando un importante momento di crescita, sia da un punto di vista fisico-motorio che psicologico-emozionale, capace di contribuire attivamente alla formazione delle personalità dei soggetti coinvolti, all’inclusione e al rispetto.
Il maggio della galleria Cerzosimo si chiuderà, quindi con la “visione” fotografica di Edoardo Colace, che venerdì 24 maggio ore 19, vivrà il suo vernissage presentata da Cristina Tafuri. Martedì 28 maggio alle ore 19 “Dialoghi sulla fotografia” nella galleria salernitana di Armando Cerzosimo, ospiteranno Paola Berardino, delegato provinciale Coni Salerno, Pino D’Andrea consigliere amministrazione comunale di Salerno e presidente della Salerno Guiscards e Fabio Setta giornalista sportivo, moderati dalla giornalista Erminia Pellecchia. Venerdì 31 maggio alle ore 19 finissage della mostra con l’intervento di Armando Cerzosimo, prima della serata dei Dialoghi in tour, fissata nello Studio Cerzosimo in Bellizzi lunedì 3 giugno, sempre per le ore 19.
“In queste istantanee in esposizione – ci dice l’artista - sono impresse le immagini che archiviano esperienze, in una memoria collettiva universale, accessibile a tutti coloro che ancora credono che nell’estetica del movimento ci sia la speranza del cambiamento. La mostra cerca di offrire uno sguardo efficace sulle sfide quotidiane dei bambini e non che le affrontano, dove spazi insufficienti coesistono con una vitalità che quasi mai si concilia con il possibile e la dignità, senza la monetizzazione dell’impegno né del tempo. Sono immagini di uomini, donne, ragazzi che non vivono di sport ma che vivono per lo sport e di bambini che giocano con lo sport. Istantanee vivide, cristallizzate da un fotografo, che è riuscito a catturare emozioni e fatica atte ad esaltare movimenti di imprese individuali e di squadra, che vengono archiviati nella memoria di ogni singolo per creare legami sociali e di pace, di solidarietà e di rispetto, per creare obiettivi di salute e istruzione, specie nella crescita di bambini e ragazzi, per costruire relazioni con i coetanei e gli adulti, per promuovere inserimento sociale, per essere mezzo di diffusione di rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni, per accrescere la consapevolezza del proprio corpo”.
BIOGRAFIA
Edoardo Colace, salernitano, ha iniziato a fotografare nel 1973 passeggiando nei quartieri periferici della sua città. Nel 1975, quando gli impegni di lavoro, le risorse economiche e la difficile mobilità lo consentivano, ha iniziato a costruire la sua fotografia, sostenuto da chi fermamente voleva che scrivesse con l'immagine delle storie vere che fossero finestre aperte sulle emotività e sulle essenzialità. Ama il mare e la spiaggia, ama i vecchi "accelerati" e le vecchie "littorine". Ama le campagne e i paesaggi. Ama la storia, le tradizioni e l'identità delle comunità. Ama la fotografia della quotidianità, dello scenario della natura e dell'aspetto territoriale. Ama l'arte e il confronto.
Ha partecipato a molteplici mostre collettive tenutasi nella sua città. Tra l'altro ha prodotto fotografie a corredo "Salerno in restauro del Palazzo Fruscione" pubblicate sulla rivista Salternum a cura del Gruppo Archeologico Salernitano; ha partecipato alla rassegna “Stella in Arte – Tempi sospesi” giunta alla sua XVII edizione di Stella Cilento curata dalla critica d’arte Cristina Tafuri con l’organizzazione di Silvio Massanova, è stato presente alla rassegna “Dadodautore” curata dal poliedrico artista Antonio Baglivo.
Tra le opere ha realizzato per il progetto “Il cammino di Escher” 10 pannelli fotografici 50x70 cm in metacrilato trasparente 8 mm con stampa diretta in vetrofania bianco/nero attualmente installati sul territorio del comune di Atrani che ripercorrono oggi le litografie di Maurits Cornelis Escher) durante il suo periodo di permanenza in Costa d'Amalfi.
