Pagine

domenica 30 gennaio 2022

“La risposta di Ofelia” di e con Viola Di Caprio presentata al Teatro Genovesi, nell’ambito della sezione eXtrafeStivalXS 2022

 


Fonte :www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

“La risposta di Ofelia” di e con Viola Di Caprio, voci di Lucas Tavernier, Miha Bezeljak, Yuri Grandone, luci e audio Francesca Marchionni, scene Sabina Lembo, maschere Luca Arcamone, sigla originale Edoardo Pepe è stata presentata al Teatro Genovesi, sabato 22 e domenica 23 gennaio, “nell’ambito della sezione“eXtrafeStivalXS 20222”

Voglia di Teatro c’è e Viola Di Caprio, con la sua originalissima pièce dal titolo “La risposta di Ofelia” ci accontenta. Siamo in pochi, quelli che non si sono rassegnati al digiuno di quasi due anni, simile ad una recita privata, ma è bastata per iniziare, per dimenticare l’astinenza, aiutati, come siamo dalla bravura della giovane autrice-attrice.

Ofelia personaggio, è una fragile fanciulla che vive in una stanza appartata del castello del re di Danimarca, dove suo padre Polonio, svolge la mansione di ciambellano. Tra fiori, coltivazioni di erbe aromatiche e personaggi di pura fantasia trascorre l’esistenza con una bagliore dentro, l’amore per Amleto, il figlio del re.

Ed ecco che appare l’esile figura nell’oscurità del teatro, con una luce di minatore sulla fronte, avanzando lentamente e dialogando con: Polonio, suo padre, che saprà essere ucciso da Amleto, per errore, con Laerte suo fratello, che la mette in guardia dal giovane re e con lo spettro del defunto re di Danimarca. Dialogando con le sole voci dei tre uomini, un parlato registrato, si guadagna la scena e dà vita al personaggio Ofelia, diverso da quello shakespeariano, per aver fatto un percorso di consapevolezza, aiutata dalla madre (Fata). La scelta finale non è accettazione passiva di un fato malvagio ma è semplice volontà, è grazia, è amore.

La recitazione di Viola è accattivante, perfetta quando balbetta i suoi pensieri ad alta voce, quando risponde alla madre che la consiglia, quando si finge Gertrude, la regina di Danimarca, vedova del defunto re e sposa di Claudio suo fratello. I vari personaggi sono di volta in volta maschere, vestiti, fiori intrecciati. Da sola sostiene le varie parti con toni diversi, recitazione spigliata per Gertrude e la sua voglia di vivere ancora, consigliera quella della madre, forse un personaggio frutto della sua stessa fantasia, che vuole liberarla dalle sue bonarie ossessioni e capire fin dove si è spinto Amleto nel dichiararsi. In effetti nessuno l’ascolta, non ha visibilità, non ha marito, figli per cui Laerte, il fratello ed il padre Polonio le vietano di dedicarsi ad Amleto. Ofelia aiutata da Fata, capisce che ha diritto ad essere libera di non essere relegata al silenzio ed all’obbedienza.

Tre sono i momenti lirici di questo pezzo teatrale, quando Ofelia recita il monologo “essere o non essere” senza la virile forza che fa l’eroe ma con femminile grazia che, con amore, si dissocia (Viola Di Caprio), quando prende la decisione di finirla, sottolineata dalla romanza “Vissi d’arte” tratta dal secondo atto della Tosca di Giacomo Puccini, raccogliendo fiori e nastri per deporli in un cesto e nel finale l’apertura alare del suo largo vestito di velo verde trasparente, agitato come volo di farfalla: parabola di libertà raggiunta.

Brava Viola, un pezzo non facile, per seguirlo con la dovuta attenzione ci vogliono alcune conoscenze di base. Indiscussa l’originalità e la capacità di rappresentazione, da sola e per 45 minuti è l’interprete assoluta.

Il pezzo è stato scritto durante il lockdown, provato e montato in casa Di Caprio. Con questa opera, ha partecipato con successo al Festival Fringe di Roma 2021.  Il festival Fringe di Roma è la rassegna di teatro indipendente più importante d’Italia

Ho provato a sfogliare il suo curriculum teatrale, ma è un lungo elenco di lavori creati, tutti di pregio, nei quali, la talentuosa Viola Di Caprio si testa sia come autrice che come attrice, una bella realtà, la sua e tutta salernitana.

Maria Serritiello

 www.lapilli.eu





lunedì 17 gennaio 2022

Il Sole e la Rosa-Cunti e Leggende Salernitane di di Achille Millo. Riscritte e musicate da Guido Cataldo. (Autore)

 



Il 1 gennaio 1996 esce il libro : Il Sole e la Rosa-Cunti e Leggende Salernitane di Achille Millo. Riscritte e musicate da Guido Cataldo. (Autore)    

ll libro si avvalse delle illustrazioni di di Andrea Nelson Cecchini, Livio Ceccarelli ed Enzo Bianco e completato da un  CD incluso. Il numero fu limitato,1000 copie.

In seguito gli stupendi acquerelli  diventarono un cartoon.

