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sabato 20 settembre 2014

Fonderie Culturali: il primo compleanno di attività al Museo Archeologico di Salerno

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Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello


Nei giorni scorsi, ha compiuto il primo anno di museo attivo, non rarefatto e non ripiegato su se stesso in silenziose stanze, il Museo Archeologico Provinciale di Salerno, sito in Via San Benedetto, nel cuore della vecchia città.
Proprio un bel compleanno, se un trailer ci mostra le svariate attività svolte al suo interno ed all' esterno, lo spazio recintato del museo e come tutti gli happy birthday, con tanto di torta e tappo saltato dallo spumante. Il festeggiamento è stato un piacevole rammentare a tutti i presenti che il Museo, Archeologico Provinciale di Salerno, grazie a ad un progetto di eccezionali volontari, "Fonderie Culturali", appassionati del nostro patrimonio artistico, il più importante del mondo, ha mantenuto aperto il sito rendendolo vivo e fruibile. Museo aperto a 360 gradi per ospitare eventi di arte, musica, letteratura, cinema, designer, ospiti prestigiosi: Tom Pret e Salvatore Venturino, per citarne alcuni e poesia. Museo aperto, dunque e finalmente, dopo essere stato chiuso per tre lunghissimi anni, a causa di lavori di consolidamento e rinnovo dei locali. Così riavviato il 18 Febbraio 2013, la ristrutturazione ha previsto la ricollocazione in modo appropriato di reperti importanti, come la pregevolissima testa bronzea di Apollo, rinvenuta nelle acque del golfo di Salerno, il 2 dicembre 1930, essendosi impigliata nelle reti di un gruppo di pescatori e di altro materiale, incredibile a credersi, ammassato nei depositi. Le proiezioni in 3D, poi, fanno di questo museo, un attrattore per il flusso turistico in espansione ma anche per tutti quei salernitani, ahimè, che ne ignorano l'esistenza.
E dunque, un po' di storia, per saperne di più, per dare l'input a quanti vorranno essere sensibili alla cultura, che non è detto sia noiosa come una lezione standard di vetusta scuola, ma sempre più attraente, servita com'è dai supporti tecno-informatici.
Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno raccoglie reperti archeologici provenienti dalla provincia e dalla città. Aperto al pubblico nel 1927, dal 1964 è ospitato nell'ex convento della chiesa di San Benedetto. La struttura ospitava un cortile circondato da un porticato di cui se ne osservano le vestigia ed alcune colonne probabilmente provenienti dal foro, venne in parte demolito a causa della costruzione di via S. Benedetto. All'esterno sono ancora visibili l'arcone e delle mensolette relativi al Castelnuovo di Margherita di Durazzo. Nel lapidario-giardino, sono presenti numerose statue, rilievi e lapidi onorarie provenienti soprattutto dalla Salerno romana. Al piano inferiore, invece, sono mostrate le principali correnti culturali della Campania e soprattutto della provincia di Salerno, fin dall'età del Ferro. Molto importante è il corredo della tomba rinvenuta a Roscigno, databile tra la fine del V e l'inizio del VI secolo a.C., i cui reperti principali sono un kantharos in argento e una corona in argento e oro. Di pregevole fattura sono una serie di collane in ambra, con avorio e pasta vitrea. Importante è anche una tomba rinvenuta ad Oliveto Citra nel 1929, il cui scavo è stato completamente ricostruito. Al piano superiore sono presenti i resti provenienti dal centro preromano di Fratte, fino all'epoca longobarda. Durante i lavori di riordino dei depositi del museo, sono state ritrovate tantissime lucerne riferibili ad una bottega datata tra il I e il II secolo a.C.. Pezzo forte del museo è una testa in bronzo di età greca raffigurante il dio Apollo, impigliatasi nel 1930 nelle reti di un pescatore salernitano. Nel racconto La pesca miracolosa del 5 maggio 1932, Ungaretti narra del recente ritrovamento della testa di Apollo e della visita del poeta al museo stesso. (Fonte Wikipedia).