Ufficio Stampa Cerzosimo Fotografia
cell.:3478814172
martedì 21 maggio 2024
Dialoghi sulla fotografia. Galleria Armando Cerzosimo, “Cercando un altro Egitto- il Cambiamento di Matteo Elio Fedele
di Maria Serritiello
Al civico 9 di Via Giovanni Da Procida la Galleria Cerzosimo è faro di luce per l’intorno antico della vecchia Salerno e venerdì 3 maggio, alle ore 19,00 si è illuminata per ospitare la prima delle due mostre fotografiche “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, Di Matteo Elio Fedele e “CORPI LIBERI” di Edoardo Colace. Con Matteo Elio Fedele ci saranno 3 incontri presso la suddetta Galleria, mentre l’ultimo incontro si svolgerà allo Studio Cerzosimo a Bellizzi, in via Roma 210. Con l’esposizione fotografica, 12 veri quadri, resi tali dall’opera di sviluppo di Pietro, il primogenito del Maestro Armando e la bellezza dei ritratti di Matteo Elio Fedele, si è dato inizio ai dialoghi sulla fotografia che Armando Cerzosimo, con cadenza annuale, ospita presso lo spazio più bello della zona
E conosciamo da vicino il fotografo espositore.
Matteo Elio Fedele si definisce così: avvocato di professione, fotografo giramondo, bonsaista per dedizione. Nasce a Pavia 48 anni fa e vi resta fino agli otto anni, si trasferisce a Salerno per il resto ed in visita in tante altre città per soddisfare la passione della fotografia, iniziata fin da bambino. Impiega mezzo secolo i per gli studi ed un quarto per viaggiare, raccontando con le immagini ciò che ha fatto parte del viaggio intrapreso. Con Gabriella, la compagna di vita, il motore dei suoi viaggi, ha collegato il sogno alla realtà. India, paesi Arabi, Americhe, Africa, Cina, Giappone, Polinesia, Medio Oriente, sono solo alcune delle terre visitate e vissute con gli occhi incantati di bambino.
Il titolo dato alla sua mostra, nello spazio Cerzosimo “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, è mutuato dalla canzone del 1974, di Francesco De Gregorio, facente parte della raccolta “Album della pecora”, rivolta contro la guerra ed il perché del cambiamento lo Si spiega, con il superare, attraverso la volontà, il triennio trascorso e le tante problematicità apparse, come il covid, gli eventi bellici, il cambiamento climatico e tanto altro. Abbandonare, per questo, il porto sicuro per estendersi verso nuove esigenze, lasciando quello che non serve più, mutare, che non vuol dire apparire sempre differente, ma confrontarsi, sapendo gestire il cambiamento. In viaggio, dunque, con gli scatti appassionati di Matteo e non importa verso quale luogo.
Ad analizzare l’opera di Matteo Elio Fedele è intervenuta la Prof.ssa Cristina Tafuri, Critico d’Arte con una spiccata dissertazione, nella quale si possono riassumere concetti illuminanti che avvalorano la conoscenza della fotografia e la comprensione dell’opera del Nostro. Partendo dal fatto che il piacere del viaggio, un tempo, era riservato, quasi sempre a chi disponeva di denaro e la fotografia era praticata in modo avventuroso, sia per la grandezza dei mezzi tecnici, sia perché l’intero laboratorio, per lo sviluppo delle stampe era totalmente ingombrate e nell’impossibilità di essere trasportato, le cose cambiano e la fotografia acquista dignità di documentazione nel ’900. Con l’apporto di George Eastmon imprenditore statunitense, pioniere della fotografia, fondatore della Eastman Kodak Company e inventore di un apparecchio e di cassette con pellicole, tutto divenne più facile e ogni macchina fotografica poté diventare la compagna fedele di ciascun viaggiatore. Ed è proprio di questo periodo, che la macchina fotografica si rivela essenziale per fissare rapidamente gli aspetti di una realtà che si lascia mettere in posa e che si svela fuggevole da inseguire con il disegno e la parola scritta. Va da sé, dunque, che la presenza del fotografo nelle spedizioni risulti indispensabile ed è di questo periodo che nasce una rivista destinata a diventare famosa “La National Geographic Magazine”, un viaggio nella storia dell'umanità, attraverso curiosità, scoperte, fotografie ed opere d'arte. Il pianeta, intanto, non offre più molto da scoprire geograficamente e molte popolazioni e località che per millenni avevano gelosamente custodite le proprie particolarità, si sono trasformate. Si capisce, allora, quanto sia prezioso il lavoro dei fotografi, i quali hanno saputo conservare le immagini di una realtà, ormai non più esistente e viene da considerare che essi hanno esplorato più la geografia umana che quella dei continenti penetrando nelle dimensioni culturali e psicologiche delle popolazioni, nel vivere mangiando, dormendo e parlando con loro e come loro, avvicinandosi così al lavoro dell’antropologo.