Dell' allora  pubblicazione mi è venuta in mente, proprio in questi giorni, all'uscita del libro di Guido Cataldo "Canzoniere d' è piccerille"

Del "O cunto d'o cece" ho un ricordo personale e vivo. Io e Guido, l'autore, così come si ascolta dal CD, l'abbiamo fatto interpretare ai nostri allievi della Scuola Media  di Oliveto Citra. A conferma di quanto detto, ecco la dedica sull'ultimo suo lavoro.

Che bel giorno fu, ricordi Guido ? Tu ai bordi del palco inventato, una pedana ricoperta da un grosso tappeto preso in prestito dalla chiesa, a suonare la chitarra ed io in piedi, vicina ai ragazzi a cantare con loro, ad incitarli ad essere tutti protagonisti. Sì, questa era la nostra mission, tutti interpreti, nessuno escluso

Maria Serritiello

           


























mercoledì 12 gennaio 2022

“Canzoniere d’ ‘e piccerille”, un originale libro musicale di cunti e canti di Guido Cataldo







Fonte:www.lapilli.eu

di Maria Serritiello

 Sulla pagina iniziale del libro “Canzoniere d’ ‘e picerille” vi è scritto, a caratteri ben visibile, una massima di Gustav Mahler che dà il senso alla raccolta del Maestro Guido Cataldo, artista, autore, musicista e compositore: “La tradizione è custodia del fuoco, non adorazione delle ceneri”. E fuoco è, quello delle serate d’inverno trascorse da tanti piccoli, vicino al focolare ad ascoltare i cunti, è la bella sensazione che si avverte, nell’aver tra le mani, il libro.

Ed andiamo ad analizzare, pezzo per pezzo, quest’ inestimabile lavoro, del maestro Cataldo, che restituisce alla memoria dei bambini dai capelli grigi e discopre ai nativi digitali, un mondo fantastico, perso nelle pieghe del tempo. Sicché, per la sua fattura è un libro per grandi e piccini, un lavoro interdisciplinare, dice il professore di pedagogia della musica Pasquale Scialò, nella prefazione, che integra canto, testo, disegni, storia culturale, geografie sonore e tradizioni del territorio.

Il libro è accattivante, una mattonellina formato A6, color rosso cremisi, dove lo sguardo si posa volentieri per la giocosità colorata dei disegni del talentuoso Andrea Cecchini, che a me ricordano (N.D.R) quelli del fumettista Benito Franco Giuseppe Iacovitti. L’interno, poi, è uno scrigno, disvelato con cura, per accedere nel mondo fantastico del racconto. 10 tornesi d’oro, per entrare linguisticamente nella ricerca che sta a monte della pubblicazione, infatti il tornese era una grossa moneta d'argento emesso per la prima volta agli inizi dell'XI secolo dall'Abbazia di San Martino a Tours in Francia ed usato per quattro secoli nel regno di Napoli. 10 tornesi, per giunta d’oro, a rafforzare il valore della preferenza, ad indicare i canti selezionatiti, per tessere un canzoniere dedicato ai più piccoli a che non dovessero cantare canzoni il cui significato risulterebbe scurrile. Ed eccoli i 10 tornesi d’oro, cantati magistralmente dalla voce inimitabile di Diana Cortellessa, accompagnata da bambini e giovanissimi interpreti, sostenuti dal quintetto di fiati Alenusa che più di ogni altra orchestrazione riporta indietro il tempo, ma è un’ensemble che diventa orchestra per la quantità di suoni e varianti: flauto, oboe clarinetto, corno, fagotto

I titoli:

Quanno nascette ninno

Lo ciuccio de Cola

La fiera de Mast’Andrea

Cicerenella

Pastorella

Pagliaccio

Michelemmà

Bolero

Lo Cuarracino

Duorme

Ognuno di questi canti ha la sua partitura musicale, per cui il libro diventa musica suonata, ma Guido Cataldo ha pensato a tutto ed anche di più, il suo libro doveva essere materia viva, per cui in fondo al libro, tra le pieghe della copertina, alloggia un cd registrato dove si può ascoltare la magia del canto per i piccerille.

Seguendo la narrazione, pagina dopo pagina, il libro si estende in un piacevole spettacolo, già presentato con successo, nel mese scorso, al Teatro Giuseppe Verdi, il Massimo cittadino.

Che bel lavoro, Maestro Guido Cataldo, pensato amorevolmente per i tuoi cuccioli, così come li indichi, nella dedica iniziale, ma anche per i bambini degli altri, è come se avessi voluto dare, in eredità il tuo mondo poetico, fantastico, musicale. La tua anima! Hai voluto lasciare traccia, ed ecco la ricerca accurata nell’organizzare il lavoro, per dire pedagogicamente ai fanciulli di quest’era di guardare a fondo, non accontentarsi di hic et nunc, tanto di moda, perché la tradizione ci dice da dove siamo partiti, importante per dove si vuole arrivare.

E ce l’hai fatta, Guido, noi adulti che ti leggiamo ci siamo emozionati, siamo tornati indietro nel tempo, e non con melensa nostalgia, ma con la consapevolezza che, barra diritta, abbiamo dato e diamo con l’entusiasmo giovanile, ogni giorno.

PS. In un giorno di fine anno, nel cortile della scuola media di Oliveto Citra, io e te e tutta la scolaresca, di cui eravamo insegnanti, abbiamo rappresentato Cicerenella. Uno dei ricordi più limpidi…






Maria Serritiello
www.lapilli.eu