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venerdì 12 luglio 2013

Il progetto “La Vita dentro” con le Canne Pensanti dell’Icatt di Eboli al Teatro Ghirelli di Salerno

                                  carcere eboli

Fonte: www.lapilli.eu
di Maria Serritiello


Si è tenuto il 28 giugno scorso, presso il Teatro Antonio Ghirelli - Parco dell'Irno Ex Salid Salerno, l’evento conclusivo del Progetto “La VitaDentro” (Bando Giovani Attivi 2011 - POR CAMPANIA - FSE 2007 - 2013), rivolto ai detenuti di due strutture penitenziarie: Fuorni ed Eboli.

Per la realizzazione di tale progetto si sono adoperati operatori e volontari dentro e fuori le strutture di detenzioni di Fuorni e di Eboli ed in entrambi i casi sono stati realizzati percorsi di formazione lavoro. Per le detenute di Fuorni, infatti, è stato realizzato un percorso formativo mirato alla ricostruzione e la decorazione delle unghie, mentre per i detenuti di Eboli è stato messo su un laboratorio artigianale per la lavorazione della pelle e del cuoio dal nome “Apelle”.
Il progetto ha inteso privilegiare il lavoro come strumento di valorizzazione delle proprie capacità, come mezzo per migliorare le relazioni e per consentire a ciascuno di costruirsi un'opportunità da poter spendere una volta usciti dal carcere. Con l’esercizio pratico ed educativo del lavoro le detenute e i detenuti, hanno potuto sperimentare la propria creatività e le proprie capacità, con un importante risultato sul piano dell'autostima, della fiducia in se stessi, di un rinnovato senso di responsabilità e voglia di fare. Oltre alla formazione lavoro, il progetto ha previsto attività di tutoring, supporto psicologico e orientamento legale rivolte ai detenuti, alle loro famiglie e ai minori presenti.
Tutta l’attività svolta e i risultati acquisiti hanno avuto spazio, al Teatro Ghirelli, che sempre più si propone sul territorio come contenitore capace di valorizzare la diversità. A discutere della “Vita dentro” e del suo anno di attività sono stati: Angelo Caramanno, (Consigliere Comunale), Giovanni Baldi (Consigliere Regione Campania) Rita Romano (Direttrice Casa di Reclusione Icatt Eboli), Francesco Napoli (Presidente Associazione La vita Dentro), Emiliano Torre (Avvocato Camera Penale Salerno), Maria Gabriella Nicastro (Presidente Inner Wheel Bttipaglia), mentre a raccontare la propria esperienza di laboratorio sono stati: Sabatino D’Amato, Erminia Cioffi, Maria Luisa Lepore, Nthalie Franchet, Valentina Restaino
La Compagnia Teatrale Casa di reclusione Icatt di Eboli delle “Canne Pensanti”, ovvero Enzo, Giovanni, Gennaro, Sergio, Mario, Bruno, 6 detenuti della Casa di Reclusione – Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento dei Tossicodipendenti di Eboli, articolo 21, diretti da Emiliano Piemonte, che ne ha scritto anche il testo, coadiuvato dalla dolcissima Federica, entrambi volontari, ha portato in scena “La Regina bionda è a mia”. Un pezzo di grande suggestione che ha toccato le corde del cuore dei presenti emozionandoli, fino alle lacrime. La regina bionda altro non è che la libertà e loro, le Canne Pensanti, che l’hanno persa, l’immaginano, la sognano, ne parlano tra loro, la desiderano e se la prefigurano come se realmente fosse una creatura viva e presente. Anche la scelta del titolo dato alla rappresentazione non è un caso, la libertà per chi è costretto a vivere recluso è la regina di tutti i desideri ed è bionda perché il colore deve essere sfumato, non sarebbe la stessa cosa se la regina fosse nera, il nero, infatti, ricorda le forze del male. Il pezzo in un solo tempo, è stato bene assemblato tra recitazione, musica , movimenti e riflessioni. Uno spettacolo allegorico e pedagogico rivolto principalmente al recupero umano di chi l’ha rappresentato ma che ha avuto il pregio di costruirsi come spettacolo adatto a tutti. Riflettere sulla propria condizione non è solo di chi vive all’interno di una struttura di detenzione, anzi e se riesce a ad essere da stimolo per tutti ha un merito superiore. Bravi tutti i ragazzi a mimare, in scena, i giochi della loro infanzia: la partitella rimediata di pallone, lo schiaffo del soldato e “scava, scava re”, con la stessa foga , lo stesso entusiasmo e la stesso modo goffo di pretendere la vittoria per sé. Momento di vera poesia, poi, l’abbraccio che ognuno di loro ha portato tra il pubblico, sensazione unica in cui si spacca a metà e tra tutti i presenti, il bisogno di sentire che non si è soli nella sofferenza. A chiederlo sono prima loro, nella fragilità non si hanno orpelli o sovrastrutture, ma quanti dei presenti possono affermare di non essere bisognosi allo stesso modo? E poi la musica, in scena a far da padrona, pezzi tutti indovinati, uno dietro l’altro, di indiscussa dolcezza ma anche di forza battuta sulle tammorre, per una indimenticabile colonna sonora che sarà memoria anche di questa vita vissuta a metà. Prima che lo spettacolo sia terminato si conoscono le preferenze di ognuno che sono semplici ed ordinarie ma così specifiche nel renderli diversi, nel riconoscerli ad uno ad uno e non come un solo gruppo indistinto dietro le sbarre. Le tagliatelle, il pallone, Cavani, le moto, il bascket è ciò che si sono persi fuori, gli uomini in scena, per aver smarrito la regina bionda e con rammarico ci si deve accorgere che non erano propensioni impossibili se fossero state vissute nei contesti giusti e dovuti. “Bruno” il più maturo di tutti, quasi il mentore degli altri, ha un sogno e lo condivide semplicemente, a braccia larghe, con gli occhi velati, la tristezza della voce, guardandosi intorno e incoraggiando i compagni ed è quello di essere libero come lo sono coloro che li stanno a guardare.
Quanto sia diversa la “vita fuori” dalla loro non lo s’immagina neanche e non è un caso se allontanandomi (n.d.r) a fine spettacolo, dopo essermi intrattenuta a parlare per capire, mi sono ripetuta ossessiva un verso di Primo Levi che ancora mi falsifica l’ascolto degli altri “Se questo è un uomo”
“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici…”
Maria Serritiello

Per saperne di più
Il Progetto, si è svolto anche grazie all'aiuto di tante e tanti, ed in particolare dei volontari e della direzione della Casa di Reclusione ICATT di Eboli. Il Laboratorio “Apelle”, infatti, ha avuto un ulteriore finanziamento dall'Inner Wheel di Battipaglia, con il quale sono stati acquistati macchinari e attrezzature che hanno consentito di produrre oggetti in pelle e cuoio di alta qualità e fattura.
 “Apelle” produrrà lavori su richiesta e personalizzati, oltre che prodotti per la vendita al dettaglio. Nascerà presto una cooperativa di detenuti e familiari che prenderà in carico direttamente le attività del laboratorio nate dall'Associazione “La vita dentro”
Maria Serritiello




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