“Fa parte del lavoro del fotografo vedere in modo più intenso di quanto non lo facciano le altre persone. Egli deve avere e tenere in vita dentro di sé qualcosa di simile alla ricettività del bambino che guarda il mondo per la prima volta e del viaggiatore che si avvicina ad un paese sconosciuto” Biu Brandt.
Proprio cosi vanno visti gli scatti di Matteo Elio Fedele, volti senza tempo e senza luogo.
Ciò che ci fa ringraziare il Maestro Armando Cerzosimo, nei suoi dialoghi sulla fotografia, è l’amalgama intellettiva che riesce a creare attorno agli scatti rappresentati, di volta in volta e le qualificate conversazioni proposte. Un ringraziamento sentito, per questo, va al critico d’Arte Cristina Tafuri.
Ogni esposizione si avvale della stretta collaborazione di Pietro e Nicola Cerzosimo, giovani forze e degni figli d’arte.
Maria Serritiello
www.lapilli.eu
giovedì 9 maggio 2024
Comunicato Concorso di fotografia Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello, 4° edizione
Il 30 aprile scorso, come da bando, si è conclusa la prima parte del concorso di fotografia
Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello, 4°
edizione :
Il tema di questa edizione era “ La giornata perfetta ”
Si è chiesto di inviare da uno a tre fotogrammi che la
rappresentasse.
Abbiamo riscontrato una grande partecipazione resa
ancora più gratificante dalla qualità
delle foto pervenute.
Ciò ci responsabilizza a far crescere e migliorare
ulteriormente il concorso.
Si ringraziano tutti coloro che hanno aderito da ogni
parte d’Italia, per aver, con la propria
opera creativa, contribuito a diffondere il ricordo di
Antonio.
Sono giunte 160 foto
I partecipanti sono stati 97 provenienti da:
REGIONE Numero
partecipanti
ABRUZZO 1
BASILICATA 1
CALABRIA 1
CAMPANIA 25
EMILIA ROMAGNA 4
LAZIO 7
LIGURIA 2
LOMBARDIA 23
MARCHE 5
MOLISE 1
PIEMONTE 2
PUGLIA 3
SICILIA 2
SPAGNA 1
TOSCANA 6
TRENTINO 1
UMBRIA 1
VENETO 11
Le fotografie verranno sottoposte al giudizio
insindacabile di un’apposita Commissione che
valuterà in base a criteri estetici e di aderenza al
tema.
Tra tutte le
foto, la giuria
selezionerà 12 fotografie
che verranno stampate
a cura
dell'organizzazione per l'allestimento della mostra
espositiva che si terrà in concomitanza
della cerimonia di premiazione
La Commissione sarà composta da:
Prof.ssa Maria Serritiello
Cristina Tafuri (Critico d’arte)
Armando Cerzosimo (Fotografo)
Antonio Rinaldi (Fotografo)
NOTA DELL’ORGANIZZAZIONE
L’Associazione
Spazio Up Arte
che nel concorso
riveste soltanto una
funzione
organizzativa, ha rilevato piccoli problemi tecnici
nella funzionalità dei sito web, risolti di
volta in volta su segnalazione dei singoli.
Segnala tuttavia la non affidabilità dei voti espressi
nel gradimento dei visitatori, attribuibile
alla
incongruenza registrata tra
gli accessi giornalieri
ed i voti
espressi nel medesimo
giorno.