L'apertura, e quella prolungata fino alle 22, il mantenimento e la fruibilità, che introducono il museo ad un modo di essere, che è proprio delle più grandi esposizioni del mondo, è ad opera delle www.fonderieculturali.org che hanno stigmatizzato un progetto pilota per la promozione di tale museo.
Le Fonderie Culturali e già nel nome si comprende lo spirito che li anima, nascono nel 2008, con il motto "Non fare solo qualcosa per gli altri, ma con gli altri" ma anche la frase che connota il pensiero del Presidente Giuseppe Ariano, non è da meno: "Non smettere di cercare ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi". Il gruppo funziona bene, per la passione riposta e ce la mettono tutta e la trasmettono ancor più ed è formato da: Antonietta, Antonio, Francesco, Laura, Pino, Porfido, oltre Giuseppe , naturalmente.
Fonderie Culturali crede fermamente nel fund raising, che tradotto significa raccolta fondi. Uno strumento di cittadinanza, in cui più che chiedere si va ad offrire. Con questo spirito al museo si sono avuti incontri di grande qualità e uno su tutti, per i risvolti futuri, l'animazione dei bambini negli spazi museali. E' stato bello passare più volte nella stretta via di San Benedetto, dove la vita scorre in maniera più lenta, per gli angusti vicoli che vi si parano davanti ed ascoltare il vociare festoso dei piccoli, impegnati in attività ludiche formative, indirizzate al fine di far crescere in loro la vocazione al bello, tout court.
Al seducente dell'Italia ci ha pensato, nella serata del 29 agosto, Luca Ragazzi, un giovanottone di alta statura ed occhiali a tutta faccia, regista, sceneggiatore, giornalista ed attore romano, classe 1971, presente al museo con il suo documentario del 2011 "Italy: Love It, or Leave" diretto in collaborazione con Gustv Hofer. Parla lentamente al pubblico del museo, scandendo le parole, quasi a voler timidamente nascondere di aver assimilato la parlata tedesca, suo malgrado, dal compagno, così come nella proiezione, Luca tifa per l'Italia, Gustav invece per Berlino, bella scoperta è alto atesino! Il lungometraggio si è aggiudicato il premio del pubblico al Milano Film Festival 2011, e il premio della giuria giovanile all'Annecy cinéma italien dello stesso anno.
Dalla contrapposizione di giudizi tra Luca e Gustav si sviluppa il pensiero che attanaglia le nuove generazioni, se è il caso meno di restare o andare via dall'Italia, essendo, sempre più, una nazione non adatta a giovani. Il viaggio che i due documentaristi compiono su di una 500, di vari colori, per sottolineare il boom economico degli anni 60', ci porta in una nazione certamente non messa bene e dove il pensiero di Gustav, di volersi trasferire a Berlino, possa avere la meglio su quello di Luca nel volere, invece, restare. Decidono così, tra pacate discussioni, di prendersi sei mesi di tempo, cosicché da scegliere alla fine. Il viaggio compiuto, lungo la penisola, li porterà a Rosarno, Napoli, Giarre e Predappio, tra le altre tappe e interviste ad intellettuali e politici, per capire se l'Italia è ancora un posto in cui poter vivere o meno. Essenziale e determinante è la testimonianza di Andrea Camilleri, un calibro da 89 anni, compiuti di fresco. "Uso una parola forte" dice, con la sua voce cavernosa e strascicata negli accenti siciliani "chi abbandona, in questo momento, l'Italia è un disertore", un rimando al discorso della Nuova Frontiera del giovane J.F.K, 20 gennaio 1961, "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese. Caro e buon papà del commissario Montalbano, che l'Italia l'ha vista tutta, il tuo orgoglio di razza ci piace e ci fa dire come lo stesso Luca, giovane intellettuale, lettere e filosofia alla Sapienza, attento studioso della realtà sociale, dirà alla fine della proiezione e del naturale dibattito che ne è scaturito, "la vita è troppo breve per non essere italiano"

Maria Serritiello
 
 

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