E’ stata richiesta
al gestore del
sito una verifica
dello stesso per
appurare eventuali
anomalie e/o abusi
In
attesa, rimette al
riguardo ogni decisione
alla Giuria, ricordando
che “il premio
gradimento” non garantisce in automatico la selezione per la
mercoledì 1 maggio 2024
Il 27 e 28 Aprile, al Teatro Ghirelli di Salerno è stato rappresentato “Garage” scritto e diretto da 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼
Fonte:www.lapilli.eu
Maria Serritiello
Il 27 e 28 Aprile, al Teatro Ghirelli di Salerno
è stato rappresentato “Garage” scritto e diretto da 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼
con 𝗜𝗿𝗺𝗮 𝗧𝗶𝗰𝗼𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗶,
𝗥𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗖𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶,
𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗠𝗮𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗮,
𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗣𝗮𝗿𝗶𝘀𝗶,
𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼
1.Or. Art. I. (A.I. Podcast) 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼
scene 𝗔𝗿𝗺𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗔𝗹𝗼𝘃𝗶𝘀𝗶
musiche 𝗦𝗲𝗿𝗴𝗶𝗼 𝗔𝗹𝘁𝗮𝗺𝘂𝗿𝗮
costumi 𝗔𝗶𝗱𝗮 𝗚𝗮𝗳𝗵𝗼𝘂𝗿𝗶
organizzazione e aiuto regia 𝗔𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗚𝗿𝗼𝗺𝗯𝗼𝗻𝗲
riprese video 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗙𝗼𝗿𝗰𝘂𝗰𝗰𝗶
e 𝗗𝗶𝗲𝗴𝗼 𝗠𝗲𝗿𝗰𝗮𝗱𝗮𝗻𝘁𝗲
fonica video 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗮𝗹𝗺𝗮
montaggio video 𝗧𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗟𝗲𝗽𝗼𝗿𝗲𝘀𝗲
grafica podcast 𝗘𝗺𝗺𝗲𝗻𝘂𝗲𝗹 𝗡𝗲𝗿𝘃𝗲𝗴𝗻𝗮
service 𝗙𝗿𝗲𝗲 𝗣𝗼𝘄𝗲𝗿 𝗦𝗲𝗿𝘃𝗶𝗰𝗲
assistente 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗲𝗻𝗲’
foto di scena 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗶
produzione 𝗨𝗻𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘁𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼
Il lavoro proposto al
Teatro Ghirelli di Salerno ha riscosso un concreto interesse per come è stato
allestito, infatti si è servito di diversi linguaggi artistici, quali il
teatro, il cinema ed il podcast; quest’ultimo è stato diffuso attraverso
l’Intelligenza artificiale. Vale la pena soffermarsi sulla conoscenza del nuovo
supporto digitale, costituito da episodi audio o video che riguardano un tema
specifico. L’ invenzione è recente ed è apparsa nel 2004, il risultato ottenuto
è simile a programmi radiofonici, un successo mondiale che, alla fine del 2024,
raggiungerà i 504 milioni di creatori ovvero: "podcaster."
L’autore Arturo Scognamiglio fa di più per costruire un innovativo
lavoro teatrale, inserisce l’intelligenza artificiale a cui chiede, come fosse
un oracolo, avendo libero accesso a tutti i contenuti e dati della rete, il
futuro degli avvenimenti in cui sono coinvolti i quattro personaggi.
Ruggero, Vincenzo,
Gennaro e Giovanni sono quattro amici della periferia di
Napoli che hanno fittato un garage dove passano gran parte del loro tempo, come
fosse la loro casa. Arredata alla men peggio, con oggetti sottratti alle loro
dimore, fa bella mostra di sé, addossato al muro, lo scheletrato di un presepe
in nuce, mentre attaccata alla parete resta una foto di Diego Armando Maradona,
con davanti due lumini accesi. Un divano, la televisione, un frigo bar e
l’immancabile macchina per il caffè, un armadietto, completano l’arredo. Vivono
tranquilli in quell’oasi, terminato per alcuni il lavoro e per uno l’università:
ridono, scherzano, si prendono in giro, si danno pacche sulle spalle, fumano,
giocano alla play station e parlano di donne, il mondo fuori sembra non
appartenergli. Nel garage hanno trovato l’alcova sicura per cullare il più a
lungo possibile lo stato appianato della loro esistenza. Tutto ciò che ruota
intorno ai giovani, all’esterno del garage, l’autore ce lo mostra su due
schermi, posti ai lati del proscenio e dove l’I.A interagisce con il racconto
principe, prevedendo il futuro. Ogni tanto nelle conversazioni dei giovani, nei
loro appuntamenti di lavoro, nel ripassare l’esame per l’indomani, nel portare
avanti il lavoro del presepe, si sente prepotente il fragore di esplosioni, come
cadenza del fuori garage, dove qualcosa d’inevitabile succede. Ai nostri
giovani, per più volte, la notizia arriva ovattata dagli schermi televisivi,
lontana dalle loro vite appannate. Ci vorrà la scossa, quella che li toccherà
da vicino, che li renderà simili agli altri, a coloro che non hanno più nulla
da perdere, perché “se sono a te uguale non perdo più niente e ti posso
abbattere”.
Interessante la scrittura
dell’autore per l’originalità della messa in scena e i linguaggi fatti interagire
tra di loro e discreta la spontaneità degli attori nel mostrarsi come la “buona
gioventù” attuale. Mi piace sottolineare (N.D.R) tra i tre linguaggi usati e la
sottesa teoria di società liquida di Zygmunt Bauman, l’ostinata convinzione di
fare il presepe di Giovanni che mi fa pensare, che, un margine di salvezza, nel
conservarci qualche punto di riferimento, c’è!
Maria Serritiello
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A chiusura del Festival nazionale XS città di Salerno la Compagnia dell’Eclissi ha offerto lo spettacolo "Il fiore che ti mando l’ho baciato" con Anna Rita Vitolo. Scrittura scenica e drammaturgica di Elvira Buonocore, Anna Rita Vitolo e Antonio Grimaldi. Regia. Antonio Grimaldi.
Fonte: www.lapilli.eu
Maria Serritiello
Ciò che rende affettivo
il Festival nazionale XS città di Salerno è la cura impiegata, da parte della
Compagnia dell’Eclissi, nell’organizzare tutta la rassegna, rispetto ai propri
abbonati. Come ogni anno, dei 15 trascorsi, nella serata conclusiva, si assiste
ad un qualificato spettacolo fuori concorso, per allietare il finale agli
spettatori e così il 21 sera, al Teatro Genovese, è stato rappresentato "Il fiore che ti mando l’ho baciato" con Anna
Rita Vitolo, con la scrittura scenica e drammaturgica di Elvira
Buonocore, Anna Rita Vitolo e Antonio Grimaldi, che ne è anche il
regista. Il racconto scenico nasce su iniziativa del Centro Studi sul Teatro
Napoletano, Meridionale ed Europeo, presieduto da Antonia Lezza, e del Teatro
Grimaldello
Anna Rita Vitolo,
nota al grande pubblico per aver interpretato Immacolata Greco,
la madre di Lenù, nella serie televisiva l’amica geniale, tratta dalla
quadrilogia di Elena Ferrante, è salernitana ed è un’apprezzatissima quanto
raffinatissima interprete della corrispondenza amorosa, intercorsa fra il 1913
e il 1915, tra Stamura Segarioli e Francesco Fusco. Il carteggio appassionato,
intercorso tra i due, è stato uno dei momenti più alti della serata che ha
concluso il prestigioso Festival del teatro amatoriale.
La scena si presenta
tutta cosparsa di fogli bianchi, ovvero stralci di lettere, scritti che daranno
vita, di lì a poco, all’esile esistenza di Stamura e Francesco. Lei, giovane ed
innocente fanciulla, il candore, in scena, della veste bianca ce lo anticipa,
lui un giovane tenente medico, prestato alla guerra. Lei un’esperta e brava
maestra, “Mi chiamo Stamura Segarioli, sono nata il 16 agosto 1892 e sono
della provincia di Orvieto”, lui ufficiale medico, nativo di Carano di
Sessa Aurunca. I due si sono conosciuti durante il servizio militare di
Francesco, presso la caserma di Orvieto, innamorandosi perdutamente, ma di
mezzo c’è l’inutile quanto drammatica guerra mondiale, la prima. L’atmosfera
dell’epoca c’è tutta, a cominciare dalla musica che sottolinea i momenti
salienti della scrittura: “Non dimenticar le mie parole”, “Parlami d’amore
Mariù” “Canto quel motivetto che mi piace tanto” alla scatola di buona fattura
per conservare i messaggi amorosi “Ti amo per i tuoi occhi”, Stamura legge e
porta al viso il foglietto, vergato dal suo amore lontano e poi lo rinserra
nello scrigno. Altri tempi belli o brutti che siano, sono passati, ma nel
vedere l’amore traboccare da riverenti scritti, eppure sottesi di passione, non
si avverte nostalgia per le continuate video chiamata di oggi. E così, Stamura
interpreta, di volta in volta, con voce tremula, affettuosa, passionale, gli
stati d’animo di chi è innamorata persa o di chi aspetta una lettera mancata,
così da strappare a morsi quelle conservate per sfogare la delusione. La storia
epistolare si dipana in un avvolgente monologo, dove l’eccezionale bravura
interpretativa di Anna Rita Vitolo ci trasporta, di volta in volta, nei suoi
più intimi desideri, come l’essere abbracciata dal suo uomo e lo mima, con
straordinaria eleganza, di essere completamente sua, cosicché la lentezza
passionale con cui fa scivolare la veste nunziale dal suo esile corpo, ci trasporta
in un amore che supera le barriere della guerra, la loro micro storia prende
più di ogni atto eroico che pure ci sarà. Lei ha appena il tempo di
annunciargli l’attesa di un bambino e lui di rimando rispondergli “Mi hai fatto
dono della carne” che la storia si conclude sulle note di “O surdate
innamorato”. Stamura con gesti meccanici raccatta tutte le lettere
sparse a terra, si taglia una ciocca di capelli, accatasta la sedia, la
valigia, l’elmetto, la camicia, le scarpe e converge tutta la sua attenzione al
piccino che dovrà, ormai crescere da sola.
Stamura è a Formia si
sente lo sciabordio del mare, in quella zona, lei aveva avuto sempre il
desiderio di stare con lui. In in spiaggia, però, non è sola, con lei c’è il
figlioletto, che sgambetta sulla sabbia, tenuto amorevolmente per mano, ogni
tanto lo bacia con trasporto, come quel fiore che ha mandato a suo padre al
fronte. Gioca con lui e gli costruisce velocemente una barchetta di carta, un
innocente giocattolo, ma tanto affettivo, com’è stata amorosa tutta la loro
storia.
Era il 20 luglio 1915!
Maria Serritiello
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15° Festival Nazionale "Teatro XS" Città di Salerno 2024 SERATA DI PREMIAZIONI
Fonte www.lapilli.eu
di Maria Serritiello
Il 21 Aprile c.m. si è concluso il Festival
Nazionale “Teatro XS” Città di Salerno 2024, indetto dalla Compagnia
dell’Eclissi, con il tradizionale galà, presentato con la giusta
professionalità e l’elegante suadenza di Concita De Luca, figura
insostituibile nel comunicare al pubblico emozioni e trionfatori.
I Vincitori.
Premio U.I.L.T(Unione Libero Teatro)
Il
Baciamano di Manlio Santanelli
Rappresentato dal GAD Città di Pistoia
Giuria del Pubblico Maggior Gradimento
Il Baciamano di Manlio
Santanelli
Rappresentato dal GAD Città di Pistoia
Premio Migliore Attrice: Lucia Del Gatto, per
l’interpretazione di
Janara
nel Baciamano di Manlio Santanelli
Rappresentato dal GAD Città di Pistoia
Premio Migliore Attore: Stefano Sandroni per
l’interpretazione di
Rinan
in Oltre la Striscia di Fabio Pisano
rappresentato dalla “La
Corte dei Folli di Fossano (CN)
Premio Giuria dei Giovani
Penelope, l’eredità delle donne
Rappresentato dalla Compagnia
degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)
Premio Migliore Regia:
Pinuccio Bellone
per “Oltre la Striscia” di Fabio Pisano
rappresentato dalla “La Corte dei Folli di
Fossano (CN)
Migliore Spettacolo e Vincitore del
Festival XS città di Salerno 2024
Penelope, l’eredità delle
donne
Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)
Maria Serritiello
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